Bill Evans Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/bill-evans/ un blog di approfondimento culturale Sat, 20 Feb 2021 10:42:48 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Bill Evans Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/bill-evans/ 32 32 Bill Evans, il grande amore. Intervista a Laurie Verchomin https://minimaetmoralia.it/interviste/bill-evans-il-grande-amore-intervista-a-laurie-verchomin/ https://minimaetmoralia.it/interviste/bill-evans-il-grande-amore-intervista-a-laurie-verchomin/#respond Sat, 20 Feb 2021 10:40:59 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=47908 È il 1979, una gelida giornata di aprile a Edmonton, nel bel mezzo del Canada, nello stato dell’Alberta. Una ragazza infila uno sopra l’altro diversi maglioni ed esce di casa per andare a lavorare in un ristorante / club jazz ricavato all’interno di una ex chiesa sconsacrata. C’è il palco e ci sono i tavoli e i clienti. La ragazza inizia a servire mentre la musica fluisce gentile.
Si dice che la musica riscaldi; magari non proprio tutta la musica: indubbiamente quella di Bill Evans, una delle leggende del jazz sistemate nel cielo delle stelle fisse impossibili da tirare giù, accanto a Miles Davis (con cui incise Kind of Blue) e John Coltrane, Thelonious Monk e Charlie Parker.

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È il 1979, una gelida giornata di aprile a Edmonton, nel bel mezzo del Canada, nello stato dell’Alberta. Una ragazza infila uno sopra l’altro diversi maglioni ed esce di casa per andare a lavorare in un ristorante / club jazz ricavato all’interno di una ex chiesa sconsacrata. C’è il palco e ci sono i tavoli e i clienti. La ragazza inizia a servire mentre la musica fluisce gentile.
Si dice che la musica riscaldi; magari non proprio tutta la musica: indubbiamente quella di Bill Evans, una delle leggende del jazz sistemate nel cielo delle stelle fisse impossibili da tirare giù, accanto a Miles Davis (con cui incise Kind of Blue) e John Coltrane, Thelonious Monk e Charlie Parker.

Il concerto di quella sera lì al Railtown Jazz Society di Edmonton era di Bill Evans e la ragazza al lavoro tra i tavoli si chiama Laurie Verchomin, studentessa appassionata di musica, teatro e scrittura. A fine serata incontra Bill, al tempo già logorato dai propri fantasmi. Lei è giovanissima e lui le chiede se ha voglia di passare del tempo insieme. Laurie decide di improvvisare un aftershow a casa sua, l’appartamento si riempie di persone. Da quella serata inizia una storia che terrà insieme Laura e Bill fino alla fine, fino a quando il corpo di Bill non sarà esausto. Anni dopo, Verchomin ha raccontato la sua versione in un memoir ricco di vita e trasgressione ma non privo di una certa carica di tenerezza, Il grande amore, uscito per minimum fax con la traduzione di Flavio Erra.

A distanza di tanti anni, qual è la prima immagine che le viene in mente ripensando al primissimo incontro con Bill Evans?

La prima volta che ho visto Bill era seduto al pianoforte in un alone di luce, al centro di una chiesa che era stata recentemente trasformata in un ristorante. Era un venerdì 13 aprile molto nevoso e Bill stava suonando un concerto con il suo trio: oltre a lui, Marc Johnson al basso e Joe LaBarbera alla batteria.

Quando ha incontrato Evans in che modo conosceva la sua musica? Si considerava una fan?

La mia prima esperienza con la musica di Bill è arrivata grazie a Kind Of Blue. L’ho sentito per la prima volta mentre ero al college, studiando teoria del jazz e danza moderna. Mi era stato prestato assieme a The Jimy Hendrix Experience, li ascoltai praticamente insieme mentre ero al mio primo viaggio acido… Dopo averlo incontrato, sono diventata davvero una fan devota alla musica di Bill. Mi ha presentato la maggior parte delle sue opere incise e una serie di altri compositori classici, tra cui Stravinsky, Bartok, Ravel, Debussy, Scriabin e Lili Boulanger. Ma la maggior parte della mia educazione sulla musica di Bill è arrivata dopo la sua morte: la studio da quarant’anni.

Il libro è permeato da sentimenti di dolcezza. Che uomo era Evans, dal suo punto di vista?

Bill era un uomo molto semplice. Aveva un innato senso di bontà, un cuore caldo e una mente aperta. La gente lo amava naturalmente.

Nel tempo ha rielaborato il vostro rapporto, o è rimasto per così dire “cristallizzato” in quegli anni irripetibili, come un sogno lontano?

No, Bill non suona mai come fosse un ritornello lontano. È la melodia di ogni canzone o capitolo della mia vita. La mia comprensione della nostra relazione si è approfondita negli anni e ho scritto il libro dalla prospettiva di una donna completamente sviluppata: continua ad avere una presenza profonda nella mia vita, e ha avuto una grande influenza su tutti e tre i miei figli.

Esisteva una certa differenza di età tra di voi: ha contato qualcosa, ha inciso nella vostra relazione?

No, per niente.

Nel vostro rapporto, Evans ha mai fatto pesare – oltre che la differenza d’età – il suo status di artista affermato?

No, perché Bill non era davvero famoso, non era una celebrità. Era il ragazzo della porta accanto ed era anche un fantastico artista jazz. Ovviamente la gente lo riconosceva ai concerti, ma era una persona estremamente riservata, e così preferiva stare da solo dopo i concerti e alla fine scappavamo sempre via dopo ogni esibizione.

Musica, sesso, scrittura: era questa la base della vostra relazione?

La musica e il sesso erano importanti, e scrivevo praticamente tutti i giorni, ma la base della nostra relazione erano l’accettazione reciproca e un amore incondizionato. Abbiamo trovato un’affinità radicale nei nostri sistemi di credenze e un innato senso di fiducia, che ha creato un legame eterno.

Com’era la New York di quegli anni, com’era la vostra New York di quegli anni?

Pensare alla New York di quel tempo significa tornare a qualcosa di molto intimo. La mia immagine preferita che ho di Bill ci vede insieme camminare per il Greenwich Village tenendoci per mano. Fu un periodo incredibilmente romantico.

Scrive nel libro: «Mentre lui è intento in questa attività, io rimango da sola, a scrivere e fumare nella stanza accanto. Ogni volta che si chiude lì dentro mi viene l’angoscia, chiedendomi cosa fare se dovesse non uscirne. È come la roulette russa», riferendosi alla dipendenza di Evans dalla cocaina. Cosa aveva portato Evans a questo processo autodistruttivo?

Era la versione jazz classica dell’archetipo del tragico eroe jazz con quel fatale limite. Viveva la sua sofferenza in pubblico come fosse un catarsi per il dolore di tutti. Perché era così? Penso che sia stato scelto, o forse che si sia offerto volontario per incarnare questo ruolo. Tutti gli esseri umani contengono il potere di creazione e distruzione, a volte le scelte sono completamente inconsce.

Rispetto a questa cosa, i suoi sentimenti erano più di impotenza o di rassegnazione?

Volevo essere come Bill. Fortunatamente non ero eccessiva quanto lui, e non avevo bisogno di percorrere quella strada per molto tempo. Ovviamente mi sentivo impotente, ma non mi rassegnavo mai. Ho sempre avuto la speranza di poterlo guarire. E anche se è morto, sento che la guarigione è avvenuta e continua a essere trasmessa attraverso il mio libro.

Quali erano i rapporti tra Bill e i suoi colleghi, penso su tutti a Miles Davis? Aveva amicizie nel giro o prevalevano rivalità e scontri?

Bill e Miles sono rimasti amici. Non c’era concorrenza tra di loro. Altri pianisti erano in soggezione nei suoi riguardi, ma è rimasto sempre molto autentico, generoso e con i piedi per terra. I suoi veri amici erano ragazzi normali che aveva incontrato all’inizio della sua vita, e lui è rimasto molto fedele a loro.

Qual è il ricordo più vivido che ha delle esibizioni di Evans durante i tour tra Stati Uniti ed Europa?

Ricordo le sue esibizioni al Ronnie Scott’s di Londra. In quei giorni stava salutando molti dei suoi amici più cari perché era ben consapevole della sua morte definitiva. Ogni concerto che ha suonato durante quel tour aveva con sé un senso di fine, una nota di eternità.

È ancora emozionante per lei ascoltare la musica di Bill Evans? E se dovesse suggerire a un lettore magari giovane che non avesse mai ascoltato Evans, quali dischi o brani proporrebbe?

Ascolto la musica di Bill ogni giorno, ancora oggi. E sto imparando a suonare alcuni dei suoi brani assieme ai miei figli. Se dovesse suggerire alcuni dischi di Bill partirei dai miei preferiti. Tra gli altri direi subito Sunday at the Village Vanguard, The Paris Concerts, Affinity, Bill Evans Solo, Conversation with Myself.

 

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Il meglio di Pagina3: settimana dal primo al 5 aprile https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-1-5-aprile/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-1-5-aprile/#respond Fri, 05 Apr 2013 18:30:01 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=13853 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di aprile è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.

Lunedì primo aprile:

 “Supercazzole e spazzatura”. Articolo di Cesare Alemanni, Rivista Studio

 “Si dice Nicce”. Il Post online

Ascolta il podcast dell'intera puntata - Il brano di oggi è The Waiting Room, dall’album Floating, eseguito da Ketil Bjornstad

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di aprile è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.

Lunedì primo aprile:

 “Supercazzole e spazzatura”. Articolo di Cesare Alemanni, Rivista Studio

 “Si dice Nicce”. Il Post online

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è The Waiting Room, dall’album Floating, eseguito da Ketil Bjornstad

 

Martedì 2 aprile:

 “La biologia della creatività”. Recensione del saggio di Erich Kandel, ‘The Age of Insight (trad. italiana, L’epoca dell’inconscio. Arte, Mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni). Articolo di Michele Dantini, L’Indice, p. 16

 “Speranze e paure, il web siamo noi”. Articolo di Serena Danna, Il Corriere della Sera, p. 31

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Retahila, eseguito e composto da Chano Dominguez al pianoforte; Javier Colina al contrabbasso, Guillermo McGill alla batteria, Tino di Geraldo per il battito di mani e Tomatito alla chitarra

Mercoledì 3 aprile:

 “Addii. Life, in Rebibbia, o il romanticismo sottoproletario di Califano”. Articolo di Luigi Manconi, Il Foglio, p. 2

“Progetto Grafene”. Articolo di Valerio Magrelli, Doppiozero rivista online

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Alef, tratto dall’album Jeremiades, eseguito e composto da Wim Mertens

 

Giovedì 4 aprile:

 “Il senso dell’uomo per la colpa”. Articolo di Roger Scruton, La Repubblica, p. 39

 “De Gregori: amo Conrad, Céline e Checco Zalone”. Il cantautore festeggia 62 anni con un concerto a Torino e un incontro al circolo dei lettori. Articolo di Gabriele Ferraris, La Stampa, p. 30

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Jo-Wes, tratto dall’album My Song: alla chitarra Joe Pass, alla chitarra ritmica John Pisano, al pianoforte Tom Rainer, al basso Jim Hughart, alla batteria Colin Bailey

 

Venerdì 5 aprile:

 “Largo ai giovani”. Articolo di Gautam Mukunda, Foreign Policy, Internazionale, p. 50 e ss

 “La figlia del boia”. Un romanzo racconta la tragedia della donna sconvolta dai crimini del padre Ratko, generale serbo. Articolo di Adriano Sofri, La Repubblica, p. 41

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Love is here to stay, tratto dall’album Solo Sessions, composto da George e Ira Gershwin, ed eseguito da Bill Evans

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Il meglio di Pagina3: Settimana dal 7 all’11 gennaio https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-7-11-gennaio/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-7-11-gennaio/#comments Fri, 11 Jan 2013 16:36:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12391 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Fruttero e Lucentini.)

Lunedì 7 gennaio:

 Neil, l'impertinenza di un quindicenne che aiuta la scienza. I suoi dubbi su Andromeda servono ai fisici. Articolo di Giulio Giorello, Corriere della Sera, p. 23.

 • Teresa Cremisi. L'italiana alla testa di Flammarion: "Come decido di pubblicare un libro? Faccio silenzio dentro di me e sento se è il momento giusto". Articolo di Franco Marcoaldi, la Repubblica, p. 45.

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Fruttero e Lucentini.)

Lunedì 7 gennaio:

 Neil, l’impertinenza di un quindicenne che aiuta la scienza. I suoi dubbi su Andromeda servono ai fisici. Articolo di Giulio Giorello, Corriere della Sera, p. 23.

 • Teresa Cremisi. L’italiana alla testa di Flammarion: “Come decido di pubblicare un libro? Faccio silenzio dentro di me e sento se è il momento giusto”. Articolo di Franco Marcoaldi, la Repubblica, p. 45.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  Lean on Me di Tal Farlow

 

Martedì 8 gennaio:

 Buoni propositi famosi. Jonathan Swift, Susan Sontag, Marilyn Monrow e Woody Guthrie. Su rivistastudio.com

 La signora dell’endecasillabo. Articolo di Massimo Raffaeli, il manifesto, p. 10.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  You Are Too Beautiful di Rodgers&Hart nell’interpretazione di Thelonious Monk

 

Mercoledì 9 gennaio:

 Auguri Sciascia, ignorato da tutti. Cinque pezzi per ricordarlo. Articolo di Giuseppe Rizzo su unita.it

 Bleeding Edge, Pynchon pubblicherà un nuovo libro. Articolo di Matteo Sacchi, il Giornale, p. 24.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  Tenderly di Bill Evans, con Sam Jones e Philly Joe Jones

 

Giovedì 10 gennaio:

• L’Europa e il populismo di Pilato. “Se si rinuncia a cercare la verità, tutto diventa una questione di potere”. Intervista a Robert Spaemann di Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera, p. 40.

 Paolo Ricca: “Non c’è bene senza legge, non c’è libertà senza trasgressione“. Articolo di Franco Marcoaldi, la Repubblica, p. 39.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Play Me di Michel Petrucciani

 

Venerdì 11 gennaio:

 Tè, espadrillas, sigarette. La vita di Fruttero con e senza Lucentini. Articolo di Luigi Mascheroni, il Giornale, p. 24.

 Queer, incazzati neri. Articolo di Nicola Mirenzi, Gli Altri, p. 12.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Line Up di Lennie Tristano

 

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