black bloc Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/black-bloc/ un blog di approfondimento culturale Mon, 21 Oct 2013 14:36:17 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg black bloc Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/black-bloc/ 32 32 Fenomenologia del blecche blocche https://minimaetmoralia.it/interventi/fenomenologia-del-blecche-blocche/ https://minimaetmoralia.it/interventi/fenomenologia-del-blecche-blocche/#comments Sat, 19 Oct 2013 07:43:11 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15911 Il 15 ottobre del 2011 a Roma ci fu una manifestazione molto confusa, con moltissimi scontri. Allora, come ormai da dieci anni a questa parte, da Genova in poi, la semplificazione giornalistica vide ne "i black bloc" un modo per risolvere l'analisi della protesta. Probabilmente anche oggi andrà così. Ripubblichiamo un breve intervento di Mazzetta da giornalettismo, un intervento di due anni fa che provava a chiarire alcune piccole cosa su questi neri.

di Mazzetta

La definizione di Black Bloc è stata una delle più usate e abusate degli ultimi giorni, dopo il riot di Roma tutti i media italiani o quasi hanno infatti deciso di adottare la definizione senza pensarci troppo, anche se ben coscienti che si tratta di una semplificazione, usando la quale si confondono i lettori più che accompagnarli nella comprensione di quello che accade. Black bloc è sicuramente una definizione che nell’immaginario dell’italiano medio si accompagna a una valenza negativa e forse il motivo della scelta sta semplicemente nella scelta politica di tante redazioni, che schierandosi contro i facinorosi non hanno mancato di aggiungere sensazione ed enfasi a una serie di vandalismi che poi la condotta della polizia ha trasformato in un confronto fisico con altri manifestanti.

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Il 15 ottobre del 2011 a Roma ci fu una manifestazione molto confusa, con moltissimi scontri. Allora, come ormai da dieci anni a questa parte, da Genova in poi, la semplificazione giornalistica vide ne “i black bloc” un modo per risolvere l’analisi della protesta. Probabilmente anche oggi andrà così. Ripubblichiamo un breve intervento di Mazzetta da giornalettismo, un intervento di due anni fa che provava a chiarire alcune piccole cosa su questi neri.

di Mazzetta

La definizione di Black Bloc è stata una delle più usate e abusate degli ultimi giorni, dopo il riot di Roma tutti i media italiani o quasi hanno infatti deciso di adottare la definizione senza pensarci troppo, anche se ben coscienti che si tratta di una semplificazione, usando la quale si confondono i lettori più che accompagnarli nella comprensione di quello che accade. Black bloc è sicuramente una definizione che nell’immaginario dell’italiano medio si accompagna a una valenza negativa e forse il motivo della scelta sta semplicemente nella scelta politica di tante redazioni, che schierandosi contro i facinorosi non hanno mancato di aggiungere sensazione ed enfasi a una serie di vandalismi che poi la condotta della polizia ha trasformato in un confronto fisico con altri manifestanti.

Un po’ di storia. Black Block è il nome di una tattica, emersa a cavallo delle contestazioni altermondiste a cavallo del 2000. Il “manuale del Black Bloc”, un agile pamphlet che declinava filosofia e istruzioni, prevede quando numericamente possibile la costituzione di un blocco all’interno di un corteo, nel quale tutti sono vestiti in maniera omogenea di nero e dal quale ci si stacca per colpire luoghi e simboli legati al potere finanziario per poi tornare a rendersi irriconoscibile mescolandosi con il blocco. Fino a qui niente di diverso dai tradizionali spezzoni degli anarchici, usi a sfilare in nero e insieme e in effetti il Black Bloc è una tattica d’ispirazione evidentemente anarchica. Il manuale offre però anche suggerimenti per l’azione di piccoli gruppi a prescindere dalla presenza di un vero e proprio blocco nero. Il Black Bloc quando agisce in piccoli gruppi partecipa alla manifestazione senza vestirsi di nero. Al momento opportuno il gruppo si raduna, si cambia d’abito in genere sovrapponendo l’abbigliamento nero a quello normale, agisce e poi compie il procedimento inverso tornando nel corteo.

Originali. Diversamente da tutti gli altri modi di stare in piazza, che prevedono tutti più o meno un confronto per la conquista del territorio con le forze dell’ordine, il Black Bloc ha infatti sviluppato un approccio del tutto originale nel rapporto con le forze dell’ordine, niente resistenza attiva o passiva, ma una fuga veloce e risolutiva per allontanarsi dalla minaccia e possibilmente continuare le azioni. Perno della tattica Black Bloc sono infatti il rifiuto del confronto fisico con le forze dell’ordine e dell’attacco alle persone. I Black Bloc non esercitano violenza fisica sulle persone e non affrontano la polizia. Se anche a Roma si sono intravisti piccoli gruppi di gente organizzata alla Black Bloc, intendendo con questo i gruppetti che hanno dato vita a parte dei vandalismi precedenti gli scontri di Piazza San Giovanni, è quindi del tutto incoerente usare la definizione per definire all’ingrosso i manifestanti che sono stati impegnati negli scontri con la polizia il 15 ottobre.

Incompatibili. Polizia che non ha esitato a caricare brutalmente spezzoni di corteo innocui e nemmeno, cosa mai vista, a lanciare i blindati in mezzo alla folla pacifica e tranquilla in piazza San Giovanni. Attacchi al corteo e alla piazza che hanno provocato reazioni dai manifestanti, che non possono certo essere ascritte ai Black Bloc, che se c’erano dovevano essere altrove a far danni approfittando del caos e della decisione della polizia di accanirsi sulla piazza. Molte delle azioni registrate a Roma sono inoltre incompatibili con le modalità proprie del Black Bloc, ma anche degli anarchici, spesso tirati in ballo altrettanto a sproposito e ugualmente vestiti di nero. Gli uni e gli altri sono di solito precisi e rigorosi nella scelta degli obbiettivi delle azioni, il loro obiettivo non è la massima distruzione casuale, ma il colpo alle manifestazioni fisiche e simboliche delle politiche che contestano.

Non fanno così – Colpiscono banche, agenzie per l’intermediazione del lavoro, uffici governativi e sedi di istituzioni internazionali, cose così; se bruciano una macchina la scelgono tra quelle di lusso e immatricolate da poco. A Roma possono aver bruciato ad esempio le Range Rover sbadatamente parcheggiate dai proprietari lungo il percorso del corteo, ma difficilmente sarà loro la firma sui roghi delle utilitarie o di alcuni negozi, mentre sono coerenti con la filosofia gli assalti ai “Compro Oro” spuntati come funghi a rappresentare uno degli aspetti più odiosi della crisi economica e finanziaria. Ugualmente incompatibili sono gli assalti ai luoghi di culto, scene come quelle dell’ossesso che ruba e spacca un’immagine sacra e le aggressioni alle persone.

Pink bloc. Negli anni successivi al 2001/2002 il fenomeno Black Bloc non ha mai coinvolto più di piccoli gruppi di persone, sebbene la tattica si sia dimostrata valida e funzionale non si adatta alla comunicazione politica e non ha sortito effetti rilevanti. Un destino che condivide con il Pink Bloc, tattica alternativa basata sulla tactical frivolity, la frivolezza tattica, che ha segnato successi notevoli, ma che è stata abbandonata lo stesso, principalmente a causa dell’indifferenza dei media nei suoi confronti. Fu il blocco rosa a raggiungere i palazzi del potere a Praga mentre i neri si picchiavano come fabbri con la polizia e anche in Italia i gruppi rosa hanno segnato buoni risultati in diverse manifestazioni nelle quali hanno accompagnato ad esempio San Precario, ma il disinteresse e l’ostracismo dei media è stato unanime, nemmeno la conquista del tappeto rosso alla Mostra del Cinema di Venezia ha avuto più di un trafiletto nelle cronache locali, mentre foto e video della manifestazione facevano il giro del mondo. Il blocco rosa non è serio, la frivolezza non piace ai politici e nemmeno ai politicanti, figurarsi ai rivoluzionari, i media s’adeguano.

Abuso. A parte chiamare in causa l’approssimazione e il livello scadente di certe redazioni, è quindi evidente che ci si trovi di fronte ad un abuso del termine, un abuso motivato politicamente perché i media italiani usano il termine Black Bloc solo quando parlano di proteste italiane. Fa impressione in questi giorni fare il confronto con le maniere e i termini usati per descrivere le proteste, anche violente all’estero. Ieri in Grecia ci sono stati scontri violentissimi, ai quali ha preso parte molta gente camuffata e vestita di nero, ma nessuno dei nostri media ha usato per loro la definizione di Black Bloc e nemmeno altre definizioni negative come teppisti o vandali, li hanno chiamati tutti manifestanti, anche se tiravano le molotov direttamente sui poliziotti. Il giorno prima, più o meno tutti, parlando dei fatti di Roma hanno invece usato il termine Black Bloc alla nausea. Evidente l’intento criminalizzante, che è esteso ben oltre i confini della compagine governativa e non si esaurisce nemmeno dalle parti di Di Pietro, lesto a chiedere leggi speciali come il più tonto dei fascisti. Le rivoluzioni vanno bene quando le fanno negli altri paesi, qui da noi chi cerca di disturbare la quiete pubblica e i deliri della politica, può essere solo dipinto come un criminale.

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Lavitola e 15 ottobre – la versione di Busi https://minimaetmoralia.it/interventi/lavitola-e-15-ottobre-la-versione-di-busi/ https://minimaetmoralia.it/interventi/lavitola-e-15-ottobre-la-versione-di-busi/#comments Thu, 20 Oct 2011 09:05:11 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=5490 Riprendiamo dal sito internet Altriabusi.it

di Aldo Busi

Guardando con tristezza patria la foto dell’ufficialmente famigerato Valter Lavitola in compagnia del ministro degli esteri Frattini con il suo omologo albanese ministro Illir Meta e sovrapponendola alla sequenza filmata in cui lo stesso Lavitola scende con Berlusconi dalla scaletta dell’aereo che su volo di Stato li ha portati a Panama a un incontro ufficiale con esponenti politici del paese centroamericano, non ho potuto impedirmi una considerazione del rapporto tra violenza e costi economici della stessa

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di Aldo Busi

Guardando con tristezza patria la foto dell’ufficialmente famigerato Valter Lavitola in compagnia del ministro degli esteri Frattini con il suo omologo albanese ministro Illir Meta e sovrapponendola alla sequenza filmata in cui lo stesso Lavitola scende con Berlusconi dalla scaletta dell’aereo che su volo di Stato li ha portati a Panama a un incontro ufficiale con esponenti politici del paese centroamericano, non ho potuto impedirmi una considerazione del rapporto tra violenza e costi economici della stessa: esiste più violenza indiscriminata contro l’Italia e più costi derivati a carico dell’Italia in queste nefaste testimonianze di collusioni tra istituzioni italiane e italiani delinquenti conclamati (la lista iconografica sarebbe lunga, a star dietro a tutti gli avvisi di garanzia e alle vere e proprie sentenze definitive) o in quella perpetrata dai black-block a Genova, a Roma e, chissà, in Val di Susa tutte assieme? E se i danni causati dai black-block a Roma sono stati calcolati per un ammontare di cinque milioni di euro, a quante centinaia e centinaia di milioni di euro ammontano i danni, immediati e nel tempo, fatti da questi tre fotogenici al Paese tutto in tutto il mondo? C’è il rischio, a seguire la china di questo pensiero, che i black-block risultino al confronto degli angioletti solo un po’ birichini che al massimo si meritano un paio di sculacciate, e nemmeno troppo sonore.

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Pomeriggio del 15 ottobre – Una lettura dei fatti https://minimaetmoralia.it/societa/pomeriggio-del-15-ottobre-una-lettura-dei-fatti/ https://minimaetmoralia.it/societa/pomeriggio-del-15-ottobre-una-lettura-dei-fatti/#comments Sat, 15 Oct 2011 18:52:21 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=5401 La prima cosa che mi viene da dire contro i fascisti, gli infiltrati, il blocco nero, cioè tutti coloro che hanno rovinato la manifestazione del 15 ottobre a Roma, è che avete profanato Piazza San Giovanni, un luogo cardine della storia del movimento operaio italiano.

Lo avete fatto pensando che l'unica manifestazione buona è quella violenta, che l'unica cosa che conta non sia affermare quello in cui si crede, elaborare una strategia matura di lungo periodo, ma scontrarsi con violenza contro la polizia. E non capite che, così facendo, avete distrutto tutto. Non solo una manifestazione che poteva essere bella e invece è stata brutta, ma soprattutto la possibilità che un movimento al pari di quello spagnolo o americano potesse pacificamente sorgere in Italia.

La seconda cosa che mi viene in mente è che siamo qui a dire e ridire cose che diciamo da dieci anni. Basta con la spirale “violenza di pochi-repressione per tutti”. Basta con i soliti vicoli ciechi. Basta con la coreografica messa in scena di chi organizza la propria violenza, in molto talmente coreografico, nel suo gioco delle parti con le forze di polizia, da non avere niente di spontaneo. Neanche la minima traccia di spontaneità...

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La prima cosa che mi viene da dire contro i fascisti, gli infiltrati, il blocco nero, cioè tutti coloro che hanno rovinato la manifestazione del 15 ottobre a Roma, è che avete profanato Piazza San Giovanni, un luogo cardine della storia del movimento operaio italiano.

Lo avete fatto pensando che l’unica manifestazione buona è quella violenta, che l’unica cosa che conta non sia affermare quello in cui si crede, elaborare una strategia matura di lungo periodo, ma scontrarsi con violenza contro la polizia. E non capite che, così facendo, avete distrutto tutto. Non solo una manifestazione che poteva essere bella e invece è stata brutta, ma soprattutto la possibilità che un movimento al pari di quello spagnolo o americano potesse pacificamente sorgere in Italia.

La seconda cosa che mi viene in mente è che siamo qui a dire e ridire cose che diciamo da dieci anni. Basta con la spirale “violenza di pochi-repressione per tutti”. Basta con i soliti vicoli ciechi. Basta con la coreografica messa in scena di chi organizza la propria violenza, in molto talmente coreografico, nel suo gioco delle parti con le forze di polizia, da non avere niente di spontaneo. Neanche la minima traccia di spontaneità…

Eppure siamo qui a dire sempre le stesse cose. E francamente ci siamo un po’ stancati. Siamo stanchi di ragionare sulle vostre non ragioni. Non siete compagni che sbagliano. Siete fascisti, e della peggior specie: distruttori sistematici di tutto quello che potrebbe nascere in modo diverso.

La terza cosa che mi viene in mente è una riflessione sulle vostre facce, le vostre urla, la vostra foga piccolo-borghese di chi in realtà ha poca esperienza del mondo. Mi ha colpito il fatto che molti di voi fossero ragazzini di 16-17, al massimo 20 anni. I cani sciolti e i capi ambigui tra voi erano molto più anziani, come sempre, ma molti di voi – ho visto le vostre facce dietro i fazzoletti e le maschere, sotto i caschi – non avevano più di 20 anni.

E allora mi sono chiesto: da dove uscite fuori? In quali luoghi, su quali libri, attraverso quali lotte vi siete formati in questi anni? Cosa pensate della politica, dal momento che non avete altre idea di manifestazione politica che questa?

C’è una parte di questa manifestazione in cui, per chi come me ne ha viste molte di storie andare a male e di movimenti nascenti evaporare sotto la violenza di pochi, non ci si può riconoscere. Siete nemici e provocatori, sfascisti, il miglior regalo per il governo Berlusconi, niente di più. Eppure non possiamo non pensare ai più giovani tra loro. Non possiamo non interrogarci sul fatto che la loro foga muta, che non ha niente di genuino, in questi anni non abbia incontrato alcuna forma di rappresentanza. Si è avvitata su se stessa, in assenza di un confronto reale, e oggi – come ieri – dà la stura a questa isteria. Purtroppo non siete soli. Purtroppo ci metterete molto tempo a capire che chi esorta le vostre azioni non ha niente di rivoluzionario. Fa il gioco antico dell’infiltrato. Fa il gioco antico della melma ai bordi dei movimenti. Alimenta il gioco antico delle cariche e della militarizzazione delle nostre città. In favore di chi?

Il convulso blocco italiano degli ultimi mesi è fatto anche di questo.

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