Brian K.Vaughan Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/brian-k-vaughan/ un blog di approfondimento culturale Thu, 05 Feb 2015 15:17:50 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Brian K.Vaughan Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/brian-k-vaughan/ 32 32 Dietro le quinte di “Saga”: intervista a Fiona Staples e Brian K. Vaughan https://minimaetmoralia.it/interviste/intervista-a-fiona-staples-e-brian-k-vaughan/ https://minimaetmoralia.it/interviste/intervista-a-fiona-staples-e-brian-k-vaughan/#respond Thu, 05 Feb 2015 15:17:50 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=24764 Questo articolo è apparso su Repubblica Sera.

Il pianeta Landfall e la luna Wreath sono in guerra da sempre, ma per evitare di distruggersi vicendevolmente hanno appaltato la loro guerra a pianeti lontani. Una guerra potrebbe continuare all’infinito, come l’odio tra le due popolazioni, ma succede qualcosa di inatteso: Alana, soldatessa di Landfall, umanoide dalle piccole ali, si innamora del fante Marko di Wreath, umanoide dalle corna d’ariete. Insieme disertano, diventano amanti, quindi fuorilegge, ricercati, e vivono in clandestinità. Ma quando nasce la loro figlia, Hazel, devono iniziare a fuggire per proteggere anche lei. È dal marzo 2012 che i lettori americani seguono le loro avventure spaziali tra fantascienza e fantasy con Saga, l’epopea a fumetti è giunta negli Usa al sedicesimo volume, al quarto in Italia (tutti pubblicati da Bao Publishing). Un successo strepitoso, sia per la ricchezza della storia, sia per la qualità del fumetto, che agli Eisner Awards 2014 si è aggiudicato i premi come miglior serie, miglior autore, miglior disegnatore (“Multimedia artist”).

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Questo articolo è apparso su Repubblica Sera.

Il pianeta Landfall e la luna Wreath sono in guerra da sempre, ma per evitare di distruggersi vicendevolmente hanno appaltato la loro guerra a pianeti lontani. Una guerra potrebbe continuare all’infinito, come l’odio tra le due popolazioni, ma succede qualcosa di inatteso: Alana, soldatessa di Landfall, umanoide dalle piccole ali, si innamora del fante Marko di Wreath, umanoide dalle corna d’ariete. Insieme disertano, diventano amanti, quindi fuorilegge, ricercati, e vivono in clandestinità. Ma quando nasce la loro figlia, Hazel, devono iniziare a fuggire per proteggere anche lei. È dal marzo 2012 che i lettori americani seguono le loro avventure spaziali tra fantascienza e fantasy con Saga, l’epopea a fumetti è giunta negli Usa al sedicesimo volume, al quarto in Italia (tutti pubblicati da Bao Publishing). Un successo strepitoso, sia per la ricchezza della storia, sia per la qualità del fumetto, che agli Eisner Awards 2014 si è aggiudicato i premi come miglior serie, miglior autore, miglior disegnatore (“Multimedia artist”).

Dietro questo gioiello uscito per Image Comics ci sono una disegnatrice canadese innovativa, Fiona Staples, e uno scrittore americano noto al mondo dei fumetti, Brian K. Vaughan, e nome molto amato anche dal pubblico televisivo perché tra gli sceneggiatori della serie Lost. Lavorano benissimo insieme, ma se gli chiedi «Saga è una storia di fantascienza o fantasy? » danno due risposte diverse. Per la Staples è uno «space fantasy», per Vaughan la risposta è più complessa: «Philip K. Dick sosteneva che non ci fosse alcuna differenza tra fantascienza e fantasy, e sono d’accordo con lui. Se però ragiono su quello che dice un altro maestro della fantascienza, Arthur Charles Clarke, cioè che ogni tecnologia quando appare sembra una magia, allora mi rendo conto che ho rovesciato il suo discorso, e che in Saga uso la magia come una forma di tecnologia».

Questa è una visione interessante, Vaughan, ma la critica sostiene che Saga abbia molti debiti con Star Wars e Game of Thrones.

Difficile non avere debiti con una tradizione così ricca. Confesso di non aver visto Game of Thrones, ma senz’altro Star Wars ha avuto su di me una forte influenza. Parlo però della trilogia originaria, perché sono d’accordo con chi dice che Lucas con i prequel ha rovinato i ricordi d’infanzia di molti spettatori. Diciamo che per Saga ho fatto una cosa forse analoga a quella che fece Alex Raymond con Flash Gordon, che mise nelle storie del suo personaggio tutte le avventure e le storie e le situazioni che amava immaginare e ascoltare e leggere da bambino, quelle insomma che lo avevano fatto sognare. Così ho fatto anch’’io, o almeno vorrei farlo, quindi sono davvero tanti i debiti che sto contraendo.

Come in Star wars, con Saga state creando un universo narrativo molto vasto e complesso. Come sono nati ad esempio Alana e Marko?

V. Non abbiamo mai discusso tra di noi di come disegnare e raccontare l’intero universo, di solito ne parliamo man mano che le avventure procedono e si presentano nuovi problemi. È un universo quindi ci sono specie, popoli, razze, pianeti, storie infinite, e il confronto tra me e Fiona è molto importante. Quando ad esempio ho cominciato a parlarle di Alana e Marko pensavo alla differenza tra due razze per caratterizzare i due protagonisti, poi Fiona li ha diversificati proprio come specie, ancorandoli a un senso di realtà che io non gli avevo dato immaginandoli. Io le avevo passato delle descrizioni molto schematiche, Marko aveva le corna da ariete, Alana delle ali non sviluppate, e lei ha iniziato a farne degli schizzi, che poi abbiamo guardato e ripensato insieme, cercandoli finché non li abbiamo trovati. Siamo entrambi genitori dei personaggi, ma io ho capito chi fossero veramente solo quando Fiona me li ha messi davanti, realizzati, nella versione che tutti ora possono vedere.

Alana e Marko superano le divisioni tra i loro pianeti e offrono una prospettiva di pace. È una critica alla condizione di guerra permanente contro il “terrorismo” in cui dal 2001 si trova il mondo occidentale? 

V. È qualcosa sullo sfondo, sempre, ma bisognerebbe che il lettore ci riflettesse, portasse la questione in primo piano, e si chiedesse con coscienza se sia accettabile uno stato di guerra permanente. Prima di avere figli mi domandavo come fosse possibile metterne al mondo in questa situazione. Ora ne ho, e la domanda è diventata ancora più pressante, nel senso che mi chiedo come possano crescervi. Con Saga ho fatto la scelta consapevole di parlare di due mondi in guerra, due mondi vicini, come Canada e Usa, che però hanno subappalto la guerra, allontanandola alla periferia del loro universo, finendo quasi per non sentirne l’esistenza. È come se non la vivessero, come se non li riguardasse, ma c’è, e altri ne soffrono. E questo è il problema.

La piccola Hazel però cresce bene, in mezzo a un universo in guerra. È un augurio per la pace?

V. Difficile pensare a una speranza per la pace. Posso augurarmela, certo, ma se voglio essere obiettivo ho coscienza che non è imminente. In Saga i personaggi vogliono la serenità per i loro cari, così Alana e Marko per Hazel, e anche se sanno che forse non vivranno abbastanza per vedere i loro due popoli vivere in pace, sperano che possa almeno riuscirci Hazel, che almeno lei abbia quindi una vita di qualità migliore. Diciamo allora che la mia storia si muove tra la speranza che le cose cambino e il cinismo che nasce guardando il presente.

Alana e Marko devono molto alla lettura di un libro, apparentemente un romanzetto rosa, che però è una metafora, una storia pacifista. Credete che la letteratura di genere possa far ragionare su questioni complesse?

S. Sì. Bisogna però distinguere: certo materiale narrativo è puro intrattenimento, escapismo, e senz’altro c’è bisogno anche di quello quindi non lo biasimo assolutamente, anzi spesso è anche di alta qualità. Ma non si può negare che attraverso la letteratura di genere possono essere veicolati argomenti complessi, temi e questioni di primaria importanza. Diciamo allora che questa letteratura può funzionare da cavallo di troia per veicolare discorsi che segnino il lettore.

Restiamo sul potere della letteratura di genere. Lei, Vaughan, ha scritto storie di molti supereoi. Che presa hanno ancora sul pubblico? 

V. Hanno ancora tanto da dire. Ho lavorato per la Dc comics e la Marvel, su personaggi come Spider-Man, Batman, Lanterna Verde, Wolverine, X-men e altri ancora, e sono tutti delle metafore, continuano a portare valori e visioni del mondo ricche, e la loro longevità è anche un tributo ai loro autori che hanno profuso il loro talento dando tanto a questi personaggi, rendendoli capaci di continuare a parlare alle nuove generazioni del mondo che li circonda. Quindi sì, hanno ancora presa. E non solo come vendite.

Il suo lavoro grafico tra analogico e digitale per Saga, Fiona, è stato giustamente osannato dalla critica. Come è arrivata a questa tecnica? 

S. Ci ho lavorato per anni. Ho sempre sperimentato, specie da quando ho iniziato a usare il digitale per disegnare, ma per Saga mi serviva una tecnica nuova, che caratterizzasse al meglio una storia ricca, e ho pensato alla ricchezza dei film di animazione, alle tecniche degli animatori che fanno sfondi molto dettagliati. Mi piaceva l’idea, e ci ho provato. Così, quando ho trovato la forma e lo stile per questi scenari ho pensato che per disegnare i personaggi fosse necessario un segno leggero, leggibile facilmente, quasi per contrasto. Unendo questi due aspetti ho trovato lo stile per Saga, che in fondo racconta un universo più accennato che disegnano, che emerge poco a poco.

La serie è ancora in corso, e immagino ci saranno molti spin off. Ma c’è già un finale? 

V. So perfettamente come sarà l’ultima pagina dell’ultimo numero di Saga, che ovviamente non rivelerei nemmeno sotto tortura, per evitare qualsiasi spoiler, ma l’universo in cui è ambientata la nostra storia è molto vasto, contiene tante storie, e quindi abbiamo tanto da raccontare prima i arrivare a quell’ultima pagina. A meno che, ovviamente, Fiona non si alzi domattina e mi dica che non ha più voglia di lavorare con me, che la storia l’ha stufata, che vuole smettere subito e che bisogna arrivare presto al finale. Ma non credo lo dirà. O almeno lo spero!

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La figlia di Leila. Sulla desolante mancanza di donne in Star Wars Episodio VII https://minimaetmoralia.it/cinema/star-wars-episodio-vii/ https://minimaetmoralia.it/cinema/star-wars-episodio-vii/#comments Sat, 31 May 2014 10:18:46 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=21116 di Francesca Falchi

Il 29 di aprile J.J. Abrams ha annunciato il cast di Star Wars Episodio VII, che uscirà nelle sale il 18 dicembre dell’anno prossimo. Del vecchio cast torneranno Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Kenny Baker, Anthony Daniels e Peter Mayhew (cioè Han Solo, Leila, Luke, R2-D2, C-3PO e Chewbacca). Le nuove leve sono John Boyega, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Domhnall Gleeson, Max von Sydow e Andy Serkis, l’uomo del motion capture, quello che dava vita a Gollum ne Il Signore degli Anelli. Dato lo stupore di Abrams di fronte alle critiche, c’è da immaginare che con  un attore nero, un ispanico e ben due donne si sentisse in una botte di ferro.

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di Francesca Falchi

Il 29 di aprile J.J. Abrams ha annunciato il cast di Star Wars Episodio VII, che uscirà nelle sale il 18 dicembre dell’anno prossimo. Del vecchio cast torneranno Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Kenny Baker, Anthony Daniels e Peter Mayhew (cioè Han Solo, Leila, Luke, R2-D2, C-3PO e Chewbacca). Le nuove leve sono John Boyega, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Domhnall Gleeson, Max von Sydow e Andy Serkis, l’uomo del motion capture, quello che dava vita a Gollum ne Il Signore degli Anelli. Dato lo stupore di Abrams di fronte alle critiche, c’è da immaginare che con  un attore nero, un ispanico e ben due donne si sentisse in una botte di ferro.

Dal 2005, anno in cui è uscito “la Vendetta dei Sith”, a oggi il mondo di fantasy e fantascienza è cambiato, la cultura nerd è diventata largamente mainstream e parecchio più inclusiva, e hanno raggiunto la popolarità franchise che riconoscono che una persona su due è una donna: i film di Hunger Games portano al box office più soldi di quelli di Twilight, Game of Thrones genera isteria collettiva in tutto l’Occidente, Saga di Brian K.Vaughan e Fiona Staples è la graphic novel più venduta negli Stati Uniti.

Il remake della serie tv anni ‘80 Battlestar Galactica ha trasformato quell’Han Solo dei poveri che era il tenete Scorpion nell’affascinante e insubordinata tenente Scorpion, e le prime due stagioni sono state un successo di critica e di pubblico. Perfino Peter Jackson ha maldestramente tentato di inserire una donna ne Lo Hobbit. E J.J. Abrams? Dopo essersi appropriatamente scusato per il sessismo nei suoi film di Star Trek, in cui solo due dei coprimari sono donne, ha ingaggiato solo due donne per Star Wars Episodio VII.

Le fan di Star Wars hanno fatto sentire le loro voci indignate, e Abrams ha tentato di arginare le proteste aggiungendo che ha ancora un ruolo femminile da riempire. Questo  spiegherebbe perché il regista nei mesi scorsi abbia approcciato Lupita Nyong’o e Maisie Richardson-Sellers, due attrici di colore che di certo non erano candidate al ruolo di figlia di Leila e Han, che probabilmente sarà ricoperto da Daisy Ridley. Nessuno ha confermato le voci su chi interpreterà la giovane attrice britannica nell’Episodio VII, ma è evidente che ha l’aspetto e l’età giusti per essere la figlia di Carrie Fisher (e nipote di Natalie Portman).

Non che una drastica sottorapresentazione delle donne sia una novità per Star Wars: a entrambe le trilogie di Lucas si applicava perfettamente il Principio di Puffetta, teorizzato nel ’91 da Katha Pollitt sulle pagine del New York Times, secondo il quale un film, libro, serie tv o altro prodotto culturale non indirizzato ad un pubblico esclusivamente femminile, tendenzialmente avrà una sola femmina nel cast.

Sia Leila Organa che Padme Amidala erano le sole donne in un gruppo di uomini, e attiravano l’interesse romantico del protagonista, assicurandoci che, nonostante i vertiginosi livelli di bromance, il nostro eroe non sarebbe passato al lato omo della Forza.
La principessa Leila, con un blaster per mano e la sua pettinatura iconica ispirata al Messico di Pancho Villa, è stata uno degli idoli della mia infanzia.

È vero che si ritrovava seminuda e attaccata a una catena a fare la velina per un camorrista spaziale a forma di lumaca gigante, e che baciava entrambi i suoi compagni di avventure, serenamente ignara del fatto che uno dei due fosse il suo fratello gemello, però era sveglia e risoluta, sparava come nessun altro, e uccideva lei stessa il lumacone mafioso. In generale, Leila faceva una figura molto migliore della povera Padme Amidala, che era senza dubbio partita come una signorina piena di risorse, per poi restare incastrata in una relazione in cui era perfettamente chiaro chi avesse la spada laser dalla parte del manico, e essere quindi relegata al ruolo di innamorata sofferente di quel frat boy con le turbe che era Darth Vader da giovane.

Io, da piccola nerd che consumava i VHS di Guerre Stellari, non mi sono mai sentita in minoranza, nonostante, stando ai film, il numero di ragazze nello spazio ammontasse a “una per volta”. Questo grazie all’ Universo Espanso. L’Universo Espanso (in breve UE) è costituito da tutti gli spin-off per la tv, i romanzi, i fumetti e i videogiochi ambientati nell’universo di Guerre stellari; storie create da gente a cui Lucas aveva concesso la licenza per utilizzare la sua enorme e multiforme creatura. I sei film erano dettagliatissimi e ricchi di spunti che non venivano sviluppati, pianeti che non venivano esplorati, individui curiosi della cui storia si sapeva poco o niente: l’UE riempiva gli spazi vuoti e, al contrario di quanto succedeva per le altre saghe sci-fi di successo come Star Trek e il Dottor Who, l’Universo Espanso di Guerre Stellari era canonico. Cioè, quello che succedeva nell UE succedeva “veramente” nel mondo di Star Wars, a meno che non confliggesse apertamente con gli avvenimenti dei film.

Le apprendiste jedi tentate dal lato oscuro, le sith in cerca di redenzione, le gelide droidi programmate per uccidere e le scalcagnate cacciatrici di taglie erano cittadine ufficiali della galassia lontana lontana di Lucas, tanto quanto Leila e Luke. Se qualcuna colpiva l’attenzione del regista, che non ha mai disdegnato attingere idee dall’UE, poteva anche fare una breve apparizione in uno dei film, come la maestra jedi Aayla Secura.

Per 35 anni l’UE è stato uno spazio creativo aperto. Poi la Disney ha comprato la Lucasfilm, e lo scorso 25 aprile ha rilasciato un comunicato stampa che proclama che l’UE non è più considerato canonico, e che d’ora in avanti non ci saranno più contributi da autori esterni, ma tutto ciò che circonda Star Wars sarà gestito in prima persona dall’azienda, onde creare da zero una narrazione omogenea.
Dal prossimo anno, la licenza per pubblicare i fumetti di Guerre Stellari passerà dalla Dark Horse Comics (la casa editrice di Sin City e Hellboy) alla Marvel, che la Disney ha comprato nel 2009. La serie animata Clone Wars, che vedeva protagonisti Anakin Skywalker e la sua apprendista padawan Ashoka Tano, e andava in onda su Cartoon Network, è stata cancellata, e a partire da quest’autunno sarà sostituita da “Star  Wars: Rebels” su Disney XD.

Ormai sono ragionevolmente rassegnata al fatto che Topolino comprerà tutto quello che amo e lo renderà un po’ più carino. Anche sull’UE, che era la porta attraverso cui la diversità entrava in Star Wars, si stenderà il pensiero unico Disney.

E la figlia della principessa Leila, Jaina Solo, già conosciuta e amata dalla fanbase dell’Universo Espanso? Anche nei nuovi film sarà un’Arya Stark interstellare, meccanico, apprendista jedi e pilota spericolata? La Jaina dell’EU ha avuto un’insegante pericolosa e carismatica come Mara Jade Skywalker, e compagne leali e avventurose come la compagna d’accademia Tenel Ka e Mirta Gev, degna nipote del famigerato cacciatore di taglie Boba Fett, mentre questa piccola principessa Disney sembra destinata a essere l’ennesima Miss Universo per assenza di concorrenza.

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