Bruno Greco Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/bruno-greco/ un blog di approfondimento culturale Thu, 27 Aug 2015 12:26:24 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Bruno Greco Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/bruno-greco/ 32 32 Fare giornalismo in Calabria: il caso La Provincia https://minimaetmoralia.it/editoria/fare-giornalismo-in-calabria-il-caso-la-provincia/ https://minimaetmoralia.it/editoria/fare-giornalismo-in-calabria-il-caso-la-provincia/#comments Thu, 27 Aug 2015 13:00:30 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=28067 (Nella foto, L'enigma di una giornata di Giorgio De Chirico. Fonte immagine)

di Enrico Miceli

Fare giornalismo in Calabria può anche significare che ti svegli al mattino, bevi un caffè al volo e ti precipiti in redazione per non fare tardi. Poi arrivi lì, accaldato perché è il primo di agosto, sali le scale, apri la porta, e la redazione non c'è più. Guardi meglio, forse hai sbagliato piano. No no, è il piano giusto, è proprio che la redazione non c'è più, è scomparsa. Niente computer, niente server, niente cuffie, niente telefoni, niente di niente, neanche le penne. I tuoi appunti, i tuoi documenti, i numeri telefonici, tutto sparito.

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(Nella foto, L’enigma di una giornata di Giorgio De Chirico. Fonte immagine)

di Enrico Miceli

Fare giornalismo in Calabria può anche significare che ti svegli al mattino, bevi un caffè al volo e ti precipiti in redazione per non fare tardi. Poi arrivi lì, accaldato perché è il primo di agosto, sali le scale, apri la porta, e la redazione non c’è più. Guardi meglio, forse hai sbagliato piano. No no, è il piano giusto, è proprio che la redazione non c’è più, è scomparsa. Niente computer, niente server, niente cuffie, niente telefoni, niente di niente, neanche le penne. I tuoi appunti, i tuoi documenti, i numeri telefonici, tutto sparito.

Una vicenda kafkiana, la sceneggiatura di un film scritto male, un romanzo dalla trama inverosimile. Eppure è una storia capitata realmente. Ed è capitata a me e ai colleghi giornalisti Francesco Viola, Ilaria Nocito, Bruno Greco e Fabio Russo, lo scorso sabato, a Cosenza, presso il quotidiano La Provincia (se volete approfondire la vicenda in dettaglio potete leggerla qui). La domanda che più di ogni altra mi è stata rivolta da quel momento in poi, in particolare da amici e colleghi non calabresi, è stata: “Com’è possibile che una cosa del genere accada?”.

Gli uffici della redazione centrale di un importante quotidiano locale spariscono di punto in bianco senza che i redattori ne sappiano nulla e tutto va avanti come sempre.

L’editore che ha deciso di epurare i cinque membri della redazione in questo modo è la famiglia Greco di Cariati, proprietari del gruppo iGreco noto per i suoi prodotti vinicoli e oleari e per il suo impero nella sanità privata messo in piedi in brevissimo tempo sul territorio cosentino. Il fatto di aver tenuto la schiena dritta e aver inoltre preteso fin da subito i normali contratti di categoria, rifiutando a viso aperto le umilianti proposte ricevute, e aver coinvolto tempestivamente il sindacato, non è andato proprio giù alla famiglia Greco. La risposta è stata un imbarazzante balletto di promesse mai mantenute e poi la fuga, di notte, di sabato primo agosto, quando in redazione non c’era nessuno e l’intera città era in vacanza.

Com’è possibile che senza troppi problemi un editore decida di escludere cinque giornalisti (praticamente l’intera redazione), senza preoccuparsi di avvisarli, e poi riaprire il giorno stesso una nuova redazione in un altro edificio, riuscendo a mandare comunque in stampa il giornale e impedendo ai cinque di rientrare? Si tratta di un’editoria malata, non c’è dubbio, ma non solo. Di editori che esercitano il proprio potere spingendosi anche al di là delle regole è pieno il mondo, ma c’è prima di ogni altra cosa, forse, un discorso a monte da fare, un’autocritica a cui l’intera categoria dei giornalisti non può e non deve sottrarsi: chinare la testa è diventata una prassi; abbassare l’asticella della propria dignità, con un settore in crisi e i licenziamenti a tappeto, è diventato routine; il cannibalismo tra colleghi è oramai considerato alla stregua di un apericena a base di Prosecco. Una categoria alle volte accecata da un ego ipertrofico e spesso incapace di essere significativamente corporativa, è questo forse il grosso limite del giornalismo italiano; distorsione, questa, forse, amplificata ancora di più nelle regioni povere come la Calabria.

Il problema del giornalismo sta nei giornalisti, forse, prima ancora che negli editori: una generalizzazione, la mia, che vuole però mettere al centro non i singoli individui bensì un’intera categoria, la sua professionalità e la sua dignità. Un ordine che non riesce a prendere posizione, professionisti che accettano condizioni e condizionamenti inaccettabili perché “tengo famiglia”. In questo momento altri colleghi hanno raggiunto o stanno raggiungendo accordi con la famiglia Greco.

La Provincia di Cosenza, anzi, il nome corretto ora è La Nuova Provincia di Cosenza (ma in fondo potrebbe trattarsi di un qualunque altro giornale), continuerà ad andare in stampa, gli editori continueranno a umiliare una categoria di cui non hanno alcuna stima, i giornalisti continueranno a lamentarsi della loro miseria, di quante poche gratificazioni ricevano dal proprio lavoro, e come sempre si parleranno addosso, continuando a ripetere a se stessi e ad alta voce di essere dei professionisti mentre tutti gli altri fanno schifo. E ogni cosa continuerà come al solito. Uccidendo lentamente non solo i giornali ma l’intero mondo dell’informazione, e mettendo a serio rischio il sistema democratico dell’intero Paese, già incrinato da tempo. Tutto come se niente fosse, un poco per volta, goccia dopo goccia. Lentamente.

Uno stillicidio che si consuma nell’eco di un mormorio indistinto, nell’indifferenza generale. Tra una pausa caffè e una sigaretta. Tra una telefonata e l’ennesimo compromesso al ribasso.

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