Calearo Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/calearo/ un blog di approfondimento culturale Tue, 20 Nov 2012 13:08:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Calearo Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/calearo/ 32 32 Ancora su Patate Riso & Cozze! https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/ancora-su-patate-riso-cozze/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/ancora-su-patate-riso-cozze/#comments Sat, 14 Apr 2012 09:46:21 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7452 Di ciò che sta accadendo in Puglia e del sindaco di Bari Michele Emiliano avevamo già parlato (qui e qui) qualche settimana fa. Ma in Italia gli scandali viaggiano con cadenza bisettimanale. Questo articolo, ad esempio, è uscito sul "Fatto Quotidiano" il 3 aprile scorso. Cioè un decennio fa. 

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Di ciò che sta accadendo in Puglia e del sindaco di Bari Michele Emiliano avevamo già parlato (qui e qui) qualche settimana fa. Ma in Italia gli scandali viaggiano con cadenza bisettimanale. Questo articolo, ad esempio, è uscito sul “Fatto Quotidiano” il 3 aprile scorso. Cioè un decennio fa. 

Nel frattempo è esploso il caso della Lega, Vendola ha ricevuto due avvisi di garanzia, Rosy Mauro si è candidata fuori tempo massimo per un ruolo da protagonista in un film di Ferreri, i faccendieri legati a CL son tornati a far parlare di sé, la Borsa milanese ha bruciato miliardi mentre lo spettro dell’Imu inizia ad allungarsi sulle briciole di chi ne ha poche. Chi non ha nemmeno quelle fronteggia una slot machine con l’ultimo euro rimasto, o si organizza, o si suicida, o cova pensieri omicidi, o legge Trakl, o rimpiange i sacchi di sabbia davanti alle finestre. Magari scopa in attesa della fine. E Masiello? E Calearo? E il professore indiano picchiato nella metro di Roma da una banda di coglioni di ritorno al grido di: “brutto straniero, tornatene a casa”? In questo gran troiaio di cui Tito Livio dava notizia descrivendo la Cloaca Maxima, un piccolo non esaustivo riassunto di ciò che è successo negli ultimi tempi in una parte della Puglia. Solo per amatori.

di Nicola Lagioia

Dal punto di vista politico, Bari assiste al fallimento del Pd. Ma il disastro politico rischia di rivelarsi lo specchio di una mentalità diffusa e dura a tramontare. Per comprenderlo, cioè per prevenirlo, non era necessario aspettare la magistratura. Bastava osservare la leggerezza spettacolare con cui le istituzioni cittadine affrontavamo una serie di questioni.

Estate 2009. Emiliano accoglie in pompa magna il texano Tim Barton, un fantomatico magnate del fotovoltaico che promette di acquistare la squadra di calcio e investire milioni per fare della città un polo internazionale dell’energia verde. Qualcuno su facebook ironizza sul fatto che digitando su google nome e cognome del miliardario si trova solo il quasi omonimo regista cinematografico. Autunno 2009: Tim Barton scompare nel nulla. Era un prestanome? Il protagonista di una burla mediatica? Un’operazione (come anche si vocifera) dei fratelli Matarrese per far capire che gli unici padroni della squadra di calcio sono loro? Nessuno lo sa. Ovviamente scompaiono anche i posti di lavoro che la città si illudeva di ottenere con il fotovoltaico. E forse il sindaco è stato un po’ leggero nel dare credito a un fantasma.

Estate 2009. Emiliano nomina assessore al decentramento la ventiseienne Annabella Degennaro, figlia del costruttore Vito, oggi indagato per gli appalti milionari. Qualcuno commenta: “neanche la dinastia dei Matarrese, quando comandava a Bari, si era sognata di mettere un familiare in giunta”. Le leggerezze non finiscono qua.

Marzo 2012. Emiliano propone di candidare Bari a Capitale europea della cultura per il 2019. Sembra di assistere a una versione in scala della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 caldeggiata dal Pdl. Il Petruzzelli è paralizzato, l’auditorium Nino Rota è chiuso da anni per lavori, idem il museo archeologico, il teatro Margherita non si sa a cosa verrà destinato e non esiste una biblioteca comunale (“io non sono mai andato in una biblioteca, e comunque a Bari una biblioteca comunale non serve”, questo l’indifendibile sillogismo di Emiliano). Soprattutto il sindaco dimentica di essersi dimenticato di nominare un assessore alla cultura. Dal che se ne ricava che la città, istituzionalmente parlando, confonde la cultura col consenso.

Dunque, ancora una volta, prima degli esiti delle inchieste, è una mentalità a essere sbagliata. E il consenso di cui Emiliano ha goduto fino a poco tempo fa dimostra che una parte della cittadinanza, in questa mentalità, non si rispecchiava poi così male.

Chi una piccola rivoluzione culturale ha cercato di farla è stato il Presidente della Regione. Vendola ha provato a scardinare vecchie mentalità ricordando ai pugliesi per primi che oltre il folkore delle sagre del polpo, la Puglia è la terra di Salvemini, di Di Vittorio, di Carmelo Bene, di don Tonino Bello, di Pino Pascali. Lo scandalo e soprattutto lo stato della sanità rimane una brutta macchia (all’oncologico molti pazienti raccontano ancora oggi scene dantesche), ma il progetto a grandi linee non era sbagliato. Non vorrei però che a un certo punto Vendola abbia creduto troppo a ciò che ad alcuni suoi fan faceva comodo vedere in lui: un uomo della provvidenza. Credere negli uomini della provvidenza vuol dire darsi l’alibi per non fare la propria parte. A propria volta, chi crede di esserlo, si assegna compiti impossibili e si preoccupa poco di chi verrà dopo. Vendola in questo momento eredi non ne ha. E abbandonare la Puglia anzitempo per puntare a palazzo Chigi rischia di interrompere un’esperienza che ha fatto più bene che male. Significa soprattutto portare l’orologio indietro di decenni riconsegnando la regione ai Fitto e ai D’Alema.

La Puglia è ancora molti passi avanti rispetto al grande sonno degli anni Ottanta. E molte realtà virtuose lo dimostrano. Ma pensare che la rondine di questi ultimi anni faccia una primavera stabile è una pia illusione. La mentalità levantina ha forse più luci che ombre. Ma per scacciare quelle ombre ci vuole molto tempo e molta pazienza.

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La Domenica delle Palme https://minimaetmoralia.it/interventi/la-domenica-delle-palme/ https://minimaetmoralia.it/interventi/la-domenica-delle-palme/#comments Sun, 01 Apr 2012 12:15:58 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7268 Un'ombra orrenda attraversa l'Italia in questa Domenica delle Palme. Non è la vergognosa uscita di Calearo né la patetica difesa di Veltroni, ma la forza contro la quale molti italiani si trovano costretti da qualche ora a dover lottare (poi l'ombra svanirà) per non odiare questi uomini ma solo ciò che essi nell'occasione rappresentano, per maledire il peccato e limitarsi a biasimare il peccatore, per evitare di degradarsi augurando loro una disgrazia, ma soprattutto per non sognare la violenza.

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Un’ombra orrenda attraversa l’Italia in questa Domenica delle Palme. Non è la vergognosa uscita di Calearo né la patetica difesa di Veltroni, ma la forza contro la quale molti italiani si trovano costretti da qualche ora a dover lottare (poi l’ombra svanirà) per non odiare questi uomini ma solo ciò che essi nell’occasione rappresentano, per maledire il peccato e limitarsi a biasimare il peccatore, per evitare di degradarsi augurando loro una disgrazia, ma soprattutto per non sognare la violenza.

La Rete è spaventosa perché assottiglia le pareti tra Es e Super-Io. E tuttavia, proprio in domeniche come questa, la Rete è anche spaventosamente rivelatoria per come, accarezzandone il dorso come faremmo con una creatura ben nascosta in un bosco immaginato dai fratelli Grimm, è possibile sentire la potenza onirica di un’intera collettività. E un sogno collettivo – impossibile negarlo che sia il sogno collettivo di una parte del paese – circonda in queste ore Calearo e Veltroni. Una sorta di maligno hashtag dello spirito. Come difenderci dal male che noi stessi rischiamo di sognare di procurare loro? E come portare il sogno di violenza verso una superficie di realtà che lo disarmi del tutto e, al tempo stesso, faccia a pezzi il meccanismo che lo innesca nelle nostre profondità?

Non sono un violento. Non mi piace la violenza. Il che significa che lotto contro la bestia assetata di sangue che riposa normalmente dentro di me. In questa lotta posso prevalere e posso fallire. Preferisco non fallire. Se non ci fosse una belva dentro di noi, essere non violenti sarebbe scontato. Non si porrebbe il problema. Nessuno avrebbe mai premuto il dito su un grilletto se la parte prevalente della nostra natura ci impedisse di farlo. Nessuno avrebbe mai alzato una mano contro un proprio simile. E tuttavia la bellezza dell’uomo (o forse: ciò che nell’uomo ci interessa, per alcuni ciò che avvicina l’uomo all’abbaglio sconvolgente del sacro) sta proprio nella possibilità di emanciparsi, di sollevarsi – divinamente, facilmente, difficilmente, a costo di sforzi mostruosi –  da questo stato di natura. Allontanarsi dal sogno ancestrale dello sbranamento reciproco: questa la nostra marcia verso la civiltà. Ma più siamo deboli, più il Caino che è in noi rischia di prendere il sopravvento. Ma più ci ubriachiamo di forza, più lo stesso rischio si concentra e si ripete sul corno opposto del discorso.

Qualunque cittadino la cui vita è stata minata dalla recente crisi economica (qualunque uomo indebolito fino alla prostrazione da ciò che lo circonda) deve fare, temo, uno sforzo di autopacificazione per non sognare di raccogliere un bastone davanti a un parlamentare che dichiara pubblicamente di non fare il proprio mestiere utilizzando i soldi spesi in tasse da quello stesso cittadino per pagarsi un mutuo di dodicimila euro al mese.

Allo stesso tempo, leggere le dichiarazioni di Veltroni è spaventoso. “Calearo è una persona orrenda” (dunque il peccatore prevale sul peccato, anzi scompare il peccato e c’è solo il peccatore, e il peccatore è orrendo, il che, pur rischiando io un secondo sì e cento no di farmi contagiare in questa domenica dal sogno di violenza, mi sembra una dichiarazione priva di umanità e anche un po’ vigliacca perché proprio nel fare del peccato il peccatore si elegge un candidato alla lapidazione, mentre il candidato andrebbe semplicemente espulso dal consesso politico e ridimensionato in quello civile, non lapidato, in questo modo si dà paradossalmente legittimazione al sogno di violenza).

“Quando il Pd, all’unanimità, lo candidò sembrava diverso. La politica fa perdere la testa a molta gente” (e questa io so che è una menzogna, nello stesso modo con cui il mio stomaco sa di avere fame se non viene nutrito e il mio cuore accelera per uno spavento, lo so, lo sento, è una menzogna perché l’essere umano è sensibile alla riprovazione del consesso che lo circonda, e Calearo, che questa sensibilità ce l’ha, se fosse vissuto in un ambiente pronto a biasimare in modo durissimo un’uscita come quella che ha fatto, non l’avrebbe mai fatta; il Pd, a propria volta, pur potendo sbagliare sull’uomo non poteva dunque sbagliare sul clima che lo circondava, sul mondo di Calearo, sbagliare su un mondo è impossibile, dunque, sotto quel punto di vista, non poteva sbagliare sull’uomo; addirittura mi trovo a sperare che quella di Veltroni sia una menzogna, una menzogna digitata su twitter più per spavento che per calcolo, al limite per lo spavento innescato dal calcolo immediato, perché un uomo che mente non mi rassicura ma mi rassicura più di un uomo completamente cieco).

Sognare la violenza è orrendo. Tradurla in atto è peggio ancora. Ma continuare a vivere su un piano inclinato capace di farci scivolare sempre più a fondo verso i nostri sogni di violenza – sempre più deboli per resistere alla tentazione del sogno, sempre più schiacciati verso il basso per non rischiare di tradurlo in atto – è ancora più pericoloso. Si rischia un non risveglio. O, bucato il fondo del recipiente, si rischia qualcosa il cui nome non voglio pronunciare.

 

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