Capitale Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/capitale/ un blog di approfondimento culturale Wed, 13 Feb 2013 10:03:38 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Capitale Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/capitale/ 32 32 Una giornata di campionato https://minimaetmoralia.it/sport/una-giornata-di-campionato/ https://minimaetmoralia.it/sport/una-giornata-di-campionato/#comments Mon, 23 Jan 2012 08:49:59 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6267 di Nicola Lagioia

La diciannovesima giornata di serie A del campionato 2011/12, vale a dire il giro di boa, il turno che segna la fine del girone d'andata, è la conferma squillante di come io abbia fatto bene, negli ultimi anni, ad allontanarmi da questo torneo, cioè a restarci sempre più attaccato considerandolo non un rito (impossibile), o la manifestazione sportiva che non è ormai da tempo, ma uno schermo abbastanza fedele sul quale seguire le vicende della pornografia di massa nazionale.

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di Nicola Lagioia

Domenica 22 gennaio 2012.

La diciannovesima giornata di serie A del campionato 2011/12, vale a dire il giro di boa, il turno che segna la fine del girone d’andata, è la conferma squillante di come io abbia fatto bene, negli ultimi anni, ad allontanarmi da questo torneo, cioè a restarci sempre più attaccato considerandolo non un rito (impossibile), o la manifestazione sportiva che non è ormai da tempo, ma uno schermo abbastanza fedele sul quale seguire le vicende della pornografia di massa nazionale.

Se la serie A avesse per esempio a che fare ancora con un torneo sportivo, la Juventus non avrebbe potuto laurearsi matematicamente campione d’inverno per il fatto di aver giocato e vinto ieri (sabato), cioè un giorno prima, la partita decisiva contro l’Atalanta, rendendo dunque – ai fini della nostra emozionabilità per ciò che riguarda la vetta della classifica – questa domenica completamente inutile. A meno che si voglia considerare il cardiopalma della seconda classificata (il Milan), la quale, dal meno quattro di ieri sera è passata, vincendo contro il Novara, al meno uno di stasera.

Mi rendo conto di poter sembrare uno di quei nostalgici per i quali le partite avrebbero dovuto continuare a giocarsi per sempre tutte contemporaneamente la domenica pomeriggio, per i quali 90° minuto sarebbe dovuto rimanere eternamente il primo momento utile per far “vedere” cosa era successo sui campi di gioco a chi non si era conquistato il merito di raggiungere uno stadio.

Non è così. Il calcio nell’epoca della sua morte come sport, della sua rinascita come porno deluxe nelle pay tv e come gonzo su yotube o sui canali pirata ha smesso di emozionarmi e mi fa schifo per quanto esercita a volte su di me il suo potere d’attrazione, ma continua a interessarmi molto: proprio attraverso la sua trasfigurazione, è infatti riuscito a rimanere uno specchio fedele della nostra società, cioè della nostra emotività. Se prima eravamo una società che poteva rispecchiarsi nello sport nazionale, adesso possiamo rispecchiarci nel porno nazionale, una variante di quello mondiale.

Il porno ovviamente è a propria volta un rumore di fondo e un palinsesto, probabilmente una copertura involontaria, il discorso dal quale siamo distratti mentre lì sotto, nelle cantine, accade qualcosa di tremendo. Qualcosa per la quale non troviamo un nome. Per questo mi sento un cretino a parlare di “Juventus prima in classifica” e “Milan secondo”, a parlare di “cardiopalma”, di “campione d’inverno”, di “giro di boa”. Mi sento ridicolo perfino a parlare di “società”, di “specchio”. Di specchio non ancora. Davanti allo specchio avevamo a un certo punto provato a mettere qualcosa. Cosa producono due specchi che si fronteggiano senza più niente in mezzo? Il Milan soffre un tempo, ma poi ci pensa Ibra. Conte non si sbilancia, ora aspetta i rinforzi. Nonostante il titolo di campione d’inverno, saremo di nuovo capaci, io per primo, di dare il 120 per cento per tutto il girone di ritorno. Oggi possiamo parlare di primi della classe come neanche nella più bella delle favole. Perché è inutile girarci intorno. Ci sarebbe da sfruttare lo smisurato talento di Elia. Della città di Tishbà, nel paese di Galaad, e perciò detto il Tishbita. Ecco, io invierò il profeta prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore. Poi ci pensa Ibra. Smaltita l’amarezza per un derby buttato via. Orgoglioso del record. Il capitano del presente dilagante e nuovamente da record. Totti divino. Del presente dilagante. La Roma, insieme alla goleada al Cesena, riscopre anche il suo leader. Col nostro popolo e con la nostra fede: governare l’Italia non è difficile, è inutile. Desidero dunque rivolgere un elogio alla gente di Puglia perché è feconda e crede coi fatti nell’unico primato che veramente conta nella vicenda e nella lotta dei popoli: il primato dei figli, il primato della vita. L’Europa sarà dominata dalla Germania. Il figlio finisce all’ospedale, attimi di paura per Morrone. Grande spavento, per fortuna poi rientrato, nelle file del Parma durante il derby col Bologna. A metà gara il capitano gialloblù, Stefano Morrone, ha abbandonato in gran fretta lo stadio a causa del ricovero in ospedale del figlio, di pochi mesi. Dio stramaledica gli inglesi. La moglie era molto preoccupata e impaurita e credo che per lei avere di fianco il marito fosse la cosa più giusta, ha raccontato ancora l’allenatore. La moglie dell’allenatore. A letto con il confessore. Donandoni ha poi ringraziato l’arbitro Bergonzi per l’atteggiamento di comprensione durante l’intervallo. I più grandi statisti del secolo. I quattro la stuprano e la picchiano con delle rocce, lasciandola priva di sensi. Non sarà campione d’inverno, non sarà una squadra spettacolare, ma intanto l’Udinese sbriga con un gol per tempo la pratica Catania. Se Dio esiste, gli do due minuti per fulminarmi. Ha ancora sedici anni quando subisce una seconda violenza carnale a opera di “Preacher”, lo zio biker di Jack, il suo primo fidanzato. Il Catania, tutto riversato in avanti per sfruttare un angolo a favore, si è fatto sorprendere da una veloce ripartenza dei padroni di casa. Prova a seguire le orme della madre come showgirl a Las Vegas, ma viene più volte scartata perché non è dell’altezza, allora richiesta, di 173 cm. Gli etnei hanno provato a reagire ma al 39′. Calcio piazzato da 24 metri. Da 35 metri. Da 11 metri. Dell’1 a 1 con Gomez e Marchese. 5 a 1. 5 a 3. Ecco la lista dei 20 trasferimenti più costosi di sempre. Cristiano Ronaldo: 93,9 milioni di euro. Zinedine Zidane 68,8 milioni di euro. Una morte è una tragedia, un milione una statistica: Ricardo Kakà, 67 milioni. La settima vittoria consecutiva, l’ottava considerando quella di coppa Italia con il Genoa. Jenna torna a casa e si toglie l’apparecchio con delle pinze. Il giorno dopo torna al locale e ottiene il posto. Nel primo tempo gioca meglio e passa in vantaggio con Rocchi. Viene introdotta nel mondo del porno grazie a un provino tenuto di fronte al pornoattore e produttore Randy West. Quando Alvarez si sitema dietro le punte, qualcosa migliora nel finale. Non è mai stato trovato un ordine scritto e firmato, e forse, tale ordine, non è mai neanche esistito. Il sorpasso, nella ripresa, lo firma Pazzini (in lieve fuorigioco) con un pallonetto, alla fine di un’azione rocambolesca in cui la difesa laziale si fa sorprendere da un lancio di Lucio (di testa) dalla linea di metà campo, dato che Klose, ben smarcato da Rocchi, fallisce il pareggio a dimostrazione che l’Inter è la sua bestia nera, senza contare che l’assalto finale dei biancocelesti risulta vano poiché Ledesma, un gigante in mezzo al campo, ci prova sino alla fine. Un linguaggio circonvoluto e burocratico teso a nascondere alla maggior parte della popolazione quello che stava realmente accadendo. Il gol più bello del 2011. Siamo operai al servizio della riscossa dopo anni magri. Contattò l’agente Mark Spiegler attraverso internet, quindi si trasferì a Los Angeles. Nella misura in cui è giunto a definire la disumanità del nostro tempo, esso ha dunque svolto una funzione morale. Un’invenzione di Pirlo e molto contenimento dei danni ci hanno consentito di battere per 2-0 l’Atalanta. È fuori di noi ma è intorno a noi, è nell’aria. Il disconoscimento della solidarietà umana, l’indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui. Il suo aspetto giovanile fornì lo spunto a Tyra Banks per criticare la sua scelta di intraprendere una carriera in quel settore. ll Los Angeles Magazine, pur disapprovando la sua scelta professionale, ha dichiarato che la Grey ha le potenzialità nel divenire una stella, forse la prossima Jenna Jameson. Carissimo Dott. Panza, se ben ricordo, Pirlo cercava una nuova sfida ma era disposto a rimanere al Milan in caso Galliani gli avesse offerto un triennale. Siccome l’a.d. gli offrì solo un rinnovo annuale decise di lasciare, in quanto la Juventus gli offriva due cose: nuova sfida e contratto soddisfacente, contro le zero del Milan. Gli stranieri possono dire che siamo stati creati dallo Stato. No! Siamo noi “lo Stato”. Noi non obbediamo agli ordini di nessuna potenza terrena, ma soltanto agli ordini di Dio, che ha creato il popolo tedesco. O vi si sfaccia la casa. La malattia vi impedisca. I vostri nati torcano il viso da voi.

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Merce e magia https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/merce-e-magia/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/merce-e-magia/#comments Sun, 27 Nov 2011 12:25:12 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=5756 di Vittorio Giacopini

Più che un caso eclatante di pensiero unico (già la parola “pensiero” è esagerata) si è trattato di un’allucinazione collettiva, di un abbaglio. Scegliere tra i necrologi di Steve Jobs il più brutto o il più bello o il più melenso appare impresa titanica, impossibile e poi non si tratta di stilare classifiche. È il sintomo a colpire, impressionante; quest’eco planetaria, il contagio.

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di Vittorio Giacopini

Più che un caso eclatante di pensiero unico (già la parola “pensiero” è esagerata) si è trattato di un’allucinazione collettiva, di un abbaglio. Scegliere tra i necrologi di Steve Jobs il più brutto o il più bello o il più melenso appare impresa titanica, impossibile e poi non si tratta di stilare classifiche. È il sintomo a colpire, impressionante; quest’eco planetaria, il contagio. Abbagliati o allucinati o in mala fede, scrittori, esperti, pensosi artisti, grintosissimi blogger, opinionisti hanno adottato toni rapiti, lirici, ispirati, e l’effetto melassa è stato immediato.

Ovvio, ci sono state vette di prosa zuccherina impareggiabili – aprivi il giornale e ti veniva il diabete – e vere e proprie idiozie, vere indecenze (ma la palma del peggiore va a Jovanotti: “il suo discorso alla Stanford University è l’upgrade del sogno di Martin Luther King”…). Però neanche la “melassa” è decisiva: disgusta e lascia irritati, ma non conta. E poi, a farla breve, le parole ricorrenti erano più meno quelle, sempre le stesse. Tutti a scrivere e tutti a scrivere uguale, come per una curiosa afasia, ma logorroica. Il Mago della rete, il genio hippy, l’apostolo della “libertà”, il “Ceo della bellezza”, il “visionario”. Anche le voci di dissenso hanno rispettato il copione, poco da fare (il carattere di merda, la prepotenza, la gestione tirannica, l’impazienza: solo tocchi di colore, compiacenti).
Intrappolati in un marketing virale listato a lutto abbiamo finito per lasciarci risucchiare in un gioco di ruolo o in un imbroglio. Quando Walter Veltroni parla dell’“uomo dei sogni” (tipico suo) non ha neanche torto, tutto sommato. Sogni, appunto, il contrario della veglia, un’anticoscienza. Il “mago” ci ha stregati? Più che normale. È il mestiere dei maghi: turlupinarci (e Jobs, almeno nel farci credere di aver bisogno di cose di cui invece non si ha proprio alcun bisogno, è stato un mago). Bisognerebbe chiedersi perché abbia funzionato così bene, proprio alla grande, senza resistenza vera, senza dialettica. Nel Settecento, quando il conte Cagliostro pretendeva di essere l’uomo salvifico che sanava “tutti i mali” e tutto guariva, metà Europa abboccava, metà lo considerava un ciarlatano. Oggi è radicalmente diverso e fa un po’ effetto. Il mago è il mago (alla faccia della “scuola del sospetto”, del postmoderno). Più che di pensiero unico forse è il caso di parlare di “pensiero magico”.
Come si spiega quest’autentica epidemia di credulità beota e di devozione? Non so neppure se sia necessario complicare il quadro o semplificarlo. Certo, uno si domanda come diamine sia possibile che nei giorni della Grande Crisi Economica Globale, di Occupy Wall Street, della rivolta del 99% contro Ceo, banchieri, Vampiri del capitale, finanzieri, uno di questi (uno, appunto, dell’1%) poi sia diventato un Santo, anzi un’icona, e anche per i ribelli, gli “indignati”. Una prima risposta è quasi pietosa (nel senso della pietas e della pena). C’è stato un latente moto collettivo di sincera gratitudine mischiata a un larvale senso di colpa. Cosa ha dato (venduto) al mondo il “genio” di Steve Jobs se non una serie di gadget che hanno contribuito a infantilizzare il pubblico in modo quasi automatico e immediato? L’oscura consapevolezza di questa clamorosa dinamica di assuefazione, la non confessata vergogna per questo tornare bambini in versione 2.0, spiega qualcosa (non tutto certamente, ma qualcosa). Poi, sì, è anche un problema di comunicazione (sempre Veltroni ci spiega che Jobs ha “cambiato il mondo della comunicazione”). Ve li figurate i giornali che ormai puntano tutto sull’iPad o sull’iPhone a parlarne male?
Ma siamo ancora nel regno delle apparenze, in superficie (o, detta all’antica, alla sovrastruttura). L’aspetto più impressionante della vicenda sta in un vero sortilegio, strutturale. In morte di Steve Jobs, a farla breve, si è palesato un meccanismo (magico?) vertiginoso: l’annullamento di oltre un secolo e mezzo di pensiero critico. E come se avessimo rimosso i “fondamentali” e davanti al luccichio vezzoso di un iPod di un iPad o di un iPhone ci ritrovassimo a balbettare l’eterno ceci n’est pas une pipe di Magritte. Quando il guru dell’open source Richard Stallman rimprovera a Jobs di aver trasformato i computer in una “prigione cool” per incastrarci sfiora il problema vero ma resta al suo gioco (e poi è un regolamento di conti tra addetti ai lavori). Ceci n’est pas une pipe: l’incantesimo di Jobs (l’incantesimo che Jobs ha incarnato) sta in questa miracolosa scomparsa del carattere di mercedei gadget informatici che vengono percepiti e vissuti come protesi (persino intelligenti) di una soggettività mutante o già mutata.
È la rinuncia alla critica (minimale) dell’economia o a una teoria dei bisogni (elementare). Il web ne sembra come esentato, immunizzato. L’allucinazione o l’abbaglio nascono in questo arresto del giudizio. Nel punto di massimo avanzamento della modernità si retrocede al pensiero magico e il consumatore informatico torna a all’atteggiamento ingenuo di chi al posto della merce scorge il feticcio (e perde di vista rapporti di produzione, sfruttamento, alchimie della finanza, disuguaglianze). Così è naturale che si parli di maghi e di magie. Per capire questa svolta regressiva, oggi come ai tempi di Marx, a metà Ottocento, “dobbiamo involarci nella regione nebulosa del mondo religioso” e ricominciare a sfatare l’arcano delle merci, o l’impostura. È semplice e complicato, al tempo stesso. La mistica della rete ci ha fatto dimenticare la fantasmagoria del ‘feticismo delle merci’ e la retorica dell’immateriale è riuscita di fatto a ipnotizzarci. L’effetto non poco paradossale di questo altro tipo di ritorno all’infanzia (un’infanzia “pre-capitalistica”) poi è quello di vedere anche menti piuttosto affilate, sofisticate, inebetirsi dinnanzi a geroglifici improvvisamente vissuti, anzi subiti, come pure evidenze, irrefutabili (o per dirla con Marx come “cose naturali dotate di strane qualità sociali”). Ne viene fuori un’inversione di senso tradizionale quanto inavvertita tra “rapporti sociali” e “rapporti tra cose” e tutto si confonde e si ingarbuglia. Poi – ovvio – è anche questione di Brand, o stregoneria. L’enfasi paracula del marketing Apple sull’“I” (quando Christopher Lasch profetizzava l’avvento del “decennio dell’Io” non aveva davvero ancora visto niente) ha fatto in modo che la confusione tra la cosa e il soggetto si sia fatta definitiva, inestricabile (ed è il soggetto a diventare la protesi ottusa del gadget, una variante). Ceci n’est pas une pipe… La “critica della produzione digitale” (ne accenna Raffaeli nel suo pezzo) dovrebbe ripartire da una banalità di base – i gadget informatici sono “merce” – e dalla demisticazione di questo processo di trasfigurazione o rimozione che li fa cose-non-cose, non-prodotti (l’insistenza sulla “bellezza” di queste cianfrusaglie glamour è sintomatica: come a dire, sono quasi opere d’arte, mica merci…).
Poi resta l’ironia della cronaca, una beffa. Mentre scrivo, decine di migliaia di allucinati sono disciplinatamente in fila alle porte degli Apple-Store in attesa dell’ultimo modello di iPhone, il numero 4. Nello stesso paragrafo del Capitale in cui parla del ”carattere di feticcio della merce” Marx a un certo punto fa una battuta quasi sdrammatizzante. “Se le merci potessero parlare direbbero: il nostro valore d’uso potrebbe interessare agli uomini”. Povero passatista, vecchio umanista. Se le merci potessero? Ma possono! L’iPhone 4 pare possa parlare; fa di tutto. È la transustanziazione della forma-merce. Il Feticcio si è fatto Golem, per magia. E ceci n’est pas une pipe, naturalmente.

Questo articolo è uscito nell’ultimo numero dello «Straniero» ed è disponibile online anche al sito www.lostraniero.net

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