Carlos Menem Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/carlos-menem/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 16:02:24 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Carlos Menem Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/carlos-menem/ 32 32 Desaparecidos: Quello che cambia con il nuovo governo argentino https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/desaparecidos-quello-che-cambia-con-il-nuovo-governo-argentino/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/desaparecidos-quello-che-cambia-con-il-nuovo-governo-argentino/#respond Fri, 24 Jun 2016 06:00:09 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=31389 Per la traduzione dallo spagnolo ringraziamo Maria Pina Iannuzzi, laureata in lingue e letterature europee e americane, dottoranda di ricerca presso l’Università Nazionale di Rosario (Argentina), traduttrice per numerose case editrici.

Preoccupazione è la parola che ricorre fra le associazioni per i diritti umani, con in testa Estela de Carlotto e le Abuelas de Plaza de Mayo, per il nuovo corso dell'Argentina del presidente Mauricio Macri, paventando in modo particolare l'indebolimento del sostegno politico al processo di memoria, verdad y justicia. In un clima generale tutt'altro che disteso, la scorsa settimana a Buenos Aires la presentazione di tre libri, che ripercorrono la storia delle Abuelas, è saltata a causa di un allarme bomba all'ex Escuela De Mecanica de la Armada, oggi Espacio para la Memoria, Promoción y Defensa de los Derechos Humanos.

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Per la traduzione dallo spagnolo ringraziamo Maria Pina Iannuzzi, laureata in lingue e letterature europee e americane, dottoranda di ricerca presso l’Università Nazionale di Rosario (Argentina), traduttrice per numerose case editrici.

Preoccupazione è la parola che ricorre fra le associazioni per i diritti umani, con in testa Estela de Carlotto e le Abuelas de Plaza de Mayo, per il nuovo corso dell’Argentina del presidente Mauricio Macri, paventando in modo particolare l’indebolimento del sostegno politico al processo di memoria, verdad y justicia. In un clima generale tutt’altro che disteso, la scorsa settimana a Buenos Aires la presentazione di tre libri, che ripercorrono la storia delle Abuelas, è saltata a causa di un allarme bomba all’ex Escuela De Mecanica de la Armada, oggi Espacio para la Memoria, Promoción y Defensa de los Derechos Humanos.

C’è una statistica che raffigura il percorso compiuto nell’ultimo decennio dall’Argentina per assicurare alla giustizia i criminali resesi responsabili di delitti durante la dittatura. Dal 1988 al 2005, dunque a trent’anni dal colpo di Stato, le condanne per crimini contro l’umanità, e altre fattispecie di reato, erano appena ventitré. Dal 2006 a oggi, a dieci anni dalla caduta delle leggi per l’impunità e dalla riapertura dei processi, quel numero è salito a 669 condannati e 62 assolti in seguito a 162 sentenze, la più recente delle quali nell’interessantissimo Dossier de sentencias pronunciadas en juicios de lesa humanidad en Argentina risale al 4 maggio a Rosario. Il 14 maggio del 1983 i militanti peronisti Eduardo Pereyra Rossi e Osvaldo Cambiasso furono sequestrati da militari in borghese presso il Bar Magnun, per poi essere torturati con l’elettricità in un capannone industriale. Successivamente li assassinarono, simulando uno scontro a fuoco. I loro corpi sono riemersi da una fossa comune. Per il duplice delitto il tribunale di Rosario ha condannato due poliziotti e altrettanti militari, assolvendone sei.

Sempre nel mese di maggio al Tribunal Oral en lo Criminal Federal n°1 di Buenos Aires è arrivato a destinazione dopo tre anni e sei mesi un processo chiave, storico. Sono state emesse condanne tra gli 8 e i 25 anni di reclusione per 15 dei 17 imputati. Reynaldo Bignone, il capo dell’ultima giunta militare argentina, è fra i condannati per l’Operacion Condor, l’associazione illecita transnazionale, riconosciuta dalla sentenza, dedita all’interscambio di informazioni d’intelligence, persecuzione, sequestro, tortura, omicidio e/o sparizione di dissidenti politici nel Cono Sur.

Parliamo della fragile costruzione teorica della dottrina della Sicurezza Nazionale, basata sulla dedizione completa, indiscutibile del cittadino alla nazione per il raggiungimento delle mete prefisse da potentissime strutture economiche e politiche contrarie agli interessi della grande maggioranza dell’umanità, ai principi di rispetto della dignità umana e dunque alimentate dalla strategia del terrore che superò i confini di un singolo paese per propagarsi come una malattia sociale.

Per comprendere la discrepanza statistica che intercorre tra il periodo 1988-2005 e il decennio 2006-2016, tornano utili le parole in un libro intervista (Editori riuniti/1988) dell’ex presidente Raúl Alfonsín, candidato radicale eletto nel 1983 al ripristino del sistema democratico. Alfonsín, il padre della Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas che mandò a giudizio le Giunte militari, rilevando l’intima ripugnanza di vasti settori militari a svolgere una funzione subordinata al potere civile, spiega la genesi della Ley de Punto Final e del principio dell’obbedienza dovuta, che circoscriveva ai vertici delle forze armate tutta la responsabilità per le violazioni dei diritti umani. Nell’intenzione del legislatore questi leggi non avrebbero costituito un oblio ma la distinzione dell’autonomia decisionale dei militari.

Insomma occorreva dare una risposta politica ai processi, agire con maggiore prudenza per non mettere a rischio la democrazia a fronte dei focolai rivoltosi dei militari, che opponevano il proprio diniego alle citazioni giudiziarie.

«A metà marzo 1987 sono giunto alla conclusione che era necessario prendere misure drastiche perché a quel punto era prevedibile che la giustizia non sarebbe stata in grado di agire entro termini tali da non esporre a un grave rischio il già disgregato sistema di gerarchie all’interno dei vertici delle forze armate con immaginabili conseguenze per il sistema costituzionale», spiegò Alfonsín.

Poi, a cavallo del Novanta, si concretizzò la stagione degli indulti di Carlos Menem, bocciati nel 2006 per incostituzionalità dalla Cámara de Casación Penal.

Attualmente sono 537 le cause penali pendenti nei tribunali federali del paese, il 30% è giunto a prima sentenza, mentre il 47% è ancora nella fase istruttoria. Tra le cause in marcia spicca il maxi procedimento Esma, cominciato nel 2012.

Il picco delle sentenze, complessivamente cinquanta, è stato raggiunto nel biennio 2012-’13. Sempre nel 2013 si è impennata la curva degli imputati condannati, trentaquattro, per violenze sessuali. Nel biennio successivo è stato registrato un calo (21 nel 2014, 20 nel 2015).

Quest’anno la giustizia argentina, nell’ambito della Megacausa Menéndez La Rioja, ha emesso la prima condanna per aborto forzato, al quale fu costretta una detenuta. In un libro essenziale per capire, Strategia del terrore: il modello brasiliano (di Ettore Biocca – De Donato editore), pubblicato due anni prima del golpe argentino, colpisce al cuore la testimonianza dell’allora ventunenne Denise Peres Crispim. Viveva in clandestinità col compagno Eduardo. Fu arrestata il 23 giugno del 1970. Era gravida di sei mesi. Il resto è la cronaca di torture psicologiche e fisiche con le incessanti minacce di aborto.

Risuonano, insieme alla cronaca, le parole di Eduardo Galeano per dirsi quanto mai sia attuale la questione del rimedio all’impunità dei regimi dispotici: «La tortura presuppone una struttura malata incapace di governare senza di essa», (Biocca/1974). Correva l’anno 2006:

«(…) Nelle sale dove si tortura, un sistema, che pratica il crimine per spogliare paesi, si toglie la maschera. I burocrati del dolore, soldati e polizie sono solo strumenti di un potere che ha bisogno della tortura per assicurarsi ed estendere i suoi confini. Un sistema atrocemente ingiusto utilizza metodi atroci per durare. Questa macchina, che si nutre di carne umana, non serve per proteggere ma per terrorizzare la popolazione. Non serve per ottenere informazioni, si pratica per prevenire ribellioni, per castigare eresie, per umiliare dignità e seminare la paura», scrisse Galeano.

Il tempo delle lacrime non è quello della giustizia. In Argentina un passaggio critico è rappresentato dagli ultimi gradi del giudizio. La Cámara Federal de Casacion Penal ha revisionato il 25% del totale delle cause, confermando tutte le condanne e revocando qualche assoluzione. All’ultima tappa, la Corte Suprema di Giustizia, la percentuale scende al 17%. I dati della Procuraduria de Crimenes contra la Humanidad sembrano smentire le accuse di giustizialismo, secondo le quali i repressori sarebbero detenuti senza criteri ed eccezioni. Il 36% dei 2354 imputati è in libertà. Del 48% che è sottoposto a misura di carcerazione preventiva, circa la metà usufruisce degli arresti domiciliari.

Fra gli attuali 57 latitanti spicca il condannato in via definitiva Jorge Antonio Olivera, sul quale il Ministerio de Justicia y Derechos Humanos ha posto una taglia da due milioni di pesos, coinvolto nella vicenda della scomparsa di Marie-Anne Erize.

Carolina Varsky è un’avvocatessa, laureata alla Facoltà di Diritto dell’Università di Buenos Aires. Per una decade ha svolto la propria professione presso il Centro de Estudios Legales y Sociales. Dall’agosto 2013, dopo l’incarico nella Procuraduria de Narcocriminalidad, è la procuratrice e coordinatrice del Procuratorato di Crimini contro l’Umanità del Ministero Público Fiscal,  un organo straordinario che gestisce non la giustizia ordinaria, bensì si focalizza sui crimini contro la vita e l’umanità, il narcotraffico.

Il MPF (Ministero Público Fiscal) non è un organo di nomina politica. Conforme alla Costituzione Nazionale Argentina, art. 120, è un organo indipendente con autonomia funzionale e autarchia finanziaria, che promuove atti di giustizia in difesa della legalità, degli interessi generali della società in coordinamento con le altre autorità della Repubblica. È guidato da un Procuratore generale della Nazione e dagli altri membri secondo legge, che godono di immunità funzionali e intangibilità di remunerazioni.

La PCCH (Procuraduria de Crimenes contra la Humanidad), che non dispone di una polizia giudiziaria, è stata presentata nel giugno del 2013, ereditando e strutturando il lavoro della Unidad de coordinacion y seguimiento de los causas por la violacion a los derechos humanos, messa in funzione nel 2007 dal procuratore Esteban Righi. L’attività di collaborazione della Procura è anche internazionale, inclusa l’Italia, per sostenere indagini e procedimenti che interessano alla giustizia argentina.

Varsky, è corretto sostenere che negli ultimi anni l’Argentina sia stata all’avanguardia, se la compariamo alla Germania o alla Spagna con i franchisti, nella battaglia pubblica per il riconoscimento delle responsabilità penali individuali negli anni della dittatura?

«Assolutamente sì. E sottolineo che i crimini del Franchismo vengono investigati anche in Argentina con l’applicazione del principio di giurisdizione universale».

Le Abuelas de Plaza de Mayo denunciano il depotenziamento di aree sensibili del Ministerio de Seguridad de la Nación, dedicate al sostegno delle politiche per i diritti umani, e hanno lanciato un allarme sulla disarticolazione del Grupo Especializado de Asistencia Judicial (GEAJ). Che cosa succede a oltre sei mesi dall’insediamento del presidente Macri?

«Sì, anche noi avvertiamo cambiamenti enormi, non solo per lo smantellamento di questo ufficio, ma anche per lo svuotamento di altri uffici nell’ambito dello stesso Ministero per la Sicurezza, nella Segreteria dei Diritti Umani. Si percepiscono cambiamenti nell’Unità del DDHH del Consiglio della Magistratura e della Corte Suprema di Giustizia. Posso solo dire che il nuovo governo, in conformità con la sospensione dell’implementazione della nuova legge del Ministero, ha diminuito gli investimenti. Le inquietudini per il clima, creato da questa volontà politica, sono state discusse e analizzate nell’ultimo incontro convocato da questa PCCH nell’aprile scorso».

Il sistema di relazioni, le complicità, aperte o nascoste, tessute per molti decenni per fare in modo che tutto fosse dimenticato sono ancora attive e quale potere esprimono?

«Continuano a essere attive e negli ultimi mesi sono cresciute. Tale situazione è visibile mediante svariate pubblicazioni sui quotidiani di diffusione nazionale. Le organizzazioni, che difendono gli imputati, hanno tenuto riunioni con funzionari politici, ponendo come questione centrale l’assenza per i loro clienti delle garanzie processuali. Sarebbero giudicati senza il rispetto delle prerogative della difesa. Lamentano di essere trattenuti in carcere, anche quando ritengono che potrebbero beneficiare degli arresti domiciliari. Negli ultimi anni hanno presentato ricorsi al sistema interamericano del DDHH».

Qual è la traccia più profonda del terrorismo di Stato tuttora ravvisabile nella società argentina?

«Non è soltanto una questione che concerne i sopravvissuti o i familiari delle vittime, anche se si cerca di addossare a loro ogni cosa. Le conseguenze della dittatura si avvertono nella vita quotidiana. Per esempio alcuni funzionari pubblici, non solo quelli appartenenti alle forze militari o di sicurezza, sono persone collegate e denunciate per crimini riguardanti il periodo della dittatura».

Se dovessimo individuare un periodo in cui è stato segnato un cambio di passo, un avanzamento decisivo per questa battaglia? Per esempio nel 1994 quando la Costituzione argentina fu emendata? I Trattati internazionali sui diritti umani, che proibiscono leggi di prescrizione e/o amnistie per crimini contro l’umanità, furono incorporati come legge suprema del paese.

«Senza dubbio la riforma della Costituzione nazionale del 1994 è stata decisiva. Farei riferimento anche al rapporto 28/92 del CIDH sull’Argentina, all’avanzamento dei processi all’estero, la sentenza della Corte IDH nella causa Barrios Altos de Perú del 14/03/2001, pronunciata otto giorni dopo la prima dichiarazione di incostituzionalità delle leggi “Punto Final” e “Obbedienza dovuta”, che prevedevano la prescrizione per i reati commessi durante la dittatura militare. Infine la decisione del PEN e del Congresso argentino di considerare la persecuzione penale di questi crimini come politica di Stato».

Qual è la percezione del vostro lavoro nella società argentina?

«Questo Procuratorato occupa un posto importante, essendo un punto di riferimento per gli organi del DDHH e gli avvocati querelanti, perché abilita il canale di dialogo con i pubblici ministeri attuanti nelle cause. La PCCH si è consolidata come un riferimento ineludibile per tutti gli attori che portano avanti le cause in tale rilevante materia, ampliando in maniera sostenuta la propria attività su tutto il territorio nazionale e partecipando in ogni giurisdizione, tanto nella tappa dell’istruttoria quanto nel processo vero e proprio. Lo sforzo dell’Unità, poi gerarchizzata in Procuratorato, in un primo momento si focalizzò nel cercare di imporre una politica di raccolta dei casi, mirando a raggiungere giudizi sostanziali in funzione degli obiettivi proposti.

Questo lavoro si vede riflesso nella celebrazione dei processi significativi, come è accaduto per esempio nella Capitale, a Córdoba, Bahía Blanca, Mar del Plata, Salta e La Plata. Al fine di sostenere i pubblici ministeri nella fase istruttoria e in quella dibattimentale è stata firmata a novembre 2009 una convenzione di Cooperazione Istituzionale tra questo Ministero Publico e il Ministero della Difesa della Nazione (Risoluzione PGN N° 150/09), che ha consentito di consolidare l’interazione tra le parti stabilendo agili canali di comunicazione istituzionale.

In tale contesto, fu inviata a numerosi pubblici ministeri la documentazione che risultò di grande rilevanza per rafforzare ipotesi di imputazione e disegnare nuove strategie di indagine. La crescita della quantità di processi ha fatto sì che l’Unità collabori anche nella tappa processuale, soddisfacendo le necessità di ogni giurisdizione. Si è intensificata, inoltre, la marcatura e la collaborazione nella tappa ricorsiva delle sentenze definitive e della loro esecuzione. Al tempo stesso, l’ex Unità ha realizzato un lavoro di approfondimento di ambiti d’imputazione attraverso l’elaborazione di modelli per i pubblici ministeri come l’identificazione dei delitti con tortura e contro l’integrità sessuale. D’altro canto, questa PCCH è l’unico organismo statale che possiede una base dati e analisi statistiche su cause, imputati e vittime (quest’ultima in fase di elaborazione)».

In che cosa consiste la vostra attività di indagine in materia di identificazione e persecuzione dei presunti casi di appropriazione dei ninos e di violenza sessuale perpetrati durante la dittatura?

«Per i casi di appropriazione di bambini è stato creato un gruppo di lavoro dedicato, che ha elaborato una diagnostica delle cause giudiziarie e un piano d’azione. In tal senso, il 23 ottobre 2012, la Procura Generale ha creato l’Unità specializzata in casi di appropriazione di bambini durante il terrorismo di Stato (Procedimento PGN n° 435/12) per continuare e approfondire il lavoro che già si stava svolgendo in materia. Sui delitti sessuali, il lavoro di questa PCCH consiste nel condividere con i pubblici ministeri, incaricati delle indagini, norme d’azione e materiale bibliografico che possa risultare interessante. Le cause in cui ora si è dato luogo all’ampliamento per delitto sessuale sono dieci».

Può fornire qualche numero riguardante i procedimenti nei quali è stata già riconosciuta la violenza sessuale?

«Nel rapporto della PCCH contiamo su 17 sentenze nelle quali sono state ottenute condanne per crimini di violenza sessuale, due delle quali sono state confermate dal CFCP. Sono stati pertanto condannati 71 imputati (70 uomini e 1 donna) per crimini quali abusi e violenze sessuali, l’aborto forzato nei casi di 62 vittime (56 donne e 6 uomini). In riferimento alla forma di responsabilità e partecipazione diretta, dei 71 imputati per aver commesso violenze sessuali, 13 sono stati condannati come autori diretti, 27 come coautori, 14 come autori mediati, 16 come partecipanti obbligati o complici primari e 2 come partecipanti secondari; quindi solo il 19 % dei condannati lo è stato a titolo di autore diretto del crimine».

Negli ultimi anni sono state intensificate le indagini per la fattispecie di reato?

«Sì, ce ne sono numerose in corso. A maggio 2014 abbiamo iniziato uno studio sui casi di violenza sessuale perpetrati dal terrorismo di Stato, esposti in cause penali per crimini contro l’umanità ed è stato creato un registro delle vittime. In molti casi giudiziari, per svariati motivi, non si è proceduto alla richiesta di ampliamento dell’accusa durante il dibattimento e i casi di violenza sessuale esposti nelle testimonianze sono stati rimessi a istruttoria per l’indagine. Attualmente nel registro sono indicati 460 casi da tutte le regioni del Paese, dei quali 250 sono in corso di indagine, 62 sono già stati accertati. La restante parte non è indagata, perché la vittima espressamente non ha dato l’assenso per le indagini, mancano testimoni o i fatti sono stati qualificati come mera tortura».

C’è una vicenda in particolare che l’ha colpita?

«Pongo l’accento sull’ultima sentenza in merito alla Megacausa Menéndez La Rioja. Il Tribunal Oral Federal de La Rioja ha condannato tredici imputati, fra i quali l’ex giudice federale Roberto Catalán e Luciano Benjamín Menéndez, dai sei anni di reclusione al carcere perpetuo. Il dibattimento processuale verteva sugli atti accaduti ai danni di 50 vittime nel circuito repressivo che integrava il Batallón 141 de Ingenieros, la Base Aérea de Chamical, el Escuadrón 24 de Chilecito, la Delegación de la Policía Federal, el Instituto de Rehabilitación Social e il Tribunale Federale.

Il tribunale di La Rioja ha dato disposizione di trasmettere la sentenza alla Comisión Nacional Coordinadora de Acciones para la Elaboración de Sanciones de Violencia de Género, secondo gli articoli 1, 2, 7 e 8 della Convenzione Interamericana per prevenire, sanzionare e sradicare la violenza contro le donne di Belém do Pará, in ragione dei delitti a sfondo sessuale che sono stati denunciati dalle vittime durante il giudizio e per le quali sono stati condannati vari imputati.

Per la prima volta c’è stata una condanna per un caso di aborto forzato e il Tribunale Federale di La Rioja ha dichiarato: “Nell’ambito di questa causa, le donne che furono arrestate e che, conformemente alle testimonianze raccolte nelle udienze di dibattimento, subirono qualsiasi tipo di oltraggio o abuso sessuale, furono vittime di atti conclamati dalla Convenzione di Belém do Parà, quali odiose forme di violenza contro la Donna”».

Qual è stata l’influenza dall’estero in un avanzamento politico, sociale e giudiziario così complesso? Mi riferisco in particolare all’effetto dell’apertura e della celebrazione di processi in altri paesi come l’Italia.

«L’influenza dei processi all’estero durante il periodo d’impunità in Argentina è stata fondamentale. La possibilità di continuare a indagare, anche quando in Argentina non si poteva, a produrre prove, di consentire alle vittime e/o ai loro familiari di testimoniare davanti ai giudici e nei tribunali ha permesso di mantenere viva la memoria e il bisogno di giustizia. Dall’altro versante però, il fatto che paesi terzi perseguissero i repressori ha altresì comportato che costoro decidessero di non uscire dal Paese per evitare la sorte di Pinochet».

Quali effetti potrebbero avere la declassificazione di documenti riservati, l’apertura degli archivi del Vaticano relativi agli anni delle dittature latinoamericane, riguardanti intanto l’Uruguay e l’Argentina?

«Il Vaticano non ha declassificato ancora documenti da quello che sappiamo noi. Ha portato dei documenti in una causa in particolare, in cui la vittima era un religioso di La Rioja. Qualora fossero disponibili, sarebbe una funzione di questa PCCH analizzarli e riferirli alle cause già iniziate come apporto documentale. Non conosco il contenuto di tale documentazione, ma senza dubbio tutto può aiutare all’identificazione di bambini/e sottratti/e».

Qual è il ruolo della stampa rispetto al vostro lavoro?

«Effettivamente la stampa ha una posizione preponderante nella società argentina. Esiste una stampa complice della dittatura e sulla quale si sta ancora indagando, ci sono editori imputati e anche giornalisti desaparecidos. Oggi, grazie a determinati settori della stampa, conosciamo l’avanzamento dei dibattimenti. Quotidiani come Página 12 o Tiempo Argentina assicurano l’informazione quotidiana su ciò che accade nei processi. Questo garantisce la pubblicità del processo stesso senza reticenze, tuttavia si tratta di giornali con una diffusione minore rispetto ai grandi mezzi stampa».

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Culto e potere nel Messico della NarcoGuerra https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/culto-e-potere-nel-messico-della-narcoguerra/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/culto-e-potere-nel-messico-della-narcoguerra/#comments Thu, 04 Jun 2015 14:00:24 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=27162 di Fabrizio Lorusso

Pubblichiamo un estratto dal libro NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga di Fabrizio Lorusso.

Henry Kissinger diceva che il potere è un afrodisiaco. GiulioAndreotti, padrino della politica italiana del XX secolo, soleva ripetere che il potere logora chi non cel’ha. E ci sono persone che per averlo e mantenerlo affidano il proprio destino a forze occulte. Soprattutto in Messico, dove stregoni, maghi, guaritori, santi proibiti e rituali esoterici sono sempre stati presenti nelle cronache dei famosi e dei potenti, degli impresari, dei politici, delle stelle dello spettacolo o dei miti della televisione e del grande schermo. La tentazione di trovare favori, miracoli, successo e potere attraverso “lavori speciali”e magie affascina un po’ tutti, ma forse di più i politici.

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di Fabrizio Lorusso

Pubblichiamo un estratto  dal  libro NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli  della  Droga di Fabrizio Lorusso.

Henry Kissinger diceva che il potere è un afrodisiaco. Giulio Andreotti, padrino della politica italiana del XX secolo, soleva ripetere che il potere logora chi non ce l’ha. E ci sono persone che per averlo e mantenerlo affidano il proprio destino a forze occulte. Soprattutto in Messico, dove stregoni, maghi, guaritori, santi proibiti e rituali esoterici sono sempre stati presenti nelle cronache dei famosi e dei potenti, degli impresari, dei politici, delle stelle dello spettacolo o dei miti della televisione e del grande schermo. La tentazione di trovare favori, miracoli, successo e potere attraverso “lavori speciali”e magie affascina un po’ tutti, ma forse di più i politici.

L’ex governatore dello stato meridionale di Oaxaca, Ulises Ruiz, l’ex leader del sindacato nazionale degli insegnanti, Elba Esther Gordillo, che attualmente è reclusa nel penitenziario di Santa Martha Acatitla per malversazione di fondi, e il ministro della Pubblica Sicurezza del governo Calderón (2006-2012), Genaro García Luna, condividevano senza dubbio un interesse spiccato per l’esoterismo e tutte le credenze legate all’occulto. Il giornalista José GilOlmos, autore in Messico del libro Los brujos del poder (Gli stregoni del potere), ha descritto la passione di UlisesRuiz per la magia nera, la santeria cubana e il culto alla Santa Muerte: ossa, figure caraibiche, talismani e sacerdoti, sempre al suo seguito in qualità di consiglieri, lo circondano. Durante il conflitto e le proteste a oltranza degli insegnanti nel 2006 a Oaxaca, l’apparato repressivo del cinico governatore lasciò un saldo di 25 morti, decine di feriti, 7 desaparecidos, 500 arresti e 380 casi di tortura.

I flussi di speranzosi pellegrini verso la località di Catemaco, terra di stregoni e fattucchiere nell’atlantico stato di Veracruz, sono costanti e rispecchiano il sottofondo di pensiero magico e misticismo che in terra azteca hanno radici solide e profonde.Vari personaggi famosi, secondo cronache locali, avrebbero preso parte a cerimonie e cercato preziosi consigli politici o economici sulle rive della laguna di Catemaco: da Carlos Salinas, presidente dal 1988 al 1994, all’economista e politico Pedro Aspe, da CuauhtémocCárdenas, ex candidato delle sinistre nel 1988, ad Andrés Manuel López Obrador, candidato progressista alla presidenza nel 2006 e 2012, da Marta Sahagún, moglie dell’ex presidente Fox, al conduttore televisivo Raúl Velasco. Tutti interessati a intercettare le vibrazioni cosmiche quanto i consensi delle masse.

Secondo gli stregoni, la magia nera o bianca è in cima alla classifica delle richieste dei governanti. Anche la figura della Santa Muerte, la Parca scheletrica che in Messico è oggetto di culto e venerazione da parte di milioni di devoti, è utilizzata, insieme ad altri santi popolari e altre icone devozionali, per provare a esaudire sogni di gloria e piani politici. Molti santoni eseguono lavori con la Santissima Muerte, anche se in realtà l’essenza del suo culto è un’altra. Infatti, si tratta di una devozione popolare alla morte che da secoli è praticata in Messico clandestinamente e solo dall’inizio del nuovo millennio s’è diffusa esponenzialmente nonostante l’opposizione della Chiesa.

Oggi i simpatizzanti e i praticanti del culto sono stimati tra i 5 e i 10 milioni in tutto il mondo, e, in effetti, non sono molti i punti di contatto con la stregoneria e la magia. Queste sono pratiche, non culti, e si utilizzano per modificare la realtà esterna, per ottenere effetti desiderati attraverso evocazioni, rituali, formule e con la forza di volontà. La Santa Muerte s’identifica con una divinità o ente, la morte, raffigurata dall’immagine medievale scarnificata che portarono gli spagnoli e le congregazioni cattoliche in America durante la conquista. La spada e la croce. E la Muerte. La Grande Falciatrice ossuta con la roncola e il mondo tra le mani assomiglia alle famose Catrinas del disegnatore messicano José Guadalupe Posadas, ma in realtà è un’altra cosa. Nella sua versione santificata la chiamano Niña Blanca, Bonita o Flaquita.

Lo studioso di religioni Stefano Bigliardi,specializzato nel concetto di miracolo, ha approfondito in Messico la conoscenza del culto della Santissima Muerte e ha sottolineato la differenza tra la categoria dei milagros, cioè eventi di tipo sovrannaturale e straordinario, e quella dei paros, più adatta a descrivere il tipo di favori che concede la Santa Muerte, a detta dei devoti. La Niña Blanca “fa i paros”, ovvero protegge, blocca la mala-vibra e la sfortuna, ti aiuta a trovare lavoro, salute, amore e denaro, a non essere rapinato, a eludere una fine violenta, a sconfiggere i tuoi nemici e a scansare i pericoli e le incertezze. Insomma, paro è un termine colloquiale messicano, riferibile anche all’infarto, cioè al paro cardiaco, ed è una voce del verbo parar che significa “fermare”, per cui la Santa evita, para o ferma il verificarsi di situazioni pericolose e attacchi contro i suoi accoliti, più che manifestarsi al di fuori delle leggi della natura.

Il cantante popolare messicano BetoQuintanilla, el mero león del corrido,cioè il leone del genere musicale dei corridos, diceva nella sua canzone dedicata alla magrolina o Flaquita: 

Sono già in milioni a pregare per Lei, la Chiesa comincia a tremare/ apertamente ormai ci sono preti che la iniziano ad adorare/ mafiosi e uomini della legge se la cominciano a tatuare/ anche politici e dirigenti le fanno l’altare.

In fondo i corridos raccontano la realtà, i bassifondi e la cultura popolare meglio di qualunque altra espressione artistica o giornalistica, e il potere, a volte, unisce il sacro e il profano,lo spirito e la carne.

Ogni culto ha degli aspetti exoterici, esteriori, ma anche esoterici, cioè occulti e misteriosi. Sono exoterici i rosari per la strada dedicati alla Niña Blanca o la venerazione aperta del popolo per altri santi non canonici come il guaritore NiñoFidencio, Pancho Villa o Juan Soldado. Sono esoteriche le formule che uno stregone o un brujomexicano usa per legare eternamente a noi la persona amata o i rituali d’iniziazione di una setta, per esempio. 

Storicamente la politica, nella sua accezione di esercizio del potere, ha mostrato una certa attrazione per l’esoterismo e ciò che è segreto e occulto. La vicinanza della medium personale della moglie di Abraham Lincoln e dell’astrologa di Nancy Reagan, Joan Quigley, con i loro rispettivi mariti presidenti fu emblematica, così come l’ascesa della Skull and Bones, la società segreta più influente d’America, grazie all’adesione di Bush padre e figlio. In Italia, Letizia Moratti, ex ministra dell’Istruzione e sindaco di Milano dal 2006 al 2011, altresì nota come “la Thatcher italiana”, si avvalse dei servizi di un celebre sensitivo che avrebbe addirittura influito sulla formazione del consiglio comunale. Silvio Berlusconi è senza dubbio conosciuto all’estero e in Italia per la sua vita eccentrica. La rivista L’Espresso ha mostrato che la sua villa in Sardegna s’ispira a una simbologia erotico-esoterica, forse perché l’imprenditore e politico appartenne alla loggia massonica Propaganda due o p2, poi dichiarata illegale e sovversiva dal Parlamento nel 1982. Il Venerabile Maestro e fondatore della loggia, Licio Gelli, strinse vincoli importanti col generale argentino Emilio Eduardo Massera, membro di spicco della giunta militare che instaurò un regime dittatoriale, responsabile di centinaia di morti e 30.000desaparecidos tra il 1976 e il 1983, nel Paese sudamericano.

In Argentina, vi furono simbiosi interessanti e inquietanti tra culto e potere. Negli anni Settanta, José López Rega, stregone influente tra i collaboratori storici del presidente Juan Domingo Perón, era il contatto argentino della p2 e arrivò a ricoprire la carica di ministro del Benessere Sociale. Mabel Camera fu la pitonessa del “presidente della crisi finanziaria”, Fernando de la Rúa, mentre negli anni Novanta il capo di stato populista Carlos Menem aveva alla sua corte una chiaroveggente personale. Anche in Africa la stregoneria non è solo un’eredità ancestrale o di tipo tribale, quanto piuttosto un elemento integrante della vita politica e del sistema capitalista, esportato dagli europei all’epoca delle colonizzazioni e in seguito mantenuto senza troppi cambiamenti sostanziali: sono tanti i governanti che si servono della divinazione, della magia o della stregoneria per vincere elezioni e guadagnare potere, per indovinare le mosse giuste in campagna elettorale o durante una crisi interna.

Senza dubbio l’America deve molto al continente nero in termini religiosi, data la presenza molto forte di tradizioni africane come la santeria, il vudù, il candomblé e il palo mayombe, soprattutto nei Caraibi e in Brasile. Queste, così come il culto alla Santa Muerte e la stregoneria, non si relazionano necessariamente alla magia nera o a influssi spirituali negativi, anzi. Ma tutto dipende da chi e come le utilizzano e per quale scopo.

In Messico, all’epoca del presidente conservatore Vicente Fox (2000-2006), Genaro García Luna era a capo dell’oggi soppressa Agenzia Federal de Investigaciones (AFI) e aveva una statua della Flaquita nel suo ufficio. In seguito, il presidente Felipe Calderón (2006-2012) lo nominò ministro della Pubblica Sicurezza. A quanto pare, García Luna a un certo punto sostituì la tipica figura della Santa Muerte, la Parca scheletrica con la falce e il saio da francescano, con quella dell’Angelo della Morte, o Ángel de la Muerte, proprio secondo quanto andava raccomandando ai fedeli l’autonominato arcivescovo della Santa Muerte, padre David Romo. Si tratta di un personaggio controverso, oggi in carcere condannato a dodici anni per frode elettorale e a sessantasei per partecipazione a banda organizzata a scopo di rapimento, furto ed estorsione.

Per anni Romo tentò senza successo di trasformare il culto spontaneo e orizzontale alla Santa Muerte in una specie di religione, dotata di un’istituzione verticale, una dottrina ufficiale, dei sacerdoti, dei diaconi e cerimonie ben definite. Nel 2005 il ministero degli Interni messicani tolse il riconoscimento legale alla sua Chiesa Santa Cattolica Apostolica Tradizionale Messico-StatiUniti o, più brevemente, Iscat Mex-Usa, ma l’attività del padre continuò fino al suo arresto nel 2011. La modella e attrice messicana Carmen Campuzano è anch’essa devota della Santa Muerte, che l’avrebbe aiutata, temporaneamente, a uscire dai suoi gravi problemi di dipendenza dalle droghe. Il giornalista José GilOlmos racconta che anche la mitica attrice dell’era dorata del cinema messicano, MaríaFélix, la venerava. E così pure la cantante e attrice cubano-messicana Niurka Marcos e il suo ex compagno, l’attore di telenovele Boby Larios, i quali nel 2004 si sposarono giurando fedeltà proprio di fronte alla Chiesa di padre Romo.

Comunque sia, la Santa Muerte raccoglie consensi e devoti in paesi lontani dal Messico e“insospettabili”: dalla Germania alla Spagna, dall’Italia alla Danimarca, dal Giappone agli angoli più impensabili dell’America centrale, meridionale e settentrionale, la migrazione, il turismo e internet hanno contribuito alla sua rapida diffusione e massificazione. Le gerarchie ecclesiastiche combattono l’espansione di questa devozione che, malgrado tutto, pare inarrestabile e autonoma rispetto a istituzioni e sacerdoti. Nel mercato di Sonora a Città del Messico, noto per l’immensa varietà dei prodotti esotici, esoterici e curiosi che vi si vendono, il merchandising legato alla Niña Bonita è superato solo da quello della Madonna di Guadalupe, la santa patrona nazionale. Non hanno funzionato in passato i tentativi del Vaticano di “liberare dal diavolo” i devoti della Flaca, né altre strategie contro la Santa Muerte come le minacce di scomunica, la “semina” di altari del santo cattolico rivale, san Giuda Taddeo, o l’assoldamento di esorcisti specializzati nella capitale. Il fatto è che non c’è nessun Satana da estirpare dall’anima dei cosiddetti santamuertistas. Quello che c’è è la crisi della Chiesa in America, endemica come l’emorragia di fedeli di fronte all’avanzata dei pentecostali e dei protestanti o delle multinazionali della fede come l’americana Scientology e la brasiliana Pare de Sufrir (“Smetti di soffrire” o Chiesa universale del Regno di Dio). Ciononostante,il Vaticano resta comunque al vertice di un potere religioso e temporale, globale e millenario.

Tra i potenti, includendo narcos e boss mafiosi, la religiosità è un elemento identitario e fondamentale. La connessione mediatica delinquenza-Santa Muerte è nata in seguito alla cattura nel 1998 del famigerato rapitore seriale Daniel Arizmendi López, El Mochaorejas (“Il Mozzaorecchie”), che nel suo appartamento nascondeva un altare alla Niña Blanca che poi, con il consenso delle autorità carcerarie, poté portare nella sua cella del penitenziario La Palma. Pochi media hanno parlato, però, dell’immagine della santa nazionale messicana, la Madonna di Guadalupe, che, subito dietro all’effigie della morte, occupava un posto d’onore nel suo altare casereccio. Era giocoforza creare il mito della Madonna dei delinquenti.

Nell’aprile 2001 venne arrestato Gilberto García Mena, alias “ElJune”, luogotenente del boss OsielCárdenas, l’allora capo del cartello del Golfo. Nel giardino della sua villa l’esercito trovò un bel santuario della Bambina Bianca, per cui la Santa Muerte cominciò a essere associata anche alla narco-cultura e ai signori della droga. Le operazioni militari della narcoguerra si preoccupano sempre più di distruggere gli “spazi sacri” dedicati alla Santa Muerte, soprattutto nel Nord del Paese, dove la violenza raggiunge picchi intollerabili e si punta sul colpo mediatico pur mostrare risultati.

Nel dicembre 2010, a Nuevo Laredo, in pieno territorio dei narcos Zetas, il sindaco Ramón Garza Barrios proibì ufficialmente la vendita di immagini della Santa Muerte per le strade e richiese al ministero delle Comunicazioni e i Trasporti l’eliminazione da strade e androni dei suoi altari. Nonostante le persecuzioni e le sparate mediatiche, i santi preferiti dai narcos, in realtà, sono molti più di quanto non si creda: la Madonna di Guadalupe e san Giuda sono importantissimi, così come il Robin Hood del Sinaloa Jesús Malverde, oltre alla Santissima. Secondo alcune voci, diffuse dalla stampa messicana, nel 1996 perfino il potentissimo “Señor de los Cielos”, Amado Carrillo Fuentes, capo dell’allora egemonico cartello di Juárez, avrebbe ordinato la costruzione di un piccolo santuario in suo onore, ma è indubbio che i fenomeni dei narco altari e delle narco elemosine, ossia le prebende elargite dai narcos alla Chiesa o a culti “alternativi”, abbiano coinvolto negli anni diversi tipi di istituzioni religiose, di santi e devozioni. La Muerte non è l’unica a ricevere doni e attenzioni.

La studiosa argentina Lía Dansker ha lavorato presso vari istituti correzionali per minorenni di Città del Messico e ha riscontrato come san Giuda sia il più amato tra i giovani reclusi, provenienti in gran parte dai quartieri marginali della capitale, mentre la Santa Muerte, anche se in crescita, resta al secondo posto in classifica. Entrambi i culti si inseriscono comunque su un fondo cattolico comune. Lía s’è guadagnata la fiducia dei giovani reclusi coi suoi aneddoti sul “cugino argentino” della Santa Muerte, il popolare San La Muerte, e su un’altra icona proibita ma celeberrima: il GauchitoGil. In Argentina, come espressione di devozione e lealtà nei loro confronti, non si fanno solo tatuaggi o promesse, ma si arrivano a impiantare le figurine di plastica o di resina dei santi sottopelle con un’operazione chirurgica improvvisata. Se le ferite si infettano o il corpo del fedele rigetta la statuina, il miracolo non sarà concesso; se invece l’operazione funziona, il santo accompagnerà per sempre il suo accolito nelle sue avventure.

Il misticismo e il potere si accoppiarono nella Germania nazista: una corte di maghi, astrologi e occultisti circondava Adolf Hitler. Il Führer li incluse tra le file delle SS. Il capo di quest’organizzazione militare, Heinrich Himmler, soleva ritirarsi nel suo castello di Wewelsburg per effettuare rituali iniziatici ed esoterici, mentre Hitler consultava il suo astrologo personale prima di prendere decisioni importanti. Anche il suo alleato italiano, Benito Mussolini, pare avesse trovato in Giuseppe Cambareri un consigliere esoterico di fiducia. Il misticismo nazi si basava su miti, leggende e visioni politico-religiose che giustificavano la superiorità della razza ariana e i deliri di onnipotenza dei suoi ideatori. Oggi il nazismo esoterico caratterizza, per esempio, un partito politico come Alba Dorata in Grecia e parte del neofascismo italiano. Un nazista esoterico noto in America Latina fu Miguel Serrano, diplomatico e intellettuale cileno, amico del poeta filofascista Ezra Pound e autore di Hitlerismo esoterico Adolf Hitlerl’ultimo Avatara. L’organizzazione Nuova Acropoli, fondata in Argentina dal poeta Jorge Ángel Livraga Rizzi nel 1957 e presente in Messico, Italia e una quarantina di altri paesi, è stata descritta dal Parlamento europeo nel 1984 come «gruppo fascista e paramilitare». Il giornalista argentino Alfredo Villetta ha definito la sua ideologia come un mix di elementi «esoterici, di teosofia, di orientalismo,di alchimia, astrologia e un po’ di filosofia greca». I neonazi sono usi a mischiare e ricreare tradizioni e simboli, siano essi musicali, religiosi o letterari, appropriandosi dei più adeguati alla diffusione della loro ideologia e all’avvicinamento di seguaci verso cause politiche trasformate in culti e dogmi.

Nel barrio di Tepito dicono che la Santa Muerte non «nasconde la gente cogliona, né innalza gli stronzi». È un ragionamento che non fa una piega, soprattutto quando si tratta di culto, potere, ideologia e religiosità, dato che esistono limiti all’ambizione materiale e spirituale che non andrebbero superati. Tepito è un quartiere enclave di artigiani, commercianti e sopravviventi del caos metropolitano in cui la Santissima è la patrona, «più tosta della Madonna», e «fa sgami, paros, non solo miracoli», secondo i suoi seguaci. In fin dei conti, i devoti chiedono una vita e una morte buone. Dalbarrio bravo non si scappa, ma ci si resta per imparare, perché la saggezza di quartiere può essere diretta e tagliente come una lama o star nascosta tra i vicoli e i doppi sensi sottili della parlata locale.

In Messico la Santa Muerte sta avendo un discreto successo anche tra le classi alte, ma molto più radicata è la sua venerazione tra quelle popolari, sempre più escluse dalle attenzioni di Chiesa, stato e istituzioni. Quando la morte si fa presente nella società, il suo culto si fortifica. E quando i diritti umani sfumano, la Santa Muerte prende il posto di chi dovrebbe garantirli. La Flaca è un sostegno spirituale che dà protezione, lavoro, salute, denaro e sicurezza. Nel Messico della narcoguerra sono beni scarsi, soprattutto per quei devoti silenziosi che dal potere fuggono più che cercarlo.

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