Cepell Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/cepell/ un blog di approfondimento culturale Fri, 05 Jun 2015 11:17:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Cepell Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/cepell/ 32 32 Perché Franceschini sbaglia sempre e tutto sulla politica della lettura https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/perche-franceschini-sbaglia-sempre-e-tutto-sulla-politica-della-lettura/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/perche-franceschini-sbaglia-sempre-e-tutto-sulla-politica-della-lettura/#comments Fri, 05 Jun 2015 09:07:40 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=27178 E così il ministro Franceschini, sempre con la complicità del Centro per il libro e la lettura, ha avuto un’altra idea sciocca. Ieri, a margine della premiazione del concorso di scrittura per le scuole Scriviamoci. Passami i tuoi pensieri e le tue emozioni in 30 righe (sic, il titolo non è una parodia), ha dichiarato […]

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E così il ministro Franceschini, sempre con la complicità del Centro per il libro e la lettura, ha avuto un’altra idea sciocca. Ieri, a margine della premiazione del concorso di scrittura per le scuole Scriviamoci. Passami i tuoi pensieri e le tue emozioni in 30 righe (sic, il titolo non è una parodia), ha dichiarato su twitter:

“Faremo la Biblioteca Nazionale dell’Inedito. Un luogo dove raccogliere e conservare per sempre romanzi e racconti di italiani mai pubblicati”

Non si sa bene da dove partire per criticare la scempiaggine di una dichiarazione del genere. Perché oltre le ovvie reazioni beffarde dei social – “il museo della noia, bella idea”, “mi tenga due ripiani liberi, gentilmente”, “io aggiungerei una sezione dedicata alle scritte sulle porte dei cessi”… – questo modo di affrontare le politiche del libro non denuncia solo il velleitarsmo e l’ingenuità del ministro, ma ancora un’idea tutta pubblicitaria della letteratura e della cultura in generale.

È ancora più indicativo e più grave che questo genere di dichiarazioni vengano fatte davanti a una platea di studenti. Franceschini aveva appena finito di parlare:

“Molti non osano scrivere perché temono di confrontarsi ma scrivere è una terapia straordinaria, è un atto di grande creatività e libertà che tutti dovrebbero fare al di là del talento o dell’essere o meno portati. […] Mi piacerebbe che quando si fa il tema ogni tanto si dicesse ora scrivete quello che vi pare perché le storie piu’ straordinarie sono quelle intorno a noi, lì c’è la letteratura più fantastica”.

Ora, diamo il beneficio dell’inventario alla buona fede del ministro, ma qualche interrogativo non possiamo non porglielo.
Non c’è mai stata una civiltà come la nostra dove si fa narrazione di se stessi in continuazione, dove ci si autorappresenta sempre, dove le emozioni non smettono mai di essere comunicate: e davvero la scuola o un ministro della cultura devono avallare quest’equazione, tra espressione di sé e letteratura? Davvero avrebbe un senso formativo dare un tema e dire: scrivi quello che ti pare? Davvero pensiamo che sia un’iniziativa lodevole immaginare una biblioteca dell’inedito dove stipare qualunque cosa capiti di scrivere?

Del resto il concorso Scriviamoci era stato immaginato con lo stesso dissennato criterio: i 900 ragazzi partecipanti hanno raccontato la prima cosa che gli è venuta in mente in 30 righe. Che idea di concorso è? In nome di quest’idolo anti-formativo – la facilità, l’emozione, la spontaneità… – si sono coinvolti migliaia di studenti e docenti a fare che cosa? A mettere una specie di like su un evento del Centro per il libro?
E cosa vincono i tre primi posti? Un corso di tre giorni alla scuola Holden, un viaggio pagato al Festival della Letteratura di Mantova, un viaggio pagato a Expo (!). Non borse di studio, turismo.

Non si poteva realizzare un concorso letterario serio, chiedendo lunghi elaborati e non scritti emozionali di 30 righe? Non si poteva pretendere un impegno sul testo? E offrire il lavoro editoriale di professionisti come premio?

Scriviamoci fa il paio con Libriamoci e #ioleggoperché, altre iniziative promosse dal Cepell – in collaborazione con i ministeri dell’istruzione e della cultura, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO (insomma tutte le istituzioni) ed è davvero il segno della deriva istituzionale di un pensiero dannoso su cosa vuol dire oggi educare alla lettura.

Si tratta sempre di eventi che richiedono molti soldi per l’organizzazione, che si esauriscono nell’ambito di poche ore, di cui non si valuta l’impatto, e che soprattutto non educano, ma al massimo promuovono.
Il ministro Franceschini insieme a Romano Montroni, libraio di esperienza ma inadeguatissimo presidente del Cepell, continuano a perseverare in due errori da matita blu: pensare che questo sia il ruolo dell’istituzione, rendere indistinta la differenza tra cultura e comunicazione, tra formazione e pubblicità; e quello di compiere uno sforzo promozionale – inefficace – per compensare le carenze strutturali che abbiamo in Italia sulla lettura e sulla scrittura. Insomma non sono bravi né nel ruolo educativo (che sarebbe richiesto) né in quello commerciale (che non gli ha richiesto nessuno).

È così difficile cambiare prospettiva? No. Se ministero e Cepell volessero, potrebbero cominciare almeno a sfogliarsi un libretto uscito da poco per Einaudi, s’intitola Lettori si cresce e l’ha scritto Giusi Marchetta. Immagina una politica della lettura agli antipodi di quella di Libriamoci e Scriviamoci. Del resto, leggere a questo serve: a cambiare idea.

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Promuovere la cultura siamo d’accordo, ma per favore facciamolo in modo sistematico https://minimaetmoralia.it/editoria/promuovere-la-cultura-siamo-daccordo-ma-per-favore-facciamolo-in-modo-sistematico/ https://minimaetmoralia.it/editoria/promuovere-la-cultura-siamo-daccordo-ma-per-favore-facciamolo-in-modo-sistematico/#comments Mon, 13 Oct 2014 13:14:43 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23839 Quest’articolo è uscito su Pagina 99. di Christian Raimo Qualche settimana fa a Bologna si è svolto un convegno organizzato dall’associazione Hamelin sugli adolescenti e la lettura. Per chi non li conosce, gli Hamelin sono un gruppo di Bologna che in questi anni, attraverso una rivista e cento iniziative, sono diventati un riferimento rispetto alla lettura per ragazzi e […]

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Quest’articolo è uscito su Pagina 99.

di Christian Raimo

Qualche settimana fa a Bologna si è svolto un convegno organizzato dall’associazione Hamelin sugli adolescenti e la lettura. Per chi non li conosce, gli Hamelin sono un gruppo di Bologna che in questi anni, attraverso una rivista e cento iniziative, sono diventati un riferimento rispetto alla lettura per ragazzi e per l’infanzia. Incredibilmente, a seguire l’incontro c’erano 300 persone (insegnanti, bibliotecari, editori… che avevano pagato 35 euro l’una), il che mi sembrava quanto meno un indizio evidente di un interesse non marginale per questi temi oggi in Italia, oltre a manifestare una domanda enorme di formazione. Ha aperto la giornata Romano Montroni, libraio storico e neo-direttore del Cepell, il Centro per il Libro e la Lettura, e per fortuna ha dato un segno inequivocabilmente diverso rispetto al suo predecessore: se Gian Arturo Ferrari parlava di nuove strategie di mercato per vendere i libri nell’era del passaggio dal cartaceo al digitale, Montroni giustamente se ne frega di questa falsa questione e pone l’accento sugli interventi educativi. Quindi lancia per la fine di ottobre (29, 30, 31) una tre giorni di letture ad alta voce proprio nelle scuole, intitolata Libriamoci.

Si potrebbe applaudire all’iniziativa, se non fosse che per l’ennesima volta, mi sono venute in mente almeno un paio di obiezioni che da vari anni a questa parte chiunque si occupa di politica culturale pone. La prima, che senso hanno queste iniziative sporadiche, una tantum, simboliche, organizzate in modo volontaristico, con il feticcio della cultura come buona azione? La seconda, perché non partire dai modelli di promozione della lettura che già esistono, mapparli, metterli in rete, valutarli e da quelli progettare gli interventi?

Queste obiezioni non sono come si dice di scuola. (Quando vedo che il Tropico del Libro, un sito che si occupa di editoria, lancia Open Atlas sulla lettura per ragazzi, una rete che mappi le varie iniziative che esistono in Italia, dalla rivista Andersen a Biblioragazzi ai Piccoli Maestri, mi viene da dire: ma perché il Cepell arriva sempre dopo e sempre malino?) Ma, se dovessi farle queste osservazioni a voce, tradirebbero un tono un po’ recriminatorio. Da un po’ di anni ormai, c’è un folto numero di persone in Italia che si occupa di politiche culturali e lo fa supplendo a una mancanza o a una fragilità di forze, di competenze, e soprattutto di visione di chi ha un ruolo politico. Assessori imballati, responsabili culturali ingenui, decisori irresoluti, e una quantità nettamente eccessiva di impreparazione in ruoli chiave.

Ora questa funzione suppletiva per me deve finire. Per varie ragioni evidenti. La prioritaria è che il welfare culturale – il sistema dei teatri, dei musei, delle biblioteche, degli archivi… – sta crollando. Nelle ultime settimane solo a Roma ha chiuso il Teatro Eliseo e sono stati licenziati gli orchestrali dell’Opera. La risposta della politica a questa rovina strutturale è la riduzione dell’offerta, l’esternalizzazione, la resa. Mai, dico mai, la reazione è quella di immaginare una politica di sistema sulle leve dell’educazione culturale: introdurre uno studio del teatro o della musica serio nei licei, formare gli insegnanti alla promozione alla lettura (invece di una tre giorni), consentire una cogestione degli spazi pubblici attraverso forme di reale partecipazione e sussidiarietà, che non vogliono dire supplenza, volontariato, ma governo, presa di responsabilità.

Altrimenti, quando ogni anno, commentiamo i tassi crescenti di analfabetismo funzionali e tassi decrescenti di lettori, poi non facciamo finta che un po’ non è anche colpa nostra.

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I libri vendono poco: un intervento di Stefano Petrocchi https://minimaetmoralia.it/editoria/i-libri-vendono-poco-intervento-stefano-petrocchi/ https://minimaetmoralia.it/editoria/i-libri-vendono-poco-intervento-stefano-petrocchi/#comments Fri, 28 Mar 2014 14:51:03 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=19625 Riceviamo e pubblichiamo la risposta del direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi al pezzo di Christian Raimo I libri vendono poco, si è capito. Ma forse ci sono responsabili e soluzioni.

di Stefano Petrocchi

Caro Christian,

hai ragione, la divulgazione dei dati sulla scoraggiante attitudine alla lettura di noi italiani è uno stanco rito primaverile. Il Centro per il libro e la lettura ricompensa gli addetti ai lavori pazientemente convenuti immergendoli nella gloria di una biblioteca storica romana, quest’anno l’Angelica, così da ricordare a tutti da che grande civiltà proveniamo (in cui la lettura era faccenda assai elitaria: forse andrebbero meglio valutate le risonanze simboliche di certe location).

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peoplereading

Riceviamo e pubblichiamo la risposta del direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi al pezzo di Christian Raimo I libri vendono poco, si è capito. Ma forse ci sono responsabili e soluzioni.

di Stefano Petrocchi

Caro Christian,

hai ragione, la divulgazione dei dati sulla scoraggiante attitudine alla lettura di noi italiani è uno stanco rito primaverile. Il Centro per il libro e la lettura ricompensa gli addetti ai lavori pazientemente convenuti immergendoli nella gloria di una biblioteca storica romana, quest’anno l’Angelica, così da ricordare a tutti da che grande civiltà proveniamo (in cui la lettura era faccenda assai elitaria: forse andrebbero meglio valutate le risonanze simboliche di certe location).

Venuto a noia a te stesso, ti eri ripromesso (15 ottobre u.s.) di non occuparti più del presidente del Cepell. Quando però è la verità a strattonarti con la sua urgenza, capisco che anche un intellettuale come te, per solito restio a spandere il proprio verbo, non può fare a meno d’intervenire. Ma allora, caro Christian, ripetilo anche tu quel dato che alla presentazione dell’indagine Nielsen è stato citato davanti a un solerte funzionario dell’Institut Français: le attività dell’omologo francese del Cepell, il Centre National du Livre, si basano su risorse per 42 milioni di euro (a gennaio – mentre da noi andava in scena l’infortunio parlamentare degli sgravi fiscali sull’acquisto dei libri – ha varato un piano di aiuti alle librerie indipendenti del costo di 9 milioni); la dotazione annuale del Cepell è ben lontana dal raggiungere il milione, soldi di cui una buona parte è presumibile che se ne vadano per le spese di gestione e il personale. Questa situazione, a vari anni dalla nascita del Centro, potrebbe forse indurre il suo presidente a trarre le conseguenze sul piano personale; quand’anche ciò accadesse, il paese non avrebbe fatto un passo avanti nella promozione della lettura.

C’è un fermento di iniziative dal basso, ricordi, e bene fanno quelle istituzioni che le sostengono (che c’entra TQ? Anzi, che fine ha fatto TQ? «Langue», scriveva Vincenzo Ostuni su “Alfabeta 2”. E nel periodo in cui c’era, che cosa ha prodotto TQ? «Parole», dico io, non resistendo al richiamo saussuriano). Ho partecipato nei mesi scorsi numerose sedute di ascolto volute dalle amministrazioni locali recentemente insediate per far sì che le realtà che citi potessero illustrare le loro buone pratiche. Mentre stavo a sentire il racconto del vissuto eroico, lo dico senza ironia, del festival del paesino fuori porta e della biblioteca di quartiere mi è venuto da pensare: c’è un premio letterario tra i maggiori che ha quasi settant’anni di vita e una fondazione che – notoriamente – da almeno venti lavora tutto l’anno con decine di scuole a Roma, nel Lazio e fuori, mi piacerebbe per una volta ascoltare dai nuovi amministratori della cosa pubblica – perdonami l’accesso di hybris – in che modo intendono contribuire a valorizzare questo patrimonio storico, bibliografico, archivistico e di esperienza con i lettori più giovani. Per il 2013 Roma Capitale ha contribuito con zero euro, la Regione Lazio con duemilaquattrocento; per il 2014 ancora nulla si sa.

A novembre, in occasione di “Più libri più liberi” sono stato contattato da quel funzionario dell’Institut Français per dare vita a un gemellaggio con il più noto premio francese che, fra l’altro, porterà una delle scuole che attribuiscono il Goncourt des lycéens nella giuria del Premio Strega Giovani. Dal Ministero degli esteri, cui spetta la promozione culturale fuori d’Italia, non ho ricevuto neppure gli auguri di Natale.

Con affetto,

stefano

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Quanto pagheresti per il tuo libro preferito? https://minimaetmoralia.it/editoria/quanto-pagheresti-per-il-tuo-libro-preferito/ https://minimaetmoralia.it/editoria/quanto-pagheresti-per-il-tuo-libro-preferito/#comments Wed, 11 Dec 2013 23:14:28 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=17012 La crisi dell’editoria, secondo gli ultimi dati Nielsen, ha signficato una flessione del 6,5% nell’ultimo anno. Gli editori sperano di inventire la tendenza nei giorni di Natale che, per chi lavora nell’industria libraria (dagli editori appunto ai librai), spesso rappresentano una fetta condiserevole, alle volte un quinto o un quarto o addirittura un terzo, delle […]

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La crisi dell’editoria, secondo gli ultimi dati Nielsen, ha signficato una flessione del 6,5% nell’ultimo anno. Gli editori sperano di inventire la tendenza nei giorni di Natale che, per chi lavora nell’industria libraria (dagli editori appunto ai librai), spesso rappresentano una fetta condiserevole, alle volte un quinto o un quarto o addirittura un terzo, delle vendite annue. Perché, uno si chiede, così tanta gente compra e regala libri per Natale? Io credo che la risposta sia diversa da quella che riguarda molti altri oggetti che vengono regalati, sciarpe o guanti o maglioni o dolciumi… Io credo che questa propensione a regalare libri sia dovuta soprattutto all’intrinseca natura dell’oggetto libro: un oggetto per cui conta molto il valore d’uso a discapito del valore di scambio.
Qualche anno fa Gian Arturo Ferrari, presidente del Cepell, scrisse un articolo per Repubblica, nel quale sosteneva la natura ibrida del libro: bene culturale/bene commerciale. In questi anni ho riflettuto molto e con molte persone su tale questione e sulla prospettiva di Ferrari. Nel frattempo mi è spesso capitato varie volte di fare un piccolo gioco, ponendo alle persone che incontravo un quesito. Questo: Pensa al tuo libro preferito. E immaginiamo che tu non l’abbia letto. Quanto saresti disposto a pagare per poterlo leggere?
Ossia, poniamo che io – io io, io Christian Raimo – non avessi avuto accesso a Il partigiano Johnny o alla Ragazza dai capelli strani, oggi quanto sarei disposto a pagare, realisticamente, ossia tenendo conto delle mie particolare condizioni economiche, per poterlo leggere? Realisticamente risponderei 650 euro per Fenoglio, ma anche 1200, 1300 per Wallace. Dei prezzi completamente fuori mercato. Probabilmente sarei disposto a spendere anche più di metà dei miei guadagni attuali per un mucchietto di una decina di libri. Quando pongo questo stesso interrogativo a dei miei amici o a delle persone che conosco, che siano dei lavoratori dell’editoria o dei semplici lettori, ottengo delle risposte abbastanza simili. Il che mi fa concludere ogni volta che il discorso di Ferrari fa acqua: il libro è un bene commerciale certamente, ma lo è in un modo molto singolare. Il suo valore d’uso è molto più rilevante per certi versi e sproporzionato rispetto al valore di scambio.
E voi, vi chiedo, quanto sareste disposti a pagare il vostro libro preferito? E quale è il vostro libro preferito?
(C.R.)

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Il Centro per il libro e la lettura: se ne cominciassero a parlare gli scrittori e i lettori? https://minimaetmoralia.it/editoria/il-centro-per-il-libro-e-la-lettura-se-ne-cominciassero-a-parlare-gli-scrittori-e-i-lettori/ https://minimaetmoralia.it/editoria/il-centro-per-il-libro-e-la-lettura-se-ne-cominciassero-a-parlare-gli-scrittori-e-i-lettori/#comments Sat, 12 May 2012 17:21:40 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7819 Ieri al Salone di Torino, ci sono stati un paio di incontri con Gian Arturo Ferrari, presidente del Cepell, che per l’ennesima volta ha completamente e si direbbe colpevolmente glissato sulle sue responsabilità pubbliche, incarnando la figura dell’intellettuale o dell’esperto di editoria e di marketing. In questi ultimi giorni, rispettivamente sul Venerdì, su Alfabeta2 e […]

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Ieri al Salone di Torino, ci sono stati un paio di incontri con Gian Arturo Ferrari, presidente del Cepell, che per l’ennesima volta ha completamente e si direbbe colpevolmente glissato sulle sue responsabilità pubbliche, incarnando la figura dell’intellettuale o dell’esperto di editoria e di marketing. In questi ultimi giorni, rispettivamente sul Venerdì, su Alfabeta2 e su Lettera43.it questi tre pezzi.

Crisi dell’editoria? Forse il punto è un altro

di Nicola Lagioia

Nel 2011 in Italia è andata in crisi l’editoria libraria: secondo l’ISTAT si sarebbero volatilizzati 700mila lettori. Molti sarebbero tra l’altro lettori forti, quelli che acquistano più di dieci libri l’anno.
La recessione spiega molte cose ma può essere una scusa. Di più: le grandi crisi hanno di buono che impedisono ai modelli al capolinea di fingersi in salute. Che il sistema della diffusione del libro avesse imboccato un binario morto era chiaro da tempo. Ma solo il crollo dei fatturati trasforma le Cassandre in persone di buonsenso e causa incidenti lunguistici ai signori del vapore. Riccardo Cavallero, dg Mondadori, ha dichiarato che gli editori sono vicini al panico, non sono più in grado di controllare il mercato perché tra crisi e digitale oggi “il lettore se ne frega di quel che dici, è lui che decide. Non puoi più menarlo per il naso”.
Chiudendo il sillogismo: non sarà che molti di quei 700mila si sono stancati di essere menati per il naso? Non sarà che gli editori (tutti o quasi, beninteso) puntando sull’aumento di produzione e trascurando una vera politica culturale, hanno preferito l’uovo alla gallina? Aver inondato le librerie con migliaia di volumi, spesso pessimi per la regola dei numeri, aver preferito i salotti televisivi al lavoro sul territorio, l’exploit del megaseller al progetto di lungo corso, non può aver messo in fuga i lettori rimpiazzandoli con semplici clienti? I quali si sono poi volatilizzati ai primi venti di crisi. Tanto che ora c’è chi prova a far cassa agitando le sirene del self-publishing (tu paghi, noi stampiamo, nessuno leggerà).
Se dal privato si passa al pubblico la musica non cambia. Il governativo Centro per il Libro aveva grandi ambizioni: “ci prefiggiamo di aumentare in un decennio i lettori abituali di due punti percentuali”. A due anni di distanza il fallimento è lampante, e se è vero che il Centro riceve dallo Stato pochi milioni, per misurare la distanza dal paese reale basta contare i follower del suo profilo twitter: poco più di un centinaio, meno di un decimo di quelli di un blogger a costo zero.
Eppure negli ultimi anni, dal basso, si sono moltiplicate le iniziative a sostegno della lettura. Festival, riviste, associazioni, per non parlare della Rete. Perché non tenerne conto? La sensazione è che, come i politici preferiscono a volte le plebi ai cittadini, le classi dirigenti del mondo editoriale ritengono che sfornare consumatori sia più redditizio che formare lettori. Ma il banco alla lunga non paga. Per dirla con Isaiah Berlin: “la volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande”.

Il mondo dei libri secondo GAF
di Christian Raimo

Disclaimer. Probabilmente chi leggerà quest’articolo è un lettore forte. Probabilmente però chi leggerà quest’articolo non avrà mai sentito parlare del Cepell, ossia del Centro per il libro e la lettura. Ecco, questa mancanza d’informazione è in se stessa una questione che andrebbe affrontata. Sintetizzare cos’è il Cepell, quelle che sono le sue funzioni, perché è stato creato, necessiterebbe di una premessa molto lunga. Sul sito Cepell.it ci sono delle informazioni direi sufficienti. Il decreto del 25 gennaio 2010 che lo istituisce è reperibile sulla Gazzetta Ufficiale del 10 marzo 2010, anche on line.
Ringraziamenti. Di alcune delle riflessioni che seguiranno sono debitore a Francesca Santarelli e a Luisa Capelli.

Un paio di anni fa si installa alla guida del Cepell Gian Arturo Ferrari. Ha appena lasciato il gruppo Mondadori dove è stato per anni una sorta di eminenza indiscussa – colui che è riuscito a far vincere il Premio Strega per quattro volte di seguito (con milioni di copie vendute), e a essere uno spauracchio sul lavoro per molti (si dice che a Einaudi si facessero delle riunioni preparatorie per “parare i colpi” prima dei suoi incontri)

È il 17 febbraio 2010, e alla presenza di Maria Stella Gelmini, Sandro Bondi, Giorgia Meloni, Paolo Bonaiuti (giusto per ricordare gli intellettuali che abbiamo avuto al potere in questo Paese), nella conferenza stampa che vara la struttura, GAF espone il suo progetto con queste parole precise: “Va da sé che gli obiettivi si raggiungano con programmi e progetti per ora ne sono stati preparati cinque, ai quali si aggiunge un’indagine finale a verifica dei consumi reali degli italiani”.
Su questa ricerca sui consumi non si dilunga, mentre sui progetti GAF è più articolato. Dice per esempio che (1) “Il mio obiettivo è di allargare la base di lettura conferendo valore sociale al libro. Ci siamo prefissi di passare nell’arco di un decennio dall’8% di lettori abituali adulti, al 10%”; dice che (2) “siccome non esistono precedenti cui rifarsi incrementare il numero dei lettori in un paese, di conseguenza, bisogna costruire un modello di promozione della lettura su scala provinciale applicabile successivamente a tutto il territorio nazionale”; dice che (3) “saranno donati gratuitamente libri di buona qualità, che gli editori eliminano, alle situazioni più svantaggiate (ospedali, case per anziani, piccole scuole, biblioteche di piccoli centri, carceri…). Il libro come cura della solitudine, fisica sociale, spirituale. Sarà effettuato un censimento per le disponibilità dei libri e un censimento delle destinazioni per avere l’esatta corrispondenza tra i due insiemi”; dice che (4) “Con lo scopo di familiarizzare al libro e attribuirgli un valore affettivo è prevista una campagna di comunicazione, concentrata in una settimana che, in collaborazione con AIE (Associazione Italiana Editori), culminerà nella giornata di domenica 23 maggio, dove tutti saranno invitati a regalare un libro a coloro cui si vuol bene. Un’operazione che durerà nel tempo, almeno 5 anni, in modo da creare, con un appuntamento fisso, l’abitudine a donare un libro”; dice che (5) “si punterà a dare agli autori e alle opere italiane la presenza internazionale che oggi non hanno, con il finanziamento della traduzione di libri italiani all’estero, a fronte di un concreto contratto di un editore straniero. Si lavorerà in coordinamento con le parallele iniziative del Ministero degli Esteri”; dice che (6) “Il Centro sarà infine un punto di riferimento per rappresentare gli interessi del mondo dei libri nelle sedi istituzionali, anche con riguardo ai provvedimenti legislativi: prezzo del libro; perequazione tra Iva libri e IVA quotidiani e periodici; perequazione Iva tra libri di carta e libri elettronici; riforma del trattamento fiscale del diritto d’autore”; dice che (7) sarà costituita l’Associazione Fahrenheit 451 attraverso la quale i privati potranno fare le proprie donazioni con la speranza di riuscire a finanziare, con il tempo, tutto il progetto. Un gesto di generosità e un’assunzione di responsabilità personale da parte delle persone economicamente più fortunate.
A proposito delle ricerche di mercato ha un’idea piccola ma precisa: affidarsi alle rilevazioni Nielsen: (8): “Per poter costituire un’unica autorevole fonte di dati sul mondo dei libri, è indispensabile procedere con rilevazioni dell’acquisto reale dei libri da parte delle famiglie italiane Le ricerche fatte fino ad oggi si sono basate su dichiarazioni di singole persone risultando essere del tutto aleatorie. Le nuove rilevazioni saranno invece fondate su dati reali d’acquisto, che saranno integrati con Nielsen Bookscan /rilevazione delle vendite) e con i dati di fatturato mensile delle case editrici”.

Ora, proviamo a fare un bilancio piccolo piccolo di queste dichiarazioni?
(1) I lettori stanno diminuendo a vista d’occhio. Meno 700.000 lettori forti in meno l’anno scorso, così dice l’Istat. Le piccole case editrici chiudono, le grandi case editrici gridano al si salvi chi può. È ovviamente anche colpa della crisi economica. Come pensa GAF di rispondere a questa tendenza terribile? In un intervento su Repubblica del luglio 2011 scrive che sostanzialmente l’unica soluzione sono le ricerche di mercato che permetterebbero alle case editrice di evitare l’improvvisazione nelle strategie commerciali. Mentre il 23 marzo di quest’anno, alla presentazione dell’allarmante studio sulle abitudini di lettura degli italiani (sì, ne parliamo più sotto) chiarisce, all’esplicita domanda Beh, di fronte a questa crisi che pensate di fare?, che secondo lui lo scopo del Cepell è di fotografare la situazione più che di prospettare soluzioni.
(2) Perché si dice sempre nelle politiche culturali che bisogna ripartire da zero? Si parla sempre di costruire e mai di gettare ponti, di fare manutenzione alle strade? Non esistono esperienze modello da tesaurizzare? Per dire, a livello internazionale (il Centre National du Livre francese, per citare proprio il più banale) o a livello locale (le centinaia di progetti istituzionali o meno che si sforzano di promuovere la lettura in contesti magari complicati)?
(3) Perché anche qui non preoccuparsi dell’attenzione per quello che già c’è? Esempi? Le biblioteche scolastiche sono al collasso, il personale per le biblioteche in generale è poco e mal pagato, ci sono milioni di libri e documenti che senza manutenzione rischiano di andare al macero; che senso ha lanciare l’idea di questo beau geste caritatevole invece di chiedere una politica più assennata perché le biblioteche delle carceri e degli ospedali funzionino il meglio possibile, abbiano dei fondi per acquisire i libri, etc…? E, in secondo luogo, questo censimento è stato fatto?
(4) La giornata in cui si regalano i libri… ehm… Anche qui, in un mondo in cui la cultura del booksharing è ormai diffusa tra centinaia di associazioni, circoli, virtuali e reali, perché fare una campagna di marketing con tanto di slogan “Se mi vuoi bene, regalami un libro” e testimonial tipo Carofiglio e Saviano per inventarsi una tradizione che sembra semplicemente pubblicitaria? Ovvero: possibile che promozione voglia dire essenzialmente pubblicità? E, anche qui, com’è andata nel 2010 e nel 2011: si sono regalati tanti libri?
(5) Il 26 gennaio di quest’anno è stato reso noto l’elenco delle opere per le quali verrà erogato un finanziamento per la traduzione all’estero: sono circa venti tra narrativa, saggistica, letteratura per ragazzi (sul sito del Cepell potete trovare l’elenco). A parte che uno potrebbe dire: pochine, no? Ma, giusto per fare un paragone sul sistema dei finanziamenti, il Centre du Livre francese finanzia oltre le traduzioni, le borse ai traduttori verso il francese; oltre i la promozione dei libri, i soggiorni di studio per gli scrittori. Anche qui l’idea è quella di agire sul processo di scrittura, sul lavoro culturale, più che soltanto sul prodotto.
(6) In realtà questo ruolo di riferimento il Centro del Libro non è riuscito a conquistarselo. Pesa probabilmente la poca fiducia che la direzione di Ferrari porta con sé. Pesa una sorta di apparente doppia anima: accanto al presidente Ferrari, la direttrice Flavia Cristiano ha scelto di avere un profilo basso. E per esempio, ogni volta che in pubblico si è cercato un confronto sulla politica culturale del Centro, Cristiano si è sempre dimostrata disponibile. GAF si è invece quasi sempre defilato o mostrato irritato.
Poi, c’è da dire che altre realtà, auto-organizzate come il Forum del libro o i Mulini a Vento sono state e sono dei veri riferimenti per una nuova legislazione sul libro. Spesso il Centro per il Libro, proprio per l’ostentata inerzia di GAF (alla riunione del Forum del libro a Matera per esempio), è stato visto come un ostacolo più che un veicolo nei rapporti con le istituzioni.
(7) Questa associazione esiste? Io non ne ho mai sentito parlare.
(8) Le ricerche Nielsen sono state sicuramente una priorità assoluta per il Centro del Libro secondo GAF. (Per farle sono stati spesi 80.000 euro dice Flavia Cristiano, Ferrari aveva citato cifre più alte a Matera). Il 23 marzo alla Biblioteca Casanatense sono stati presentati i risultati della ricerca sulla lettura degli italiani. Questi dati hanno suscitato molto allarme: l’abbiamo detto, un crollo (altro che il 10% in più in dieci anni!). Ma ancora di più hanno lasciati aperti vari interrogativi: era necessario fare queste ricerche di mercato? Questi dati che indagano più l’acquisto che le abitudini di lettura non sono utili forse più agli uffici commerciali delle case editrici piuttosto che agli amministratori che si dovrebbero occupare di promozione alla lettura? Queste ricerche sono state finanziate tutte con soldi pubblici o magari qualche soggetto privato, tipo l’AIE, ci ha messo dei soldi? Perché la Nielsen non fornisce i criteri con cui ha realizzato queste indagini?
GAF terminava l’articolo per Repubblica il luglio scorso con un tono di caustica lapalissianità: “Sarà anche vero che il libro è anticiclico e si avvantaggia delle crisi, ma fino a un certo punto”. Vien da rispondergli, con altrettanta ovvietà. Sarà pur vero che durante un naufragio, l’importante è salvare la pelle, ma fino a un certo punto; se si è scelto di fare il capitano, è bene farsi uscire un’idea di come uscire dal disastro. Altrimenti è meglio passare la mano a qualcun altro.

A Panorama in Ferrari

di Bruno Giurato

Da guru del libro a (probabile) guru dei periodici. Gian Arturo Ferrari per anni direttore editoriale di Mondadori libri e attualmente presidente del Cepell (Centro per il libro e la lettura, Roma) è entrato a far parte del gruppo di lavoro per il restyling del settimanale Panorama.
Ferrari ha confermato il nuovo impegno con Lettera43.it, senza sbilanciarsi sui particolari del suo novo ruolo che, a quanto pare, è ancora in fase embrionale. Ferrari, classe 1946, laurea in Lettere classiche, anni di insegnamento di Filosofia della scienza, è stato dalla fine degli Anni 90 alla fine del 2000, l’uomo più potente nel panorama librario italiano. E adesso è approdato a Panorama, mentre il settimanale vive una fase difficile. Quello del 2012 è il quarto restyling in cinque anni per il giornale fondato nel 1939 da Gianni Mazzocchi, che da qualche anno soffre un calo di copie pressoché costante: secondo i dati Audipress dal dicembre 2010 al dicembre 2011 la tiratura è scesa di un ulteriore 3,9%. Un’emorragia di vendite che ha messo in dubbio la stessa identità editoriale del settimanale. È incerto se a Segrate si sia deciso per la linea del direttore Giorgio Mulè, focalizzata sulla cronaca e le inchieste, o per quella del neo vicedirettore Walter Mariotti, centrata sui personaggi e sul lifestyle. Mariotti è approdato a Segrate dopo aver lasciato la direzione di Il, mensile del Sole 24Ore, ora guidato dall’ex ‘fogliante’ Christian Rocca.
Ma insieme a quello di Panorama è in discussione un cambio di faccia generale dei periodici Mondadori. Dai rumors si apprende che per il 13 aprile è stata convocata una riunione generale, con i responsabili di Panorama, quelli del magazine Panorama Icon (diretto da Emanuele Farneti), e quelli di Flair. Mentre sembra confermato che la versione italiana di Instyle sarà affidata a Silvia Grilli, attuale vicedirettore di Panorama.

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Tutta la fortuna dello stare un sabato pomeriggio a Librinnovando in una Torvergata deserta (ps. la parte polemica è in fondo) https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/tutta-la-fortuna-dello-stare-un-sabato-pomeriggio-a-librinnovando-in-una-torvergata-deserta/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/tutta-la-fortuna-dello-stare-un-sabato-pomeriggio-a-librinnovando-in-una-torvergata-deserta/#comments Tue, 01 May 2012 19:11:03 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7672 La novità dell'edizione di Librinnovando di quest'anno è stato il suo carattere schiettamente politico. Chi c'è stato, il weekend dal 27-28 a Roma, l'ha potuto constatare. Chi non c'è stato può farsene un'idea dallo storify, o dal report del Tropico del Libro. Molte delle persone intervenute, tra organizzatori e partecipanti, Luisa Capelli o eFFe o Andrea Libero Carbone o Simone Ghelli o o o hanno mostrato nel corso dell'ultimo anno come lo sforzo di innovazione nell'editoria non può e non dev'essere disgiunto da una militanza culturale o politica tout-court: per le politiche culturali cittadine (vedi il caso del festival dell'Inedito), per le questione del reddito e della qualità del lavoro (vedi i questionario di Re.re.pre, Precariementi, TQ sul lavoro editoriale), per le questioni legate alla proprietà intellettuale (vedi il libro di Boldrin & Levine), etc...

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La novità dell’edizione di Librinnovando di quest’anno è stato il suo carattere schiettamente politico. Chi c’è stato, il weekend dal 27-28 a Roma, l’ha potuto constatare. Chi non c’è stato può farsene un’idea dallo storify, o dal report del Tropico del Libro. Molte delle persone intervenute, tra organizzatori e partecipanti, Luisa Capelli o eFFe o Andrea Libero Carbone o Simone Ghelli o o o hanno mostrato nel corso dell’ultimo anno come lo sforzo di innovazione nell’editoria non può e non dev’essere disgiunto da una militanza culturale o politica tout-court: per le politiche culturali cittadine (vedi il caso del festival dell’Inedito), per le questione del reddito e della qualità del lavoro (vedi i questionario di Re.re.pre, Precariementi, TQ sul lavoro editoriale), per le questioni legate alla proprietà intellettuale (vedi il libro di Boldrin & Levine), etc…
Per questo gli interventi delle istituzioni culturali di inizio mattinata sono parsi fiacchi e poco centrati. Perché le istituzioni stanno cambiando, e o si prendono a cuore direttamente le questioni politiche oppure parlano un linguaggio autoriferito.
Così è stato particolarmente deprimente al limite dell’insultante (per i ragazzi volontari che si stavano sobbarcando l’organizzazione della giornata senza neanche un bar aperto) il saluto di Rino Caputo, preside della facoltà di Lettere e Filosofia, che ha fatto un discorsetto di grazie e prego, con una competenza dell’argomento che manco mio nonno, con una chiusa autoincensatoria, ha detto che anche lui adesso ha “una rivista digitale”. Ha voluto sottolineare che tra libro e ebook ci sono differenze ma pure affinità. Per esempio sono tutte e due parole di cinque lettere, ma le lettere sono diverse.
Anche Flavia Cristiano del Centro per il libro e la lettura non è stata particolarmente brillante. Non ha espresso nessuna visione, non ha delineato nessun progetto a lungo termine, non ha fatto alcuna analisi profonda nazionale o internazionale, non si è espressa sulle questioni urgenti per l’editoria, si è limitata a dire che “bisogna fare rete”, che il Cepell è disposto a “dare visibilità alle iniziative”, che sarà organizzato un flash-mob tutti con i libri in mano, che il bookcrossing viva…
Io ero abbastanza inviperito per l’ignoranza di Caputo (il Presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Lettere e Filosofia delle Università italiane!!) e deluso per l’understatement eccessivo di Cristiano. Ormai quando sento dire “fare rete”, penso che qualcuno sta sfruttando il lavoro di qualcun altro. Allo stesso modo quando penso che il Cepell possa dare visibilità alle iniziative dal basso, mi viene da pensare: quale visibilità ha il Cepell in più rispetto a decine di riviste di riferimento del panorama italiano? Se voleva dare visibilità, poteva occuparsi dello streaming e dello storify invece dei volontari, no? Oppure dargli qualche soldo.
Ancora di più si è constatato come la politica di Gian Arturo Ferrari in questo momento così delicato per l’editoria (“Fotografare la realtà”, ha detto alla conferenza stampa di presentazione dei dati Nielsen) è una politica perdente e colpevole. Occorre militanza.
Cosa mi veniva da chiedere a Caputo e Cristiano? Di formare e autoformarsi, come stanno facendo centinaia di persone. Per esempio come? Beh, per esempio restando per la durata dei lavori, e non scappandosene dopo i saluti di rito.
La stessa impressione che il discorso sull’editoria -toccasse temi centrali del dibattito politico, si è avuto negli interventi molto interessanti di Roncaglia e Spedicato, proprio perché capaci di ragionare sull’editoria ai tempi di Amazon, Apple e Google, ossia tre aziende che non hanno nel loro core business l’editoria. Lo stesso bisogno di confronto politico era palpabile nell’incontro sulla scuola: Doriana Bardi, i rappresentanti del gruppo Garamond e di Giunti Scuola tutti e tre uniti nel difficile compito di dover parlare di un’editoria scolastica che – per come è oggi – pensata, realizzata, voluta da decreti politici, somiglia a una manualistica tolemaica ai tempi di Copernico. Ottocentomila euro di fatturato per cosa? Libri con i CD Rom! Edizioni che di anno si rinnovano solo per modo di dire! Insegnanti che non sono capaci di usare gli strumenti informatici! È impossibile, viene fuori chiaramente, cercare di capire e alimentare le trasformazioni se non si cambiano le infrastrutture della conoscenza, delle quali l’editoria, in questo caso quella scolastica, è solo una parte della sovrastruttura.
Stesso discorso sulle biblioteche. La battaglia che porta avanti Agnoli la conoscete, anche se ogni volta che parla dal vivo c’è da imparare proprio perché aggiunge i dettagli degli incontri che fa in tutta l’Italia dove va a presentare il suo libro.

L’incontro più acceso è stato invece quello sul selfpublishing. Acceso soprattutto perché tra gli invitati a parlare c’era Edoardo Brugnatelli, editor di Strade Blu Mondadori e incaricato sempre da Mondadori a progettare e coordinare una nuova piattaforma sul selfpublishing che pare, si dice ormai da mesi, dovrà essere inaugurata a breve. Brugnatelli ha fatto un discorso molto enfatico su quello che ha in mente, citando come sua fonte di ispirazione Dave Eggers e la sua idea di letteratura (“ognuno ha una storia dentro di sé”) e di lavoro sulla scrittura (la scuola Valencia 826, famosa scuola di scrittura per ragazzi, che si trova in un quartiere difficile di San Francisco). Oltre a Dave Eggers ha citato wikipedia, modelli collaborativi di apprendimento, ha parlato di comunità, e ogni tanto ha citato – quasi fosse un claim del progetto ancora in progress – questa frase “Se hai una storia, raccontala bene”, esplicitando che rispetto al progetto ilmiolibro.it, che si propone innanzitutto come piattaforma di print-on-demand, quello di Mondadori ha più un interesse nella cura editoriale.
Alla fine della sua prolusione, la domanda che io gli ho fatto, ma che era quasi automatica, era: “Ma è un progetto profit o no-profit”. Brugnatelli ha risposto: “Beh, ci vorremmo rientrare delle spese”. “Quindi no-profit?”. Ha cincischiato, puntualizzando che nemmeno minimum fax è una onlus. E questo è chiaro, ho pensato, ma proprio per questo non si occupa di selfpublishing, ossia di volontariato per come ci veniva descritto da Brugnatelli. Allo stesso modo Valencia 826 o Wikipedia ricevono un sacco di donazioni e vengono tenute in piedi da un sacco di lavoro volontario proprio perché non sono delle società come minimum fax o come Mondadori.
L’impressione che si aveva in tutto il discorso di Brugnatelli era quello di un’ansia di fronte a un enigma economico di difficile soluzione. Feltrinelli con la scuola Holden e Repubblica l’ha risolto per adesso. Ha trovato come fare soldi sulle speranze e le velleità delle persone. È ilmiolibro.it – come recita il sito oggi: “Tutto quello che hai scritto diventa un libro”. E ancora una volta uno si chiede: perché? Oppure: contento tu.
Io sarò un uomo col cuore duro, ancorato alla cittadella oscura della vecchia editoria feroce, da quando è aperto ilmiolibro.it, non conosco nessuno – nessuno, nessun lettore! zero! – che abbia comprato un libro del miolibro. È chiaro che i duecentomila visitatori del sito e i ventimila utenti non sono una comunità di lettori, o sono lettori debolissimi simili a quelli che prendono anabolizzanti per avere il fisico da mostrare in palestra senza esercitarsi un minimo coi pesi. Guardate la vetrina dei più venduti e dei più consigliati, non vi prende una grande tristezza?
Quello che le case editrici sono tentate di fare, e Feltrinelli c’è riuscita, è ciò che spiegava Andrea Libero Carbone l’altro giorno a Librinnovando. Siccome c’è un mercato in cui diminuisce
(meno lettori che comprano libri) e la domanda invece è sempre stabile se non aumenta (“Se l’hai scritto va stampato”, ma anche “C’è una storia dentro di te, raccontala bene”), gli editori pensano di trasformare parte di quest’eccesso di offerta in domanda. Invece di pensare a come creare nuovi lettori (promuovere la lettura no, eh?), è molto più semplice creare un mercato di scrittori. Come Feltrinelli e ilmiolibro.it, anche Brugnatelli insisteva molto sulla possibilità di Mondadori di promuovere gli scrittori sefpublisher. Ma anche qui la domanda che uno si fa è: come? come promuovere una comunità di ventimila o centomila scrittori? Che vuol dire promuovere? Chi promuove cosa?
Brugnatelli replicava che non era così: che il suo progetto si basa sulla cooperazione, e sulla qualità del lavoro editoriale. (Non sulla militanza sociale, come Valencia o Wikipedia dunque?) Ma anche qui le controrepliche che venivano erano altre: ma non avete già Nuovi argomenti come palestra di scrittori esordienti e critici che discutono i lavori di narrativa e poesia? Ma questo ruolo di apprendimento cooperativo non è semplicemente quello che dovrebbe fare e potrebbe fare l’università pubblica, i corsi di letteratura, lo studio dei classici, etc… che è il luogo in cui molti di noi hanno imparato a confrontarsi con la scrittura? Non vi sembra un po’ colpevole nel momento in cui l’università pubblica sta collassando e la scuola uguale, non occuparvi di creare lì i nuovi possibili lettori e non illuderli che ci sia una piattaforma tipo Valencia 826 o tipo Wikipedia dove tu sei parte del gioco ma i soldi vanno a qualcun altro?

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Grazie della foto, e ora? Un’interpretazione candida (ma anche no) dei dati Nielsen sulla lettura presentati dal Cepell giusto ieri https://minimaetmoralia.it/editoria/grazie-della-foto-e-ora-ovvero-una-lettura-candida-ma-anche-no-dei-dati-nielsen-sulla-lettura-presentati-dal-cepell-un-paio-di-giorni-fa/ https://minimaetmoralia.it/editoria/grazie-della-foto-e-ora-ovvero-una-lettura-candida-ma-anche-no-dei-dati-nielsen-sulla-lettura-presentati-dal-cepell-un-paio-di-giorni-fa/#comments Sat, 24 Mar 2012 09:52:25 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7111 È un po' di tempo che ci stiamo occupando del Cepell, ossia del Centro per il libro e la lettura, un organismo fortemente voluto da chi ha a cuore la promozione della lettura in Italia. Il Cepell ha visto la luce solo nel 2008 e ieri in un'attesa conferenza stampa ha presentato il rapporto Nielsen sulla lettura degli italiani relativi al 2011. In questi mesi ci eravamo chiesti se tra le priorità delle attività del Cepell ci dovesse essere quella di fare ricerche di mercato - più utili agli uffici commerciali delle case editrici che ai tanti bibliotecari, per dire, che vivono una situazione di urgenza al di là dell'immaginabile. Comunque, abbiamo aspettato questa conferenza stampa, sperando di venire smentiti. Non è accaduto.

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È un po’ di tempo che ci stiamo occupando del Cepell, ossia del Centro per il libro e la lettura, un organismo fortemente voluto da chi ha a cuore la promozione della lettura in Italia. Il Cepell ha visto la luce solo nel 2008 e ieri in un’attesa conferenza stampa ha presentato il rapporto Nielsen sulla lettura degli italiani relativi al 2011. In questi mesi ci eravamo chiesti se tra le priorità delle attività del Cepell ci dovesse essere quella di fare ricerche di mercato – più utili agli uffici commerciali delle case editrici che ai tanti bibliotecari, per dire, che vivono una situazione di urgenza al di là dell’immaginabile. Comunque, abbiamo aspettato questa conferenza stampa, sperando di venire smentiti. Non è accaduto.

Sotto riportiamo sintesi per la stampa con i risultati dell’indagine, qui invece potete scaricarvi per intero il pdf con i grafici, e a seguire invece abbiamo incollato un piccolo report della conferenza stampa scritto da Francesca Santarelli per il blog Tropico del Libro.Vi invitiamo a leggere tutto questo, ma vi invitiamo anche a riflettere su altri dati meno neutri che ci sembrano emergere sottotraccia. Ossia: sembra che sul Cepell pesino due visioni strategiche diverse. Una è quella di Flavia Cristiano, direttrice del centro, che pare impegnarsi per trasformare il centro in un luogo di coordinamento di quell’impegno spesso volontario e spesso informale che avviene intorno ai libri (le reti dei traduttori, i blog letterari, le tante iniziative esistenti sul territorio…). L’altra è quella di Gian Arturo Ferrari, presidente del centro, le cui decisioni più importanti dal momento dell’insediamento sono state quella di spostare una manifestazone già avviata e con un’identità come Ottobre piovono libri a Maggio, l’altra quella di sostenere fortemente l’utilità di queste ricerche Nielsen.
La Nielsen è una società che fa ricerche di mercato, cioè che censisce quello che la gente compra. Ovviamente, questa ricerca sui libri è stata più raffinata e si è cercato di spostare l’attenzione sulle abitudini di lettura più che sul consumo. I dati che emergono però mostrano a nostro avviso comunque più un profilo di consumatori che di utenti/cittadini. Le fasce di prezzo dei libri, per fare un semplice esempio, sono un parametro molto più indagato delle condizioni sociali di chi legge. A leggerli, questi dati, non si capisce molto che utilità dovrebbero avere per un assessorato alla cultura o per un coordinatore di biblioteche o per un gruppo di insegnanti che vuole promuovere la lettura nella scuola. Si capisce invece benissimo quale utilità possono avere questi dati per le case editrici (soprattutto quelle grandi) che devono pensare a quale politica dei prezzi fare, a che tipo di collane lanciare, a quale categoria di lettori rivolgersi per avere una maggiore fetta di mercato. La promozione della lettura – questa ci sembra la domanda chiave – è una questione di marketing?
Il grande problema che Gian Arturo Ferrari lamentava per il mondo dei libri in un intervento molto caustico uscito su Repubblica l’estate scorsa era proprio questo: l’assenza di ricerche di mercato nell’editoria era la principale causa della crisi economica dell’editoria a suo avviso, perché gli editori secondo Ferrari utilizzano i libri come merce-test. Ora queste ricerche ci sono. E quando vengono presentati in conferenza stampa dipingono, al contrario dell’ottimismo di Ferrari, una situazione un po’ critica. Così è anche normale che qualcuno gli chieda “Cosa pensate di fare al Cepell?”. Che è una domanda che può essere letta evidentemente in modo molto diverso: o Come pensate di salvare le case editrici (almeno alcune) dal baratro economico (dal quel quasi-panico che confessava in un’intervista recente a Repubblica Riccardo Cavallero, ad di Mondadori) o Come pensate di rieducare le persone alla lettura? Con un aplomb degno di miglior causa, Ferrari ha risposto sostanzialmente Nulla. Questi dati, si dice, intanto fotografano. Va benissimo, il lavoro sporco per i commerciali è stato fatto; ora possiamo andare oltre la fotografia?

L’Italia dei libri – Un anno, le stagioni, due trimestri a confronto

Il 23 marzo 2012 il presidente del Centro per il libro e la lettura, Gian Arturo Ferrari, ha presentato presso la Biblioteca Casanatense di Roma il rapporto L’Italia dei libri – Un anno, le stagioni, due trimestri a confronto, commissionato dal Centro per il libro e la lettura alla Nielsen Company per rilevare analiticamente le abitudini di lettura e il consumo di libri nell’arco di tempo che va da ottobre 2010 fino a dicembre 2011. È intervenuto Paolo Peluffo, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria.

Sulla base di questa puntuale rilevazione mensile, il Rapporto fornisce un quadro preciso e dettagliato dei comportamenti di acquisto e di lettura degli italiani nell’anno 2011, ne descrive gli andamenti stagionali nei quattro trimestri e, infine, confronta i dati relativi all’ultimo trimestre 2010 con quelli dell’ultimo trimestre 2011. L’indagine si differenzia dalle precedenti ricerche per una maggiore attendibilità, analiticità e sistematicità e si propone di integrare e approfondire i dati Istat sulla lettura.

Il metodo: premessa

L’indagine è affidata alla Nielsen Company, azienda leader nelle ricerche, informazioni e analisi di mercato. Lo strumento su cui poggia la rilevazione è il Panel Consumer Nielsen di 9.000 famiglie, che stima i principali indicatori relativi al comportamento degli acquirenti nei mercati di largo consumo. Il campione rappresenta 23,363 milioni di famiglie, ossia l’universo delle famiglie italiane.

Le interviste, rivolte agli individui di 14 anni e più, indagano sia l’acquisto che la lettura di libri nel mese di riferimento. Il questionario raccoglie informazioni relative a ciascun acquisto (tipologia e genere di libro acquistato, canale di acquisto, prezzo, utilizzo) e informazioni relative alla lettura (tipologia e genere di libro letto, canale di provenienza). Le informazioni vengono poi aggregate su base trimestrale, semestrale e annuale.

Tra gli indicatori introdotti nell’analisi, si segnalano l’Affluency (classe socioeconomica) e i 7 Life stages, che descrivono le diverse tipologie familiari.

I RISULTATI

L’acquisto di libri e la lettura degli italiani nel 2011

Che cosa è accaduto nel 2011 al mondo del libro in Italia? Quanto hanno acquistato e quanto hanno letto gli italiani lo scorso anno? Il Rapporto ci offre un profilo dettagliato degli acquirenti e dei lettori di libri grazie a un accurato sistema di rilevazione: i dati sono il risultato della somma di quattro rilevazioni trimestrali (di tre singoli mesi ogni trimestre) e non il risultato di una rilevazione unica.

Questo fornisce un quadro preciso e dettagliato: più attendibile, per la vicinanza (massimo un mese) tra l’atto, di acquisto o lettura, e la sua rilevazione; più analitico, per l’introduzione di parametri specifici su genere, stagionalità e contesto familiare; più sistematico, per la cadenza mensile.

I primi risultati riguardano l’acquisto di libri e la lettura dei lettori saltuari (sono i cosiddetti “lettori deboli” per l’Istat). Dall’indagine emerge che il 44% della popolazione italiana adulta ha acquistato un libro nel 2011, mentre il 49% ha letto un libro nello stesso arco di tempo. Il comportamento di acquisto si conferma in prevalenza femminile: il 48% degli acquirenti è donna mentre gli uomini hanno una quota del 42%. La differenza di genere si accentua sulla lettura: il 53% delle donne legge libri, contro il 43% degli uomini. Il 70% dei ragazzi – tra i 14 e i 19 anni – legge un libro l’anno. L’elemento discriminante è costituito dalla fascia di reddito: più gli individui sono benestanti, maggiore è la predisposizione all’acquisto e alla lettura (il 61% appartenente alla fascia di reddito più elevata, high affluency, ha acquistato un libro nel 2011, il 63% lo ha letto). Il tasso di lettori scende al 46% – ovvero di 3 punti percentuali sotto la media nazionale – quando le famiglie sono appena formate (new families). Anche la correlazione con l’istruzione è notevole: gli acquirenti e i lettori si attestano sopra la media se sono diplomati o laureati (il 75% dei laureati acquista e legge libri), e la differenza tra il Sud Italia e il resto del paese rimane, purtroppo, quasi abissale: se al Centro-Nord Italia legge il 52-53% della popolazione adulta, questo dato scende al 39% al Sud (10 punti percentuali sotto la media nazionale). Anche gli acquirenti si distribuiscono allo stesso modo: al Centro-Nord superano la media nazionale del 45%, attestandosi tra il 48 e il 51%, mentre al Sud acquista il 36% della popolazione maggiore di 14 anni.

Il 7% della popolazione (3,8 milioni di italiani) è costituito da Alto acquirenti che hanno comprato nel 2011 tra i 9 e i 12 libri: sono stati loro ad acquistare il 52% dei libri nel 2011, oltre la metà degli acquisti editoriali in Italia (pari a 63 milioni di copie, su un totale di 135 milioni di copie acquistate). Gli Alto lettori, che hanno letto tra i 9 e i 12 libri (paragonabili ai cosiddetti “lettori forti” Istat), rappresentano il 14% della popolazione adulta italiana, e a essi va attribuito il 58% dei libri letti nel 2011, pari a 86 milioni sui 169 milioni di libri letti nello scorso anno.

Il genere di lettura preferito nel 2011 si conferma la Narrativa e Letteratura: rappresenta il 61% delle copie lette e il 44% delle copie acquistate. Manuali e testi divulgativi (libri “utili”) e libri umoristici/fumetti seguono entrambi con l’8% degli acquisti e i Libri per bambini (da 0 a 9 anni) rappresentano il 7% degli acquisti totali dell’anno scorso.

Il libro elettronico rappresenta appena l’1,1% del mercato nel 2011 (567 mila gli acquisti di e-book, contro i 22,7 milioni di copie cartacee). Raddoppia però la quota di lettori, che costituisce il 2,3% della popolazione. Gli italiani si avvicinano perciò lentamente al mercato dei libri digitali e, quando lo fanno, la metà delle volte lo fanno scaricando gratuitamente i libri.

Da notare che l’82% degli acquirenti si indirizza sugli autori italiani (contro il 57% di autori stranieri) – pari a una fetta di mercato del 60% -, ma quando si tratta di leggere, la percentuale di letture italiane scende all’80% e quella di autori stranieri sale al 65%.

Importante anche il dato sul canale d’acquisto: il preferito rimane la Libreria (tradizionale o di catena) dove viene acquistato il 42% dei libri, mentre il 16% viene acquistato nei canali della grande distribuzione, il 12% in edicola e il 9% su internet. Per quanto riguarda la provenienza dei libri letti nel 2011, nel 21% dei casi i libri sono stati acquistati nel mese, nel 17% i libri erano in casa da tempo, mentre il 16% delle copie lette proveniva dalla biblioteca e sempre il 16% erano le copie prese in prestito da amici/conoscenti. Quasi un libro su tre letto nel 2011, dunque, non è frutto di un atto di acquisto.

Per ciò che riguarda la spesa effettuata, in media ogni acquirente ha speso lo scorso anno 28,97 €, ogni italiano adulto ha speso 7,17 €: la spesa totale degli italiani per i libri nel 2011 è di 1,5 miliardi di €.

La maggiore parte dei libri acquistati – il 58% – è compreso nella fascia di prezzo tra i 6 e i 15 euro, mentre gli acquisti per copie dal prezzo di copertina maggiore di 20 € rappresentano il 10% delle copie acquistate. Nel complesso, nel 2011, in Italia, sono stati acquistati 135 milioni di libri, mentre ne sono stati letti 169 milioni.

La stagionalità

Grazie alle rilevazioni trimestrali (sono stati rilevati ben 5 trimestri, dall’ultimo del 2010 all’ultimo del 2011) è possibile oggi presentare l’andamento dei fenomeni legati alla stagionalità dell’acquisto e della lettura dei libri. E scopriamo che esistono variazioni notevoli, nell’arco dell’anno, legate alle abitudini degli italiani.

Le percentuali degli acquirenti di almeno un libro a trimestre sono stabili, durante l’anno, salvo per il picco dell’ultimo trimestre, quando da una media del 22-24%, si passa al 29%. I lettori non seguono lo stesso andamento: il picco del 34% si registra nel terzo trimestre dell’anno. Un discorso diverso riguarda gli acquirenti di almeno tre libri a trimestre: il momento in cui acquistano leggermente di più è il periodo estivo (toccano il 36%), mentre flettono leggermente gli acquisti dell’ultimo trimestre, per questa categoria. Questo andamento è ancora più forte per i lettori di almeno tre libri nel periodo, che hanno il picco del 42% in estate, mentre calano al 38% nel quarto trimestre dell’anno. Per quanto riguarda il “che cosa” si compra e si legge, la risposta è sempre la stessa: Narrativa e letteratura è il genere preferito dagli italiani (oltre la metà degli acquirenti si indirizza su un libro di narrativa e letteratura, ma la percentuale di lettori dello stesso genere arriva a sfiorare il 70% dei libri letti). In merito alla spesa, il IV trimestre è quello in cui gli italiani hanno speso di più: 471 milioni di euro, contro il picco inferiore del II trimestre, quando sono stati spesi appena 290 milioni di euro.

Sul luogo o sulla modalità scelta per gli acquisti, l’italiano non ha dubbi: a Natale predilige l’acquisto in libreria (tradizionale o di catena, rispettivamente il 26% e il 20%), che rappresenta complessivamente quasi la metà delle copie acquistate.

Due trimestri a confronto: ultimo 2010 e ultimo trimestre 2011

Qualcosa è cambiato nelle abitudini di acquisto di libri e di lettura degli italiani, tra l’ultimo trimestre del 2010 e l’ultimo trimestre 2011?

Il confronto dei dati relativi agli acquisti nell’ultimo trimestre dell’anno parlano chiaro: dal 2010 sono state perse 1,7 milioni di copie, pari a un calo degli acquisti del 10%: si è passati dal 33% degli acquirenti di almeno un libro nel periodo al 29% degli acquirenti di almeno un libro nello stesso periodo nel 2011. Anche i lettori sono calati: dal 32 al 30%, facendo calare il tasso di lettura del 6% dal 2010 al 2011.

Dove sono stati persi maggiormente gli acquirenti? Un po’ sono calati gli uomini e i possessori di titoli di studio più bassi (licenza elementare e media), con un -2%, mentre le donne e i diplomati hanno acquistato qualcosa in più e anche i giovani tra i 14 e i 24 anni non hanno diminuito gli acquisti.

I lettori che si sono un po’ scoraggiati, nell’ultimo trimestre 2011, sono stati nella fascia 25-34 anni (hanno perso il 3%). L’area geografica più colpita è stata l’area 4 (Centro Sud), che ha perso il 3% dei lettori.

La percentuale degli acquirenti di almeno tre libri nel trimestre, che registrava nel terzo trimestre dell’anno un picco, cala del 20%, passando dal 13% della popolazione, nel 2010, al 10% nel 2011.

Confrontando i lettori di almeno tre libri nel IV trimestre 2010 con quelli dello stesso periodo 2011, si è perso un 18% dei lettori, passati dal 14 al 12%.

Questa volta, però, sono le donne Alto acquirenti ad avere perso quota, calando del 4%, mentre gli uomini hanno acquistato in più nella stessa percentuale. Il Nord Ovest è quello che ha guadagnato acquirenti, il 3%, rispetto alle altre aree del Paese.

“L’Italia dei libri” e delle statistiche: i numeri di Paolo Peluffo e Gian Arturo Ferrari

Si è appena conclusa la conferenza stampa di presentazione dei dati di ricerca sullo stato di salute del mercato librario in Italia, “L’Italia dei Libri”. A presentare le statistiche Gian Arturo Ferrari, presidente del Centro per il Libro e la Lettura (CEPELL), organo pubblico committente della ricerca Nielsen, con la partecipazione dell’attuale sottosegretario all’Editoria, Paolo Peluffo e alla presenza dei più importati dirigenti dei gruppi editoriali italiani.

Peluffo apre la conferenza dicendo che è importante puntare al «capitale umano come elemento di competitività centrale per la crescita del Paese». Afferma che «non servono solo politiche ma anche comportamenti, per migliorare», ma non capiamo esattamente a cosa si riferisca. Il Governo, dice il sottosegretario, sta attuando una «Campagna strategica» a favore della lettura (anche se per ora ci mostra solo un video-spot di “promozione alla lettura” realizzato a nostre spese dalla Saatchi&Saatchi) e ci invita a partecipare al suo grande ottimismo: ora con la rete la lettura si democraticizza, interrompendosi l’intermediazione obbligata dell’editore; ora lo scrittore è anche lettore e viceversa. Saranno lieti gli editori, a sentire che grazie alla loro lenta dipartita il sistema si “virtuosizzerà”. E certo Paolo Peluffo si è reso conto del vero problema: la «frequentazione dei luoghi della lettura è un problema civile. C’è scarsità di luoghi pubblici in cui la comunità si riconosce. …Scuola, biblioteche, librerie, ecc. sono fondamentali». Certo non dice che la scuola è a pezzi, che le biblioteche stanno chiudendo una dopo l’altra per mancanza di fondi e che le librerie son quasi ormai tutte emanazioni di grandi gruppi editoriali. Suvvia un po’ di ottimismo, in fondo in 150 anni c’è stata una costante crescita della lettura. Ah sì? Forse tirando una riga dritta dall’analfabetismo pre-unitario a oggi, sì, sì può affermare così. I dati che verrranno snocciolati da Ferrari tra un attimo contraddiranno qualsiasi altra interpretazione di questa dichiarazione. D’altronde, come forse gli scappa a un certo punto: «la promozione della lettura sarà un asse strategico della comunicazione [non “azione”, ndr] del Governo».

Ma insomma, questa importante ricerca? Quali sono i dati? Ecco qui i più importanti, snocciolati da Gian Arturo Ferrari in tutta la loro ambigua purezza matematica.

Partendo dalla fine, dal dato che definisce più di ogni altro la situazione: il mercato librario nel 2011 ha perso il 10% di acquirenti (15, 3 milioni di persone che hanno acquistato almeno un libro nel 2010, non hanno acquistato nemmeno quello, nel 2011) e la spesa complessiva in libri è stata il 20% in meno dell’anno prima. Se continua così, conclude Gian Arturo Ferrari con un sorriso, nel 2012 l’intero settore accuserà gravi conseguenze.

Noi di Tropico del Libro abbiamo chiesto a Ferrari che intenzioni ha il Centro per il Libro e la Lettura vista la situazione, quali passi pensa di fare per risollevare le sorti di questo settore. La risposta di Ferrari, diretta e disarmante, è stata: «Nessuna». Silenzio in sala. Dopo un po’ di imbarazzo interviene Peluffo dicendo che ora, grazie a questa ricerca si ha un ottimo quadro su cui riflettere e che ripone alcune speranze nelle nuove tecnologie web. Tutto qui. Queste sono le due principali istituzioni preposte al settore dell’editoria in Italia, e tutto quello che hanno da dire è – aggiunge Ferrari alla successiva e incalzante domanda di un astante «qualcuno si è preso la briga di capire i motivi di questo crollo?» – che il CEPELL recupera dati, soprattutto. Punto. Ognuno è poi libero di interpretare come vuole. Noi «fotografiamo». E costa molto fotografare, con Nielsen, dice Ferrari. Insiste molto sul costo di questa ricerca come fosse un punto d’onore. Ma non ricorda che l’abbiamo pagata noi, come pure il suo stipendio.

Altro elemento caratterizzante del settore librario in Italia è, lo sapevamo già, la presenza di una «minoranza erculea di alto-lettori». Ferrari definisce così i lettori che più leggono in Italia, una élite risicatissima (possiamo anche chiamarli “Super Lettori“). Il mercato librario ha «una platea larga ma con un fortilizio altissimo» in cui stanno 2.5 milioni di persone (5% della popolazione) che comprano più di 12 libri l’anno e «si mangiano» il 41% dei libri che vengono comprati in Italia. Quanto ai lettori (quindi di libri non per forza acquistati), poco cambia: il 7% della popolazione legge il 43% dei libri letti. Detto questo, in un anno (dal 2010 al 2011) gli “alto-lettori” sono diminuiti del 18%.

Cerchiamo di estrapolare qualche consiglio per voi…
Le statistiche aiutano a scegliere il prezzo dei libri: i libri a 11, 14, 17, 19 e >25 euro li comprano molto meno dei libri di cifre simili. Volete sapere quali cifre funzionano davvero bene? A quanto ci dicono, 6-9 euro in testa (bene ma meno l’intervallo 9-10), poi 15 euro e tra 20 e 25.

Vi abbiamo detto qualcosa, ma i dettagli sono importanti. Noi li riassumeremo nel corso dei prossimi giorni e in aggiornamento di questo articolo, ma vi consigliamo anche una lettura individuale, è sempre bene controllare le statistiche che ci vengono comunicate. Ecco qui il pdf della ricerca, da scaricare gratuitamente: L’Italia dei Libri. Buona lettura a tutti. Aspettiamo con interesse le vostre considerazioni. C’è ancora molto da dire.

L'articolo Grazie della foto, e ora? Un’interpretazione candida (ma anche no) dei dati Nielsen sulla lettura presentati dal Cepell giusto ieri proviene da Minima et Moralia.

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https://minimaetmoralia.it/editoria/grazie-della-foto-e-ora-ovvero-una-lettura-candida-ma-anche-no-dei-dati-nielsen-sulla-lettura-presentati-dal-cepell-un-paio-di-giorni-fa/feed/ 7
A Roma esiste un grande festival delle letterature… https://minimaetmoralia.it/editoria/a-roma-esiste-un-grande-festival-delle-letterature/ https://minimaetmoralia.it/editoria/a-roma-esiste-un-grande-festival-delle-letterature/#comments Sun, 19 Feb 2012 08:16:08 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6604 ...è diffuso in tutta la città, dura tutto l'anno, ed è indipendente.

1. Molti scrittori e simili hanno per esempio aderito a un'iniziativa che si chiama Piccoli Maestri, che vuol essere una "scuola di lettura per ragazzi" sul modello di quella - Valencia 826 - creata da Dave Eggers e quella creata da Nick Hornby a Londra. Il sasso l'ha lanciato Elena Stancanelli, la provincia e un'associazione che si chiama Matemù l'hanno raccolto, c'è un blog  gestito da Federico Cerminara su cui farsi un'idea.

2. Da quattro anni Rossano Astremo e Girolamo Grammatico hanno messo su uno strano appuntamento che si chiama Citofonare interno 7: si tratta in sostanza di reading di inediti che si svolgono all'interno di appartamenti. Anche qui, c'è un blog.

L'articolo A Roma esiste un grande festival delle letterature… proviene da Minima et Moralia.

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…è diffuso in tutta la città, dura tutto l’anno, ed è indipendente.

1. Molti scrittori e simili hanno per esempio aderito a un’iniziativa che si chiama Piccoli Maestri, che vuol essere una “scuola di lettura per ragazzi” sul modello di quella – Valencia 826 – creata da Dave Eggers e quella creata da Nick Hornby a Londra. Il sasso l’ha lanciato Elena Stancanelli, la provincia e un’associazione che si chiama Matemù l’hanno raccolto, c’è un blog  gestito da Federico Cerminara su cui farsi un’idea.

2. Da quattro anni Rossano Astremo e Girolamo Grammatico hanno messo su uno strano appuntamento che si chiama Citofonare interno 7: si tratta in sostanza di reading di inediti che si svolgono all’interno di appartamenti. Anche qui, c’è un blog.

3. Giovanni Peresson, Flavio Soriga, Paola Soriga, Errico Buonanno e da quest’anno anche Giuseppe Rizzo organizzano ogni Natale e ogni San Valentino una serata di letture in qualche locale in cui coinvolgono scrittori amici, e anche esordienti o inediti: ovvero un Natale acido e un San Valentino acido. Qui l’invito natalizio su facebook. Qui un video. Inoltre Flavio e Paola da sette anni, e Sara Sanzi dall’anno scorso, riescono a organizzare un meraviglioso piccolo festival di poesia in Sardegna a Seneghe, che si chiama Cabudanne de sos poetas.

4. Un gruppo di scrittori da qualche anno si è autodenominato Scrittori precari. Scrivono racconti in tempo di crisi, organizzano molte letture e intanto fanno inchieste sul mondo dell’editoria. Per capire chi sono e che fanno qui c’è il blog.

5. Un lavoro parallelo lo fanno anche un altro gruppo di scrittori che è autodenominato Scrittori in causa. A partire dalle sòle che hanno preso da vari editori, e dal desiderio di creare sempre maggiore trasparenza per chi pensa di fare della scrittura una fonte di reddito, fanno un grande lavoro di controinformazione e di consulenza giuridica sui contratti editoriali. All’uopo hanno creato un sito utilissimo.

6. Due tre anni fa, per unire le forze per una legge sul libro che per esempio limitasse gli sconti, si è formato questo gruppo di piccoli e medi editori autodenominatesi Mulini a vento, che sono riusciti insieme al lavoro di vari parlamentare tra cui Franco Levi, a far approvare una legge che limita gli sconti sui libri. Ma la discussione sul libro e sugli sconti come sappiamo non si è fermata all’entrata in vigore della legge. Anzi. Sul sito deiMulini a Vento c’è ancora in corso un dibattito vivo oltre le informazioni sulle varie leggi sul libro a livello europeo. Per avere una visione ancora più sistemica delle rivendicazioni dal basso sulla questione libro, è bene anche aver presente il lavoro del Forum del libro , che vorrebbe che la legge Levi avesse una portata molto più ampia della questione sconti, e che sta portando avanti il progetto di una legge d’iniziativa popolare sul libro.

7. Da più di un anno un gruppo di persone molto motivate, tra cui Chiara Di Domenico, è riuscita dopo sforzi encomiabili (aver rimesso a nuovo un ex smorzo per adibirlo a locale, per esempio) a dar vita a un luogo al Pigneto che vorrebbe essere un punto di riferimento per le iniziative con i libri a Roma: si chiama Circolo dei Lettori. Vorrebbe essere un punto d’incontro tra editori e lettori. Lo scorso ottobre c’è stato anche il primo piccolo festival, chiamato Mal di libri .

8. Sempre parlando di festival, mini e medi, l’offerta si è moltiplicata. Ce ne sono di istituzionali, semi-istituzionali, anti-istituzionali, auto-organizzati, etero-organizzati, brutti, belli: insomma modelli e antimodelli. Dopo Più Liberi Più Libri, sono nati Libri come all’Auditorium, Critical Book & Wine che si svolge a dicembre nel centro sociale Esc, a San Lorenzo (sempre a Esc è già qualche anno che si organizza – a merito di Andrea Cortellessa, Vincezo Ostuni, Lidia Riviello, Elisa Davoglio e altri – una rassegna chiamata Escargot); Romapoesia (Maria Teresa Carbone, Franca Rovigatti e altri è anni che seminano), la Festa della Parola a inizio ottobre alla Snia Viscosa a Prenestino; il Salone dell’Editoria Sociale tra fine ottobre e inizio novembre a Porta Futura, il Festival della letteratura di viaggio, il settembrino Romasilibra (l’unico festival che invece, se non mi sbaglio, ha avuto un bel o di soldi, tipo 150.00o euro dal Comune, oltre una specie di patrocinio da parte di questo fantomatico Centro per il libro e la lettura – ma su questo Centro c’è una voce a parte), quello universitario Roma Noir, quello di Letteratura Ebraica che si svolge a settembre al ghetto in genere… E ce ne saranno sicuramente altri che si potrebbero aggiungere all’elenco.

[Parentesi importante, eccola. Un urgente capitolo a parte va aperto sul Centro per il libro e la lettura. Basta consultare il sito e vedere quanto sia lentissimo, lacunoso, al massimo basato sulla buona volontà il lavoro che viene svolto da questo organismo ministeriale che in tempi di vacche magre e di reti iperattive avrebbe dovuto collegare, coinvolgere, finanziare, informare. Qualcuno di voi ne era a conoscenza? Qualcuno di voi ne ha mai fatto uso? Il palazzetto su via della Lungara dove ha sede che necessità ha? I soldi spesi per il progetto, ossia a quanto mi pare riferisse il direttore Gian Arturo Ferrari nell’ultimo Forum del Libro a Matera, 700.000 euro, per che cosa sono serviti? A finanziare ste benedette ricerche della Nielsen su quanto leggono gli italiani?

Se uno si va a leggere la Gazzetta Ufficiale del 2008, vede che “per l’esercizio finanziario 2008 è autorizzata la spesa di 1,5 milioni di euro per le spese di funzionamento nonché per le attività istituzionali del Centro per il libro e la lettura, istituito presso il Ministero per i beni e le attività culturali con il compito di promuovere e di realizzare campagne di promozione della lettura, di organizzare manifestazioni ed eventi in Italia e all’estero per la diffusione del libro italiano, di sostenere le attività di diffusione del libro e della lettura promosse da altri soggetti pubblici e privati, nonché di assicurare il coordinamento delle attività delle altre istituzioni statali operanti in materia e di istituire l’Osservatorio del libro e della lettura. Il Centro collabora con le istituzioni territoriali e locali competenti e con i soggetti privati che operano in tutta la fi liera del libro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle fi nanze, sono stabilite le modalità organizzative e di funzionamento del Centro”.

E uno si domanda: ma perché allora se io vado sul motore di ricerca dei traduttori editoriali e scrivo Silvia Pareschi  non mi viene fuori niente? Oppure, è mai possibile Gian Arturo Ferrari, un funzionario pubblico non abbia idea di quello che succede nella città dove il Centro ha sede?]

Torniamo a noi.

9. Sempre Girolamo Grammatico che veniva nominato prima per Citofonare interno 7, da ormai qualche anno segue la questione dei senza fissa dimora a Roma. Organizza verso metà ottobre ogni anno una Notte dei senza dimora. Che c’entra un’iniziativa specificamente sociale coi libri, la lettura, la letteratura? Che sempre con gli homeless Girolamo da anni cerca di lavorare con il racconto: qui si capisce un po’ come.

10. Poi ci sono le piccole medie grandi case editrici (da Nottetempo a Laterza a Ediesse a Cooper a Castelvecchi a Iacobelli a Stile Libero alle neonate Remo e L’Orma a a a…) ovviamente s’inventano centinaia di iniziative all’anno, svolgendo attraverso le presentazioni, gli incontri sempre più un lavoro di supplenza anche per quanto riguarda la formazione universitaria e la promozione della lettura. Fandango, minimum fax, Voland, Fanucci, Porto Alegre… gestiscono anche delle librerie, che sono chiaramente anche dei luoghi di militanza culturale.

11. Luisa Capelli da anni è instancabile. Il suo twitter e il suo sito sono riferimenti imprescindibili. Dopo aver diretto una delle più belle case editrici italiane, Meltemi (fondamentale tra le molte ragioni anche per l’enorme attenzione alla critica letteraria e alla critica post-coloniale e soprattutto alla traduzione della saggistica), ora insegna a Tor Vergata, ed è molto interessante seguire il lavoro di educazione all’editoria che fa con i suoi studenti. E adesso, sempre instancabilmente, sta cercando insieme ad altri, di costruire autofinanziandosi, un appuntamento romano per Librinnovando, una manifestazione-dibattito-workshop sul futuro dell’editoria che a Milano è diventata da un po’ un punto di riferimento per chi ragiona sui libri.

12. Se vogliamo parlare di riviste cartacee e non, dobbiamo vedere quali sono vitali e quali un po’ meno. Purtroppo qui il sito dell’associazione riviste è poco rappresentativo (anche qui, Valdo Spini, perché non fai qualcosa per rinnovare questo coordinamento invece di piangere soldi?) di quella galassia che invece esiste e si espande. Ovviamente a Roma non possiamo non citare almeno le storiche, dallo Straniero a Nuovi argomenti (il lavoro anche qui militante dei suddetti redattori Carlo Carabba e Chiara Valerio), e non possiamo non dare risalto ad alcune nuove, da Watt a Alfabeta ma anche Doppiozero o Finzioni (che hanno un gruppo romano molto nutrito), a 404 File (anche qui con gruppo romano) a Colla alla piccola delegazione romana di Rivista Inutile o alla quasi storiche ormai Terranullius-Cricca 33 o Toilet o il blog Via dei serpenti

13. Esiste anche chi si mobilita in senso più politico. È facile citare qui il lavoro che da aprile scorso sta portando avanti TQ – dal manifesto sull’editoria ai contributi sulle librerie indipendenti e sul selfpublishing -, ma anche ad esempio quello della neonata Rete dei redattori precari.

14. Ci sono poi almeno un gruppo di agenzie letterarie il cui lavoro di scouting, editing, etc… è tale da essere una risorsa culturale in sé. È il caso di Oblique con Leonardo Luccone, Elvira Grassi, Giuliano Boraso. Ma, nel suo piccolo, è anche il caso della neonata Vicolo Cannery di Corrado Melluso e Tommaso De Lorenzis.

15. Sulle biblioteche il discorso chiaramente il discorso invece diventa gigante. L’11 ottobre un gruppo di scrittori, editori, intellettuali e di comediciamoadesso lavoratori della conoscenza aveva per esempio deciso di fare un’assemblea pubblica alla biblioteca nazionale, che fu impedita dalla polizia. La cronaca della vicenda è qui . Da quella giornata è nato un appello dell’Aib intitolato La notte delle biblioteche, si è fatta un’altra assemblea, Stefano Parise (presidente dell’Aib, che sta – non l’ho detto – per Associazione italiana biblioteche) ha scritto un interessante articolo sul Sole 24 ore . Su questi temi va almeno ricordato il contributo enorme, sia pratico che teorico, che stanno dando Antonella Agnoli, Giovanni Solimine, Gino Roncaglia.

16. Poi ci sono le librerie indipendenti. Per una Croce e una Bibli e un Flexi che chiudono, con tanto di mobilitazione della città per cercare di evitarlo e forse qualche volta riuscirci anche, ne nascono altre: Libri invisibili  non ha neanche due mesi. Ma hanno pochi anni, per citarne alcune, Giufà, Tuba, Ne import quoi, Assaggi, Koob , il Corsaro e…

17. C’è anche qui da segnalare il lavoro carsico ma essenziale e ancora più essenziale a Roma di Loredana Lipperini e del suo blog , come della trasmissione Fahrenheit che sostiene non solo via etere molte delle cose che abbiamo nominato qui sopra.

18. È da qualche anno che per quanto riguarda la letteratura per ragazzi si sta muovendo molto a Roma. Librerie che aprono, l’idea della Tribù dei Lettori di fare Scelte di classe.

19. Valentina Aversano e Andrea D’Ippolito si sono inventati Sette per uno, un laboratorio di scrittori, fotografi, video maker, artisti sul contemporaneo, che orgnaizza da qualche tempo una specie di minifestival itinerante chiamato Mentelocale Tour.

20. Una delle realtà trasversali ma sempre più centrali tra chi lavora nell’editoria è ACTA, associazione dei consulenti del terziario avanzato, che si occupa anche della difesa professionali di chi lavora in questo mondo dell’industria culturale.

21. Tra le persone molto attive a Roma, per la promozione alla lettura ci sono sicuramente le Donne di Carta. E sempre Maria Teresa Carbone che insieme a vari altri da nni si occupa di promozione della lettura sul territorio. Per esempio con Monteverde legge.

22. Alcuni traduttori editoriali, forse non lo sapete, da un po’ di tempo a questa parte si sono sindacalizzati, e hanno creato Strade, che ha cominciato a svolgere anche attività di informazione  e dibattito sul territorio.

23. C’è una rivista curatissima, Piscine, che ha accolto intorno a sé l’interesse di una non piccola comunità di lettori. Ci sono dietro Francesco Pacifico e Cristiano De Majo, e ultimamente a Roma si sono inventati un format di serata mica male: lo Spogliatoio.

24. Un altro gruppo storico, di militanti della letteratura li chiamerei, sono quelli di Libri in testa. Per anni si sono ritrovati alla Libreria Croce, storica libreria indipendente che ha chiuso, e l’anno prossimo invece si ritroveranno da Altroquando (che non avevo citato prima e rimedio qua).

25. La stessa Fondazione Bellonci, in modo molto meno visibile rispetto al Premio Strega, col coordinamento di Stefano Petrocchi, cura da anni una serie di promozione alla lettura nelle scuole o per le scuole.

26, 27, 28… E ovviamente, molto ovviamente, mancano molte cose che non ci sono venute in mente. Ma che per esempio chi vuole potrebbe segnalare nei commenti.

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