chick.lit Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/chick-lit/ un blog di approfondimento culturale Tue, 02 Jul 2013 11:06:34 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg chick.lit Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/chick-lit/ 32 32 Parlare del Premio Strega leggendo i libri del Premio Strega, terza puntata: “Nessuno sa di noi” di Simona Sparaco https://minimaetmoralia.it/libri/parlare-del-premio-strega-leggendo-i-libri-del-premio-strega-terza-puntata-nessuno-sa-di-noi-di-simona-sparaco/ https://minimaetmoralia.it/libri/parlare-del-premio-strega-leggendo-i-libri-del-premio-strega-terza-puntata-nessuno-sa-di-noi-di-simona-sparaco/#comments Mon, 01 Jul 2013 21:28:01 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=14849 di Francesco Longo e Christian Raimo FL Christian, ti scrivo da pagina 100 del terzo libro della Cinquina che abbiamo deciso di leggere, Nessuno sa di noi di Simona Sparaco (Giunti). So di interromperti durante la lettura. Ma avevo subito una domanda da farti. Premetto che è un libro che sto divorando anche se non […]

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simonasparaco

di Francesco Longo e Christian Raimo

FL Christian, ti scrivo da pagina 100 del terzo libro della Cinquina che abbiamo deciso di leggere, Nessuno sa di noi di Simona Sparaco (Giunti). So di interromperti durante la lettura. Ma avevo subito una domanda da farti. Premetto che è un libro che sto divorando anche se non c’è traccia di letteratura. Ne parleremo con calma. Ma intanto ho questa domanda urgente da porti. Secondo te, per la letteratura italiana ha fatto più danni il Gruppo 63 o la Scuola Holden?

Da un lato mi pare che ci siano infatti scrittori impegnati, sociali, di denuncia, non veramente interessati alla letteratura come “fine” ma sempre e solo alla letteratura come “mezzo” per qualcos’altro e mi pare che i danni vengono, per semplificare, dal Gruppo 63 e arrivano fino a Walter Siti che nei romanzi ha sempre dei temi da dimostrare, delle tesi da porre. Dall’altra ci sono dei tecnici bravissimi, è il caso di Simona Sparaco (nella bandella si dice che proviene proprio dalla Holden). Sono autori che hanno sviluppato un’abilità eccezionale, raffinata quanto astuta, nel costruire una narrazione, ma che hanno dimenticato che la letteratura è un luogo di metafore, di simboli, di esperienze di vita sepolte dentro allegorie, di mondi che non smettono mai di rivelare sensi segreti. Non pensi che sia così? Non so. Mi sa che non lo pensi. Ci sei?

CR Francesco, questa discussione su Sparaco secondo me può essere anche più breve delle altre. Questo Nessuno sa di noi è un libro decisamente inferiore agli altri due che abbiamo letto finora, o meglio, è un libro che appartiene a un insieme diverso da quello di Siti e Di Paolo. Non c’è traccia di letteratura come dici tu giustamente. Non si capisce cosa c’entri con un Premio che la letteratura dovrebbe premiare. E lo dico con cognizione di causa. Tempo fa mi capitò di assistere alla presentazione di un suo libro precedente, e mi ricordo che chi la presentava parlava di “quasi-letteratura”. Ecco, sarebbe bello che questo non fosse preso come un giudizio di valore, ma come un giudizio tecnico, che paradossalmente viene richiesto dal libro stesso a partire dai suoi paratesti: la copertina da chick lit, la quarta con un giudizio finale che recita “un romanzo che scuote l’anima”, una fascetta di Pietro Cheli, vicedirettore di Amica, che dice: “Una scrittrice che punta dritta al cuore. E ci riesce”. Tutte le recensioni evitano la questione della qualità letteraria del libro e si concentrano sul tema: quello di un aborto terapeutico praticato oltre i limiti consentiti dalla legge italiana. Ed effettivamente questa storia è straziante. Un feto malformato e la decisione dei genitori che hanno voluto così tanto questo bambino (come viene raccontato anche) che si devono scontrare con una malattia così terribile.

Ma Nessuno sa di noi non riesce a fare quello che dovrebbe un libro del genere: andare oltre il ricatto del contenuto, trasformare la testimonianza in altro. Facciamo degli esempi per provare a corroborare queste due tesi: 1) non si tratta di letteratura, 2) non riesce a parlarci della malattia in un modo simbolicamente efficace. Uno, semplice semplice, a pag. 20:

“Aveva le labbra contratte in una smorfia e i capelli castano chiari che gli ricadevano sulla fronte. L’ho guardato con un misto di emozioni: una polpa di tenerezza e complicità racchiusa in un gheriglio inscalfibile di testardaggine e disciplina. ”

Okay, qui c’è una sorta di concentrato di tutto il non-stile di Sparaco: una serie di luoghi comuni-espressioni colloquiali: labbra contratte in una smorfia, capelli che ricadono sulla fronte, misto di emozioni, e poi – infilata a fine frase – una metafora di raro kitsch. La scrittura procede esattamente così: da un lato pagine e pagine di racconto che non hanno nessuna differenza rispetto a una qualunque mail in cui qualcuno racconta cosa è successo durante l’ultima settimana, dall’altro immagini che simulano una dimensione letteraria, ma nel modo che si potrebbe trovare su una timeline di facebook o su qualche messaggio scambiato su WhatsApp:

“Mi sento fluida, sul punto di tracimare, un fiume inquieto che si disperde in mille rivoli.” “Pietro è lo stampo dentro il quale ho trovato una forma.” (pag. 21-22).

Non sono solo queste le imperfezioni della scrittura di Sparaco: c’è una punteggiatura anche questa da mail o da lettera da adolescenti, un uso dei dialoghi da imitazione delle cose televisive.

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