Christine Lagarde Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/christine-lagarde/ un blog di approfondimento culturale Tue, 19 Feb 2013 13:42:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Christine Lagarde Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/christine-lagarde/ 32 32 Kostas Vaxevanis, Hot Doc e l’evasione greca https://minimaetmoralia.it/giornalismo/kostas-vaxevanis-hot-doc-evasione-grecia/ https://minimaetmoralia.it/giornalismo/kostas-vaxevanis-hot-doc-evasione-grecia/#respond Tue, 19 Feb 2013 14:30:31 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12709 Questo pezzo è uscito sul Venerdì. (Immagine: Kostas Vaxevanis.)

Atene. La libertà di stampa in Grecia abita al quinto piano di un classico palazzone ateniese, di quelli costruiti sulle grandi arterie metropolitane con sogni ormai perduti di grandezza. A occhio gli spazi di questa libertà sono contenuti in un’ottantina di metri quadrati, dietro una porta su cui sta scritto Hot Doc. È la creatura a cui Kostas Vaxevanis ha dato vita otto mesi fa, da editore e direttore. Un quindicinale dal sottotitolo programmatico forte: “La verità come è. Il giornalismo come deve essere”. Tiratura che sfiora le 50.000 copie, numero uno di vendite tra le riviste, il giornale di Vaxevanis, nonostante la breve vita, è già un punto di riferimento, mentre il suo creatore è ormai indiscutibilmente il massimo esemplare di giornalismo d’inchiesta in Grecia.

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì. (Immagine: Kostas Vaxevanis.)

Atene. La libertà di stampa in Grecia abita al quinto piano di un classico palazzone ateniese, di quelli costruiti sulle grandi arterie metropolitane con sogni ormai perduti di grandezza. A occhio gli spazi di questa libertà sono contenuti in un’ottantina di metri quadrati, dietro una porta su cui sta scritto Hot Doc. È la creatura a cui Kostas Vaxevanis ha dato vita otto mesi fa, da editore e direttore. Un quindicinale dal sottotitolo programmatico forte: “La verità come è. Il giornalismo come deve essere”. Tiratura che sfiora le 50.000 copie, numero uno di vendite tra le riviste, il giornale di Vaxevanis, nonostante la breve vita, è già un punto di riferimento, mentre il suo creatore è ormai indiscutibilmente il massimo esemplare di giornalismo d’inchiesta in Grecia.

Quarantasei anni, già ben conosciuto per gli articoli dai Paesi in guerra e le inchieste televisive, Vaxevanis è diventato un simbolo due mesi fa quando ha mandato in stampa un numero di Hot Doc interamente dedicato a una lista. 2.059 nomi per l’occasione stampati in caratteri latini e seguiti dalla professione, se nota. Nient’altro, nel numero confezionato in una copertina nera su cui risaltano i capelli bianchi bianchi, le perle bianco opaco, e il naso aquilino di un’elegante donna francese. Nient’altro se non brevi articoli introduttivi per chiarire la storia della cosiddetta “Lista Lagarde”.

Bisogna partire da lontano. Nell’ottobre 2010, Christine Lagarde, allora ministro della finanza francese, passa al suo omologo greco, Giorgos Papakonstantinou, un documento scottante: nomi di cittadini greci che hanno spostato soldi nella filiale ginevrina di una banca britannica: la HSBC. L’elenco potrebbe aiutare le autorità a individuare i grandi evasori presumibilmente presenti tra gli altri onesti cittadini (poiché è ovvio che possedere conti all’estero non implica affatto il reato di evasione, ma può esserne il segnale). Inizia un balletto che dura due anni interi. Ministri che si susseguono, personaggi che si rimpallano il documento o dichiarano di averlo perso, ricatti e minacce incrociate. Finché la lista arriva nelle mani di Kostas Vaxevanis. E lui non esita. Coerente alle parole di George Orwell (“giornalismo è pubblicare quel che gli altri non vogliono sia pubblicato. Il resto sono pubbliche relazioni”), controlla di non essere entrato in possesso di un falso eppoi dà il via alla stampa, eliminando però informazioni sull’entità dei conti. Il giorno stesso il giornalista viene arrestato con l’accusa di aver infranto le regole della privacy. E qui inizia una nuova storia.

Perché nelle ore seguenti all’arresto e prima del processo per direttissima in cui viene assolto, Vaxevanis, nonostante l’indifferenza della stampa greca, trova grande solidarietà sui giornali esteri e tra i propri concittadini, anche tra chi meno si sarebbe aspettato, come i poliziotti venuti a arrestarlo.

“Quando nella stazione di polizia, entravano uno a uno, circospetti, a stringermi la mano e complimentarsi, ho capito che avrei vinto” racconta “Perché certo ho molti nemici, ora. Ma il fatto è che ho anche molti amici in più. Mentre i giornali greci ignoravano la mia storia che era invece sulle prime pagine all’estero si è anche capito meglio quale sia la situazione qui. I buoni giornalisti ci sono ma non possono scrivere tutto quello che vorrebbero. «Siamo con te ma non possiamo scriverlo» – me lo hanno detto in tanti. È una situazione che voi potete capire bene visto il potere mediatico di Berlusconi. Ai businessmann che possiedono media non interessano i giornali se non per facilitare il raggiungimento dei propri interessi. In generale, poi, se un giornale vive sulla pubblicità di banche non può pubblicare un’inchiesta sulle banche. Ecco perché abbiamo dichiarato fin dalla nostra nascita che non avremmo accettato pubblicità né dalle banche né dallo Stato”.

Vaxevanis è un tipo coriaceo. Dà continue indicazioni ai giornalisti – una decina – che lavorano con lui, corre da una scrivania all’altra, porta addosso i segni dello stress. Perché adesso per lui tutto è più difficile. “A ogni nuova inchiesta si diffondono false informazioni sul mio conto. In rete ne circolano di ogni tipo. Vengo accusato di essere al soldo dei servizi segreti o di lavorare contro la Grecia. Ma figuriamoci. Ognuno fa il suo mestiere. E io penso solo una cosa: siamo, come Paese, in un tunnel. L’unico modo per uscirne è dire ai Greci chiara e tonda la verità. Allora sapranno come regolarsi. Un giornalismo più libero, capace di raccontare i fatti, entrare nei problemi senza subire ricatti non può che cambiare la percezione che di noi hanno i cittadini. Dobbiamo far capire che possono trovare nei giornalisti degli alleati, non dei nemici. Io vorrei soltanto che si tornasse ai tempi in cui, se accadeva qualcosa di cui lamentarsi, si era consapevoli di poter chiamare un giornale e trovare qualcuno disposto all’ascolto e pronto a sporcarsi le mani”.

D’altronde è sporcandosi le mani che s’impara il mestiere. Non esistevano scuole di giornalismo, quando Vaxevanis cominciò, 25 anni fa, fresco di studi in matematica. E non esistono neppure oggi, secondo lui. “Il mestiere s’impara sul campo: studiando, lavorando, investigando. Ogni volta si scopre qualcosa di nuovo. S’impara a dubitare. Della “lista Lagarde” è difficile sapere cosa ne sarà. Per ora non si è mosso nulla, benché essa abbia mostrato chiaramente che l’intero sistema di potere ha trasferito soldi all’estero. Ricordiamoci poi che stiamo parlando di una sola banca, quindi di una piccola parte di quelli che hanno fatto la stessa operazione. Certo, è anche evidente che si tratta degli amici di chi avrebbe dovuto dare il via alle indagini. E dunque è abbastanza facile capire perché invece non se ne faccia niente. Quanto a me, sono tranquillo. Possedere conti in banca non è un dato coperto dal segreto. Segreta è l’entità del conto. Io dunque non ho infranto alcuna legge. Ma forse lei mi chiede se io abbia altre paure? Be’, solo gli stupidi non hanno paura. Mi sono capitate cose strane, negli ultimi tempi. Di sicuro il mio telefono è sotto controllo. Anzi, credo ci stiano ascoltando anche ora. Conoscono le mie mosse. E io ho due figli, sa? Però vede: è il comportamento che conta. Se ci si comporta da pavidi si finisce per dare potere al nemico. E questo io non posso permettermelo”.

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Obama, message in a bottle https://minimaetmoralia.it/politica/obama/ https://minimaetmoralia.it/politica/obama/#comments Thu, 17 Jan 2013 14:32:42 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12459 (Fonte immagine)

Inizia un nuovo anno, e non è detto che debba essere così catastrofico come gli ultimi trascorsi, o come molte previsioni economiche e politiche annunciano. A volte, seppure in mezzo a mille difficoltà, un po’ di ottimismo non guasta; e a ben vedere, un minimo potrebbe anche essere giustificato.

Nello scacchiere internazionale il 2013 si è aperto con la battaglia vinta da Obama in sede parlamentare per quanto riguarda, in scarna sintesi, l’aumento della tassazione del ceto medio-alto statunitense, nel tentativo di evitare il materializzarsi del “fiscal cliff”, lo spettro americano del baratro fiscale che molto somiglia in casa nostra al marchio “spread”, altro termine sconosciuto sino a pochi mesi fa, improvvisamente popolare dopo l’avvento di Mario Monti alla presidenza del Consiglio; il quale, pronunciandosi sul successo politico dell’amico Barack (pare si diano del tu chiamandosi per nome), cinguettava un “finalmente” riferendosi al dimezzamento dello spread causato dalle notizie provenienti dalla Casa Bianca sull’accordo raggiunto. Un dimezzamento che era tra gli obiettivi principali del suo operato al governo nel corso del 2012, arrivato come manna dal cielo per il neocandidato, e dunque immediatamente trasformato in notizia di bassa cucina da propaganda elettorale: è la comunicazione globale, bellezza. Basta un tweet.

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Inizia un nuovo anno, e non è detto che debba essere così catastrofico come gli ultimi trascorsi, o come molte previsioni economiche e politiche annunciano. A volte, seppure in mezzo a mille difficoltà, un po’ di ottimismo non guasta; e a ben vedere, un minimo potrebbe anche essere giustificato.

Nello scacchiere internazionale il 2013 si è aperto con la battaglia vinta da Obama in sede parlamentare per quanto riguarda, in scarna sintesi, l’aumento della tassazione del ceto medio-alto statunitense, nel tentativo di evitare il materializzarsi del “fiscal cliff”, lo spettro americano del baratro fiscale che molto somiglia in casa nostra al marchio “spread”, altro termine sconosciuto sino a pochi mesi fa, improvvisamente popolare dopo l’avvento di Mario Monti alla presidenza del Consiglio; il quale, pronunciandosi sul successo politico dell’amico Barack (pare si diano del tu chiamandosi per nome), cinguettava un “finalmente” riferendosi al dimezzamento dello spread causato dalle notizie provenienti dalla Casa Bianca sull’accordo raggiunto. Un dimezzamento che era tra gli obiettivi principali del suo operato al governo nel corso del 2012, arrivato come manna dal cielo per il neocandidato, e dunque immediatamente trasformato in notizia di bassa cucina da propaganda elettorale: è la comunicazione globale, bellezza. Basta un tweet.

Quello che interessa è che quanto ottenuto da Obama (al lavoro a testa bassa dal giorno dopo la sua rielezione) ci ricorda qualcosa che forse un po’ troppo e in troppi stavamo dimenticando, vale a dire la possibilità di incamminarsi verso la strada di una maggiore equità sociale, e di poterlo fare nella maniera più opportuna. Da quel furbone che è, infatti, mr. Obama ha subito commentato l’approvazione parlamentare ricordando che la sua proposta non deve essere paragonata a quella del nuovo leader francese, il socialista Hollande, che ha visto tornare al mittente l’idea di una superpatrimoniale che prevedeva il 75% di tassazione per i più ricchi (pare sia incostituzionale). La sua, piuttosto, è stata una soluzione ponderata e discussa in Senato e (strenuamente) alla Camera, sino a incassare anche il voto di buona parte dei repubblicani, cosa impensabile soltanto pochi mesi or sono, e praticamente mai verificatasi in precedenza, soprattutto quando negli States vengono tirati in ballo temi-tabù quale quello di una maggiore tassazione fiscale. Eppure si può: questo sembra il messaggio nella bottiglia che dalle fredde acque dell’oceano americano approda sino ai nostri lidi. Ma che aria tira dalle nostre parti?

Vento di elezioni, elezioni che, comunque andranno a finire, segneranno un momento nuovo della turbolenta storia italica. Mai prima era accaduto, infatti, di poter scegliere tra formazioni politiche così in fase di trasformazione, a parte il dinosauro uscito dal cilindro, che de facto non sorprende nessuno. La domanda però rimane sempre la stessa: si riusciranno a migliorare le condizioni del nostro Paese, soprattutto in termini di diritti civili ed equità sociale? Difficile dirlo oggi; il circo della campagna elettorale è appena partito, e tra comici divenuti politici, politici divenuti comici, professori mascherati da tecnici e magistrati appena sbarcati dal Guatemala, grande rimane la confusione sotto al cielo, dalle Dolomiti a Lampedusa. Eppure, anche questo, non è detto che sia un male.

Magari chissà, qualcuno si ricorderà che le persone vengono prima di programmi e alleanze, mentre qualcun altro potrebbe rivendicare, a ragione, che l’Italia non ha nulla da invidiare a nessuno, e che guardando al suo glorioso passato dovrebbe avere le capacità e la costanza di costruire un futuro comune condiviso (condivisibile), basato sui naturali principi del rispetto tra individui. E non si tratta qui della retorica “narrazione collettiva” vendoliana: mi pare che anche un certo Gesù Cristo, bene o male, la pensasse così. E a dirla tutta pure Robin Hood, seppure a modo suo. Il fatto è che in Italia tanti ricchi si nascondono (si vergognano? la vedo dura), mentre in Francia, vista la mal parata, alcuni scelgono l’espatrio dall’amico Putin, scuola KGB, che di certe cose se ne intende. Negli Usa invece tengono a precisare che, seppur in molti non d’accordo, tra i benestanti non si muove nessuno.

Intanto Obama un passo in avanti l’ha fatto, recuperando 600 dei 4.000 miliardi che il Fondo Monetario Internazionale reclama dopo il crollo economico partito proprio dall’America nel 2007, che ha poi contagiato gran parte del mondo occidentale.

Ma la temuta signora bionda, la Christine Lagarde prima donna alla guida del più importante istituto economico del mondo, il giorno dopo la grande euforia ha immediatamente chiamato l’amico Barack, per congratularsi e ricordargli che ora, in breve, brevissimo tempo, deve trovare anche gli altri soldi che mancano. Riusciranno i nostri eroi?… In fondo, a ben pensarci, poco importa.

L’importante è che una luce fioca sembra intravedersi in fondo al tunnel. Visto che i Maya ci hanno graziati, proviamo a seguirla, facendo ciascuno la propria parte. E perché no a godercela anche (chi in qualche modo può), da soli o in compagnia, senza stare sempre lì ad arrovellare mente e cuore sulle nubi minacciose che incombono.

Buon anno.

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