CIE Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/cie/ un blog di approfondimento culturale Mon, 10 Feb 2014 06:33:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg CIE Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/cie/ 32 32 Svuotare, chiudere, invadere i Cie https://minimaetmoralia.it/interventi/svuotare-chiudere-invadere-i-cie/ https://minimaetmoralia.it/interventi/svuotare-chiudere-invadere-i-cie/#comments Sun, 09 Feb 2014 10:03:59 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18295 Questo pezzo è uscito su Europa.

Venerdì mattina sono entrato per la prima volta in un Cie, un centro di identificazione e di espulsione. Ero al seguito del senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, che portava ai detenuti del centro di Ponte Galeria una lettera che il presidente Napolitano aveva scritto in risposta a quella che gli era arrivata da una serie di detenuti che avevano protestato nelle settimane passate arrivando a cucirsi la bocca.

Era la prima volta che entravo in un Cie, e mi è dispiaciuto che non l’avessi fatto prima. Avrei capito con una chiarezza cristallina alcune cose della politica italiana e europea degli ultimi dieci anni.

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Questo pezzo è uscito su Europa.

Venerdì mattina sono entrato per la prima volta in un Cie, un centro di identificazione e di espulsione. Ero al seguito del senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, che portava ai detenuti del centro di Ponte Galeria una lettera che il presidente Napolitano aveva scritto in risposta a quella che gli era arrivata da una serie di detenuti che avevano protestato nelle settimane passate arrivando a cucirsi la bocca.

Era la prima volta che entravo in un Cie, e mi è dispiaciuto che non l’avessi fatto prima. Avrei capito con una chiarezza cristallina alcune cose della politica italiana e europea degli ultimi dieci anni.

Il Cie di Ponte Galeria è il più grande di Europa. Visto da fuori è una specie di caserma gigante. Si trova accanto alla Fiera di Roma. Anzi, a dire il vero, si trova attaccato al parcheggio dell’entrata Nord della Fiera di Roma. Non c’è nessuna indicazione che porti al Cie, sembra veramente un non-luogo nella landa della non-luoghità. Lasci la macchina in questo enorme parcheggio vuoto, la desolata stazione della ferrovia per Fiumicino da una parte, e scale mobili che non trasportano nessuno per ore dall’altra: Paolo Virzì l’aveva giustamente scelta come location di Tutta la vita davanti.

Questa caserma invisibile e imponente è – l’ha scritto più volte Manconi – pensata come una sorta di gabbia di gabbie. C’è una struttura esterna con altissime sbarre, e poi come a matrioska gabbie più piccole e poi più piccole. All’interno di queste gabbie ci sono delle stanze dove venerdì c’erano all’incirca 70 persone. Una struttura che sarà grande quasi un chilometro quadrato per 70 persone. Queste 70 persone vivono in delle stanze in otto, con letti attaccati a non più di quindici cm l’uno dall’altro.

Probabilmente queste cose che scrivo molti di voi le sapranno già, io stesso ho letto vari articoli sui Cie, e capita che le immagini dei centri arrivino sui giornali, almeno ogni volta che c’è una protesta clamorosa, materassi incendiati e bocche cucite. Ma quello su cui vorrei attrarre l’attenzione invece non è sull’emergenza, ma sulla vita in un Cie in un giorno di febbraio qualunque. Una mattinata tarda, all’ora di pranzo. Questo perché molti di noi, per fortuna, saranno assolutamente convinti che i Cie sono dei posti orrendi, atroci, terribili… E questo è in parte vero: all’interno, per certi versi, sembrano delle baracche di stato. Ma la cosa più agghiacciante che non avevo realizzato prima di entrarci non è la loro violenta bruttezza, ma il loro non-senso.

I Cie sono la versione aggiornata dei Centri di permanenza temporanea, i Cpt, creati dalla legge Turco-Napolitano, nel 1998 (sarebbe bello che domani il presidente della Repubblica prendesse le distanze e si scusasse pubblicamente per una legge e una visione giuridica sugli stranieri che porta il suo nome), i cie sono “strutture istituite per trattenere gli stranieri sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera”. Per manifestare la propria indignazione, molto spesso si dice: “Sono prigioni!”, oppure “Sono lager!”.

In realtà i Cie non sono né l’uno né l’altro. Non sono prigioni, perché non hanno nessuno scopo di riabilitazione o di punizione. Non sono lager perché non sono dei campi di lavoro. Sono dei luoghi limbici in cui non accade nulla, non si sa perché ci si è finiti, non si sa quando se ne uscirà, non si sa come se ne uscirà. Il 40 per cento è espulso, il 60 si disperde. Nel frattempo – un frattempo che può durare fino 18 mesi ma che per molti è un frattempo ciclico (la maggior parte delle persone con cui ho parlato, erano in un Cie per la seconda, terza, anche decima volta) – la vita è ridotta alla nuda vita, per dirla con gli agambeniani: mangiare, bere, dormire, pisciare, cacare. La mensa, i letti, i bagni.

I detenuti del Cie di Ponte Galeria sono sostanzialmente delle persone a cui è andata male, con storie pesanti alle spalle. La maggior parte delle storie che ho sentito venerdì erano quelle di ex-ragazzini o ex-ragazzine che sono andati via dal Marocco o dalla Nigeria che avevano tredici anni, sono arrivati in Italia nemmeno maggiorenni, e da allora vivono e lavorano in nero. Ogni tanto li beccano, li buttano qui. Poi escono. Poi tornano al paese d’origine. Poi tornano in Italia. Poi si rifanno un Cie. Etc… Molti sono in Italia da vent’anni, molti hanno qualche precedente penale: piccoli furti, risse, spaccio. Molti del resto arrivano al Cie dal carcere. All’insensatezza di portare in un centro d’identificazione uno che è stato in galera si aggiunge l’insensatezza per cui anche se si è espiata la pena, la Bossi-Fini prevede comunque l’automatica espulsione.

Insensatezza per insensatezza, sono dieci anni che in Italia esiste il reato di clandestinità. I circa 700.000 stranieri che non hanno il permesso di soggiorno in Italia sono criminali; metteteci dentro anche i ragazzi stranieri che hanno appena compiuto diciott’anni.

I detenuti del Cie sono sostanzialmente degli sfigati, ma – dopo averci chiacchierato cinque minuti – si rivelano sostanzialmente delle persone da ammirare. La storia più comune è quella di uno che a tredici, quattordici anni, riesce a nascondersi sotto il motore di un pullman o sotto il telaio di un camion e attraversare varie frontiere, con il rischio di morire. Per me ogni volta che sento raccontare una storia del genere penso ai romanzi di formazione che leggevo a tredici anni, Huckleberry Finn o Zanna bianca. Che differenza c’è?

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I Cie vanno chiusi perché sono posti di merda https://minimaetmoralia.it/interventi/i-cie-vanno-chiusi-perche-sono-posti-di-merda/ https://minimaetmoralia.it/interventi/i-cie-vanno-chiusi-perche-sono-posti-di-merda/#comments Sun, 22 Dec 2013 09:59:16 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=17146 Regolarmente, soprattutto nei giorni di festa, i politici e l’opinione pubblica si ricordano – per una protesta estrema, per un video shock – di quei luoghi ignobili che sono i Cie, “inventati” come strumento di controllo dell’immigrazione da una legge schifosa che fu la Turco-Napolitano e poi mantenuti da una legge se possibile ancora più […]

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Regolarmente, soprattutto nei giorni di festa, i politici e l’opinione pubblica si ricordano – per una protesta estrema, per un video shock – di quei luoghi ignobili che sono i Cie, “inventati” come strumento di controllo dell’immigrazione da una legge schifosa che fu la Turco-Napolitano e poi mantenuti da una legge se possibile ancora più fetida, la Bossi-Fini. I Cie vanno chiusi, non sono serviti a nulla in questi lunghi anni se non a farci vergognare di avere la cittadinanza italiana. Questo video è un mini-documentario realizzato da Gabriele del Grande e Stefano Liberti per Zalab nel 2012.

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Petizione per la chiusura del CIE di Santa Maria Capua Vetere https://minimaetmoralia.it/interventi/petizione-per-la-chiusura-del-cie-di-santa-maria-capua-vetere/ https://minimaetmoralia.it/interventi/petizione-per-la-chiusura-del-cie-di-santa-maria-capua-vetere/#comments Fri, 06 May 2011 09:06:48 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=4306 Pubblichiamo di seguito una petizione promossa da Maurizio Braucci, Goffredo Fofi, Alessandro Leogrande, Roberto Saviano e diretta al Ministero dell’Interno del Governo Italiano per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione di S. Maria Capua Vetere (CE). Per firmare.

Il sopralluogo nella caserma dismessa Ezio Andolfato del CIE di S. Maria Capua Vetere, avvenuto lunedì 2 maggio al seguito di due senatori, ci ha permesso di constatare le condizioni igienico-sanitarie in cui si trovano le 102 persone di nazionalità tunisina lì recluse in seguito alle disposizioni governative per affrontare l’emergenza dei profughi del Nord Africa.

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Pubblichiamo di seguito una petizione promossa da Maurizio Braucci, Goffredo Fofi, Alessandro Leogrande, Roberto Saviano e diretta al Ministero dell’Interno del Governo Italiano per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione di S. Maria Capua Vetere (CE). Per firmare.

Il sopralluogo nella caserma dismessa Ezio Andolfato del CIE di S. Maria Capua Vetere, avvenuto lunedì 2 maggio al seguito di due senatori, ci ha permesso di constatare le condizioni igienico-sanitarie in cui si trovano le 102 persone di nazionalità tunisina lì recluse in seguito alle disposizioni governative per affrontare l’emergenza dei profughi del Nord Africa. Usiamo il termine reclusione pur sapendo che queste persone vivono in una situazione peggiore di quella della media carceraria italiana: in 10-12 nella stessa tenda, su materassi senza brandine, controllati a vista da polizia e carabinieri, circondati da una doppia rete di recinzione, costretti a chiedere il permesso per utilizzare i bagni, ospitati all’interno di una struttura militare dismessa e quindi logisticamente non adeguata. In attesa di una valutazione del diritto ad una forma di protezione umanitaria, queste 102 persone sono costrette nel CIE illecitamente, tra forzature burocratiche ed abusi, in condizioni igienico-sanitarie degradanti. Mentre gli addetti della Croce Rossa e i funzionari delle forze dell’ordine sanno di essere lì per gestire l’assurdo, la condizione di queste 102 persone viola ogni tipo di diritto e offende il principio democratico su cui è fondata la nostra Repubblica. In seguito ai recenti cambiamenti geopolitici del sud del Mediterraneo, l’attuale governo italiano ha delegato ad una politica esclusivamente d’immagine la questione dell’aumento dei flussi migratori da quell’area, puntando su roboanti misure segregazioniste verso i profughi di regimi che fino a ieri si reggevano sul consenso di paesi più ricchi come la stessa Italia.
Presumendone la pericolosità sociale e non riconoscendo a questi migranti lo status di profughi, il Ministero dell’Interno ha delegato la gestione dell’emergenza umanitaria a tecnici e forze dell’ordine, esponendoli a performance spesso grottesche, senza il supporto di un’adeguata visione politica per affrontare le mutate condizioni che stanno interessando l’area del sud del Mediterraneo.
Le 102 persone recluse nel CIE di S. Maria Capua Vetere, come quelle degli altri centri analoghi sparsi sul territorio, vivono la contraddizione di un’incapacità politica, pagata con la violazione di diritti umani e civili e l’umiliazione del corpo della Croce Rossa e di quelli di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza costretti a coprire, anche con il ricorso ad abusi documentati, l’incapacità degli organi centrali del Governo.
Per queste ragioni noi chiediamo ad artisti, intellettuali e personaggi pubblici capaci di attirare l’attenzione su questa vergognosa situazione, di sottoscrivere la presente petizione al Ministero dell’Interno del Governo Italiano per :
L’immediata chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione di S. Maria Capua Vetere al fine di riservare un trattamento democratico delle persone lì senza motivo detenute e cessare l’umiliante situazione che, lungi dall’affrontare l’emergenza attuale, sta soltando creando un assurdo meccanismo di uomini trasformati in bestie e in aguzzini.
La valutazione equa, condotta caso per caso da parte degli organi incaricati, del riconoscimento di protezione umanitaria per le 102 persone recluse con un’illecita procedura che viola l’articolo 13 della Costituzione.
Chiediamo inoltre che la stessa disposizione di chiusura venga estesa agli altri Centri di Identificazione ed Espulsione in cui i profughi della recente emergenza del Nord Africa sono reclusi senza le necessarie condizioni igieniche e sanitarie e senza il rispetto delle procedure previste dalla legge.

Per firmare

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