Cinema America Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/cinema-america/ un blog di approfondimento culturale Mon, 13 Apr 2015 08:11:05 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Cinema America Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/cinema-america/ 32 32 Dal Texas con amore. Conversazione sul cinema con Fausto Paravidino https://minimaetmoralia.it/cinema/dal-texas-con-amore-conversazione-sul-cinema-con-fausto-paravidino/ https://minimaetmoralia.it/cinema/dal-texas-con-amore-conversazione-sul-cinema-con-fausto-paravidino/#comments Mon, 13 Apr 2015 08:10:47 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=26190 di Gianmarco Di Traglia La luce entrava in Fausto come quella di un proiettore entra in un fotogramma 35 mm, attraversando e risaltando ogni singola parte del suo volto. Per tutto il tempo del nostro incontro il suo sorriso non si è mai affievolito, nemmeno per un attimo. Ci siamo dati appuntamento a piazza Caprera, […]

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di Gianmarco Di Traglia

La luce entrava in Fausto come quella di un proiettore entra in un fotogramma 35 mm, attraversando e risaltando ogni singola parte del suo volto. Per tutto il tempo del nostro incontro il suo sorriso non si è mai affievolito, nemmeno per un attimo. Ci siamo dati appuntamento a piazza Caprera, dalle parti di Villa Torlonia, per parlare di cinema. In quei giorni portava in scena assieme ad Iris Fusetti e Monica Samassa, al Teatro Dell’Orologio di Roma, lo struggente e poetico Il Diario Di Maria Pia, in cui Fausto racconta la malattia e la morte di sua madre. Un’esperienza, più che una rappresentazione, intima e toccante, fluida. Ripensando anche al suo Texas (opera prima di Paravidino, prodotta da Fandango che valse a lui la candidatura al David come miglior regista esordiente) capisco chi ho davanti, mi sembra tutto chiaro. Un poetico realista che dalla noia incarnita e dalla spossatezza passa all’esperienza tragica, filtrando le emozioni attraverso un sentimento di pura sensibilità. Dopo esserci salutati, ad ogni modo, cominciamo a parlare.

Cosa rappresenta per te questa folle magia che è nota a tutti come “cinema”?
Cinema per me è sempre stato la forma di racconto. A parte qualche fiaba raccontata in casa, il mio rapporto con il racconto è partito dal Cinema, la forma d’arte che ho assimilato di più da bambino prima di arrivare alla lettura traendone beneficio tramite la scuola e i consigli di mia mamma e poi al teatro, il quale ho più fatto che visto e che rappresenta l’atto naturale di raccontare una storia, non richiedendo tecnologia ma solo voglia di fare.

Quindi ti sei avvicinato fisicamente prima al teatro per una ragione di effettiva possibilità?
Esatto… Diciamo che il primo modo che ho incontrato per raccontare una storia è il teatro mentre il primo modo per vederla rappresentata è stato il cinema. Ho sempre assorbito e pensato le storie in una forma cinematografica, anche perché non mi piaceva il calcio ed essendo un bambino solo, il cinema era un grande conforto.

Beh, il cinema è sempre stato il luogo della “solitudine”, dopotutto. C’è una definizione di cinema che condividi?
Due definizioni mi sono rimaste nella mente, alle quali sono molto affezionato.
La prima è di Truffaut il quale diceva: “il cinema guarda attraverso un occhio solo” ed è vero, il cinema guarda e proietta da un occhio solo e costruisce un rapporto uno ad uno con il pubblico. A differenza del teatro, dove abbiamo degli attori che recitano attraverso una finestra larga davanti ad una collettività. creando un evento sociale, un popolo che ne incontra un altro. Nel cinema, invece, l’ evento è intimo e privato anche se la sala è piena… Si da piccolo mi è capitato di vedere una sala piena.
La seconda è di Bergman che diceva “Il cinema è la cosa più vicina all’ipnosi” perché in fin dei conti comincia nella stessa maniera, una persona seduta nel buio che fissa una luce e viene ipnotizzata ed in virtù di ciò è la forma che parla nella maniera più diretta e violenta possibile all’inconscio. Le immagini ipnotizzano perciò a volte si viene attratti anche da brutti film perché trovarsi davanti a quello schermo è tremendamente bello. Serve una cattiveria da adulto per criticare un brutto film, ma in primis c’è la bellezza di essere ipnotizzati.

Per quanto riguarda l’occupazione del Cinema America, che idea ti sei fatto? Ha ancora senso un atto del genere in un’Italia distratta, assente ed intorpidita?
Lo considero un atto vitalissimo per due ragioni, la prima è legata a questa disgraziata città che è Roma, la quale dovrebbe essere la capitale o almeno una delle due capitali (assieme a Torino, per tradizione) del Cinema. A Roma come a Torino in realtà si fa molto poco, sia a livello istituzionale che come tipo di iniziativa privata, le sale d’essai stanno pian piano sparendo. A Parigi, patria dei Lumiere, che è una città vitale, i cittadini sono i protagonisti dell’industria, possono addirittura scegliere i film da vedere, pensa un po’… Qui da noi invece esistono dei padroni di “supermercati” che scelgono cosa possiamo comprare. Il Metropolitan a Roma, in pieno centro, ha chiuso i battenti senza alcuna opposizione o politica culturale da parte del Comune o dello Stato. È bello che sia la cittadinanza a riappropriarsi dei propri spazi culturali.
La seconda ragione, ed è il vero elemento interessante, è che non sia un atto voluto da vecchi professionisti dell’occupazione, ma da giovani e giovanissimi amanti del cinema, che spinti dall’amore, come succede a chi si innamora del cinema (poiché del cinema ci se n’innamora da giovani, e poi molto spesso si continua a seguirlo, ricordandoci di quando lo amavamo follemente e componevamo delle struggenti elegie su tutto ciò) tenendo di più all’arte che al denaro, fanno una programmazione culturale eccezionale.
La cosa bella e rara è che questo atto ha trovato sostegno da parte di tutti quelli che fanno cinema in un paese ancora diviso tra guelfi e ghibellini su qualsivoglia argomento. I “cinematografari” diventano classe dimostrando una totale solidarietà.”

Poi, però, finisce tutto. Franceschini vuole salvare le sale ed il giorno dopo, i carabinieri…

Naturalmente finisce come sempre in Italia: “siete bravi, avete fatto una bella cosa, ma ora levatevi che dobbiamo fare i soldi” con gestioni che si trovano spesso tra il cattivo e l’inesistente da parte delle istituzioni. Potremmo citare anche la Triste vicenda del teatro Eliseo, ma sorvoliamo. Abbiamo sempre una politica che garantisce di fare tutto il possibile; a questo punto o non si può fare il possibile o non sono in grado di fare il possibile oppure sono mendaci loro quando dicono che faranno il possibile… In ogni caso è grave.

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L’opaca viltà della politica romana https://minimaetmoralia.it/politica/lopaca-vilta-della-politica-romana/ https://minimaetmoralia.it/politica/lopaca-vilta-della-politica-romana/#comments Thu, 25 Sep 2014 05:26:12 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23564 Questo pezzo è uscito oggi sul Manifesto. A Roma oggi alle 18.30 è previsto un presidio davanti a Regina Coeli, alle 20.30 un’assemblea sul diritto alla città al Nuovo Cinema Palazzo. di Sandro Medici Nun­zio D’Erme è un istrut­tore di nuoto. I bam­bini che par­te­ci­pano ai suoi corsi l’adorano, così come i loro geni­tori. Piace […]

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Questo pezzo è uscito oggi sul Manifesto. A Roma oggi alle 18.30 è previsto un presidio davanti a Regina Coeli, alle 20.30 un’assemblea sul diritto alla città al Nuovo Cinema Palazzo.

di Sandro Medici

Nun­zio D’Erme è un istrut­tore di nuoto. I bam­bini che par­te­ci­pano ai suoi corsi l’adorano, così come i loro geni­tori. Piace la cor­dia­lità con cui inse­gna ai più pic­coli a stare in acqua e a nuo­tare. È insomma un uomo gene­roso e appas­sio­nato, rico­no­sciuto per la sua pro­fes­sio­na­lità e il garbo con cui la eser­cita. Que­ste sue doti, per la pro­cura romana, costi­tui­scono un’aggravante, che da sta­mat­tina gli stanno costando una deten­zione nel car­cere di Regina Coeli.

È stato impri­gio­nato «in ragione della sua figura cari­sma­tica e per il suo ruolo di lea­der­ship», sostiene il capo d’imputazione. Insieme a lui, incri­mi­nato anche il ven­tot­tenne Marco Bucci, mili­tante spar­ta­chi­sta. L’accusa parla di resi­stenza e lesioni, ma in realtà il reato che viene adde­bi­tato ai due è l’antifascismo. Nella scorsa pri­ma­vera, insieme ad altri ragazzi di Cine­città, hanno respinto l’aggressione di una squa­drac­cia di monaci omo­fobi, quei cre­pu­sco­lari figu­ranti di Mili­tia Chri­sti. In sé, né più né meno di una baruffa, squal­li­da­mente pro­vo­cata per con­te­stare un incon­tro pub­blico sul diritto alle dif­fe­renze. E aver difeso quell’assemblea, che peral­tro si stava svol­gendo in una sede isti­tu­zio­nale, in una sala del Muni­ci­pio, per le buro­cra­zie giu­di­zia­rie diventa un reato, con tanto di misure detentive.

È molto dif­fi­cile resi­stere alla ten­ta­zione di inter­pre­tare que­sti arre­sti come un ulte­riore pas­sag­gio di que­sta sta­gione per­se­cu­to­ria, che da qual­che tempo aleg­gia cupa­mente in città. Oltre a D’Erme e Bucci, sono in stato di deten­zione due espo­nenti del movi­mento di lotta per la casa, Di Vetta e Fagiano. Così com’è in corso l’istruttoria giu­di­zia­ria sull’Angelo Mai. E nell’ultimo anno abbiamo assi­stito a sgom­beri su sgom­beri, da Tor di Nona a Via delle Aca­cie, dal Vol­turno all’America.

Dopo più di un decen­nio di espe­rienze di movi­mento tanto vitali quanto con­sa­pe­voli, che hanno deter­mi­nato un’impronta poli­tica tra le più avan­zate in Ita­lia (e in Europa), la linea di comando repres­siva, tra incri­mi­na­zioni e inter­venti musco­lari, sta siste­ma­ti­ca­mente sfi­brando il tes­suto con­net­tivo della sini­stra sociale. E lo scopo è ridurre a un’emergenza di ordine pub­blico quello che è stato (ed è tut­tora) un largo pro­cesso sociale di fer­tile con­ta­mi­na­zione tra riven­di­ca­zione di biso­gni e ini­zia­tiva poli­tica. Un per­corso che ha agito sulla pro­get­ta­zione sociale, sulla riap­pro­pria­zione dei beni comuni, sulle poli­ti­che dei diritti, sulla rige­ne­ra­zione territoriale.

È insomma un attacco poli­tico a vasto rag­gio. Ana­logo a quello in corso in Val di Susa o nel Meta­pon­tino, anche qui con arre­sti e incri­mi­na­zioni. Un attacco poli­tico in assenza della poli­tica: o meglio, in sosti­tu­zione della poli­tica, appa­ren­te­mente neu­trale, in realtà com­par­te­cipe. E a Roma tutto ciò avviene con una niti­dezza tanto spie­tata quanto avvi­lente. D’Erme è stato un con­si­gliere comu­nale per molti anni, un ottimo con­si­gliere comu­nale: in molti ricor­dano e ancora apprez­zano le sue bat­ta­glie, la sua pas­sio­na­lità. Oggi è in galera. Lungo que­sta para­bola tra­spare tutta l’opaca viltà dell’attuale poli­tica romana.

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