d editore Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/d-editore/ un blog di approfondimento culturale Mon, 04 Jan 2021 16:38:11 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg d editore Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/d-editore/ 32 32 Alcuni consigli di lettura https://minimaetmoralia.it/letteratura/alcuni-consigli-di-lettura/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/alcuni-consigli-di-lettura/#respond Mon, 04 Jan 2021 08:00:13 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=47501 Sono mesi strani, e continuano ad esserlo con pochi segni di cambiamento, e la lettura, quando possibile, può costituirsi come buono e momentaneo rifugio. Questi alcuni titoli, tutti molto diversi, che mi hanno tenuto compagnia.

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Sono mesi strani, e continuano ad esserlo con pochi segni di cambiamento, e la lettura, quando possibile, può costituirsi come buono e momentaneo rifugio. Questi sono alcuni dei titoli, tutti molto diversi, che mi hanno tenuto compagnia da marzo a oggi.

– Georges Simenon, Europa 33 (Adelphi)

Nella traduzione di Federica e Lorenza di Lella, Adelphi ha pubblicato come ultimo titolo del 2020 Europa 33 di Georges Simenon, chiuso da una nota di Matteo Codignola. Come si sa Adelphi pubblica tutta l’opera di Simenon, ma questo corposo volume, assieme a quello dello scorso anno Mediterraneo in barca, non racconta né i casi di Maigret né appartiene al novero dei “romans durs” dello scrittore belga: si tratta invece di reportage, scritti giornalistici, e se Mediterraneo in barca era la cronaca di un viaggio dello scrittore per il gran Mare nostrum, questo nuovo volume raccoglie scritti di Simenon afferenti al 1933, un anno tragico per la storia dell’umanità con la nomina a cancelliere tedesco di Adolf Hitler, il fascismo che già aveva un abbondante decennio di vita e un’aria di rivalsa dopo la tragedia della Prima guerra mondiale che era già molto pesante. Simenon in questo clima politico si muove attraversando tutta l’Europa per conto di Gaston Gallimard e della sua rivista “Voilà” armato anche di macchina fotografica e ciò che non sfugge al suo occhio già impratichito allo sguardo del celebre Maigret (Pietro il Lettone, primo romanzo con Maigret è uscito due anni prima) è proprio ciò che cova nei vari stati che visita, muovendosi tra i paesi baltici, la Russia di Stalin o la Germania di Hitler (dal funerale di un hitleriano Simenon sembra capire tutto ciò che succederà di lì a poco). Pagine che testimoniano quanto grande può essere un reportage, ma che sono anche conferma, da un altro punto di vista, della scrittura di uno dei maggiori interpreti del Novecento tout-court.

– Gruppo di Nun, Demonologia rivoluzionaria (Nero Edizioni)

«La Demonologia Rivoluzionaria è nata e si è sviluppata attorno a una riflessione sul ruolo della kabbalah all’interno delle tradizioni esoteriche occidentali», si aprono con questa frase i Principi di demonologia rivoluzionaria, prima parte del libro che raccoglie contributi di Laura Tripaldi, Claudio Kulesko, Enrico Monacelli, Valerio Mattioli e Bronge Age Collapse e non è difficile immaginare le asperità che questo libro prova ad attraversare nelle sue altre parti (Appunti sull’inserruzione gotica e Nigredo, l’ultima sezione che raccoglie scritti di theory-fiction tra cui si segnalano i bellissimi Mater dolorosa di Laura Tripaldi e Solarizzazione di Valerio Mattioli). I punti di riferimento, di scontro e di analisi sono Nick Land e il lavoro della CCRU, c’è il Gershom Scholem studioso della kabbalah, ci sono Geroges Bataille, Pierre Klossowski e Lovecraft, un altro autore tradotto in Italia sempre dalla collana Not, Eugene Thacker e, ovviamente, Mark Fisher, c’è la magia nera della mano sinistra e il black metal. Tutto questo materiale, e un altro importante merito di questo libro è commentare e annotare una bibliografia di autori centrali per comprendere il nostro tempo («nel nostro cammino abbiamo incontrato inaspettati alleati, le cui voci, più o meno umane, ci hanno guidati lungo il nostro percorso»), va a costituirsi come manifesto della «Italian Weird Theory» e le complessità che vi sono espresse sono luoghi di analisi che non possono che esplicarsi in profonde revisioni di un sistema di pensiero filosofico spesso viziato dall’accademismo, mescolando magia, alchimia e apocalissi in un rigoroso sistema di analisi.

– Pedro Cieza de Leòn, Scoperta e conquista del Perù (Quodlibet)

Pedro Cieza de Leòn è nato in Estremadura intorno al 1518 e morto, ancora giovane nel 1554 a Siviglia per una malattia epidemica. All’interno della sua esistenza, un evento rivestì una posizione centrale, il periodo trascorso nel Nuovo Mondo, in Perù: il valore di questo periodo è dovuto al fatto che Pedro Cieza de Leòn ha scritto un’opera faticosa, monumentale e incompiuta, Crònica del Perù, cominciata intorno al 1541, prima nelle vesti di soldato di ventura poi nella sua posizione di cronista de Indias, e corretta e aggiustata fino alla morte. Laura Forti traduce adesso una parte di questa grande opera, la terza, dedicata alla «vicenda epica e tragica» della scoperta e conquista del Perù a opera di Francisco Pizarro (colui che illuse e uccise l’imperatore inca Atahullupa), di Francisco Pizarro e Diego de Almagro. Possiamo leggere questo testo straordinario in tanti modi, come un romanzo picaresco (e non a caso si trova nella collana Compagnia Extra diretta da Ermanno Cavazzoni, dove si trova un libro fratello, la Germania di Tacito curata da Giuseppe Dino Baldi), come testimonianza di uno scontro violento tra mondi diversi, come tentativo di provare a comprendere l’estraneo, sempre tenendo in mente il «problema dell’altro» come espresso da Todorov: resterà in ogni caso un racconto straordinario.

– Ezio Puglia, Il lato oscuro delle cose. Archeologia del fantastico e dei suoi oggetti (Mucchi editore)

L’importanza degli oggetti nell’analisi dei testi letterari è da tempo luogo centrale per gli studi di critica letteraria, basti pensare ai preziosi e ancora importanti studi di Francesco Orlando (Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura. Rovine, reliquie, rarità, robaccia, luoghi inabitati e tesori nascosti). Il valore degli spazi e degli oggetti assume poi un ruolo decisivo nella letteratura fantastica, intendendo con questo termine un gruppo di opere eterogenee e un ampio lasso di tempo, e questo libro di Ezio Puglia è uno studio molto importante sull’argomento che mette in comunicazione il fantastico e il ruolo degli oggetti in questo tipo di scrittura. Facendo riferimento a un’ampia rete di autori (da Poe a Hawthorne, da Maupassant a Hofmann, da Pirandello ad Alberto Savinio) e a un’impostazione teorica che costeggia gli studi sugli spettri e sull’aura che acquistano gli oggetti in determinate situazioni perturbanti, Puglia costruisce una convincente e complessiva architettura ermeneutica per analizzare questo tipo di scrittura tra Ottocento e Novecento, liberando anche la visione della letteratura fantastica da alcune interpretazioni a volte troppo semplicistiche, rintracciando in oggetti dalla natura e provenienza diverse un ruolo centrale per il lavoro critico.

– Erica Lagalisse, Anarcoccultismo. Dissertazione sulle cospirazioni dei re e dei popoli (D Editore)

Con grande tempestività D editore ha tradotto (opera di Enrico Monacelli) uno studio discusso e molto interessante di Erica Lagalisse, antropologa e ricercatrice, che analizza come le teorie politiche affondino le loro radici anche nell’occultismo, muovendosi con disinvoltura dalla caccia alle streghe ai maghi fino ai massoni. A emergere a conclusione dello studio di Lagalisse è come siano spesso gli spazi oscuri, criptici e psichedelici della realtà a fornire alcuni strumenti di lotta alle disuguaglianze e alla morse strette del potere. Il campo tracciato da questo libro è irto di pericoli, uno su tutti le possibili teorie complottistiche che tanto spazio hanno nei ragionamenti contemporanei: Lagalisse non corre il rischio di perdercisi, pur essendo cosciente che le arti occulte che sono disseminate tra queste pagine possono ispirare anche le «macchinazioni psicologiche della moderna promozione pubblicitaria e dei social media» oltre che «fantasie neofasciste, apocalissi dialettiche e la fede anarchica per l’emergere di un ordine sociale egualitario». Forse allora il monito più importante di Anarcoccultismo è non ignorare il potere di questi simboli, riconoscerne la natura e i rischi e, soprattutto, i simulacri che popolano la nostra società.

– Fëdor Dostoevskij, Lettere (Il Saggiatore)

Bisogna sempre considerare come tesori molto preziosi pagine di autori sacri della storia della letteratura ancora inedite, qualsiasi tipo di testo esse siano. Ecco un altro motivo per leggere con attenzione, calma e grande cura le lettere di Fëdor Dostoevskij che con la cura di Alice Farina, che è anche traduttrice insieme a Giulia De Florio ed Elena Freda Piredda, sono pubblicate da Il Saggiatore in un’edizione sontuosa che fa il paio con la grandezza del suo autore. Nelle oltre mille pagine di questo libro si può entrare, come spesso accade con gli epistolari, nel laboratorio creativo dello scrittore, conoscere gli stati d’animo e i sentimenti più profondi nei momenti della scrittura e gioire per la scoperta di alcune corrispondenze tra i contenuti delle lettere e ricordi di scene o immagini dei suoi romanzi. Ma anche la vita stessa di Dostoevskij, turbolenta e senza molti momenti di quiete, sembra in queste pagine diventare romanzo, basti pensare alle vicende legate all’arresto, alla condanna a morte e alla grazia. Il lettore di Dostoevskij potrà allora avere consapevolezza, leggendo queste lettere, di come la vita si faccia romanzo e il romanzo si faccia vita, in un legame inscindibile, più o meno cosciente, tra opera e vita.

– Ioan Petru Culianu, I miti dei dualismi occidentali. Dai sistemi gnostici al mondo moderno (Jaca Book)

Descrivere un libro come questo in poche parole è non solo un’operazione che non può rendere merito alla profondità di questo studio, ma rischia anche di semplificare la complessa architettura del pensiero dello storico delle religioni rumeno Ioan Petru Culianu, morto ancora giovane assassinato nei bagni dell’Università di Chicago nel maggio del 1991. Oltre al suo grande capolavoro Eros e magia nel Rinascimento, impressionante per come riesce a mettere in collegamento concetti appartenenti al Rinascimento con la nostra contemporaneità, non sono molti i testi disponibili in lingua italiana, e tra questi spicca I miti dei dualismi occidentali, un libro che è prova di come Culianu si muovesse all’interno della storia delle religioni, cioè utilizzando un approccio multidisciplinare che spaziava dalla filosofia alla matematica alla geometria ai processi cognitivi. Qui Culianu si concentra sui miti di un gruppo di correnti religiose, i «dualismi d’Occidente» appunto e cioè, tra gli altri, i sistemi gnostici, il manicheismo, i Catari, analizzando come questi elementi di costante preoccupazione per il cristianesimo possano essere analizzati in una rete di relazione di successione e derivazione, in un dialogo continuo che arriva fino alle modalità attraverso le quali oggi abitiamo e valutiamo il mondo.

– Barbara W. Tuchman, Uno specchio lontano. Un secolo di avventure e di calamità. Il Trecento (Neri Pozza)

Nei tempi strani che stiamo vivendo, in particolare nel periodo primaverile, erano continui i paralleli con le condizioni dei secoli passati, dalla peste del Seicento (con un Manzoni citato molto spesso a sproposito) a quella, altrettanto devastante, del Trecento. Il corposo libro di Barbara Tuchman, tradotto per Neri Pozza da Giovanna Paroni, è un racconto imperdibile del secolo che ha visto certo l’epidemia di peste, ma anche, tra le altre cose, lo scontro interno alla Chiesa che portò a due papati e la guerra dei cent’anni che devastò Francia e Inghilterra e fu foriera di successive e importanti modifiche politiche ed economiche per gli assetti europei. Una frase abusata dice che conoscere la storia permette di non fare errori nel presente, ma se anche non dovesse servire a scongiurare errori, di sicuro Uno specchio lontano è una narrazione ariosa e rigorosa di un secolo che è trascorso perpetuamente sull’orlo dell’abisso ma con vette assolute, si pensi a Petrarca per esempio, che ancora oggi mantengono il loro valore.

– Luca Arcari, Vedere Dio. Le apocalissi giudaiche e protocristiane (Carocci)

L’aspetto narrativo dell’Apocalisse è al centro del libro di Luca Arcari, dove l’autore si concentra sui racconti e sulle visioni apocalittiche, quella di Giovanni, ma anche molti testi di rivelazione giudaici e protocristiani (collocabili tra il IV secolo prima di Cristo e il II secolo dopo Cristo): questi testi vengono letti come «punti di congiuntura in cui esperienze psicotrope, interpretate come di contatto diretto con il divino, diventano strumenti comunicativi rimodulati da specialisti della cultura nelle vesti di vere e proprie narrazioni visionarie». Ecco allora che il racconto dell’Apocalisse viene interpretato alla luce di un problema fondamentale per qualsiasi interrogazione sui testi apocalittici, di ieri e di oggi, ovvero sulla possibilità di considerare questi testi come specchi, ovviamente, ma non sempre, deformati, della vita vissuta. Arcari privilegia l’elemento visionario di queste narrazioni considerando l’apocalisse come «un qualsiasi resoconto di tipo rivelativo che abbia un impianto descrittivo compiuto e definito, e che sia interamente volto a mostrare aspetti, elementi e figure propri dell’oltremondo», provando a legare l’esperienza psicotropa, intesa da Arcari come innesco di reazioni biochimiche interiori, a queste eccezionali visioni. Non manca infatti nello studio di Arcari un’analisi degli aspetti puramente narrativi delle apocalissi in quanto la sua accurata e profonda esegesi dei testi si basa su un dato di fatto importante e innovativo: utilizzando gli strumenti della Cognitive Science Religion e un’integrazione tra gli studi cognitivi, quelli di neurobiologia e psicologia e quelli di antropologia, sociologia e storia culturale, Arcari mostra come le esperienze religiose non abbiano sempre un intrinseco carattere specifico rispetto a quelle non religiose, narrazioni pure, riflessi dell’esistenza, e quindi descrizioni che immaginano il momento della fine dei tempi, «specchi ancorché opachi di azioni riconducibili alla dimensione della vita vissuta».

– Manuela Antonucci, Murene (Italo Svevo)

La collana “Incursioni” dell’editore Italo Svevo, si è in poco tempo consolidata come luogo di interessanti proposte di qualità, oltre che caratterizzata dal riconoscibile progetto grafico di Maurizio Ceccato, da Scavare di Giovanni Bitetto a Le isole di Norman di Veronica Galletta. L’ultimo libro della collana è l’esordio di Manuela Antonucci che dentro la cornice narrativa e storica dell’occupazione dell’Arneo e il misterioso ritrovamento di un anello, si muove tra gli anni Cinquanta e i Sessanta concentrandosi sulle terre del Sud Italia e su cosa significhi vivere ed essere parte di uno spazio geografico con i suoi riti, le sue ferite e la sua sacralità, nelle storie, uniche e per questo universali, di personaggi che vivono in simbiosi con quello spazio, prendendo da questo tutto, senza mediazioni. Restano di questo romanzo la forza di una lingua stirata e stropicciata dall’autrice per aderire non solo alla vicenda ma anche allo stato d’animo dei personaggi e la scelta di un andamento narrativo frammentario e complesso che resta in piedi senza mai tentennare, sperimentando con successo la forza e la resistenza degli strumenti narrativi.

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L’epoca dei malesseri https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/lepoca-dei-malesseri/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/lepoca-dei-malesseri/#comments Wed, 17 Jun 2020 12:00:02 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=43562 Questo intervento è una rielaborazione dell’introduzione a “Disagiotopia”, di cui Florencia Andreola è curatrice. Il libro è in uscita il 18 maggio per D Editore. L’epoca dei malesseri di Florencia Andreola La chimera dell’imprenditorialità nutre l’illusione che chiunque possa essere un Alan Sugar o un Bill Gates, senza considerare che dagli anni Settanta è molto più […]

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Questo intervento è una rielaborazione dell’introduzione a “Disagiotopia”, di cui Florencia Andreola è curatrice. Il libro è in uscita il 18 maggio per D Editore.

L’epoca dei malesseri
di Florencia Andreola

La chimera dell’imprenditorialità nutre l’illusione che chiunque possa essere un Alan Sugar o un Bill Gates, senza considerare che dagli anni Settanta è molto più improbabile che qualcosa del genere avvenga. […] Le tossine del capitalismo egoista più velenose per il benessere sono racchiuse nelle idee per cui la ricchezza materiale è la chiave per il successo, solo i ricchi sono vincenti e l’accesso alle sfere più alte della società è consentito a chiunque voglia lavorare abbastanza sodo, a prescindere dal suo background familiare, etnico o sociale (se non ci riuscite, c’è solo una persona cui potete dare la colpa: voi stessi)[1].

Nel passaggio citato de Il capitalista egoista, Oliver James mette in luce alcuni aspetti essenziali del momento storico che stiamo attraversando: l’illusione che un futuro di benessere economico sia ancora possibile, la nostalgia di un passato tanto opulento quanto irripetibile, la convinzione che solo la ricchezza possa realizzare le nostre aspirazioni, il dramma legato alla responsabilizzazione individuale di fronte al fallimento e alla mediocrità delle nostre vite. In questo breve paragrafo sono contenuti alcuni dei nodi più significativi che danno origine al malessere diffuso che caratterizza la società contemporanea.

A sua volta, Christian Marazzi apre il saggio Il posto dei calzini[2] facendo riferimento al «cambiamento epocale» che ha investito le società occidentali e il cui lascito ha, evidentemente, dato vita a una struttura differente dal punto di vista economico e, conseguentemente, da tutti i punti di vista. Più precisamente l’autore si riferisce alla natura del lavoro, ma si può dire che sia proprio intorno a questo tema che ruotano tutti gli aspetti della vita quotidiana nella nostra società: welfare, tempo libero, prospettive sul futuro, potere d’acquisto, accessibilità ai servizi, riconoscimento/discriminazione, realizzazione di sé, eccetera.

A partire da questi presupposti, è importante provare a fare luce su questo cambiamento epocale, su ciò che tale trasformazione ha determinato nelle nostre vite, individuali e collettive, nei nostri spazi e nelle nostre città, nella nostra quotidianità e nella proiezione verso il futuro.

Sono ormai diversi anni che alcuni dei malesseri endemici della società contemporanea sono trattati dagli studiosi (le prime indagini sui problemi relativi alla vita online, per esempio, risalgono almeno al 2003[3]); le tesi di Byung-Chul Han espresse in Psicopolitica. Il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere[4] sul panottico digitale dei social che domina tutti noi, che si nutre delle nostre vite private, che ci costringe a fare uso degli smartphone 2.617 volte al giorno in media, ne sono certamente prova efficace. Questo tipo di trattazione si può dire però che abbia spesso dato luogo a letture semplificatrici, limitando l’interpretazione dei problemi della contemporaneità alla supposta pericolosità di internet e della vita digitale in generale, ai like che aumentano la dopamina, che gratificano a breve termine, che producono innumerevoli psicosi. Non che si vogliano qui sminuire queste argomentazioni, tuttavia è difficile non considerare che la rete e tutto ciò che ruota intorno ai social media siano aspetti sovrastrutturali rispetto a ciò che ha determinato la loro esistenza e alla ragione per cui ne facciamo l’uso che ne facciamo.

Al fine di evitare inutili generalizzazioni, il problema del disagio individuale e collettivo necessita di essere scorporato in varie parti, affrontato da molteplici punti di vista, alla ricerca delle origini che hanno condotto a questa nuova struttura psicosociale che ci fa soffrire, che ci ha deprivato di prospettive solide sul futuro, che ha trasformato il nostro modo di vivere le città e gli spazi più in generale. La ricerca delle origini come percorso risolutivo di un problema nasce come pratica psicanalitica utile a sciogliere i nodi che impediscono il superamento dei traumi rimossi: mi pare utile applicare lo stesso tipo di processo ai fenomeni collettivi della contemporaneità.

È dunque fondamentale provare a fare luce sulle cause del malessere generalizzato che ha travolto le società occidentali a partire dai primi anni Ottanta del secolo scorso[5] (e ben prima nelle sue radici), e che oggi la mia generazione e le successive stanno attraversando nella sua fase di piena maturazione. Si tratta di un disagio nuovo, destabilizzante, che si nutre della mancanza di certezze, dell’assenza di riferimenti solidi, della decostruzione dei pilastri stabili delle società che ci hanno preceduto (la religione, la politica ideologica e/o di partito, la famiglia, la garanzia del lavoro); un disagio che Bauman[6] prova a inquadrare nell’epoca postmoderna (non a caso definita da Jameson la «logica culturale del tardo capitalismo»[7]) attraverso una lettura che vede ribaltati gli originali presupposti freudiani[8], e che si fonda sull’incontrastata predominanza della libertà individuale. Tutto questo non è che il frutto di una condizione ormai radicata, che Mark Fisher definisce Realismo capitalista, vale a dire l’impossibilità di immaginare un’alternativa coerente all’unico sistema politico ed economico oggi percorribile. «Il capitalismo è quel che resta quando ogni ideale è collassato allo stato di elaborazione simbolica o rituale»[9], sostiene Fisher, e aggiunge: «il risultato è un consumatore-spettatore che arranca tra ruderi e rovine». Un panorama non certo confortante, e tuttavia piuttosto persuasivo.

È intorno a molteplici temi, dunque, che diventa necessario concentrare l’attenzione per poter impostare un quadro comprensivo di dinamiche sociali e individuali. Cercherò qui di fornire una sintesi dei temi a cui mi riferisco:

  • le condizioni di lavoro precarizzate e mal retribuite, per mestieri sempre meno precisi nelle mansioni e sempre più astratti, generici e soprattutto flessibili[10], intorno a cui si annidano dinamiche individuali legate alla valorizzazione del capitale umano e all’auto-sfruttamento; ma anche il tema della forza lavoro sovraqualificata, di un mercato che non risponde in maniera adeguata ai fornitissimi curriculum dei giovani alla ricerca di lavoro, che li costringe a emigrare o a erodere i patrimoni familiari accumulati negli anni del boom economico[11];
  • il costante aumento dell’ansia, della depressione, dei sintomi causati da stress[12] negli individui delle società occidentali – in particolare nei giovani[13] –, a causa del momento storico «nichilista» nel quale ci troviamo, che determina la richiesta performativa dei social media con le sue molteplici distorsioni, le difficoltà relazionali in real life, le trasformazioni del rapporto genitori-figli con le sue aspettative, le sue mancanze e le sue dipendenze economiche;
  • il divario economico sempre maggiore tra le “potenze” economiche e i paesi del Terzo Mondo, i quali vivono una costante strozzatura a base di debiti internazionali, forniti dalle banche occidentali, a cambio dell’imposizione di nuove culture e nuovi mercati e dello sfruttamento delle risorse locali[14];
  • la cosiddetta gentrification[15] di ampie parti di città, con la conseguente espulsione dei ceti meno abbienti verso le periferie e la “riqualificazione” di luoghi un tempo accessibili e popolari, oggi sede di nuovi insediamenti residenziali di lusso (stabili o temporanei, dentro alle dinamiche di airbnbizzazione delle città[16]), laboratori “creativi”, ristoranti/bistrot hipster, “rigenerazioni” di intere aree che tendono a far aumentare esponenzialmente il valore immobiliare e al contempo a snaturare/devitalizzare gli spazi pubblici dei centri storici;
  • la narrazione relativa all’era della post-verità[17], della crisi di fiducia nei confronti della scienza, della politica e del giornalismo, con il conseguente pervasivo fenomeno delle fake news[18] e delle teorie del complotto;
  • la crisi economica che ha investito la nostra generazione – i nati tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso – e alla quale si potrebbe dire che ci siamo abituati, se consideriamo che il nostro potere di acquisto (si noti che si tratta di un fenomeno prettamente italiano) si è ridotto del 3,8% in venti anni[19].

A questo quadro va sommato l’effetto di alcuni processi di lungo corso:

  • il vuoto di riferimenti e princìpi dovuto alla secolarizzazione della religione e all’uscita di scena del ruolo di guida dei partiti politici, entrambi pilastri ideologici che non sono stati sostituiti con alcuna struttura ordinatrice[20];
  • il quasi superamento della famiglia tradizionale – e le conseguenti difficoltà dei precursori di nuove forme relazionali (dai divorziati alle coppie omosessuali, dai misconosciuti bisessuali ai poliamorosi), in una società che ancora fa i conti con profondi rigurgiti conservatori e patriarcali; e dunque le mai tramontate discriminazioni di genere e di orientamento sessuale. Al contempo il profondo disagio relativo all’isolamento genitoriale, dove i sostegni familiari nell’allevamento dei figli – non solo economici, ma soprattutto pratici ed emotivi – sono sostanzialmente venuti meno, insieme al fatto che entrambi i genitori sono oggi tenuti a produrre salario[21];
  • il cambiamento climatico, qui in ultima posizione a sottolinearne la centralità nel momento storico che stiamo attraversando. Su questo tema il dibattito è corposo e in costante aggiornamento[22].

Si pone oggi necessario fornire una risposta maggiormente articolata e meno semplicistica alla condizione che stiamo attraversando, anche alla luce dell’inattesa e sconvolgente reazione generale alla pandemia da Covid-19. L’imposizione di uno stand-by alle prestazioni di produzione e consumi, per quanto necessario al contenimento dei contagi, non poteva che generare ulteriore disagio individuale e collettivo, da molteplici punti di vista: economico in primis, ma anche psicologico e sociale.

L’emergenza sanitaria, del resto, si innesta in una già esistente condizione di malessere di natura economica – ancora in parte eredità della crisi finanziaria del 2008 – e, in maniera ancor più violenta e repentina, condanna innumerevoli piccole e medie imprese, liberi professionisti e lavoratori dipendenti a un presente di miseria[23] e un futuro più incerto che mai.

Tanto il fenomeno di lockdown ha sconvolto il Paese – sia per la forma impositiva con cui è stato applicato, ai limiti delle aspettative nei confronti di una gestione democratica, sia per le misure economiche senza precedenti che sono state adottate per ovviare al dramma – che molti hanno addirittura ipotizzato potesse trattarsi dell’inizio di una nuova fase, come fosse giunta finalmente l’occasione di rovesciare il piatto e abbracciare una nuova modalità di vita sul pianeta, più attenta ai diritti dei lavoratori, alle condizioni climatiche, più consapevole del ruolo dei singoli in ogni aspetto che riguarda la qualità della vita. In realtà, l’unico aspetto indubitabile è che la pandemia si fa portatrice di una crisi economica senza precedenti, che mette in ginocchio tutti i paesi investiti e svela la debolezza di un sistema capitalistico che non può permettersi pause o ripensamenti.

Molto è cambiato negli ultimi decenni, in particolare negli ultimi vent’anni: l’apparato legislativo cerca faticosamente di trovare soluzioni – di volta in volta – a questioni che hanno mutato modi, tempi, soggetti. È determinante, a questo punto, assumere maggiore consapevolezza delle dinamiche complessive della società in cui viviamo: solo in questo modo potremo costruire, pezzo per pezzo, un apparato di salvaguardia interno ed esterno che ci permetta di stare al mondo – nella misura del possibile – liberi dal disagio.

[1] Oliver James, The selfish capitalist. Origins of affluenza, Vermilion, London 2008; trad. it, Il capitalista egoista, Codice edizioni, Torino 2009, p. 85.

[2] Christian Marazzi, Il posto dei calzini. La svolta linguistica dell’economia e i suoi effetti sulla politica, Bollati Boringhieri, Torino 1999, p. 11.

[3] Janet Morahan-Martin, Phyllis Schumacher, Loneliness and social uses of the internet, in «Computers in Human Behavior» n.19 (6), 2003, pp. 659–671. doi:10.1016/S0747-5632(03)00040-2

[4] Byung-Chul Han, Psychopolitik. Neoliberalismus und die neuen Machttechniken, S. Fischer, Frankfurt am Main 2014; trad. it., Psicopolitica. Il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere, Nottetempo, Roma 2016.

[5] Come sostiene l’economista Christian Marazzi, la data del 6 ottobre 1979 ha determinato il passaggio dalla società fordista a quella post-fordista. In quella data infatti, l’aumento dei tassi di interesse ha reso possibile una nuova organizzazione dei mezzi di produzione e distribuzione, determinando la deregolamentazione del capitale e della manodopera. A tal proposito si veda il suo testo E il denaro va: esodo e rivoluzione dei mercati finanziari, Bollati Boringhieri, Torino 1998.

[6] Zygmunt Bauman, Ponowoczesność jako źródło cierpień, Wydawnictwo Sic!, Warsaw 2000; trad. it, Il disagio della postmodernità, Bruno Mondadori, Milano 2002.

[7] Fredric Jameson, Postmodernism, or the cultural logic of capitalism, 1984; trad. it., Il postmoderno, o la logica culturale del tardo capitalismo, Garzanti, Milano 1989.

[8] Secondo Freud il disagio nell’epoca moderna si annida intorno all’attrito fondamentale che scaturisce tra la necessità individuale di liberare gli istinti primitivi e la richiesta della società di limitarli in quanto dannosi per il funzionamento della civiltà. Le leggi che puniscono tali desideri inconsci (l’uccisione, lo stupro, l’adulterio) renderebbero gli individui profondamente infelici e insoddisfatti, in quanto governati dal principio di piacere che tuttavia non può essere espresso. Sigmund Freud, Das Unbehagen in der Kultur, 1930; trad. it., Il disagio della civiltà, 1949, oggi Il disagio nella civiltà, a cura di Stefano Mistura, traduzione di Enrico Ganni, Einaudi, Torino 2010.

[9] Mark Fisher, Capitalist Realism. Is there no alternative?, Zero Books, Winchester, UK; Washington [D.C.] 2009; trad. it., Realismo capitalista, Nero, Roma 2018, p. 31.

[10] Su questo tema Riccardo Staglianò, Lavoretti. Così la sharing economy ci rende tutti più poveri, Einaudi, Torino 2018.

[11] Su questo tema Raffaele Alberto Ventura, Teoria della classe disagiata, Minimum Fax, Roma 2017; sul tema del lavoro, si veda il contributo di Federico Chicchi, “Contro la società della prestazione”, in Disagiotopia. Malessere, precarietà ed esclusione nell’era del tardo capitalismo, a cura di Florencia Andreola, D Editore, Roma 2020, p. 58.

[12] Su questo tema interessante il testo di Franco Palazzi, Accademia e depressione. Un bilancio sul rapporto tra disagio mentale e gestione neoliberale dell’università, in «Il Tascabile», 24 settembre 2019 https://www.iltascabile.com/societa/accademia-e-depressione/

[13] Il tasso di individui che hanno riferito sintomi depressivi è aumentato del 52% negli adolescenti tra 2005 e 2017 (passando dall’8,7% al 13,2% dei teenager) e del 63% tra i giovani adulti di 18-25 anni tra 2009 e 2017 (passando dall’8,1% al 13,2%). È stato riscontrato anche un aumento del 71% dei giovani adulti che hanno lamentato forte stress (dal 7,7 al 13,1%) e del 43% del tasso di giovani che hanno dichiarato di pensare al suicidio (dal 7 al 10,3% dei giovani). Si veda Umberto Galimberti, “Il disagio dei giovani nell’età del nichilismo”, in Disagiotopia, cit., p. 168.

[14] Si veda Saskia Sassen, “Pulizia economica. Il fallimento vestito in abiti eleganti”, in Disagiotopia, cit., p. 90.

[15] Si veda Loretta Lees, “Gentrification planetaria. Apartheid istituzionalizzato?”, in Disagiotopia, cit., p. 108.

[16] Sara Gainsforth, Airbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale, DeriveApprodi, Roma 2019.

[17] Su questo tema si vedano Fake news, post-verità e politica, a cura di Corrado Fumagalli e Giulia Bistagnino, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milano 2019; Flavio Pintarelli, Fatti non foste, ma solo interpretazioni, in «Prismo», 3 ottobre 2016 http://www.prismomag.com/fatti-interpretazioni-verita/

[18] Su questo tema si veda Luca Sofri, Notizie che non lo erano. Perché certe storie sono troppo belle per essere vere, Rizzoli, Milano 2015.

[19] Chiara Bussi, Euro, l’Italia perde potere d’acquisto. Ma non è colpa della moneta unica, Il Sole 24 Ore, 25 dicembre 2018 https://www.ilsole24ore.com/art/euro-l-italia-perde-potere-d-acquisto-ma-non-e-colpa-moneta-unica-AED6XU2G?refresh_ce=1

[20] Su questo tema si veda il contributo di Guido Mazzoni, “Quattro crisi”, in Disagiotopia, cit., p. 24.

[21] Su questo tema si veda l’opera di Chiara Saraceno e in particolare L’equivoco della famiglia, Laterza, Roma-Bari 2017.

[22] Per una lettura scientifica dei fenomeni che hanno causato il climate change si veda l’articolo, Alkiviadis F. Bais, Germar Bernhard et al., Ozone–climate interactions and effects on solar ultraviolet radiation, in «Photochemical & Photobiological Sciences», 2019, vol.18 issue 3, The Royal Society of Chemistry, pp. 602-640; per una lettura più interpretativa, si veda David Wallace-Wells, The Uninhabitable Earth: A Story of the Future, Allen Lane, London 2019.

[23] Un milione di nuovi poveri in Italia per effetto della crisi da coronavirus, stima Coldiretti, in «RaiNews», 24 aprile 2020. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Un-milione-di-nuovi-poveri-in-Italia-per-effetto-della-crisi-da-coronavirus-stima-Coldiretti-6c8be4f8-808e-453c-9c53-46e7a5c3700c.html

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