David Foster Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/david-foster/ un blog di approfondimento culturale Wed, 11 Dec 2013 23:30:07 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg David Foster Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/david-foster/ 32 32 Quanto pagheresti per il tuo libro preferito? https://minimaetmoralia.it/editoria/quanto-pagheresti-per-il-tuo-libro-preferito/ https://minimaetmoralia.it/editoria/quanto-pagheresti-per-il-tuo-libro-preferito/#comments Wed, 11 Dec 2013 23:14:28 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=17012 La crisi dell’editoria, secondo gli ultimi dati Nielsen, ha signficato una flessione del 6,5% nell’ultimo anno. Gli editori sperano di inventire la tendenza nei giorni di Natale che, per chi lavora nell’industria libraria (dagli editori appunto ai librai), spesso rappresentano una fetta condiserevole, alle volte un quinto o un quarto o addirittura un terzo, delle […]

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La crisi dell’editoria, secondo gli ultimi dati Nielsen, ha signficato una flessione del 6,5% nell’ultimo anno. Gli editori sperano di inventire la tendenza nei giorni di Natale che, per chi lavora nell’industria libraria (dagli editori appunto ai librai), spesso rappresentano una fetta condiserevole, alle volte un quinto o un quarto o addirittura un terzo, delle vendite annue. Perché, uno si chiede, così tanta gente compra e regala libri per Natale? Io credo che la risposta sia diversa da quella che riguarda molti altri oggetti che vengono regalati, sciarpe o guanti o maglioni o dolciumi… Io credo che questa propensione a regalare libri sia dovuta soprattutto all’intrinseca natura dell’oggetto libro: un oggetto per cui conta molto il valore d’uso a discapito del valore di scambio.
Qualche anno fa Gian Arturo Ferrari, presidente del Cepell, scrisse un articolo per Repubblica, nel quale sosteneva la natura ibrida del libro: bene culturale/bene commerciale. In questi anni ho riflettuto molto e con molte persone su tale questione e sulla prospettiva di Ferrari. Nel frattempo mi è spesso capitato varie volte di fare un piccolo gioco, ponendo alle persone che incontravo un quesito. Questo: Pensa al tuo libro preferito. E immaginiamo che tu non l’abbia letto. Quanto saresti disposto a pagare per poterlo leggere?
Ossia, poniamo che io – io io, io Christian Raimo – non avessi avuto accesso a Il partigiano Johnny o alla Ragazza dai capelli strani, oggi quanto sarei disposto a pagare, realisticamente, ossia tenendo conto delle mie particolare condizioni economiche, per poterlo leggere? Realisticamente risponderei 650 euro per Fenoglio, ma anche 1200, 1300 per Wallace. Dei prezzi completamente fuori mercato. Probabilmente sarei disposto a spendere anche più di metà dei miei guadagni attuali per un mucchietto di una decina di libri. Quando pongo questo stesso interrogativo a dei miei amici o a delle persone che conosco, che siano dei lavoratori dell’editoria o dei semplici lettori, ottengo delle risposte abbastanza simili. Il che mi fa concludere ogni volta che il discorso di Ferrari fa acqua: il libro è un bene commerciale certamente, ma lo è in un modo molto singolare. Il suo valore d’uso è molto più rilevante per certi versi e sproporzionato rispetto al valore di scambio.
E voi, vi chiedo, quanto sareste disposti a pagare il vostro libro preferito? E quale è il vostro libro preferito?
(C.R.)

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