Domenico Lucano Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/domenico-lucano/ un blog di approfondimento culturale Wed, 03 Oct 2018 18:19:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Domenico Lucano Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/domenico-lucano/ 32 32 L’obbedienza non è più una virtù: Domenico Lucano e il mestiere di sindaco https://minimaetmoralia.it/attualita/lobbedienza-non-piu-virtu-domenico-lucano-mestiere-sindaco/ https://minimaetmoralia.it/attualita/lobbedienza-non-piu-virtu-domenico-lucano-mestiere-sindaco/#comments Wed, 03 Oct 2018 18:19:06 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=38178 C’è una cosa che mi frulla in testa da quando ieri mattina ho sentito alla radio la notizia dell’arresto di Domenico Lucano, sindaco di Riace. Una storia che conoscevo già ma che ho sentito raccontata direttamente dal suo protagonista qualche settimana fa a Conversano, in Puglia: la storia di Michele Zanetti, politico democristiano e presidente della provincia di Trieste negli anni della chiusura del manicomio friulano.

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C’è una cosa che mi frulla in testa da quando ieri mattina ho sentito alla radio la notizia dell’arresto di Domenico Lucano, sindaco di Riace. Una storia che conoscevo già ma che ho sentito raccontata direttamente dal suo protagonista qualche settimana fa a Conversano, in Puglia: la storia di Michele Zanetti, politico democristiano e presidente della provincia di Trieste negli anni della chiusura del manicomio friulano.

Zanetti ha raccontato di come, in quel momento, i manicomi fossero regolati da una legge del 1904 che, malgrado la riforma Mariotti del 1968, rendeva la vita degli internati assolutamente disumana. In più di un’occasione, dunque, aveva dovuto trovare degli escamotage amministrativi che rasentavano l’illegalità per raggiungere il suo obbiettivo che era quello di arrivare alla totale apertura dei reparti in vista della chiusura definitiva del manicomio. Forzando la mano, rischiando personalmente.

In un consiglio provinciale del 1977 aveva affermato che la violenza immessa nella società dai malati, di cui in molti avevano paura, non era niente in confronto a quella che la società e la legge esercitavano contro i malati stessi,contravvenendo,nei fatti,al diritto costituzionale di ogni cittadino di essere curato.

Ma, ribattevano in molti allora, i manicomi erano la cura, la cura secondo la Legge.

No, rispondevano amministratori come Zanetti, o Mario Tommasini di Parma o Ilvo Rassimelli di Perugia: nel manicomio nessuna cura era possibile ela legge era ingiusta, la legge andava cambiata, e fino al momento della sua abrogazione bisognava fare il possibile per neutralizzarla.

Oggi, lo sappiamo, la legge più ingiusta e che va cambiata è quella che regola il diritto di cittadinanza. Ma nessun governo per opportunismo, paura, ignoranza è riuscito fino ad oggi a modificarla. Non l’ha fatto pur fondando, gran parte dell’Italia, la propria ricchezza sulle rimesse di emigrati linciati, discriminati, ingiuriati per lunghi, lunghissimi anni.

Domenico Lucano questa storia invece ce l’ha presente, come ne ha presente un’altra, più antica,che come ha scritto Matteo Nucci, ha alle spalle migrazioni millenarie che da sempre ibridano la nostra penisola e nel caso di Riace hanno ridato vita a un luogo altrimenti spopolato, abbandonato, dimenticato. «Iniziamo a parlare soltanto di ricchezza, di opportunità, di denaro per pagare le pensioni, di forza lavoro, di natalità in crescita, di vitalità delle idee, di possibilità di riscattarci come paese, come patria, come Italia santiddio, diciamolo senza paura.

Quel che ha fatto a Riace Mimmo Lucano dovrebbe essere fatto ovunque nel nostro sud. Ma non solo al sud. A volte mi ritrovo in giro nel ricco nord Italia, città e paesi chiusi alle 8 di sera, tutti in casa, persiane sbarrate. Gli unici posti dove c’è vita, si discute, si litiga e si ascolta qualcosa di interessante sono i bar zeppi di migranti. Diciamolo a costo di farci insultare da questi pupazzeti che si nascondono su twitter dietro le bandierine italiane. Smettiamola di difenderci».

Smettiamola di difenderci, come ha fatto Danilo Dolci, che negli anni dell’immediato dopo guerra ha sposato Vincenzina, vedova di un contadino siciliano per darle l’unica forma possibile di cittadinanza per una donna povera, madre di 5 figli: il matrimonio.

Smettiamola di difenderci come ha fatto don Lorenzo Milani quando ha scritto che l’obbedienza no, non è più una virtù e che di fronte a una legge ingiusta si ha il dovere di disobbedire: «Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri».

Ma, qualcuno l’ha detto, Dolci era un sociologo, don Milani un prete, nessuno dei due era un uomo dello Stato, delle Istituzioni.

L’ha detto Peter Gomez, per esempio, che ha scritto: “si dimetta da sindaco e si metta a fare il volontario”.

Allora ho pensato a Giorgio La Pira che, da sindaco di Firenze, ha violato ogni legge per stare accanto agli operai del Pignone che avevano occupato la fabbrica. In anni nei quali neanche i sindacalisti potevano entrare nei luoghi di lavoro, il sindaco La Pira ha abbracciato la causa del Pignone, ha partecipato all’occupazione condividendo la messa con gli occupanti.

L’ha fatto, rischiando, personalmente. Ed è finito in tribunale quando ha deciso di proiettare un film, Non uccidere, che difendeva l’obiezione di coscienza, anch’essa vietata dalla legge.

In molti, ieri come oggi, avrebbero preferito che si dimettesse e che facesse il volontario. Anche a Zanetti sicuramente qualcuno l’avrà detto: se ci tieni tanto ai matti portateli a casa, e non ci rompere le scatole. Ma la storia dell’Italia repubblicana ci insegna che dobbiamo ringraziarli, ringraziare il loro coraggio, che li ha spinti a immaginare in modo diverso il loro ruolo di amministratori locali e a costruire un paese migliore, per tutti.

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