Donald Hartog Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/donald-hartog/ un blog di approfondimento culturale Mon, 03 Dec 2012 16:37:50 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Donald Hartog Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/donald-hartog/ 32 32 The Ketchup in Rye https://minimaetmoralia.it/letteratura/francesco-longo-su-salinger/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/francesco-longo-su-salinger/#comments Fri, 04 Feb 2011 09:34:25 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3730 L’eremita J.D Salinger amava gli hamburger di Burger King, girava l’America in pullman e seguiva il tennis in televisione. Frequentava cene, teatri, gallerie d’arte, e chiese. La leggendaria figura dello scrittore isolato e misantropo costruita intorno alla sua reclusione va dunque rivista: la sua vita era molto meno protetta e schiva di come la si è sempre immaginata. A rivelarlo è il contenuto di cinquanta lettere e di quattro cartoline che Salinger scrisse ad un suo amico inglese, Donald Hartog, tra il 1986 e il 2002.
In queste lettere, Salinger racconta la sua vita privata, le sue abitudini e le sue piccole passioni. L’autore del Giovane Holden non viveva soltanto rinchiuso a Cornish, ma saliva beatamente sui pullman e scorrazzava per l’America. Amava particolarmente andare alle cascate del Niagara e al Grand Canyon, due luoghi metafisici, vertiginosi e tendenti al sublime, oppure andava sull’isola di Nantucke, a sud di Cape Cod. Altrettanto da intenditore, è la scelta degli hamburger di Burger King che confrontava, facendoli vincere, con le polpette proposte dalla altre catene di fast-food. Neanche il silenzio ovattato dalla neve del New Hampshire in cui lo immaginiamo, corrisponde alla realtà. J.D. Salinger aveva una passione per i “tre Tenori”, Placido Domingo, Josè Carreras e Luciano Pavarotti.

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L’eremita J.D Salinger amava gli hamburger di Burger King, girava l’America in pullman e seguiva il tennis in televisione. Frequentava cene, teatri, gallerie d’arte, e chiese. La leggendaria figura dello scrittore isolato e misantropo costruita intorno alla sua reclusione va dunque rivista: la sua vita era molto meno protetta e schiva di come la si è sempre immaginata. A rivelarlo è il contenuto di cinquanta lettere e di quattro cartoline che Salinger scrisse ad un suo amico inglese, Donald Hartog, tra il 1986 e il 2002.
In queste lettere, Salinger racconta la sua vita privata, le sue abitudini e le sue piccole passioni. L’autore del Giovane Holden non viveva soltanto rinchiuso a Cornish, ma saliva beatamente sui pullman e scorrazzava per l’America. Amava particolarmente andare alle cascate del Niagara e al Grand Canyon, due luoghi metafisici, vertiginosi e tendenti al sublime, oppure andava sull’isola di Nantucke, a sud di Cape Cod. Altrettanto da intenditore, è la scelta degli hamburger di Burger King che confrontava, facendoli vincere, con le polpette proposte dalla altre catene di fast-food. Neanche il silenzio ovattato dalla neve del New Hampshire in cui lo immaginiamo, corrisponde alla realtà. J.D. Salinger aveva una passione per i “tre Tenori”, Placido Domingo, Josè Carreras e Luciano Pavarotti.

Il carteggio è stato donato all’University of East Anglia (Inghilterra) proprio dagli eredi di Donal Hartog, l’amico che Salinger aveva conosciuto a Vienna nel lontano 1937 quando entrambi erano lì per imparare il tedesco. Il profilo umano che esce da questi squarci di quotidianità restituisce un carattere con molte più sfumature e più conflitti di quello monodimensionale a cui si è sempre stati soliti pensare. Alla luce di queste lettere, infatti, Salinger appare un uomo socievole, curioso, amante della cultura e dell’aria aperta, un uomo che partecipava alla vita della sua epoca. Raccontò a Hartog di aver seguito con interesse il processo di OJ Simpson e di aver seguito con speranza il processo di riforme che Gorbaciov mise in atto in Unione Sovietica. Commentò (freddamente) le elezioni presidenziali di George Bush, e addirittura si espresse su alcune serie televisive.

Sapendo che Salinger non voleva che fossero conservate le sue lettere, Hartog le bruciava e lo comunicava a Salinger sapendo di farlo contento. Alla morte di Hartog del 2007, però, la figlia ha trovato alcune lettere conservate in un cassetto e ha pensato di consegnarle a un importante dipartimento di letteratura americana che oggi le mette a disposizione per gli studiosi. La stessa Frances Hartog conobbe Salinger nel 1989 quando lo scrittore volò lì per la festa dei settant’anni dell’amico. In quell’occasione i due andarono a teatro a vedere Checov e visitarono il giardino zoologico.

Per quanto riguarda la passione per il tennis, e in particolare per Tim Henman e per John McEnroe, questa rivelazione non colpisce molto. Moltissimi grandi scrittori hanno amato il tennis. Si pensi solo a Giorgio Bassani, o a David Foster Wallace. Henman e McEnroe sono due maestri del serve-and-volley, l’aggressiva tecnica di attacco del giocatore che dopo il servizio si lancia sottorete.

Sulla vita di Salinger escono notizie all’infinito. Negli anni, sono stati moltissimi i giornalisti che hanno cercato di indagare sulla sua vita. La figlia Margaret scrisse una biografia del padre molto dura, L’acchiappasogni (pubblicata in Italia da Bompiani). Di qualche settimana fa è un nuovo episodio che riguarda lo scrittore svedese, Fredrik Coltin, che ha scritto il seguito del giovane Holden: la geniale trovata è finita ormai in mano ai giudici. Ma ancora più fresca è la conferma che viene dallo storico agente letterario di Salinger che non ci sarà una biografia ufficiale dello scrittore scomparso ormai un anno fa.

Quello che colpisce, a parte le polemiche, è oggi il contenuto, confidenziale e tenero, delle lettere di un mito letterario. Non si può non constatare come ad un anno dalla morte, Salinger ci appaia più vivo che mai.

Questo articolo è uscito per il Riformista.

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