donne Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/donne/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 18:49:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg donne Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/donne/ 32 32 D come donna https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/d-come-donna/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/d-come-donna/#respond Wed, 06 Jul 2011 09:14:51 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=4679 uesto articolo è apparso sul numero del 23 giugno del settimanale cartaceo Il futurista.

di Emiliano Sbaraglia

“the times they are a-changin’” canterebbe il caro Bob Dylan, fresco dei suoi settant’anni. E qualcosa sta cambiando davvero in questa Italia di nuovo secolo, gli indizi ormai sono più d’uno. Il voto amministrativo della scorsa settimana ne è la prova più evidente, ma il terreno si è cominciato a preparare già da tempo.

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Questo articolo è apparso sul numero del 23 giugno del settimanale cartaceo Il futurista.

di Emiliano Sbaraglia

“The times they are a-changin’” canterebbe il caro Bob Dylan, fresco dei suoi settant’anni. E qualcosa sta cambiando davvero in questa Italia di nuovo secolo, gli indizi ormai sono più d’uno. Il voto amministrativo della scorsa settimana ne è la prova più evidente, ma il terreno si è cominciato a preparare già da tempo. In tutto questo, il ruolo della componente femminile, non più femminista, ha assunto e continua ad assumere un valore determinante, in un Paese non ancora “maschile”, perché ancora maschilista.

La caduta libera di Silvio Berlusconi inizia con la ribellione di una donna, la ex-moglie, che a un certo punto ha detto basta, e in poche parole ci ha spiegato come stavano le cose: il marito, nonché capo del governo, se la faceva con le minorenni, si trovava sull’orlo di una malattia mentale, e chi gli era vicino, per il bene suo e del Paese, doveva in qualche modo prendersi cura di lui. Lei no, lei aveva sopportato abbastanza. Arrivederci. Sono passati due anni da quell’intervento (sollecitato da un articolo sulle “candidature facili” di Sofia Ventura per Fare Futuro), e di Veronica Lario si è più saputo nulla, o quasi. Certe cose non la riguardano più.

Da lì in poi qualcosa è cambiato, l’incantesimo si è rotto, le feste e i festini del Premier si sono trasformati sempre più nella reazione compulsiva di un uomo innamorato solo di se stesso, e dal diciottesimo compleanno di Noemi alla nipote di Mubarak il passo è stato breve: nel mezzo, veline e parlamentari, api regine e igieniste dentali, sino all’inchiesta milanese. Fine della corsa.

Ma per fortuna non solo questo è accaduto negli ultimi tempi. Altre donne, in altre forme, hanno avuto modo di incidere nelle lente ma percepibili trasformazioni di un’Italia in movimento.
Qualche settimana prima delle elezioni politiche, nel marzo del 2008, per la prima volta una donna saliva il gradino più alto del potere di Confindustria. Emma Marcegaglia, a 43 anni, viene eletta presidente un po’ a sorpresa, prendendo il posto di Luca Cordero di Montezemolo. Dopo un periodo di orientamento, e di assestamento degli equilibri, la sua posizione comincia a disegnarsi chiara come le sue parole, divenute pietre negli ultimi mesi rispetto all’immobilismo del governo in tema di crescita economica e incentivi per un rilancio del “sistema Italia”. Si obietterà che c’era ben poco altro da dire, ma si converrà che non era così scontato dirlo, e dirlo in un certo modo, nelle sedi opportune. Molti uomini che hanno ricoperto il suo stesso incarico non hanno avuto il coraggio (o la voglia) di farlo, anche nel recente passato. Si può essere d’accordo o meno con le sue idee, ma almeno la signora Marcegaglia si è assunta la responsabilità che il suo ruolo impone.

A riconoscerglielo non sono soltanto gli estimatori, o quelli che gioiscono ogni volta che qualcuno “parla male del governo”, refrain tanto caro ai berlusconiani irriducibili. A riconoscere la possibilità di un certo tipo di dialogo con l’attuale presidente di Confindustria è anche il Segretario generale del più grande sindacato d’Europa per numero d’iscritti, la Cgil, che il 3 novembre del 2010 ha eletto, anch’esso per la prima volta, una donna al suo vertice, Susanna Camusso.
Sin dai primi giorni dal suo insediamento è stato subito evidente il diverso appeal rispetto al suo predecessore, quel Guglielmo Epifani troppe volte apparso negli otto anni del suo mandato arroccato su posizioni vetero-ideologiche, al di fuori della realtà contemporanea rispetto al complicato mondo del lavoro.

Susanna Camusso ha invece mostrato interesse per le ragioni degli altri, per esempio provando a ricucire lo strappo sui contratti nazionali avvenuto con le altre sigle sindacali, pur mantenendo una linea di confronto piuttosto forte; oppure partecipando alla manifestazione del 9 aprile scorso sul precariato, ma rimanendo in disparte, sotto e non sopra il palco, manifestando tra gli ultimi del corteo a fianco della figlia e di molte mamme solidali con il difficile destino delle nuove generazioni. Piccoli gesti che certo non cambiano l’ordine delle cose; ma piccoli gesti che dicono molto del carattere e della mentalità di una persona.

Lo scorso 25 febbraio, in un incontro a Bologna sul tema Giustizia e Lavoro dal titolo “La via nuova e il passo giusto: l’Italia nel cuore industriale dell’Europa”, l’articolata conversazione tra Emma Marcegaglia e Susanna Camusso si è rivelata ricca di spunti e anche di possibili convergenze su alcune proposte concrete, giunte da entrambe le parti. Mondi diversi a confronto su argomenti che inevitabilmente riguardano tutti. Qualche settimana dopo, nel corso di un incontro nella Sala del Seminario della Camera per la presentazione del libro della giovane deputata Pd Marianna Madia (“Precari. Storie di un’Italia che lavora”), il linguaggio di Giulio Tremonti e quello di Susanna Camusso, autrice della prefazione, sembravano essere distanti anni luce.

Sempre nel mese di febbraio qualcos’altro accadeva nel nostro paese. Era il sabato 13, e le donne scendevano in tutte le piazze d’Italia, accompagnate da non pochi uomini. Il loro slogan ha avuto molto successo, così “Se non ora quando?” in questi mesi è divenuto il liet motiv di parecchie iniziative e di molte riflessioni, individuali e collettive.
Quella giornata ha segnato un percorso, al femminile come al maschile. Ha fatto capire che tanta gente aveva voglia di dire basta: basta con l’annullamento di qualsiasi criterio di rispetto nei confronti dell’essere umano nel nome di un potere arrogante e presuntuoso, basta con la perdita dei valori basilari per una convivenza comune, basta col sacrifico dei molti per il godimento dei pochi. Basta con la “libertà dei servi”, per citare un recente saggio di Maurizio Viroli. A denunciare tutto questo nel nostro paese sono state per prime le donne, mettendo da parte bandiere e simboli di partito, sostituiti con un sentimento comune diventato ben presto contagioso. Donne che hanno semplicemente chiesto, nel ventunesimo secolo, di alzare la testa al livello minimo richiesto dalla propria dignità personale, al di là di qualsiasi differenza, sessuale o politica.

Chissà se le cose cambieranno davvero, cioè a dire in maniera decisiva. I segnali si moltiplicano, e per tornare alle recenti amministrative la vittoria di Rosalba Colombo, nuovo sindaco di Arcore, assume un valore simbolico di portata devastante. “Ho vinto nella tana del lupo, e ha vinto il fattore “D”, come donna”, sono state le sue prime parole dopo l’esito delle urne; parole di una casalinga di 53 anni appassionata di politica, madre di due figlie, fondatrice di un circolo culturale femminile, che una volta si sarebbe chiamato femminista.

E chissà se nel vortice di questi cambiamenti, dopo una presidente di Confindustria e una segretaria Cgil, non ci si ritrovi entro breve tempo a commentare un presidente del Consiglio donna. Una presidente del Consiglio.
Provocazione? Speranza? Sogno? Utopia? Può darsi. Fatto sta che in molte altre parti del mondo, anche del cosiddetto terzo mondo, provocazione speranza sogno e utopia sono già divenuti realtà.

C’è chi dice “Va bene, ma quale donna?”. Non si può certo scegliere un capo di governo in omaggio alla quota rosa. E in effetti, l’unica che potrebbe aspirare a un incarico simile, per ora e per una serie di motivi (difficile immaginare una candidata tra le fila dell’attuale centrodestra), pare essere il (la) presidente del Pd, Rosy Bindi. Che a dirla tutta, dopo tutto quello che ha subìto per bocca del Cavaliere (di certo non con la minuscola) sarebbe la vera ciliegina sulla torta, un contrappasso talmente chirurgico che nemmeno la mente infernale del genio di Dante Alighieri avrebbe saputo escogitare meglio: quel “non sono una donna a sua disposizione” risuona ancora come musica soave, composta di orgoglio e civiltà.
In alternativa, si diceva, sembra esserci ben poco. Ma che non ci siano molte donne papabili all’incarico di capo del governo forse non dipende tanto da loro, quanto piuttosto dall’impossibilità di potersi esprimere con pari opportunità ed eguali diritti.
I tempi, per fortuna, stanno cambiando.

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Materiali utili per chi si volesse occupare della questione della pelle nei giorni tra Pasqua e il venticinque aprile, a partire da un’analisi del settimanale “Io donna”, allegato al Corriere della Sera https://minimaetmoralia.it/societa/materiali-utili-per-chi-si-vuole-occupare-della-questione-della-pelle-nei-giorni-tra-pasqua-e-il-venticinque-aprile-a-partire-da-unanalisi-del-settimanale-io-donna-allegato-al-corriere-della-s/ https://minimaetmoralia.it/societa/materiali-utili-per-chi-si-vuole-occupare-della-questione-della-pelle-nei-giorni-tra-pasqua-e-il-venticinque-aprile-a-partire-da-unanalisi-del-settimanale-io-donna-allegato-al-corriere-della-s/#comments Mon, 25 Apr 2011 17:18:34 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=4240 di Christian Raimo Nell’ultimo numero di “Io donna”, allegato del Corriere della sera della settimana che va dal 23 al 30 aprile – e coincide dunque più o meno con la settimana santa – possiamo desumere alcuni dati interessanti. Delle 256 pagine di cui è composto il giornale 118 sono esplicitamente pubblicitarie. Va sottolineato esplicitamente […]

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di Christian Raimo

Nell’ultimo numero di “Io donna”, allegato del Corriere della sera della settimana che va dal 23 al 30 aprile – e coincide dunque più o meno con la settimana santa – possiamo desumere alcuni dati interessanti. Delle 256 pagine di cui è composto il giornale 118 sono esplicitamente pubblicitarie. Va sottolineato esplicitamente perché ce ne sono diverse, delle 128 restanti, che hanno uno statuto intermedio. C’è un articolo di otto pagine (218-225) ad esempio – nella sezione Bellezza-Guerra alla cellulite – che in realtà vuole essere una presentazione di nuovi prodotti cosmetici, più di una ventina nel caso, che si occupano più o meno tutti dei problemi di una pelle poco tonica. E c’è un altro pezzo di due pagine (214-215) che ha come intestazione in alto a sinistra una scrittina, Io donna promotion, e sembra di capire sia un articolo che qualche giornalista interno ha scritto per pubblicizzare Lift Activ Tecnologia Derm Source, una crema di bellezza prodotta da Vichy. La più parte di queste pagine pubblicitarie o quasi pubblicitarie sono dedicate alla forma fisica, ai problemi della forma fisica, benessere, vacanze tonificanti, miglioramento della flora intestinale, peli superflui, schiume che proteggono la luminosità dei capelli, etc… E anche l’editoriale in qualche modo rispecchia questo interesse. A pag.12 possiamo vedere una vignetta, che – sotto una serie di donnine alle prese con ginnastica e metri per misurare il giro fianchi – recita: Specchio delle mie brame / chi è la più tonica del reame? / Tanto running, poco cibo, un tocco / di crema et voilà… l’estate è già qua! Ma c’è un tema che più degli altri appare centrale in molti articoli e – in modo indiscutibile – nelle pagine di pubblicità. Ed è la pelle.

Troviamo già a pagina 21 la reclame di un siero cosmetico antimacchie messo a punto dai laboratori Clinique.

A pag. 25 la pubblicità di un siero anti-rughe della Sephora. Lo slogan recita così: Da una ricerca sulle energie rinnovabili, è nato Algenist un eccezionale anti-età.

A pag. 35 è reclamizzato un prodotto Biotherm che si chiama Skin-Ergetic: Innovazione Cosmetica Fresca. La straordinaria potenza dell’estratto di broccoli, in un trattamento per ridurre visibilmente i segni della fatica.

A pag. 90 è pubblicizzata la Crème Désaltérante di Clarins. Troppo caldo? L’acqua evapora. Troppo freddo? L’acqua scarseggia. Confortevole e intelligente, Créme Désaltérante disseta tutti gli strati della pelle.

A pag. 99 è la volta di Serum7 dei Boots Laboratories: altro siero anti-età. Dona alla pelle un aspetto più giovane in 28 giorni. È verificato in test clinici indipendenti. Il 95% delle farmaciste lo raccomanderebbe a un amica. È stato scelto da 6 milioni di donne in Europa.

A pag. 121 la Collistar reclamizza con la formula Risvegliati con un corpo perfetto tre diversi prodotti: un Superconcentrato notturno anticellulite, un Trattamento intensivo Pancia e Fianchi Notte, un Siero Intensivo Voluminizzante Seno Notte. Questo straordinario siero assicura un’efficacia voluminizzante super potenziata grazie al nuovissimo Voluform, principio attivo studiato proprio per favorire l’adipogenesi notturna con conseguente sviluppo del tessuto adiposo del seno.

A pag. 137 c’è La risposta bionaturale per rigenerare e rassodare la pelle: Melograno Siero Rassodante della Weleda.

Un’attenzione particolare va data alle pagine che già citavamo prima – 214-215 – dedicate a un’articolata ricerca che la Vichy ha affidato all’istituto di statistica Demoskopea per sapere come gli uomini vedono le rughe delle donne. Nel sito Vichyconsult.it ci sono filmati e diagrammi molto esplicativi. Delle due pagine possiamo riportare qualche estratto:

Ogni giorno osserviamo con apprensione il nostro viso allo specchio per sorprendere, quasi prima del nascere, la ruga che verrà. Preoccupate di non ritrovare più quella pelle liscia e luminosa da ragazze che pareva starsene lì nella sua prefezione fino a qualche settimana (mese…) prima! Poi a timore si aggiunge ansia: “Gli piacerò ancora? Si accorgerà di questa nuova ruga?” Ed ecco che Vichy ci restituisce una buona dose di ottimismo! (…)

Ed ecco la sorpresa: il sesso forte è clemente con le rughe se appartengono a figure famigliari come la mamma o la nonna, ma è meno indulgente se compaiono sul volto della moglie e peggio della fidanzata o dell’amante. Non sono gli affetti a essere minacciati ma è il desiderio del partner che rischia di diminuire. Ma non solo, la donna risulta essere meno attraente agli occhi dei terzi e diminuisce anche la sua sicurezza nelle relazioni e sul luogo di lavoro. La buona notizia è che anche gli uomini però hanno fiducia nella scienza cosmetica e nell’uso di una buona crema.

Subito dopo, a pag. 216, c’è la pubblicità della crema Phyto-Svelt Global della Sisley Paris: Silhouette assottigliata e tonica, gambe più leggere, cuscinetti attenuati…

Mentre nella sezione che citavamo prima, Bellezza-Guerra alla Cellulite, tra i vari prodotti segnalati, ne possiamo citare almeno due. Il primo è Dior Svelte Reversal Concentré Minceur Createur de Fermeté, un prodotto che con complexe Reversal “inverte” le leggi della natura trasformando il volume in tonicità. Il secondo è il Siero Intensivo Anticellulite della Collistar, un estratto concentrato di cellule staminali di Echinacea e Phytosonic, un complesso lipolitico che “mima” gli ultrasuoni.

A pag. 227 sono reclamizzati quattro prodotti della casa cosmetica L’Erbolario nella nuova linea Ananas Cell. Efficacia clinicamente testata. Il 96% delle donne ha detto: funziona!

A pag. 228 in un articolo di “piccole astuzie fai da te” contro la cellulite, c’è segnalata, con un trafiletto intitolato Se la conosci la eviti, l’uscita del libro di Antonio Stamegna Cellulite stop, edito da L’Airone.

A pag. 229 il Dottor Olivier Doucet, responsabile della ricerca Lancaster, spiega i benefici del nuovo prodotto 365 Cellular Elixir: “Il DNA della pelle è soggetto ai danni causati dagli agenti esterni e oggi abbiamo le prove che tali danni acceleranno l’invecchiamento della pelle. Ciascun tipo di danno al DNA della pelle richiede uno specifico sistema di riparazione. Perché il processo di autoriparazione funzioni al meglio è necessario un prodotto mirato a un intervento ad ampio raggio”.

A pag. 230 e 231 è reclamizzata la nuova linea di creme cosmetiche Garnier che si chiama BioActive: Dopo anni di ricerche e 500 formule testate crea la sua prima linea cosmetica di prodotti biologici e non semplicemente naturali.

A pag. 232 c’è la pubblicità della DermoLab. Accanto al volto di una signora sessantenne c’è una citazione di Elisabetta Ammannati, Cosmetologa e Direttora Tecnica del Laboratori Deborah Group, che dice: “Lo sapevate che non sempre l’età anagrafica corrisponde all’età biologica della pelle? Elasticità cutanea, tonicità, grado di rugosità sono alcuni dei parametri utilizzati per stabilire l’età biologica cutanea. Per migliorarla sono necessari una corretta alimentazione, attività fisica e uno stile di vita sano coadiuvati da prodotti cosmetici efficaci. Con questo obiettivo i Laboratori Deborah Group hanno creato Dermolab, l’innovativa linea di trattamento che garantisce il miglioramento dell’età biologica della pelle. Fino a 10 anni di meno”.

A pag. 237 veniamo a sapere dell’esistenza di Acqua Gel di Dermon che sintetizza così il nodo della questione: Il tessuto più prezioso è la tua pelle. Proteggila con Dermon.

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Dalla parte sbagliata https://minimaetmoralia.it/societa/dalla-parte-sbagliata/ https://minimaetmoralia.it/societa/dalla-parte-sbagliata/#comments Sat, 12 Feb 2011 11:25:44 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3778 Sembra che per almeno una settimana, anche nel discorso pubblico, si parli di politica, si faccia teoria, si discuta di idee... La manifestazione indetta dalle donne per domenica è passibile di mille critiche ma forse proprio per questo sta avendo il merito – all’interno di un’opinione mainstream quasi sempre risucchiata dall’indignazione a comando o dall’abitudine al cinismo – di dare la stura a un dibattito vivo, con contrapposizioni accese intorno ai corpi, ai desideri, ai modelli di vita, ai rapporti tra i generi e tra le generazioni, e anche alle questioni educative, a quelle morali, etc...

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di Christian Raimo

Sembra che per almeno una settimana, anche nel discorso pubblico, si parli di politica, si faccia teoria, si discuta di idee… La manifestazione indetta dalle donne per domenica è passibile di mille critiche ma forse proprio per questo sta avendo il merito – all’interno di un’opinione mainstream quasi sempre risucchiata dall’indignazione a comando o dall’abitudine al cinismo – di dare la stura a un dibattito vivo, con contrapposizioni accese intorno ai corpi, ai desideri, ai modelli di vita, ai rapporti tra i generi e tra le generazioni, e anche alle questioni educative, a quelle morali, etc… Così le donne hanno riacquistato nell’ultima settimana una voce centrale sui media italiani che spesso, spessissimo, gli è negata. Facendo anche notare però come abbiamo a che fare con l’emergere di un impegno e di una riflessione carsiche, non di illuminazione sulla via di Damasco di donne che “dicono basta” – come ci hanno tenuto, e giustamente, a ribadire Ida Dominijanni, Lia Cigarini, Manuela Cartosio qui sul manifesto… Fatto sta che in questa manifestazione ci saranno in molte, da chi si spende in prima persona da anni cercando per far fruttare la memoria storica e tener viva una critica femminista di prima seconda e terza generazione, a chi anche semplicemente non vuole assomigliare a una vergine da sacrificare al Drago (come si usa dire).

Su facebook questo ha significato, per esempio, per migliaia di donne rivendicare un canone femminile alternativo, attraverso un semplicissimo gesto: sostituire alla foto del proprio account un’immagine di un’icona della femminilità diversa da quella propalata da starlette dalle labbra rifatte. Da Ipazia a Simone De Beauvoir, da Cristina Campo a Alda Merini a Margherita Hack. Sarà clicktivism, ossia facile attivismo da rete, come l’ha definito il Guardian; ma tant’è, oggi questa è l’unica forma di politica che molti conoscono: le firme in calce agli appelli, la foto da mandare al giornale con un post-it sulla bocca… Pensiamo all’Egitto, dove forse, senza la viralità dei social network, Mubarak avrebbe ancora il novantacinque per cento dei consensi.

Che c’entro io? Da maschio – ossia da persona a cui in questi giorni più di altri si chiede partecipazione e autocritica – ho riflettuto anch’io, in mezzo a tale dichiarazione identitaria collettiva, su quale immagine avrei messo a contrappuntare il mio profilo, da quale figura di uomo mi sento rappresentato. E ho pensato che dal brodo di quest’esplosione italiana di oscenità pubblica e di relativo sdegno sarebbe bello se scaturisse l’occasione non solo per rivendicare la propria vilipesa parte migliore, ma anche per fare i conti con la propria oscena parte peggiore. Insomma, se da una parte io posterei sul mio account la fotina di John Cassavetes o David Foster Wallace o Paul Ricouer o chissà quale altro eroe culturale, dall’altra ci piazzerei il faccione di Lele Mora. Lele Mora, sì. Cosa vorrei che mi accomunasse a Cassavetes, Wallace, Ricoeur non è importante; più significativo, credo, è quello che invece mi rende simile a Lele Mora, a Berlusconi, a Corona, a Fede, a Bartolo…

Apparentemente infatti io e Lele Mora siamo distanti anni luce. Siamo, in un certo senso, esemplari di due contesti italiani coesistenti ma impermeabili tra loro. Due universi distinti. Abbiamo visioni opposte del mondo, della morale, apparteniamo a due classi sociali che non si toccano, non abbiamo nessuna amicizia in comune, disponiamo di conti in banca incommensurabili… Ecco: gran parte delle manifestazioni antigovernative degli ultimi mesi se non degli ultimi anni, tutto l’antiberlusconismo morale, di stile, di gusto, di decenza, di genere, ha confermato questa partizione: c’è un mondo di Minetti e Lele Mora da una parte e poi c’è un altro mondo, con altri valori e altro stile dalla parte opposta. I degni e gli indegni. Gli stilosi buoni di cuore e i cafoni.

La fotografia dell’Italia che vien fuori dai Palasharp, dagli elenchi tv di Saviano e Fazio, dalle paginate di appelli contrapposti sui giornali, e forse anche dalla manifestazione di domenica prossima rischia di assomigliare a questo schema. Uno schema che, magari è vero, ci dà la possibilità di rendere denso un sentire comune – offeso dallo schifo dei bunga bunga e delle polverine nei bicchieri – ma non si rivela molto utile né a capire la realtà che ci circonda né a contrastare veramente il berlusconismo culturale e Berlusconi in sé.

Perché io e Lele Mora qualcosa in comune ce l’abbiamo, devo ammetterlo. Io e Lele Mora siamo due consumatori. Alle volte due consumatori compulsivi. Di quelli che guardano il consorzio umano come un catalogo di Postal Market. E se lo stile di Lele Mora lo conosciamo ormai dalle intercettazioni e dai racconti delle olgettine, forse è il caso che vi racconti quello che potrebbe essere il mio, in una settimana come un’altra.

Io potrei, per esempio come ieri suggeriva Repubblica per San Valentino, comprarmi l’application Love Vibes per Iphone, che consente di ricevere un giudizio sulla propria prestazione amorosa. Potrei fare una pausa in ufficio e scaricarmi dal Corriere.it il video settimanale di Novella Duemila che mi fa sapere che Belen ha superato la Canalis nelle preferenze dei lettori. Potrei rivedermi ancora una volta sul sito della Stampa le 19 foto di Sara Tommasi (una vestita da infermiera, una a tette all’aria, una versione segretaria, una in cui lecca ammiccando una paletta sporca di gelato, una in cui dà un bacio lesbico a una bionda…). Oppure potrei leggermi la rassegna stampa a firma Beatrice Borromeo sul Fatto quotidiano, articoli che mi sembrano sempre scritti da una modesta penna liceale e domandarmi ma perché ci sono così tante mie coetanee brave giornaliste che conosco che non scrivono al posto suo; e così, saltando senza pensare da un sito all’altro su internet, potrei finire con lo spizzarmi un po’ di sue foto in pose sexy , e poi girare da un sito all’altro in cerca di altre celebrities. Oppure semplicemente telefonare al numero che ho trovato sul Messaggero di “Massaggi integrali fatti da un italianissima”. Oppure ancora, sempre prendendo spunto da  quello che suggeriscono Repubblica e Corriere, decidere di iscrivermi a siti di incontri on-line, a parship.it, a meetic.it… E avere ogni giorno da sfogliare migliaia e migliaia di profili di “donne che ti vogliono conoscere!” e alle quali “il mio profilo è piaciuto moltissimo!”. O essere ancora più conformista, scattare un po’ di foto al mio uccello e iscrivermi a un sito di annunci erotici come AdultFriendFinder (in Italia come me l’hanno fatto un sette, otto milioni di persone). O accettare il fatto di essere stanco e masturbarmi davanti a youporn.

Dopo aver passato la settimana feriale in questo modo potrei anche andare domenica a manifestare per la dignità delle donne. Dopo un brunch con le amiche dalle parti di San Silvestro, sperando nella bella giornata. Ma – visto che il mio dovere civico l’avrei svolto – vorrei esprimere un desiderio: vorrei che su quel palco salisse, per esempio, nella “quota immigrati che per la political correctness non manca mai” non, come pare che sia, una donna medico congolese che ha avuto riconoscimenti dal presidente della Repubblica in persona; ma una casalinga del Maghreb che in questi giorni è stata bocciata all’esame di lingua italiana sostenuto per vedere prolungato il suo permesso di soggiorno, o una puttana nigeriana, o persino l’ultimo camionista ucraino che ha contrattato sul prezzo per farsela. In realtà, mi spiace molto ammetterlo, alle volte ho molto più in comune con loro. Con quelli che sanno, come dire, di non stare dalla parte migliore.


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Le ragazze del porno https://minimaetmoralia.it/cinema/le-ragazze-del-porno/ https://minimaetmoralia.it/cinema/le-ragazze-del-porno/#comments Sat, 08 Jan 2011 13:23:36 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3491 Quest’articolo è uscito sul numero di settembre-ottobre di Touch.

di Tiziana Lo Porto

Cineasta svedese, da più di quindici anni Mia Engberg registra e documenta periferie e culture alternative. Suoi i ritratti di skinhead gay e sieropositivi, di bambini parigini sans papiers, di giovani queer a San Francisco, del leggendario frontman dei Dead Kennedys Jello Biafra. Il più discusso dei suoi corti è stato Come Together, cortometraggio di 3 minuti girato con un telefono cellulare in cui la regista riprendeva primi piani di donne che si masturbavano e venivano. Presentato nel 2006 al Festival del Cinema di Stoccolma e poi postato su youtube, il corto fece il pieno di accessi online e di polemiche.

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Quest’articolo è uscito sul numero di settembre-ottobre di Touch.

Cineasta svedese, da più di quindici anni Mia Engberg registra e documenta periferie e culture alternative. Suoi i ritratti di skinhead gay e sieropositivi, di bambini parigini sans papiers, di giovani queer a San Francisco, del leggendario frontman dei Dead Kennedys Jello Biafra. Il più discusso dei suoi corti è stato Come Together, cortometraggio di 3 minuti girato con un telefono cellulare in cui la regista riprendeva primi piani di donne che si masturbavano e venivano. Presentato nel 2006 al Festival del Cinema di Stoccolma e poi postato su youtube, il corto fece il pieno di accessi online e di polemiche. A venirle rimproverato fu soprattutto il fatto che le donne riprese in video al naturale, apparissero brutte. “Possibile che non abbiano nemmeno un po’ di trucco?” chiesero critici e spettatori più esigenti. Una faccenda apparentemente estetica, su cui l’attenta Mia vide gravare la pericolosa ombra del sessismo. E perché mai in un video porno le donne non possono apparire per quel che sono? si domandò la regista, avanzando l’ipotesi, niente affatto strampalata, che fosse il consumatore maschio di pornografia a pretendere che le donne apparissero belle anche quando impegnate a masturbarsi o in qualsivoglia altra attività sessuale. E che le donne, francamente, se ne infischiassero.

“Nella pornografia lo sguardo è stato sempre quello di un uomo”, dichiarò Mia Engberg in risposta alle polemiche, “e la sessualità femminile è stata limitata a poche identità indicate dal sistema patriarcale (e dall’ego maschile artistico): puttana, moglie, madre, musa. Adesso è arrivato il momento di cambiare”. Da qui l’idea di portare avanti una pornografia al femminile (di cui Come Together può essere considerato il pilota, o il numero zero) definita dalla Engberg pornofemminismo. Idea che si è evoluta in un brillante manifesto in dieci punti e in un appello ad artiste, cineaste e attiviste scandinave: girate anche voi il vostro corto pornofemminista! Uniche due regole, che gli attori abbiano più di diciotto anni, e che il film duri meno di quindici minuti.

Dodici registe hanno risposto all’appello. È nato così Dirty Diaries, antologia contenente dodici cortometraggi pornofemministi (più il già esistente Come Together della Engberg), realizzati con un finanziamento di 500mila corone (50mila euro) da parte dello Svenska Filminstituten, l’organizzazione che eroga finanziamenti statali per la produzione, distribuzione e proiezione pubblica dei film svedesi, e uscito nel 2009 direttamente in dvd. Tra i corti, spicca l’animazione minimalista di Âsa Sandzen, Dildoman, che con disegni neri su fondi bianchi o colorati racconta le avventure di un “uomo vibratore” alle prese con masturbazione, sesso orale, sesso telefonico e quant’altro. Diverte For the Liberation of Men, della regista Jennifer Rainsford, in cui uomini travestiti da donne si masturbano in libertà. E conquista Flasher Girl on Tour, semidocumentario-manifesto dell’artista trans Joanna Rytel, interpretato dal suo alter ego Flasher Girl [Ragazza Esibizionista]. Nel film Joanna/Flasher Girl va in vacanza a Parigi, e lì si masturba un po’ dove le pare – dentro fontane, dietro finestre di alberghi, davanti a metropolitane in partenza – spiegando nel frattempo che l’esibizionismo non può essere un’esclusiva degli uomini. Anche le donne hanno il diritto di praticarlo.

Ma la vera perla del cofanetto è il manifesto, disarmante e geniale, che oltre che nell’ambito della pornografia andrebbe praticato nella vita quotidiana, o utilizzato come fonte a cui attingere quando si è in cerca di un buon mantra. Così sulle note di copertina del dvd:

1. Siamo belle come siamo. Al diavolo gli ideali di bellezza malati! Odiando profondamente se stesse, le donne consumano molta della loro energia e sviliscono la propria creatività. L’energia che potrebbe essere diretta all’esplorazione della nostra sessualità e del potere che abbiamo, viene prosciugata da diete e cosmetici. Non lasciare che i poteri commerciali controllino i tuoi bisogni e desideri.

2. Difendi il diritto di essere arrapata. La sessualità maschile è considerata una forza della natura che va soddisfatta a tutti i costi. Quella delle donne viene accettata solo se si adatta ai bisogni dell’uomo. Sii arrapata a modo tuo.

3. Una brava ragazza è una ragazza cattiva. Ci hanno nutrite del cliché culturale per cui le donne sessualmente attive e indipendenti sono o pazze o lesbiche e quindi pazze. Vogliamo vedere e fare film in cui Betty Blue, Ophelia e Thelma & Louise alla fine non devono morire.

4. Distruggi capitalismo e patriarcato. L’industria del porno è sessista perché viviamo in una società patriarcale e capitalista. Si arricchisce dei bisogni che la gente ha di sesso ed erotismo e nel farlo sfrutta le donne. Per combattere il pornosessismo devi distruggere capitalismo e patriarcato.

5. Sconce quanto ci pare. Godi, decidi o lascia perdere. Di’ NO quando ti pare, per essere in grado di dire Sì quando vuoi TU.

6. L’aborto legale e libero è un diritto umano! Tutti hanno il diritto al controllo del proprio corpo. Ogni anno milioni di donne subiscono gravidanze non volute e muoiono per aborti illegali. Fanculo la morale buona solo a predicare contro il controllo delle nascite e l’informazione sessuale.

7. Combatti il vero nemico! La censura non può liberare la sessualità. Fintanto che le immagini sessuali sono tabù, l’immagine della sessualità delle donne non potrà cambiare. Non attaccate le donne perché mostrano il sesso. Attaccate il sessismo che cerca di controllare la nostra sessualità.

8. Sii queer! Chi si oppone all’erotismo spesso è omofobico e spessissimo è transfobico. Noi non crediamo nella lotta tra i sessi ma nella lotta contro i sessi. Identificati col genere che vuoi e fai l’amore con chi ti pare. Sessualità è diversità.

9. Usa protezioni. “I’m not saying go out an’ do it, but if you do, strap it up before you smack it up” [non dico di uscire e andare a scopare, ma se scopi, coprilo prima di fartelo sbattere dentro] Missy Elliot.

10. Fai da te. L’erotismo è buono e ne abbiamo bisogno. Siamo fermamente convinte che sia possibile creare un’alternativa all’industria pornografia mainstream facendo i film sexy che ci piacciono”.

Film sexy che ci piacciono tanto quanto le canzoni sexy scelte per accompagnare i video o per i titoli di coda. Everybody Deserves To Be Fucked [Tutti meritano di essere scopati], per esempio, vecchio successo dei Sex in Dallas (band technopunk che ha esordito a Parigi con la stessa etichetta di Peaches e Gonzales, per poi approdare con successo a Berlino e scritturare come chanteuse e producer Biladoll aka Mia Von Matt, con cui hanno realizzato il secondo disco), ascoltabile su Youtube o Myspace e altamente canticchiabile.

Dopo avere fatto parlare di sé in patria, Dirty Diaries è tornato alla ribalta nei giorni scorsi grazie alla distribuzione nelle sale cinematografiche francesi e alla presentazione del film al Paris Porn Festival. Ben accolto e apprezzato il Francia, non ha avuto pari fortuna in Italia, dove è bastata una segnalazione sul quotidiano Il Sole 24 Ore per accendere le polemiche e scatenare l’indignazione dei poligrafici del giornale e di Confindustria. Pare non sia stata apprezzata la scelta di pubblicare l’articolo, corredato di link al trailer del film, nell’homepage del sito del quotidiano, definita senza troppe cerimonie e con grande imbarazzo (nostro oltre che loro) “svolta porno del giornale”. E così, malgrado il successo tra i lettori del Sole (quantificato dal numero di accessi al trailer del film arrivati direttamente dall’homepage del giornale), sono stati rimossi prima il link al trailer e poi tutto quanto l’articolo, che profeticamente chiudeva segnalando proprio come nelle classifiche internazionali l’Italia, in materia di parità tra i sessi, sia ancora a metà strada. In buona compagnia di Mozambico, Repubblica Domenicana e Burundi.

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