Doors Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/doors/ un blog di approfondimento culturale Thu, 29 Sep 2016 22:43:38 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Doors Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/doors/ 32 32 Sabbie bianche: i nuovi saggi di Geoff Dyer https://minimaetmoralia.it/letteratura/sabbie-bianche-i-nuovi-saggi-di-geoff-dyer/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/sabbie-bianche-i-nuovi-saggi-di-geoff-dyer/#respond Fri, 30 Sep 2016 06:00:22 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=32150 Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Geoff Dyer eccelle come sempre nell'arte della divagazione. Vaga e divaga nei suoi libri, facendo della sua opera la diretta applicazione della celebre frase di John Lennon: "La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altro".

Nella sua nuova raccolta di saggi, White Sands. Experiences from the Outside World (Pantheon Books, pagg. 256, $ 25), Dyer scrive della vita che gli capita mentre in solitario o con la moglie attraversa il mondo in lungo e largo. E la vita diventa di colpo molto più interessante di luoghi e personaggi promessi nei titoli dei suoi brevi reportage di viaggio.

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Geoff Dyer eccelle come sempre nell’arte della divagazione. Vaga e divaga nei suoi libri, facendo della sua opera la diretta applicazione della celebre frase di John Lennon: “La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altro”.

Nella sua nuova raccolta di saggi, White Sands. Experiences from the Outside World (Pantheon Books, pagg. 256, $ 25), Dyer scrive della vita che gli capita mentre in solitario o con la moglie attraversa il mondo in lungo e largo. E la vita diventa di colpo molto più interessante di luoghi e personaggi promessi nei titoli dei suoi brevi reportage di viaggio.

Succede in White Sands, reportage che dà il titolo alla raccolta e che a sua volta lo prende dal nome di deserto bianco a sud del New Mexico. Nel suo racconto il deserto bianco americano diventa set di un quasi thriller spostando l’attenzione del lettore dal paesaggio lunare e mozzafiato alla faccia e al corpo di un autostoppista apparentemente innocuo che i coniugi Dyer, usciti da White Sands e diretti a El Paso, decidono di accogliere in auto.

Tutto tranquillo fino all’avvistamento di un cartello che segnala la presenza di più carceri nei dintorni e invita gli automobilisti a diffidare degli autostoppisti. Con Riders on the Storm dei Doors come sottofondo offerto dall’autoradio, si consuma la cronaca di una conversazione perfettamente verosimile e al tempo stesso surreale tra i Dyer e l’autostoppista di fatto evaso da una delle prigioni.

L’epilogo si consumerà alla stazione di servizio più vicina, lasciando che i dialoghi complici dei coniugi rimasti solo e in fuga scorrano come titoli di coda di una storia vera migliore di ogni finzione. Ma il centro e motore del libro è un altro episodio, minore in azione e suspense ma altissimo in intenzione, ed è raccontato nel breve saggio Pilgrimage, pellegrinaggio.

Il titolo questa volta è preso da un articolo di Susan Sontag apparso sul New Yorker nel 1987 in cui raccontava il suo di pellegrinaggio, quattordicenne a casa di Thomas Mann. Mossa da un profondo sentimento per l’appena letto La montagna incantata e il suo autore, la giovane Sontag si era presa di coraggio e trovato l’indirizzo di casa dello scrittore era andata a bussare alla sua porta.

Lo scrittore l’aveva invitata a entrare per un tè, rivelandosi, come spesso capita quando proviamo a incontrare dal vero i nostri eroi, poco adeguato rispetto alle aspettative. Scrive Sontag di Mann: “Non mi sarebbe importato se avesse parlato come un libro. Volevo che parlasse come un libro. Quello che ho iniziato a notare era che (provo a metterla così) parlava come una recensione di un libro”.

Ispirato da Sontag e accontentandosi di un remake postumo dell’impresa, Dyer va in pellegrinaggio a Brentwood nella casa dove un tempo aveva abitato Theodor Adorno. La casa è lì, Adorno è morto da tempo, la ragazza che ci abita nemmeno sa tanto bene chi sia Adorno. Dice la ragazza a Dyer, chiudendo definitivamente pellegrinaggio e storia: “Devo documentarmi un po’. Com’è che ha detto che si scrive ‘Adorno’?”

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