Edoardo Camurri Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/edoardo-camurri/ un blog di approfondimento culturale Mon, 16 Sep 2024 08:24:25 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Edoardo Camurri Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/edoardo-camurri/ 32 32 Diventa il gatto che ti tenderà l’agguato. Intervista a Edoardo Camurri https://minimaetmoralia.it/interviste/edoardo-camurri-intervista-introduzione-realta/ https://minimaetmoralia.it/interviste/edoardo-camurri-intervista-introduzione-realta/#respond Mon, 16 Sep 2024 05:47:01 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=54164 Introduzione alla realtà (Timeo) di Edoardo Camurri è un libro strano, magico, sicuramente trasformativo. Potremmo definirlo fiaba, esperienza rituale, allegra dissertazione, esortazione accorata, corto viaggio (e saggio) psichedelico-sentimentale. La verità: ha ragione chi dice che parlarne, specie ormai a qualche mese dall’uscita, è complesso, gli si fa un torto; si rischia di banalizzare, di confinare […]

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Introduzione alla realtà (Timeo) di Edoardo Camurri è un libro strano, magico, sicuramente trasformativo. Potremmo definirlo fiaba, esperienza rituale, allegra dissertazione, esortazione accorata, corto viaggio (e saggio) psichedelico-sentimentale. La verità: ha ragione chi dice che parlarne, specie ormai a qualche mese dall’uscita, è complesso, gli si fa un torto; si rischia di banalizzare, di confinare nell’attualità un testo agile, che fa della sua inattualità un punto di potenza. Meglio allora consigliarne direttamente la lettura, o perché no provare a parlarne con l’autore.

Ciao Edoardo. Come sta andando il libro?

Siamo alla terza edizione e, al di là delle vendite, sta avvenendo la cosa più importante e paradossalmente meno scontata di tutte: il gattone viene letto. E molte persone se ne sentono coinvolte, toccate; capita spesso di incontrare lettrici e lettori che mi confessano che il libro sta parlando a loro con forza e dolcezza, quasi che li aspettasse e che loro aspettassero lui. Mi piace pensare al libro come a un fuocherello acceso attorno al quale chiunque si senta accolto per sedersi e ricevere un po’ di calore e di luce.

Lo hai definito “il libro della vita”, meditato per 50 anni. Com’è arrivata la decisione (o la consapevolezza) che era arrivato il momento di scriverlo?

Le cose non si fanno mai da soli, ma ogni individualità è come un nodo provvisorio che si manifesta in un ordito di relazioni; da questo punto di vista è stato sicuramente determinante l’incontro con Federico Campagna, editor di Timeo, un amico, un filosofo che ammiro moltissimo, e senza il quale questo libro non ci sarebbe. Vi è poi alla base del testo anche una sorta di cerimonia: si sono radunati intorno molti spiriti, molti guardiani, a me cari, a protezione del testo, da mio nonno paterno a Louis Wain, da Elsa Morante a Rodolfo Wilcock, da Roberto Bazlen a Giorgio Colli. Il libro è nato perché a un certo punto, mi sembra, questi e altri spiriti sono convenuti e hanno creato uno spazio. Insomma, non è stata una decisione, ma un allineamento, una predisposizione un po’ più larga in cui la mia cosiddetta volontà si è d’incanto trovata.

Parlando al telefono, hai usato l’aggettivo “esperienziale” per definire la stesura di Introduzione alla realtà. Vorrei che mi raccontassi di nuovo questa cosa.

Alla base del libro c’è l’idea forte che la filosofia, come era in origine nel pensiero antico e come è sempre stato per esempio nel pensiero indiano, è la risposta – una delle risposte possibili – a un’esperienza sconvolgente che può appartenere a tutti. Risalire a quell’esperienza e da lì trarne un’espressione logica, concettuale e poetica è anche il gesto che, inevitabilmente, ci fa sentire meno necessario il ricorso all’erudizione. Forse è per questo che mi sono vietato di usare altri libri mentre lo scrivevo e forse è anche questo il motivo per cui quasi tutte citazioni nel testo sono a memoria. Nel giorno del giudizio, cantava Battiato, non ci servirà l’inglese. L’esperienza sconvolgente è quel giorno del giudizio.

È un libro trasformativo a tutti gli effetti, che può avere un impatto importante nella vita di chi lo legge. Tu cos’hai scoperto, mentre lo scrivevi?

Più che scoprire qualcosa, ho sentito. Ho sentito il cuore, ho sentito una vibrazione alta, un tambureggiare gentile e tanta gratitudine. Anche qui, il punto mi pare che sia sempre la centralità dell’esperienza. Io dovevo, si fa per dire, solo occuparmi, attraverso la scrittura, di non allontanarmi troppo da quella musica e di restituirla, come espressione dell’esperienza comune a noi umani, alle lettrici e ai lettori.

Sai che dopo averlo finito non sono più riuscito a tornare sulle sue pagine? La lettura è stata intensa, mi ha dato molta energia ma altrettanta ne ha richiesta.

Mi sembra una buona notizia. Il gattone ti ha trasformato in gatto e ora hai bisogno di stare un po’ in disparte per lasciare andare via qualcosa che hai letto, in quello stato di grazia tipicamente felino in cui sonno e veglia si assomigliano. Tra l’altro io sono persuaso – senza alcuna prova e senza alcuna pretesa di verità, ma solo per intuizione poetica – che le fusa dei gatti, quando si trovano in quello stato, quel suono che è un drone, li aiuti a cambiare stato di coscienza.

A proposito di felini. I gatti vedono la soglia, sembrano quasi viverci. La soglia è un momento, ma può anche essere un luogo?

Ogni luogo, ma anche ogni istante, è una soglia. “Stai qui e adesso”, qualunque cosa sia il qui e l’adesso, è uno degli inviti più belli e potenti che ci siano. L’esperienza sconvolgente, che è come un gatto, è sempre in agguato e non sai mai quando e da dove arriverà, perché, per dirla come il predicatore di Furore di Steinbeck, “tutto è santo”. Rinuncia a ogni aspettativa, diffida di ogni gerarchia, non fare troppi piani; insomma diventa il gatto che ti tenderà l’agguato.

Introduzione è, pure, un libro di immagini assurde nell’accostamento (il coriandolo che si fa multinazionale) come per la sorpresa con cui appaiono (il cammello interstellare). Da dove vengono?

L’immagine del cammello mi è venuta qualche anno fa leggendo un grande psicoanalista cileno, Ignacio Matte Blanco; se ricordo bene lui prendeva questa immagine evangelica del cammello per illustrare come la nostra vita conscia sia lo stretto passaggio attraverso il quale si manifesta il complicatissimo e multidimensionale regno dell’inconscio freudiano, il cammello, appunto. L’immagine del coriandolo deriva invece da una vecchia intervista a Federico Fellini; parlava di cinema e di tv e descriveva il nostro modo di avere a che fare con le immagini proprio come un processo di coriandolizzazione.

Altra immagine potente: i “fatti” come lapidi in un cimitero. Mi ha ricordato un detto francese riportato da Yona Friedman in epigrafe a L’ordine complicato: “L’umanità è diventata troppo intelligente per riuscire a capire qualcosa del mondo”. Qual è il problema con l’intelligenza?

Gli scettici antichi e i mistici (ed è meraviglioso quando queste due figure coincidono nella storia) mostrano come l’intelligenza, lasciata a se stessa, sia inconcludente. Insomma, scettici e mistici sanno che a ogni affermazione è sempre possibile opporre il suo contrario, con lo stesso grado di intelligenza e di persuasività. Ho l’impressione che ci siamo un po’ dimenticati di questa grande lezione per abbandonarci al culto di un’intelligenza che, alienata dal cuore, diventa procedura, calcolo, controllo; il feticcio con cui, pensando di affrontare la paura e la sofferenza della realtà, finiamo con il rafforzare la paura e la sofferenza della realtà (nel genitivo oggettivo e soggettivo dell’espressione).

Ultima curiosità: da quale dimensione spaziotemporale ci scrive l’autore dell’Introduzione? E da quella dimensione, a chi parla? Nel libro c’è un “io” che poi diventa un “noi” che poi diventa un “tu”…

Ho voluto che Introduzione alla realtà fosse scritta per essere letta sia da lettrici e lettori del XII secolo e sia da lettrici e da lettori del 2600. Al di là della battuta, ci sono pochissimi riferimenti a un tempo che possiamo riconoscere come il nostro, per dire, non ci sono computer, aerei, eccetera, perché provare a stare in presenza dell’esperienza sconvolgente, il Thauma, significa accedere a quella dimensione comune a ogni tempo. Lo stesso discorso vale per la voce narrante, un noi generico che diventa spesso tu e ogni tanto io. È il flusso dentro cui ogni vivente nuota, e che solo provvisoriamente, e senza alcuna possibilità di scelta, con timore e tremore, ci consente flebilmente e provvisoriamente, per l’appunto, di dire noi, tu e io.

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TURN ON, TUNE IN, BLOOM OUT https://minimaetmoralia.it/letteratura/turn-on-tune-in-bloom-out/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/turn-on-tune-in-bloom-out/#respond Fri, 26 Jan 2024 08:15:52 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=53338 di Edoardo Camurri Pubblichiamo, ringraziando l’autore e l’editore LUISS University Press, un estratto dall’articolo di Edoardo Camurri che si trova sul numero 7 della rivista La Meraviglia del Possibile, “Memorie. Ricordi, coscienza, oblio e altre avventure della mente”. Turn on, tune in, drop out. (Timothy Leary) So keep on playing those mind games together / […]

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di Edoardo Camurri

Pubblichiamo, ringraziando l’autore e l’editore LUISS University Press, un estratto dall’articolo di Edoardo Camurri che si trova sul numero 7 della rivista La Meraviglia del Possibile, “Memorie. Ricordi, coscienza, oblio e altre avventure della mente”.

Turn on, tune in, drop out. (Timothy Leary)

So keep on playing those mind games together / Faith in the future, out of the now / You just can’t beat on those mind guerrillas / Absolute elsewhere in the stones of your mind / Yeah, we’re playing those mind games forever / Projecting our images in space and in time / Yes is the answer and you know that for sure / Yes is surrender / You got to let it, you gotta let it go (John Lennon, Mind Games)

1. Leopold Bloom arriva dal futuro, è una iperstizione, è una profezia che si autoavvera. Prima che Leopold comparisse, l’umanità non aveva ancora ricevuto istruzioni su come procedere, e la mobilitazione totale della Prima guerra mondiale testimoniava questo disorientamento. E anche la Grande guerra, in questo senso, arrivava dal futuro; come un orizzonte alienante, sradicante – ferraglia, gas, trincee, lampi, esplosioni, pianificazione, schizofrenia di massa, allucinazioni metalliche – piombato da una dimensione impensabile nella nostra; asteroide devastatore. Dopo che Leopold Bloom è comparso, intravediamo invece la direzione da prendere, intuiamo come affrontare questi tempi interessanti e devastanti dove è tuttora in corso la guerra – adesso soprattutto spirituale e neurologica – tra le forze dell’apertura e le forze della chiusura, tra chi combatte per la liberazione e il fiorire dell’umano oltre l’umano e la struttura digitale e algoritmica che ci sorveglia trasformando i nostri corpi e i nostri desideri in feticci su cui operare il proprio voodoo digitale.

Consideriamo l’episodio dei lotofagi da questo punto di vista, immaginiamo che James Joyce l’abbia scritto collegato a un super computer della millesima generazione, al di là del solito svolgersi del tempo, e che ce l’abbia consegnato per cambiare, qui e ora, il corso degli eventi e per salvarci dalla distruzione, in un combattimento in cui l’umano più dolce di tutti i tempi, Leopold Bloom, è diventato l’esempio democratico che ciascuna e ciascuno di noi può seguire.

Prima di tutto questo occorre però capire qual è la posta in gioco e in che senso parliamo di voodoo digitale e per quale motivo la Prima guerra mondiale sta continuando ora, con altri mezzi, in un attacco senza precedenti al nostro spirito e al nostro sistema nervoso. Vedremo anche come l’invito di Leopold a entrare in una dimensione tecnicamente psichedelica – ed è ciò che accade per la prima volta in questo episodio di Ulisse – possa essere il grande Sì joyciano da contrapporre alle forze della chiusura e del controllo che da sempre vogliono recidere il fiore che siamo.

2. Gli algoritmi raccolgono informazioni sterminate su di noi. In questo senso esiste una corrente ascensionale dei nostri dati, le tracce della nostra vita digitale, che va a nutrire l’algoritmo. La corrente ascensionale dei dati verso l’algoritmo fa in modo che progressivamente l’algoritmo possa farsi un’idea di noi.

Di noi l’algoritmo vuole conoscere tutto; la sua tendenza naturale è quindi quella di assomigliarci sempre di più al fine di prevederci. Prevederci è importante: perché è solo prevedendo e anticipando i nostri comportamenti che l’algoritmo raggiunge il suo scopo economico e politico.

Per cercare di diventare noi stessi, l’algoritmo ripete oscuramente alcune pratiche magiche sapienziali: oltre alla corrente ascensionale che da noi giunge a lui, l’algoritmo rivolge a noi una corrente discensionale di dati.

Questa corrente discensionale di dati si manifesta innanzitutto nella dimensione digitale delle nostre vite, nel flusso continuo di informazioni e di immagini che ci condanna a una profilazione sempre più personalizzata, e ha la funzione di limitare la nostra imprevedibilità per le ragioni esposte sopra.

L’algoritmo così ci restituisce una bolla d’informazioni e di emozioni nelle quali sa che noi ci riconosceremo e con cui potrà giocare al gatto col topo (Elias Canetti utilizzava l’immagine del gatto che si diverte a ritardare la morte del topo come esempio paradigmatico del Potere). 1

Ed è a questo punto che inizia poco per volta a interrompersi la circolazione ascensionale e discensionale di dati che caratterizza il rapporto simbiotico tra essere umano e il suo algoritmo. Ecco perché: diventando sempre più noi stessi per via del fatto che l’algoritmo ci restituisce dati che confermano il nostro mondo, forniremo sempre meno dati nuovi e interessanti all’algoritmo. Diminuisce il flusso in ascesa e aumenta il flusso in discesa.

Progressivamente, insomma, l’uomo diventa il campo su cui l’algoritmo può operare la sua magia.

Da questo punto di vista si possono trarre almeno due conseguenze.

La prima. Se l’uomo è completamente trasferito nell’algoritmo, gli unici cambiamenti esistenziali possono avvenire soltanto a livello digitale: la mente umana è in mano ai programmatori.

La seconda. La grande quantità di dati e la loro gestione non potrà però più essere gestita da programmatori umani (loro stessi, tra l’altro, in quanto umani saranno vittime dello stesso sortilegio a cui hanno dato inizio) ma soltanto da una super intelligenza artificiale. L’anima degli uomini diventa così programmabile da questa entità tecnologica. Dio finalmente esiste e ha tutte le caratteristiche del dio della teologia; meno una: è onnipotente, onnisciente ma non infinitamente misericordioso (ma questa cosa della bontà non ci riguarderà più, ovviamente; perché previsti e prevedibili non esisteremo più in quanto esseri portatori, per esempio, del problema morale).

3. Il lettore di Ulisse è messo nelle condizioni di vedere il mondo dal punto di vista dell’algoritmo. Quando seguiamo Leopold Bloom nella sua giornata dublinese, raccogliamo innumerevoli dati sulla sua persona e tutto il libro è costruito su centinaia di coincidenze che si intrecciano, secondo la logica della sincronicità, in una rete fitta e meravigliosamente inestricabile di richiami.

Seguiamo il Gps di Bloom, lo monitoriamo metro per metro nei suoi spostamenti, e conosciamo tutti i suoi pensieri, così come sorgono e si interrompono, ma ci accorgiamo anche di non avere alcun potere su di lui; infatti non possiamo prevederlo, nonostante i molti elementi che ricaviamo dal suo comportamento. Arriviamo a conoscere Bloom probabilmente più di quanto lui conosca sé stesso, comprendiamo la sua coerenza di individuo, ma nello stesso tempo avvertiamo la sensazione che è Leopold Bloom a tenerci in pugno; perché è Leopold Bloom che, in realtà, sta cercando di hackerare l’algoritmo. Bloom sta dicendo all’algoritmo (o a Dio) di lasciarlo stare una volta per tutte.

Nel quinto episodio di Ulisse, Bloom inciampa in continuazione dentro l’ordine oppressivo del mondo, la sua struttura religiosa, militare, economica, mediatica, per scardinarla in uno stato di letargia e di risveglio psichedelico; mette in atto un controrituale in cui il potere viene depotenziato fino al punto di non riuscire più a far presa sulla sua mente.

Un po’ come avviene nelle arti marziali quando la forza dell’avversario è prima accolta e poi restituita al mittente con il minimo sforzo e il massimo risultato.

All’ufficio postale incontra dei manifesti per l’arruolamento militare. Niente, svaniscono come un’ombra, un gioco della rappresentazione, un’illusione a cui non credere, una maya vedica. Sul portone di All Hallows legge l’annuncio di un sermone tenuto dal reverendissimo John Conmee, il cui cognome realmente esistente – e che si intreccia con la biografia di Joyce negli anni del suo apprendistato scolastico – custodisce il verbo to con, cioè imbrogliare, oltre al significato algoritmico di governare e di pilotare. Bloom porta con sé un giornale a cui non dedica più di un’occhiata passiva e che invece preferisce utilizzare come un manganello, una terza gamba, un pene arrotolato, una protuberanza che attira l’attenzione di tristi scommettitori delle gare di cavalli, ignari del simbolo fallico ma ingordi di guadagno e di competizione. L’eucarestia a cui assiste è un rito sessuale (un leccalecca), un meccanismo quasi digestivo dei bisogni carnali umani, e l’ostia offerta viene chiamata Hockypocky, il nome del gelato dei venditori ambulanti, ma anche hocus-pocus, inganno e frode, che è il calco di hoc est corpus, cioè “questo è il corpo”, in un processo di rivelazione progressiva e psichedelica dei significati subliminali sottintesi all’atto.

Leopold Bloom, con la dolcezza che gli è propria e rispettando il principio aureo e magico secondo il quale non bisogna mai opporsi direttamente alle sollecitazioni del potere per non cadere vittima del suo stesso sortilegio nero, arriva anche a ripetere, in un contesto che però qui sarà illuminante anche in significati non prevedibili, la famosa espressione marxista della religione come oppio dei popoli. Una frase che forse varrebbe la pena rovesciare, proprio in nome della guerra spirituale e neurologica che è in corso, nel suo opposto programmatico: l’oppio sarà la religione dei popoli.

4. Nel 1953 Aldous Huxley prova la mescalina e racconta la sua esperienza in un libro intitolato Le porte della percezione. Ecco che cosa accade durante la Visione psichedelica secondo Huxley: è come se l’uomo, il cui cervello è costruito per percepire e concepire la realtà sulla base di un’utilità biologica legata alla sua sopravvivenza, grazie agli psichedelici riesca ad allentare le sue maglie e i suoi filtri cognitivi aprendosi così alla contemplazione della cosa in sé. 2 In questo modo la realtà che lo circonda può manifestarsi in quanto tale, libera da ogni funzionalità, risplendendo per quello che è, affrancata da ogni finalità strumentale, come se fosse un’opera d’arte.

“La mescalina” scrive Huxley “mi aveva liberato, il mondo degli Io, del tempo, dei giudizi morali e delle considerazioni utilitarie, il mondo… dell’autoaffermazione, della presunzione, delle parole sopravvalutate e delle nozioni adorate idolatricamente… desideravo di essere lasciato solo con l’eternità in un fiore, l’Infinito in quattro gambe di sedia e l’Assoluto nelle pieghe di un paio di calzoni di flanella!”. Abolizione dello spazio e del tempo, dissoluzione dell’arrancante e odioso Io, ricongiungimento con un uni- verso archetipico di cui l’uomo mostra da sempre traccia nella nostalgia e nella nevrosi dell’estasi perduta, possibilità di accedere a un regno di luce da cui provare a costruire la vera alternativa al mondo totalitario del pericolo atomico e della psicofarmacologia narcotizzante di massa. Ecco perché per Huxley le sostanze psichedeliche sono come le Madonne di Raffaello di un nuovo umanesimo possibile. Ecco perché, dopo Huxley, la rivoluzione psichedelica ha tentato di diventare, con sorti alterne e controverse, pratica politica per la guerra spirituale contro le forze della chiusura e dell’istinto di morte. È la stessa guerra condotta da Parmenide per superare l’illusione della realtà; è la guerra di Spinoza e di Giordano Bruno contro la superstizione che diventa sistema violento; è la guerra di Freud e di Jung per il riconoscimento dell’inconscio; è la guerra delle avanguardie artistiche e musicali; è la guerra delle lotte per la liberazione dei corpi; è la guerra dei poeti e dei diseredati; è la guerra degli scienziati che non rinunciano alla libertà di ricerca; è la guerra degli innamorati e dei liberi pensatori; è la guerra dei matti e dei Don Chisciotte.

È la stessa guerra, vissuta con disperazione, fino al suicidio avvenuto nel 2017, dal filosofo inglese Mark Fisher, quando stava lavorando a un libro che doveva intitolarsi Comunismo acido.

Comunismo acido era il tentativo di contrastare le forze della chiusura che Mark Fisher etichettava con l’espressione “Realismo capitalista”, un modo per dire che la struttura del potere aveva creato le condizioni per le quali era impossibile trovare e praticare un’alternativa reale al di fuori di esse.

Nelle poche pagine di Comunismo acido che Fisher è riuscito a scrivere si accenna però alla possibilità di un controrituale capace di sciogliere l’incantesimo della chiusura.

Scrive Fisher: “Il concetto di comunismo acido fa riferimento sia agli sviluppi storici presenti sia a una confluenza virtuale non ancora verificatasi nella realtà. Ciò che è potenziale esercita un’influenza anche senza essersi attualizzato. Il marchio di ‘un mondo che potrebbe essere libero’ si ritrova impresso nelle strutture stesse di un mondo realista capitalista che rende impossibile la libertà”. Sono parole importanti: occorre individuare, per Fisher, una possibilità ancora inespressa all’interno delle forme culturali, politiche e sociali già accadute nella Storia, e riattivarla contro le forze della chiusura in atto.

“Ciò che è potenziale continua a esercitare un’influenza anche senza essersi attualizzato” e per Fisher questo marchio, questo potenziale, è la grande controcultura psichedelica degli anni Sessanta; come qui confida: “La questione definitoria centrale della psichedelia è quella della coscienza, e della relazione con ciò che viene sperimentato come realtà. Se gli elementi fondamentali dell’esperienza, come il nostro senso di spazio e di tempo, possono essere alterati, ciò non significa forse che le categorie attraverso cui viviamo sono plasmabili, mutevoli? […] A posteriori, uno degli aspetti più interessanti della cultura psichedelica degli anni Sessanta è stata la sua capacità di diffondere tra le masse questioni metafisiche di questo genere. […] La diffusione della sperimentazione sulla coscienza non prometteva altro che una democratizzazione della neurologia stessa: una nuova e diffusa consapevolezza del ruolo del cervello nel creare ciò che viene percepito come realtà”.

  1. “Il topo, una volta prigioniero, è in balìa della forza del gatto. Il gatto lo ha afferrato, lo tiene e lo ucciderà. Ma non appena il gatto incomincia a giocare col topo, sopravviene qualcosa di nuovo. Il gatto infatti lascia libero il topo e gli permette di correre qua e là per un poco. Appena il topo incomincia a correre, non è più in balìa del gatto; ma il gatto ha pienamente il potere di riprendere il topo. Permettendo al topo di correre, il gatto lo ha pure lasciato sfuggire dall’ambito immediato d’azione della sua forza; ma finché il topo resta afferrabile dal gatto, continua ad essere in suo potere. Lo spazio sul quale il gatto proietta la sua ombra, gli attimi di speranza che esso concede al topo, sorvegliandolo però con la massima attenzione, senza perdere interesse per il topo, per la sua prossima distruzione – tutto ciò insieme, spazio, speranza, sorveglianza, interesse per la distruzione, potrebbe essere definito come il vero corpo del potere, o semplicemente il potere stesso.” (Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano 2004).
  2. In questi ultimi anni, con la ripresa degli studi scientifici degli psichedelici (psilocibina, LSD, DMT in particolare), si è potuta verificare sperimentalmente l’intuizione di Huxley. Quel che accade nel cervello sotto l’effetto di uno psichedelico è una sospensione dell’organizzazione cerebrale finalizzata alla sopravvivenza e, in contemporanea, una fortissima creazione di nuove connessioni neuronali che l’org nizzazione stessa rendeva impossibile.

 

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Il rinascimento psichedelico https://minimaetmoralia.it/altro/il-rinascimento-psichedelico/ Mon, 21 Dec 2020 05:38:55 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=47444 Questo pezzo è uscito su La Repubblica, che ringraziamo. di Nicola Lagioia Siamo disposti ad abbandonare un pregiudizio davanti all’evidenza scientifica? Sono passati molti anni dal giorno della bicicletta. Il 19 aprile 1943 un giovane chimico svizzero, Albert Hoffmann, testò il dietilamide dell’acido lisergico, sintetizzato nel tentativo di produrre un farmaco per stimolare la circolazione. […]

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Questo pezzo è uscito su La Repubblica, che ringraziamo.

di Nicola Lagioia

Siamo disposti ad abbandonare un pregiudizio davanti all’evidenza scientifica?

Sono passati molti anni dal giorno della bicicletta. Il 19 aprile 1943 un giovane chimico svizzero, Albert Hoffmann, testò il dietilamide dell’acido lisergico, sintetizzato nel tentativo di produrre un farmaco per stimolare la circolazione. Guidato da un “singolare presentimento”, ma senza immaginare cosa sarebbe successo, Hoffman assunse 250 μg della molecola che il mondo avrebbe presto conosciuto come LSD. Quindi inforcò la bicicletta per tornare a casa e cominciò a pedalare per le strade di Basilea. Da lì a poco i colori intorno a lui si fecero più intensi, la percezione del tempo si frantumò, e – mentre il resto d’Europa bruciava nell’incubo della seconda guerra mondiale – Hoffman venne scaraventato in un viaggio di stupefacente vertigine e bellezza.

Non era la prima volta che un essere umano viveva un’esperienza psichedelica. Dai misteri eleusini al peyote in uso tra i nativi americani l’alterazione rituale dello stato di coscienza era considerato dagli antichi un passaggio importante dell’esistenza. Anche la modernità non rifiutò all’inizio la scoperta di Hoffman. L’LSD venne usato a scopo terapeutico da psichiatri e psicologi con risultati incoraggianti, si diffuse tra le élite culturali (da Cary Grant a Elsa Morante), diventò un fenomeno di massa interessando il vasto mondo delle controculture. La repressione che seguì – proibizione della sostanza, cancellazione dei programmi di ricerca, demonizzazione degli utilizzatori – fu dettata più da interessi politici che dall’evidenza scientifica, ma di questo, incredibilmente, ci rendiamo conto solo adesso.

Da qualche tempo è in corso infatti il cosiddetto “rinascimento psichedelico”, che forse sarebbe corretto chiamare “maturità psichedelica”. È stato il grande giornalista Michael Pollan, col suo Come cambiare la tua mente, a raccontare al grande pubblico che cosa stava succedendo. Nel 2007 il neuropsicofarmacologo David Nutt pubblicò su «The Lancet» uno studio in cui classificava le sostanze in ordine di pericolosità. Al primo posto compariva l’alcol, poi eroina, cocaina, tabacco, cannabis, soltanto in fondo LSD e psilocibina, caratterizzate da bassa tossicità e da una ancora più bassa capacità di generare dipendenza (esiste una soglia letale per il paracetamolo, nota Pollan, non per l’LSD). Dieci anni dopo il neuroscienziato Robin Carhart-Harris sottopose per la prima volta a risonanza magnetica un cervello sotto LSD. Fu il “bosone di Higgs delle neuroscienze”, commentò Nutt. Seguì un articolo del chimico Bryan Roth pubblicato su «The Cell», che evidenziava il modo in cui l’LSD si lega al recettore della serotonina.

Da questi studi iniziò a emergere in modo incontrovertibile ciò che tanti faticavano ad ammettere, cioè che gli psichedelici non c’entrano niente con droghe terribili come cocaina o eroina, fanno meno danni di alcol e tabacco, possono essere usati per contrastare proprio l’alcolismo e altre dipendenze, per curare gravi forme di depressione, per ridimensionare la paura della morte nei malati terminali, nonché per studiare in modo altrimenti impossibile il funzionamento del cervello. Gli psichedelici sarebbero insomma dei farmaci, e – a patto di utilizzarli in modo cauto e controllato – potrebbero spalancare le porte su un capitolo completamente nuovo della conoscenza umana.

A partire da questi dati, si sono moltiplicati anche in Italia gli studi e le pubblicazioni sulle potenzialità terapeutiche, spirituali e culturali degli psichedelici. Non si possono dimenticare gli studi e le tante pubblicazioni di Giorgio Samorini, che nel nostro paese è stato un pioniere in questi ambiti. di Nel 2018 UTET ha pubblicato LSD. Storia di una sostanza stupefacente, un testo molto chiaro e completo a firma di una studiosa autorevole come Agnese Codignola. A novembre è uscito per Quodlibet La scommessa psichedelica, a cura di Federico di Vita, dove scrittori, filosofi, giornalisti scientifici, uomini politici – da Edoardo Camurri a Vanni Santoni, da Mario Cappato a Codignola – analizzano la questione da diversi punti di vista. Fino al 13 dicembre sono in corso idealmente a Torino (causa covid è tutto on line) gli Stati Generali della Psichedelia, a cura di Alessandro Novazio, che con energia raggruppa per il secondo anno molti di coloro che trattano la materia. Ci sono psichiatri come Piero Cipriano, impegnato in una ricerca su psichedelia e sciamanesimo, o come Mauro D’Alonzo, fondatore di Eutopia, un progetto di riduzione del danno, supporto e integrazione degli psichedelici in ambito terapeutico, ci sono psicoterapeuti come Pier Luigi Lattuada e giovani studiose come Maria Laura De Rosa, in forza a Neutravel, che in Piemonte svolge un’egregia opera di informazione nei contesti del divertimento giovanile.

Il dibattito è molto aperto in ambito culturale, tra chi ritiene che il rinascimento psichedelico (visto il modo con cui queste sostanze interagiscono con la parte più violenta e autoreferenziale dell’ego) possa rendere più sano il nostro modello di sviluppo oltre che rappresentare per il XXI secolo una rivoluzione simile a quella che Freud e Jung portarono nel Novecento, e chi teme che possa essere messo biecamente al servizio dell’attuale sistema di produzione. Siamo lontani dagli eccessi della Summer of Love e dallo scatenato entusiasmo di Timothy Leary. L’epoca in cui viviamo necessita di razionalità e misura. A maggior ragione, appaiono completamente fuori luogo le cacce alle streghe che da Nixon all’altro ieri si sono abbattute su quella che potrebbe rivelarsi una benefica branca del sapere. Smetteremmo di credere che la terra è piatta se qualcuno ci dimostrasse il contrario?

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Christian Raimo e Nicola Lagioia al Festival del Giornalismo Culturale di Urbino https://minimaetmoralia.it/cultura/festival-giornalismo-culturale-urbino/ https://minimaetmoralia.it/cultura/festival-giornalismo-culturale-urbino/#respond Fri, 03 May 2013 05:00:42 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=14193 Oggi e domani (3 e 4 maggio), a cura di Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini, si tiene a Urbino la prima edizione del Festival del Giornalismo Culturale. Due giorni di lezioni, dibattiti e confronti in cui giornalisti, scrittori e accademici saranno chiamati a discutere di informazione e cultura.
Si parlerà del rapporto tra l’informazione mainstream e web, del giornalismo culturale italiano e di quello internazionale, dell’importanza degli inserti culturali.

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Oggi e domani (3 e 4 maggio), a cura di Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini, si tiene a Urbino la prima edizione del Festival del Giornalismo Culturale. Due giorni di lezioni, dibattiti e confronti in cui giornalisti, scrittori e accademici saranno chiamati a discutere di informazione e cultura.
Si parlerà del rapporto tra l’informazione mainstream e web, del giornalismo culturale italiano e di quello internazionale, dell’importanza degli inserti culturali.
Ci saranno editori (Giuseppe Laterza), giornalisti culturali (Corrado Augias, Cocita De Gregorio, Massimiliano Panarari, Edoardo Camurri, Alessandro Zaccuri), responsabili di inserti culturali (Armando Massarenti, Luca Mastrantonio, Stefano Salis), responsabili delle pagine culturali dei giornali esteri (El Pais, Le Monde, El Mundo), il direttore di Radio3 Marino Sinibaldi, accademici (Roberto Danese, Giuseppe Roma) e anche individui come Christian Raimo e Nicola Lagioia che – chiamati in qualità di scrittori – lo sono in realtà anche quali animatori di questo spazio culturale on line. Magari in questo caso l’incontro potrà essere utile a molti giornalisti tradizionali interessati a sapere in quale modo precisamente la conclamata crisi dei quotidiani (comprese terze pagine) veda crescere sull’altro piatto un’informazione culturale che non rinunci al suo aggettivo.

Ecco il programma del festival: http://festivalgiornalismoculturale.it/programma/

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Il meglio di Pagina3: settimana dal primo al 5 aprile https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-1-5-aprile/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-1-5-aprile/#respond Fri, 05 Apr 2013 18:30:01 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=13853 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di aprile è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.

Lunedì primo aprile:

 “Supercazzole e spazzatura”. Articolo di Cesare Alemanni, Rivista Studio

 “Si dice Nicce”. Il Post online

Ascolta il podcast dell'intera puntata - Il brano di oggi è The Waiting Room, dall’album Floating, eseguito da Ketil Bjornstad

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di aprile è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.

Lunedì primo aprile:

 “Supercazzole e spazzatura”. Articolo di Cesare Alemanni, Rivista Studio

 “Si dice Nicce”. Il Post online

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è The Waiting Room, dall’album Floating, eseguito da Ketil Bjornstad

 

Martedì 2 aprile:

 “La biologia della creatività”. Recensione del saggio di Erich Kandel, ‘The Age of Insight (trad. italiana, L’epoca dell’inconscio. Arte, Mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni). Articolo di Michele Dantini, L’Indice, p. 16

 “Speranze e paure, il web siamo noi”. Articolo di Serena Danna, Il Corriere della Sera, p. 31

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Retahila, eseguito e composto da Chano Dominguez al pianoforte; Javier Colina al contrabbasso, Guillermo McGill alla batteria, Tino di Geraldo per il battito di mani e Tomatito alla chitarra

Mercoledì 3 aprile:

 “Addii. Life, in Rebibbia, o il romanticismo sottoproletario di Califano”. Articolo di Luigi Manconi, Il Foglio, p. 2

“Progetto Grafene”. Articolo di Valerio Magrelli, Doppiozero rivista online

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Alef, tratto dall’album Jeremiades, eseguito e composto da Wim Mertens

 

Giovedì 4 aprile:

 “Il senso dell’uomo per la colpa”. Articolo di Roger Scruton, La Repubblica, p. 39

 “De Gregori: amo Conrad, Céline e Checco Zalone”. Il cantautore festeggia 62 anni con un concerto a Torino e un incontro al circolo dei lettori. Articolo di Gabriele Ferraris, La Stampa, p. 30

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Jo-Wes, tratto dall’album My Song: alla chitarra Joe Pass, alla chitarra ritmica John Pisano, al pianoforte Tom Rainer, al basso Jim Hughart, alla batteria Colin Bailey

 

Venerdì 5 aprile:

 “Largo ai giovani”. Articolo di Gautam Mukunda, Foreign Policy, Internazionale, p. 50 e ss

 “La figlia del boia”. Un romanzo racconta la tragedia della donna sconvolta dai crimini del padre Ratko, generale serbo. Articolo di Adriano Sofri, La Repubblica, p. 41

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Love is here to stay, tratto dall’album Solo Sessions, composto da George e Ira Gershwin, ed eseguito da Bill Evans

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 28 gennaio al primo febbraio https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-28-gennaio-primo-febbraio/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-28-gennaio-primo-febbraio/#comments Fri, 01 Feb 2013 15:26:04 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12829 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Walter Siti.)

Lunedì 28 gennaio:

 Contro la paura. Marc Augé: "Curiosi e attivi senza l'angoscia del futuro". Articolo di Fabio Gambaro, la Repubblica, p. 45.

 Tavoli: Walter Siti. Articolo di Giovanna Silva e Andrea Cortellessa su doppiozero.com

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Walter Siti.)

Lunedì 28 gennaio:

 Contro la paura. Marc Augé: “Curiosi e attivi senza l’angoscia del futuro“. Articolo di Fabio Gambaro, la Repubblica, p. 45.

 Tavoli: Walter Siti. Articolo di Giovanna Silva e Andrea Cortellessa su doppiozero.com

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Love Walked In di Roland Hanna

 

Martedì 29 gennaio:

 David Mamet in difesa delle armi. Articolo di copertina di Newsweek su ilpost.it

 Wilbur Smith: “La vera sfida nei libri è inventare le trame e farle scrivere ad altri”. Articolo di Luca Crovi, il Giornale, p. 23.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è There Will Never Be Another You del trio Winton Kelly, Oscar Pettiford e Franklin Skeete

 

Mercoledì 30 gennaio:

 Limonov, dalla parte dei cattivi, anche fra le mura di un gulag. Il diario di prigionia del provocatorio scrittore nazicomunista. Articolo di Dario Fertilio, Corriere della Sera, p. 34.

 Se Marx e Keynes vanno a Davos. Articolo di Salvatore Cannavò, Il Fatto Quotidiano, p. 18.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Plein Chant du premier Kyrie, composizione del ‘600 di Francois Couperin rivisitata da Joachim Kuhn

 

Giovedì 31 gennaio:

 Intervista a Saul Steniberg. Articolo di Pierre Schneider su doppiozero.com

 La morte di Antonio Caronia, esploratore della fantascienza. Il cyborg disincantato dell’immaginario. Articolo di Nando Vitale, il manifesto, p. 11.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è A Strange Romance di Bela Fleck e Chick Corea

 

Venerdì primo febbraio:

• Siberia anno zero. Articolo di Davide Coppo su rivistastudio.com

 Le fantastiche avventure del “briccone” Chabon. Articolo di Luigi Mascheroni, il Giornale, p. 24.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Double Vision di Eddie Gomez con Chick Corea

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 21 al 25 gennaio https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-21-25-gennaio/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-21-25-gennaio/#respond Fri, 25 Jan 2013 15:42:57 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12641 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Julian Assange.)

Lunedì 21 gennaio:

 L'ora di Consolo. Cronache siciliane raccontate a sangue freddo. A un anno dalla morte dello scrittore, esce un libro che ne raccoglie gli articoli. Articolo di Francesco Erbani, la Repubblica, pp. 46-47.

 Bruce Sterling: "Sì, sono il re dei visionari, ma sul futuro ci azzecco". Scrittore culto di fantascienza lancia un nuovo paranormal romance. Articolo di Stefania Vitulli, il Giornale, p. 23.

Ascolta il podcast dell'intera puntata  - Il brano di oggi è Fire Worship di Aziza Mustafa Zadeh

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Julian Assange.)

Lunedì 21 gennaio:

 L’ora di Consolo. Cronache siciliane raccontate a sangue freddo. A un anno dalla morte dello scrittore, esce un libro che ne raccoglie gli articoli. Articolo di Francesco Erbani, la Repubblica, pp. 46-47.

 Bruce Sterling: “Sì, sono il re dei visionari, ma sul futuro ci azzecco”. Scrittore culto di fantascienza lancia un nuovo paranormal romance. Articolo di Stefania Vitulli, il Giornale, p. 23.

Ascolta il podcast dell’intera puntata  – Il brano di oggi è Fire Worship di Aziza Mustafa Zadeh

 

Martedì 22 gennaio:

 Non si può insegnare la Shoah ai bambini. Parla lo storico Bensoussan. Articolo di Alberto Mattioli, La Stampa, pp. 32-33.

 I nuovi Machiavelli. Perché Il Principe è diventato la Bibbia degli spin doctor. Articolo di Giancarlo Bosetti, la Repubblica, p. 47.

Ascolta il podcast dell’intera puntata  – Il brano di oggi è How Long Blues di Count Basie

 

Mercoledì 23 gennaio:

• Cattivi consigli sulla buona scrittura. Articolo di Lorenzo Castelli su finzionimagazine.it

 Dal Paroliere al fenomeno Ruzzle, come rimorchiare usando le parole. Articolo di Michele Boroni, Il Foglio, p. 2.

Ascolta il podcast dell’intera puntata  – Il brano di oggi è Black and Tan Fantasy di Jean-Marie Machado

 

Giovedì 24 gennaio:

 Lo scrittore riluttante. Francesco Permunian: “I libro sono il manicomio in cui vivo solo”. Articolo di Antonio Gnoli, la Repubblica, p. 39.

 Un’utopia digitale diventa film. Il sogno mancato della biblioteca di Google: tutti i libri per tutti. Articolo di Serena Danna, Corriere della Sera, p. 33.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Mon enfant (My Child) di George Winston

 

Venerdì 25 gennaio:

 Una consegna per il sig. Assange. Articolo di Helena Williams su vice.com

 “1984”, ecco la realtà dietro all’incubo. Articolo di Alessandro Gnocchi, il Giornale, p. 27.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Besame Mucho eseguito dal Dave Pike Quartet

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 14 al 18 gennaio https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-14-18-gennaio/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-14-18-gennaio/#respond Fri, 18 Jan 2013 15:46:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12508 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.(Immagine: Emmanuel Carrère.)

Lunedì 14 gennaio:

 Il pubblico dominio è il miglior dominio. Articolo di Virginia Ricci su vice.com

 L'invasione degli scrittori alieni. Giornalisti, registi, attori: l'assalto alle classifiche. Articolo di Raffaele La Capria, Corriere della Sera, p. 27.

Ascolta il podcast dell'intera puntata - Il brano di oggi è 'S Wonderful di Gershwin nell'interpretazione di Herbie Nichols

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.(Immagine: Emmanuel Carrère.)

Lunedì 14 gennaio:

 Il pubblico dominio è il miglior dominio. Articolo di Virginia Ricci su vice.com

 L’invasione degli scrittori alieni. Giornalisti, registi, attori: l’assalto alle classifiche. Articolo di Raffaele La Capria, Corriere della Sera, p. 27.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è ‘S Wonderful di Gershwin nell’interpretazione di Herbie Nichols

 

Martedì 15 gennaio:

 Aaron Swartz, Open. Articolo di Tiziano Bonini su doppiozero.com

 Vendite volanti e testi a nolo. I librai rispondono alla crisi. Articolo di Giuseppe Culicchia, La Stampa, p. 30.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è The Night is Young di Irving Kahal nell’interpretazione di Dodo Marmarosa

 

Mercoledì 16 gennaio:

 La non ricerca della felicità. Articolo del filosofo Daniel M. Haybron, la Repubblica, p. 49.

 Ecco Lena Dunham, il pensiero forte delle ragazze fragili. Articolo di Stefania Vitulli, il Giornale, p. 25.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Black and Tan Fantasy di Duke Ellington nell’interpretazione di Earl Hines

 

Giovedì 17 gennaio:

 Addio alla morte, così abbiamo perso il senso di una fine. Dalla scienza all’educazione, l’ultimo atto della vita viene orma banalizzato o nascosto. Articolo di George Steiner, la Repubblica, p. 37.

 Guerra di cervelli. Come e perché il cervello umano potrebbe diventare il più feroce campo di battaglia del prossimo futuro. Articolo di Cesare Alemanni su rivistastudio.com

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Liza nell’interpretazione di Elmo Hope

 

Venerdì 18 gennaio:

 Quattro giorni a Davos. Emmanuel Carrère ed Hélène Devynck, XXI – Francia, su Internazionale, pp. 34-42.

 Steven Spielberg: “Il mio Lincoln, genio della persuasione“. Articolo di Marcello Sorgi, La Stampa, pp. 30-31.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Clapperclaw di John Taylor

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Il meglio di Pagina3: Settimana dal 7 all’11 gennaio https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-7-11-gennaio/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-7-11-gennaio/#comments Fri, 11 Jan 2013 16:36:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12391 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Fruttero e Lucentini.)

Lunedì 7 gennaio:

 Neil, l'impertinenza di un quindicenne che aiuta la scienza. I suoi dubbi su Andromeda servono ai fisici. Articolo di Giulio Giorello, Corriere della Sera, p. 23.

 • Teresa Cremisi. L'italiana alla testa di Flammarion: "Come decido di pubblicare un libro? Faccio silenzio dentro di me e sento se è il momento giusto". Articolo di Franco Marcoaldi, la Repubblica, p. 45.

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Fruttero e Lucentini.)

Lunedì 7 gennaio:

 Neil, l’impertinenza di un quindicenne che aiuta la scienza. I suoi dubbi su Andromeda servono ai fisici. Articolo di Giulio Giorello, Corriere della Sera, p. 23.

 • Teresa Cremisi. L’italiana alla testa di Flammarion: “Come decido di pubblicare un libro? Faccio silenzio dentro di me e sento se è il momento giusto”. Articolo di Franco Marcoaldi, la Repubblica, p. 45.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  Lean on Me di Tal Farlow

 

Martedì 8 gennaio:

 Buoni propositi famosi. Jonathan Swift, Susan Sontag, Marilyn Monrow e Woody Guthrie. Su rivistastudio.com

 La signora dell’endecasillabo. Articolo di Massimo Raffaeli, il manifesto, p. 10.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  You Are Too Beautiful di Rodgers&Hart nell’interpretazione di Thelonious Monk

 

Mercoledì 9 gennaio:

 Auguri Sciascia, ignorato da tutti. Cinque pezzi per ricordarlo. Articolo di Giuseppe Rizzo su unita.it

 Bleeding Edge, Pynchon pubblicherà un nuovo libro. Articolo di Matteo Sacchi, il Giornale, p. 24.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  Tenderly di Bill Evans, con Sam Jones e Philly Joe Jones

 

Giovedì 10 gennaio:

• L’Europa e il populismo di Pilato. “Se si rinuncia a cercare la verità, tutto diventa una questione di potere”. Intervista a Robert Spaemann di Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera, p. 40.

 Paolo Ricca: “Non c’è bene senza legge, non c’è libertà senza trasgressione“. Articolo di Franco Marcoaldi, la Repubblica, p. 39.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Play Me di Michel Petrucciani

 

Venerdì 11 gennaio:

 Tè, espadrillas, sigarette. La vita di Fruttero con e senza Lucentini. Articolo di Luigi Mascheroni, il Giornale, p. 24.

 Queer, incazzati neri. Articolo di Nicola Mirenzi, Gli Altri, p. 12.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Line Up di Lennie Tristano

 

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 31 dicembre al 4 gennaio https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-31-dicembre-4-gennaio/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-31-dicembre-4-gennaio/#comments Fri, 04 Jan 2013 14:01:19 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12258 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di dicembre è Nicola Lagioia; il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.


Lunedì 31 dicembre:

 Aiuto, sbarcano i cannibali che ci mangiano la lingua. Da Spread a spending review, da entrance a high tech, il nostro italiano vittima della violenza anglomaniaca. Articolo di Guido Ceronetti, La Stampa, p. 27.

L'articolo Il meglio di Pagina3: settimana dal 31 dicembre al 4 gennaio proviene da Minima et Moralia.

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di dicembre è Nicola Lagioia; il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.

Lunedì 31 dicembre:

 Aiuto, sbarcano i cannibali che ci mangiano la lingua. Da Spread a spending review, da entrance a high tech, il nostro italiano vittima della violenza anglomaniaca. Articolo di Guido Ceronetti, La Stampa, p. 27.

 Nel pentolone magico di Gadda. Articolo di Pietro Citati, Corriere della Sera, p. 28.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Wings for Sarah di Bob James

 

Martedì 1 gennaio:

 La cultura è diventata un lusso. Articolo di Lars Lönnroth (Traduzione di Andrea Sparacino) su presseurop.eu

 I film dell’anno di Roberto Manassero su doppiozero.com

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  Noche de ronda di Gonzalo Rubalcaba, Charlie Haden e Pat Metheny

 

Mercoledì 2 gennaio:

 Che errore per la scuola mettere i voti online. La scuola liquida. Perché il registro elettronico è un’illusione educativa. Articolo di Mariapia Veladiano, la Repubblica, pp. 1 e 40-41.

 Montalcini, quanto ci mancherà Nostra Signora della Scienza. Articolo di Antonello Caporale, Il Fatto Quotidiano, p. 15.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Witchcraft di Duke Pearson

 

Giovedì 3 gennaio:

 Internet ha solo trent’anni (ma ne dimostra cento). Articolo di Serena Danna, Corriere della Sera, p. 24.

 Caso Limonov, si può arrestare il personaggio di un romanzo? Articolo di Cesare Martinetti, La Stampa, pp. 1 e 31.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è St. Tropez di Ray Brown e Oscar Peterson

 

Venerdì 4 gennaio:

 Come non farsi fregare dai Maya e da chi dice che il cinema è morto. Articolo di Mariarosa Mancuso, Il Foglio, p. 2.

 Mio papà era una spia della Stasi. La storia di Thomas Raufeisen. Articolo di Tonia Mastrobuoni, La Stampa, p. 30.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Etude I di Paul Motian eseguito con Charlie Haden e Geri Allen

 

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 26 al 30 novembre https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-26-30-novembre/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-26-30-novembre/#respond Fri, 30 Nov 2012 15:26:11 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=11788 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di novembre è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.

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Lunedì 26 novembre:

 Amicizia e veleni. Le voci mescolate di Borges e Bioy Casares. Il sodalizio fra i due scrittori era fatto di felici scoperte e di uno spirito beffardo. Articolo di Alberto Manguel, la Repubblica, p. 53.

 Proust, maestro senza allievi italiani. Rispetto a Joyce e Musil era un genio più umano e appassionato, meno tecnico. Articolo di Raffaele La Capria, Corriere della Sera, p. 29.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  Like Someone in Lovedi Duke Pearson.

 

Martedì 27 novembre:

 Teatro Pubblico Servizio? Economia dello spreco ed economia della miseria, di Gabriele Vacis su teatropubblico.blogspot.it

 Michel Pastoureau, lo studioso che si è occupato di come è cambiato l’uso delle tinte nella storia: “Così l’Occidente ha dipinto i sentimenti“. Articolo di Daria Galateria, la Repubblica, pp. 34-35.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  It’s a lovely day today dell’Elmo Hope Trio

 

Mercoledì 28 novembre:

 Antivirus, formiche zombi e sali da bagno. Articlo di Andrea Cristallini su vice.com

 La peggior scena di sesso di sempre? Articolo di Francesca Modena su finizionimagazine.it

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Charles Mingus Medley di Jaki Byard

 

Giovedì 29 novembre:

• Rape Culture. Facile condannare la violenza sessuale, quando le accuse sono contro i tipi che non ci piacciono. Articolo di Violetta Bellocchio su rivistastudio.com

• L’ultima volta di Guccini. L’addio col nuovo album. Articolo di Diego Perugini, l’Unità, p. 24.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  I’m just a lucky and so di Duke Ellington nella versione di Ramsey Lewis e Billy Taylor

 

Venerdì 30 novembre:

 Cecenia reloaded. Articolo di Luicia Sgueglia su doppiozero.com

 Monty Python. Autobiografia comica in versione cartoon. Articolo di Mario Serenellini, la Repubblica, p. 46.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Impressions on a Caravan di Dollar Brand

 

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Oggi parte una nuova rubrica in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di novembre è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Maria Friberg, Still Lives.)

Lunedì 19 novembre:

  “Ecco cosa vuol dire subire una fatwa”. Salman Rushdie, perseguitato dagli ultrà islamici, racconta la sua vita da fuggitivo. Articolo di Matteo Sacchi, il Giornale, p. 20.

 Roth: ora sono libero, gioco con l’iPhone. Articolo di Paolo Mastrolilli, La Stampa, p. 23.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Sweet Lorraine di Teddy Wilson

 

Martedì 20 novembre:

 A qualcuno piace usato. Nell’anno nero dell’editoria, il settore dei libri di seconda mano va in controtendenza. Articolo di Mario Baudino, La Stampa, pp. 34-35.

 La filosofia della routine. Bauman: “Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”. Articolo di Raffaella De Santis, la Repubblica, p. 35.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Play Piano Play di Erroll Garner

 

Mercoledì 21 novembre:

 Lo stato culturale. Troppi soldi pubblici uccidono la creatività? Articolo di Francesco Merlo, la Repubblica, p. 35.

 Sotto il segno di Andy Warhol. Articolo di Gian Maria Annovi, il manifesto, p. 10.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Peu de chose di Enrico Pieranunzi.

 

Giovedì 22 novembre:

 Sesso, droga e computer. In fuga il re dell’antivirus, John McAfee. Articolo di Angelo Aquaro, la Repubblica, p. 33.

 Loach rifiuta il premio torinese: “Difendo gli operai sfruttati“. Accuse al Museo del cinema. Barbera: è male informato. Articolo di Valerio Cappelli, Corriere della Sera, p. 45.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Pixie #6 in A Minor di George Winston

 

Venerdì 23 novembre:

 Il calendario Maya dell’editoria. Articolo di Ilaria Bussoni su alfabeta2.it

 L’utopia del Signor G. Una breve storia della Sinistra secondo Gaber. Articolo di Laura Franza, la Repubblica, p. 44.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Jubilee di Bill Charlap

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