eFFe Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/effe/ un blog di approfondimento culturale Sat, 13 Jul 2019 08:31:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg eFFe Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/effe/ 32 32 Il numero 10 di effe – Periodico di Altre Narratività https://minimaetmoralia.it/racconti/il-numero-10-di-effe-periodico-di-altre-narrativita/ https://minimaetmoralia.it/racconti/il-numero-10-di-effe-periodico-di-altre-narrativita/#respond Tue, 16 Jul 2019 06:30:41 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=40744 Otto racconti selezionati da otto riviste indipendenti: è nato così il numero 10 di effe – Periodico di Altre Narratività, l’antologia periodica curata da Flanerí e dallo studio editoriale 42Linee. Questa uscita speciale, ricca di suggestioni e talenti letterari ancora inediti, è stata ideata in collaborazione con Cadillac, CrapulaClub, Colla, L’inquieto, retabloid, Verde e ’tina, […]

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Otto racconti selezionati da otto riviste indipendenti: è nato così il numero 10 di effe – Periodico di Altre Narratività, l’antologia periodica curata da Flanerí e dallo studio editoriale 42Linee. Questa uscita speciale, ricca di suggestioni e talenti letterari ancora inediti, è stata ideata in collaborazione con Cadillac, CrapulaClub, Colla, L’inquieto, retabloid, Verde e ’tina, e verrà presentata in anteprima questa sera alla libreria caffè Tomo di Roma a partire dalle 18:30. Il volume sarà poi disponibile in tutte le altre librerie a partire dal 18 luglio. Di seguito l’editoriale di effe #10, a firma di Marco Drago.

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Di uomini, cani e riviste

di Marco Drago

I buontemponi alla Flaubert consigliano di affrontare qualsiasi discussione sulle riviste letterarie italiane citando sempre Maltese Narrazioni, anche se non lo si è mai visto in carta e inchiostro. «Negli anni Novanta c’era Maltese Narrazioni», deve dire uno. L’altro deve assentire con aria grave.

Le copie di Maltese che prendono muffa giù in cantina, nei loro spartani scatoloni marroncini, non vedono l’ora di essere maneggiate e lette, anche a venti e più anni dalla loro nascita. Questo per dire che è vero, negli anni Novanta, ma anche nei primi sei anni del Ventunesimo secolo Maltese Narrazioni c’era, ma forse c’era fin troppo, vista l’entità dei resi e degli imballi rimasti intonsi.

Era ancora un mondo pre-internet, quello in cui nacque Maltese Narrazioni, ci si scriveva lunghe lettere a macchina. Avevamo una ventina d’anni, una grande spocchia e il deserto tutt’intorno. Chiudo gli occhi e reprimo l’istinto di sprofondare fin giù nelle viscere della terra al ricordo di certe telefonate senza preavviso a scrittori e giornalisti per parlar loro dell’esistenza di Maltese (il numero lo trovavo sull’elenco telefonico). Per un certo periodo fui quasi uno stalker dei poveri abbonati: li chiamavo (sul fisso di casa) per assicurarmi che la copia fosse arrivata in buone condizioni e poi pretendevo che mi si dicessero due parole su ogni singolo racconto.

Prima di fare le cose sul serio, abbiamo fatto le cose non sul serio. Invece di pagare un buon tipografo che ci stampasse e rilegasse la tiratura, ci accollavamo tutta la questione in prima persona. Stampavamo gli originali con la stampante ad aghi e poi li fotocopiavamo. Centinaia di fogli per ore e ore, pomeriggi assolati che diventavano sere di luna nuova senza mettere il naso fuori. Il tutto al primo piano di una palazzina al cui pian terreno c’era la Birreria Il Maltese, a Cassinasco, Asti. Se andate su Google Maps e cercate “Cassinasco – Piazza Caracco” potrete vedere che razza di posto era ed è.

Presto le cose degenerarono: amici, amiche, musicisti, gente mai vista prima si alternavano a rendere piacevole ma disagevole il lavoro spiccio della redazione e a un certo punto la stanza in cui ci si riuniva, la stanza in cui troneggiava la fotocopiatrice Olivetti che usavamo gratis a patto che comprassimo noi il toner, dovette essere condivisa il sabato sera. L’ospite non rifiutabile era un alano gigantesco chiamato Rolfo. Presto fu lampante che si dovesse passare a una fase meno freak, smettere di fare fotocopie e cominciare a badare anche alla grafica.

Intanto i racconti continuavano ad arrivare ogni giorno a casa mia prima e in una casella postale di Canelli più tardi. Decine di lettere al giorno, uomini, donne, ragazzini, pensionati da tutta Italia, con i loro diari, le loro storielle, le loro storiacce, le loro raccolte poetiche.

Dopo la morte di Tondelli passarono quattro o cinque anni di totale abbandono della narrativa scritta dai giovani per i giovani. L’eccezione fu il romanzo di Brizzi con Jack Frusciante nel titolo, ma era rivolto proprio ai ragazzi delle scuole, già a vent’anni ti sembrava di leggere un tema scolastico rinforzato da cliché romanzeschi. E in quel periodo di vuoto operò Maltese, diventando poco per volta un punto di riferimento per aspiranti narratori, tutti rigorosamente isolati e mal distribuiti tra le piane e le montagne del Paese. Grazie a Maltese qualcuna di queste monadi scriventi trovò lettori, critici, in certi casi perfino amici e, in assenza del World Wide Web, creammo una rete analogica che comunicava per mezzo di lettere o di rare telefonate.

A distanza di così tanti anni non riesco ancora a levarmi di dosso il gusto di quei momenti, quella rivista è stata una delle cose più divertenti ed esaltanti che mi sia capitato di fare.

Se al momento della sua comparsa Maltese era quasi un unicum, qualche mese dopo era già in buona compagnia: Fernandel, Il paradiso degli orchi e tante altre pubblicazioni cominciarono a interessarsi al sottobosco narrativo italiano e l’avventura non si è mai più fermata. Dopo il declino del cartaceo sono nate le webzine, che costano meno in termini economici e che potranno anche aspirare a diventare eterne. E in questo numero speciale di effe – Periodico di Altre Narratività potrete ricevere notizie proprio dalle riviste storiche ancora in voga, che non sono affatto poche, la sempiterna ’tina di Matteo B. Bianchi e poi le più recenti Colla, Verde, Cadillac, L’inquieto, CrapulaClub e retabloid.

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I blog letterari e i soldi, un post piuttosto autoreferenziale https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/ https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comments Sat, 23 Nov 2013 20:11:05 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582 di Christian Raimo Oggi sono andato a Milano a parlare di quello che state leggendo, ossia di minimaetmoralia. Ero stato invitato in un panel che comprendeva eFFe, autore di un libro molto efficace sui bookblog, Marco Liberatore di Doppiozero, Stefano Salis del Sole 24ore e Alessandro De Felice di Rivista Studio. Tutte persone – e […]

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di Christian Raimo

Oggi sono andato a Milano a parlare di quello che state leggendo, ossia di minimaetmoralia. Ero stato invitato in un panel che comprendeva eFFe, autore di un libro molto efficace sui bookblog, Marco Liberatore di Doppiozero, Stefano Salis del Sole 24ore e Alessandro De Felice di Rivista Studio. Tutte persone – e progetti – che stimo molto.

Ho preso questi appunti disordinati:

1) Dopo una breve introduzione di eFFe, si è andati a parare abbastanza subito sulla questione sostenibilità, ossia si è parlato di soldi.

2) La sensazione che avevo è che i blog letterari e i blog in generale hanno oggi raggiunto un peso nel dibattito culturale per cui parlare di soldi è sempre più pertinente. Questa sensazione mi si è palesata in maniera palmare quando ho visto la pubblicità che ho messo come immagine di apertuna a questo post.

3) La questione dei soldi si può declinare in tanti modi, per esempio si può parlare di valore, ossia di reputazione, fiducia e sostenibilità. Esempi: se metto della pubblicità su un sito come minimaetmoralia, ho la stessa autorevolezza? Se metto delle pubblicità di minimum fax? Se metto le pubblicità di altre case editrici? Se metto la pubblicità di una pizzeria? Se metto la pubblicità della Nike?
Comprereste un libro con della pubblicità in copertina o dentro?

4) Alessandro De Felice, publisher di Rivista Studio sosteneva che il problema del rapporto tra media culturali e pubblicità/aziende è una questione datata, superata. I media culturali, diceva, che parlano di letteratura o fanno critica culturale in Italia sono arretrati; accadrà, dovrebbe accadere, diceva, quello che accade virtuosamente per esempio nel mondo della moda, o quello che accade tra Prada e il mondo dell’arte.

5) Io sostenevo invece che la questione del rapporto tra critica culturale e aziende, tra media culturali e pubblicità, non è per niente datata. E poi sostenevo bene o male la seguente tesi: che i blog letterari hanno avuto e hanno una funzione di supplenza rispetto al vuoto di trasmissione del sapere che si è creato in Italia con la crisi delle università e della ricerca in generale. Su questo si era abbastanza d’accordo. Ma io sostenevo che, se siamo abbastanza d’accordo, bisognerebbe impegnarsi in delle battaglie politiche per finanziare meglio e con soldi pubblici le università. Che questa dovrebbe essere una priorità per chi fa del lavoro culturale. Che in questo modo troveremmo lettori, fruitori, il pubblico che potrebbe nel lungo periodo sostenere riviste, editoria e quant’altro.

6) Io sostenevo anche che c’è una parte del lavoro culturale che facciamo che è gratuito perché è militanza, ed è per me fondamentale. Che questa parte del nostro tempo che, da intellettuali, spendiamo per formarci, formare, confrontarci, discutere, lottare, è di fatto lavoro, ma è di fatto anche militanza, ed è il modo in cui fa politica un intellettuale in genere.

7) Sostenevo anche, citando Sergio Bologna, che la gente lavora per 3 euro a pezzo e magari fa il cameriere per campare, perché ci tiene a qualcosa di più prezioso del denaro, ossia lo status. In una società priva di riconoscimenti, con una coscienza di classe sfarinata, essere qualcosa – un autore, un critico, uno scrittore, un intellettuale… – ci fa sentire meglio.

8) Stefano Salis sosteneva che il lavoro va sempre pagato e che bisogna rivendicare il diritto a farsi pagare i pezzi. Io ero molto d’accordo, ma con due importanti precisazioni.

9) La prima precisazione è che non posso far finta che non esista una zona grigia di dibattito informale, volontariato, informazione politica, fandom, autopromozione… per cui è un po’ difficile distinguere nettamente tra quello che è lavoro e quello che non lo è.

10) Anche a me ovviamente piacerebbe moltissimo che il lavoro fosse sempre pagato e in modo equo, ma spesso, molto spesso non è così e per ottenere questo occorrerebbe una maggiore sindacalizzazione dei giornalisti culturali. In Italia esiste un ordine dei giornalisti che protegge sostanzialmente i giornalisti già tutelati, e una Federazione nazionale della stampa che si occupa quasi soltanto di questioni deontologiche e non lavoristiche.

11) La seconda precisazione è che la rete mette al lavoro qualunque cosa. Per cui, per fare l’esempio più semplice, anche i commenti che sono in fondo ai post di minimaetmoralia creano valore. La qualità del dibattito di questo sito è data anche da chi lo alimenta non solo nei post. Se per caso un mecenate decidesse di investire 100.000 euro in minimaetmoralia dovrei redistribuire parte di questi soldi anche ai commentatori? Non è una domanda retorica.

12) Quando spiego il marxismo a scuola, faccio sempre il solito esempio: Facebook vale in borsa – mettiamo – 50 miliardi di dollari, Facebook ha – mettiamo – 500 milioni di utenti; allora vuol dire, ragazzi, che ognuno di voi vale 100 dollari. Le vostre chiacchiere, le vostre foto, le vostre emozioni, vengono messe al lavoro, e costituiscono il plusvalore che fa volare Facebook in borsa.

13) La rete sfuma le differenza tra autore e fruitore. Gli utenti di anobii, di ibs, di Amazon, di Goodreads, che fanno le recensioni sono un enorme valore aggiunto. Non a caso Amazon si è comprato Goodreads.

14) La rete sfuma la differenza tra contenuto libero e contenuto pubblicitario. Oggi in rete in Italia si parla molto di native advertising, può essere un modello di sostenibilità che mantiene inalterata l’autorevolezza? Luca Sofri ne parlava in modo scettico qualche giorno fa. Io sono ancora più scettico.

15) Quando su minimaetmoralia mettiamo un incipit del “Commesso” di Malamud è pubblicità o è un contenuto autoriale, tra l’altro straordinario, offerto gratuitamente? Quando su minimaetmoralia, chessò, recensisco in modo molto severo il libro di Julian Barnes Il senso della fine è pubblicità contro Einaudi o pubblicità pro Einaudi? Minimaetmoralia si è conquistata una reputazione sufficiente perché un dibattito acceso come sul libro di Julian Barnes non sia intaccato minimamente dalla iattura di questo genere di perplessità?

16) Qualche anno fa, una decina direi, ero agli esordi sulle pagine musicali del Manifesto. Non ne sapevo un granché di musica, lo posso ammettere oggi, ma per compensare in dieci giorni lavorai tantissimo e scrissi un articolo-fiume sullo stato dell’arte della critica musicale, da Lester Bangs a Mojo fino alla rete. Citavo decine di riviste, recensivo antologie con il meglio della critica musicale, riportavo i dibattiti che esistevano tra i critici. La questione dirimente per molti era: come essere liberi quando sempre più spesso sono le case discografiche che oltre a mandarti decine di dischi, ti ospitano e ti pagano l’albergo se devi fare un’intervista al cantante X o al gruppo Y? Il direttore di Ultrasuoni di allora mi fece i complimenti per il pezzo. E come premio la settimana dopo mi disse se volevo andare a intervistare gli Air a Parigi: completamente spesato dalla Virgin.

17) Alla fine della discussione Alessandro De Felice mi ha regalato una copia di Rivista Studio. Ero contento. È una rivista che mi leggo quasi tutta, e questo numero è pieno di cose interessanti, una critica dal vivo a Sacro Gra, un reportage dal New York Time Magazine, i videogame con i mafiosi, etc… C’è anche un servizio dedicato a una giovanissima e bellissima artista che lavora a stretto contatto con la moda; Flaminia Veronesi, classe 1986. Mentre lo sfogliavo non capivo se si trattasse di un servizio promozionale o meno. C’è scritto come al solito nei servizi di moda: abito Valentino, chemisier Cristaseya. In una foto di questo servizio poi Flaminia Veronesi è accasciata sul letto e ci dà le spalle, ma stringe tra le mani una copia dei Diari di Virginia Woolf. L’edizione è quella dei Classics di minimum fax. Mi potrei chiedere: ci sta facendo pubblicità gratuita? Oppure: dovrebbe esserci scritto a lato Libro minimum fax? Oppure: è un product placement?

18) Tutti quanti stamattina concordavamo che in questa selva di contraddizioni, un valore imprescindibile è quello della trasparenza, trasparenza delle scelte, trasparenza nel codice etico, trasparenza con il lettore. È questo e soltanto questo che crea un rapporto di fiducia.
Io? In questo post un po’ scombinato sono stato abbastanza trasparente?

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Per Ugo Malaguti https://minimaetmoralia.it/interventi/ugo-malaguti/ https://minimaetmoralia.it/interventi/ugo-malaguti/#respond Wed, 28 Aug 2013 10:15:56 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15307 Aggiornamento del 14.11.13: Ugo Malaguti ha urgentemente bisogno di un tetto entro lunedì prossimo, per vicende troppo lunghe da spiegare verrà sfrattato. Chiediamo a tutti i bolognesi che ne hanno la possibilità di attivarsi per cercare una sistemazione dignitosa, e a tutti gli altri di contattare il sindaco di Bologna Virginio Merola (su twitter @virginiomerola o su Facebook) per chiederne un intervento. Ugo può essere contattato al 340-2215375. Grazie a tutti.

di eFFe

Sono la persona meno indicata per parlare di Ugo Malaguti. Non sono un lettore di libri di fantascienza e almeno fino a quando non uscirà il prossimo romanzo del mio amico Vanni Santoni, ho una sincera avversione nei confronti del fantasy. Ho avuto un’infanzia difficile, probabilmente.

Di Ugo Malaguti, e delle gravi condizioni in cui si trova, ho saputo da Gino Roncaglia su Facebook. Gino – di cui mi fido totalmente – ha pubblicato lo scorso 8 agosto il comunicato della casa editrice Elara in cui si spiegava come ai problemi di salute che affliggono Ugo si fosse aggiunta la necessità di trovare una sistemazione per la madre novantaseienne, bisognosa di assistenza ventiquattr’ore al giorno. E, come è facile comprendere, si diceva che la soluzione a questa emergenza passava per un aiuto finanziario.

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Aggiornamento del 14.11.13: Ugo Malaguti ha urgentemente bisogno di un tetto entro lunedì prossimo, per vicende troppo lunghe da spiegare verrà sfrattato. Chiediamo a tutti i bolognesi che ne hanno la possibilità di attivarsi per cercare una sistemazione dignitosa, e a tutti gli altri di contattare il sindaco di Bologna Virginio Merola (su twitter @virginiomerola o su Facebook) per chiederne un intervento. Ugo può essere contattato al 340-2215375. Grazie a tutti.

di eFFe

Sono la persona meno indicata per parlare di Ugo Malaguti. Non sono un lettore di libri di fantascienza e almeno fino a quando non uscirà il prossimo romanzo del mio amico Vanni Santoni, ho una sincera avversione nei confronti del fantasy. Ho avuto un’infanzia difficile, probabilmente.

Di Ugo Malaguti, e delle gravi condizioni in cui si trova, ho saputo da Gino Roncaglia su Facebook. Gino – di cui mi fido totalmente – ha pubblicato lo scorso 8 agosto il comunicato della casa editrice Elara in cui si spiegava come ai problemi di salute che affliggono Ugo si fosse aggiunta la necessità di trovare una sistemazione per la madre novantaseienne, bisognosa di assistenza ventiquattr’ore al giorno. E, come è facile comprendere, si diceva che la soluzione a questa emergenza passava per un aiuto finanziario.

Due giorni fa sempre Gino Roncaglia pubblicava sul suo profilo Facebook una lettera di Ugo, di cui riporto qui una versione abbreviata:

Care amiche e cari amici,

ho pregato la Newsletter Elara di trasmettere questo mio appunto personale, sia per informare direttamente sulla mia situazione attuale, sia per fare udire la mia voce in un momento per me particolarmente critico. […] Ringrazio anche, e di tutto cuore, coloro che hanno risposto ai precedenti appelli, con slancio e amicizia, rendendomi possibile quanto meno di risolvere uno dei problemi che si sono concentrati in questo tremendo mese di agosto, cioè la possibilità di dare agli ultimi giorni di mia madre una sistemazione dignitosa e migliore di quella che gli ultimi tre mesi facevano temere.

Purtroppo tante circostanze, prima tra tutte la salute, e poi la mia solitudine e debolezza in un momento nel quale mi occorrerebbero amici e parenti a fianco, ma questo non è possibile per la lontananza dei primi e per la mancanza dei secondi, sono maturate tutte insieme. Ora mi trovo a fronteggiare, con due sole settimane a disposizione, sia i problemi di salute, che si stanno aggravando, sia i miei stessi problemi di sopravvivenza, per i quali il denaro non basta ma che ormai lasciano poco tempo per tentare di trovare soluzioni.

Ho una settimana o poco più per trovare una sistemazione, anche provvisoria, che mi dia un alloggio e la possibilità di trovare un luogo dove ritornare dopo l’intervento chirurgico che mi aspetta. Non intendo fare una mozione degli affetti, sono un combattente, ancora non mi sono arreso, ma non nascondo che i mezzi a mia disposizione sono inadeguati, e senza che questi vengano integrati dalla solidarietà di chi vuole e può fare qualcosa, la mia situazione diventerebbe impossibile.

Quello di cui ho maggiormente bisogno ora è un aiuto finanziario. Mi appello quindi alla solidarietà e generosità di chi ritiene che la vita e il futuro di una persona, non perché si chiami Ugo Malaguti, ma perché si trova in difficoltà che da solo mai riuscirebbe a superare, siano qualcosa che stimola la parte migliore e più generosa dell’animo dei singoli, per chiedere nei prossimi giorni qualsiasi forma di aiuto che mi permetta di lottare, quanto meno, per risolvere problemi che sono davvero drammatici, immediati, terribili.

Questa lettera mi ha colpito molto. La dignità di un uomo che affronta un momento difficilissimo senza farsi scudo della sua fama o dei sui meriti passati è da ammirare a prescindere. Ma resta il fatto che Ugo Malaguti è uno dei padri nobili della fantascienza italiana: basta fare un giro su Google e leggere cosa se ne dice, magari cominciando dalla scarna voce su Wikipedia. La sua bibliografia occupa otto pagine del sito fantascienza.com, per esempio. Se qualcuno, più ferrato di me, volesse raccontare Ugo Malaguti meglio di me, non dubito che troverebbe ospitalità su questo sito.

Non voglio fare tiritere sulla solidarietà e men che mai un appello corporativo a chi lavora in editoria o si occupa in un modo o nell’altro di libri: c’è l’occasione, con un minimo sforzo, di aiutare una persona – prima che uno scrittore – in grave difficoltà, e tanto basta. Ho aperto una sottoscrizione sulla piattaforma Kapipal e ho scritto un post sul mio blog per spiegare come funziona. Se potete e volete, dategli un mano.

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