Eleonora Forenza Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/eleonora-forenza/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 16:00:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Eleonora Forenza Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/eleonora-forenza/ 32 32 Prima le persone https://minimaetmoralia.it/politica/prima-le-persone/ https://minimaetmoralia.it/politica/prima-le-persone/#comments Sun, 08 Jun 2014 10:39:44 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=21337 Riceviamo e ripubblichiamo questo articolo da un militante di Sel e della Lista L'Altra Europa con Tsipras.

di Enrico Sitta

"Prima le persone" (slogan della lista Tsipras)
"Il Paese in cui è bello riconoscersi è quello fatto dai comportamenti, non dai monumenti" (Altiero Spinelli)

Predicare lo ius soli per la cittadinanza e praticare lo ius sanguinis per le rappresentanza politica. Io avevo capito che i candidati della lista Tsipras erano tutti figli di Altiero Spinelli, della sua idea di Europa. Invece, ancora una volta, avevo capito male: conta il dato biologico.
Invece dei cv la prossima volta (ammesso che per voi ce ne sarà un'altra) chiedete la prova del DNA, così fate prima.

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Riceviamo e ripubblichiamo questo articolo da un militante di Sel e della Lista L’Altra Europa con Tsipras.

di Enrico Sitta

“Prima le persone” (slogan della lista Tsipras)
“Il Paese in cui è bello riconoscersi è quello fatto dai comportamenti, non dai monumenti” (Altiero Spinelli)

Predicare lo ius soli per la cittadinanza e praticare lo ius sanguinis per le rappresentanza politica. Io avevo capito che i candidati della lista Tsipras erano tutti figli di Altiero Spinelli, della sua idea di Europa. Invece, ancora una volta, avevo capito male: conta il dato biologico.

Invece dei cv la prossima volta (ammesso che per voi ce ne sarà un’altra) chiedete la prova del DNA, così fate prima.
Poco conta che quando Marco Furfaro va in tv riaccende una speranza a sinistra in questo paese, mentre la Spinelli non si capisce neanche quello che dice. Poco conta se ha promesso ovunque che avrebbe rinunciato al ruolo. Poco conta che i voti li ha presi perché l’hanno fatta votare tutti i candidati, sapendo che si sarebbe dimessa. Poco conta che ci sia gente che si è candidata proprio perché sapeva che si sarebbe dimessa; sticazzi giocare con la vita delle persone. Chi se ne frega.

In una situazione come questa arrivo a rivalutare addirittura la figura di Marianna Madia, che quando l’hanno chiamata per fare il ministro stava guardando Peppa Pig. Almeno è una che ha più senso della realtà, del verosimile, del possibile, del discreto.
Ma andiamo con ordine, perché è giusto che si sappia tutto.

Subito dopo il voto, la mattina del 26, viene fatta una conferenza stampa. Alla Spinelli viene chiesto esplicitamente dai giornalisti se rinuncerà al seggio, e lei – come al solito – non si capisce bene quello che dice. Per alcuni giorni il caos. Lei è irraggiungibile, è a Parigi (dove ancor a si trova senza che nessuno l’abbia mai vista). Ciò nonostante Marco Furfaro continua ad andare in tv come neo eletto della lista Tsipras, tenendo la barra dritta e ricevendo encomi e congratulazioni da tutti, compreso Melanchon. Poi arriva la prima proposta dei garanti ai segretari dei due partiti: Barbara accetterà, risolvetevela fra voi. Se serve anche con una roulette russa. Prima le persone. Grande senso di responsabilità politica. Poi viene davvero il bello: Massimo Torelli, coordinatore della lista, la notte fra giovedì e venerdì 5 giugno alle ore 2.00 chiama Marco Furfaro ed Eleonora Forenza dicendogli: “Complimenti, siete europarlamentari. Barbara ha scritto una lettera che si dimette”.

Poi, la mattina dopo, succede che Gallino esce dall’ospedale, chiama la Spinelli e le dice: “Ma che sei matta?”. Allora si rimangiano la parola un’altra volta. Guido Viale apre l’assemblea del 7 a Roma dicendo che la Spinelli potrebbe già aver accettato e optato per un seggio. L’assemblea è in rivolta, e chiede che ci sia una decisione democratica. La sera arriva il comunicato della Spinelli, che si rimangia la parola per la seconda volta, che sconfessa Gallino e i garanti sul sorteggio, che non tiene conto di quanto deciso dall’assemblea nazionale e che fa fuori Marco Furfaro senza neanche avergli fatto mai una telefonata in 20 giorni di supplizio, personale e politico.

Una persona misera Barbara Spinelli, una borghese piccola piccola, priva della facoltà politica e forse anche umana di intendere e di volere, in mano a dei mascalzoni che hanno sfruttato l’occasione per un unico scopo politico che andava delineandosi fin dall’inizio: fare fuori Sel. Per invidie, vecchi rancori, politicismi, opportunismi d’accatto.

Si sacrifica ancora una volta Marco Furfaro, una delle speranze della sinistra di questo paese per miopia, personalismi, tracotanza, tradimenti, cerchiobottismi. Tutti i peggiori istinti di questo povero paese. Gli istinti dell’élite di quella Repubblica (il giornale) e dintorni che non sta con Renzi e che magari avesse anche solo un grammo dell’intelligenza politica dell’ex sindaco di Firenze. Che io politicamente non stimo, sia chiaro. Ma che gigante in confronto a questi abietti!

Due o tre cose, in ordine sparso, che colgo occasione di dire in questo frangente: Eleonora Forenza, ora sei tutti noi. Spero che tu faccia bene in Europa e che porterai lì le nostre battaglie ma soprattutto che (una volta firmato le carte, sia chiaro!) troverai il modo di raccontare anche tu la miseria e lo schifo di questi giorni.

Poi volevo fare i miei complimenti sinceri a Moni Ovadia, unico in questa greppia di sciagurati dei garanti e dintorni ad aver fatto bella figura mantenendo la parola data.

Di tutti gli altri, esponenti di una generazione di perdenti nati, figli di, mariti di, la vecchia classe dirigente che sia quando è stata maggioranza che opposizione, giornalisti, intellettuali, tutti messi insieme non siete stati in grado in 40 anni di cambiare di una virgola per il meglio questo paese. Cresciuti e pasciuti con stipendi d’oro, vitalizi e (doppie) pensioni ridicole. Rappresentate il peggio della nazione, e ammesso che abbia mai stimato personalmente in passato qualcuno di voi la cosa oggi finisce qui.

A noi il compito, ancora una volta, di ricominciare da capo senza padri, padroni, padrini. Senza rete. Né con il Pd di Matteo Renzi né con l’abominio di Barbara Spinelli. Nella terra di nessuno, quella in cui la vostra grettezza, la vostra mancanza di prospettiva  e soprattutto di generosità e politica vorrebbe confinarci. Ma avete già perso, un’altra volta. Perché, in fondo, nella vita avete sempre fallito anche quando vincevate. E il fatto che ora tocca a noi rimettere in piedi questo Paese non sarà, ancora una volta, uno scranno a Bruxelles a decretarlo. E se qualcuno pensava di averci fatto fuori ve lo diciamo chiaro e tondo: rassegnatevi perché noi siamo più forti di ieri. Avete scritto per anni articoli sugli operai senza mai averne conosciuto uno. Una sinistra che ambisce oggi ad essere tale è una sinistra che sia in grado di dare voce, rappresentanza e risposte a chi non ne ha mai avute: i precari, i disoccupati, i lavoratori autonomi, gli esodati. Chi ha e chi sa di meno.

Ci candidiamo noi a fare questo. Voi cominciate a scansarvi.

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Il desiderio di morte come progetto politico https://minimaetmoralia.it/interventi/spinelli-va-a-bruxelles/ https://minimaetmoralia.it/interventi/spinelli-va-a-bruxelles/#comments Sun, 08 Jun 2014 09:17:06 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=21308 Quello che la prima volta si manifesta in tragedia, la seconda lo fa in farsa. E la terza - la definitiva, la terminale - come lettera da Parigi. Lo psicodramma Spinelli e l'esperienza della Lista L'Altra Europa con Tsipras sono finiti ieri, nel modo peggiore che si poteva immaginare: un suicidio mascherato da sopravvivenza. Barbara Spinelli, dopo giorni di silenzio andropoviano, ha inviato una mail da Parigi, che potete leggere qui. E invito a farlo, a leggerla, dico, per intero; perché è uno dei documenti più rappresentativi della sinistra italiana, della sua incapacità a comunicare, della sua deresponsabilizzazione patologica, del suo narcisismo laschiano conclamato, del suo desiderio di morte, della sua fame saturnina.

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Quello che la prima volta si manifesta in tragedia, la seconda lo fa in farsa. E la terza – la definitiva, la terminale – come lettera da Parigi. Lo psicodramma Spinelli e l’esperienza della Lista L’Altra Europa con Tsipras sono finiti ieri, nel modo peggiore che si poteva immaginare: un suicidio mascherato da sopravvivenza. Barbara Spinelli, dopo giorni di silenzio andropoviano, ha inviato una mail da Parigi, che potete leggere qui. E invito a farlo, a leggerla, dico, per intero; perché è uno dei documenti più rappresentativi della sinistra italiana, della sua incapacità a comunicare, della sua deresponsabilizzazione patologica, del suo narcisismo laschiano conclamato, del suo desiderio di morte, della sua fame saturnina.

Con questa lettera, Spinelli accetta ciò a cui aveva rinunciato: ossia di diventare parlamentare europea in caso fosse stata eletta. Dopo aver fatto una lunga campagna elettorale spiegando il senso delle candidature (che abbiamo accettato di chiamare testimoniali per essere buoni e dovevamo chiamare civetta per essere precisi), il 26 maggio – all’indomani del risultato del 4,03% -, mentre Marco Furfaro (di estrazione Sel) e Eleonora Forenza (di estrazione Rifondazione) festeggiavano il loro secondo posto dietro Spinelli e quindi la loro elezione a Bruxelles, Spinelli apriva il telefono della doccia fredda e urticante, insinuando che invece no, contrordine compagni, forse era meglio che andasse lei. Il resto è la cronaca di quindici giorni deliranti. Va, non va, esclude Furfaro, esclude Forenza, ci sarà una lotteria fra i due, ci sarà una consultazione alla base, ci sarà una discussione… Così alla fine questo rimuginio psicotico ieri ha prodotto la lettera. Una comunicazione che mescola la peggiore retorica della società civile con la peggiore retorica da comitato di partito e che è arrivata dopo poche ore che si era svolta a Roma l’Assemblea Nazionale dei comitati della lista, assemblea alla quale Barbara Spinelli non si era manifestata né in carne né in voce, e la cui discussione era stata ovviamente molto focalizzata anche sulla vicenda Spinelli va-non-va, e dalla torre chi viene spinto giù Forenza-o-Furfaro. Assemblea che, sottolineamolo, aveva anche chiaramente espresso la volontà di far sì che questa decisione così delicata passasse per un dibattito allargato, un processo di decisione minimamente democratico. E invece, la lettera; in cui la risposta debita a chi era rimasto allibito da questa marcia indietro si limita a poche righe, queste:

So che molti sono delusi: il pro­po­sito espresso all’inizio di non andare al Par­la­mento euro­peo sarebbe disat­teso, e que­sto equi­var­rebbe a una sorta di tra­di­mento. Non sento tut­ta­via di aver tra­dito una pro­messa. I patti si per­fe­zio­nano per volontà di almeno due parti e gli elet­tori il patto non l’hanno accet­tato, accor­dan­domi oltre 78.000 pre­fe­renze. Mi sono resa conto, il giorno in cui abbiamo cono­sciuto i risul­tati, che sono vera­mente molti coloro che mi hanno scelto nep­pure sapendo quel che avevo annun­ciato: anche loro si sen­ti­reb­bero tra­diti se non tenessi conto della loro volontà.
Inol­tre, come garante della Lista, ho il dovere di pro­teg­gerla: le logi­che di parte non pos­sono com­pro­met­terne la natura ori­gi­na­ria. Pro­prio le divi­sioni iden­ti­ta­rie che si sono create sul mio nome mi indu­cono a pen­sare che la mia pre­senza a Bru­xel­les garan­ti­rebbe al meglio la voca­zione, che va asso­lu­ta­mente sal­va­guar­data, del pro­getto – inclu­sivo, sopra le parti – che si sta costruendo.
Per quanto riguarda la scelta che sono chia­mata uffi­cial­mente a com­piere, annun­cio che essa sarà in favore del Col­le­gio Cen­tro: è il mio col­le­gio natu­rale, la mia città è Roma. È qui che ho rice­vuto il mag­gior numero di voti. A Sud non ero capo­li­sta ma seconda dopo Ermanno Rea, e da molti ver­rei per­ce­pita come «para­ca­du­tata» dall’alto. Mi assumo l’intera respon­sa­bi­lità di quest’opzione, che mi pare la più giu­sta, nella piena con­sa­pe­vo­lezza dei prezzi e dei sacri­fici che essa comporterà.

Ora, chiunque abbia conoscenza del dietro le quinte, sa che la filigrana di tutto questo, il non-detto, riguarda i rapporti tra Sel e Rifondazione, tra chi vuole andare col GUE e chi vuole dialogare con il PSE, i vecchi rancori tra compagni, gli sciocchi regolamenti di conti tra chi seguì il progetto fallimentare di Rivoluzione Civile con Ingroia e gli altri militanti, ma di questo che per me è un mondo mefitico di retropensieri che non esiste, non voglio discutere. Perché invece io voglio stare al detto, e leggendo la lettera, chiunque abbia un minimo di logica, riesce a vedere la surrealtà di questo comunicato. A partire dall’affermazione “i patti si perfezionano per volontà di almeno due parti e gli elettori il patto non l’hanno accettato, accordandomi oltre 78.000 preferenze”.

Dunque: tu dichiari più volte che la tua candidatura è solo testimoniale e che quindi sei una portatrice d’acqua e che quindi quei voti serviranno per qualcun altro (“Abbiamo voluto dar voce, con la nostra presenza attiva in campagna, ai tanti «invisibili» e alle tante competenze della lista Altra Europa con Tsipras. Non per ultimo, mandiamo un preciso messaggio agli elettori: scegliendo le nostre persone, e sapendo che non abbiamo un passato partitico, avranno la garanzia che voteranno per il carattere veramente unitario del progetto”, Spinelli dixit) e quando gli elettori, tipo un sacco di gente che conosco, tipo anch’io, si convincono obtorto collo di questa tua strategia elettorale, tu non solo cambi le regole di un patto che tu sola hai imposto e le cambi ex-post, ma dichiari che siamo stati in due a volerle modificare?

Buona parte di quelle 78.000 preferenze, proprio alla luce di quello che avevi dichiarato (“Ci si domanderà a questo punto perché votare capilista come Moni Ovadia o Barbara Spinelli. Rispondo che vale la pena votarli, perché l’impegno di tutti e due noi continuerà anche dopo l’elezione. Sia Moni che io vigileremo su quel che faranno i candidati della lista per cui ci siamo battuti, nella legislatura che comincerà dopo il 25 maggio.”, sempre Spinelli dixit), ti sono state date per rivestire un ruolo di garanzia e di vigilanza. Non per fare come cazzo ti pare.

Risultano quindi ancora più assurde le righe in cui Spinelli scrive “Come garante della Lista ho il dovere di proteggerla”. Perché il risultato di questa protezione sarà chiaramente l’implosione. Perché questa protezione è stata esercitata con un fare da padrini se non da lenoni da parte dei garanti. La pressione perché Spinelli andasse a Bruxelles non è solo venuta dalla base (quale?) come afferma Spinelli o dalla lettera quanto mai inopportuna di Tsipras, ma dagli altri garanti stessi (da Luciano Gallino a Marco Revelli) che di fatto si sono trasformati da figure super-partes a piccoli oligarchi. Del resto, ce lo si poteva aspettare, Quis custodiet ipsos custodes?, recitava certo Giovenale e gli faceva eco Alan Moore (nell’epigrafe di Watchmen), che come il poeta satirico latino conosce bene le miserie dell’animo umano, soprattutto quando si erge a paladino della giustizia. Questi watchmen, questi garanti, si sono dimostrati alla luce dei fatti un dispositivo farraginoso, autocontradditorio e terribile dal punto di vista del funzionamento democratico, tanto che il paragone con i garanti-padroni Grillo & Casaleggio va a favore di questi ultimi. Spiace dirlo, spiace essere così duri conoscendo le biografie politiche di Guido Viale, di Marco Revelli, di Luciano Gallino, di Barbara Spinelli stessa (noi, che non l’abbiamo voluta ridurre a “figlia di Altiero”), ma proprio riconoscendo questo valore aggiunto, si resta allibiti e furibondi di fronte a questo metodo politico.

Giorni fa rileggevo Uomo invisibile di Ralph Ellison, tradotto proprio da un giovanissimo Luciano Gallino cinquant’anni fa. Gli vorrei rimettere davanti quelle pagine su cui avrà evidentemente sudato non poco da giovane. Perché l’impressione che mi hanno lasciato è simile – questo comitato direttivo autoproclamato si è comportato come il direttore Bledsoe e i suoi compari: fingono di voler aiutare il protagonista del libro, di volerlo sostenere negli studi e nel lavoro, ma in realtà le lettere di raccomandazione che gli riscrivono sono un tragico bluff. Quando “Uomo invisibile” ne aprirà una di queste lettere, sgranerà gli occhi; tutte le lettere dicono in realtà ai destinatari l’opposto di quello che si pensava: ‘Fingete di accogliere questo ragazzo, fingete di poterlo e volerlo aiutare, in verità questo ragazzo non deve avere un’altra possibilità’.

Il messaggio dei garanti ha avuto lo stesso senso: a essere delusi sono (e spero che questo sia ben chiaro ai garanti) soprattutto quelli di una generazione, non anagrafica ma politica, differente. I ventenni/trentenni/quarantenni, coloro che sono stati esclusi tanto dal welfare quanto dalla rappresentanza politica. E che consideravano il voto – almeno il voto – un possibile minuscolo strumento di restituzione di questa rappresentanza. Una generazione che pensava finalmente che Furfaro e Forenza fossero l’espressione di una possibile, rinnovata, minima unità progettuale, a sinistra. E non un pacchetto Sel + Prc. Due candidati eletti secondo nessuna logica Cencelli, ma a partire dal riconoscimento di un lavoro ormai decennale sul campo. E invece Spinelli persino questo patto generazione informale ha voluto rompere: scegliendo in maniera anti-salomonica tra i due chi sacrificare. Giù dalla torre Furfaro, a cui viene dedicata nella lettera una riga che ha il sapore del saluto di un boia.

Ma persino in quest’atto si può scorgere la cupio dissolvi. La decisione di Spinelli ricorda, e qui l’evidenza del disastro si può fare ancora più palmare, quella della Scelta di Sophie, il film di Alan Pakula del 1982. Sophie, messa di fronte in un lager alla scelta di militari nazisti di chi far sopravvivere tra i due figli, opta per quello apparentemente più debole. Perderà ovviamente entrambi.
Anche in questo caso, la logica di questa opzione è folle e autodistruttiva. Slavoj Žižek analizza questo film e mette in guardia dalla falsa alternativa della scelta. È evidente che un’opzione del genere è da rifiutare in sé, va rispedita al mittente; il prezzo da pagare è – altrimenti – la distruzione di tutti e tre (madre e figli). Fuor di metafora, chi voterà un accrocchio come Tsipras la prossima volta? O ancora, chi si sbatterà a fare campagna elettorale, a raccogliere le firme? O anche: chi voterà Sel o Rifondazione? O persino, chi voterà a sinistra? O infine, chi voterà? Se il mio voto dev’essere così strumentalizzato, preferisco non votare. Persino Matteo Renzi con i suoi modi spicci giganteggia di fronte a questo pastrocchio. Persino il Movimento Cinquestelle con il suo concetto di rappresentanza preso in prestito da qualche popolo di Star Trek risulta più affidabile.

Ed ecco alla fine di questo sfogo, resta solo l’amarezza. Siamo cresciuti nel Novecento, nel secolo del pensiero critico, e non possiamo rimuovere il lato umano. Per questo dico: mi dispiace molto, umanamente. Quando leggo, nella penultima riga della lettera di Spinelli, il suo appello al “pro­se­gui­mento di una bat­ta­glia uni­ta­ria e inclu­siva al mas­simo”, rivolto ai “delusi dalla pre­sente demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva”, mi sale alla bocca un ghigno, è un gesto quasi involontario. Il contagio di psicosi. Perché capisco che non è una questione di sgarbi tra vecchi compagni. Ma un problema di verità. La percezione di un dato reale, un’intelligenza di tipo empatico, sentimentale che manca totalmente a questa sinistra. In bocca al lupo a chi, nonostante tutto questo, sceglierà di vivere veramente invece di sopravvivere come uno zombie.

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Spinelli, rinuncia https://minimaetmoralia.it/interventi/spinelli-rinuncia/ https://minimaetmoralia.it/interventi/spinelli-rinuncia/#comments Mon, 02 Jun 2014 22:48:03 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=21157 Forse, e per fortuna verrebbe da dire, qualcuno non lo sa; ma nella Lista Tsipras c'è un po' di discussione: il motivo è che Barbara Spinelli (ispiratrice della Lista e una di quei garanti che sono riusciti a creare e guidare questa esperienza neonata non solo verso l'agognato e complicato 4,03 % ma anche in una campagna elettorale vitale, franca, capace di discutere di temi e non di vedersi ridotta al derby Grillo-Renzi), dopo aver chiaramente affermato che avrebbe lasciato la sua poltrona di parlamentare europeo in caso di elezione a chi veniva dopo di lei nelle preferenze, e dopo aver per questo ricevuto non poche critiche, e dopo aver anche risposto e difeso i motivi di questa scelta, ora pare averci ripensato: forse andrà a Bruxelles. E quindi forse non ci andrà uno dei due trentenni che erano arrivati secondi nella circoscrizione centrale e in quella meridionale: Marco Furfaro e Eleonora Forenza. Che si erano già fatti le foto di rito.

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Forse, e per fortuna verrebbe da dire, qualcuno non lo sa; ma nella Lista Tsipras c’è un po’ di discussione: il motivo è che Barbara Spinelli (ispiratrice della Lista e una di quei garanti che sono riusciti a creare e guidare questa esperienza neonata non solo verso l’agognato e complicato 4,03 % ma anche in una campagna elettorale vitale, franca, capace di discutere di temi e non di vedersi ridotta al derby Grillo-Renzi), dopo aver chiaramente affermato che avrebbe lasciato la sua poltrona di parlamentare europeo in caso di elezione a chi veniva dopo di lei nelle preferenze, e dopo aver per questo ricevuto non poche critiche, e dopo aver anche risposto e difeso i motivi di questa scelta, ora pare averci ripensato: forse andrà a Bruxelles. E quindi forse non ci andrà uno dei due trentenni che erano arrivati secondi nella circoscrizione centrale e in quella meridionale: Marco Furfaro e Eleonora Forenza. Che si erano già fatti le foto di rito.

Quando ho letto qui di questa ipotesi, mi è sembrata una notizia allucinante. Per fortuna non sono stato il solo ad avere questa reazione. Per dire, sul suo blog Alessandro Gilioli lo scetticismo diffuso l’ha espresso in maniera chiarissima. Sono convinto che la scelta di Barbara Spinelli non sia semplice, incerta tra due forme di responsabilità speculari. Gli elettori che la vogliono comunque e gli elettori che avevano capito che era solo una candidatura-testimonianza: chi ha più peso? E sono convinto anche che lei sia più vittima che attrice di un riassestamento post-voto delle organizzazioni di partito e di movimento, per cui le divisioni di SEL tra pro-renziani e anti-renziani, le pressioni del PRC, i dialogatori e i nondialogatori, e poi gli impulsi a prolungare l’esperienza della Lista Tsipras, o a scioglierla, o a strutturarla, la scelta impensata tra PSE e GUE, tutto questo avrà quantomeno inquinato l’aria intorno a lei. Ma c’è un rischio più evidente di cui spero che Spinelli si renda conto: quello di buttare il bambino di questa esperienza politica senza nemmeno la scusa dell’acqua sporca. Oppure – e a noi lettori ci è oscuro – c’è dell’acqua sporca? Ci sono dinamiche spiacevoli che sono emerse durante la campagna elettorale ed ex-post? Qui non cito le frecciatine tra vari candidati etc…, ma solo l’interrogativo candido che si pone un elettore: ci sono questioni sostanziali? Ci sono delle divergenze di peso tra la posizione di Spinelli e quella dei dirigenti di SEL, differenze che non sono componibili? Forse sarebbe bene essere trasparenti fino in fondo.

Ma soprattutto sarebbe bene realizzare come la rinuncia alla rinuncia, il passo avanti che segue il passo indietro, l’aver prima rappresentato una candidatura-civetta e poi aver rivoluto il posto lasciato a qualcun altro, costituirebbe una ferita non da poco alla faticosa credibilità raggiunta da quest’agglomerato di sinistra, l’ennesimo arcobaleno che diventerebbe nel giro di un attimo una palude brunastra. Vogliamo anche ammettere che non è facile rinunciare se si pensa di essere utili forse, fondamentali, aggreganti. E c’è da dire che Alexis Tsipras la vorrebbe vicepresidente dell’Europarlamento. Ma. Ma per quanto questa prospettiva sarebbe augurabile, mi spiace affermare che la grammatica vuole un altro verbo: questa prospettica sarebbe stata augurabile. Perché Tsipras non ha tirato fuori quest’idea due mesi fa? Perché non ha insistito con i suoi candidati perché le candidature fossero tutte reali e non di facciata? Quanta gente ha votato sapendo che Curzio Maltese sarebbe andato, in caso, a Bruxelles; e quanta gente ha votato sapendo che Moni Ovadia sarebbe rimasto, in caso, a casa sua?

È evidente a chiunque dotato di buon senso che si tratta di un caso lampante di buchi & pezze peggiori dei buchi. Tuttavia Barbara Spinelli ha dalla sua un’arma incredibile. Dire no, vadano Furfaro e Forenza. Dire no, motivando bene questo no. E diventando all’istante una leader credibile di una sinistra allo sbando. Una leader credibile e non, come la chiamano sui giornali, “la figlia di Altiero”: per l’ennesima volta, il credito dato a un nome, a una rappresentanza simbolica. Ma mettiamo il caso contrario: davvero Spinelli ritiene che si debba avallare il fatto che si è costruito un progetto così molteplice per poi convergere su una candidatura personale e non su un progetto. E che non si senta sola a pensarlo. Spinelli e Tsipras questo credono? Dovrebbero – come minimo – argomentarlo per bene. Altrimenti la prossima volta quel milione e centomila persone che gli hanno dato credito, voteranno la Lista Arrosticini. E di quelli, io sono il primo.

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