Fabio Pusterla Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/fabio-pusterla/ un blog di approfondimento culturale Tue, 17 Jan 2017 23:14:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Fabio Pusterla Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/fabio-pusterla/ 32 32 Ernesto Schick e la rivincita della natura https://minimaetmoralia.it/libri/ernesto-schick-la-rivincita-della-natura/ https://minimaetmoralia.it/libri/ernesto-schick-la-rivincita-della-natura/#comments Wed, 18 Jan 2017 07:00:43 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=33400 Dei semi vegetali abbiamo imparato a scuola che si propagano nello spazio trasportati dal vento, dagli uccelli e dai roditori; a volte succede anche che si impiglino nel tessuto di un vestito o che si incastonino nella suola di una scarpa: poi si staccano, cadono a terra, inaspettatamente germogliano.

Ernesto Schick, nato in Svizzera nel 1925 e scomparso nel ’91, uomo schivo e laterale, padre di nove figli, fitospedizioniere (vale a dire trasportatore di piante vive) e poi ancora agronomo e biologo, in tasca una lente d’ingrandimento e un coltello a venti lame, a un certo punto della sua vita ha scoperto due cose: che per diffondersi nello spazio le piante – queste indomite inconsapevoli autostoppiste – usano persino i vagoni dei treni, e che la stazione di Chiasso, dopo i lavori di espansione cominciati nel ’57 e terminati dieci anni dopo, si era trasformata in una specie di giardino non autorizzato, «listato di binari e frammezzato di traversine», un giacimento di orzo selvatico, margherite, iris, campanule e decine di altreerbe clandestine.

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Dei semi vegetali abbiamo imparato a scuola che si propagano nello spazio trasportati dal vento, dagli uccelli e dai roditori; a volte succede anche che si impiglino nel tessuto di un vestito o che si incastonino nella suola di una scarpa: poi si staccano, cadono a terra, inaspettatamente germogliano.

Ernesto Schick, nato in Svizzera nel 1925 e scomparso nel ’91, uomo schivo e laterale, padre di nove figli, fitospedizioniere (vale a dire trasportatore di piante vive) e poi ancora agronomo e biologo, in tasca una lente d’ingrandimento e un coltello a venti lame, a un certo punto della sua vita ha scoperto due cose: che per diffondersi nello spazio le piante – queste indomite inconsapevoli autostoppiste – usano persino i vagoni dei treni, e che la stazione di Chiasso, dopo i lavori di espansione cominciati nel ’57 e terminati dieci anni dopo, si era trasformata in una specie di giardino non autorizzato, «listato di binari e frammezzato di traversine», un giacimento di orzo selvatico, margherite, iris, campanule e decine di altreerbe clandestine.

A partire dal ’69 e fino al ’78, Schick perlustrò in lungo e in largo quel microterritorio destinato al transito dei treni (tecnicamente il «sedime ferroviario») dove nonostante i diserbanti e il colaticcio la vegetazione spontanea – davvero la più umile e negletta, la cosiddetta «flora banale» – affiorava inarrestabile. Un taccuino, una penna e i colori giusti per rendere ogni sfumatura di steli foglie e fiori furono gli strumenti tramite cui Schick disegnò e descrisse – con un tratto grafico e linguistico sempre delicatissimo – le pianticelle che inconsulte trapelavano dalla ghiaia.

Apparso per la prima volta nel 1980 e ripubblicato da Humboldt Books (accompagnato dagli scritti di Graziano Papa, Nicola Schoenberger e di Fabio Pusterla), nell’alternare i testi tassonomici alle copie dal vero delle piante – da quelle pilota alle aggressive alle attraenti alle comparse – Flora ferroviaria è da un lato l’autobiografia indiretta, per via floreale, dello stesso Schick, un esempio concreto di cosasia possibile fare della propria solitudine, e dall’altro un piccolo manuale dell’ostinazione, un trattatello in forma di erbario sulla bellezza della caparbietà.

Un libro che è il racconto di quanto acuto e lieve possa essere il nostro sguardo nel momento in cui, chinandosi sull’infinitesimale – per esempio sulla modestissima malerba ferroviaria – se ne prende cura, gli dà un nome e lo fa esistere.

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I giganti passi dell’uomo e l’importanza di essere piccoli https://minimaetmoralia.it/cultura/festival-limportanza-di-essere-piccoli/ https://minimaetmoralia.it/cultura/festival-limportanza-di-essere-piccoli/#respond Thu, 31 Jul 2014 14:37:49 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22580 di Daria Balducelli e Azzurra D’Agostino

“Quando uno spettacolo riesce a risuonarci come una festa, accade qualcosa, si rimane sbigottiti dall'entusiasmo collettivo. È un processo di ipnotica meraviglia, ed è così che da spettatore singolo e isolato si diventa pubblico - diventare pubblico significa avere una postura e farla risuonare con gli altri.”

Spettatori e pubblico, una differenza complicata, qui difficile da spiegare, ma su cui ci piace riflettere riprendendo la bella intuizione di Piergiorgio Giacché appuntata dopo un incontro pubblico al Festival Kilowatt di San Sepolcro, all'interno del progetto “Centro della Visione”. Incipit che ci serve per parlare delle persone che “fanno” un festival, una lettura, un concerto, qualsiasi evento culturale collettivo.

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(La foto è di Guido Mencari)

di Daria Balducelli e Azzurra D’Agostino

“Quando uno spettacolo riesce a risuonarci come una festa, accade qualcosa, si rimane sbigottiti dall’entusiasmo collettivo. È un processo di ipnotica meraviglia, ed è così che da spettatore singolo e isolato si diventa pubblico – diventare pubblico significa avere una postura e farla risuonare con gli altri.”

Spettatori e pubblico, una differenza complicata, qui difficile da spiegare, ma su cui ci piace riflettere riprendendo la bella intuizione di Piergiorgio Giacché appuntata dopo un incontro pubblico al Festival Kilowatt di San Sepolcro, all’interno del progetto “Centro della Visione”. Incipit che ci serve per parlare delle persone che “fanno” un festival, una lettura, un concerto, qualsiasi evento culturale collettivo.

Ecco, allora, due istantanee scelte dall’album de l’importanza di essere piccoli,  festival di poesia e musica quest’anno al varo della quarta edizione.

Per iniziare una del 2011: il poeta Fabio Franzin nel cortile di una vecchia casa di campagna che attende insieme al cantautore Giangrande che la serata inizi. Le persone arrivano lentamente, passi brevi e attenti alla terra che calpestano, il buio appena illuminato dalle torce non regala niente e a ogni metro si può trovare il dosso che fa inciampare. Arrivano piano tutti quegli individui che tra un’ora diventeranno “pubblico” grazie all’ascolto comune.  E la postura di quelle persone che hanno lasciato l’auto lungo la strada provinciale per il lago di Suviana e compaiono a piccoli gruppi nella penombra è una postura che ha qualcosa di non ordinario. Portamento che dipende forse anche dalla scelta di andare a sentire un poeta, o di scoprire una frazione di montagna sconosciuta e semiabbandonata. Poi donne, bambini, anziani e ragazzi si siedono sulla stortura delle sedie disposte nel terreno sconnesso, guardano l’aia, la casa, il campo con uno sguardo strano e bello, per delle parole dure come quelle che dicono il nostro presente:

(…) restano le foglie secche che / corrono per l’aia di un mondo idiotad’acciaio / e plastica, di bande elettroniche fitte di voci che hannoperso per / sempre il nome dei fiori, menzogne che in un / istanteoltrepassano oceani e montagne, / anime che si vendono per compraredelle cose, che / rubano l’aria agli alberi, il canto all’acqua.

Alla fine si rimane lì anche se non c’è più niente da ascoltare: il padrone di casa abbraccia il poeta, un bambino suona il pianoforte che ha accompagnato il concerto, e noi raduniamo le nostre cose con l’allegria di chi ha allargato la sua idea di felicità a un paese.

L’altra immagine si apre con un bosco di castagni che si concede nella sua tempesta privata di insetti voraci che pungono le foglie facendole appassire. Il bosco è su un crinale disabitato che esploriamo con Giuliano Scabia, il poeta che fa diventare i sopralluoghi dei sentieri di canti, aperture che fanno girare la testa. Ecco Rita sul ciglio di un vecchio e sdentato borgo, in ciabatte, che ci guarda perplessa: siamo effettivamente gente strana, per i boschi con taccuini, libri e matite e l’aria di essere un po’ persi. Poi Giuliano entra nella casa di lei, dove il fratello e un altro uomo stanno ancora mangiando; la cerimonia dell’accoglienza nelle dimore dei contadini è una stretta di mano e una sedia che si stacca dalle altre per farti accomodare. Ripartiamo per il bosco insieme a Rita e i suoi racconti di lupi che di notte la fanno star sveglia, delle mulattiere abbandonate, della malattia dei castagni che la rende triste e del fatto che non ha mai scritto una poesia.

L’immagine si chiude alcuni mesi dopo, Rita che aspetta il pubblico in una tappa della passeggiata condotta da Giuliano Scabia durante il festival. È pronta per leggere la sua prima poesia, il ‘compito’ datole da Giuliano, la sua serenata al lupo. Indossa un vestito lungo e scarpe eleganti. Ha cucinato tutto il giorno, ora sono pronte cento ‘tigelle’ da offrire alle persone che ci hanno seguito, ha la voce rotta ed è tanto emozionata, e forse non si è accorta che mentre l’ascolta Giuliano si è  commosso.

Sono tracce come queste, ricordi che entrano a far parte della vita, a farci  credere nel  valore di  un’azione di politica culturale e a farci riconoscere la dignità di questo lavoro che non può continuare ad essere afflitto dalle leggi di un mercato troppo grande o essere scambiato per un passatempo. Per noi la valenza di un progetto culturale sta nel sentimento che si respira tra le persone, in quel sorprendente risuonare.

Si tratta del senso che può avere per noi oggi aprire degli spiragli che lascino intravedere altre possibilità di stare tra noi e nel mondo, si tratta di fornire a noi stessi e agli altri l’occasione di esperire un’alternativa: condividere un momento collettivo che sia il contrario della ‘distrazione’ e dell’intrattenimento’ , di cui oggi c’è forse fin troppa abbondanza di offerta, e di fare un passo indietro rispetto alla spettacolarizzazione e all’individualismo.

Quello che viviamo molto spesso non ci piace, ci fa stare e sentire fuori luogo. La poesia (nelle sue varie forme, fatte di versi ma anche di piante, di musicisti, di contadini, di appassionati) è allora, nel suo essere sempre fuori misura, lo spazio in cui le contraddizioni e le complessità possono diventare occasione. Certo è complicato cercare di realizzare questa (ma sì, usiamola questa parola desueta) utopia dovendo agire secondo le regole che sembrano osteggiare questo tipo di pensiero e  accadimento in luoghi minoritari. Eppure c’è chi ancora crede in tutto questo, e bastano alla fine pochi – o meglio, rari – esploratori e il margine in cui ci si muove diventa un giardino fertile di confine.

Questo è dunque un ringraziamento a tutte le persone che sono diventate e che ancora vorranno diventare ‘pubblico’, custodi di quel dialogo taumaturgico tra il paesaggio e chi lo abita. Ci riproviamo dal 5 al 9 agosto, sotto l’immagine di una libellula che nella sua fragilità comunque se ne sta ferma nell’aria in un punto esatto. La libellula, il ‘panegirico della libertà’ cantato dal poemetto di una poetessa amatissima e centrale come Amelia Rosselli, da cui abbiamo preso i versi che ci guidano quest’anno:

io amo più forse

le colline e le fresche brezze e le verdescuro

pinete, che i giganti passi dell’uomo

 

www.sassiscritti.wordpress.com
fb: l’importanza di essere piccoli

 

Programma 

5 agosto – “Scaialbengo” centro culturale ippico, Castel di Casio ore 21
Dina Basso, Yari Bernasconi, Alberto Cellotto (letture)
Roberto Angelini (live acustico)

6 agosto – Molino del Pallone, Granaglione ore 21
Luigi Socci (lettura/incontro)
Davide Toffolo (concerto/spettacolo Graphic Novel is Dead)

7 agosto – Pieve della Rocca di Rofeno, Vergato ore 21
Mario Benedetti (lettura/incontro)
Felpa Daniele Carretti degli Offlaga Disco Pax, Magpie (live acustico)
Riccardo Sinigallia (concerto)

8 agosto – Capugnano, Porretta Terme ore 21
Fabio Pusterla (lettura/incontro)
Peppe Voltarelli (live acustico)

9 agosto – Castagno, Pistoia ore 21
Chandra Livia Candiani (lettura incontro)
Mara Redeghieri (concerto progetto Dio Valzer)

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