Fantascienza.com Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/fantascienza-com/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Nov 2012 23:06:08 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Fantascienza.com Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/fantascienza-com/ 32 32 Marziani a Rionero in Vulture https://minimaetmoralia.it/editoria/marziani-a-rionero-in-vulture/ https://minimaetmoralia.it/editoria/marziani-a-rionero-in-vulture/#comments Sat, 18 Aug 2012 14:12:47 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=9051 Fate un esperimento: entrate in una libreria, in una grande libreria, e domandate se hanno un reparto fantascienza. Se c'è (e non è detto) scorrete gli scaffali per vedere quali autori ci sono, e troverete tutta roba classica: Asimov, Dick, Bradbury, Clarke, Lem... Provate infine a scovare gli autori italiani, e rimarrete un po' sconcertati. L'ultima volta che l'ho fatto - ero in un megastore Feltrinelli - ho contato i seguenti libri: Valerio Evangelisti con tutta la sua saga eymerichiana, uno dei quattro volumi della classica Le meraviglie del possibile Einaudi curata da Carlo Fruttero insieme a Sergio Solmi, Guerra agli umani di Wu Ming, e La neve se ne frega di Luciano Ligabue. Punto, stop.

L'articolo Marziani a Rionero in Vulture proviene da Minima et Moralia.

]]>

Fate un esperimento: entrate in una libreria, in una grande libreria, e domandate se hanno un reparto fantascienza. Se c’è (e non è detto) scorrete gli scaffali per vedere quali autori ci sono, e troverete tutta roba classica: Asimov, Dick, Bradbury, Clarke, Lem… Provate infine a scovare gli autori italiani, e rimarrete un po’ sconcertati. L’ultima volta che l’ho fatto – ero in un megastore Feltrinelli – ho contato i seguenti libri: Valerio Evangelisti con tutta la sua saga eymerichiana, uno dei quattro volumi della classica Le meraviglie del possibile Einaudi curata da Carlo Fruttero insieme a Sergio Solmi, Guerra agli umani di Wu Ming, e La neve se ne frega di Luciano Ligabue. Punto, stop.

È possibile che mentre intere aree delle librerie vengono colonizzate dalla chick-lit, dai romance, dagli young adult, mentre generi come il fantasy e l’horror godono di buona salute tutto sommato, la fantascienza italiana sia ridotta a così misera cosa; e perché?
Un recente articolo di Carmine Treanni sul portale Fantascienza.com (sito che cito qui subito proprio perché è riferimento imprescindibile: una stazione orbitante nel vuoto interstellare) fa risalire parte della responsabilità della mancata diffusione del genere da noi a un peccato originale del lavoro storico di Fruttero e Lucentini a Urania: l’aver pubblicato pochi italiani – in nome del loro celebre assunto gnomico per cui “un disco volante non può atterrare a Lucca”.
Insomma non è chiaro se l’editoria non sia stata capace di alimentare o invece di recepire una produzione italiana, ma è sicuramente vero che in Italia la fantascienza ha avuto un ruolo marginale, da amatori, da fandom. Questa perifericità ha avuto sicuramente un esito deteriore: escludendo di fatto la sciencefiction dalle letture mainstream, è come se si fosse deprivato l’immaginario italiano di una sua capacità di rovesciamento – la critica politica e sociale che è in fondo è il miocardio del sistema letterario fantascientifico.
Già nel 1982 il saggio Progress versus Utopia, or Can we Imagine the Future di Fredrich Jameson (Feltrinelli l’ha tradotto nella raccolta Desiderio chiamato utopia nel 2007) canonizzava questa percezione, sostenendo come la funzione della fantascienza fosse proprio quella di defamiliarizzare e ristrutturare l’esperienza del nostro presente. Perché allora – in mezzo a schiere di giornalisti che s’improvvisano romanzieri per raccontarci l’Italia di oggi, in una proliferazione pandemica di narratori sociologizzanti – nessuno prova a fare atterrare un alieno a Lucca? Oppure a Mondragone o a San Severo?
In realtà questo accade. Il libro italiano più bello degli ultimi anni in cui questa fantascienza homemade possiede questa capacità defamiliarizzante-ristrutturante è sicuramente Nessuno mi farà del male di Giacomo Monti: una serie di graphic-stories ambientate in una straniatissima provincia italiana in cui ogni tanto fanno la comparsa questi alieni modello anni ’50. Dal libro Gipi ha realizzato il film L’ultimo terrestre, che ha avuto la stessa (pochissima) fortuna di altri futuribili esperimenti italiani, tipo Tutta la conoscenza del mondo di Eros Puglielli, L’arrivo di Wang dei Manetti bros. o anche Beket di Davide Manuli.
Ma questo accade soprattutto nella recente narrativa italiana. In quella che si trova in rete, (da fantascienza.com a next-station.org, dove si ragiona ovviamente molto sulla contaminazione tra generi e tradizioni) ma anche quella meno che con un po’ di acutezza è riconoscibile tra il mainstream. Quasi fossimo stati oppressi da una bolla di realismo auto-rappresentativo (quanti romanzi di non-formazione precaria ci siamo ciucciati in questi ultimi anni, con quante famiglie disfunzionali abbiamo avuto a che fare, quanti noir nutriti di pseudo-inchiesta sono ammassati sugli scaffali delle librerie?), una sfida letteraria interessante sarà invece: come descrivere la fibra emotiva del nostro tempo senza dover rincorrere un calligrafismo fotografico?
Finalmente, si direbbe, questa fantascienza italiana homemade oggi è una sorta di letteratura della post-crisi. O come racconta il romanzo di Claudio Morici L’uomo d’argento, immagina come è il mondo dopo che è successo quello che è successo, ossia un disastro economico globale. Per Morici esiste un’unica roccaforte, dove poter tenere in vita una specie di civiltà in vitro di quella che è stata l’ultima stagione di una gioventù spensierata, libera, disinibita. La città senza nome assomiglia proprio a un’anonima periferia italiana, una Lucca qualunque appunto. E di città di provincia, Ascoli Piceno, Frosinone, Reggio Calabria è invece pieno Gli intervistatori di Fabio Viola, dove questi intervistatori sono delle strane presenze (forse aliene), che si manifestano solo attraverso voci metalliche per rapire personaggi senza arte né parte e sottoporli a spietati interrogatori. Anche per Fabio Viola sembra che l’Italia televisiva dei tg pieni di famiglie in crisi e immigrati negletti sia solo uno sfondo stremato e immobile, dal quale è nata una nuova razza capace di chiedere il conto a chiunque di anni di devastazione etica. Un’operazione simile di distorsione è riuscita a Tommaso Pincio con Cinacittà: qui l’ambientazione del futuro prossimo è una Roma colonizzata dai cinesi, ridotta appunto a una megaperiferia di un mondo civilizzato a cui ormai non apparteniamo più. Cosa che accomuna questi tre autori? Cos’è che li accomuna anche a altri come Laura Pugno con il suo Sirene o Marco Mancassola e La vita erotica dei superuomini che fanno la stessa operazione di “understatement” con l’immaginario dei fumetti (Pugno con i manga, Mancassola con la Marvel)? Cosa accomuna questi libri, una straordinaria capacità di mescolare i codici di derivazione pop con la conoscenza della fantascienza classica (dove per classica si intende anche cyberpunk, steampunk, connettivismo…), e il desiderio di reinventare uno stile neoralista italiano. Chissà se questa strana commistione porterà a una piccola tradizione; del resto è vero – pensiamo alla meteorica parabola anni ’90 del postumano – che le nostre idee di futuro invecchiano e muoiono più in fretta di quanto siano veloci le società tecnologiche a produrre aggiornamenti per i nostri device. Ma è pur vero che come è ovvio la fantascienza riesce a dirci molto di più su quello che siamo, piuttosto che su quello che saremo. E forse se oggi arrivasse un marziano a Roma, saremmo molto più benevoli e vogliosi di illusione di quanto fu Flaiano cinquanta anni fa.

L'articolo Marziani a Rionero in Vulture proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/editoria/marziani-a-rionero-in-vulture/feed/ 14