Ferdinando Scianna Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/ferdinando-scianna/ un blog di approfondimento culturale Wed, 25 Nov 2015 09:51:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Ferdinando Scianna Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/ferdinando-scianna/ 32 32 Tu non conosci il sud: la rassegna https://minimaetmoralia.it/cinema/tu-non-conosci-il-sud/ https://minimaetmoralia.it/cinema/tu-non-conosci-il-sud/#comments Tue, 24 Nov 2015 16:00:46 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=29215 Torna a Matera, il 28 e il 29 novembre 2015, il progetto culturale itinerante Tu non conosci il Sud, prodotto dall’associazione Veluvre – Visioni Culturali. Il tragitto di Tu non conosci il Sud è partito da Bari un anno fa con una serie di incontri e spettacoli (Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Roberto Cotroneo, Gianluca Arcopinto, Erica Mou) e con la mostra del fotografo Ferdinando Scianna “Il Sud e le donne”. Pubblichiamo di seguito il testo introduttivo alla manifestazione scritto da Oscar Iarussi, direttore artistico della rassegna.

Senza esilio non c’è patria. È la lontananza a definire l’appartenenza, come sa il lettore di Foscolo e di Mazzini, ma anche di Brodskij e di Sepúlveda. Il sogno dell’Unione europea sboccia nel confino a Ventotene degli antifascisti Rossi e Spinelli. E l’idea stessa di un possibile riscatto meridionale si focalizza nel domicilio coatto di Levi in Lucania.

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carlo

Torna a Matera, il 28 e il 29 novembre 2015, il progetto culturale itinerante Tu non conosci il Sud, prodotto dall’associazione Veluvre – Visioni Culturali. Il tragitto di Tu non conosci il Sud è partito da Bari un anno fa con una serie di incontri e spettacoli (Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Roberto Cotroneo, Gianluca Arcopinto, Erica Mou) e con la mostra del fotografo Ferdinando Scianna “Il Sud e le donne”. Pubblichiamo di seguito il testo introduttivo alla manifestazione scritto da Oscar Iarussi, direttore artistico della rassegna (fonte immagine). 

Senza esilio non c’è patria. È la lontananza a definire l’appartenenza, come sa il lettore di Foscolo e di Mazzini, ma anche di Brodskij e di Sepúlveda. Il sogno dell’Unione europea sboccia nel confino a Ventotene degli antifascisti Rossi e Spinelli. E l’idea stessa di un possibile riscatto meridionale si focalizza nel domicilio coatto di Levi in Lucania. Oggi l’Europa vive soprattutto lungo le frontiere, là dove i fuggitivi da altri Sud agognano una nuova patria e l’affabulano, rischiando la vita. Ma la “terra promessa” si sottrae ai racconti e si rinserra nei conti delle ”quote immigrati”, sulle quali i governi europei ingaggiano scaramucce come un tempo sulle “quote latte”. Intanto gli esuli, i profughi, i naufraghi, cioè i sopravvissuti dell’esodo, continuano a saltare muri in cerca di rifugio. D’altronde, innalzare quei muri non mette l’Europa al riparo dal terrorismo, mentre ne snatura la qualità morale e forse il futuro.

Una storia di nomadi e clandestini dall’Africa alla Calabria palpita nel film Mediterranea del trentenne Jonas Carpignano, negli ultimi mesi invitato da numerosi festival internazionali e finalista al Premio Lux del Parlamento europeo. A riprese concluse, Carpignano ha deciso di stabilirsi a Gioia Tauro per lavorare ad altri progetti, lasciando New York dove è cresciuto. Una scelta non sbandierata, al pari di molte esperienze in vari campi, ignorate o sottostimate.

“Tu non conosci il Sud”, appunto. L’incipit folgorante di una lirica di Vittorio Bodini offre spunto e nome a questa rassegna che fa tappa a Matera per la seconda volta nel giro di pochi mesi. Perché Matera? Per il valore dei Sassi arcaici e rigenerati che, ricordiamolo, sta alla radice della sfida vinta per il titolo di Capitale europea della cultura 2019. Eppure Matera è irriducibile a qualsiasi omologazione, fosse anche virtuosa, restando fedele – echeggiamo Pasolini – alla diversità che la fece stupenda. Qui le pietre sono parole e dicono di una sobrietà abbastanza estranea all’estetismo di massa, al bric-à-brac postmoderno e allo stupidario mediatico. La relativa marginalità nella Storia politica post-unitaria ha preservato questa terra dagli eccessi di disincanto che paralizzano e impediscono di produrre nuovo senso.

Perciò la forza di Matera sta giusto nella sua debolezza rispetto ai canoni correnti, la sua centralità simbolica si nutre nel perenne esilio da tutti e da tutto, e non di rado da se stessa. Tale prospettiva di presenza/assenza, una paradossale ostinazione zen, la rende interessante per ricominciare dal Sud, senza la zavorra dei fallimenti meridionalistici. Per non parlare della messa al bando del Mezzogiorno dall’agenda della politica, mai così indifferente – a Roma e in molte regioni – ai temi concreti o alle dinamiche che esulano dalla mera perpetuazione del potere.

Manlio Rossi-Doria, maestro di Scotellaro a Portici, distingueva la “polpa” costiera e l’“osso” appenninico nell’economia agricola meridionale del dopoguerra. E se invece coltivassimo l’ipotesi che la polpa è l’osso? Se l’apparente retroguardia fosse l’avanguardia di un’inversione di marcia che non tutti ancora colgono? Sia chiaro, non si tratta di favoleggiare una regressione o la cosiddetta “decrescita felice” né di innalzare lodi alla lentezza meridiana o di contemplare i paesi perduti, le nostalgiche rovine, le alternative possibili nel… passato (“Ah, se soltanto i Borbone avessero sconfitto i Piemontesi!”). Piuttosto, strada facendo, vorremmo provare a riconoscere e a conoscere le esperienze, le qualità e le novità del Sud di oggi. Perciò abbiamo scelto “Qui e ora” come titolo del dialogo inaugurale della rassegna con Salvatore Giannella, giornalista, scrittore ed esploratore di mondi lontani o talora insospettabili dietro l’angolo, e con Giampaolo D’Andrea, storico contemporaneista dell’Università della Basilicata e capo di Gabinetto del Mibact.

A Matera vengo a piedi, parto da Roma due settimane prima”, dice al telefono con naturalezza il regista Guido Morandini. Il suo itinerario, aggiunge, si chiamerà “Io non conosco il Sud”. All’arrivo ne parlerà con Alessandra Bocchino, autrice di un recente viaggio per parole e immagini nella Basilicata dei nostri giorni che, memore di Camus, ha intitolato Ci riguarda, e con Andrea Rolando del Politecnico di Milano, esperto di rappresentazioni urbane e territoriali e di Architettura e Turismo.

A proposito, Casa Netural e l’associazione “Bicilona” propongono alcuni tragitti insoliti, a piedi o in bicicletta, nel quartiere materano di Adriano Olivetti e nei dintorni della città. Matera è “la terra vista dalla luna” nell’installazione sperimentale in 3D di Giacomo Giannella e Giuliana Geronimo (Streamcolors). È promossa dalla Fondazione con il Sud ed è ispirata alla vita di Rocco Petrone, ingegnere della Nasa e direttore del leggendario Programma Apollo, figlio di emigranti lucani negli Usa.

Ma nel cielo sopra Matera e lungo i sentieri del tempo, Carlo Levi è ancora una stella polare? “Eboli, addio!” notifica l’italianista e narratore Giuseppe Lupo nella sua ricognizione della letteratura meridionale. “Cristo si è fermato a Sondrio”, rincara la dose Gaetano Cappelli, i cui libri dai titoli belli e impossibili hanno tolto la coppola ai terroni e mostrato quanta… Potenza vi sia nel mondo d’oggi (e viceversa). “Nessun mondo nuovo senza un nuovo linguaggio”, ammonisce Ingeborg Bachmann, la poetessa austriaca che scandagliò la Lucania e il Mezzogiorno per restituirne la sotterranea utopia. Quella sua citazione appare in epigrafe al nuovo saggio di Gianrico Carofiglio, Con parole precise. Breviario di scrittura civile. Un tema cruciale a ogni latitudine.

Dalle Ande agli Appennini. Non è solo una questione meridionale: si annuncia così la serata a Casa Cava. Non sarà il tipico spettacolo fra lamento e denuncia, anzi, non sarà uno spettacolo, bensì un modo di dare forma teatrale e musicale alle idee in gioco, concepito e allestito da Gianpiero Borgia, Raffaello Fusaro, Elena Cotugno, Antonella Rondinone e altri.

 

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Tu non conosci il Sud: le foto di Ferdinando Scianna a Otranto https://minimaetmoralia.it/fotografia/tu-non-conosci-il-sud-le-foto-di-ferdinando-scianna-a-otranto/ https://minimaetmoralia.it/fotografia/tu-non-conosci-il-sud-le-foto-di-ferdinando-scianna-a-otranto/#comments Tue, 23 Jun 2015 15:30:48 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=27483 “Il Sud e le Donne” è la mostra fotografica di Ferdinando Scianna che sarà allestita nel Castello Aragonese di Otranto dal 23 giugno al 30 settembre 2015. La mostra è prodotta dall’associazione “Veluvre – Visioni culturali” ed è una delle iniziative della rassegna culturale itinerante “Tu non conosci il Sud”, a cura di Oscar Iarussi. Le immagini sono state scelte personalmente da Scianna e sono introdotte da testi critici dell’anglista Vito Amoruso e dello stesso Iarussi.

“Tu non conosci il Sud” prende il nome da un verso dello scrittore Vittorio Bodini (1914-1970) che fu sodale di Leonardo Sciascia, l’autore decisivo nella formazione di Scianna. La rassegna sinora ha fatto tappa a Bari e a Matera designata capitale europea della cultura 2019.

Info: www.comune.otranto.le.it www.tunonconoscilsud.it

di Oscar Iarussi

“Tu non conosci il Sud” è un lampo del poeta pugliese Vittorio Bodini (1914-1970). La sua luce orienta il cammino di un’iniziativa culturale che sta provando a stimolare incontri, a smuovere pensieri e a sprigionare emozioni. Ve n’è bisogno nel Mezzogiorno spesso rappresentato come una galleria di macchiette grottesche o criminali, che non mancano, ma attengono all’Italia tutta. Immagini stereotipate da fiction televisiva non di prim’ordine sminuiscono e mortificano la complessità e le potenzialità di intere regioni.

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Scianna Bellucci

“Il Sud e le Donne” è la mostra fotografica di Ferdinando Scianna che sarà allestita nel Castello Aragonese di Otranto dal 23 giugno al 30 settembre 2015. La mostra è prodotta dall’associazione “Veluvre – Visioni culturali” ed è una delle iniziative della rassegna culturale itinerante “Tu non conosci il Sud”, a cura di Oscar Iarussi. Le immagini sono state scelte personalmente da Scianna e sono introdotte da testi critici dell’anglista Vito Amoruso e dello stesso Iarussi.

“Tu non conosci il Sud” prende il nome da un verso dello scrittore Vittorio Bodini (1914-1970) che fu sodale di Leonardo Sciascia, l’autore decisivo nella formazione di Scianna. La rassegna sinora ha fatto tappa a Bari e a Matera designata capitale europea della cultura 2019.

Info: www.comune.otranto.le.it www.tunonconoscilsud.it

di Oscar Iarussi

“Tu non conosci il Sud” è un lampo del poeta pugliese Vittorio Bodini (1914-1970). La sua luce orienta il cammino di un’iniziativa culturale che sta provando a stimolare incontri, a smuovere pensieri e a sprigionare emozioni. Ve n’è bisogno nel Mezzogiorno spesso rappresentato come una galleria di macchiette grottesche o criminali, che non mancano, ma attengono all’Italia tutta. Immagini stereotipate da fiction televisiva non di prim’ordine sminuiscono e mortificano la complessità e le potenzialità di intere regioni.

La politica in primis appare da tempo indifferente al Sud o talora punta a trasformarlo in un brand. Come se la terra – l’avete toccata questa terra? – potesse mai essere questione di marketing e non di scelte e di cuore e di coraggio. “Tu non conosci il Sud”, appunto, perché qui non c’è Gomorra a ogni angolo né si balla la pizzica tutto l’anno. “Tu non conosci il Sud” perché non è “un paradiso abitato da diavoli”, il luogo comune – nonché l’alibi – che maggiormente appaga e tranquillizza l’opinione pubblica, persino quella meridionale.

Di tale iniziativa culturale, nata a Bari qualche mese fa, la mostra fotografica “Il Sud e le donne” di Ferdinando Scianna è parte integrante e finora ne è stata anche il generoso “messaggero”. Dopo il foyer del teatro Petruzzelli nel capoluogo pugliese e la Casa Cava nei Sassi di Matera nominata Capitale europea della cultura per il 2019, è adesso il Castello Aragonese di Otranto a ospitare le magnifiche immagini di un fotografo italiano tra i più apprezzati in ogni dove, un maestro anticonvenzionale e molto amato. I volti femminili in mostra non sono icone, ma esercizi di realtà, della sua rapinosa bellezza.

D’altronde, la formula di “Tu non conosci il Sud” chiama a raccolta discipline e linguaggi diversi fra loro che fraternizzano in un proposito comune: contribuire all’onore e alla concretezza simbolica del Mezzogiorno. Per il giovane fotoreporter siciliano Scianna fu decisivo l’incontro con Leonardo Sciascia, lo scrittore rivelatosi grazie a Le parrocchie di Regalpetra (Bari, 1956) apparso negli innovativi “Libri del tempo” dell’editore Vito Laterza. È la medesima collana in cui trovò posto Contadini del Sud di Rocco Scotellaro, poeta e intellettuale modernissimo, forse più “giovane” oggi che nel 1953 in cui scomparve trentenne e incompreso (Scotellaro è uno dei numi tutelari di Matera 2019).

Sciascia e Bodini si scambiarono lettere, idee e vagheggiarono una raccolta mediterranea di testi antichi e moderni. Voci lontane, sempre presenti che – a prestar orecchio – echeggiano nella fortezza di Otranto. La sua struttura originaria risale a quasi mille anni fa e presto ne sarà completato il restauro che potrebbe farla rinascere quale contenitore culturale. Così adocchia il futuro un’antica imago urbis che comprende la Cattedrale dei Martiri e il mare, una città davvero posta “tra l’acqua benedetta e l’acqua  salata”, per dirla con la felice definizione del regno di Napoli coniata da Ernesto de Martino.

“Tu non conosci il Sud, le case di calce / da cui uscivamo al sole come numeri / dalla faccia d’un dado”. Versi che suonano come un azzardo, una vertigine. C’è il segno di una condizione che conosciamo nell’essere “numeri”, per esempio precari nel lavoro. Perciò ricominciare dal Sud e nel Sud si può. L’essenza stessa di Otranto lo testimonia: frontiera dell’alba, tenace levante, mediterranea senza retorica, semplicemente destinata agli inizi.

di Vito Amoruso

Ho sempre pensato che l’inconfondibile cifra espressiva di Ferdinando Scianna risieda in una straordinaria capacità di conferire alla realtà osservata, o meglio alla sua immagine riflessa nello scatto fotografico, una qualità visionaria, ben oltre la sua natura apparente di “oggetto” da riprodurre.

Immagini e  ritratti – rappresentino essi persone, cose, paesaggi, luci, ombre, chiaroscuri, tempo e stagioni della vita che Scianna sempre raccorda fino a fonderli fra di loro – sono sottoposti alla reinvenzione di uno sguardo che individua un loro “oltre”, una essenza segreta che viene intravista, o, si potrebbe dire, leopardianamente “si finge”.

L’affinità con i tratti distintivi della lingua della poesia è resa evidente da una qualità antirealistica dello sguardo di Scianna, che aggiunge a ciò che viene fissato nell’istante di uno scatto, una sua estrema verità o, forse, la radice ultima di una sua suprema illusione. Di qui a me pare discenda una ulteriore sua cifra distintiva, cioè la natura di scena teatrale delle sue immagini e dei suoi ritratti: il suo sguardo “espone” la scena insieme eterna e cangiante delle nostre vite, la loro strutturale recita.

Nulla lo dimostra meglio di queste foto di “donne del Sud” esposte a Bari: l’ostensione stilisticamente accentuata delle loro pose e dei gesti, sullo sfondo e nella cornice arcaica o modernamente surreale che li racchiude, non rappresenta una verità documentaria e tanto meno antropologica, ma il loro esatto contrario. Sono ritratti di donne, note o sconosciute, tutte di conturbante bellezza, colte nel loro transito, velate da una tenda o incorniciate dentro il riquadro di un rustico o fra volti di anziani a loro appaiati. Donne eccentriche nel loro abbigliarsi: il nero totale che le trasforma in steli, gli arabeschi screziati che ramificano le loro vesti o le gonne aperte a ventaglio come corolle di un fiore.

Sono, queste donne, anche volti di fanciulle che fissano l’obiettivo a viso aperto, ma non per questo meno impenetrabile, occhi bruni che osservano diritti o di sbieco, incorniciati da una ghirlanda rustica che sembra evocare un lontano oriente o completamente di spalle, oppure sullo sfondo aperto di uno sfuggente orizzonte marino al quale paiono appartenere.

Sono visionarie immagini del cuore, accarezzate ombre della propria fantasia che fissano il mistero di un universo femminile insieme familiare e straniero.

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Tu non conosci il Sud: le donne di Scianna a Matera https://minimaetmoralia.it/fotografia/tu-non-conosci-il-sud-le-donne-di-scianna-a-matera/ https://minimaetmoralia.it/fotografia/tu-non-conosci-il-sud-le-donne-di-scianna-a-matera/#comments Sat, 04 Apr 2015 12:00:20 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=26132 Approda a Matera, da sabato 4 aprile a domenica 19, all'interno di Casa Cava (in via San Pietro Barisano) la mostra fotografica di Ferdinando Scianna «Il Sud e le Donne», una produzione dell’associazione culturale barese Veluvre – Visioni  Culturali

di Oscar Iarussi

Tu non conosci il Sud” è un lampo del poeta meridiano Vittorio Bodini (1914-1970). Allo scoccare del centenario, la sua luce ha orientato una iniziativa culturale a Bari, che ha stimolato incontri, smosso pensieri e liberato emozioni. La manifestazione venne subito patrocinata da Matera 2019, il cui sguardo va ben di là dai confini dei Sassi e delle gravine, lungo il filo dell’orizzonte europeo nel Meridione. Il cardine della rassegna? Ora eccolo qui a Matera: è la mostra fotografica “Il Sud e le donne” di Ferdinando Scianna, concepita all’uopo, che approda da sabato 4 a domenica 19 aprile 2015 nella Casa Cava. È questo un altro prestigioso contenitore culturale, dopo il foyer del teatro Petruzzelli, “in dialogo” con le magnifiche immagini di Scianna, senza dubbio tra i fotografi italiani più apprezzati in ogni dove, un maestro anticonvenzionale e molto amato. D’altronde, la formula di “Tu non conosci il Sud” chiama a raccolta discipline e linguaggi diversi fra loro che fraternizzano in un proposito comune: contribuire all’onore e alla concretezza simbolica del Mezzogiorno.

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Approda a Matera, da sabato 4 aprile a domenica 19, all’interno di Casa Cava (in via San Pietro Barisano) la mostra fotografica di Ferdinando Scianna «Il Sud e le Donne», una produzione dell’associazione culturale barese Veluvre – Visioni  Culturali

di Oscar Iarussi

Tu non conosci il Sud” è un lampo del poeta meridiano Vittorio Bodini (1914-1970). Allo scoccare del centenario, la sua luce ha orientato una iniziativa culturale a Bari, che ha stimolato incontri, smosso pensieri e liberato emozioni. La manifestazione venne subito patrocinata da Matera 2019, il cui sguardo va ben di là dai confini dei Sassi e delle gravine, lungo il filo dell’orizzonte europeo nel Meridione. Il cardine della rassegna? Ora eccolo qui a Matera: è la mostra fotografica “Il Sud e le donne” di Ferdinando Scianna, concepita all’uopo, che approda da sabato 4 a domenica 19 aprile 2015 nella Casa Cava. È questo un altro prestigioso contenitore culturale, dopo il foyer del teatro Petruzzelli, “in dialogo” con le magnifiche immagini di Scianna, senza dubbio tra i fotografi italiani più apprezzati in ogni dove, un maestro anticonvenzionale e molto amato. D’altronde, la formula di “Tu non conosci il Sud” chiama a raccolta discipline e linguaggi diversi fra loro che fraternizzano in un proposito comune: contribuire all’onore e alla concretezza simbolica del Mezzogiorno.

Per il giovane fotoreporter siciliano Scianna fu decisivo l’incontro con Leonardo Sciascia, lo scrittore rivelatosi grazie a Le parrocchie di Regalpetra (Bari, 1956) apparso negli innovativi “Libri del tempo” dell’editore Vito Laterza. È la medesima collana in cui trovò posto Contadini del Sud di Rocco Scotellaro, poeta del riscatto ed intellettuale modernissimo, forse più “giovane” oggi che nel 1953 in cui scomparve trentenne e incompreso. Scotellaro è uno dei numi tutelari di Matera capitale europea della cultura 2019, ovvero della Basilicata coast to coast dall’Atlantico al Mar Nero, diremmo con Rocco Papaleo (tra i protagonisti di “Tu non conosci il Sud” a Bari).

Scianna e Bodini si scambiarono lettere, idee e vagheggiarono una raccolta mediterranea di testi antichi e moderni. Voci lontane, sempre presenti che – a prestar orecchio – echeggiano anche nello scrigno ipogeo di Casa Cava. “Tu non conosci il Sud, le case di calce / da cui uscivamo al sole come numeri / dalla faccia d’un dado”. Un azzardo, una vertigine. C’è il segno stesso del nostro presente nell’essere “numeri”, per esempio precari nel lavoro. Eppure bisogna lanciarsi nel mattino, fare l’esperienza del nitore, senza temere le ombre né sottacere i problemi: “Ha da passà ‘a nuttata” non vuol dire che la nottata sia già passata (immenso Eduardo).

Ricominciare dal Sud si può, oltre i luoghi comuni che lo riducono a un eden folcloristico o a una sconfinata Gomorra. La sfida di Matera 2019 è lì a ricordarlo, mentre i volti femminili in mostra costituiscono un invito in tal senso: sono esercizi di realtà, della sua rapinosa bellezza.

 

Ferdinando Scianna, una visionaria scena di ombre

di Vito Amoruso 

Ho sempre pensato che l’inconfondibile cifra espressiva di Ferdinando Scianna risieda in una straordinaria capacità di conferire alla realtà osservata, o meglio alla sua immagine riflessa nello scatto fotografico, una qualità visionaria, ben oltre la sua natura apparente di “oggetto” da riprodurre.

Immagini e  ritratti – rappresentino essi persone, cose, paesaggi, luci, ombre, chiaroscuri, tempo e stagioni della vita che Scianna sempre raccorda fino a fonderlifra di loro – sono sottoposti alla reinvenzione di uno sguardo che individua un loro  “oltre”,  una essenza segreta che viene intravista, o, si potrebbe dire, leopardianamente “si finge”.

L’affinità con i tratti distintivi della lingua della poesia è resa evidente da una qualità antirealistica dello sguardo di Scianna, che aggiunge  a ciò che viene fissato nell’istante di uno scatto,una sua estrema verità o,  forse, la radice ultima di  una sua suprema illusione. Di qui a me pare discenda una ulteriore sua cifra distintiva, cioè la natura di scena teatrale delle sue immagini e dei suoi  ritratti: il suo sguardo “espone” la scena insieme eterna e cangiante delle nostre vite, la loro strutturale recita.

Nulla lo dimostra meglio di queste foto di “donne del Sud” esposte a Bari: l’ostensione stilisticamente accentuata delle loro pose e dei gesti, sullo sfondo e nella cornice arcaica o modernamente surreale che li racchiude, non rappresenta una verità documentaria e tanto meno antropologica, ma il loro esatto contrario.

Sono ritratti di donne, note o sconosciute, tutte  di conturbante bellezza, colte nel loro transito, velate da una tenda o incorniciate dentro il riquadro di un rustico o fra volti di anziani a loro appaiati. Donne eccentriche nel loro abbigliarsi: il nero totale che le trasforma in steli, gli arabeschi screziati che ramificano le loro vesti o le gonne aperte a ventaglio come corolle di un fiore.

Sono, queste donne, anche  volti di fanciulle che fissano l’obiettivo a viso aperto, ma non per questo meno impenetrabile, occhi bruni che osservano diritti o di sbieco, incorniciati da una ghirlanda rustica che sembra evocare un lontano oriente o completamente di spalle, oppure sullo sfondo aperto di uno sfuggente orizzonte marino al quale paiono appartenere.

Sono visionarie immagini del cuore, accarezzate ombre della propria fantasia che fissano il mistero di un universo femminile insieme familiare e straniero.

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Recensioni in forma di suggestione 02 https://minimaetmoralia.it/libri/recensioni-in-forma-di-suggestione-02/ https://minimaetmoralia.it/libri/recensioni-in-forma-di-suggestione-02/#respond Fri, 15 Jun 2012 13:40:40 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=8390 La rubrica di Gianluca Cataldo racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui il primo articolo.

Ore di Spagna (Leonardo Sciascia)

In molti casi l’uomo europeo si domanda della potenza delle arti, in molti si risponde evitando di utilizzare la parola ‘potere’, la parola ‘generazione’. Ha sentito letterati arguti parlare di traumatizzazione senza trauma; incappare nel fatal errore di incaponirsi nella ricerca di un punto di non ritorno. Alcuni lo hanno trovato nella tragedia dell’Heysel, altri nella guerra in Vietnam. Entrambi nello strappo col reale, nel solco scavato tra il nostro divano e il proiettore di questi traumi al silenziatore: il televisore. Abbiamo osservato l’altrui morire senza la pienezza dei sensi. Il solletico pietoso della vista è di un pallore abbacinante dinanzi alla pienezza dei cinque sensi, e quei letterati hanno colto in questa menomazione l’angolo del piano inclinato.

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Foto di Ferdinando Scianna

La rubrica di Gianluca Cataldo racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui il primo articolo.

Ore di Spagna (Leonardo Sciascia)

In molti casi l’uomo europeo si domanda della potenza delle arti, in molti si risponde evitando di utilizzare la parola ‘potere’, la parola ‘generazione’. Ha sentito letterati arguti parlare di traumatizzazione senza trauma; incappare nel fatal errore di incaponirsi nella ricerca di un punto di non ritorno. Alcuni lo hanno trovato nella tragedia dell’Heysel, altri nella guerra in Vietnam. Entrambi nello strappo col reale, nel solco scavato tra il nostro divano e il proiettore di questi traumi al silenziatore: il televisore. Abbiamo osservato l’altrui morire senza la pienezza dei sensi. Il solletico pietoso della vista è di un pallore abbacinante dinanzi alla pienezza dei cinque sensi, e quei letterati hanno colto in questa menomazione l’angolo del piano inclinato.

Tutto ciò ha destato una traumatizzazione senza trauma, dicono.

Oltre l’Europacentrismo c’è l’Italia nella sua piccolezza. E la Storia nella sua infinita ode di dio, e quindi nelle infinite strade che passando da Roma portano a rotonde in stile Zaia. Osserviamo tutto, e tutto è il Trauma. Dall’undici settembre 2001 al 2001 di Genova; Da Katrina all’alluvione di Giampilieri. Il muro, la caduta della Grecia, Freedomflottilla, Fukushima, Chernobyl, Three Miles Island, gli stupri correttivi.

E se proprio vogliamo un trauma nostrano (e già dal sapore globale) la legge 30 del 2003. Il Trauma generazionale, ma di un’altra generazione. Cattedratici, giornalisti e radiofonici, io sono con voi – pensa l’uomo europeo – ma ho 42 anni e sono fuori dai giochi. Eppure, l’uomo europeo, guarda al di là della propria età, dei traumi che si pensano esclusivi, e crede anche che l’arte abbia un ruolo importantissimo. Persino un ragazzo accorto come Sciascia ha dovuto aspettare il patrio tradimento a Chaplin e Gary Cooper per schierarsi a favore dei rojos nella guerra di Spagna. Nel suo gustoso libretto Ore di Spagna (e le foto di Scianna!) dice di essersi schierato con Franco e Mussolini, quando il trauma civile spagnolo ebbe inizio, a causa della stampa italiana. Quindi, cambiò radicalmente idea allorché gli stessi giornali suggerirono un boicottaggio nei confronti di quegli artisti nordamericani colpevoli di avere inviato denaro ai rojos, e di essersi con questi ideologicamente schierati. Non potendo tollerare una tale offesa a Charlot, il sedicenne Sciascia si incuriosì e lesse tutto, compreso il Quijote (come se il Don potesse spiegare la guerra civil con quasi quattrocento anni di anticipo!), e si fece un’idea avulsa dalla propaganda fascista.

Forse, la mescita dell’arte con la vita reale è un merito – e una pecca, basti ricordare che nell’Affaire Moro le citazioni presenti sono di Pasolini (un reale) e di Borges (l’irreale) – di Sciascia; forse non tutti sarebbero disposti a darle il credito che merita, ma l’arte possiede il pregio della globalità, una peculiarità, declinata per esso con le fattezze del difetto, propria anche del trauma in questo secolo.

La sfida reale sarebbe quella di creare una letteratura – dato che solo di letteratura si parla – europea. Se di una cosa si sente la mancanza, e almeno tutto ciò vale per l’uomo europeo, è dell’Europa unita.

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