Francoforte Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/francoforte/ un blog di approfondimento culturale Tue, 15 Oct 2013 09:59:29 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Francoforte Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/francoforte/ 32 32 Giusto due parole a Gian Arturo Ferrari https://minimaetmoralia.it/editoria/giusto-due-parole-a-gian-arturo-ferrari/ https://minimaetmoralia.it/editoria/giusto-due-parole-a-gian-arturo-ferrari/#comments Mon, 14 Oct 2013 22:27:53 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15841 di Christian Raimo Mi ero ripromesso di non essere ancora polemico con Gian Arturo Ferrari. Gli avevo imputato precedentemente varie responsabilità: in supersintesi, 1) la deriva mercatista della Mondadori, che volenti o nolenti hanno seguito tutti i gruppi editoriali grandi e piccoli e che oggi mostra le sue ferali conseguenze; e soprattutto 2) una gestione tutto […]

L'articolo Giusto due parole a Gian Arturo Ferrari proviene da Minima et Moralia.

]]>
di Christian Raimo

Mi ero ripromesso di non essere ancora polemico con Gian Arturo Ferrari. Gli avevo imputato precedentemente varie responsabilità: in supersintesi, 1) la deriva mercatista della Mondadori, che volenti o nolenti hanno seguito tutti i gruppi editoriali grandi e piccoli e che oggi mostra le sue ferali conseguenze; e soprattutto 2) una gestione tutto sommato fallimentare del Centro per il Libro e la Lettura, di cui è presidente da ormai qualche anno. Ma appunto erano e sono opinioni discutibili che ho espresso in qualche acceso dibattito in radio o al Salone del Libro o scritto su questo blog in qualità di lavoratore dell’editoria militante, sedicente intellettuale attento come si dice ai processi produttivi etc…
Eppure questa polemica apparentemente ad hominem aveva una motivazione che ieri per l’ennesima volta mi è stata chiara. Il Corriere della Sera del 14 ottobre pubblicava un corsivo sulla Buchmesse di Francoforte (potete leggerlo qui sul sito di Dagospia), in cui con tono blasé si raccontava il declino francofortese dell’editoria italiana: un ingloriosissimo viale del tramonto in cui turchi e azeri hanno ormai occupato gli avamposti (leggi: gli stand) che un tempo erano territorio italofono, lasciando al nostro paese un ruolo marginalissimo, residuale, nella scena internazionale.
L’ho letto e ho pensato: l’ha scritto un blogger dalla penna sapida, l’ha scritto uno studente scapigliato in cerca di riconoscimento intellettuale a forza di paradossi e dati allarmanti, uno stagista-cervelloinfuga di passaggio a Francoforte che ha fatto tracimare giustamente il vaso di una sana indignazione nei confronti di un’editoria stanca, arroccata su se stessa, priva di idee. La firma invece era quella di Gian Arturo Ferrari, il presidente del Cepell, ossia colui che la politica – il Ministero dei Beni Culturali nella gestione Bondi-Galan – ha designato per dirigere l’istituzione più importante per trovare soluzioni a un mondo complicato e in supercrisi come quello del libro. Trovare soluzioni, non lanciare geremiadi sul Corriere: questo mi sembra il compito di un’istituzione. Se non ci riesce, può passare la mano. Se per esempio non scova il modo di finanziare un settore al collasso (dove per inciso la “sua” Mondadori chiede sovrasconti ai librai per gli ordini e invita i suoi dipendenti a aprire la partita Iva), dopo aver pensato di trasformare le istituzioni che si occupano di editoria in fondazioni – come accade per altri beni culturali – e non esserci riuscito perché la legge italiana non lo permette, e dopo non essere riuscito a cambiare la legge, può passare la mano. Se per esempio non fa opera di militanza culturale, se non incoraggia o non conosce tutte le iniziative che dal basso in questi anni si sono sforzate di trovare le risorse culturali e finanziarie per sopravvivere nel tracollo, può passare la mano. Se in questi anni di presidenza del Cepell ad esempio non ha riscosso le simpatie di buona parte dell’editoria grande, media e piccola, probabilmente per i suoi trascorsi come capo di Mondadori e quindi non si è riuscito a creare, nonostante il suo indubbio profilo intellettuale e manageriale, un consenso tale da consentirgli di fare pressioni sulla classe politica, può passare la mano. Se utilizza i costosi dati Nielsen come campanello d’allarme della diffusione di un analfabetismo di andata e ritorno ma di fatto non ha un antidoto di sistema a tutto ciò, può passare la mano. Se di fatto quel ruolo di proposta politica e coordinamento del mondo del libro in questi anni l’ha svolto un soggetto informale e supplente come il Forum del Libro e non il Cepell, può passare la mano. Se il Cepell rimane nonostante investimenti nell’autopromozione un’entità sconosciuta alla maggior parte dei lettori italiani, può passare la mano. Etcetera.
E lo dico, sul serio, senza polemica. In qualità di editorialista trovo i suoi pezzi trancianti, millimetricamente centrati, ben scritti; con l’unico difetto – piuttosto evidente: che dovrebbero essere diretti contro se stesso visto che Ferrari mantiene questo ruolo al Cepell. Si tratta, a ben pensare quindi, di un difetto facilmente eliminabile.

L'articolo Giusto due parole a Gian Arturo Ferrari proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/editoria/giusto-due-parole-a-gian-arturo-ferrari/feed/ 31