Gaber Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/gaber/ un blog di approfondimento culturale Fri, 24 Jan 2014 15:54:00 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Gaber Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/gaber/ 32 32 Rossori letterari https://minimaetmoralia.it/libri/rossori-felice-accame/ https://minimaetmoralia.it/libri/rossori-felice-accame/#comments Fri, 24 Jan 2014 13:07:14 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=17839 Questo pezzo è uscito su la Repubblica.

Ordiniamo a qualcuno di arrossire. Presumibilmente – dopo una serie di sforzi per indursi disagio, una declinazione del metodo Stanislavskij focalizzato sulla vergogna – l’esito sarà nullo. Forse con un po’ d’impegno si arriverà a simulare, nella postura, l’imbarazzo (sguardo in basso, la punta delle dita contro le labbra), ma guance e fronte permarranno intatte.

Il rossore si sottrae all’ordine. Perché, appunto, non può essere suscitato da un comando, ma anche nel senso che coincide con un disordine del corpo, con una sua piccola impalpabile insubordinazione. Il rossore è l’irruzione improvvisa, sulla superficie somatica, di uno stato d’animo che non si è in grado di disciplinare: l’ammutinamento più lieve e silenzioso che i nostri corpi siano in grado di generare.

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masaccio

Questo pezzo è uscito su la Repubblica. (Immagine: un particolare della Cacciata dei progenitori dall’Eden di Masaccio)

Ordiniamo a qualcuno di arrossire. Presumibilmente – dopo una serie di sforzi per indursi disagio, una declinazione del metodo Stanislavskij focalizzato sulla vergogna – l’esito sarà nullo. Forse con un po’ d’impegno si arriverà a simulare, nella postura, l’imbarazzo (sguardo in basso, la punta delle dita contro le labbra), ma guance e fronte permarranno intatte.

Il rossore si sottrae all’ordine. Perché, appunto, non può essere suscitato da un comando, ma anche nel senso che coincide con un disordine del corpo, con una sua piccola impalpabile insubordinazione. Il rossore è l’irruzione improvvisa, sulla superficie somatica, di uno stato d’animo che non si è in grado di disciplinare: l’ammutinamento più lieve e silenzioso che i nostri corpi siano in grado di generare.

A questa manifestazione corporale è dedicato Rossori. Viatico all’esercizio della colpa e della redenzione di Felice Accame (:duepunti edizioni), un saggio breve che si concentra non tanto sul rossore in sé quanto sulla sua funzione narrativa. Che cosa esprime un narratore nel momento in cui decide che un suo personaggio, in una determinata circostanza, si ritrova con le gote in fiamme? Quale universo valoriale media un comportamento narrativo di questo genere? Quale idea di individuo, di società, di colpa?

Di rossore, nota Accame, si era già occupato Darwin in un capitolo di L’espressione dei sentimenti nell’uomo e negli animali. Nel verificare che le donne arrossiscono più degli uomini e i giovani più dei vecchi, lo studioso britannico fissò anche una geopolitica del rossore: se «le razze semitiche arrossiscono facilmente ed intensamente, come è da aspettarsi per la somiglianza generale con gli Ariani», pare che Calmucchi, Malesi e Mulatti non arrossiscano mai. Quel che è certo è che il rossore è sempre involontario. Al limite, come cantava Gaber, possiamo rassicurare qualcuno esortandolo a «non arrossire quando ti guardo», a non percepire lo sguardo come giudizio.

Perché di questo si tratta: il rossore è un’improvvisa coscienza di sé nello spazio sociale, dunque in relazione agli altri. È la reazione che si determina quando sentiamo di esistere sotto gli occhi del mondo, disponibili a un privilegio che però è anche una violazione: essere percepiti da chi ci sta intorno. E dunque arrossiscono Adamo ed Eva nella cacciata dal Paradiso di Masaccio (coprendosi volto, seno e pube), ma arrossisce anche Saffo, turbata non dall’essere percepita bensì dal percepire, nel celebre frammento 31: «Appena ti guardo un breve istante, nulla mi è più possibile dire, ma la lingua mi si spezza e subito un fuoco sottile mi corre sotto la pelle».

Nel suo libro Accame si concentra su una scena del Viaggio sentimentale di Yorick lungo la Francia e l’Italia di Sterne analizzando una girandola di bagliori cutanei che affiorano sui volti di un frate e dello stesso Sterne, nonché su Il mistero del treno azzurro di Agatha Christie. Volendo proseguire il suo lavoro – evidentemente pensare il rossore è contagioso – ricordiamo la vampa fulminea che imperla il volto di Emma Bovary durante il suo primo incontro con il futuro marito: «Charles sentì il suo petto sfiorare la schiena della giovinetta, curva sotto di lui. Essa si risollevò tutta rossa, e lo guardò da sopra la spalla».

Al di là della natura ignobilmente viscerale, poco più in là nel romanzo di Flaubert, del rossore di Charles («le guance arrossate dalla digestione»), per leggere l’ipersensibilità epidermica di Emma torna utile quanto Roland Barthes scrisse su Dominique di Eugène Fromentin. Ragionando su questo libro colmo di luci e di tenebre, di effusioni immediatamente contenute, Barthes nota che in Dominique il corpo esiste attraverso «la via del gran patetico, sorta di linguaggio sublime che si ritrova nei romanzi e nelle pitture del romanticismo francese». Vale a dire che il rossore letterario è qualcosa di intensamente immateriale tramite cui sul volto non si genera solo un fenomeno fisiologico ma una piccola rivelazione culturale. Nel rossore, cioè, si svela quella costellazione di riferimenti che appartengono tanto allo scrittore quanto al milieu morale del suo tempo.

Se dunque Ariosto può ancora tradizionalmente connettere erubescenza e affetti («non ebbe rossore chiedermi aiuto in questo nuovo amore») e Shakespeare, con Amleto, consolidare il nesso tra vermiglio e verecondia («O Vergognadov’è il tuo rossore?»), Accame chiude il suo saggio ragionando sul caso vergognoso dell’attore di avanspettacolo Renato Maddalena che ormai anziano, alla fine dei ’60, si esibisce in teatro nel tip-tap su una botte. Quando il numero termina gli applausi sono tiepidi; ugualmente Maddalena fa una dedica a qualcuno che è lì in platea. Accame, presente in sala, si gira e intravede «una vecchietta, nel suo pacchettino nero, molte file indietro, nel vuoto»: la madre dell’artista. A quel punto il rossore non è più qualcosa di individuabile.

Non è dell’attore crocifisso al ridicolo, non è di sua madre e neppure di Accame che osserva imbarazzato: il disagio è ambientale, appartiene alla situazione. Come se ad arrossire, in determinate circostanze, non fosse più il singolo ma lo spazio e il tempo, loro malgrado consapevoli del tragicomico disastro dell’umano. Perché ci sono occasioni in cui – come in Vergogna di Coetzee, come nel Processo di Kafka – il rossore non è più contingente bensì assoluto. Epocale. La scoria di amor proprio che indisciplinabile colora di sé le cose e poi scompare.

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Il meglio di Pagina 3: settimana dal 19 al 23 novembre 2012 https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina-3-19-23-novembre-2012/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina-3-19-23-novembre-2012/#comments Fri, 23 Nov 2012 15:40:43 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=11594 Oggi parte una nuova rubrica in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di novembre è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Maria Friberg, Still Lives.)

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Oggi parte una nuova rubrica in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di novembre è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Maria Friberg, Still Lives.)

Lunedì 19 novembre:

  “Ecco cosa vuol dire subire una fatwa”. Salman Rushdie, perseguitato dagli ultrà islamici, racconta la sua vita da fuggitivo. Articolo di Matteo Sacchi, il Giornale, p. 20.

 Roth: ora sono libero, gioco con l’iPhone. Articolo di Paolo Mastrolilli, La Stampa, p. 23.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Sweet Lorraine di Teddy Wilson

 

Martedì 20 novembre:

 A qualcuno piace usato. Nell’anno nero dell’editoria, il settore dei libri di seconda mano va in controtendenza. Articolo di Mario Baudino, La Stampa, pp. 34-35.

 La filosofia della routine. Bauman: “Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”. Articolo di Raffaella De Santis, la Repubblica, p. 35.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Play Piano Play di Erroll Garner

 

Mercoledì 21 novembre:

 Lo stato culturale. Troppi soldi pubblici uccidono la creatività? Articolo di Francesco Merlo, la Repubblica, p. 35.

 Sotto il segno di Andy Warhol. Articolo di Gian Maria Annovi, il manifesto, p. 10.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Peu de chose di Enrico Pieranunzi.

 

Giovedì 22 novembre:

 Sesso, droga e computer. In fuga il re dell’antivirus, John McAfee. Articolo di Angelo Aquaro, la Repubblica, p. 33.

 Loach rifiuta il premio torinese: “Difendo gli operai sfruttati“. Accuse al Museo del cinema. Barbera: è male informato. Articolo di Valerio Cappelli, Corriere della Sera, p. 45.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Pixie #6 in A Minor di George Winston

 

Venerdì 23 novembre:

 Il calendario Maya dell’editoria. Articolo di Ilaria Bussoni su alfabeta2.it

 L’utopia del Signor G. Una breve storia della Sinistra secondo Gaber. Articolo di Laura Franza, la Repubblica, p. 44.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Jubilee di Bill Charlap

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