Geronimo Stilton Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/geronimo-stilton/ un blog di approfondimento culturale Fri, 28 Nov 2014 11:14:35 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Geronimo Stilton Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/geronimo-stilton/ 32 32 Sandro Veronesi e l’architettura della narrazione https://minimaetmoralia.it/libri/sandro-veronesi-terre-rare/ https://minimaetmoralia.it/libri/sandro-veronesi-terre-rare/#comments Fri, 28 Nov 2014 14:09:16 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=24506 Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Fonte immagine)

Dirò un’enormità, termine che piace moltissimo a Sandro Veronesi e che usa spesso nel suo Terre rare  (Bompiani, pag. 416, euro 19,00): il nuovo romanzo di Sandro Veronesi, una sorta di imprevisto sequel di Caos calmo (Premio Strega 2006), è il libro più divertente che abbia letto negli ultimi anni – divertente anche, e soprattutto, nel senso etimologico del termine di dèvertere, “far prendere un’altra direzione”. Maestro della digressione, come i suoi idoli Thomas Pynchon e David Foster Wallace, Veronesi è però attentissimo al senso dell’insieme e costruisce qui un romanzo che ha del miracoloso: pur traboccante di deviazioni– così simili ai quei cambi di direzioni apparentemente insensati che prendiamo ogni giorno navigando su Internet – Terre rare è calibrato, solido, verrebbe da dire, sodo. Come un palazzo costruito da un architetto molto capace, e un po’ visionario, che sta in piedi benissimo nonostante sembri cadere da un momento all’altro. (Sandro Veronesi, oltretutto,è laureato in Architettura con una tesi su Victor Hugo e viene il sospetto che, avesse fatto l’architetto, avrebbe costruito case stupefacenti).

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Dirò un’enormità, termine che piace moltissimo a Sandro Veronesi e che usa spesso nel suo Terre rare  (Bompiani, pag. 416, euro 19,00): il nuovo romanzo di Sandro Veronesi, una sorta di imprevisto sequel di Caos calmo (Premio Strega 2006), è il libro più divertente che abbia letto negli ultimi anni – divertente anche, e soprattutto, nel senso etimologico del termine di dèvertere, “far prendere un’altra direzione”. Maestro della digressione, come i suoi idoli Thomas Pynchon e David Foster Wallace, Veronesi è però attentissimo al senso dell’insieme e costruisce qui un romanzo che ha del miracoloso: pur traboccante di deviazioni– così simili ai quei cambi di direzioni apparentemente insensati che prendiamo ogni giorno navigando su Internet – Terre rare è calibrato, solido, verrebbe da dire, sodo. Come un palazzo costruito da un architetto molto capace, e un po’ visionario, che sta in piedi benissimo nonostante sembri cadere da un momento all’altro. (Sandro Veronesi, oltretutto,è laureato in Architettura con una tesi su Victor Hugo e viene il sospetto che, avesse fatto l’architetto, avrebbe costruito case stupefacenti).

Se in Caos calmo era un gioco di stasi centripeta, con l’ormai celebre immobilità di Pietro Paladini, seduto sulla panchina davanti alla scuola della figlia che faceva da magnete narrativo a tutti gli avvenimenti del libro, qui tutto è mobile: dopo aver lasciato Milano per Roma e aver cambiato lavoro (ora si occupa di vendere automobili in leasing), Pietro Paladini è in perenne movimento. Parte, arriva, cade, sviene. Questo Pietro Paladini assomiglia un po’ a Geronimo Stilton, il famoso topo amato dai bambini, che come lui sviene nei continui momenti di difficoltà. E Pietro Paladini di difficoltà ne incontra innumerevoli: in un solo giorno gli ritirano la patente, perde il telefonino, la guardia di finanza gli perquisisce l’ufficio, la figlia diciottenne scappa di casa, litiga con fidanzata e perde il lavoro. Ma è chiaro che il senso e – il divertimento – del nuovo romanzo di Veronesi non sono nella trama, che è comunque ricca di colpi di scena, ma nella scrittura. E nella sua capacità di contenimento. Perché non era facile infilare dentro un libro di quattrocento pagine praticamente tutto.

Tutto va dalle questioni cardine della letteratura del nostro tempo – la perdita dell’innocenza, la rimozione della morte e del dolore, il rapporto padri-figli e figli che diventano padri, la conoscenza di sé – a una serie di questioni oggi abbastanza fondamentali: come essere genitori di figli non tuoi, come relazionarsi con adolescenti ipermaturi e sofferenti “oltre il confine tremolante dei social network”, come reagire ai cambiamenti epocali provocati dallo “schianto” economico del 2008 (“Schianto”, altra parola che piace ossessivamente a Sandro Veronesi. Schianto che era profetizzato a più riprese in Caos calmo, romanzo di quasi dieci anni fa, dove Paladini si trovava alle prese con la simbolica e rovinosa fusione di due aziende televisive). Ma in Terre rare si parla anche di altro, ad esempio si parla di elenchi, di Twitter, di tatuaggi. Si parla dell’ossessione degli italiani per automobili, di cocaina, di sbagli sbagliati, di downshifting, di minerali chiamati “terre rare”. Si parla di “fregola da design” milanese e di fascino perverso del “coatto” romano e di quel territorio di frontiera ormai a tutti gli effetti molto letterario  che è la Roma marginale del Grande Raccordo Anulare.

Una delle più frequenti critiche che negli anni ho sentito fare a Sandro Veronesi – a tutti gli effetti il miglior scrittore della sua generazione, molto premiato e letto sia in Italia che in Francia – è che “gigioneggi” – termine, sarà un caso?, usato più volte in questo nuovo romanzo. Detto altrimenti: Veronesi è uno scrittore troppo consapevole della sua bravura. Per la verità Pietro Paladini, il narratore, gigioneggia eccome, ma Paladini non è Veronesi. E poi c’è bravura e bravura. In questo suo ottavo romanzo – complice anche un editing affilato per mano dello scrittore Massimiliano Governi più volte citato nel libro – Veronesi può permettersi di essere consapevole della sua bravura perché 1) in Terre rare non c’è una sola caduta di stile; 2) le (insensate?) epigrafi a inizio di ogni capitolo valgono da sole l’acquisto del libro; 3) il romanzo è un vero page-turner, uno di quei libri in cui una pagina tira l’altra e non si riesce proprio a fermarsi, come se questo fosse un male. Perché l’altra critica che spesso ho sentito fare al Veronesi romanziere è: com’è possibile che un romanzo profondo, importante, difficile – un “romanzo possente e pieno di destino” per citare ancora il narratore gigioneggiante Pietro Paladini, si legga in un battibaleno? “Non esistono libri facili o libri difficili”, diceva un mio vecchio amico, “esistono libri belli”. Terre rare è un romanzo comico, scoppiettante, strepitante come un camino acceso. Terre rare è un libro bello. Tra i più belli della nostra archistar.

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