Giampaolo Visetti Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/giampaolo-visetti/ un blog di approfondimento culturale Mon, 04 Feb 2013 11:05:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Giampaolo Visetti Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/giampaolo-visetti/ 32 32 Il meglio di Pagina3: settimana dal 3 al 7 dicembre https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-3-7-dicembre/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-3-7-dicembre/#respond Fri, 07 Dec 2012 14:30:48 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=11913 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di dicembre è Nicola Lagioia. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di dicembre è Nicola Lagioia. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.

Lunedì 3 dicembre:

• Taranto, la città di ferro. Articolo di Franco Arminio su doppiozero.com

• Il fronte degli scrittori. Perché oggi gli autori italiani tornano a raccontare la guerra. Articolo di Andrea Bajani, la Repubblica, p. 58.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  It might as well be spring nella versione di Bill Frisell e Fred Hersh

 

Martedì 4 dicembre: 

• Estratti dalle Pagine Corsare di Pier Paolo Pasolini sul rapporto Stato-Chiesa. Anche su pasolini.net

• Il ritorno di Mina. Da Presley a Porter, ecco le grandi canzoni della nostra America. Articolo di Paolo Giordano, il Giornale, p. 32.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Black and Tan Fantasy di Duke Ellington, interpretata da Thelonious Monk

 

Mercoledì 5 dicembre:

• Orlando Cruz, il pugile gay: “Metto ko i pregiudizi”. Articolo apparso su Der Spiegel, Il Fatto Quotidiano, p. 15.

• Lettera di un maestro al maestro Rossi Doria “Fino a 8 anni scuole libere dai computer”. Appello di Franco Lorenzoni su Repubblica.it

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Preludio in Re Minore di Esbjorn Svensson

 

Giovedì 6 dicembre:

• Il futuro ricomincia da noi. E dal whisky di Glasgow. Intervista a Ken Loach di Arianna Di Genova, il manifesto, p. 3.

• Brubeck, idolo bianco del jazz. Articolo di Marco Molendini, Il Messaggero, p. 27.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Dont’ worry about me di Dave Brubeck

 

Venerdì 7 dicembre:

• Niemeyer, l’architetto che amava le curve. Articolo di Gianni Riotta, La Stampa, p. 26.

• Lo scrittore e il ribelle. Nobel contro Nobel. Articolo di Giampaolo Visetti, la Repubblica, p. 46.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è The Mother di Ketil Bjornstad

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Verso un codice deontologico minimo del giornalismo culturale italiano https://minimaetmoralia.it/interventi/verso-un-codice-deontologico-minimo-del-giornalismo-culturale-italiano/ https://minimaetmoralia.it/interventi/verso-un-codice-deontologico-minimo-del-giornalismo-culturale-italiano/#comments Fri, 31 Aug 2012 17:54:24 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=9298 Ecco una questione semplice che sembra complicata ma non lo è.
Capita che da qualche giorno mi è stato dato l'incarico di coordinare un piccolo inserto culturale di un giornale che sta per nascere. L'inserto si chiama Orwell, il giornale Pubblico, ma non è di questo che voglio parlare.
È che pensando a come fare questo inserto, mi sono venute in mente una specie di regole minime che vorrei veder applicate nel giornalismo culturale; così le ho scritte, in una sorta di decalogo.

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Ecco una questione semplice che sembra complicata ma non lo è.
Capita che da qualche giorno mi è stato dato l’incarico di coordinare un piccolo inserto culturale di un giornale che sta per nascere. L’inserto si chiama Orwell, il giornale Pubblico, ma non è di questo che voglio parlare.
È che pensando a come fare questo inserto, mi sono venute in mente una specie di regole minime che vorrei veder applicate nel giornalismo culturale; così le ho scritte, in una sorta di decalogo.
Questo:

1. No alle marchette, di nessun tipo, mai, senza eccezioni.
2. No al linguaggio pubblicitario, “segnalazioni”, sudditanza nei confronti degli uffici stampa.
3. Gli articoli vanno scritti per i lettori non per ammiccare a qualche altro giornalista culturale con cui abbiamo un conto in sospeso.
4. Le fonti vanno citate e controllate: non siamo Giampaolo Visetti.
5. Il budget del giornale è trasparente e si gestisce in modo equo tra tutti i collaboratori.
6. Non esistono tematiche femminili, ma prospettive di genere.
7. Si attaccano anche violentemente le idee, le retoriche, le azioni, non le persone.
8. Le immagini non sono mai ornamentali.
9. Non occorre per forza sembrare originali e intelligenti, soprattutto se non lo si è.
10. Non esistono esclusive e veti incrociati per i collaboratori, a meno che non ci sia un contratto.

Sono tutte regole a cui tengo, la maggior parte talmente condivisibile da risultare lapalissiana, e – in questo senso – non sarebbero nemmeno difficili da rispettare, né arduo sanzionarne la trasgressione – con un po’ di discredito, eh. Ma ce n’è una a cui tengo di più ed è la decima. Rispettare la quale porterebbe a cambiare molto, e in meglio, lo stato dei rapporti tra le testate e i collaboratori.
Il meraviglioso mondo dei collaboratori occasionali è spesso simile a un purgatorio senza gironi. Una quantità sesquipedale di persone iperformate, iperdisponibili, mediamente molto intelligenti, immerse nel tempo plastico di un precariato post-universitario che può durare comodamente decenni porta avanti da anni le pagine culturali dei giornali italiani. In forma di collaborazione, saltuaria, spesso molto saltuaria, spesso sporadica, spesso un hapax. I compensi per le pagine dei quotidiani, dei settimanali, dei mensili sono dei più vari. Variano ovviamente da zero (in fondo collaborare a un giornali può spesso una forma di militanza: io per esempio l’ho fatto e lo continuerei a fare per il Manifesto) a varie centinaia di euro. All’interno di questo spettro però vanno comprese anche cifre come 8, 13, 18, 22… euro che sono i compensi di testate a diffusione nazionale. Il prezzo di una pizza e un bicchiere di vino, o di un kebab e una Peroni. Il pagamento in genere avviene a 2 mesi, 3 mesi, spesso 6 mesi, alle volte otto mesi, alle volte quando il giornale chiude e arrivano i liquidatori, alle volte mai.
Ora questa situazione è deprimente, ma come dire, è risaputa. Il libero mercato dello sfruttamento.
Però, proprio perché la prassi è questa, mi sembra molto molto scorretta e anche antiliberale un’altra microprassi. Ossia la norma non-scritta per cui io – collaboratore saltuario, a vario titolo sfruttato, che non ho magari mai visto in faccia il redattore delle pagine culturali né ho mai messo piede nella redazione del giornale – vengo costretto a scegliere se collaborare al giornale X o a quello Y. Se collaboro a X, poi a Y si arrabbiano e non mi chiamano più. E allora, uno si chiede, fatemi un contratto, no? La mia penna vi piace? I miei articoli sono ben scritti e quantomeno utili per dare alle pagine quella linea che a voi redattori serve? E allora compratevi in qualche modo l’esclusiva! Garantitemi una continuità di qualche tipo, non semel in anno! Consentitemi di sentirmi parte del giornale! Fatemi contare su un fisso mensile! No?
Non vi pare un piccolo ricatto? Non vi sembra però appunto abbastanza semplice sottrarvisi e – soprattutto – smettere di attuarlo?

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