Gianni De Magistris Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/gianni-de-magistris/ un blog di approfondimento culturale Mon, 12 Nov 2012 13:02:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Gianni De Magistris Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/gianni-de-magistris/ 32 32 Grecia sul lastrico https://minimaetmoralia.it/sport/grecia-sul-lastrico/ https://minimaetmoralia.it/sport/grecia-sul-lastrico/#comments Thu, 07 Jun 2012 09:52:13 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7917 Pubblichiamo un articolo di Matteo Nucci, uscito su «Repubblica», sulla crisi greca nello sport.

Atene. “Dal paradiso all'inferno”. Lascia cadere le mani sul tavolo, Vassilis Sevastis, e la stanza rimbomba e carte volano giù. È un personaggio omerico, Sevastis. Sessantaduenne presidente della Federazione di Atletica (SEGAS), ex decathleta, ha mani come palanche, baffoni, una stazza micidiale. Fa paura mentre prende il fascicolo dei progetti quinquennali che aveva pubblicato a inizio 2010 e lo getta nel cestino. Mima quello che, secondo lui, avrebbero fatto al Ministero. Il cestino rotola in terra. “Tutto andato, chiaro? Lo sport non interessa a nessuno. Dopo le Olimpiadi, nulla”.

Pochi giorni fa, Sevastis ha annunciato una decisione storica: chiudere le attività. Niente corse, salti, marce, niente gare in Grecia per l'intero mese almeno. La situazione si è fatta insostenibile. Allenatori e impiegati che non prendono lo stipendio da giugno. Impianti in cui il riscaldamento è un ricordo. Spogliatoi in cui manca l'acqua calda. Soldi per pagare gare e circoli giovanili assenti. Debiti che ormai non consentono più alcuna programmazione. “Guardi qua” fa Sevastis “Ecco i conti”. Il fogliaccio trema. Tagli ce ne sono per tutte le federazioni ma nessuna soffre come l'Atletica leggera. Si passa dagli 8 milioni e 250.000 euro del 2010 ai 6 milioni e mezzo del 2012, ma soprattutto il dito chilometrico di Sevastis indica il taglio del2011. Ainizio anno vengono promessi in bilancio 7 milioni 350.000 euro che a settembre scorso diventano 5 milioni 450.000. “Quasi due milioni di euro in meno. Ma noi avevamo programmato, comprato, speso. E ora? Ora siamo in rosso per la prima volta nella nostra storia”.

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Pubblichiamo un articolo di Matteo Nucci, uscito su «Repubblica», sulla crisi greca nello sport.

Atene. “Dal paradiso all’inferno”. Lascia cadere le mani sul tavolo, Vassilis Sevastis, e la stanza rimbomba e carte volano giù. È un personaggio omerico, Sevastis. Sessantaduenne presidente della Federazione di Atletica (SEGAS), ex decathleta, ha mani come palanche, baffoni, una stazza micidiale. Fa paura mentre prende il fascicolo dei progetti quinquennali che aveva pubblicato a inizio 2010 e lo getta nel cestino. Mima quello che, secondo lui, avrebbero fatto al Ministero. Il cestino rotola in terra. “Tutto andato, chiaro? Lo sport non interessa a nessuno. Dopo le Olimpiadi, nulla”.

Pochi giorni fa, Sevastis ha annunciato una decisione storica: chiudere le attività. Niente corse, salti, marce, niente gare in Grecia per l’intero mese almeno. La situazione si è fatta insostenibile. Allenatori e impiegati che non prendono lo stipendio da giugno. Impianti in cui il riscaldamento è un ricordo. Spogliatoi in cui manca l’acqua calda. Soldi per pagare gare e circoli giovanili assenti. Debiti che ormai non consentono più alcuna programmazione. “Guardi qua” fa Sevastis “Ecco i conti”. Il fogliaccio trema. Tagli ce ne sono per tutte le federazioni ma nessuna soffre come l’Atletica leggera. Si passa dagli 8 milioni e 250.000 euro del 2010 ai 6 milioni e mezzo del 2012, ma soprattutto il dito chilometrico di Sevastis indica il taglio del2011. Ainizio anno vengono promessi in bilancio 7 milioni 350.000 euro che a settembre scorso diventano 5 milioni 450.000. “Quasi due milioni di euro in meno. Ma noi avevamo programmato, comprato, speso. E ora? Ora siamo in rosso per la prima volta nella nostra storia”.

Le conseguenze immediate pesano innanzitutto sulla periferia del Paese. Lo spiega nel suo perfetto italiano Attanasio Raptis, diplomato all’Isef con lode e da quasi quarant’anni pianificatore per i centri più lontani da Atene, la capitale che da sola fa oltre la metà della popolazione. “Non ci sono più soldi per pagare le trasferte, né per compensare chi si classifica oltre il decimo posto. Dunque, i giovani tendono a non partire più per le competizioni. Le conseguenze si vedranno fra qualche anno”. In realtà, già si vedono. Sevastis tuona che dai 7.055 tesserati del 2009 si è passati ai 5.200 del 2011. La colpa è di chi non ha saputo far fruttare il paradiso delle Olimpiadi 2004. “Solo far bella figura quell’anno. Eppoi? Nessun progetto per gli impianti costruiti. Nessun’idea per come dare lustro ai volontari. Nessuno stimolo per i giovani. Nessuna promessa per gli sponsor. Hanno pensato solo a spartirsi soldi, posti e risultati”.

Dagli al politico. Lo sport nazionale è diventato questo. Con parecchie ragioni e qualche torto di convenienza. Lo dice senza mezzi termini il Presidente del Comitato Olimpico, Spyros Capralos, cinquantatreenne dall’aria misurata del banchiere di successo, ma anche lui con un bel passato di agonismo. Pallanuotista alle Olimpiadi ’80 e ’84 se la ride se gli chiedi cosa succedeva sott’acqua quando sfidava Gianni De Magistris ma preferisce parlare del presente. “Non chiediamo elemosine. Troppo facile. Dobbiamo smetterla, noi greci, di chiedere soldi al politico di turno. Crede che il Comitato non stia soffrendo? Ascolti: abbiamo subito un taglio del budget da 3 milioni 850.000 euro a 1 milione 700.000, ma la cosa peggiore è che avevamo in Banca un conto di 1 milione e mezzo, da cui lo Stato ha prelevato e investito, senza chiedercelo, 1 milione e 79 mila euro. Prenderemo provvedimenti legali ma intanto dobbiamo cavarcela. Abbiamo trovato ottimi sponsor e per la preparazione e le qualificazioni in vista delle Olimpiadi di Londra abbiamo anche ricevuto gli aiuti del Programma di Solidarietà del Comitato Olimpico Internazionale. Perché certo  a Londra ci saremo. In quanti è ancora prematuro dirlo. Ma puntiamo almeno a sei medaglie”.

La vetrata dietro le spalle di Capralos si apre su un panorama mozzafiato: le strutture olimpiche e lo stadio coperto – con enormi spese e problemi – da Calatrava. Siamo nel ricco nord di Atene, tra villini che riposano nel verde di ulivi, mimose e oleandri e già il palazzo del Comitato è tutt’altra cosa rispetto agli stanzoni polverosi del Segas sull’arteria trafficata di viale Syngrou. “L’apparenza inganna” fa Capralos alzando le sopracciglia nel più classico dei gesti greci, un altro gesto omerico, attribuito più volte a Zeus. “Però è vero che questi stadi olimpici sono ben utilizzati. Molto vivi. Per altre situazioni certo è mancata anche la più minima progettazione. Ora, però, cerchiamo di essere chiari. Le Olimpiadi del 2004 sono costate in totale poco più di dieci miliardi, l’equivalente del deficit delle ferrovie, che non funzionano, e una parte minima dei 360 miliardi che era il debito complessivo greco prima del taglio. Ebbene, quei lavori hanno portato infrastrutture essenziali – alcune visibili come strade, metropolitane e ponti, altre spesso dimenticate come telecomunicazioni e energia elettrica. Prima i blackout ad Atene d’estate erano frequentissimi, lo sa?” Capralos ha vissuto a New York, Londra, Milano, ma qui dice di voler lottare. “Sono pessimista però. Lo ammetto. E sono stanco. Non so se continuerò. Per ora cerco di non pensarci. A Londra dobbiamo offrire una grande dimostrazione di orgoglio. Sarà importante per tutti i Greci, per il nostro spirito”.

Gli stadi che non sono dietro la vetrata di Capralos offrono l’immagine più chiara della parabola greca. A Galatsi, dove si giocava a ping pong, i cittadini chiedono che siano rimosse le reti, per consentire ai loro cani di scorrazzare sui prati. Nel 2006, una joint-venture greco-portoghese si era aggiudicata la gara per riutilizzare le strutture ma la burocrazia infinita ha bloccato ogni cosa e gli investitori si sono ritirati. Ancora peggio al Faliro, attorno allo stadio di Taekwondo che comincia a arrugginirsi. Lo spettacolo del bestione sul mare, e le sue reti circondate da roulotte di comitive gitane, è quasi commovente. Anche perché, nonostante tutto, i Greci la sanno lunga. Sanno bene, fin dalle loro origini, che non si scherza con la tracotanza perché questa viene regolarmente punita. Così ora alcuni di loro gongolano. La medaglia d’oro ai campionati mondiali indoor di salto in alto conquistata da Dimitris Hondrokoukis con 2 e 33 è un segno preciso. Il padre che lo allena scuote la testa e non risponde. Ha già parlato abbastanza in tv sollevando polemiche per le sue critiche all’assenza di fondi.

Chi parla allora è uno di quegli allenatori che sono fondamentali per il futuro: Giannis Koutsoflinis, da nove anni allenatore nazionale dei giovani atleti. Non prende più stipendio da giugno. Va avanti con i pochi soldi che riceve come maestro di educazione fisica a scuola. Spegne una sigaretta e fa una smorfia eloquente: “Ha mai visto lei i ricchi che si allenano e soffrono ogni giorno? Sì, magari li vede che fanno golf o vanno a cavallo. Be’, se non capisce, glielo dico io. Tutto questo ci servirà. Diventeremo fortissimi. Ci vuole la rabbia della povertà per vincere”.

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