Giuseppe Marcenaro Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/giuseppe-marcenaro/ un blog di approfondimento culturale Thu, 11 May 2017 12:07:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Giuseppe Marcenaro Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/giuseppe-marcenaro/ 32 32 Reperti, tracce, frammenti: ritratti d’artista https://minimaetmoralia.it/letteratura/reperti-tracce-frammenti-ritratti-dartista/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/reperti-tracce-frammenti-ritratti-dartista/#comments Thu, 11 May 2017 12:30:47 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=34348 Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Potremmo chiamarli libri-pollicino. Vale a dire quei libri che, così come il protagonista della fiaba dei Grimm segue la traccia dei sassolini per ritrovare la via di casa, si affidano a una serie di frammenti per individuare un percorso e dare forma a un disegno. Programmaticamente frammentario è il modo in cui ha proceduto Reiner Stach in Questo è Kafka? (Adelphi, traduzione di Silvia Dimarco e Roberto Cazzola).

Lavorando per oltre un decennio alla biografia dello scrittore praghese (uscita in Germania in tre volumi), Stach ha fissato 99 reperti – foto, appunti, testi di canzoni, stralci da lettere e diari –, ognuno dei quali introduce a una situazione o descrive un legame, lascia affiorare una sfumatura del temperamento, qualcosa che il setaccio biografico tradizionale non intercetta. Ne viene fuori un ritratto composto da materiali minuti, un combinarsi di elementi irrilevanti che restituiscono una percezione di Kafka radicalmente terrestre.

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Potremmo chiamarli libri-pollicino. Vale a dire quei libri che, così come il protagonista della fiaba dei Grimm segue la traccia dei sassolini per ritrovare la via di casa, si affidano a una serie di frammenti per individuare un percorso e dare forma a un disegno. Programmaticamente frammentario è il modo in cui ha proceduto Reiner Stach in Questo è Kafka? (Adelphi, traduzione di Silvia Dimarco e Roberto Cazzola).

Lavorando per oltre un decennio alla biografia dello scrittore praghese (uscita in Germania in tre volumi), Stach ha fissato 99 reperti – foto, appunti, testi di canzoni, stralci da lettere e diari –, ognuno dei quali introduce a una situazione o descrive un legame, lascia affiorare una sfumatura del temperamento, qualcosa che il setaccio biografico tradizionale non intercetta. Ne viene fuori un ritratto composto da materiali minuti, un combinarsi di elementi irrilevanti che restituiscono una percezione di Kafka radicalmente terrestre.

L’autore del Processo beve molta birra e ha un flirt con una bambinaia, per la prima volta prende la metropolitana osservandola curioso, si accanisce su una virgola, teme i topi e vuole diventare ricco progettando una serie di guide turistiche (va considerato che se questo progetto fosse andato in porto, oggi useremmo la parola Kafka come diciamo Baedeker).

Analogamente in Scarti (il Saggiatore) uno studioso del calibro di Giuseppe Marcenaro concentra la sua attenzione sulla materia minore di cui la letteratura da sempre si nutre: «gli scarti, i rifiuti, muriccia, calcinacci, rottami, rumenta et zettum». Recuperando dal cestino della carta straccia il foglietto sul quale Giacomo Leopardi annota una lista di squisitezze di cui – nonostante a Napoli infuri il colera – non vuole privarsi, un biglietto da visita appartenuto ad Arthur Rimbaud (oppure no, non è detto, potrebbe essere uno scherzo dello stesso Rimbaud, come fidarsi di qualcuno che scrive: «Je est un autre»?), e ancora una cartolina raffigurante «il più vecchio pescatore di Claddagh» che Stephan Dedalus invia il 26 luglio 1912 a Hector Schmitz («A portrait of the artist as an old man», recita il testo con cui James Joyce gioca ellitticamente con l’amico Italo Svevo), Marcenaro dice di sì al rifiuto, si fa carico del disperso, del ciancicato, del brandello e del brindello: si prende cura del dettaglio più negletto perché sa che proprio lì (nei sassolini disseminati lungo il sentiero) si nasconde, insieme al diavolo, anche la letteratura.

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