H.G. Wells Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/h-g-wells/ un blog di approfondimento culturale Wed, 08 May 2013 08:53:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg H.G. Wells Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/h-g-wells/ 32 32 Le lettere di Sacco e Vanzetti https://minimaetmoralia.it/libri/recensione-sacco-e-vanzetti-lorenzo-tibaldo/ https://minimaetmoralia.it/libri/recensione-sacco-e-vanzetti-lorenzo-tibaldo/#comments Wed, 08 May 2013 08:53:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12705 Ottantacinque anni fa, nell'agosto del 1927, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vennero giustiziati sulla sedia elettrica. Nel 1920, i due anarchici italiani erano stati arrestati, perché accusati di due rapine e di un duplice omicidio che non avevano commesso. Nei sette anni tra l'arresto e l'esecuzione si sviluppò un'amplissima campagna di opinione internazionale per la revisione del processo e la loro liberazione. Oggi noi sappiamo che non solo Sacco e Vanzetti erano innocenti, ma che quel processo fu un clamoroso errore giudiziario, in parte prodotto dall'isteria americana per il terrore dei radicali, unito alle paure per i “pericoli” dell'immigrazione italiana.

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Sacco-e-Vanzetti

Ottantacinque anni fa, nell’agosto del 1927, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vennero giustiziati sulla sedia elettrica. Nel 1920, i due anarchici italiani erano stati arrestati, perché accusati di due rapine e di un duplice omicidio che non avevano commesso. Nei sette anni tra l’arresto e l’esecuzione si sviluppò un’amplissima campagna di opinione internazionale per la revisione del processo e la loro liberazione. Oggi noi sappiamo che non solo Sacco e Vanzetti erano innocenti, ma che quel processo fu un clamoroso errore giudiziario, in parte prodotto dall’isteria americana per il terrore dei radicali, unito alle paure per i “pericoli” dell’immigrazione italiana.

Sacco e Vanzetti erano entrambe le cose: immigrati italiani (Sacco pugliese di Torremaggiore, Vanzetti piemontese di Villafalletto, in provincia di Cuneo) e anarchici libertari, vicini al gruppo di Luigi Galleani. Come scrisse Salvemini “i giurati condannarono nei due accusati piuttosto due rivoluzionari che i colpevoli del reato in discussione”. Tuttavia solo nel 1977, cinquant’anni dopo l’esecuzione, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis riabilitò completamente i due italiani, proclamando pubblicamente che quella pagina nera della storia statunitense andava rimossa.

Lorenzo Tibaldo, già autore della ricostruzione biografica “Sotto un cielo stellato. Vita e morte di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti”, ha ora raccolto per la casa editrice Claudiana tutte le lettere e gli scritti dal carcere – in gran parte inediti in Italia – dei due anarchici pugliesi. Il libro, “Nicola Sacco, Bartolomeo Vanzetti. Lettere e scritti dal carcere”, ripresenta i materiali usciti in volume negli Usa l’anno successivo all’esecuzione, con il patrocinio, tra gli altri, di Benedetto Croce, John Dewey, Théodore Dreiser, Maksim Gor’kj, Romain Rolland, Betrand Russel, H.G. Wells, Stefan Zweig.

Bastano questi nomi a delineare i confini amplissimi, al di là degli schieramenti politici e ideologici, del comitato a favore di Sacco e Vanzetti. Nata all’interno del movimento anarchico, la mobilitazione lo trascese ben presto, come ricorda John Dos Passos (autore all’epoca dell’accurato resoconto “Davanti alla sedia elettrica”) in un articolo del 1968 in appendice al volume. Probabilmente quella mobilitazione internazionale ha fatto irrompere per la prima volta nel Novecento, dopo la fine della Grande guerra, il peso dell’opinione pubblica – e il suo riprodursi tramite appelli, conferenze, manifestazioni, sit-in, pubblicazioni, articoli, libri, canzoni… Come ricorda ancora Dos Passos, allora non pochi si accorsero, da una parte e dall’altra, che queste cose possono contare più degli eserciti, e che la battaglia delle idee, soprattutto quando si accende attorno a un fatto concreto, è in grado di smuovere milioni di persone.

Ciò che emerge dalle lettere e dagli scritti dei due italiani è soprattutto un intreccio dimenticato di emigrazione e prime associazioni politiche e operaie. Quando fu arrestato, Sacco stava preparando i documenti per il rimpatrio e i bagagli per far ritorno in Italia. A differenza di Vanzetti (dei due, quello che ha scritto sicuramente di più), aveva definito conclusa la sua esperienza americana e sarebbe tornato nella sua Torremaggiore. La storia è andata da un’altra parte.

Le sue lettere e le sue note autobiografiche, redatte per la campagna di sensibilizzazione, delineano un personaggio che – al di là dell’icona – è in realtà rimasto in ombra. Sacco apparteneva a una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Non agiata, ma neanche in miseria. Nelle sue note scrive: “La precarietà in cui si dibatte l’esistenza di ogni piccolo proprietario terriero in Italia e la curiosità ingenita in ogni adolescente, il desiderio di affrontare l’ignoto, di provare nuove sensazioni, di creare per sé e dalla sua attività e perspicacia un mondo in cui si possa reclamare il naturale diritto all’esistenza, mi spinsero nel 1908 a emigrare. L’America era indicata come la terra promessa. Molti compaesani ne dicevano mirabilia.” Allora aveva solo 17 anni: “Di idee politiche, nel lasciare il paese che mi vide nascere, credo di non averne avute, se togliete una certa passione per gli ideali che avevano avuto apostolo e agitatore melanconico Giuseppe Mazzini.”

La descrizione che fa del duro lavoro degli immigrati sotto il controllo dei “bosses” non è molto dissimile dalle storie odierne di caporalato. La scoperta della politica maturò  poco alla volta. Nel volume ci sono anche alcuni suoi articoli per un foglio dell’epoca che aveva un nome bellissimo: “L’adunata dei refrattari”. Uno di questi, “Ai rivoluzionari cristiani” spiega bene, in controluce, questo singolare intreccio di anarchismo, idee di giustizia e libertà, miserie dell’immigrazione. Ma le lettere (alla moglie, al figlio, alle persone che gli furono più vicine durante gli anni di detenzione) fanno emergere, in Sacco come del resto per Vanzetti, soprattutto il lato umano, privato, davanti alla pena di morte. E all’avvicinarsi della sua esecuzione.

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James Ballard. Uno sciamano per l’apocalisse contemporanea https://minimaetmoralia.it/letteratura/james-ballard-uno-sciamano-per-lapocalisse-contemporanea/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/james-ballard-uno-sciamano-per-lapocalisse-contemporanea/#comments Thu, 06 Aug 2009 22:00:29 +0000 http://minimaetmoralia.wordpress.com/?p=494 Il 2009 è stato anche l’anno in cui James Ballard ci ha lasciati. Oltre che un’eredità, le sue opere rappresentano un interrogativo aperto su un argomento che credo ci terrà impegnati ancora a lungo: la presunta fine dell’umanesimo e del concetto di uomo come avevamo imparato a conoscerlo dal Rinascimento in poi. Questo, un mio […]

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Il 2009 è stato anche l’anno in cui James Ballard ci ha lasciati. Oltre che un’eredità, le sue opere rappresentano un interrogativo aperto su un argomento che credo ci terrà impegnati ancora a lungo: la presunta fine dell’umanesimo e del concetto di uomo come avevamo imparato a conoscerlo dal Rinascimento in poi. Questo, un mio piccolo contributo sullo scrittore britannico, pubblicato sul manifesto il 21 aprile scorso.


Senza titolo-1Nel corso della sua più che quarantennale carriera, James Ballard è stato tra i principali codificatori di un genere letterario che solo chi ha abitato consapevolmente il Novecento poteva praticare: la fantascienza del presente. Più vicino a Kafka che a H.G. Wells, lo scrittore britannico nato a Shangai nel 1930 ha rivoltato genialmente il nostro orizzonte quotidiano fatto di prodotti seriali e teleschermi pulsanti per illustrare il traumatico, allucinante salto nel futuro compiuto dalla specie umana nell’ultimo mezzo secolo. Così come all’autore della Metamorfosi fu sufficiente un comunissimo interno praghese degli anni Dieci per dare una terrificante anteprima sul totalitarismo concentrazionario che da lì a poco avrebbe sconvolto l’Europa, a Ballard sono bastati una riproduzione serigrafica di Marilyn Monroe e l’oggetto simbolo del progresso secondo-novecentesco (l’automobile) per dimostrare come – proprio attraverso i nostri presunti strumenti di emancipazione – l’idea stessa di uomo concepita a partire dal Rinascimento, semplicemente, non esisteva più. Al suo posto, un essere oscuro, deviato, schizoide, molto lontano dal prototipo immaginato dagli speranzosi chierici di progressismo e umanesimo.
Senza ricorrere alle polverose macchine del tempo di Wells, né agli Imperi Galattici di Isaac Asimov oggi già vecchi per eccesso di razionalismo, e nemmeno alle ben più attuali parabole distopiche di Philip Dick ambientate su scenari spaziali e temporali a noi remoti, la grande scommessa di Ballard è stata quella di descrivere al contrario il nostro mondo (il nostro mondo qui e ora) dimostrando come avesse poco a che fare con la promettente versione spacciata in via ufficiale da istituzioni politiche, scuole dell’obbligo e organi di informazione. Ecco allora che un presunto ricettacolo di civiltà organizzata al meglio delle sue possibilità (il grattacielo londinese de Il condominio) si trasforma in un barbarico bagno di sangue tra vicini di casa regrediti a uomini dell’età della pietra. Ecco che un ospedale psichiatrico (dove è ambientato La mostra delle atrocità, forse il capolavoro di Ballard) diventa il luogo ideale per raccontare la schizofrenia da bombardamento massmediatico da cui in realtà sarebbero affetti tutti gli uomini contemporanei ufficialmente sani di mente, per i quali il diaframma tra interiorità e immaginario collettivo è ormai andato in frantumi. Ecco che negli incidenti automobilistici di Crash il feticismo, la tecnologia e la perversione diventano l’ultimo rifugio delle pulsioni sessuali. Ed ecco infine che il supremo non luogo dei nostri giorni (il centro commerciale di Regno a venire) si rivela il luccicante, coloratissimo catalizzatore di tutta la violenza repressa dagli abitanti dei quartieri residenziali.

Il primo grande romanzo a gettare totalmente in farsa le conquiste della modernità fu Bouvard e Pécuchet di Flaubert, dove si raccontava come l’oggetto-intellettuale simbolo del secolo dei lumi (l’Enciclopedia) fosse in grado di generare stupidità allo stato puro. Nella Dialettica dell’illuminismo, Adorno e Horkheimer si sforzano di dimostrare come la strada del progresso razionale preveda in sé il ribaltamento nella barbarie. Pasolini parlava di un nuovo Medioevo e perfino un personaggio compassato come Harold Bloom nel suo Canone occidentale paventa l’arrivo di una teocrazia audiovisiva dove la tecnologia è il veicolo su cui viaggiamo verso inedite forme di subumanità.

James Ballard tutto questo ha avuto il merito di metterlo in scena. Ma l’ha fatto da romanziere, vale a dire più con curiosità (anche morbosa) e senso della scoperta che non stracciandosi le vesti. Raccontando sì di apocalissi contemporanee, ma alternando le vesti dello scienziato e dello sciamano senza mai indossare quelle di Cassandra, e riportando l’apocalisse al suo significato letterale: rivelazione di senso. Ed è stato questo, il merito che lo consegnerà alla storia della letteratura: aver svelato, libro dopo libro, di che sostanza sono fatti i sogni, le speranze e le pulsioni dell’uomo contemporaneo.

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