il viale per lo struscio Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/il-viale-per-lo-struscio/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Nov 2012 11:51:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg il viale per lo struscio Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/il-viale-per-lo-struscio/ 32 32 Seminario sui luoghi comuni https://minimaetmoralia.it/scrittura/seminario-sui-luoghi-comuni/ https://minimaetmoralia.it/scrittura/seminario-sui-luoghi-comuni/#comments Tue, 12 Jan 2010 09:08:39 +0000 http://minimaetmoralia.minimumfax.com/?p=1509 1. Il viale per lo struscio Comincio oggi una rubrica sulla scrittura, come continuazione in pubblico di una attività privata: interrogare i grandi della letteratura, andare da loro a chiedere «cos’è un protagonista? cos’è un viale? cos’è una comparsa? cos’è un albergo?» I grandi scrittori di altre epoche ci consegnano un patrimonio il cui valore […]

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1. Il viale per lo struscio

Comincio oggi una rubrica sulla scrittura, come continuazione in pubblico di una attività privata: interrogare i grandi della letteratura, andare da loro a chiedere «cos’è un protagonista? cos’è un viale? cos’è una comparsa? cos’è un albergo?»

I grandi scrittori di altre epoche ci consegnano un patrimonio il cui valore va perfino al di là delle loro intenzioni: hanno indovinato l’ordine in cui riferire ciò che vedevano, il criterio per selezionare le loro esperienze, ma ci danno, senza volerlo, molto di più: col passare dei decenni i dettagli dell’esperienza cambiano radicalmente, e ciò che leggiamo – pastrano, fiacre, la dote, corsetto – diventa spesso inutilizzabile. Cosa possiamo mettere al posto di pastrano, fiacre, la dote, corsetto? Cosa c’è da dire, adesso, qui, al posto di quel che ha detto Gogol’ a Pietroburgo nell’Ottocento, Gadda in Brianza sotto il fascismo, Arbasino su autostrade appena aperte, in decappottabile? E queste sostituzioni inevitabili non trasformano per intero il paesaggio di un paragrafo, esigendo e suscitando ritmi e sentimenti diversi? Cos’è una ragazza il cui ragazzo non vuole sposarsi, oggi, rispetto alla Roma degli anni Sessanta o alla Pietroburgo di metà Ottocento?

Ogni martedì posterò un brano, e chi vuole potrà rifare la propria versione, sostituendo, stravolgendo, rubando ai ricchi per dare ai poveri, cioè noi: prendere questi brani e riscriverli da capo, tentando di sostituire ciò che valeva per lo scrittore che riporto con ciò che vale per chi legge. La Prospettiva Nevskij con Piazza San Babila, una pensione in Brianza con un ostello di Praga o un agriturismo in Umbria o un albergo di suore a Roma.
Parto con il mio incipit preferito, quello del racconto di Gogol’ «La Prospettiva Nevskij».
Guardate quanti particolari ci ha messo, quanto tempo ha perso – e ho citato solo una parte dei lunghi paragrafi con cui Gogol ci porta nella storia.
Dicevo prima: bisogna sostituire le cose che non esistono più con quelle che le hanno sostituite. È difficile pensare che oggi un viale contenga la stessa quantità di eventi di questa Prospettiva Nevskij. Le signore, i gagà, gli istitutori, i ministeriali e le vecchie in pellicciotto probabilmente oggi frequentano ognuno una sua zona della città. Però se uno va a via del Corso, a Roma, dalle parti di piazza Colonna, magari può trovare gli autisti dei sottosegretari e le cartomanti della Galleria Alberto Sordi e qualche americana in infradito e cominciare da lì.

Da I racconti di Pietroburgo
di Nikolaj Gogol’

Non c’è niente di meglio della Prospettiva Nevskij, almeno a Pietroburgo, dove essa è tutto. Di che cosa non brilla questa strada, meraviglia della nostra capitale! So con certezza che non uno dei suoi pallidi e impiegatizi abitanti cambierebbe la Prospettiva Nevskij con tutti i beni della terra. Non solamente chi ha venticinque anni d’età, magnifici baffi e un soprabito dal taglio perfetto, ma anche chi si vede già spuntare sul mento i peli bianchi e ha la testa liscia come un piatto d’argento, va in estasi davanti alla Prospettiva Nevskij. E le signore! Oh, per le signore la Prospettiva Nevskij è qualcosa di ancora più piacevole. E per chi del resto non è piacevole? Non appena imbocchi la Prospettiva Nevskij, non senti altro che odore di passeggio. Anche se hai un affare importante e improrogabile da sbrigare, ecco che, dopo aver messo piede qui, te ne dimentichi subito. Questo è l’unico luogo dove la gente non si fa vedere perchè spinta dal bisogno e dall’interesse che coinvolgono l’intera Pietroburgo.
(…)
Quale veloce fantasmagoria si svolge qui nel corso d’una giornata! Quanti mutamenti in sole ventiquattr’ore! Cominceremo dal primissimo mattino, quando tutta Pietroburgo odora di panini ancor caldi, appena sfornati, ed è invasa da vecchie in abiti e pellicciotti laceri che compiono le loro incursioni nelle chiese e contro i passanti pietosi. Allora la Prospettiva Nevskij è vuota: i solidi proprietari dei negozi e i loro commessi dormono ancora nelle loro camicie di tela d’Olanda oppure insaponano le loro nobili guance e bevono il caffè; i mendicanti si radunano davanti alle porte delle pasticcerie, dove un garzone sonnolento, che il giorno prima svolazzava come una mosca servendo la cioccolata, adesso esce furtivo, senza cravatta, con una scopa in mano, e butta loro dei pasticcini raffermi e altri avanzi di cibo. Per le vie si trascina gente povera; talvolta passano anche dei contadini russi che s’affrettano al lavoro con stivali così inzaccherati di fango che nemmeno il Canale Ekaterìnskij, pur celebre per la sua pulizia, riuscirebbe a lavare. A quest’ora di solito non sta bene che le signore escano di casa, perché il popolo russo ama esprimersi con termini così violenti che di certo non si odono nemmeno a teatro. Ogni tanto, se la Prospettiva Nevskij si trova sul suo tragitto alla volta dell’ufficio ministeriale, si vedrà passare un funzionario sonnacchioso con la borsa sotto il braccio. Si può dire senz’altro che a quest’ora, ossia fino alle dodici, la Prospettiva Nevskij per nessuno rappresenta uno scopo ma serve soltanto come mezzo: a poco a poco essa si riempie di persone che hanno le loro occupazioni, le loro preoccupazioni, i loro fastidi, ma non pensano per nulla alla strada. Il contadino russo parla di grivnje, ovvero di monete di rame da sette centesimi; vecchi e vecchie agitano le braccia o parlano da soli, talvolta con gesti abbastanza bizzarri, ma nessuno li ascolta e neppure ride, esclusi forse i ragazzini in camiciotti variopinti che corrono come saette per la Prospettiva Nevskij con bottiglie vuote o stivali da consegnare. A quest’ora, qualunque cosa vi mettiate indosso, abbiate pure in testa un berretto in luogo d’un cappello, o sporga troppo il vostro colletto rispetto alla cravatta, nessuno lo noterebbe.
Alle dodici sulla Prospettiva Nevskij arrivano gli istitutori di tutte le nazionalità con i loro pupilli dai colletti di batista. I Jones inglesi e i Coques francesi vanno a braccetto con i discepoli affidati alla loro paterna tutela e, con rispettabile gravità, spiegano che le insegne sopra i negozi sono fatte allo scopo di sapere che cosa si trova nei negozi stessi. Le governanti, pallide miss e rosee slave, camminano maestose dietro le loro sottili e irrequiete fanciulle alle quali ordinano di tirar giù una spalla o di tenersi più dritte; insomma, a quest’ora la Prospettiva Nevskij è una Prospettiva pedagogica. Ma, quanto più ci si avvicina alle due, tanto più diminuisce il numero degli istitutori, dei pedagoghi e dei bambini, finché ad essi subentrano i loro cari genitori che camminano sottobraccio alle loro variopinte, multicolori e isteriche consorti. A poco a poco si uniscono alla compagnia tutti quelli che hanno terminato le loro importanti occupazioni domestiche, e cioè hanno chiacchierato con il dottore a proposito del tempo e di un piccolo foruncolo comparso sul naso, si sono informati della salute dei cavalli e dei figli che peraltro rivelano grandi doti, hanno letto un affisso e un importante articolo sul giornale a proposito di chi arriva o di chi parte, e, infine, hanno bevuto una tazza di caffè o di tè; ad essi si aggiungono anche quelli cui una sorte invidiabile ha dato il titolo di funzionari con incarichi speciali. Vengono poi quelli che prestano servizio al Ministero degli Esteri e si distinguono per la nobiltà delle loro occupazioni e abitudini. Dio, quali magnifici impieghi e incarichi esistono! Come elevano e deliziano l’anima! Ma, ahimè! io non presto servizio al Ministero degli Esteri e sono quindi privato del piacere di vedere il fine tratto dei superiori nei miei confronti. Tutto ciò che incontrate sulla Prospettiva Nevskij, tutto è pervaso di distinzione: uomini dai lunghi soprabiti con le mani sprofondate nelle tasche; signore in redingotes di raso, rosse, bianche e celeste chiaro, e cappellini. Qui incontrerete basettoni davvero unici, fatti scendere sotto la cravatta, con arte straordinaria e stupefacente, basettoni di velluto, di raso, neri come lo zibellino o come il carbone; e però, ahimè! appartenenti soltanto al Ministero degli Esteri…

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