Imu Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/imu/ un blog di approfondimento culturale Mon, 21 Oct 2013 14:36:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Imu Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/imu/ 32 32 Renzi: vedere le carte, grazie. https://minimaetmoralia.it/economia/renzi-vedere-le-carte-grazie/ https://minimaetmoralia.it/economia/renzi-vedere-le-carte-grazie/#respond Sat, 19 Oct 2013 06:45:22 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15908 Segnalamo dal sito di sbilanciamoci quest'analisi che parte dalla riforma del mercato del lavoro al contrasto all'evasione fiscale. Un confronto tra le proposte di politica economica di Matteo Renzi e quelle di Stefano Fassina

di Mario Centorrino, Pietro David

Nel dibattito interno al Pd sembra prevalere un'attenzione spasmodica intorno a tre temi:

a) le regole in base alle quali dovrà svolgersi il rinnovo degli organi di partito;

b) il rapporto che dovrà stabilirsi tra segretario del partito e candidato premier con ipotesi che oscillano tra l'unificazione e la sovrapposizione dei due ruoli;

c) i diversi posizionamenti, ora definiti, con termine sofisticato, "endorsement" da assumere a favore dei candidati da parte delle correnti, gruppi, leadership locali.

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Segnalamo dal sito di sbilanciamoci quest’analisi che parte dalla riforma del mercato del lavoro al contrasto all’evasione fiscale. Un confronto tra le proposte di politica economica di Matteo Renzi e quelle di Stefano Fassina

di Mario Centorrino, Pietro David

Nel dibattito interno al Pd sembra prevalere un’attenzione spasmodica intorno a tre temi:

a) le regole in base alle quali dovrà svolgersi il rinnovo degli organi di partito;

b) il rapporto che dovrà stabilirsi tra segretario del partito e candidato premier con ipotesi che oscillano tra l’unificazione e la sovrapposizione dei due ruoli;

c) i diversi posizionamenti, ora definiti, con termine sofisticato, “endorsement” da assumere a favore dei candidati da parte delle correnti, gruppi, leadership locali.

Dietro questo scenario permangono contraddizioni plateali, non tanto sui programmi dei potenziali candidati ai ruoli prima citati, quanto sulle loro ideologie di base. Proviamo ad esemplificare, in base ai materiali di conoscenza disponibili, scegliendo, per comodità di esposizione, due soggetti di riferimento che, pur appartenendo allo stesso partito, il Pd, sembrano rappresentarne, ed è questo che cercheremo di dimostrare, idee-guida diverse o attenzione non univoca a problemi che impongono immediata soluzione.

Una premessa metodologica: nel caso di Renzi ci troviamo di fronte ad una continua evoluzione delle sue proposte 1. Da quelle espresse in occasione della discesa in campo nel 2011 (il Renzi rottamatore), al programma delle primarie del 2012 (il Renzi liberal) ed infine alla Matteonomics del 2013 incarnata da un documento pubblicato dal “Foglio” a fine giugno 2013 2. Per comprendere l’evoluzione tra i testi citati basterà ricordare che sulle 100 proposte del primo Renzi (quelle lanciate nella Leopolda di Firenze) il termine “sinistra” era assente nel documento; nel programma delle primarie del 2012 ricorreva solo due volte; nell’ultima elaborazione del 2013 già dal titolo “il rilancio parte da sinistra” (un’espressione che ricorre ripetutamente in questa bozza, nell’introduzione addirittura quasi ossessivamente) si comprende che gli obiettivi ed il target sono cambiati rispetto alla prima.

Andiamo ora ad un confronto delle posizioni (Fassina vs Renzi) su questioni prioritarie in un progetto della sinistra. Ed iniziamo dall’approccio al lavoro. Fassina lo considera epicentro etico e politico del New Deal globale, da definire nella sua natura economica e sociale. Al quale ridare “dignità” e restituire specificità nel discorso pubblico recuperandolo da componente indifferenziata delle forze produttive e da una mera funzione di accumulazione e di potere di acquisto. Ad una solenne affermazione di principio non sono seguite finora però proposte di riforma del mercato del lavoro.

Nell’ultimo Renzi manca totalmente un accenno al lavoro, oltre che al mercato del lavoro. Se nel 2011 il modello di riferimento era il contratto unico di Boeri e Garibaldi, e nel programma del 2012 si proponeva la flexicurity di stampo scandinavo, nell’ elaborazione del suo pensiero non si individua alcun riferimento alla questione lavoro, con eccezione di una proposta francamente discutibile: creare nuovi posti di lavoro con risorse recuperate dai pensionati “ricchi”. Si legge nel documento: se per i 500 mila pensionati che percepiscono da 2.405 a 3.367 euro (da cinque a sette volte la pensione minima) si interrompe l’adeguamento all’inflazione per due anni si può recuperare un miliardo di euro. Per le pensioni superiori di sette volte il minimo andrebbero infine previsti tagli del 10 per cento e blocco dell’adeguamento all’inflazione per 3 anni: avremmo così un risparmio di tre miliardi il primo anno e di 3,8 miliardi dal terzo anno in poi. Anche per le pensioni che superano di tre o cinque volte il minimo, quelle che vanno da 1.443 fino a 2.405 euro al mese lordi, si potrebbe pensare di dimezzare l’adeguamento all’inflazione per un anno, con un risparmio di 0,7 miliardi l’anno. Questi risparmi potrebbero servire a finanziare 650 mila giovani in servizio civile o apprendistato a cinquecento euro al mese, come accade in Germania. Con una contraddizione, però, tutta da sciogliere: il rischio di perdita di consenso da parte di un’area consistente di voto (quella dei pensionati) a favore della creazione di easy job, destinata ad allargare il pernicioso problema del precariato. Oltre che l’ignoranza di pronunciamenti costituzionali che in passato hanno escluso interventi sulle pensioni fuori da un contesto generale di riforma del sistema fiscale.

Soffermiamoci su un secondo tema, l’evasione fiscale. Renzi suggerisce un’unica Agenzia (Agenzia delle entrate, Guardia di finanza ed Equitalia) per combattere l’evasione, con un recupero annuale del 25-30% da distribuire alle fasce meno abbienti con incitamenti al contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata. Per contrastare l’evasione fiscale, l’ultimo documento di Renzi prevede appunto di centralizzare le informazioni sui redditi e sui patrimoni dei cittadini, limitare il pagamento in contante a 500€, obbligare i professionisti ad utilizzare strumenti di pagamento elettronici, introdurre la fattura elettronica per i pagamenti tra le aziende ed infine, ridurre le tasse per “incentivare” la fedeltà fiscale. L’idea sarebbe quella di una riduzione immediata dell’Irpef (50 euro) per i redditi netti inferiori a 2000€. Finanziando questo intervento, il primo anno, con i soliti tagli alla spesa pubblica (mantra di ogni discorso sul reperimento delle risorse) e soprattutto vendendo le case popolari agli inquilini, oltre che con l’aiuto della Cassa Depositi e Prestiti. Negli anni successivi si dovrebbe ricorrere (ulteriore mantra) al gettito atteso dall’azione di contrasto all’evasione.

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Ancora su Patate Riso & Cozze! https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/ancora-su-patate-riso-cozze/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/ancora-su-patate-riso-cozze/#comments Sat, 14 Apr 2012 09:46:21 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7452 Di ciò che sta accadendo in Puglia e del sindaco di Bari Michele Emiliano avevamo già parlato (qui e qui) qualche settimana fa. Ma in Italia gli scandali viaggiano con cadenza bisettimanale. Questo articolo, ad esempio, è uscito sul "Fatto Quotidiano" il 3 aprile scorso. Cioè un decennio fa. 

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Di ciò che sta accadendo in Puglia e del sindaco di Bari Michele Emiliano avevamo già parlato (qui e qui) qualche settimana fa. Ma in Italia gli scandali viaggiano con cadenza bisettimanale. Questo articolo, ad esempio, è uscito sul “Fatto Quotidiano” il 3 aprile scorso. Cioè un decennio fa. 

Nel frattempo è esploso il caso della Lega, Vendola ha ricevuto due avvisi di garanzia, Rosy Mauro si è candidata fuori tempo massimo per un ruolo da protagonista in un film di Ferreri, i faccendieri legati a CL son tornati a far parlare di sé, la Borsa milanese ha bruciato miliardi mentre lo spettro dell’Imu inizia ad allungarsi sulle briciole di chi ne ha poche. Chi non ha nemmeno quelle fronteggia una slot machine con l’ultimo euro rimasto, o si organizza, o si suicida, o cova pensieri omicidi, o legge Trakl, o rimpiange i sacchi di sabbia davanti alle finestre. Magari scopa in attesa della fine. E Masiello? E Calearo? E il professore indiano picchiato nella metro di Roma da una banda di coglioni di ritorno al grido di: “brutto straniero, tornatene a casa”? In questo gran troiaio di cui Tito Livio dava notizia descrivendo la Cloaca Maxima, un piccolo non esaustivo riassunto di ciò che è successo negli ultimi tempi in una parte della Puglia. Solo per amatori.

di Nicola Lagioia

Dal punto di vista politico, Bari assiste al fallimento del Pd. Ma il disastro politico rischia di rivelarsi lo specchio di una mentalità diffusa e dura a tramontare. Per comprenderlo, cioè per prevenirlo, non era necessario aspettare la magistratura. Bastava osservare la leggerezza spettacolare con cui le istituzioni cittadine affrontavamo una serie di questioni.

Estate 2009. Emiliano accoglie in pompa magna il texano Tim Barton, un fantomatico magnate del fotovoltaico che promette di acquistare la squadra di calcio e investire milioni per fare della città un polo internazionale dell’energia verde. Qualcuno su facebook ironizza sul fatto che digitando su google nome e cognome del miliardario si trova solo il quasi omonimo regista cinematografico. Autunno 2009: Tim Barton scompare nel nulla. Era un prestanome? Il protagonista di una burla mediatica? Un’operazione (come anche si vocifera) dei fratelli Matarrese per far capire che gli unici padroni della squadra di calcio sono loro? Nessuno lo sa. Ovviamente scompaiono anche i posti di lavoro che la città si illudeva di ottenere con il fotovoltaico. E forse il sindaco è stato un po’ leggero nel dare credito a un fantasma.

Estate 2009. Emiliano nomina assessore al decentramento la ventiseienne Annabella Degennaro, figlia del costruttore Vito, oggi indagato per gli appalti milionari. Qualcuno commenta: “neanche la dinastia dei Matarrese, quando comandava a Bari, si era sognata di mettere un familiare in giunta”. Le leggerezze non finiscono qua.

Marzo 2012. Emiliano propone di candidare Bari a Capitale europea della cultura per il 2019. Sembra di assistere a una versione in scala della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 caldeggiata dal Pdl. Il Petruzzelli è paralizzato, l’auditorium Nino Rota è chiuso da anni per lavori, idem il museo archeologico, il teatro Margherita non si sa a cosa verrà destinato e non esiste una biblioteca comunale (“io non sono mai andato in una biblioteca, e comunque a Bari una biblioteca comunale non serve”, questo l’indifendibile sillogismo di Emiliano). Soprattutto il sindaco dimentica di essersi dimenticato di nominare un assessore alla cultura. Dal che se ne ricava che la città, istituzionalmente parlando, confonde la cultura col consenso.

Dunque, ancora una volta, prima degli esiti delle inchieste, è una mentalità a essere sbagliata. E il consenso di cui Emiliano ha goduto fino a poco tempo fa dimostra che una parte della cittadinanza, in questa mentalità, non si rispecchiava poi così male.

Chi una piccola rivoluzione culturale ha cercato di farla è stato il Presidente della Regione. Vendola ha provato a scardinare vecchie mentalità ricordando ai pugliesi per primi che oltre il folkore delle sagre del polpo, la Puglia è la terra di Salvemini, di Di Vittorio, di Carmelo Bene, di don Tonino Bello, di Pino Pascali. Lo scandalo e soprattutto lo stato della sanità rimane una brutta macchia (all’oncologico molti pazienti raccontano ancora oggi scene dantesche), ma il progetto a grandi linee non era sbagliato. Non vorrei però che a un certo punto Vendola abbia creduto troppo a ciò che ad alcuni suoi fan faceva comodo vedere in lui: un uomo della provvidenza. Credere negli uomini della provvidenza vuol dire darsi l’alibi per non fare la propria parte. A propria volta, chi crede di esserlo, si assegna compiti impossibili e si preoccupa poco di chi verrà dopo. Vendola in questo momento eredi non ne ha. E abbandonare la Puglia anzitempo per puntare a palazzo Chigi rischia di interrompere un’esperienza che ha fatto più bene che male. Significa soprattutto portare l’orologio indietro di decenni riconsegnando la regione ai Fitto e ai D’Alema.

La Puglia è ancora molti passi avanti rispetto al grande sonno degli anni Ottanta. E molte realtà virtuose lo dimostrano. Ma pensare che la rondine di questi ultimi anni faccia una primavera stabile è una pia illusione. La mentalità levantina ha forse più luci che ombre. Ma per scacciare quelle ombre ci vuole molto tempo e molta pazienza.

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