inserti Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/inserti/ un blog di approfondimento culturale Sun, 27 Jan 2013 14:18:20 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg inserti Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/inserti/ 32 32 Orwell 1.5 https://minimaetmoralia.it/editoria/orwell-1-5/ https://minimaetmoralia.it/editoria/orwell-1-5/#comments Sun, 27 Jan 2013 10:06:55 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12656 Attenzione questo pezzo di informazione culturale contiene inopinatamente degli spoiler molto pesanti. Un mese e dieci giorni fa usciva in edicola l’ultimo numero dell’inserto settimanale di Pubblico, che si chiamava Orwell. Il giornale papà chiudeva per mancanza di introiti, il figlioletto Orwell accettava (subiva) le disgrazie del padre. Dire che non ce l’aspettavamo è dire […]

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Attenzione questo pezzo di informazione culturale contiene inopinatamente degli spoiler molto pesanti.

Un mese e dieci giorni fa usciva in edicola l’ultimo numero dell’inserto settimanale di Pubblico, che si chiamava Orwell. Il giornale papà chiudeva per mancanza di introiti, il figlioletto Orwell accettava (subiva) le disgrazie del padre. Dire che non ce l’aspettavamo è dire poco. Diciamo che la scena che riproduce metaforicamente la nostra reazione quando siamo arrivati in redazione e ci è stato detto che avevamo pochi giorni di vita è stata questa.

Ma, poi, quasi con un meccanismo automatico, la redazione (quelle venti-trenta persone che hanno dato vita a questo esperimento di soli tre mesi) ha continuato a vedersi, tutti i lunedì a casa di Carolina Cutolo, e a sentirsi, per mailing-list. Racconto tutto questo non per fare un diario delle mie malinconiche settimane di gennaio, ma perché avevamo cercato fin da subito un rapporto di trasparenza nei confronti del lettore e quindi ci piacerebbe continuare così. Continuare a vedersi aveva uno scopo: continuare a fare una cosa che evidentemente – dai riscontri veramente affettuosi, dagli attestati di stima che avevamo ricevuto – ci eravamo convinti anche noi che ci venisse bene.

Avevamo avuto la presunzione di supporre che in Italia si potesse creare un inserto culturale con un budget limitato in grado di fare una critica culturale che fosse anche politica, con pezzi lunghi, idiosincratici, totalmente liberi nella scelta dei temi, che al tempo stesso ponessero il problema di cosa vuol dire fare critica culturale in un contesto in cui l’informazione culturale è fortemente pubblicitaria – e ora che pareva ci fossimo riusciti, questa cosa non ci andava giù. Insomma, credo sia normale, ma ci dispiaceva essere morti. Per cercare di farvi capire come ci sentivamo, forse potreste vedere questa scena.

Mentre cercavamo di recuperare i 16.000 euro che Pubblico ci doveva (ci deve), abbiamo subito pensato quindi a quali fossero le soluzioni pratiche per continuare Orwell, e se possibile rilanciarlo, farlo ancora più bello e inventivo, più aperto ai lettori, più internazionale, più artistico (perché alla critica non si può chiedere una qualità estetica pari alla narrativa?). Per soluzioni pratiche abbiamo inteso un insieme molto largo di idee da cui abbiamo finito con l’escludere quelle del tipo “Ho un mio zio che è emigrato in Cile negli anni ’50 e pare sia diventato molto ricco, potrei provare a rintracciarlo” o “E se facessimo un inserto culturale che viene trasmesso per via medianica?”. Abbiamo insomma compreso che avevamo creato un gruppo e che questo era (è) un capitale umano che sarebbe un peccato molto grave disperdere.

Ora, a un mese e passa dal nostro passaggio da rivista attiva a rivista dormiente, le cose stanno più o meno in questo modo: come forse alcuni sanno, Pubblico ha ricevuto l’interessamento di un finanziatore nuovo che vorrebbe rilevare la testata: la notizia la potete leggere in molti posti e con varie inesattezze accluse, ma per capirci potete dare un occhio qui. Se tutto questo accadesse, che ne sarebbe di Orwell? La cosa che ci siamo risposti è: che intanto accada, e poi ne parleremo.

Nel frattempo stiamo cercando di capire anche come un progetto culturale del genere può autofinanziarsi. Quanto le persone sarebbero disposte a spendere per avere un inserto settimanale di cultura? Un euro, cinquanta centesimi, venti centesimi, nulla? Si può pensare a un crowdfunding? Si possono trovare dei mecenati che coprano dei costi vivi? Si può pensare di vivere on line e riuscire in tempi non brevi ma nemmeno millenari ad autosostenersi se non addirittura a guadagnare abbastanza per investire in tutte quelle idee che ci sono venute facendolo questo giornale (far tradurre pezzi dall’estero, commissionare inchieste, organizzare dei piccoli eventi, etc…)? Come se la passano Doppiozero, Il Post, Lettera 43, Linkiesta? Così o così?

E ci siamo detti, sempre nel frattempo, che un modo per cercare di mantenere un rapporto con i lettori che ci hanno seguito, lettori critici esigenti complici (piccoli segni: con gioia e stupore vediamo aumentare il numero di follower su Twitter nonostante Orwell non vada più in edicola), era – ora che anche il sito di Pubblico non è più accessibile – di preparare per loro un ebook antologico dei pezzi usciti su carta, e di aggiungere qualche nuova traccia regalo. Lo faremo a breve.

Per adesso ci sembrava debito comunicarvi insomma che siamo vivi, e che praticamente ogni giorno ci mangiamo le mani perché ci vengono in mente in un modo pavloviano pensieri del tipo: “Questo lo devo proporre a Orwell”, “Su questo bisogna farci un numero speciale di Orwell”. “Devo segnalare questa cosa sul twitter di Orwell”. E siamo sicuri di non darcela per vinti. Spero ci capiate come ce la viviamo, altrimenti potete vedere questa scena qui.

A presto. Decisamente a presto.

 

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