John Berryman Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/john-berryman/ un blog di approfondimento culturale Tue, 05 Jan 2016 12:08:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg John Berryman Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/john-berryman/ 32 32 Le letture di James Franco, adesso https://minimaetmoralia.it/cinema/le-letture-di-james-franco-adesso/ Tue, 05 Jan 2016 06:30:24 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=29583 Questo articolo è uscito su Icon, che ringraziamo (fonte immagine).

Questa conversazione con James Franco inizia da uno scambio di messaggi. Sono da Strand Bookstore, a New York, una mattina d'ottobre. Ho appena letto il bel memoir di Grace Jones, I'll Never Write My Memoirs, e i due magnifici libri di Ta-Nehisi Coates, The Beautiful Struggle e Between the World and Me (quest'ultimo uscirà in Italia per le edizioni Codice). Tra i tavoli affollati della libreria cerco un libro che stia al passo, che sia altrettanto bello. Scrivo un messaggio a James Franco per chiedergli cosa leggere.Questo articolo è uscito su Icon, che ringraziamo (fonte immagine).

Questa conversazione con James Franco inizia da uno scambio di messaggi. Sono da Strand Bookstore, a New York, una mattina d'ottobre. Ho appena letto il bel memoir di Grace Jones, I'll Never Write My Memoirs, e i due magnifici libri di Ta-Nehisi Coates, The Beautiful Struggle e Between the World and Me (quest'ultimo uscirà in Italia per le edizioni Codice). Tra i tavoli affollati della libreria cerco un libro che stia al passo, che sia altrettanto bello. Scrivo un messaggio a James Franco per chiedergli cosa leggere.

L'articolo Le letture di James Franco, adesso proviene da Minima et Moralia.

]]>
james

Questo articolo è uscito su Icon, che ringraziamo (fonte immagine).

Questa conversazione con James Franco inizia da uno scambio di messaggi. Sono da Strand Bookstore, a New York, una mattina d’ottobre. Ho appena letto il bel memoir di Grace Jones, I’ll Never Write My Memoirs, e i due magnifici libri di Ta-Nehisi Coates, The Beautiful Struggle e Between the World and Me (quest’ultimo uscirà in Italia per le edizioni Codice). Tra i tavoli affollati della libreria cerco un libro che stia al passo, che sia altrettanto bello. Scrivo un messaggio a James Franco per chiedergli cosa leggere.

Che James Franco sia una delle persone a cui rivolgersi per un valido consiglio su cosa leggere l’ho scoperto traducendolo. Nel 2012 ho tradotto per minimum fax il suo romanzo d’esordio, In stato di ebbrezza, e nel 2015 per Bompiani Il manifesto degli attori anonimi. Durante le traduzioni gli scrivevo chiedendogli cosa leggere, libri non necessariamente collegati ai suoi, ma che in qualche modo era stati utili alla sua scrittura. Perfezionismo da traduttori, o solo un modo per capire meglio la scrittura. Nelle sue liste di titoli c’erano soprattutto William Faulkner e Cormac McCarthy, molta poesia (da John Berryman a Frank Bidart e Louise Glück), romanzi sperimentali (tra tutti Casa di foglie di Mark Z. Danielewski), qualche saggio (Fame di realtà di David Shields, che James Franco ha diretto nel bel documentario I Think You’re Totally Wrong: A Quarrel). Alcuni li avevo letti, altri li ho scoperti così.

– ciao james, sono da strand. che libro compro?

– elena ferrante.

Che sia un attore americano a consigliare di leggere l’italiana Elena Ferrante non stupisce nessuno. Da quando nel 2012 L’amica geniale è uscito in America non c’è giornale o rivista americana che non ne abbia scritto (bene). Adesso che tutti e quattro volumi sono fuori in inglese, la serie completa è in bella vista in scaffali e vetrine di tutte le librerie. Da Strand è sul tavolo all’ingresso dove tengono il “Best of the Best”. La libreria McNally Jackson, a Soho, ha fabbricato uno scaffale apposito con una cornicetta che con una grafica stile Febbre del sabato sera dice: Ferrante Fever. A confermare che di “fever” si tratti sono i numeri: cinquecentomila copie vendute in Italia dei quattro volumi della serie, quattrocentomila in America. Se chiedi in giro scopri che in questo momento la sta leggendo mezzo cast di Dawson Creek (nello specifico Busy Philipps, Michelle Williams, Jennifer Morrison).

La conversazione con James Franco inizia proprio da qui, da Elena Ferrante, per poi spostarsi verso altri autori e altri libri. Mentre mi scrive è a Toronto, nei giorni successivi si sposterà a Dallas, in buona compagnia di Stephen King e J.J. Abrams con cui sta girando (nei panni del protagonista Jake Epping) la prima stagione della serie tv tratta dal romanzo di King 22/11/’63.

Hai letto solo L’amica geniale o anche gli altri tre?

Adesso sono al secondo volume, La storia del nuovo cognome. E fino a qui mi piacciono moltissimo. Ho anche letto I giorni dell’abbandono, quello sulla donna che viene lasciata dal marito.

Com’è che hai scoperto Elena Ferrante?

Ho visto che la leggevano tutti. Una delle mie amiche più care stava leggendo la serie e mi ha detto che non voleva finire per quanto la amava. Poi ho visto che James Wood ha scritto sul New Yorker un’ottima recensione dei suoi libri e lì mi sono convinto definitivamente. Anni fa ho seguito un workshop con lui alla Columbia e i suoi gusti mi piacciono parecchio.

Allora dammi cinque motivi per leggerla.

1. La centralità che dà alla giovinezza all’interno della storia. 2. E quella che dà alle vite delle donne. 3. L’abbondanza di dettagli. 4. La ricca vita interiore dei personaggi. 5. Un cast di personaggi interessanti e ben descritti.

Ok. Ci vedi qualche legame con il cinema italiano contemporaneo?

Più che a quello contemporaneo mi sembra sia vicina al vecchio cinema italiano. Al neorealismo del primo Pasolini, a Fellini, Antonioni, De Sica. Facevano tutti film sulla vita della gente comune in piccole cittadine italiane, e sui microdrammi vissuti dalla classe operaia.

Altri scrittori italiani che hai letto e che ami? Anche non contemporanei.

Luigi Pirandello, Italo Calvino, Umberto Eco, Primo Levi.

E di autori contemporanei non italiani? Chi ti piace?

Tom Franklin. Scrive degli stati americani del Sud con durezza ma ha anche una sensibilità che scrittori come Cormac McCarthy non hanno. Tra gli scrittori contemporanei dell’America del Sud McCarthy è il maestro assoluto, ma non tutti reggono la violenza implacabile delle sue storie.

Cos’è che secondo te rende contemporaneo un libro? Al di là dell’appartenenza anagrafica dell’autore. Trovare una buona storia che sia anche contemporanea, o si tratta più di essere contemporanei nel raccontarla?

Dipende, ci sono libri validi in entrambe le categorie. Hell at the Breech di Tom Franklin funziona per la ricchezza dei personaggi e delle descrizioni, anche se la storia procede in modo lineare. Casa di foglie di Mark Danielewski funziona perché rompe ogni convenzione stilistica.

Tu da scrittore, cerchi buone storie da raccontare, o un nuovo modo per raccontarle?

Entrambe le cose, dipende dal libro. In stato di ebbrezza è un libro convenzionale costruito mettendo insieme racconti alla Salinger o alla Carver che sono legati tra loro. Il manifesto degli attori anonimi è più un collage di stili e approcci, è un libro più sperimentale.

Adesso stai lavorando con J.J. Abrams e Stephen King, due esempi perfetti dell’una e dell’altra categoria. Abrams ha scritto un libro, S. La nave di Teseo, che è sperimentale e contemporaneo soprattutto nella forma, nel modo in cui è confezionato e si presenta il libro. King è uno dei migliori narratori viventi, che si tratti di storie di finzione o, come in 22/11/’63, di romanzi storici.

 D’accordo con te, e come vedi sono tutti e due contemporanei e bravissimi. Sanno entrambi come attingere all’immaginario collettivo. Molte delle loro opere, Lost e It per esempio, ci portano in strani posti, ma sono anche storie abitate da personaggi forti a cui ci sentiamo collegati. L’elemento soprannaturale rimane comunque connesso ad emozioni comprensibili.

Ta-Nehisi Coates lo hai letto? Ecco, trovo che lui tra i contemporanei sia uno dei migliori a raccontare il presente, lo stato delle cose.

Sì. Ho letto un po’ di articoli che ha scritto, e ho letto anche Between the World and Me. Chiaramente m’interessa moltissimo l’argomento principale dei suoi scritti, l’essere nero in America. E m’interessano le posizioni nette che prende sulle questioni riguardanti la razza. Ma mi piace anche il modo in cui scrive. Mi piace il suo restare a metà tra scrittura accademica e scrittura personale. Mi piace il modo in cui mescola la ricerca alla vita privata. Between the World and Me parla di grandi questioni, ma le inserisce in una cornice specifica che è una lezione al figlio adolescente. E in questo rende tutto incredibilmente personale.

Quanto l’appartenenza geografica è importante per uno scrittore? L’appartenenza dello stesso scrittore, il luogo dov’è nato e dove vive, ma anche la geografia delle storie, i luoghi in cui accadono.

Anche qui non ci sono regole, ma in linea di massima la geografia serve a dare radici a una storia. I luoghi sono importanti per costruire una storia, per darle le fondamenta. Hanno la stessa importanza dei personaggi.

Cosa leggo adesso?

Hell at the Breach di Tom Franklin. E sempre di Tom Franklin Alabama Blues e Smonk.

L'articolo Le letture di James Franco, adesso proviene da Minima et Moralia.

]]>
James Franco in arte Re Mida https://minimaetmoralia.it/libri/james-franco-in-arte-re-mida/ https://minimaetmoralia.it/libri/james-franco-in-arte-re-mida/#comments Fri, 27 Apr 2012 13:07:14 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7635 Pubblichiamo un articolo di Tiziana Lo Porto, uscito su «D - La Repubblica delle donne», su James Franco, da poco in libreria con «In stato di ebbrezza».

Parlando di Truman Capote e delle sue frequentazioni extra-letterarie, qualcuno negli anni Sessanta ebbe a dire: "All writers are starfuckers". Cioè, gli scrittori hanno un debole per le celebrità, o, più alla lettera: non c'è scrittore che non si scoperebbe una star. Lecito dunque domandarsi cosa succeda nel caso in cui lo scrittore sia già una celebrità. James Franco, per esempio. Che succede quando una star del cinema idolo delle teenager si trasforma di colpo in scrittore di racconti? Diventa "fucker "di se stesso? Da traduttrice del suo libro (In stato di ebbrezza, minimum fax, 14 euro, in libreria da pochi giorni), mesi fa ho chiamato James Franco al telefono per chiedergli un paio di cose sui racconti. Superata la parte in cui lui m'ha chiesto se mi fosse piaciuto il suo libro, io gli ho detto che sì, mi era piaciuto moltissimo, lui s'è rallegrato e m'ha detto che se era così mi avrebbe fatto leggere anche il prossimo, io l'ho ringraziato, e così via di convenevoli per una buona decina di minuti, abbiamo speso i successivi venti a parlare solo ed esclusivamente della traduzione.

L'articolo James Franco in arte Re Mida proviene da Minima et Moralia.

]]>

Pubblichiamo un articolo di Tiziana Lo Porto, uscito su «D – La Repubblica delle donne», su James Franco, da poco in libreria con «In stato di ebbrezza».

Parlando di Truman Capote e delle sue frequentazioni extra-letterarie, qualcuno negli anni Sessanta ebbe a dire: “All writers are starfuckers”. Cioè, gli scrittori hanno un debole per le celebrità, o, più alla lettera: non c’è scrittore che non si scoperebbe una star. Lecito dunque domandarsi cosa succeda nel caso in cui lo scrittore sia già una celebrità. James Franco, per esempio. Che succede quando una star del cinema idolo delle teenager si trasforma di colpo in scrittore di racconti? Diventa “fucker “di se stesso? Da traduttrice del suo libro (In stato di ebbrezza, minimum fax, 14 euro, in libreria da pochi giorni), mesi fa ho chiamato James Franco al telefono per chiedergli un paio di cose sui racconti. Superata la parte in cui lui m’ha chiesto se mi fosse piaciuto il suo libro, io gli ho detto che sì, mi era piaciuto moltissimo, lui s’è rallegrato e m’ha detto che se era così mi avrebbe fatto leggere anche il prossimo, io l’ho ringraziato, e così via di convenevoli per una buona decina di minuti, abbiamo speso i successivi venti a parlare solo ed esclusivamente della traduzione.

Per l’esattezza, un quarto d’ora l’ho passato cercando di spiegargli che nelle lingue non anglofone la gente ogni tanto si dà del lei (no, non lo sapeva, e io avevo bisogno di capire se la protagonista di uno dei racconti che ha una storia con il suo allenatore gli dà del tu da subito, o solo dopo che iniziano a fare sesso), e nei restanti cinque minuti si è parlato di nomi propri. Io: “Vicky the hickey (Vicky detta il succhiotto, ndr) non lo possiamo tenere così, ché in italiano non c’è con cosa fargli fare rima”. Franco: “Be’, mettiamo un nome italiano, no?”. Io: “No, mica si fa che quando traduci un libro traduci anche i nomi propri”. Franco: “Ah”. Mezzo minuto di silenzio. Poi, io: “Non ti preoccupare, in qualche modo risolvo”. Franco: “Ah, bene, grazie. Se vuoi puoi cambiare anche gli altri nomi. Cambia pure tutti i nomi che vuoi”. Cosa che mi sono ben guardata dal fare, cambiando alla fine solo “Vicky the hickey” in “Sheena la sveltina”. Fine della telefonata. Ciao James Franco. Ciao traduttrice.

In veste di giornalista

Qualche mese dopo (poche settimane fa) ho provato a richiamare James Franco per intervistarlo. Ma lì dove da traduttrice ero riuscita, ho fallito miseramente da giornalista. Il suo manager mi ha detto che sono iniziate le riprese di un nuovo film (Spring Breakers di Harmony Korine, in cui Franco fa il rapper Riff Raff, la rete è già piena di immagini), si è scusato, ma non sapeva se James sarebbe riuscito a trovare il tempo per un’intervista. Comunque ci avrebbe provato. Gli ho detto ok, e come in uno dei racconti migliori di Dorothy Parker, mi sono ritrovata a fissare il computer per giorni sincronizzata col fuso orario di Los Angeles in attesa di un’email che mi dicesse quando e a che numero chiamarlo (ai tempi di Dorothy Parker i computer non c’erano e la protagonista del suo racconto fissava il telefono aspettando direttamente la telefonata, ma il concetto resta lo stesso). Quando ho capito come andava a finire, ho provato a chiedere a Twitter quello che avrei chiesto a Franco. Ecco il risultato.

Per chi parla la mamma

Anche James ha una mamma che va fiera di lui. E dei suoi fratelli. Le soddisfazioni che James nega ai fan che lo seguono sui social network (e coi quali si guarda bene dall’interagire), le dà la madre. È registrata come FrancosMom, perché oltre che di James va fiera dei figli più piccoli Dave e Tom (rispettivamente, attore e artista). Mamma Franco twitta spesso, rispondendo anche a nome della progenie. A volte riesce addirittura ad anticipare le domande dei fan dei figli, e scrive cose tipo: “Per chiunque se lo stia chiedendo, Dave non è su Twitter”. Vi vergognate dei vostri genitori che non fanno che raccontare agli estranei gli affari vostri? Be’, grazie a mamma Franco potrete smettere di farlo.

 Perché James è Figlio di Dio

Sarebbe stato retorico, ma la domanda sullo scrittore vivente preferito l’avrei comunque fatta. E il fondato sospetto è che la risposta sarebbe stata: Cormac McCarthy. Nel 2011 Franco aveva deciso di dirigere un film da Meridiano di sangue di McCarthy. Abbandonato il progetto, è rimasto fedele allo scrittore e ha cambiato romanzo, optando per il più semplice (almeno in termini di produzione) Figlio di Dio. Le riprese sono presto iniziate e già finite, con Scott Haze nei panni di Lester Ballard e una particina anche per lo stesso Franco (Jerry). L’uscita del film è prevista per il 2013, ma in rete si trovano già alcuni filmati del backstage.

Di top in top

Se un solo scrittore non vi dovesse bastare, e voleste sapere gli altri nomi degli autori più amati da Franco, c’è in rete una top 5 dei suoi libri preferiti. Direttamente dal sito di Oprah Winfrey (con relativo tweet), ecco i magnifici cinque: Mentre morivo di William Faulkner, Love & Fame di John Berryman, Perché corre Sammy? di Budd Schulberg, Casa di foglie di Mark Z. Danielewski (vero capolavoro, ma per favore, leggetelo in inglese) e Jesus’ Son di Denis Johnson. Sempre in rete, sul sito del Daily Beast, si rimedia facilmente anche una top 6 dei suoi libri preferiti: escono dalla classifica Berryman, Schulberg e Danielewski, raddoppia Faulkner con il racconto L’orso, ed entrano Ernest Hemingway con I racconti di Nick Adams, Frank Bidart con In the Western Night e Charles Bukowski con Panino al prosciutto. Aggiungiamo all’autorevole gruppo anche il poeta Hart Crane, su cui Franco ha diretto e interpretato (come tesi del master di regia che ha fatto alla NYU) un film biografico uscito a fine marzo in dvd. Si chiama The Broken Tower. L’ho comprato su Amazon e appena visto. Ed è bello come tutto.

Dopo le opere prime arrivano sempre le opere seconde

Qualche giorno fa, Julia25 ha twittato a mamma Franco: “Che dolce la scritta di James “A mio padre” con sotto un cuoricino…”. E mamma Franco: “Dov’è che hai visto la scritta di James che dice “A mio padre”?”. Julia25 ha mandato prontamente un’immagine, che è di una delle prime pagine del secondo libro a firma James Franco. Quest’opera seconda si chiama Dangerous Book Four Boys, è appena uscita negli States per Rizzoli Usa, effettivamente è dedicata al padre ed è un libro d’arte. Curato da Alanna Heiss, il volume monografico contiene immagini e testi dell’omonima personale di James Franco ospitata nel 2010 dalla Clocktower Gallery di New York e nel 2011 dalla Peres Projects di Berlino. La mostra (foto, video e installazioni) è un percorso attraverso la propria infanzia e adolescenza e un’indagine sulla sessualità. Dice Franco a un certo punto del libro: “Uomo e donna sono ideali impossibili… siamo tutti sessualmente incasinati, a metà strada tra i due generi, sospesi come angeli”. Di sicuro sono sessualmente incasinati il Capitano Kirk e Spock di Star Treck che in una delle opere di Franco in mostra (e nel libro) si innamorano l’uno dell’altro e fanno sesso.

Come trasformare una soap opera in opera d’arte

Ammettiamolo, a noi James Franco piace anche perché fa General Hospital. Ha iniziato che era già famoso (è entrato nel cast nel novembre del 2009), ha smesso per un breve periodo, e poi è tornato. Oltre che per l’accettare un ruolo in una soap opera a scapito di molte altre cose che potrebbe e saprebbe fare, lo amiamo perché all’ultimo giro di riprese si è presentato sul set con una piccola troupe. E mentre intorno a lui si girava General Hospital, lui s’è fatto un film tutto suo. Il film si chiama Francophrenia (or: Don’t Kill Me, I Know Where the Baby Is), lo ha codiretto insieme a Ian Olds, ea d è una via di mezzo tra uno psychothriller e un documentario. Le immagini le trovate tra i tweet del Tribeca Film Festival, dov’è stato appena presentato.

Come trasformare se stessi in arte

Grazie al Moca rivedremo James Franco nei panni di James Dean. Aprirà il 15 maggio in un nuovo spazio del Museo d’Arte Contemporanea di Los Angeles (il negozio JF Chen, al 941 di North Highland Avenue) una collettiva ideata dall’attore e ispirata a Gioventù bruciata. Poco più di dieci anni dopo avere interpretato James Dean nel film tv diretto da Mark Rydell, James Franco torna a vestire i panni dell’amato attore nelle foto e nelle opere degli artisti Douglas Gordon, Harmony Korine, Damon McCarthy, Paul McCarthy, Terry Richardson, Ed Ruscha e Aaron Young. Pensata come un omaggio al film di Nicholas Ray più che a Dean, Rebel reinterpreta il film e il suo making of in chiave contemporanea. In mostra vecchi e nuovi video a tema diretti da Franco: da Sal (un omaggio al coprotagonista di Gioventù bruciata Sal Mineo, presentato nel 2011 a Venezia) al recentissimo The Death of Natalie Wood (su Youtube).

Non ci facciamo mancare niente

Vi state chiedendo se Franco sa anche cantare? Fate bene, e anche questa risposta arriva con un tweet. È il fan blog italiano James Franco Italia a farci partecipi della notizia che James ha scritto, cantato e registrato una canzone. La canzone è anche bellina. Parla della madre e del padre, Betsy e Doug, che si sono incontrati e innamorati a Stanford quand’erano studenti. Si chiama Love in the Old Days, Amore ai vecchi tempi.

Diventa “fucker” di te stesso

James Franco è un grande attore, un bravissimo regista, un ottimo scrittore e un artista di successo. In qualunque cosa si cimenti, riesce. E non c’è alcuna ironia in queste parole. Sana invidia piuttosto, come per chiunque sappia fare tutto e bene. James Franco è anche su Twitter, dove è parco di parole e prodigo di immagini. James Franco posta quasi solo foto di stesso, e qualche video. Delle sue amiche o delle vernici a cui ha presenziato. Anche nei social network James Franco ha una sua eleganza. Gli viene bene anche quello. Volete essere come lui? Provate così: smettete di perdere tempo scrivendo inutili parole su Twitter, Fb e simili. Usateli come mezzi per promuovere la vostra immagine. Fotografatevi, postate le foto, e restate in silenzio. Ignorate i commenti degli altri. Soprattutto, non concedete interviste. Mai. E chi ha altre domande si risponda da sé.

L'articolo James Franco in arte Re Mida proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/libri/james-franco-in-arte-re-mida/feed/ 15