la profezia dell'armadillo Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/la-profezia-dellarmadillo/ un blog di approfondimento culturale Fri, 01 Feb 2013 13:47:40 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg la profezia dell'armadillo Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/la-profezia-dellarmadillo/ 32 32 L’idolatria del lunedì https://minimaetmoralia.it/fumetto/zerocalcare/ https://minimaetmoralia.it/fumetto/zerocalcare/#comments Fri, 01 Feb 2013 10:02:39 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12759 Questo pezzo è uscito su Orwell.

Parlare di Zerocalcare può apparire già superfluo: sembra ormai noto a tutti e non passa giorno in cui qualcuno non ti consigli di comprare i suoi libri, non importa quante volte ripeti  che già li conservi nella medesima nicchia dei grandi. Che poi, io stesso sono uno scopritore tardivo: quando vidi la sua striscia (per ora il prodotto calcariano meno convincente, ma confido che debba solo prendere le misure al formato) sostituire l’onorata Red Meat su Internazionale, pensai, “embe’?”, salvo poi ritrovarmi qualche settimana più

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Questo pezzo è uscito su Orwell.

Parlare di Zerocalcare può apparire già superfluo: sembra ormai noto a tutti, né passa giorno in cui qualcuno non ti consigli di comprare i suoi libri, non importa quante volte ripeti  che già li conservi nella medesima nicchia dei grandi. Che poi, io stesso sono uno scopritore tardivo: quando vidi la sua striscia (per ora il prodotto calcariano meno convincente, ma confido che debba solo prendere le misure al formato) sostituire l’onorata Red Meat su Internazionale, pensai, “embe’?”, salvo poi ritrovarmi qualche settimana più tardi a tormentare chiunque mi capitasse a tiro con La profezia dell’armadillo. Se poi ci aggiungiamo il fatto che a Lucca Comics lo stand del suo editore Bao publishing aveva una bolgia di fan vista di rado per un fumettista, e che proprio mentre La profezia dell’armadillo esplodeva, Zerocalcare era già pronto con Un polpo alla gola, il suo secondo lavoro non meno buono del primo, potremmo pensare che non ci sia più bisogno di parlare di lui.

E invece di Zerocalcare è necessario parlare tanto più adesso, perché, con Un polpo alla gola che – uscito da appena un mese e edito da una piccola realtà come Bao – sfonda le 40’000 copie vendute e passa le ultime tre settimane al primo posto della classifica generale di vendite di Amazon, con La profezia dell’armadillo, uscito un anno fa, stabile al 3° posto, si configura come qualcosa che trascende la nicchia degli appassionati di fumetto (o quella degli utilizzatori di social network più avveduti, poiché l’esplosione è stata innescata in primo luogo dai tasti “share” della sua striscia del lunedi), per diventare una questione culturale di rilevanza nazionale: la dimostrazione che il libro a fumetti in Italia può ancora funzionare al punto di fare cifre importanti, e dunque, di conseguenza, che vale la pena investire sul fumetto.
Zerocalcare funziona perché, per quanto sia “fumetto d’autore”, nel senso di opera libera da costrizioni di serie, è anche fumetto popolare. È popolare perché parla di una quotidianità che riguarda tutti, certo, ma soprattutto perché trae la sua linfa dall’immaginario pop più profondo, andando però oltre il citazionismo: quello che fa è raccontarci di come tale immaginario innervi le anime di due generazioni cresciute con Junior TV. Al di là della sua grande sensibilità nell’isolare e catalogare la “casistica” della vita di tutti i giorni, l’invenzione più fortunata di Zerocalcare sono infatti le sue “coscienze”, che si manifestano, a seconda dei casi, ora nella forma di David Gnomo, ora in quella dell’Uomo Tigre, ora di Sirio dei Cavalieri dello Zodiaco o Shu di Ken il guerriero – ma anche di Vandana Shiva o del sergente Hartman di Full Metal Jacket, perché l’autore ha una facilità d’inclusione assoluta, figlia questa più dell’ibridazione dei meme in stile 4chan che del modernismo –, fino all’Armadillo, unica incarnazione che non rimandi ad altri personaggi (se non, nella funzione narrativa, allo Hobbes di Calvin & Hobbes), e alla coscienza di Camille, amica del protagonista la cui morte è il leitmotiv del primo libro, presentata come il mostro lupesco che tormenta il Gatsu di Berserk. Per mezzo di questo dispositivo, Zerocalcare ci ricorda che il seme gettato da tanti anime visti quando erano ancora solo “cartoni animati giapponesi”, e le emittenti locali, trovata una miniera di contenuto a basso costo, ce li sparavano addosso tutti, senza distinzioni tra shojo (per ragazze), shonen (per ragazzini) e seinen (per ragazzi un po’ più grandi), non è andato perduto: la portata mitopoietica di quelle opere viene oggi ripresa dal fumettista romano, il quale fa dei loro eroi qualcosa di non dissimile da apparizioni divine – se per dio si intende, crowleyanamente, un perno simbolico grazie al quale provare a spiegarsi meglio la realtà – e suggerisce che non dobbiamo vergognarci se, in epoca di secolarizzazione estrema, l’iconoclastia è stata sostituita da una forma “sana” di idolatria nostalgica.
Come capita spesso con le opere seconde, ce stanno già quelli che dicono che il primo era mejo (scrivo così perché merita una menzione anche la lingua di Zerocalcare, che riproduce la parlata giovanile nell’unico modo possibile in Italia: tramite il preciso inserimento di elementi dialettali, in modo abbastanza moderato da evitare di finire nell’abisso della pseudocomicità regionale, ma sufficiente a trovare il “polso” del linguaggio dei suoi giovani, e con esso quello di tutti quanti), tuttavia si tratta di un allarme infondato: se è vero che La profezia dell’armadillo era più ricco di fuochi d’artificio, è anche vero che era frutto di un accumulo di materiali più lungo rispetto a Un polpo alla gola; ancor prima di ciò, nel decretare la superiorità dell’opera seconda e dare adito a grandi speranze per la terza, è il fatto che Un polpo alla gola ha ambizioni romanzesche, laddove La profezia dell’armadillo si riduceva in fin dei conti a una serie di sketch collegati dal filo rosso della morte di Camille. Guardiamo poi anche ai disegni, che graphic novel, termine orrendo che piace a quelli che ancora si vergognano a dire “fumetto”, vuol dire pur sempre fumetto, e nei fumetti i disegni sono importanti: i disegni di Zerocalcare sono tuttora in evoluzione – le stesse storie dell’Armadillo esistono in una versione precedente, più grezza, e nel sito personale dell’autore si possono vedere disegni ancora anteriori – e in Un polpo alla gola si iniziano a scorgere le stigmate di una maturità stilistica che potrà darci diverse soddisfazioni; intanto, godiamo a vedere la fortunata sintesi di elementi giapponesi (su tutti, l’espressione del Calcare terrorizzato, ma sono molte le soluzioni grafiche ereditate dal manga), statunitensi (c’è Robert Crumb, ma il tratto ricorda anche Penny Arcade) e italiani (probabilmente il suo ascendente grafico più diretto è Lupo Alberto), e il rinforzarsi di tutta una serie di stilemi. Stilemi non solo grafici: anche nella costruzione delle vicende esiste già una “gamma Zerocalcare”, che tuttavia pare anche in grado di ampliarsi progressivamente, senza cedere al gusto facile del tormentone: per dire, in Un polpo alla gola non c’è traccia di armadilli.

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