Le luci della centrale elettrica Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/le-luci-della-centrale-elettrica/ un blog di approfondimento culturale Fri, 17 Oct 2014 08:56:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Le luci della centrale elettrica Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/le-luci-della-centrale-elettrica/ 32 32 Cronache emiliane d’epica geografia artistica https://minimaetmoralia.it/cultura/cronache-emiliane-depica-geografia-artistica/ https://minimaetmoralia.it/cultura/cronache-emiliane-depica-geografia-artistica/#respond Fri, 17 Oct 2014 09:40:16 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23880 Vasco Brondi aka Le luci della centrale elettrica sarà a Roma, alla Pelanda del Macro a Testaccio, il 17 e 18 ottobre alle 22 per il Romaeuropa Festival con "Cronache emiliane". Lo spettacolo è un reading-viaggio musicale in Emilia con foto di Luigi Ghirri, testi di Gianni Celati, Roberto Roversi, Pier Vittorio Tondelli, Cesare Zavattini, Giorgio Bassani e canzoni delle Luci. Musiche originali composte e sonorizzate dal vivo da Federico Dragogna. Quest'articolo di Vasco Brondi è uscito su pagina99we. (Immagine: Luigi Ghirri, Ostiglia, Centale Elettrica, 1987)Quest'articolo di Vasco Brondi è uscito su pagina99we. (Immagine: Luigi Ghirri, Ostiglia, Centale Elettrica, 1987)

di Vasco Brondi

Lungo lo stradone una fila di negozi con tutti i sacramenti moderni, e donne che vanno a far la spesa pedalando come se il tempo per loro non avesse peso. Una chiesetta in stile gotico d’epoca fascista, fioriture di antenne televisive sui tetti, e anche qui quel tono da vita nelle riserve. È un po’ come essere sotto il livello standard del progetto finanziario di vita universale. 

Gianni Celati, Verso la foce

Mi sono accorto all’improvviso di vivere in Emilia attraverso le cose che leggevo, le canzoni che ascoltavo, i film che guardavo.

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Vasco Brondi aka Le luci della centrale elettrica sarà a Roma, alla Pelanda del Macro a Testaccio, il 17 e 18 ottobre alle 22 per il Romaeuropa Festival con “Cronache emiliane”. Lo spettacolo è un reading-viaggio musicale in Emilia con foto di Luigi Ghirri, testi di Gianni Celati, Roberto Roversi, Pier Vittorio Tondelli, Cesare Zavattini, Giorgio Bassani e canzoni delle Luci. Musiche originali composte e sonorizzate dal vivo da Federico Dragogna. Quest’articolo di Vasco Brondi è uscito su pagina99we. (Immagine: Luigi Ghirri, Ostiglia, Centale Elettrica, 1987)

di Vasco Brondi

Lungo lo stradone una fila di negozi con tutti i sacramenti moderni, e donne che vanno a far la spesa pedalando come se il tempo per loro non avesse peso. Una chiesetta in stile gotico d’epoca fascista, fioriture di antenne televisive sui tetti, e anche qui quel tono da vita nelle riserve. È un po’ come essere sotto il livello standard del progetto finanziario di vita universale. 

Gianni Celati, Verso la foce

Mi sono accorto all’improvviso di vivere in Emilia attraverso le cose che leggevo, le canzoni che ascoltavo, i film che guardavo. Sono cresciuto a Ferrara e sembrava normale tutta quella pianura attorno, il fiume enorme vicino alla città, l’accento, la simpatia, le lamentele, il dialetto, le strade strette, i campi arati, i cieli bianchi, i paesaggi geometrici, le bestemmie, le preghiere, il silenzio di mattina, di pomeriggio e di sera. Probabilmente da piccolo credevo che tutto il mondo fosse più o meno così. La mia cartina geografica dell’Emilia è stata disegnata dai libri, dai dischi e dai film che rendevano protagonisti quei posti che sembravano anonimi, sembravano luoghi in cui niente sarebbe potuto succedere.

Mi hanno fatto scoprire il posto in cui vivevo e da cui volevo ovviamente andarmene in fretta. Forse davvero non c’è niente di speciale, solo ottimi raccontatori che hanno reso epici dei posti minuscoli. Come quando ho sentito una canzone di Lucio Dalla che diceva Tra Ferrara e la luna e non ci potevo credere. Tutte queste opere sono state per me come un libretto d’istruzioni scritto in modo poetico. Piazza Verdi e la coda per la mensa dell’università di Bologna disegnata da Pazienza in Pentothal. Le mitiche avventure del Posto Ristoro, il bar vicino alla stazione di Correggio descritto da Tondelli in Altri libertini. Le case misere ma fiere abbandonate in mezzo alla campagna e fotografate da Ghirri. Il diario allegro e disperato del viaggio a piedi sull’argine del Po scritto da Celati. Una passeggiata sulle mura di Ferrara in un inverno del 1944 descritta da Bassani che potrebbe essere dell’inverno scorso o del prossimo inverno. Ferrara sempre identica in bianco e nero nel 1950 nel primo film di Antonioni e a colori nel 1995 nel suo ultimo film. Zavattini che torna da Roma per stare un mese nel suo paesino d’origine, Luzzara, pernottando in una casa del centro e nell’appartamento di sopra sentiva un bambino piangere e la madre che si svegliava e lo raggiungeva camminando sui talloni perché il pavimento era gelato.

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Lunga vita alle graphic novel! https://minimaetmoralia.it/fumetto/davide-toffolo-graphic-novel-is-dead/ https://minimaetmoralia.it/fumetto/davide-toffolo-graphic-novel-is-dead/#respond Wed, 05 Feb 2014 06:00:25 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18167 Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Strano momento per la graphic novel italiana che in questa notte abbastanza buia dell’editoria, brilla di luce propria con gioia di chi il fumetto da sempre lo frequenta e a beneficio di che ne è stato appena iniziato. E se il 2013 si è chiuso con i libri di Zerocalcare in classifica e la notizia della candidatura allo Strega del bellissimo ultimo graphic novel di Gipi unastoria, ad aprire il 2014 è il fumettista e musicista Davide Toffolo con il fulgido e autobiografico Graphic Novel Is Dead (Rizzoli Lizard, pagg. 144, 16 euro).

Davide Toffolo appartiene a una generazione di gente che con il fumetto c’è cresciuta. Nato a Pordenone nel 1965, ha avuto la fortuna di attraversare quelli che per alcuni sono stati gli anni migliori del fumetto italiano (la fine dei settanta, i primi degli ottanta), quell’età dell’oro in cui esistevano riviste bellissime (CannibaleFrigidaire) scritte e disegnate da artisti come Filippo Scòzzari, Stefano Tamburini, Massimo Mattioli, Tanino Liberatore, Vincenzo Sparagna, Andrea Pazienza. Sempre in quegli anni Pazienza insegnava insieme a Magnus e Lorenzo Mattotti in una scuola di fumetto che si chiamava Zio Feninger, fondata a Bologna da Daniele Brolli e Igort. Lì studiava Toffolo, che oggi di mestiere fa il cantante e il fumettista.

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Strano momento per la graphic novel italiana che in questa notte abbastanza buia dell’editoria, brilla di luce propria con gioia di chi il fumetto da sempre lo frequenta e a beneficio di che ne è stato appena iniziato. E se il 2013 si è chiuso con i libri di Zerocalcare in classifica e la notizia della candidatura allo Strega del bellissimo ultimo graphic novel di Gipi unastoria, ad aprire il 2014 è il fumettista e musicista Davide Toffolo con il fulgido e autobiografico Graphic Novel Is Dead (Rizzoli Lizard, pagg. 144, 16 euro).

Davide Toffolo appartiene a una generazione di gente che con il fumetto c’è cresciuta. Nato a Pordenone nel 1965, ha avuto la fortuna di attraversare quelli che per alcuni sono stati gli anni migliori del fumetto italiano (la fine dei settanta, i primi degli ottanta), quell’età dell’oro in cui esistevano riviste bellissime (CannibaleFrigidaire) scritte e disegnate da artisti come Filippo Scòzzari, Stefano Tamburini, Massimo Mattioli, Tanino Liberatore, Vincenzo Sparagna, Andrea Pazienza. Sempre in quegli anni Pazienza insegnava insieme a Magnus e Lorenzo Mattotti in una scuola di fumetto che si chiamava Zio Feninger, fondata a Bologna da Daniele Brolli e Igort. Lì studiava Toffolo, che oggi di mestiere fa il cantante e il fumettista.

Frontman del celebre gruppo punk art rock Tre Allegri Ragazzi Morti, Toffolo è autore di una decina di libri a fumetti tra cui la biografia di Pier Paolo Pasolini (Pasolini) e la serie Cinque allegri ragazzi morti, diventato ultimamente lo strepitoso Cinque allegri ragazzi morti IL MUSICAL LO-FI (diretto dalla regista Eleonora Pippo, con i bravissimi Mimosa Campironi, Maria Roveran, Libero Stelluti, Matteo Vignati e lo stesso Davide Toffolo) che ha debuttato in gennaio al Teatro Litta di Milano, è stato in scena negli spazi delle Carrozzerie n.o.t. a Roma e presto sarà di nuovo a Milano, Roma e in altre città d’Italia (per gli aggiornamenti su date e città tenete d’occhio il blog).

Nella sua biografia su Wikipedia c’è scritto: “Le due attività, fumettista e musicista, non sono separate”. Ed è esattamente di questa importantissima “non separazione” che racconta con passione, talento e molto struggimento in Graphic Novel Is Dead. La storia che racconta è la sua, cercando di ricucire la metà pubblica di cantante idolo già di più di una generazione e la metà privata di narratore e disegnatore che passa un sacco di tempo in quella solitudine visionaria e scandagliante a cui costringe il mestiere. Una doppia vita a tutti gli effetti, se vogliamo come quella dei supereroi, con tanto di costume da Yeti e maschera a forma di teschio che indossa sul palco, a cercare di prendere distanza dalla merce a cui il successo ti costringe a diventare.

“L’idea di scrivere di me è nata perché sono diventato una specie di personaggio pubblico anomalo”, dice Toffolo. “Vivo una vita pubblica che è mediata da un costume, da una maschera e da un immaginario che è quello degli Allegri ragazzi morti. Avevo voglia di provare a raccontare qualcosa che conoscevo bene usando il fumetto nella sua espressione più primitiva, più vera, mettendo dentro registri anche complessi che vanno dall’ironico al drammatico al comico al declamativo”. Ad alternarsi nella storia sono di fatto fotografie (della brava fotografa argentina Cecilia Ibañez) e disegni (colorati e supervisionati dal fumettista Alessandro Baronciani). Le foto raccontano il pubblico, i disegni il privato. Ancora una volta, non per separare il dentro dal fuori, ma a unirli in una sorta di linea d’ombra poetica e immaginaria che dell’autore/protagonista della storia restituisce un’identità piena e soprattutto autentica. Ovvero, l’identità di chi (in questo caso cantando e disegnando) diventa quello che vuole diventare.

Scrive Toffolo a un certo punto della storia: “Volevo diventare punk. Era il 1980”. Interrogato su questa “punkitude” applicata alla vita, ancora una volta a unire e mai a separare musica e fumetto, risponde che “già solo l’estetica del punk aveva qualcosa di stilizzato e fumettistico” e che “il punk ha sempre usato il fumetto come mezzo di comunicazione”. Dice: “Così ho cominciato, imparando che ci poteva essere una sorta di laboratorio personale, nel mio caso il fumetto e la musica, che dalla provincia ti dava la forza e anche l’ispirazione per raccontare cose originali. Ed essere originali per me vuol dire avere il coraggio di fare i conti con se stessi, in modo anche profondo. Nel 1992 ho provato a presentare la mia prima ipotesi di fumetto autoriale a un grande autore, che è stato anche il mio maestro ed è il mio editore, Igort. Ha visto le mie tavole, che comunque erano belle, e ha detto: secondo me e non sei nella direzione giusta, quando presenti il tuo lavoro devi sempre pensare che hai una sola possibilità di mostrare che cosa sei rispetto all’intera storia del fumetto. Una cosa da far tremare i polsi, che però si è rivelato l’atteggiamento giusto. Quando fai una cosa devi avere la coscienza precisa di quello che stai facendo, di quello che hai intorno e della tua posizione rispetto a quell’intorno”.

Nell’83 Toffolo frequentava la scuola Zio Feninger, imparando per esempio da Magnus che “una storia si può fare quando conosci la fine”. Negli anni ha insegnato anche lui fumetto, ha scritto e disegnato un albo che si chiama Lezioni di fumetto, ne ha scritto e disegnato un altro che viene da sospettare sia per molti adolescenti tutto quello che sanno su Pasolini, e che citando Uccellacci e uccellini dice: “I maestri sono fatti per essere mangiati”. Dell’inevitabile ribaltarsi dei ruoli, del diventare adulti e maestri, dice Toffolo che cerca di tenere sempre lontana l’idea di essere didattico: “Non mi interessa che quello che scrivo abbia il fine di insegnare, anche se è una cosa con cui devo fare i conti”. E così ai giovanissimi che, come lui negli anni novanta, vanno da lui a mostrare le loro tavole dice che “l’importante è leggere fumetti, innamorarsi del linguaggio, capire cosa succede intorno, avere questo tipo di sincerità che ti porta a fare tutto in modo profondo”.

Da fumettista e soprattutto da frontman di una band di successo ha un rapporto privilegiato con questi “cosiddetti giovani, che poi di fatto sono un’entità multiforme, difficile da capire”. Di loro parla benissimo, soprattutto in termini di fiducia e di talento. “Anche in una situazione complessa come quella dell’Italia degli ultimi vent’anni, la capacità che c’è nelle nuove generazioni è sempre sorprendente”. Cita musicisti della scena indipendente come Il Pan del Diavolo e Le luci della centrale elettrica, bravissimi, più giovani di lui, capaci di innamorarsi di quello che fanno, a dirla con Pasolini di “operare con pura passione”, arte e vita che sia, ancora una volta coincidenti e mai scisse.

Della nuovissima scena del fumetto italiano, orfana di riviste dove un tempo si pubblicavano storie bellissime, guarda alle infinite possibilità date alle graphic novel. “Anche solo dieci anni fa c’erano editori pronti per le graphic novel, oggi hai dei referenti editoriali per poterle fare. La graphic novel rimane un modo di fare fumetti non industriale, molto vicino a quello che era il cosiddetto modo di fare fumetti d’autore, più artigianale, affrontabile da una persona sola e non da un gruppo di lavoro complesso richiesto dai fumetti industriali”. Questo il “qui e ora” per chi si opera oggi nel fumetto, nato da quella che Toffolo chiama “una battaglia per un fumetto adulto, un fumetto libero che non sia solo narrazione di genere e possa raccontare qualsiasi tipo di storia. Con gioia”.

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