Libreria Colapesce Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/libreria-colapesce/ un blog di approfondimento culturale Mon, 29 Sep 2014 07:43:17 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Libreria Colapesce Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/libreria-colapesce/ 32 32 Sull’avventura di “PIANISSIMO” https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/sullavventura-di-pianissimo/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/sullavventura-di-pianissimo/#comments Mon, 29 Sep 2014 07:43:17 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23613 Sull’avventura di “Pianissimo – libri sulla strada”, Filippo Nicosia ha scritto un libro adesso pubblicato da Terre di mezzo. Per gentile concessione dell’editore, condividiamo un estratto del libro con i lettori di minima&moralia. In apertura, un breve “cappello” di Nicosia in cui dà conto di alcune novità, come l’apertura della libreria Colapesce a Messina. di […]

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Sull’avventura di “Pianissimo – libri sulla strada”, Filippo Nicosia ha scritto un libro adesso pubblicato da Terre di mezzo. Per gentile concessione dell’editore, condividiamo un estratto del libro con i lettori di minima&moralia. In apertura, un breve “cappello” di Nicosia in cui dà conto di alcune novità, come l’apertura della libreria Colapesce a Messina.

di Filippo Nicosia

“Pianissimo” mi ha portato fin dove le poche risorse economiche, l’aiuto dei famigliari e degli amici, la collaborazione degli editori indipendenti e un vecchio furgone spolmonato mi potevano portare.

Abbiamo viaggiato in Sicilia, la regione immobile in fondo a un paese immobile. Non siamo stati i primi e speriamo di non essere gli ultimi.

Il nostro viaggio che non voleva avere valore fondativo è diventato un piccolo caso? Un modello? Non so dirlo. All’iniziale interesse da parte di aziende o case editrici non è corrisposto un impegno: nessuno ha investito un euro su “Pianissimo” che è rimasto sulle mie spalle e su quella di pochi altri amici scrittori e professionisti dell’editoria. Lo so, la fatica e il rischio fanno di “Pianissimo” un’esperienza difficilmente replicabile, perché l’entusiasmo non lo puoi replicare o mettere in scena e non lo puoi neppure far capire a un amministratore delegato. Comunque dal lavoro cominciato con “Pianissimo” è nata “Colapesce”, una piccola libreria indipendente con bistrot a Messina. E qui giù, ci sembra ancora più insensata l’astrazione di un mercato macro, giocato solo da grandi soggetti. Qui, da “Colapesce”, Messina, tutti i giorni ci difendiamo dagli editori che super producono, dagli scrittori che snobbano i nostri inviti, dai festival che creano più silenzio che dialogo. E anche da fermi cerchiamo di non rimanere immobili.

Da “Pianissimo. Libri sulla strada”

A mettere i libri su quattro ruote in italia ci aveva già pensato negli anni Cinquanta Luciano Bianciardi a Grosseto. Dirigeva la biblioteca Chelliana e una volta a settimana si metteva alla guida di un bibliobus per portare i libri ai minatori della Ribolla. ogni tanto con lui viaggiava anche Cassola, che ricorda come Bianciardi avesse coniato lo slogan “La biblioteca Chelliana che viaggia una volta a settimana”.

Portava la Bibbia, il Corano e i classici all’uscita dei tunnel della miniera. Era interessato a quel mondo di sommersi, di uomini privi della luce. E lo sconvolgimento per l’esplosione di un pozzo in cui morirono molti minatori fu così grande, che lo spinse a lasciare la Toscana e a trasferirsi a Milano, dove partorì il suo capolavoro La vita agra.

Ecco, se ci fosse un padre di Pianissimo – sempre che lui acconsentisse ad esserlo, e ne dubito, dato il suo modo di fare asciutto e burbero – sarebbe certamente Luciano Bianciardi, non solo per la biblioteca, ma anche per il punto di vista obliquo, non allineato, da cui guardava alla vita culturale del Paese.

Nel mio piccolo, con la mia libreria, volevo provocare, essere un pirata, fare qualcosa di eccentrico che rendesse la misura della stasi, volevo muovermi per far notare come tutto intorno fosse immobile.

E per muovermi ho scelto un furgone d’epoca, che andasse lento e mi permettesse di inserire libri in una dimensione che gli è sempre appartenuta, quella della profondità.

Ho deciso di essere itinerante perché mi è sembrato che la distribuzione e la promozione libraria degli editori indipendenti in Sicilia fosse scarsa, quasi inesistente.

Una regione con poche librerie indipendenti, ormai soltanto di catena, con un’offerta di testi che si limita spesso ai primi cento titoli di classifica dell’anno, non può lamentare una bassa percentuale di lettori: con una scelta così direzionata, i lettori hanno il diritto di disertare la lettura e ha perfino senso che lo facciano.

È di lettori che abbiamo bisogno, o di consumatori?

Se erano i lettori il fine ultimo del lavoro editoriale (compreso il mio), se era per loro che si muovevano molte professionalità, allora stavamo mancando il bersaglio, per pigrizia, per lacune legislative, per responsabilità storiche troppo difficili da rintracciare. Quello che sentivo era che c’erano dei lettori che non incontravano i loro libri, così ho deciso che avrei potuto provare io a presentarli cominciando da una regione del Sud, la mia terra d’origine, la regione al penultimo posto per numero di lettori in italia.

Ma non bastava viaggiare, era importante capire come il libro venisse percepito, perché stesse diventando un oggetto estraneo e privo di collocazione nella vita delle persone.

Dunque bisognava viaggiare per ascoltare e guardare i paesi, le persone e il paesaggio.

C’è un secondo padre di Pianissimo, questa volta un padre della visione, un fotografo che ha saputo restituire a tutti una terra, che l’ha raccontata in immagini, un’italia che era stata nostra, da qualche parte, in un tempo forse dell’infanzia. Questo fotografo è Luigi Ghirri:

“In fondo in ogni visitazione dei luoghi portiamo con noi questo carico di già vissuto e già visto, ma lo sforzo che quotidianamente siamo portati a compiere, è quello di ritrovare uno sguardo che cancella e dimentica l’abitudine; non tanto per rivedere con occhi diversi, quanto per la necessità di orientarsi di nuovo nello spazio e nel tempo.” (da Paesaggio italiano)

Avevo i libri, la voglia di andare e di ritrovare le origini, di raccontare i piccoli paesi e le piccole comunità. Avevo voglia di ricollocare nel presente il libro, di interrogare lui e le persone sulla sua funzione, e sulla funzione della lettura. Non volevo dare nulla per scontato, volevo farmi domande stupide. Dove sono i libri? Che posto hanno nella società? E la cultura e gli intellettuali? Perché si legge? Cosa cerco quando leggo? È necessario leggere per vivere?

No, non è necessario, mi rispondevo, si può vivere senza leggere, senza andare al cinema, senza vedere mostre, senza ascoltare concerti. Ma estromettere del tutto l’arte dalla vita – ci sarebbe comunque la natura – sarebbe idiota oltre che impossibile. Siamo attratti dall’immagine, dalla parola, dal suono, dal racconto. Creiamo miti, storie, fiabe e le raccontiamo e le leggiamo perché abbiamo paura di morire e allo stesso tempo vogliamo vivere (due pensieri solo apparentemente non in contraddizione): raccontiamo storie per questo e per questo continuiamo a leggere e vorremo sempre leggere.

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