librerie Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/librerie/ un blog di approfondimento culturale Sat, 11 Apr 2020 11:04:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg librerie Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/librerie/ 32 32 Siamo librai, non simboli https://minimaetmoralia.it/altro/librai-non-simboli/ https://minimaetmoralia.it/altro/librai-non-simboli/#comments Sat, 11 Apr 2020 10:24:13 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=42974 Pubblichiamo una lettera aperta, frutto del lavoro collettivo di discussione e confronto sviluppato all’interno del gruppo LED – Librai Editori Distribuzione in rete, sperando di poter contribuire a un dibattito costruttivo sulla riapertura delle librerie a partire dal 14 aprile. * Il nuovo decreto preannunciato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte prevede per il 14 aprile […]

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Pubblichiamo una lettera aperta, frutto del lavoro collettivo di discussione e confronto sviluppato all’interno del gruppo LED – Librai Editori Distribuzione in rete, sperando di poter contribuire a un dibattito costruttivo sulla riapertura delle librerie a partire dal 14 aprile.

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Il nuovo decreto preannunciato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte prevede per il 14 aprile la riapertura delle librerie, riconosciute da più fronti come presidi sociali e luoghi essenziali per il tessuto culturale del nostro Paese.

Come libraie e librai siamo contenti di questa improvvisa attenzione al nostro lavoro, ma ci sarebbe piaciuto ci fosse stata anche prima delle misure governative per il contenimento della pandemia e, soprattutto, ci piacerebbe ci fosse dopo: se siamo dei luoghi essenziali del tessuto culturale italiano, allora sarebbe il caso che questa funzione ci fosse riconosciuta sempre e in modo strutturale, attraverso una serie di misure economiche a sostegno delle nostre attività nel quotidiano.

Mentre sono ancora in vigore misure che costringono le persone dentro casa e sospendono la mobilità, viene chiesto a noi librai e, di conseguenza ai nostri lettori, di tornare a muoverci per raggiungere le librerie.

Ci siamo adoperati tutti quanti, come cittadini prima di tutto, a rispettare le regole, a proteggere gli altri e noi stessi, ci siamo fermati e abbiamo pensato, cercando modi alternativi di continuare a fare rete, cultura e dove possibile servizio.
Ci siamo re-inventati sui canali digitali, abbiamo raccontato libri a distanza, abbiamo studiato le formule giuste per permettere ai libri di arrivare alle porte delle persone senza mettere in pericolo nessuno, abbiamo messo in atto modalità, come quella delle consegne e spedizioni a domicilio, in assenza di un contesto normativo chiaro e unitario, per non perdere il contatto con i lettori.

Se alla decisione di riaprire possono aver contribuito lettere e appelli che fanno forza sul valore e sul conforto culturale del libro, la prima domanda da porsi è: a quali condizioni? E perché tra le firme di questi appelli mancano proprio quelle dei librai?
In merito alla proposta di riaprire le librerie, molte e molti di noi nutrono una serie di dubbi e perplessità che ci piacerebbe fossero sciolti:

1. Sono state previste delle indicazioni precise per la sicurezza del nostro lavoro, come l’adozione di specifici dispositivi? E nel caso: quali? Il lavoro del libraio, infatti, prevede un tempo lungo della comunicazione verbale faccia a faccia, una pratica che, se non precisamente regolata, comporta in questo momento degli evidenti rischi di sicurezza sanitaria. Inoltre è buona abitudine di chi frequenta le librerie prendere, toccare, manipolare una gran quantità dei libri presenti sui nostri scaffali. È stata pensata una procedura per la sanificazione di libri e ambienti? Senza contare l’inevitabile ripresa dell’attività di tutti i lavoratori (corrieri, logistica, promotori ecc.) coinvolti nel funzionamento della filiera e la cui salute va tutelata al pari di quella di chiunque altro.

2. È stato considerato cosa significhi, dal punto di vista della sicurezza sanitaria, fare muovere tutti i librai e le libraie d’Italia verso i loro luoghi di lavoro, e tutti i nostri lettori in direzione delle librerie, in tempi in cui viene chiesto a tutti i cittadini italiani di restare a casa il più possibile? Andare in libreria implica che i lettori escano di casa, scendano in strada, salgano in macchina o sui mezzi pubblici, passino del tempo tra gli scaffali a maneggiare libri e a cercare dialogo e confronto con noi librai. La scelta di un libro avviene per contatto diretto, per passaggi di mano e di idee. Come gestire tutto questo?

3. Malgrado la riapertura delle librerie restano comunque in vigore le misure restrittive che limitano la libertà di movimento e circolazione delle persone. Andare a comprare un libro sarà una giustificazione valida per uscire, esattamente come andare al supermercato?

4. È stato considerato cosa significhi in merito alla possibilità di concordare sulla base dell’art. 1623 c.c una congrua riduzione dei canoni di affitto delle nostre attività, l’intervento di una disposizione che ci dà facoltà di riaprire ma a fronte di una prevedibile e consistente riduzione delle vendite? Aiutare le librerie, in quanto riconosciuti luoghi di produzione di cultura, non prevedrebbe invece la possibilità di una norma che consenta ai proprietari dei nostri locali di godere loro di un credito di imposta equivalente alla riduzione che ci accorderebbero sulle pattuizioni contrattuali relative al canone di locazione ed alle spese relative?

5. Perché non creare un fondo nazionale o una partnership con i servizi postali, simile nella premessa alle iniziative attualmente sostenute dal contributo libero degli editori, ma su finanziamento statale, per aiutare le librerie a sostenere la gestione economica delle forme alternative di vendita attualmente in atto (spedizioni fuori città, spedizioni a domicilio ecc.)?

6. In questo momento sono attive delle misure di welfare (possibilità di cassa integrazione straordinaria, accessi a contributi pubblici, agevolazioni fiscali) pensate per contribuire alla sostenibilità economica degli esercizi commerciali. Quali certezze abbiamo che queste misure verranno mantenute anche dopo la riapertura “simbolica”?

Riaprire le librerie non può essere considerato un puro gesto simbolico, ma deve essere un’azione strutturata e gestita nella sua complessità, così come dovrebbe avvenire per tutte le altre attività necessarie alla vita sociale.

Le librerie sono dei presìdi culturali che vivono costruendo relazioni, dei luoghi che hanno un peso nella creazione di comunità culturali e sociali, spazi che creano dibattiti, lavorano alla promozione e alla diffusione della lettura e della cultura in senso ampio, organizzano eventi e occasioni di confronto. Quando una libreria viene disarticolata da questo tessuto connettivo, quando non si guarda al complesso di attività che svolge e la si riduce a mero luogo di vendita delle merci non solo si tradisce il ruolo che riveste nel territorio ma si fa finta di non vedere la differenza tra consumo e fruizione, tra cliente e cittadino.

Tanti di noi hanno continuato a lavorare senza alcuna certezza di sostegno economico, ad altri non è stato possibile portare avanti il proprio lavoro nel quotidiano, ma NON abbiamo mai smesso di fare cultura: abbiamo continuato a dialogare con la nostra comunità di lettori attivando tutti i mezzi a nostra disposizione. Ora non abbiamo intenzione di esporci al solo scopo di fingere una “ripresa culturale delle anime” che ci potrà essere davvero solo quando sarà possibile la messa in sicurezza di tutti i corpi.

In mancanza di garanzie sulle richieste qui avanzate molti di noi si riservano di non riaprire comunque l’attività nemmeno dopo l’entrata in vigore del decreto, finché non sarà possibile esercitare il nostro lavoro nelle condizioni e con le tutele adeguate.

1. Annamaria Cenni, libraia, Genova
2. Bookish libreria, Roma
3. Libramente Caffè Letterario, Salerno
4. Kublai – Libreria Dolceria, Lucera
5. Libreria Periferica, Albinia
6. Colibrì, Milano
7. Libreria Il pensiero meridiano, Tropea
8. La libreria del Golem, Torino
9. Libreria Le Notti Bianche, Vigevano
10. Libreria Fatti di carta, Noci
11. Liberamente, Ravenna
12. Libreria W. Meister & co, San Daniele del Friuli
13. Stefano Sancio, Cento Fiori Finale Ligure. Del Conte, Loano
14. Prinz Zaum,Bari
15. La Piccola Libreria, Levico Terme
16. LibrOsteria, Padova.
17. Libreria Controvento, Telese Terme
18. I libri di Eppi, Torino
19. Libreria Virginia e Co., Monza
20. Libreria On the road, Montesilvano
21. Libreria Dovilio, Caltagirone
22. Libreria Namastè Book and Coffee, Tortona
23. Libreria Nina, Pietrasanta
24. Empatia Libri, Teramo
25. Libreria Campus, Bari
26. Libreria Tra Le Righe, Pisa
27. la Libreria Volante, Lecco
28. Francesca Dell’Orso, libraia, Pescara
29. Il Mio Libro, Milano
30. La confraternita dell’uva // Libreria – Cafè – Wine Bar, Bologna
31. Skribi Parole Suoni Gusto – Conversano
32. Book Morning – Libreria e Servizi Editoriali, Genova
33. Libreria Kindustria, Matelica
34. Libreria Diari di bordo, Parma
35. Libreria Fogola, Ancona
36. Rachele Palmieri, libraia, Roseto degli Abruzzi
37. Libreria Dante, Ravenna
38. Libreria Trebisonda, Torino
39. Prospero / Enoteca letteraria, Palermo
40. Barbara Catalano, libraia, Milano
41. La libreria Millelibri – Poesia e altri mondi, Bari
42. Arturo Balostro, libraio, Bologna
43. Libreria Ghibellina, Pisa
44. Gennaro Pecora, libraio, Pomigliano d’Arco
45. Carla Bosi, libraia, Bologna
46. Libreria La Gang del Pensiero, Torino
47. Libreria 101, Bari
48. Libreria Pagina dodici, Verona
49. Libreria nuova macelleria Patella, Altamura
50. Libreria Trame, Bologna
51. Todo Modo, Firenze
52. Libreria Roma Ubik Pontedera
53. Libreria Therese, Torino
54. libreria tralerighe Conegliano
55. Lo Spazio Diviadellospizio, Pistoia
56. Libreria à la Page, Aosta
57. Le mille e una pagina, Mortara
58. NORA Book & Coffee, Torino
59. Libreria Liberi Tutti, La Spezia
60. Luna’s Torta, Torino
61. Libreria Bacco, Puegnago del Garda
62. Libreria Fahrenheit, Pistoia
63. Libreria Libri al Sette, Carugo
64. Cartolibreria Dueccì, Mira
65. Tempo Ritrovato Libri, Milano
66. Allegra Mercuri, libraia, Sesto San Giovanni
67. Monica Calanca, libraia, Bergamo
68. Stefano del Lungo, libraio, Firenze
69. Cristiana Zoli, libraia, Ravenna
70. Barbara Catalano, libraia, Milano
71. Stefania Mazzone, libraia, Pescara
72. David Poeta, libraio, Firenze
73. Katia bianco, libraia, Milano
74. Federica Iorio, libraia, Milano
75. Luca Di Natale, libraio, Roma
76. Valentina Ghilardi, libraia, Milano
77. Daniela Battistini, libraia, Reggio Emilia
78. Franca Gerli, libraia, Milano
79. Vincenzo Di Matteo, libraio, Napoli
80. Dora Cocco, libraia, Roma
81. Emilia di Domenico, libraia, Napoli
82. Gaia Possenti, libraia, Roma
83. Davide Predosin, libraio, Roma
84. Ilaria Di Cesare, libraio, Milano
85. Cinzia Zanfini, libraia, Firenze
86. Astrid Hovstadius, libraia, Firenze
87. Jessica Giusti, libraia, Pisa
88. Roberta Rapallino, libraia, Genova
89. Iva Pruneti, libraia, Firenze
90. Isabella Grosso, libraia, Biella
91. Letizia Casana, libraia, Milano
92. Stefania Mangani, libraia, Genova
93. Veronica Barbuto, libraia, Pisa
94. Giulia De Maio, libraia, Napoli
95. Serena Visci, libraia, Pescara
96. Alessandra Dugini, libraia, Firenze
97. Daniela Carrera, libraia, Biella
98. Umberto Apicerni, libraio, Milano
99. Daniela Nannavecchia, libraia, Milano
100. Angela Pecorella, libraia, Palermo
101. Morleo Mino, libraia, Milano
102. Cristina Minozzi, libraia, Milano
103. Debora Ragnacci, libraia, Perugia
104. Enrica Antonini, libraia, Milano
105. Antonella Del Giacco, libraia, Milano
106. Toni Viceconti, libraia, Milano
107. Elena Vignali, libraia, Milano
108. Benedetta Bruni, libraia Pistoia
109. Aurelia Calì, libraia, Catania
110. Chiara Vaghi, libraia, Assago
111. Monica Iudica, libraia, Milano
112. Rosaria Laurino, libraia, Napoli
113. Fabiola Brizi, libraia, Roma
114. Monica Federico, libraia, Milano
115. Irene Lambiase, libraia, Milano
116. Melissa Messere, libraia, Trieste
117. Massimo De Marino, libraio, Napoli
118. Paolo Siena, libraio, Palermo
119. Nicoletta Marchese, libraio, Genova
120. Marilena La Penna, libraia, Napoli
121. Daniele Marini, libraio, Roma
122. Michela Nardi, libraia, Roma
123. Valeria Sarro, libraia, Palermo
124. Paola Taraschi, libraia, Pistoia
125. Caterina Castiglione, libraia, Palermo
126. Albamonte Sabrina, libraia, Palermo
127. Lena Ferrigno, libraia, Palermo
128. Cristina Gallina, libraia, Milano
129. Roberta Capobianco, libraia, Napoli
130. Gabriele Falangi, libraio, Milano
131. Libreria Vicolo Stretto, Catania
132. Legatoria Prampolini, Catania
133. Quivirgola, Schio
134. Chiara Collini, libraia, Milano
135. Mannaggia – libri da un altro mondo, Perugia
136. Libreria IoCiSto, Napoli
137. Fabio Zambetta, libraio, Milano
138. Libreria del Mondo Offeso, Milano
139. Paola Pedalino, libraia, Palermo
140. Salvo Cellura, libraio, Palermo
141. Libreria dell’Arco, Matera
142. Vittorio Tomaselli, libraio, Pescara
143. Libreria Laformadellibro, Padova
144. Pagina27, Cesenatico
145. Il Libraio di Notte, Popoli
146. Libreria Zabarella, Padova
147. Marco Mario Davide Todaro, libraio, Milano
148. Francesco Preiato, libraio, Milano
149. Marina Occhipinti, libraia, Fiumicino
150. La Bottega dell’Invisibile, Forlimpopoli
151. Eugenio Candi, libraio, Modena
152. Marcello Marzano, libraio, Lecce
153. Bianca Corso, libraia, Palermo
154. Libreria Gogol & Company – Milano

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Di librerie e patatine fritte fredde https://minimaetmoralia.it/lavoro/librerie-indipendenti/ https://minimaetmoralia.it/lavoro/librerie-indipendenti/#comments Mon, 13 Feb 2017 06:00:29 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=33645 Pubblichiamo un intervento di Giulia Marsilio apparso sul suo blog. (Fonte immagine)

di Giulia Marsilio

Io sono una libraia. Una libraia disoccupata, al momento. Ho fatto la libraia per anni, ho iniziato a 21 anni, ho continuato per due anni e mezzo, ho fatto la libraia ovunque, dalla libreria di casa mia, a una libreria indipendente di più di 150mq, in una libreria di catena in un ipermercato, in una piccola libreria indipendente di 70mq, ho un'esperienza in totale (basata sulle mie buste paga e su un calcolo degli anni, troppi, in cui una busta paga non l'ho avuta) di 6 anni e mezzo, non tanti, non pochi, non troppi, non abbastanza.

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librerie indipendenti

Pubblichiamo un intervento di Giulia Marsilio apparso sul suo blog. (Fonte immagine)

di Giulia Marsilio

Io sono una libraia. Una libraia disoccupata, al momento. Ho fatto la libraia per anni, ho iniziato a 21 anni, ho continuato per due anni e mezzo, ho fatto la libraia ovunque, dalla libreria di casa mia, a una libreria indipendente di più di 150mq, in una libreria di catena in un ipermercato, in una piccola libreria indipendente di 70mq, ho un’esperienza in totale (basata sulle mie buste paga e su un calcolo degli anni, troppi, in cui una busta paga non l’ho avuta) di 6 anni e mezzo, non tanti, non pochi, non troppi, non abbastanza.

Io sono una libraia: sono stata una stagista libraia, ho fatto migliaia di pacchetti regalo, sono stata sgridata quando la carta regalo non era perfettamente tirata e faceva le grinze, sgridata quando ci mettevo troppo tempo a spuntare una bolla, sgridata quando non spinavo correttamente i libri; ho aspirato pavimenti, lavato bagni, vetrine, scrivanie e banchi cassa.

Sono stata una commessa libraia di quelle che non vi parlano quando entrate nelle librerie di catena, ma non perché gli state antipatici, semplicemente perché “dall’alto” gli spiegano che non è necessario, il cliente acquista comunque, da solo. Una volta ho avuto l’influenza, ed essendo in un ipermercato, il bagno era lontanissimo e io ero da sola in negozio, e ho vomitato nel sacco nero in magazzino; ho fatto una notte fino alle tre del mattino chiusa nel suddetto ipermercato per permettere ai tecnici di riparare la saracinesca rotta; mi sono sentita dire almeno 395 volte: “Ha coperto il prezzo, vero?”. Ho riassortito completamente il negozio, di mia iniziativa e sono stata elogiata perché le vendite si erano alzate, una cifra irrisoria, ma si erano alzate.

Sono stata una libraia manager, per pochissimo, vero, ho semplicemente accompagnato il malato agonizzante negli ultimi sei mesi di vita, ma sono stati i sei mesi in cui ho imparato di più in assoluto: ho compilato tantissimi fogli di Excel, ho imparato che senza i numeri, un libraio non conta nulla, ho sgridato stagisti per pacchetti con carta regalo con le grinze, ho sgridato colleghi quando ci mettevano troppo tempo a spuntare una bolla o a spinare una pila di libri, ho litigato con colleghi e poi pianto chiusa in ufficio, ho comunque aspirato pavimenti, lavato bagni, vetrine, scrivanie e banchi cassa.

Dopo è stata dura, il periodo più buio: non avevo più una libreria dove stare, libri da sistemare o vetrine da lavare, pacchetti non grinzosi da fare. Quel dopo lì non lo dimentico, ma vorrei. Mi sono sentita priva di energie, senza motivazione, avevo fallito e non riuscivo a farmene una ragione. Non mi sentivo più una libraia, non mi sentivo più niente: anestetizzata.

Sono una libraia, non so fare altro, non ho voluto imparare a fare altro. Ho fatto del mio meglio, ho amato il mio lavoro, per lui ho litigato con i miei genitori, con gli amici, a volte anche con mio marito, per lui ho lasciato l’università, per lui ho pianto, provato invidia, umiliazione, felicità e soddisfazione. Lo difenderò finché ho coraggio di farlo, perché è difficile da spiegare, ma una libreria è come una farmacia, ma per l’anima. Ci sono persone che entrano e ti dicono che sono tristi, che sono felici, che non leggono da anni, che leggono tantissimo, persone disperate perché loro figlio ha smesso improvvisamente di leggere e sta sempre attaccato a quello smartphone, mamme che scelgono libri in base al numero di pagine, padri che pagano e basta, mariti che aspettano fuori dalla vetrina e scelgono libri da lì.

Io l’ho vissuta la differenza tra il lavorare per sé stessi e lavorare in una catena, dove sei un numero. Io so cosa si aspettano dei clienti da una libreria indipendente e da una libreria di catena, ma quello che non accetto, che proprio non sopporto, è il fatto che si possa sminuire il lavoro degli altri e che uno non possa difendersi.

Succede questo: sotto un video di YouTube leggo ragazzine che dicono che in una libreria indipendente, la proprietaria, cito testuale, “ti prende per il culo, facendoti uno sconto del 15% dopo aver acquistato 100euro in libri, quando nelle altre librerie lo sconto te lo fanno a prescindere”. Ora, sono ragazzine, avranno sì e no 16 anni, ma quello che mi fa veramente sfiatare dalle narici, è che ci sono intere frotte di persone che la pensano così: nella mia carriera ho sentito centinaia di persone dirmi ” ma uno sconticino?”, persone che ti fanno la battuta “dai, so che tanto te lo puoi permettere”.

Bene, sappiate che non siete simpatici. La vostra battuta l’ho sentita migliaia di volte, non siete originali, non fate ridere. Io lo sconto non lo faccio, ancora di più se me lo chiedi. Lo sconto, una libreria indipendente, non se lo può permettere, e non farò il solito post con numeri noiosissimi snocciolati, che tanto non si capisce nulla lo stesso. Sapete perché non ce lo possiamo permettere? Perché, semplicemente, vi offriamo un servizio.

Faccio un esempio pratico: domenica sono andata al centro commerciale di Arese, era l’una, avevo fame e sono andata a prendermi da mangiare in un fast food: tempo necessario per procurarmi il cibo 10 minuti; tempo necessario per trovare un posto dove mangiare 20 minuti. Ho mangiato le patatine fredde, e le patatine fredde, lo sappiamo tutti, fanno schifo. Ma, attenzione, non mi sono lamentata. Abbiamo mangiato in due con diciassette euro, che mi aspettavo? Era comodo? No. È stato veloce? Direi di no. Era buono? Così così. Era economico? Sì, e quindi va bene.

Tre settimane fa sono andata a mangiare in un ristorante della mia città, prima mi sono seduta e poi ho mangiato, i piatti erano caldi, il cameriere mi versava il vino, ho passato una serata piacevole. Spesa in due: sessanta euro. La cosa vi sconvolgerà, lo so, ma leggete qui: non ho chiesto lo sconto, perché ho riconosciuto il lavoro e la professionalità di chi mi ha dato da mangiare quella sera. Ho apprezzato la ricerca delle materie prima, la passione di chi ci lavora. Era comodo? Si. È stato curato il servizio? Sì. Era buono? Molto. Era economico? Per il mio punto di vista, si, perché tra la mia richiesta e l’offerta che c’è stata, trenta euro a testa non mi è sembrata una cifra esorbitante.

Io sono una libraia, al momento disoccupata. Se andassi a comprare in una libreria non chiederei lo sconto, così come non lo chiedo al ristorante: se c’è il mese che posso permettermi il fast food vado al fast food, se c’è il mese che posso permettermi il ristorante vado al ristorante. Se c’è il mese che posso comprarmi un libro lo compro, altrimenti aspetto momenti migliori.

Ma non chiedo lo sconto al libraio indipendente, perché so quel tizio quella mattina si è alzato dal letto, è andato nella sua libreria, si è pulito le vetrine, si è pulito il bagno (che non usa solo lui, ma anche i clienti), ha passato l’aspirapolvere, ha fatto i conti delle fatture di fine mese, ha organizzato una presentazione, pagato l’albergo per l’autore che viene a presentare il suo libro (e sottolineerei suo), fatto una ricerca per quel cliente che vuole un libro particolare, ha letto le uscite editoriali delle prossime settimane, ha fatto un bonifico per iscriversi a un corso di aggiornamento, ha scelto il libro del prossimo gruppo di lettura, sperando che piaccia e che non glielo stronchino, ha scelto con cura la carta per fare i pacchetti per il prossimo Natale, ha infilato a uno a uno fili di cotone nelle tag per fare pacchetti personalizzati (almeno mille tag con mille campanellini).

Quindi, caro cliente, caro lettore che compri dieci libri in un anno, cara ragazzina che compri un libro ogni cambio di lustro, vuoi lo sconto? Però ti piace il pacchetto personalizzato? Però ti piace quando arrivi e trovi il libro particolare che non trovavi da nessun’altra parte? Però ti piace che se non lo trovi te lo facciamo arrivare in due giorni e senza chiederti l’acconto? Però ti piace venire alle presentazioni e mangiarti l’aperitivo della migliore pasticceria della città? E berti il prosecco o la Coca Cola in vetro anziché in bottiglia di plastica?

E sì, hai ragione, piacerebbe anche a me. Ma siccome sono libraia (e anche se disoccupata, lo sarò fino alla morte, anche se farò un altro lavoro, sarò sempre una libraia) io non me lo posso permettere, e vado al fast food a mangiarmi le patatine fritte fredde.

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Librerie elettroniche e librerie di Brooklyn https://minimaetmoralia.it/letteratura/librerie-elettroniche-e-librerie-di-brooklyn/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/librerie-elettroniche-e-librerie-di-brooklyn/#comments Wed, 21 Jul 2010 09:16:52 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=2743 Ci sono cose, in questo mondo sfinito e tassabile, che possono essere dette solo attraverso un’interfaccia restrittiva e con il minor numero di caratteri possibile. Così comincia Some contemporary carachters, il racconto-twitter di Rick Moody

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Ci sono cose, in questo mondo sfinito e tassabile, che possono essere dette solo attraverso un’interfaccia restrittiva e con il minor numero di caratteri possibile. Così comincia Some contemporary carachters, il racconto-twitter di Rick Moody, testo discusso, avversato, rilanciato nella rete che cinguetta senza sosta i messaggi in 160 battute. Pubblicato su Electric Literature, rivista americana diffusa su I-phone, web e Kindle, il racconto ha dato origine a quella che forse verrà ricordata come una delle prime polemiche dell’era in cui la civiltà culturale ha davvero invertito la marcia delle proporzioni fra digitale e fisico. Da qui è chiaro: stiamo passando da un oceano di carta a un’isola di carta; ma a parlarne, stavolta, non è l’ennesimo futurologo, o un ‘acuto interprete dei mutamenti che viviamo ogni giorno’. È Rick Moody, il paradossale punto di fusione fra la tensione braminica della letteratura alta e la scioltezza informale della nostra vita bassa. Rick Moody, sempre vestito come un musicista indie, e lo è a tutti gli effetti, un musicista indie. Solo in apparenza rilassato, proprio come chi ha conosciuto abissi, lampi, successo e depressione senza nessuna retorica. Un uomo dai modi affettuosi, l’autore di Maschietti che intona nei giri di frase un cantus stilistico tormentoso e incapace di cedere un millimetro alla facilità. Il Rick Moody che incontro sempre allo stesso bar di Brooklyn, Ozzie’s, e mentre mi avvicino solleva il telefono cellulare per mostrare l’immagine di sua figlia, Hazel, nove mesi. È il gesto di benvenuto di uno scrittore che considero vicino ed esemplare, consapevole che i ‘modelli’ sono una Lontananza, anche quando ti sussurrano sempre all’orecchio.

“Non è stato difficile decidere di farlo, il racconto-Twitter. I ragazzi di Electric Literature sono pieni di entusiasmo, mi piacciono, ma è stata dura, ci ho messo mesi, intagliare uno a uno i messaggi con quel vincolo formale, sempre ripetuto, uno dopo l’altro, anche se forse la storia ha un che di schematico, come può esserlo una storia d’amore raccontata alternativamente dalla parte di lui e dalla parte di lei. E forse per me l’aspetto più interessante aveva proprio a che fare con la natura vincolante del mezzo, mi piacciono le costrizioni che permettono di inventare. Le polemiche non mi riguardano in alcun modo, è un problema che ha toccato più Electric Literature e il popolo di Twitter. Per me è stato divertente. Per me è andata benissimo – anche perché ha avuto moltissima eco sulla rete.” Ma proprio l’eco eccessiva che ha destato l’esperimento di Moody – Twitter in sé funziona come una specie di camera d’eco dei significati, essendo basato sulla possibilità infinita d’intreccio reciproco dei messaggi – ha infastidito molti utenti e mescolato le frasi d’autore a quelle del pubblico, generando attacchi da parte di blogger, recensori, case editrici locali e giornalisti globali. Senza motivo, approfittando di un momento di pausa nella conversazione, gli racconto che da un po’ di tempo sogno sempre librerie, immense, irrealistiche librerie, con un senso di malinconia e mondo-perduto che ricorda da vicino quelli fatti nei mesi immediatamente successivi a un lutto grave, quando ogni mattina gli occhi si aprono desolati su un mondo peggiore di quello appena visitato dormendo. “Io tutt’ora sogno sempre mia sorella”, risponde Moody, immaginando che il suo interlocutore conosca bene il magnifico racconto Demonology, in cui trasfigura la terribile e assurda scomparsa della sorella durante un Halloween stordente, “E quindi non sogno librerie, ma capisco alla perfezione quello che intendi, e non oso nemmeno immaginare come possano esistere città senza librerie, e se la digitalizzazione della civiltà culturale va in questa direzione è una direzione orrenda. Io ho un Kindle, me l’hanno regalato i miei genitori a Natale, e ogni tanto mi ci diverto anche, devo ammettere. Ho scaricato tutti i classici gratuiti, e ci sono momenti in cui oltre l’utilità intravedo anche qualcos’altro, qualcosa di bello. Ma poi mi giro verso uno scaffale e penso che il libro, i libri accatastati e accumulati, hanno qualcosa di ancora migliore, un modo analogico e umano di associare e far nascere le idee.” E Facebook? “Ci sono, naturalmente. Come fai a non esserci quando tutte le persone, non dico quelle che conosci in assoluto, ma quasi tutte quelle che stimi, ci sono dentro? Così ho deciso di aprire un profilo e lo uso per la mia attività musicale, per segnalare concerti o serate anche di altre band. E ogni tanto dico qualcosa di mio. Ma se entri su Facebook che sei già una figura pubblica e hai quasi cinquant’anni l’esperienza è necessariamente diversa da quella di un adolescente. Quindi non ho molto da dire sull’argomento.”

Mentre l’autore del Velo Nero sottolinea gli aggettivi in un corsivo fonetico che fa quasi tenerezza, inclinando la testa e sorridendo di entusiasmo (non diversamente dai suoi libri) l’argomento assume le fogge insieme serie e futili che rispondono al nome di ‘preoccupazioni’. Che futuro ha l’idea di prestigio e qualità nella produzione letteraria, in un habitat dominato dai lit-blog e dalla consolante teocrazia del soggetto insultante e libero? Che futuro ha persino la polemica seria, mentre là fuori, e penso anche all’Italia, ci sono buone intelligenze che sprecano ore a sputare veleno su Saviano o chiunque altro lungo le pagine elettroniche di siti il cui solo obiettivo è fare numeri & contatti, nel nome di un’etica della produzione di conoscenza pari al ‘soddisfatti o rimborsati’ dei peggiori discount? Sono già pentito: questione trabocchetto, questione sospetta. Ma Rick Moody non è un vecchio solone. Moody è curioso. Moody ci toglierà dall’impiccio. E difatti: “Ricordi quel romanzo fantastico di Richard Brautigan, L’Aborto, al cui centro è una biblioteca in cui non arriva nessun lettore ma solo autori dilettanti a portare i manoscritti, e si riempie in modo delirante di tutti i libri scritti dai suoi frequentatori? Non ti ricorda qualcosa? Il rischio che la civiltà letteraria scompaia esiste, ma se c’è una possibilità di farla continuare, forse, è nel conoscere il nemico, soffiare nella sua stessa direzione cose migliori, prendendosi dei rischi.” La fine è nota. Siamo usciti, abbiamo camminato verso una libreria di quartiere, a pochi isolati dal caffè, e tutt’ora cerco di ricordare il nome del poeta che Rick Moody mi ha consigliato puntando il dito verso l’alto, e che nessun motore di ricerca riesce a restituirmi.

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