libri illustrati Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/libri-illustrati/ un blog di approfondimento culturale Thu, 31 Aug 2017 19:50:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg libri illustrati Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/libri-illustrati/ 32 32 Storie viste dal buco: intervista a Anna Llenas https://minimaetmoralia.it/interviste/il-buco-anna-llenas/ https://minimaetmoralia.it/interviste/il-buco-anna-llenas/#respond Fri, 01 Sep 2017 05:00:11 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=34974 Questo pezzo è apparso su Robinson - la Repubblica, che ringraziamo.

Barcellona. Racconta Anna Llenas che per creare Il buco (Vacío in spagnolo, El buit in catalano, in Italia pubblicato da Gribaudo nella traduzione di Daniela Gamba) ha impiegato cinque anni.

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il buco

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Barcellona. Racconta Anna Llenas che per creare Il buco (Vacío in spagnolo, El buit in catalano, in Italia pubblicato da Gribaudo nella traduzione di Daniela Gamba) ha impiegato cinque anni.

Classe 1977, autrice e illustratrice da centinaia di migliaia di copie, mi accoglie nella sua casa-studio nella parte alta di Gracia, un quartiere popolato da artisti catalani e stranieri. Da qui si vede Barcellona fino alla linea azzurra del mare, si distinguono nitidi i profili gotici e modernisti, la Sagrada Familia è così vicina che sembra di toccarla, una parte del terrazzo è verandata e dentro questa stanza luminosa ci sono una scrivania, pupazzi e gadget ispirati ai personaggi dei libri di Anna, una colonnina con edizioni originali e tradotte, colori dappertutto.

Cinque anni sono un’esagerazione solo per chi crede che un albo illustrato sia niente più che un libro di poche pagine e considera la lunghezza un metro di giudizio letterario, tutti gli altri non si stupiranno: “In realtà è la prima storia che ho proposto”, confessa Llenas, “ma gli editori la rifiutavano ritenendola troppo difficile”.

Invece Il buco è diventato popolare perché parla attraverso un codice efficace, lieve e didattico, come era accaduto anche agli altri libri, ideati dopo ma pubblicati prima. Nei Colori delle emozioni il mostro rosso, giallo, verde e blu aiutava a distinguere la rabbia, la tristezza, la paura e tutto ciò che ci anima e ci agita; in Mi piaci (quasi sempre) i protagonisti Lolo e Rita imparavano a volersi bene anche dopo che erano venute fuori le loro diversità (“Non sono solo un uomo e una donna”, precisa Llenas, “ma anche due amici, un fratello e una sorella, un genitore e un figlio… L’educazione sentimentale riguarda tutti”).

Qui invece al centro c’è Giulia, una bambina con una vita ordinaria e tutto sommato felice finché il suo mondo non scompare di colpo e lei si ritrova con un buco nella pancia. Come può riempirlo? Cibo, carezze, ricerca di amore e attenzioni: tutti i tappi sono troppo grandi o troppo piccoli per riparare quel corpo di bambina attraversato dal vento freddo. Con un linguaggio semplice e diretto, Il buco affronta uno dei tabù più temibili: l’infelicità infantile. Difficile accettare che non un adulto ma un bambino si disperi, sfiori la depressione e cerchi la cura fuori e poi dentro di sé, riconoscere che l’educazione alla felicità passa attraverso il dolore e la tristezza in un’età da cui pretenderemmo fossero banditi.

La sera prima, al Mercat de les Flors è andato in scena uno spettacolo tratto dal libro, la prima di due repliche da tutto esaurito, da cartellone erano invitati i bambini sopra i cinque anni ma di fatto in platea eravamo quasi tutti adulti. Sul palco quattro ballerine hanno alternato le diverse anime di una persona sola, cioè della bambina Giulia o di chiunque si rispecchiasse in lei, giocando con oggetti e cartoni che ricordavano le immagini del libro (Llenas ha supervisionato la scenografia), danzando dentro e intorno a vuoti di diverse forme e grandezze.

Anna Llenas crede nell’arteterapia, Maria Montessori è un suo caposaldo, un altro è l’illustratrice Sara Fanelli, nata a Firenze e diplomata a Londra, considerata da Quentin Blake fra le più interessanti sulla scena contemporanea. Quando le chiedo di spiegare in altre parole cos’è quel buco distruttivo e buio, e poi indispensabile e vitale, che tanta gente riconosce nella sua storia, mi guarda stupita: “L’ho scritto, non so dirlo in altro modo”.

Poi mi racconta come ha iniziato. Nel 2008, per via della crisi economica, l’agenzia per cui lavorava ha ridotto il personale e lei è rimasta disoccupata, allora si è presa del tempo, per due mesi ha girato il Sudamerica e si è fermata a Buenos Aires. Fermandosi, ha cominciato a disegnare.

Mi mostra le creazioni di quel periodo: donne sognatrici e radicate in corpi colorati e pensieri incontenibili. Quando è tornata in Spagna, ad amici e parenti preoccupati che trovasse un nuovo lavoro ha risposto che non l’avrebbe neppure cercato, piuttosto avrebbe scommesso tutto sulla vita che ora desiderava, rischiando di fallire. Sorrido e non glielo faccio notare, ma ha risposto alla mia domanda precedente: ecco il buco, in altre parole.

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