Mara Cerri Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/mara-cerri/ un blog di approfondimento culturale Thu, 27 Oct 2016 09:59:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Mara Cerri Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/mara-cerri/ 32 32 La mappa di “Un bene al mondo” https://minimaetmoralia.it/letteratura/la-mappa-un-bene-al-mondo/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/la-mappa-un-bene-al-mondo/#comments Thu, 27 Oct 2016 06:30:32 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=32613 Sulla copertina di Un bene al mondo è disegnata una piccola ed essenziale mappa. La mappa di un paese. Una macchia nel mezzo è la piazza. La chiesa si trova in alto, a destra. I boschi in cima. Poi un asilo, un bar, le case di due bambini. Il taglio della ferrovia. Il cimitero è in basso; più sopra, la freccia che porta “verso il confine”.

Nella finzione pittorica, la mano che l’ha tracciata è una mano infantile, anche se appartiene a Mara Cerri, una delle più talentuose illustratrici italiane. È stata pensata per sovrapporsi come una calcomania a quella del personaggio di cui è raccontata la storia, un bambino che non si separa mai dal suo dolore, ma quasi inconsapevolmente è finita per coincidere con la stessa mano dell’autore.

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bajan

Sulla copertina di Un bene al mondo è disegnata una piccola ed essenziale mappa. La mappa di un paese. Una macchia nel mezzo è la piazza. La chiesa si trova in alto, a destra. I boschi in cima. Poi un asilo, un bar, le case di due bambini. Il taglio della ferrovia. Il cimitero è in basso; più sopra, la freccia che porta “verso il confine”.

Nella finzione pittorica, la mano che l’ha tracciata è una mano infantile, anche se appartiene a Mara Cerri, una delle più talentuose illustratrici italiane. È stata pensata per sovrapporsi come una calcomania a quella del personaggio di cui è raccontata la storia, un bambino che non si separa mai dal suo dolore, ma quasi inconsapevolmente è finita per coincidere con la stessa mano dell’autore.

La mappa, allora, all’improvviso si è fatta adulta, e più vasta di quello che voleva in origine riprodurre: persino il romanzo che descrive entra a farne parte come un suo edificio o un frammento.
Perché? Cosa mostra per davvero questo disegno?
Un paese, s’è detto, secondo l’osservanza a un precetto classico: l’unità aristotelica di luogo in cui è ambientata la favola. Ma, a ben guardare, il paesaggio che racchiude è un altro, e più complesso.

Ogni vero scrittore, libro dopo libro, crea sempre una sua propria, irripetibile, topografia. All’inizio, la scala non è chiara. È come quegli studi in punta di matita in cui si scorge solo il bordo di ciò che riempirà il foglio e non si riesce ancora a intuirne il centro. Eppure il segno, sin dal primo tratto, è già esclusivo.
Borges invitava a non chiedersi di cosa si scrive o si è scritto, ma a porsi prima quest’altra domanda: come suona?

Mentre all’esterno veniva etichettato come narratore sociale, complice la sua attenzione ai problemi del lavoro e della scuola documentata in due reportage e in molti articoli, Andrea Bajani sperimentava il suo battito e a ogni giro di frase edificava case, incideva strade, le popolava, stendeva fili per i funamboli, tra un albero e l’altro…  Da Cordiali saluti in poi, il suo periodo assume la misura di un verso e come un verso va a capo. Quando uscì Se consideri le colpe ed ebbe l’accoglienza che meritava, a molti parve che Bajani volesse ritrarre la nuova geografia del capitalismo e della borghesia imprenditoriale italiana. E invece lui era immerso, silenziosamente, in un processo di progressiva rarefazione dei temi e della voce. Fissava con la pazienza di un agrimensore o di uno speleologo il piano del suo progetto: indagare le zone e il perimetro dello sconforto e del dolore; trovare il modo di rappresentarle. Ma ci sono voluti altri movimenti per comporre la figura per intero.

Nella mappa di quest’ultimo romanzo, ora, finalmente, si vede tutto. La scuola di La vita non è in ordine alfabetico. I boschi di Ogni  promessa. Il cimitero di Mi riconosci. Per questo Un bene al mondo è uno di quei libri che a volte accadono nella carriera di uno scrittore, ma solo a quelli che li perseguono ostinatamente e senza precipitazione. Perché definisce una forma, insieme al resto. Mette ogni cosa a fuoco. Contiene tutti i libri precedentemente scritti, e forse anche quelli che si scriveranno. Da una parte illumina, precisa e forse conclude un percorso narrativo, dall’altra si appresta a cominciarne uno nuovo.

Bajani è uno scrittore intimo e della risonanza, di quelli che sanno che le parole sono innanzitutto conchiglie prima di essere coltelli. Lavora la parola come un vasaio. L’atto di dispiegare una mappa, di aprirla sopra un tavolo, di sceglierla come immagine di copertina è un gesto decisivo. Ed è intimamente coerente che sia l’infanzia a marcare come una cerimonia questo passaggio alla consapevolezza. Il mondo non è più avvolto nell’equivoco, è riconoscibile e riconosciuto, si è rivelato per quello che è. E così anche la scrittura che lo ha generato.

Andrea è il paese di cui scrive. Il villaggio fantasma. La prima e l’ultima casa impresse sulla carta. Allo stesso modo di come la Lista di Safran Foer era Tachimbrod, in Ogni cosa è illuminata. È lui la macchia di inchiostro, la croce di confine, la cicatrice dei binari. Sono suoi la giacca dimenticata sopra un treno, e lo zaino su una panca.

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Immagini dal Bilbolbul https://minimaetmoralia.it/fumetto/una-carrellata-dal-bilbolbul/ https://minimaetmoralia.it/fumetto/una-carrellata-dal-bilbolbul/#comments Sat, 03 Mar 2012 09:00:14 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6803 Si svolge in questi giorni a Bologna il Festival Internazionale del Fumetto Bilbolbul, arrivato quest’anno alla sua sesta edizione. Il Festival, voluto e curato dall’Associazione Culturale Hamelin, propone una programmazione serrata di mostre, incontri con gli artisti, proiezioni animate, performance, laboratori per adulti e bambini, e ospita illustratori e fumettisti provenienti da tutta Europa. È senz’altro l’occasione annuale per immergersi nella produzione sconfinata e underground del fumetto d’autore e noi di minima&moralia invitiamo, chi è nei pressi, a farsi un giro in quella che è da sempre la capitale della nona arte e lasciarsi sedurre da questa vitale invasione dei comics. Per chi invece è troppo lontano, proponiamo una carrellata di illustrazioni prese dalle principali mostre allestite per il Festival

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Si svolge in questi giorni a Bologna il Festival Internazionale del Fumetto Bilbolbul, arrivato quest’anno alla sua sesta edizione. Il Festival, voluto e curato dall’Associazione Culturale Hamelin, propone una programmazione serrata di mostre, incontri con gli artisti, proiezioni animate, performance, laboratori per adulti e bambini, e ospita illustratori e fumettisti provenienti da tutta Europa. È senz’altro l’occasione annuale per immergersi nella produzione sconfinata e underground del fumetto d’autore e noi di minima&moralia invitiamo, chi è nei pressi, a farsi un giro in quella che è da sempre la capitale della nona arte, e a lasciarsi sedurre da questa vitale invasione di comics. Per chi invece è troppo lontano, proponiamo una carrellata di illustrazioni prese dalle principali mostre allestite per il Festival.  

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