Marco Buticchi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/marco-buticchi/ un blog di approfondimento culturale Thu, 21 Feb 2013 10:20:54 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Marco Buticchi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/marco-buticchi/ 32 32 Per il corpo di mille cyber-balene, ahr https://minimaetmoralia.it/editoria/ebook-pirateria/ https://minimaetmoralia.it/editoria/ebook-pirateria/#comments Thu, 21 Feb 2013 09:44:51 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=13151 A dicembre è uscita la nuova edizione di Pazzi scatenati - Usi e abusi dell'editoria, stavolta per Tic, una minuscola casa editrice che pubblica un libro e mezzo l'anno e si finanzia vendendo parole magnetiche. O qualcosa del genere. Non mi trovo molto a mio agio a parlare del libro ma un paio di frasi sono nella condizione di doverle proprio mettere insieme. E sia: per me Pazzi scatenati è uno scritto sulla vanità, sull'illusione e sulle «odiose velleità» (per dirla con Marco Montanaro) che regolano tanta parte della filiera editoriale. Circostanze che hanno portato un'abbondante sezione della filiera medesima a prostrare una generazione di precari, dal canto loro correi di partecipare alla giostra – anche questi si sono illusi col sudore dei loro anni migliori di poter cambiare qualcosa. Non era vero, non era possibile, o almeno quasi mai. Ammesso che il libro un merito ce l'abbia è quello di parlare di queste cose con una certa levità.

minima&moralia mi offre l'onore di proporre qualche pagina dalla nuova edizione. Discorrendone un po' si è pensato di prendere uno stralcio da un capitolo sui nuovi media. In particolare nel brano qui sotto si parla degli scan ripper, una delle misconosciute figure che popolano il panorama della cometa che (forse) stravolgerà il mercato del libro che conosciamo oggi.

Nel business editoriale ci sono solo due attori ad avere il futuro garantito: i lettori e gli autori, a cui paghiamo il 70 per cento dei diritti. Tutti gli altri devono lavorare per assicurarsi un futuro. L’ecosistema che ruota intorno al libro dovrà adattarsi al nuovo e per farlo bisogna sforzarsi di creare valore aggiunto. Non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre.

Jeff Bezos

Il capo di Amazon, Jeff Bezos, ci mette in guardia: «Il futuro vince sempre». E una delle partite che il futuro propone al mercato del libro è quella della pirateria e delle nuove formule di fruizione artistica. Lo abbiamo visto con la musica, abitudini come quella del peer-to-peer, la pratica di scaricare file piratati su Internet, fanno presto ad attecchire. Un passo avanti si fa quando si riconosce che in realtà chi si scarica i file altri non è se non un cliente a cui è negato un servizio. Quale? La possibilità di scaricarsi film, musica, libri – non tanto senza pagare – ma in modo libero e senza avere ogni volta l’onere di dover spendere per un prodotto che ancora non conosce. Perché ormai ci siamo abituati a questa possibilità.

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A dicembre è uscita la nuova edizione di Pazzi scatenati – Usi e abusi dell’editoria, stavolta per Tic, una minuscola casa editrice che pubblica un libro e mezzo l’anno e si finanzia vendendo parole magnetiche. O qualcosa del genere. Non mi trovo molto a mio agio a parlare del libro ma un paio di frasi sono nella condizione di doverle proprio mettere insieme. E sia: per me Pazzi scatenati è uno scritto sulla vanità, sull’illusione e sulle «odiose velleità» (per dirla con Marco Montanaro) che regolano tanta parte della filiera editoriale. Circostanze che hanno portato un’abbondante sezione della filiera medesima a prostrare una generazione di precari, dal canto loro correi di partecipare alla giostra – anche questi si sono illusi col sudore dei loro anni migliori di poter cambiare qualcosa. Non era vero, non era possibile, o almeno quasi mai. Ammesso che il libro un merito ce l’abbia è quello di parlare di queste cose con una certa levità.

minima&moralia mi offre l’onore di proporre qualche pagina dalla nuova edizione. Discorrendone un po’ si è pensato di prendere uno stralcio da un capitolo sui nuovi media. In particolare nel brano qui sotto si parla degli scan ripper, una delle misconosciute figure che popolano il panorama della cometa che (forse) stravolgerà il mercato del libro che conosciamo oggi.

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Nel business editoriale ci sono solo due attori ad avere il futuro garantito: i lettori e gli autori, a cui paghiamo il 70 per cento dei diritti. Tutti gli altri devono lavorare per assicurarsi un futuro. L’ecosistema che ruota intorno al libro dovrà adattarsi al nuovo e per farlo bisogna sforzarsi di creare valore aggiunto. Non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre.

Jeff Bezos

Il capo di Amazon, Jeff Bezos, ci mette in guardia: «Il futuro vince sempre». E una delle partite che il futuro propone al mercato del libro è quella della pirateria e delle nuove formule di fruizione artistica. Lo abbiamo visto con la musica, abitudini come quella del peer-to-peer, la pratica di scaricare file piratati su Internet, fanno presto ad attecchire. Un passo avanti si fa quando si riconosce che in realtà chi si scarica i file altri non è se non un cliente a cui è negato un servizio. Quale? La possibilità di scaricarsi film, musica, libri – non tanto senza pagare – ma in modo libero e senza avere ogni volta l’onere di dover spendere per un prodotto che ancora non conosce. Perché ormai ci siamo abituati a questa possibilità.

Chi sarà in grado di accettare la scommessa della fruibilità – un sistema che per quanto combattuto da produttori, editori, tycoon è stato ormai assorbito dall’utenza media al punto che potrebbe essere riconosciuto come un segno dei tempi, un cambio di paradigma nel campo della ricezione artistica – potrebbe ritrovarsi per le mani le carte per vincerla. Chi invece si ostinerà ad arroccarsi sulle proprie posizioni, fissando il prezzo di un e-book a 11,99 euro, sarà seppellito dai tempi [Cfr Roberto Giacobbo, Aldilà, o in altre parole: rip].

«Perché mi devo comprare il disco di Tiziano Ferro rischiando 20 euro senza sapere se mi piace?» si domanda Andrea Belli, raffinato web designer. «Io voglio scaricarmelo, senza pagare. Ma non perché non voglio dare i soldi a Tiziano Ferro. Non voglio spendere 20 euro a prescindere da Tiziano Ferro; se invece mi chiedessero un euro per il suo disco – e io avessi un minimo di interesse – me lo scaricherei, è un euro, sticazzi. Come sta succedendo nelle applicazioni per iPhone. La gente ne scarica una marea, senza sapere se servono, gli piacciono perché costano 79 centesimi. C’è un download compulsivo di cose. Io mi scarico di tutto, ci stanno le applicazioni gratuite, le applicazioni gratuite infarcite di pubblicità (succede il più delle volte su Android). Esiste questa libertà di scaricarsi la roba senza un onere di prezzo. Ora, in America questa cosa succede già: paghi un abbonamento a un servizio, 10 o 12 euro al mese. Per esempio c’è Netflix[1]. In realtà ce ne sono vari, Netflix è il più famoso, è per i film. Per la musica la stessa Amazon ha un servizio di download per abbonamento».

Per quanto riguarda il mercato editoriale non c’è ancora niente di simile nemmeno negli Stati Uniti, però non è impossibile immaginare anche per i libri uno scenario di questo tipo. Del resto i file testuali favorirebbero il peer-to-peer migliore in assoluto: essendo file leggeri si potrebbe godere dell’intero servizio (tutto il libro) in una frazione di secondo (per musica, serie tv e cinema i tempi di download vanno da qualche minuto a qualche ora).

«Pagando un fee mensile, cioè una tassa sulla cultura, in America io ho la possibilità non tanto di avere quello che mi piace – perché per quello che mi piace ce li spendo dodici euro – ma di poter scaricare quello di cui non sono sicuro. La differenza è questa. Sto pagando un piccolo abbonamento per tutto ciò di cui non sono certo, che voglio provare.

«Se ci pensi è una tassa sulla cultura. Pago dodici euro al mese e posso accedere a tutto quello che voglio. Questi dodici euro tu li puoi chiamare abbonamento, ma effettivamente è una tassa. Per cui io ti do dodici euro per i film, dodici per la musica, dodici euro, un domani, per il mercato dell’editoria. Prima o poi sta cosa probabilmente diventerà statale. A un certo punto s’arriverà al fatto che tu avrai un account, ok? Avrai un account, sarà riconosciuto come legale quello – stiamo parlando quasi di fantascienza eh, però sarà più o meno così – non avrai numero di telefono, carta d’identità, carta di credito, non c’avrai un cazzo: avrai un account a cui tutto è riferito, e da quell’account potrai pagare una tassa per avere tutto quello che ti pare. Perché i mercati della musica, del cinema e dell’editoria saranno liberi, dal punto di vista privato. E considera che per quanto riguarda i film e le serie tv succederà presto. Nell’arco di un anno e mezzo ci sarà Netflix pure in Italia».

Al di là degli scenari più o meno futuribili appena vaticinati, bisogna riconoscere che l’occasione che si presenta al mercato editoriale è proprio questa: l’opportunità di sapersi avventurare in uno spazio vergine, di poterlo coltivare. Volendo lanciare un’ipotesi tra le infinite possibili si potrebbe dire che per un gruppo di editori medio-piccoli non sarebbe nemmeno troppo costoso tirare su una struttura del genere. Si tratterebbe di organizzare un sistema per cui pagando un abbonamento i lettori avrebbero diritto a scaricarsi in formato e-book tutti i libri che vogliono degli editori aderenti. Sarebbe controproducente? Non credo, piccole e medie case editrici sfruttando al meglio il meccanismo del rental potrebbero attrarre un pubblico che sinora non avevano. Tutta quella fascia di lettori che non se la sentiva di acquistare testi di editori sconosciuti, magari potendo fruirne liberamente e a costi contenuti, si accosterebbe a libri prima trascurati. E leggendoli si appassionerebbe. E appassionandosi finirebbe per volerli comprare – di carta.

«Io è una vita che non compro un disco, mi scarico tutto ovviamente. Però se qualcuno mi dicesse che con dodici euro al mese avrei accessibilità tranquilla a quello che scarico, a roba di qualità, senza il rischio di scaricarmi un porno o un cd compresso male… ma è sicuro che ce li metto dodici euro. Piano piano s’arriverà a quella cosa che t’ho detto dell’account. Facebook – che è un sistema rudimentale – è comunque un primo passo verso uno strumento che ti consente di fare tutto. Facebook è integrato già con tutto. Quando si fa un sito non si usano più i propri account, non si cercano i propri clienti: ci si rivolge a quelli di Facebook e di Google, che in qualche misura sono certificati da loro. Che poi non si sa mai eh, Internet è una cosa talmente arretrata che può succedere ancora di tutto. Stiamo all’età della pietra con Internet. Perché si vede che esiste. Il problema di Internet è che si vede che c’è. La tecnologia è fatta bene quando è invisibile. Col computer tu vedi ancora i file, ancora vedi la corrente. Un domani tu non vedrai più la corrente, vedrai la luce».

Andrea Belli ci ha fatto notare come chi scarichi illegalmente sia «un cliente a cui è stato negato un servizio», a me piace pensare che si tratti di una persona che sente la necessità di soddisfare un bisogno non ancora percepito. Ed è proprio per soddisfare questo bisogno che è nata la pirateria editoriale. L’affascinante regno sommerso degli scan ripper è l’ultimo scorcio di asteroide che mi concedo di indagare – la lente ce la fornisce ancora Luca Calcinai – e, dopo questo, che il masso ci colpisca pure, e vada come vada.

 

«La pirateria esiste da prima che gli editori iniziassero a pensare agli e-book. Chi legge molto, e ne ha scoperto le caratteristiche, ha subito apprezzato i vantaggi della lettura digitale. Personalmente ho iniziato “solo” nel 1999, e all’epoca l’offerta legale di libri che non fossero di pubblico dominio era praticamente assente. I lettori avevano fame di libri e gli editori non venivano incontro a queste esigenze. È nata così la pirateria editoriale, una pirateria ben diversa da quella di altri settori. Mentre nella musica, nei film e nei videogame i pirati si limitano a duplicare prodotti digitali già esistenti, in campo editoriale il pirata parte dal libro di carta, lo scannerizza da cima a fondo, lo passa all’ocr per estrarne il contenuto in forma testuale, lo rilegge per correggere i frequenti errori di scansione e rimuovere intestazioni e numeri di pagina, e lo reimpagina editandolo graficamente in modo che rispecchi quanto più possibile l’originale. A volte il pirata ha una propria linea grafica personale, e in tal caso edita da capo i contenuti perché rispecchino il suo stile. In passato si sono succeduti diversi gruppi che hanno organizzato i propri lavori in collane, ad esempio La biblioteca del brivido, una collana realizzata da un piccolo gruppo di scan ripper che si dedicava prevalentemente a thriller, horror, fantascienza e fantasy; oppure Bluebook che invece prediligeva narrativa e saggistica. Queste persone hanno cessato l’attività da tempo, ma altri gruppi si sono succeduti. Alcuni si sono dati anche una sorta di “etica” scannerizzando solo libri fuori catalogo (anche se ancora sotto diritti) o libri usciti da almeno un anno.

«Inoltre da qualche tempo si trovano per i canali del peer–to–peer anche libri prodotti nativamente in digitale dagli editori, libri che sono stati acquistati da qualcuno e da questo qualcuno liberati dalle protezioni e messi in circolazione, ma questo genere di copie (peraltro spesso già “disponibili” come scansioni da cartaceo) sono una minoranza».

Al settembre 2012, sono circa 36.000 i titoli presenti nei cataloghi legali, mentre è ragionevole stimare a circa 70.000 i titoli reperibili illegalmente. È evidente che la pirateria non si ferma con l’applicazione di drm ai libri digitali, perché comunque la fonte primaria a cui attingono gli scan ripper è la carta, e la carta non si può proteggere in alcun modo:

«I lettori che si sono avvicinati al mondo digitale hanno sempre attinto al catalogo degli scan ripper, è inutile negarlo, ma in genere hanno sempre premiato le vie legali quando si sono rese disponibili. Come è possibile quindi arginare il fenomeno della pirateria? I drm sono inutili e ora [in nota[2], N.d.A.] ti spiego il perché. Come mai gli editori insistano nell’adottare a tappeto questa falsa protezione, invece di implementare un watermark[3] (che al contrario è più difficile da rimuovere e più accettabile agli occhi dei lettori) è incomprensibile, per me come per molti lettori abituali di e-book. Ho chiesto ad alcuni editori tra i più solerti a implementare il drm perché insistessero, malgrado le indicazioni contrarie anche dell’aie. Le risposte si possono riassumere in “noi lo elimineremmo, ma gli autori lo esigono”. Ho chiesto ad alcuni autori, tra cui Carlo Martigli e Marco Buticchi, e mi è stato risposto che quelle cose le decidono gli editori…

«Insomma, se vogliamo rendere inutile la pirateria bisogna batterla sul suo terreno. Un esempio di successo, come dicevamo prima, sono gli store di Apple: musica e applicazioni sono reperibili in tempo reale a un prezzo irrisorio. Chi si rivolge al “lato oscuro” per procurarsi da leggere non lo fa solo perché si tratta di contenuti gratuiti. Il motivo principale è la facilità di reperimento».

 


[1] Negli Stati Uniti Netflix è stato il primo servizio di rental. È partito affittando tramite abbonamento mensile cinque film, che venivano inviati all’utente per posta. A restituzione avvenuta, l’abbonato poteva ordinarne altri cinque. Funzionava così da prima della rete, ed era molto popolare: a fronte di un abbonamento abbordabile (12 dollari al mese) il cliente godeva di una fruibilità continua. Non rischiava di spendere per un film che non gli piacesse, era continuamente nella condizione di riceverne di nuovi.

[2] «Un drm cripta i contenuti rendendoli illeggibili. Aprendo un file criptato ti troverai di fronte a un’accozzaglia di caratteri apparentemente casuali che nulla hanno a che vedere col file originario. Per decrittare questi contenuti c’è bisogno di una chiave che decodifichi il testo, un po’ come il procedimento descritto nello Scarabeo d’oro di Edgar Allan Poe: a ogni lettera era associato un diverso simbolo e per decifrarlo serviva una tabella di corrispondenza. Ma come funziona in pratica? Facciamo l’esempio del drm Adobe, quello più diffuso sui file ePub e pdf; quello che crea più problemi. Innanzitutto un utente che desidera acquistare (e leggere!) libri protetti col drm Adobe deve scaricare un’applicazione che si chiama Adobe Digital Editions disponibile per Windows e per Mac O SX (ma non per Linux). Poi deve installarlo sul proprio computer. A questo punto ade chiede di “autorizzare” il computer. Se si acconsente, ade chiede una e-mail e una password e con queste crea la cosiddetta Adobe id (un account che viene generato dai server della Adobe) e genera la chiave di decrittazione personalizzata che risiederà sul computer stesso. Il computer è autorizzato, resta da sbloccare il dispositivo di lettura (mica leggerete un romanzo sullo schermo di un pc?). Colleghiamo l’e-reader, il tablet (o lo smartphone, se avete gli occhi buoni) al pc e nuovamente ade ci chiede se vogliamo autorizzare il dispositivo collegato. Ne possiamo autorizzare cinque. Tutto ciò va fatto prima di acquistare un qualsiasi libro protetto, e tutto ciò è quanto normalmente non viene fatto dall’utente ignaro di queste procedure. Siamo pronti ad acquistare il nostro libro preferito. Andiamo su uno degli store on-line, lo mettiamo nel carrello, scarichiamo un file. Quel file non è un ePub (o pdf), ma un file con estensione .acsm. Il lettore che non ha effettuato la prima parte ed è passato subito all’acquisto non sa che farsene. Non c’è verso di leggerlo e si imbufalisce. Chi invece ha fatto tutta la procedura precedente può accedere al file .acsm. Che non è altro che la descrizione di ciò che si è acquistato, e che viene inviato (tramite ade) al server Adobe che accederà al libro richiesto, lo cripterà con le credenziali dell’acquirente e lo scaricherà direttamente nel pc. Solo in quest’ultima fase riceviamo un file ePub (o pdf) contenente il libro vero e proprio, libro che può essere letto solo sul pc e sui dispositivi autorizzati».

[3] Con watermark si intende l’inserimento di informazioni personali relative all’acquirente visualizzabili direttamente all’interno dell’e-book acquistato. Il watermark non impedisce l’accesso al contenuto ma essendo solitamente posizionato nella zona del frontespizio è comunemente considerato un buon deterrente, difficilmente verrà infatti commercializzato un libro con su scritto “copia di Tizio”.

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