Marilyn Monrow Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/marilyn-monrow/ un blog di approfondimento culturale Tue, 27 Feb 2024 11:43:48 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Marilyn Monrow Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/marilyn-monrow/ 32 32 Lady Gaga, il mutamento e il dio Vertumno https://minimaetmoralia.it/societa/lady-gaga-mutamento-dio-vertumno/ https://minimaetmoralia.it/societa/lady-gaga-mutamento-dio-vertumno/#comments Fri, 15 Feb 2019 13:00:20 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=39472 di Tiziano Rugi

(fonte immagine)

Dopo l'iniziale sorpresa in A star is born, dove appare senza trucco e senza i suoi incredibili travestimenti, nell'ultimo spettacolo Enigma Lady Gaga è tornata “se stessa”, interpretando vari avatar in uno stilo cyber-alieno.

Dall'esordio nel 2008 la sua immagine ha avuto così tante trasformazioni (alcune persino estreme) che non è solo impossibile prevedere quale sarà la sua prossima apparizione, ma persino ricordare da cosa è evoluta. Ha indossato outfit di ogni genere, la maggior parte incredibilmente estrosi e bizzarri, e quasi sempre corredati da vertiginose scarpe che sfidano le leggi di gravità.

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di Tiziano Rugi

(fonte immagine)

Dopo l’iniziale sorpresa in A star is born, dove appare senza trucco e senza i suoi incredibili travestimenti, nell’ultimo spettacolo Enigma Lady Gaga è tornata “se stessa”, interpretando vari avatar in uno stilo cyber-alieno.

Dall’esordio nel 2008 la sua immagine ha avuto così tante trasformazioni (alcune persino estreme) che non è solo impossibile prevedere quale sarà la sua prossima apparizione, ma persino ricordare da cosa è evoluta. Ha indossato outfit di ogni genere, la maggior parte incredibilmente estrosi e bizzarri, e quasi sempre corredati da vertiginose scarpe che sfidano le leggi di gravità.

Alcune trasformazioni di Gaga sono indimenticabili, come l’abito di carne bovina con tanto di bistecca-cappellino per gli MTV Music Awards del 2010 o l’abito e maschera di pizzo rosso, completi di corona. Si è travestita da uomo, da Drag Queen, è apparsa in lingerie oltraggiose, ha sfoggiato capigliature e parrucche colorate, copricapo eccessivi e improbabili, come la gabbia bondage che le imprigionava il viso. Pochi ricorderanno, invece, che nella copertina del disco d’esordio Lady Gaga era avvolta dal mistero: la sua identità, la sua personalità e persino la faccia erano oscurate da grandissimi occhiali da sole.

I mutaforma. Le celebrità del mondo dello spettacolo in genere hanno un’immagine trasmessa in pochi tratti essenziali e ricorsivi che ne permettono il riconoscimento istantaneo. Riuscite a raffigurarvi Bono Vox senza occhiali da sole? Marilyn Monroe con un colore di capelli diverso dal biondo platino oppure Bob Marley senza dreadlock?

Lady Gaga (e prima di lei Madonna e David Bowie) appartengono invece a una classe speciale e molto rara di individui, i mutaforma, che scelgono di avere un’immagine metamorfica e rinunciano quasi completamente ad avere tratti di riconoscibilità ricorsivi oppure li nascondono dietro il mutamento perenne della loro immagine.

I mutaforma sono sempre esistiti: la maschera che moltiplica (o nega) l’identità e i ruoli in tutte le culture è una delle simbologie più antiche e ricorrenti. Nelle Satire il poeta latino Orazio fa una breve descrizione di uno di questi individui:

A volte lo si vedeva contrassegnato al dito da tre anelli, altre con la sinistra nuda. Visse da incostante. Da un’ora all’altra mutava la banda della tunica, lasciava un grande palazzo per andarsi a nascondere in posti da cui un liberto appena decente sarebbe uscito disonorato. Oggi donnaiolo a Roma, domani filosofo ad Atene.

Gli anelli e la toga nella cultura romana erano segni che indicavano l’appartenenza al ceto sociale e il personaggio descritto da Orazio attraverso l’uso spregiudicato si divertiva a camuffare e modificare la sua identità. Anche lo scrittore illuminista Denis Diderot incontrò una di queste creature e ne rimase profondamente colpito. Ce lo presenta nel dialogo satirico Il nipote di Rameau:

Nulla è più dissimile da lui di lui stesso. Talvolta magro e scavato come un malato all’ultimo stato di consunzione: gli si potrebbero contare i denti attraverso le guance, si direbbe che abbia passato molti giorni senza mangiare, o che esca dalla prigione. Il mese dopo, grasso e ben pasciuto come se non si fosse mai alzato dalla tavola di un finanziere, o fosse stato rinchiuso in un convento di Bernardini. Oggi con la camicia sporca, i pantaloni strappati, tutto lacero, semiscalzo, se ne va a testa bassa, sfugge, e si sarebbe tentati di chiamarlo per dargli l’elemosina. Domani, incipriato, ben calzato, elegante, cammina a testa alta, si fa notare, e lo scambiereste quasi per un galantuomo.

Nelle fiabe maghi, streghe e orchi sono i mutaforma per antonomasia. Merlino, ad esempio, nella saga dei Cavalieri della Tavola Rotonda cambia spesso sembianze per aiutare la causa di re Artù.  Anche nella mitologia greca e latina il mutamento ha una funzione importante. Del resto come notava Senofane venticinque secoli fa, gli uomini fanno sempre gli dei a propria immagine e somiglianza.

Dioniso e il dio Vertumno. Plutarco, ad esempio, distingue con cura Apollo da Dioniso: il primo non muore mai, né muta mai la sua forma: è eternamente giovane, forte e bello. Dioniso muta in continuazione assumendo un’infinità di aspetti: si fa ora toro, ora lupo, ora cinghiale, ora vipera, orso o pantera, ora albero, ora acqua, ora fuoco.

Per i Greci Apollo era immagine della perfezione, il sole era il suo simbolo, l’arco e la lira gli appartenevano dai tempi più antichi e tutto simboleggiava la lontananza e l’insensibilità del dio alle vicende umane, perché per i mortali lontana e irraggiungibile era la perfezione, come ricordava ai fedeli il motto all’ingresso del suo tempio a Delfi: Conosci te stesso, conosci  cos’è l’uomo e quanta distanza lo separa dalla maestà del dio, eterno come il sole, perfetto come una musica e lontano come una freccia scoccata a distanza. Così eterno e immutabile era anche lo splendore di Afrodite.

Dioniso, invece, era nato umano e Zeus lo aveva trasformato in dio: il suo essere divino nasceva da una metamorfosi e la duplicità dell’indole umana e divina si manifestava nella molteplicità dell’immagine: “Appari in figura di toro, o di drago dalle molte teste, o di leone spirante fuoco e fiamme!”, così il coro delle Baccanti di Euripide invoca Dioniso. Nato due volte, era il dio dai contrasti irriducibili, il dio ucciso dai Titani e risuscitato, nei riti orfici era divinità del mutamento e delle metamorfosi e la sua bevanda aveva il potere di trasformare l’indole degli uomini: dalla lieve ubriachezza alla frenesia fino al delirio assetato di sangue.

La divinità metamorfica per eccellenza, tuttavia, è romana e si chiama Vertumno, “il dio elegante”, come lo ha definito nel suo libro l’antropologo Maurizio Bettini. L’etimologia del nome stesso, da “vertere” che in latino vuol dire “trasformare”, ne rivela l’indole mutevole: Vert-annus, in quanto titolare del mutarsi dell’anno da una stagione all’altra, Vert-omnis, “colui che muta in tutto”.

Vertumno, spiega Bettini nel suo libro, aveva origini etrusche, era arrivato a roma nel terzo secolo avanti Cristo, e qui aveva una statua di legno che si ergeva nel Vicus Tuscus, uno dei luoghi più importanti e antichi del foro romano, e a sua volta la statua era dotata di capacità metamorfiche. Forse era una sorta di manichino mobile al quale erano aggiunti indumenti e oggetti che avevano un rapporto con i personaggi dei quali assumeva l’identità: una toga, una falce, delle armi, una mitra e così via. Ma non possiamo saperlo con certezza: per assurdo, di questa divinità metamorfica profondamente legata al tema dell’immagine e dell’identità visiva non è sopravvissuta nessuna raffigurazione: né una statua, né un mosaico, né un disegno su un vaso.

Se è impossibile sapere come era raffigurato Vertumno, sappiamo con esattezza quali erano le molteplici forme e identità che assumeva. Ce ne parlano i grandi poeti latini. Ovidio nelle Metamorfosi racconta come Vertumno convince la bella e restia Pomona a concedersi travestito da vecchia e lo descrive così: “Può assumere qualsiasi aspetto, e ciò che tu gli chiederai di diventare, qualsiasi cosa sia lo diventerà”.

Ancora più accurata la descrizione di Properzio in una celebre elegia: “Perché ti meravigli che in un sol corpo io abbia tante forme”, chiede lo stesso dio. E precisa: “La mia natura si adatta a qualunque sembiante”: Vertumno è fanciulla, cittadino togato, soldato, mietitore, cacciatore, mercante, pastore.

Ma il “signore delle metamorfosi, capace di assumere ogni e qualsiasi forma”, perfino quella di un dio, era legato alla sfera del mutare anche in relazione ad altre funzioni: sovraintendeva ai frutti e gli orti (che “mutano” colore e sapore maturando: da qui l’idea di Arcimboldo alla fine del Cinquecento di raffigurarlo come un volto costituito interamente da frutta e verdura), all’innesto (che “trasforma” la natura originaria di una pianta), al mutare delle stagioni, allo scambio commerciale e agli affari e più in generale al mutare degli eventi.

Vertumno aveva anche il potere di influire sulla vita degli uomini. Nei già citati versi delle Satire di Orazio, il servitore Davo descrive il carattere di Prisco, un personaggio “che visse da incostante” perché nato “con tutti i Vertumni sfavorevoli” e quindi condannato a mutarsi, a travestirsi, a essere continuamente qualcun altro, a vivere senza identità.

La “filosofia” di Gaga. Nella sua carriera di artista Lady Gaga ha avuto più trasformazioni di una divinità greca. Il corpo di Lady Gaga è un corpo di plastica, continuamente fatto a pezzi, manipolato da ore e ore di trucco, da tatuaggi, da diete spossanti e riassemblato sotto nuove sembianze: glam, horror, trash, punk, drag, porno dark. E ogni trasformazione di questa eccezionale creatura metamorfica è sempre più eccessiva, mostruosa. È la “filosofia di Gaga”: lei è “la madre dei mostri” e i fans sono “i mostriciattoli”. L’armata dei piccoli mostri creata da Gaga le permette di mantenere vitale il legame empatico con il pubblico. È come se dicesse ai fan: “Accettatevi per come siete e lasciate spazio agli altri perché si sentano di appartenere a una comunità”.

Prendete per esempio il video di Born this way, in cui Gaga danza con il corpo ricoperto di tatuaggi insanguinati, l’esibizione a X-Factor Uk in cui si trasforma in un gigante che tiene in mano la sua testa decapitata o la performance di Paparazzi: la popstar avanza faticosamente appoggiata a una stampella con il torace sanguinante, infine “muore” impiccata su una fune sospesa sopra il palco. Immagini di bellezza e immagini freak si sovrappongono, il sensuale diventa grottesco e persino ripugnante: i tacchi a spillo, simbolo erotico di femminilità, si trasformano in trampoli innaturali che la fanno camminare con un incedere mascolino, le lacrime disegnate sul volto sono insanguinate e il famoso body di carne bovina per molti è letteralmente nauseante.

Quello che soprattutto colpisce di Lady Gaga, è come a un certo punto abbia scelto di vivere la sua vita in maniera spettacolare e totalmente pubblica, nella ricerca di un’identificazione completa tra l’immagine di Lady Gaga e la realtà di Stefani Germanotta, tra look e vita reale, o perlomeno tenti di farlo nella maniera più credibile. E questo aspetto fa di Gaga altro rispetto alla lista infinita di Madonna wannabe della musica pop contemporanea.

I giornalisti che la intervistano raccontano di aver conosciuto la stessa persona incontrata negli eventi mediatici: “A fare la spesa Lady Gaga ci va in tacchi vertiginosi, per strada invece cammina in vestaglia e va a bersi un drink vestita da poliziotta fetish”, ha scritto la giornalista Lizzy Goodman. La reporter di Vanity Fair Lisa Robinson ha raccontato che per un’intervista Lady Gaga l’ha invitata a pranzo nella casa dei genitori a New York e ha cucinato lei stessa, indossando un abito nero di pizzo, pazzeschi tacchi a spillo, orecchini di vetro, truccata e con una parrucca bianca e nera.

La popstar nata insieme ai reality show e all’esplosione dei social network ha capito meglio di altri che la celebrità non è solo quando i fan acclamano e i paparazzi fotografano. Lady Gaga è sì una creazione, ma non è una maschera da impersonare quando è il momento di salire sul palco, è un modo di essere 24 su 24 per 7 giorni alla settimana, “uno show senza interruzioni” per usare le sue parole. Perché, come ha detto lei stessa durante un’intervista, “siamo niente senza la nostra immagine. Senza la proiezione di noi stessi. Senza l’ologramma spirituale di quelli che noi pensiamo di essere, o meglio di diventare in futuro”.

 

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Il meglio di Pagina3: Settimana dal 7 all’11 gennaio https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-7-11-gennaio/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-7-11-gennaio/#comments Fri, 11 Jan 2013 16:36:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12391 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Fruttero e Lucentini.)

Lunedì 7 gennaio:

 Neil, l'impertinenza di un quindicenne che aiuta la scienza. I suoi dubbi su Andromeda servono ai fisici. Articolo di Giulio Giorello, Corriere della Sera, p. 23.

 • Teresa Cremisi. L'italiana alla testa di Flammarion: "Come decido di pubblicare un libro? Faccio silenzio dentro di me e sento se è il momento giusto". Articolo di Franco Marcoaldi, la Repubblica, p. 45.

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Fruttero e Lucentini.)

Lunedì 7 gennaio:

 Neil, l’impertinenza di un quindicenne che aiuta la scienza. I suoi dubbi su Andromeda servono ai fisici. Articolo di Giulio Giorello, Corriere della Sera, p. 23.

 • Teresa Cremisi. L’italiana alla testa di Flammarion: “Come decido di pubblicare un libro? Faccio silenzio dentro di me e sento se è il momento giusto”. Articolo di Franco Marcoaldi, la Repubblica, p. 45.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  Lean on Me di Tal Farlow

 

Martedì 8 gennaio:

 Buoni propositi famosi. Jonathan Swift, Susan Sontag, Marilyn Monrow e Woody Guthrie. Su rivistastudio.com

 La signora dell’endecasillabo. Articolo di Massimo Raffaeli, il manifesto, p. 10.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  You Are Too Beautiful di Rodgers&Hart nell’interpretazione di Thelonious Monk

 

Mercoledì 9 gennaio:

 Auguri Sciascia, ignorato da tutti. Cinque pezzi per ricordarlo. Articolo di Giuseppe Rizzo su unita.it

 Bleeding Edge, Pynchon pubblicherà un nuovo libro. Articolo di Matteo Sacchi, il Giornale, p. 24.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  Tenderly di Bill Evans, con Sam Jones e Philly Joe Jones

 

Giovedì 10 gennaio:

• L’Europa e il populismo di Pilato. “Se si rinuncia a cercare la verità, tutto diventa una questione di potere”. Intervista a Robert Spaemann di Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera, p. 40.

 Paolo Ricca: “Non c’è bene senza legge, non c’è libertà senza trasgressione“. Articolo di Franco Marcoaldi, la Repubblica, p. 39.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Play Me di Michel Petrucciani

 

Venerdì 11 gennaio:

 Tè, espadrillas, sigarette. La vita di Fruttero con e senza Lucentini. Articolo di Luigi Mascheroni, il Giornale, p. 24.

 Queer, incazzati neri. Articolo di Nicola Mirenzi, Gli Altri, p. 12.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Line Up di Lennie Tristano

 

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