Marino Sinibadi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/marino-sinibadi/ un blog di approfondimento culturale Fri, 05 Sep 2014 08:23:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Marino Sinibadi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/marino-sinibadi/ 32 32 Né lettori né scrittori: l’Italia è un paese senza https://minimaetmoralia.it/scrittura/ne-lettori-ne-scrittori-litalia-e-un-paese-senza/ https://minimaetmoralia.it/scrittura/ne-lettori-ne-scrittori-litalia-e-un-paese-senza/#comments Fri, 05 Sep 2014 08:23:15 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23115 Pubblichiamo un intervento di Fabio Geda apparso sul Corriere della Sera ringraziando l'autore e la testata.

di Fabio Geda

Che siamo un paese di romanzieri e poeti con un libro nel cassetto. Che tutti scrivono e nessuno legge. E che se tutti quelli che vogliono pubblicare un libro andassero a comprarne dieci il mercato risorgerebbe. Questo, si dice. Ora, il fatto è che non è vero. I dati pubblicati dall’Eurobarometro alla fine del 2013 (scoperti grazie a un gioiellino di libro: Un millimetro in là, dialogo tra Giorgio Zanchini e Marino Sinibadi pubblicato da Laterza) che analizzano la partecipazione culturale nei vari Paesi europei hanno spazzato via questa leggenda: la media di chi scrive, in Italia, è meno della metà di quella europea. Non siamo un paese di lettori così come non siamo un paese di scrittori. Punto.

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Pubblichiamo un intervento di Fabio Geda apparso sul Corriere della Sera ringraziando l’autore e la testata. (Fonte immagine)

di Fabio Geda

Che siamo un paese di romanzieri e poeti con un libro nel cassetto. Che tutti scrivono e nessuno legge. E che se tutti quelli che vogliono pubblicare un libro andassero a comprarne dieci il mercato risorgerebbe. Questo, si dice. Ora, il fatto è che non è vero. I dati pubblicati dall’Eurobarometro alla fine del 2013 (scoperti grazie a un gioiellino di libro: Un millimetro in là, dialogo tra Giorgio Zanchini e Marino Sinibadi pubblicato da Laterza) che analizzano la partecipazione culturale nei vari Paesi europei hanno spazzato via questa leggenda: la media di chi scrive, in Italia, è meno della metà di quella europea. Non siamo un paese di lettori così come non siamo un paese di scrittori. Punto.

Piuttosto siamo un paese di gente che desidera pubblicare, questo sì. Gente convinta che ciò che ha scritto abbia le potenzialità di un bestseller e che una volta pubblicato con un qualche piccolo editore (magari a pagamento, giusto per soddisfare l’ego) s’adira perché il mondo non ha riconosciuto il suo talento. La mancanza d’umiltà e la ricerca della fama: ecco il problema su cui concentrarsi. Scrivere è un’esperienza straordinaria: serve ad appropriarsi di se stessi e della realtà, a fare ordine, a restituire esperienze e a diffonderle. Se poi si scrive narrativa, dando vita a personaggi che sono altro da noi, si sperimenta la magia di svestire i nostri panni per indossare quelli impregnati da altre esistenze: cambiare sesso, cambiare epoca, cambiare indole. Quando sento qualcuno dire che bisogna dissuadere le persone dallo scrivere mi viene voglia di schiaffeggiarlo con un guanto e sfidarlo a duello. Ma stiamo scherzando? Ma perché? Vogliamo forse dissuadere la gente dal dipingere o dal cucinare o dal fare sport? Il problema è educare le persone al gesto puro, non viziato dall’ansia del riconoscimento, del successo.

Scivolo su me stesso, perdonatemi: ma sono l’esempio migliore che ho sottomano. Scrivo da quando ho quattordici anni e non ricordo un solo momento della mia vita in cui non mi stessi cimentando con un romanzo. Vent’anni dopo aver cominciato, a trentaquattro, una cosa che avevo scritto mi è sembrata avere una sua piccola dignità e mi sono deciso a spedire il manoscritto a qualche editore: due mesi dopo venivo contattato da Instar Libri e Marcos y Marcos. Così tutto è cominciato.

Prima del romanzo che sarebbe diventato il mio esordio non avevo mai fatto girare nulla. Per vent’anni avevo scritto in silenzio, nell’intimità della mia casa, consapevole – da buon lettore qual ero – che le storie cui davo vita erano acerbe nella lingua, grezze nella drammaturgia e piene di già-visto e già-sentito. Ero infelice? No, affatto. La gioia e l’ossessione con cui coltivavo il mio immaginario cercando di trasformarlo in romanzo erano le stesse di oggi. Ed ero pronto (giuro) a continuare a scrivere nel silenzio della mia cameretta per il resto della vita facendo nel frattempo tutt’altro mestiere per il semplice fatto che è il gesto dello scrivere che mi rende felice. Ora, certo, quello spazio si è fuso con il lavoro e quindi tutto è amplificato. Ma amo fare anche tante altre cose che non diventeranno mai un mestiere e che sono relegate agli scampoli del tempo, e che non per questo amo di meno.

Quindi scrivete, leggete e scrivete; dedicate a lettura e scrittura parte delle vostre giornate. Prendete appunti, trasformateli in racconti; tenete un diario. Usate la lingua per indagare il mondo. Non c’è nulla di alchemico in tutto questo, lo scrittore non è uno sciamano: è un artigiano. Per migliorare andate a lezione dai grandi maestri smontando i loro libri e se questo non basta cercatevi delle persone con cui discuterne: circoli di lettura, incontri con gli autori, o anche solo le vostre librerie: andate a parlare con il vostro libraio. Lasciate che le parole abitino e trasformino la vostra vita. Coltivatele. Quello che riceverete in cambio è una straordinaria sensazione di libertà.

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