Marino Sinibaldi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/marino-sinibaldi/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 15:10:55 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Marino Sinibaldi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/marino-sinibaldi/ 32 32 Il futuro del Valle https://minimaetmoralia.it/interventi/il-futuro-del-teatro-valle/ https://minimaetmoralia.it/interventi/il-futuro-del-teatro-valle/#comments Thu, 14 Aug 2014 08:53:08 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22835 Pubblichiamo un intervento di Tomaso Montanari apparso sul Fatto quotidiano.
Se la storia del Teatro Valle occupato sia finita bene o male, saranno i prossimi mesi a dirlo. Lo si vedrà dalla convenzione, che si scriverà dal due settembre, tra Teatro di Roma e Fondazione del Teatro Valle Bene Comune; e dal calendario dei lavori che la Soprintendenza potrebbe dovervi effettuare. Dalla prima si capirà se e quanto l'esperienza di questi tre anni sarà messa a frutto. Dal secondo si capirà, più concretamente, se l'amministrazione comunale di Roma e il Ministero per i beni culturali sono in buona fede, o se invece pensano di cancellare financo la memoria del Valle Occupato, chiudendo il teatro a doppia mandata e buttando la chiave fino a nuovo ordine.

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teatrovalleoccupato

Pubblichiamo un intervento di Tomaso Montanari apparso sul Fatto quotidiano. (Fonte immagine)

Se la storia del Teatro Valle occupato sia finita bene o male, saranno i prossimi mesi a dirlo. Lo si vedrà dalla convenzione, che si scriverà dal due settembre, tra Teatro di Roma e Fondazione del Teatro Valle Bene Comune; e dal calendario dei lavori che la Soprintendenza potrebbe dovervi effettuare. Dalla prima si capirà se e quanto l’esperienza di questi tre anni sarà messa a frutto. Dal secondo si capirà, più concretamente, se l’amministrazione comunale di Roma e il Ministero per i beni culturali sono in buona fede, o se invece pensano di cancellare financo la memoria del Valle Occupato, chiudendo il teatro a doppia mandata e buttando la chiave fino a nuovo ordine.

Quando (dopo oltre un anno di afasia) la giunta di Ignazio Marino ha finalmente capito che bisognava affrontare il caso Valle, lo ha fatto in modo schizofrenico. Da una parte – cito un comunicato ufficiale del comune – «Roma Capitale e il Teatro di Roma hanno riconosciuto il percorso culturale e artistico compiuto dagli artisti della Fondazione dal 2011 e assicurato l’avvio di un progetto condiviso che ne salvaguardi i migliori risultati e le esperienze realizzate nella logica di un teatro partecipato anche dalle associazioni e dagli artisti attivi nella città di Roma». Dall’altra, però, il Comune ha lanciato un ultimatum sull’uscita dal Valle (prima fissata al 31 luglio, poi spostata al 10 agosto) e contemporaneamente dichiarato di non essere in grado di scrivere la convenzione in pieno agosto. Come dire, intanto uscite e poi fidatevi di noi: il che sembrava fatto apposta per ingenerare sospetti. Tanto più che ufficialmente l’urgenza era dettata dall’«improcrastinabilità» (così il Comune) dei lavori.

Una balla colossale, come è emerso durante la trattativa: la Soprintendenza non aveva fatto nemmeno un sopralluogo, e dunque non c’è né un progetto né un finanziamento. E come chiunque avrebbe potuto vedere lunedì mattina (specie se la prefettura non avesse irresponsabilmente staccato la luce durante il sopralluogo dei giornalisti, in un’inutile prova di muscolarità di tipo cileno), in questi tre anni il Teatro è stato tenuto come uno specchio, ed davvero l’ultimo monumento ad aver bisogno di interventi, in un patrimonio invece largamente cadente.

Ma l’evocazione del Ministero per i Beni culturali (che è proprietario dell’immobile, in gestione al Comune) un elemento di verità ce l’aveva: ed era lo svelamento del vero convitato di pietra della trattativa, ovvero del mandante dello sfratto. Che è stato il ministro Dario Franceschini, in palese difficoltà con Renzi (che ha per ora bocciato la sua riforma del Mibact), e dunque ansioso di deporre ai suoi piedi il topolino esanime del Valle ‘liberato’.

In ogni caso, i comunardi del Valle hanno fatto buon viso a cattivo gioco. Hanno scelto la strada stretta di un futuro da costruire pezzo a pezzo invece del narcisismo sterile di un conflitto senza speranze. Questo va interamente a loro merito.

E a merito di Marino Sinibaldi, che ha condotto la trattativa come direttore del Teatro di Roma. Sinibaldi ce l’ha fatta perché si vedeva che il suo interesse per il Valle non era strumentale, ma genuinamente culturale; perché sa che le istituzioni hanno un drammatico bisogno di farsi educare dai movimenti, e perché sa che il Teatro di Roma ha bisogno dell’energia del Valle Occupato (pluripremiato in Italia e in Europa per la qualità del suo lavoro) almeno quanto è vero il contrario.

Proprio in questa consapevolezza stanno le ragioni della speranza. Negli ultimi decenni, anche in campo culturale le pubbliche amministrazioni hanno creato società e agenzie che permettessero di agire secondo procedure, e non di rado anche con finalità, di tipo privatistico (si pensi ad Arcus; o a Zétema, per restare a Roma). Qua si tratta di avviare un processo perfettamente speculare: studiare il modo in cui sia possibile che le istituzioni pubbliche ospitino al loro interno un modo più radicale (e dunque meno commerciale e meno lottizzato) di essere ‘pubblico’.

Si tratta di portare dentro ad un teatro pubblico un modo di fare, produrre, condividere teatro ispirato alla filosofia dei beni comuni. Se ci saranno abbastanza onestà intellettuale, fantasia e tenacia per farlo davvero, allora la storia del Valle Occupato sarà finita bene. E la Repubblica sarà un po’ più res publica.

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Le conclusioni del dibattito all’assemblea del Valle, ovvero la Canzone di Marinelli https://minimaetmoralia.it/cultura/le-conclusioni-del-dibattito-allassemblea-del-valle-ovvero-la-canzone-di-marinelli/ https://minimaetmoralia.it/cultura/le-conclusioni-del-dibattito-allassemblea-del-valle-ovvero-la-canzone-di-marinelli/#comments Sun, 10 Aug 2014 07:21:59 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22742 minima&moraliaMinima&moralia è una rivista online nata nel 2009. Nel nostro spazio indipendente coesistono letteratura, teatro, arti, politica, interventi su esteri e ambiente

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Valle for dummies https://minimaetmoralia.it/interventi/valle-for-dummies/ https://minimaetmoralia.it/interventi/valle-for-dummies/#comments Sat, 02 Aug 2014 09:13:10 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22605 È incredibile come, nel momento in cui comincio a scrivere questo post, ossia alle quattro del due agosto, e al Teatro Valle si sta svolgendo un'assemblea con circa trecento persone e il livello del dibattito è alto, qualificato, dialettico, capace di analizzare le contraddizioni reali, sul piano politico, quello artistico, etc..., sui giornali il racconto dell'esperienza del Valle sia ancora ridotto a un'infantilismo da macchiettizzazione, liquidatorio, sprezzante, nel migliore dei casi ingenuo, poco informato, aggiornato al 2011.

Facciamo degli esempi:

Il Tempo cuce quest'intervista a Glauco Mauri e Mauro Sturno, che dire scorretta è poco, con domande che sono insinuazioni e ammiccamenti. L'ha realizzata Matteo Vincenzioni, la trovate qui. La conoscenza che Mauri e Sturno hanno di quello che è stato realizzato dal punto di vista artistico, laboratoriale, in questi tre anni al Valle si riduce a un "si dice che", "ho capito che", "le voci sono che"; la loro conoscenza dell'aspetto politico e giuridico è ancora più risibile. Ma la loro insofferenza blasé passa per voce autorevole, e il loro opininionismo snoblistico per competenza.

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È incredibile come, nel momento in cui comincio a scrivere questo post, ossia alle quattro del due agosto, e al Teatro Valle si sta svolgendo un’assemblea con circa trecento persone e il livello del dibattito è alto, qualificato, dialettico, capace di analizzare le contraddizioni reali, sul piano politico, quello artistico, etc…, sui giornali il racconto dell’esperienza del Valle sia ancora ridotto a un’infantilismo da macchiettizzazione, liquidatorio, sprezzante, nel migliore dei casi ingenuo, poco informato, aggiornato al 2011.

Facciamo degli esempi:

Il Tempo cuce quest’intervista a Glauco Mauri e Mauro Sturno, che dire scorretta è poco, con domande che sono insinuazioni e ammiccamenti. L’ha realizzata Matteo Vincenzioni, la trovate qui. La conoscenza che Mauri e Sturno hanno di quello che è stato realizzato dal punto di vista artistico, laboratoriale, in questi tre anni al Valle si riduce a un “si dice che”, “ho capito che”, “le voci sono che”; la loro conoscenza dell’aspetto politico e giuridico è ancora più risibile. Ma la loro insofferenza blasé passa per voce autorevole, e il loro opininionismo snoblistico per competenza.

Il Corriere della Sera mette in pagina l’ennesimo intervento di Paolo Fallai, che in questi anni si è dato i turni per Pierluigi Battista per cambiare qualche aggettivo e qualche avverbio allo stesso articolo ripubblicato serialmente. L’argomentazione è sempre di questo tipo e di questo tono:

“Possiamo quindi solo formulare alcuni auspici: che finisca il tempo delle bugie, il Valle non ha mai rischiato né la chiusura, né la privatizzazione, ha fatto stagione fino a pochi giorni prima dell’occupazione e aveva già i fondi per la stagione successiva; che la politica continui a tacere (la destra ha responsabilità enormi per indifferenza, la sinistra dovrebbe fare un bell’esame di coscienza sui concetti di legalità e beni comuni) e che del cosiddetto «modello Valle» venga cancellata l’ipocrisia di quegli artisti che si sono fatti belli gratis durante l’occupazione, mentre riscuotevano ricchi cachet, contributi e diritti Siae negli altri teatri, quelli che pagano le tasse per capirci. Ecco, di questa «coerenza» faremmo volentieri a meno”.

Fallai dice che gli occupanti – poi chi sono questi occupanti illegali? le centinaia di persone che hanno dormito al Valle? i 5600 soci? le centinaia di migliaia di persone che ci sono passati? – hanno di fatto imbrogliato i cittadini per pascolare tra i palchetti. Questa, per chi ha passato più di un’ora al Valle negli ultimi tempi, è chiaramente è una falsità. Il Valle è stato un laboratorio di educazione politica, in cui si imparava a discutere, si ascoltava, si prendeva la parola, ci si criticava, si praticava e non si simulava una partecipazione. Questo mentre gli addetti alla cultura mostravano incompetenza, mancavano di visione, erano semplicemente inerti. E poi – punto fondamentale – i beni comuni. In questo tempo c’è chi si è formato culturalmente e giuridicamente sui commons, ha letto Elinor Ostrom, Charlotte Hess, Arun Agrawal, Garrett Hardin, James Cox, Daniel Friedman… nomi di economisti, di studiosi di modelli culturali, le cui idee non vengono mai citate, mai discusse nel merito ma liquidate come una roba per attivisti un po’ scombinati. Persone intelligenti come Fallai dovrebbero avere il coraggio, impegnarsi nella fatica di ascoltare e criticare le proposte gestionali e amministrative, sia nei principi che nei dispositivi, potrebbero partecipare alle assemblee, essere ferocemente contrastivi ma sui punti e non copiando e incollando lo stesso pezzo di sprezzo per un’esperienza così articolata.

La Repubblica dà voce a Gabriele Lavia, che spreca l’occasione di un’intervista che si autocommenta. Questo è un passaggio:

Mauro Favale: “Come giudica la produzione culturale di questi tre anni?”
Gabriele Lavia: “Hanno cercato di fare qualcosa ma non è semplice avere in mano un teatro. Le parole sono belle ma si è seguito l’andazzo, una sorta di moda culturale che non è cultura. Ci sono state manifestazioni interessanti ma uno come me, che ha 72 anni, non riesce ad accettare che si vada a teatro a vedere la partita di calcio. Per questo andrebbero presi a sculacciate”.

Anche qui: la miscononoscenza, il non entrare nel merito, l’assoluta ignoranza sulle questioni di governance, e la battuta infelicissima finale. Glisso sul resto, e rispondo nel merito alla battuta, anche perché sono uno di quelle persone che ha aiutato a organizzare la visione delle partite dei mondiali al Valle, e sono convinto di aver fatto una cosa giusta per due motivi. Il primo è l’accessibilità: perché il modo in cui posso vedere le partite dei mondiali insieme è al pub, pagando 15 euro, e non un teatro pubblico? Il secondo è dimostrare che anche la visione di una partita può diventare un momento culturale e teatrale: per questo per Punkinari abbiamo chiamato quelle persone come Daniele Manusia, Fabrizio Gabrielli, Simone Conte, Camilla Spinelli, Emiliano Battazzi, Alberto Piccinini, che sono tra i più interessanti, competenti critici di calcio in Italia. Il rito della partita di calcio è stato svuotato spesso dall’interno fino a farlo diventare spettacolo puro, esibizione per spettatori e non liturgia con partecipanti. E come tutto, sempre più estromesso dalla fruizione collettiva: gli stadi si svuotano, gli abbonamenti alle pay tv si moltiplicano. Non scendo a livello di discussione delle sculacciate: a Lavia farei semplicemente vedere questo video di Carmelo Bene.

Inoltre Gabriele Lavia in questi anni ha partecipato al Valle: a una delle prime assemblee ha fatto un intervento che sarebbe interessante rivedersi – riconosceva di fatto l’importanza della protesta, si esimeva dalla responsabilità di un impegno di mediazione, si presentava come artista mentre gli si richiedeva un ruolo politico; e poi a un certo punto ha chiesto anche di poter rappresentare un suo spettacolo al Teatro Valle Occupato.

Il Foglio oggi, nell’edizione del sabato, lasciava un paginone da 15.000 battute a un articolo di Marianna Rizzini, che aveva un titolo diciamo spiritoso, “Che palle ‘sto teatro Valle”. L’articolo è un grande mischione di cronaca, citazioni, riassunto, commenti, pieno di virgolettati eufemistici. Anche qui le opinioni venivano confuse, in modo un po’ colpevole, accusando la dialettica dei militanti del Valle di confusione. Anche io sono stato intervistato da Rizzini e tra le tante considerazioni anche solo personali, dicevo che l’elemento cruciale è la questione della governance. Le ore che anche oggi abbiamo passato dentro il Valle sono state usate per capire gli strumenti giuridici per dare concretezza a quest’esperienza; l’esempio che citavo a Rizzini era quella del Laboratorio della sussidarietà Labsus e del documento per l’amministrazione condivisa presentato il 22 febbraio scorso: era un esempio fra i vari, ma era soprattutto un esempio innovativo dal punto di vista del rapporto tra amministrazione pubblica e autogoverno. Ecco, Rizzini scambiava nell’articolo il Labsus per un luogo dove si fa sperimentazione teatrale. Che dire? Perché scrivere 15.000 battute per raccontare le chiacchiere invece di entrare nel merito del vero nodo politico?

E questo è solo oggi. In questo momento, sono le otto e trentasei, si sta dibattendo ancora, e il livello di discussione è ancora altissimo, nonostante la stanchezza, etc… Sarebbe stato bello se oggi ci fossero stati i giornalisti e perché no anche l’Assessore Giovanna Marinelli a seguire i lavori di quest’assemblea con trecento e più persone, intervenire, anche arrabbiarsi: semplicemente vedere come in un sabato caldissimo sia ancora bello fare politica, piuttosto che scrivere un indolente tweet liquidatorio in ciabatte a bordo piscina mentre si mangiucchiano tartine di un fine apericena.

 

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È finito il Valle? https://minimaetmoralia.it/interventi/e-finito-il-valle/ https://minimaetmoralia.it/interventi/e-finito-il-valle/#comments Tue, 29 Jul 2014 08:53:53 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22521 Il Teatro Valle ha convocato per oggi alle ore 12.00 una conferenza stampa e per le ore 17.00 un’assemblea pubblica per discutere sul destino molto molto complicato del teatro.

Dicono che sgomberano il Valle. Dicono fra tre giorni. Dicono che invece no, è in atto una mediazione e si arriverà a un risultato. Comunque vada l'esperienza del Teatro Valle occupato - per ciò che è stata in questi tre anni - è finita qui: sta finendo, dolorosamente, qui. Ieri c'è stato un incontro tra i rappresentanti della Fondazione Valle Bene Comune che in parte poi sono anche gli occupanti del Valle e quattro persone che erano lì in veste istituzionale: Giovanna Marinelli, assessore alla cultura del Comune di Roma; Michela De Biase, presidente della Commissione cultura del Comune di Roma; Marino Sinibaldi e Antonio Calbi, rispettivamente presidente e direttore del Teatro di Roma, che nel caso è l'entità a cui è stato demandato il ruolo di mediazione del caso Valle. L'incontro è stato molto chiaro. Si è partiti con due posizioni, e su quelle posizioni dopo due ore di discussione si è rimasti. Il Teatro e il Comune di Roma dicono: riconosciamo il vostro percorso, ma ora l'occupazione non ha più senso, ve ne dovete andare entro pochi giorni. Gli occupanti dicono: forse non avete ben capito il valore di questo percorso, ce ne andiamo, ma non entro tre giorni. Insomma c'è uno stallo, e la mediazione non è raggiunta, vedremo che succederà in queste ore.

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Il Teatro Valle ha convocato per oggi alle ore 12.00 una conferenza stampa e per le ore 17.00 un’assemblea pubblica per discutere sul destino molto molto complicato del teatro.

Dicono che sgomberano il Valle. Dicono fra tre giorni. Dicono che invece no, è in atto una mediazione e si arriverà a un risultato. Comunque vada l’esperienza del Teatro Valle occupato – per ciò che è stata in questi tre anni – è finita qui: sta finendo, dolorosamente, qui. Ieri c’è stato un incontro tra i rappresentanti della Fondazione Valle Bene Comune che in parte poi sono anche gli occupanti del Valle e quattro persone che erano lì in veste istituzionale: Giovanna Marinelli, assessore alla cultura del Comune di Roma; Michela De Biase, presidente della Commissione cultura del Comune di Roma; Marino Sinibaldi e Antonio Calbi, rispettivamente presidente e direttore del Teatro di Roma, che nel caso è l’entità a cui è stato demandato il ruolo di mediazione del caso Valle. L’incontro è stato molto chiaro. Si è partiti con due posizioni, e su quelle posizioni dopo due ore di discussione si è rimasti. Il Teatro e il Comune di Roma dicono: riconosciamo il vostro percorso, ma ora l’occupazione non ha più senso, ve ne dovete andare entro pochi giorni. Gli occupanti dicono: forse non avete ben capito il valore di questo percorso, ce ne andiamo, ma non entro tre giorni. Insomma c’è uno stallo, e la mediazione non è raggiunta, vedremo che succederà in queste ore.

Il comunicato del Teatro Valle è qui. Quello del Comune di Roma è qui.

È strana questa lotta tra due teatri, no?, mi dicevo ieri – ero presente all’incontro – e sembrava veramente che le due parti fossero le persone di un dramma il cui conflitto era da un’altra parte. La scena di un conflitto politico, che per certi versi Valle e Argentina erano obbligati a combattere in un gioco delle parti, o in una specie di arena del Colossero: sembra l’ultima chance, forse una mezza vittoria per i contendenti ed è invece un po’ più di una mezza sconfitta per entrambi.

La rappresentazione, la messa in scena, di questo conflitto è lo sgombero (immediato? procrastinato? violento? dolce?). Il significato simbolico dello sgombero è la distanza tra due modi di vedere i rapporti di governo.

Sinibaldi, De Biase, Calbi e Marinelli sono persone intelligenti, e hanno dalla loro un paio di vantaggi in questa trattativa che trattativa lo è poco: conoscono il Valle, non sono dei politici caduti dal pero, e trattano per la prima volta, sono vergini. Sono persone che conoscono il teatro, hanno la stima degli occupanti, e non possono essere accusati di aver fatto già manovre a favore o contro. In questo senso il loro intervento di fatto squalifica e contraddice tutto quello che ha fatto il Comune di Roma finora. Alemanno e Marino, Gasperini e Barca (i precedenti assessori alla cultura): il tentativo della Barca, soprattutto, e fra un attimo vediamo perché.
L’altro vantaggio se lo sono rivendicato ed è l’unico terreno di vicinanza. A leggere il comunicato del Comune di Roma, a sentire ieri le loro parole, a fidarsi (e perché non si dovrebbe?) c’è una parte della battaglia del Valle che viene riconosciuta. Una parte molto ampia e insufficiente al tempo stesso.

Si riconosce agli occupanti che 1. hanno fatto bene a occupare tre anni fa – dopo la dismissione dell’Eti (Marinelli ha lavorato all’Eti per molto tempo) evitando la minaccia del degrado o della privatizzazione; 2. sono stati un modello dal punto di vista culturale e artistico: un teatro sempre aperto, i laboratori tecnici e artistici, l’attenzione alla formazione, quella per il contemporaneo e quella per la multidisciplinarietà…; 3. devono essere parte attiva di questa eventuale – auspicata da parte loro – trasformazione da occupazione in un teatro partecipato (attraverso una convenzione tra Teatro di Roma e Fondazione Teatro Valle Bene Comune?). Questa dichiarazione, nel suo significato minimo, liquida di fatto tutti quei soloni che in questi tre anni hanno sproloquiato insultando il valore artistico e culturale di questo progetto. Quelli da Pierluigi Battista in giù per capirci, quelli che ogni tanto scrivevano degli editoriali che dipingevano gli occupanti come peones, e provocavano dicendo: fatemela fare a me la programmazione, sono tanto esperto di teatro io.

Ieri Sinibaldi sintetizzava questa posizione dicendo: avete vinto, abbiamo riconosciuto il valore della vostra lotta, non c’è più bisogno di occupare il Valle.

Qual è allora l’oggetto del contendere che rimane fuori? È una questione sostanziale o di orgoglio?

Il duello si gioca su un principio, e perciò questa storia – in qualunque caso, a parte i proclami e a parte le sincere intenzioni di chi si è impegnato a portare fino in fondo questo dramma – non finirà bene; foss’anche solo perché – l’abbiamo detto – il vero conflitto qui è solo rappresentato.

La distanza incolmabile, lo strappo irricucibile, la vera tragedia uno potrebbe dire facendo propri i termini di Peter Szondi, è quella di un dramma borghese. Siamo dalle parti di Pirandello, di Ibsen, di Cechov, e capite bene che se è così non può finire bene.
Come per Casa di bambola o per Il gabbiano è una questione di soldi e di governo.

Se leggete il comunicato del Valle, in fondo tutto potrebbe essere firmato a quattro mani anche dal Comune di Roma. Tutto, tranne le righe in cui si ricordano i principi economici e gestionali:

Principi di natura gestionale-economica: tutela dei diritti dei lavoratori; rapporti di lavoro basati su un equilibrio tra paghe minime e massime e ispirati a un principio di equità; una politica dei prezzi che garantisca l’accesso a tutti. Principi di governo del teatro: cariche esecutive turnarie; partecipazione democratica nei processi decisionali.

La lotta degli occupanti e della Fondazione Valle Bene Comune (5600 soci, mica pochi) è stata di due tipi: una battaglia di resistenza e una battaglia di proposta. Quella di resistenza è chiara a tutti – non fate che questo posto venga lasciato al degrado, alla insignificanza, alla privatizzazione, alla disperazione che nutre chiunque oggi abbia deciso di fare cultura in Italia. Ma l’imprudenza che veniva rivendicata è stata anche un’altra: si è voluto pensare, provandolo a praticare prima di tutto e poi stilando dispositivi giuridici ad hoc, un diverso modello di governo della cosa pubblica. È possibile una gestione senza un cda? È possibile dare cariche turnarie a chi deve amministrare? E, domande ancora più scabrose: è possibile contrastare il governo insensato della Siae? è possibile livellare gli stipendi dei vari lavoratori? è possibile rendere popolari i prezzi dei biglietti?

Su questi punti qui non c’è stato riconoscimento ieri. Questi sono i motivi principali per cui il teatro ha continuato a essere occupato in questi tre anni. Il Valle è stato un modello di educazione politica, studiato, promosso, premiato anche all’estero. Non solo, ovviamente, per la simbolicità della lotta. Ma anche semplicemente perché altrove provano a muoversi lungo la stessa linea. Provano a rispondere alla crisi politica e economica del settore culturale, coinvolgendo le persone in un processo partecipativo, inventandoselo con tutti. Sinibaldi sembrava forse almeno sulla carta più aperto al confronto, Marinelli sicuramente no.

Ma comunque questo è il senso di quello striscione che campeggia ora davanti al teatro, ora in platea, ora in galleria, dal giugno del 2011, Com’è triste la prudenza. La frase è del drammaturgo Rafael Spregelburd, e la sfida era simile: una battaglia di una nuova classe – quella degli artisti, dei lavoratori della cultura – nel trasformare un desiderio artistico in un modo diverso di vedere il mondo. La sensibilità di una narrazione del contemporaneo che si lancia a immaginare nuovi modelli gestionali. Il nostro mondo non ci piace così, ma vorremmo che cambiarlo fosse una parentesi, un rovesciamento rabelesiano. Ci piacerebbe strutturarli i cambiamenti. E del resto, insomma, non è un caso che tutto questo si sia sviluppato nella debacle sociale dell’Argentina post-Menem.

In una delle ultime assemblee, meravigliosamente inutili verrebbe da dire, che si sono svolte al Valle, erano stati convocati alcuni giuristi, proprio per continuare questo tipo di percorso politico. E sicuramente l’esperienza più innovativa che era venuta fuori era quella del Labsus, il laboratorio per la sussidarietà che in questi anni, in tutta Italia, sta cercando di organizzare le esperienze di governo dal basso attraverso strumenti legali specifici. Flavia Barca, con tutti i limiti suoi (la procrastinazione e la dispersione dell’interlocuzione) e non suoi (la sfiducia di Marino e del PD), aveva provato a far propria l’esperienza di Labsus, si era cominciata a studiare il regolamento per l’amministrazione condivisa che era stato presentato a Bologna lo scorso febbraio. Sembrava una decisione complicata e lunga, ma soprattutto era necessaria una conoscenza e una volontà politica che, in tempi di vere e false emergenze, nessuno vuole spendersi. Mentre al Valle si discuteva su nuovi modelli gestionale, da altre parti politiche si capiva come far arrivare tutto al cul-de-sac che oggi è simboleggiato da una Corte dei Conti che mette il fiato sul collo al Comune, minacciandolo di denunce per danni all’erario – ed è questo uno dei motivi di questa fretta. Non siamo distanti anni luce?

L’altro nodo del contrasto è il luogo. Quella del Valle è (cavolo, mi viene da dire è stata) un’occupazione anomala. Diversa da quella degli anni ’70 o ’90 o anche ’10. Non si è occupato un luogo dismesso e lo si è riqualificato. Si è scelto un luogo storico e lo si è si è tutelato. Si è scelto, per certi versi, di sostituire una legalità formale (non rispettata) con una iperlegalità (la responsabilità nei confronti del bene). Il Valle non si è trasformato in un centro sociale, ma è stato più teatro. Chi dice che il Valle ha buttato, rubato, sprecato soldi, mettendo in mezzo la questione delle bollette, dice il falso. Il Valle, a costi ridottissimi, ha prodotto un indotto incredibile. Soltanto per la preservazione del luogo, quanti soldi si sono risparmiate? Ve lo ricordate Alemanno che pagò 400.000 euro l’anno solo di guardiania per il dismesso Teatro del Lido. Ma non ricominciamo con l’elenco. Queste cose, chi le ha seguite in questi anni con un minimo di curiosità e di onestà intellettuale, le sa. Nelle occupazioni delle case, in genere si chiede cento (si occupano cento case a San Basilio) e poi si media e si ottiene cinquanta (cinquanta case a Tor Marancia). In questo caso questo tipo di mediazione non è traducibile: non c’è un mezzo Valle a Porta Maggiore. Ma soprattutto non c’è un mezzo modello di teatro amministrato in modo condiviso. E va dato atto che Sinibaldi ci ha provato o ci sta provando a offrire una soluzione del genere con una sua proposta di teatro partecipato o teatro dei diritti (sono proposte nel comunicato); ma le distanze tra le due visioni gestionali forse sono più grandi di quelle che sembrano.

C’è un ultima cosa da dire, ed è un’impressione forte che si ha sulla questione Valle in questi giorni. Che tutte le parti i causa siano deboli. Il sistema culturale a Roma, e non solo a Roma, è al tracollo. Questa data simbolica del 31 luglio sembra quella di un film catastrofista. I giornali che chiudono (qui il comunicato ieri dell’Unità, qui l’articolo sulla probabile chiusura proprio del giornale del Teatro di Roma), davanti al teatro Eliseo (ieri ci sono passato davanti mentre tornavo dall’incontro) campeggiano degli striscioni che invocano la salvezza dalla chiusura, al Teatro Quarticciolo che tutti indicano sempre come un modello di gestione hanno tolto 40000 euro dei già magrissimi fondi e quindi avrà una programmazione decurtata il prossimo anno, e quest’estate romana ha tutto fuorché l’allegria dell’effimero… È una crisi sistemica, come si dice, data dalla mancanza di investimenti economici, e dalla mancanza di immaginazione. I soldi non arriveranno e un bel pezzo d’immaginazione con lo sgombero del Valle se ne andrà.

I quattro rappresentanti delle istituzioni si stanno spendendo in questa iniziativa per non far passare una linea politica che è sicuramente peggiore. Questa però non è una buona notizia, ma solo la consapevolezza che la loro offerta è un boccone avvelenato di cui però loro stessi non possono che nutrirsi. Investire sulla cultura non frega quasi a nessuno, e il confronto di ieri è quello tra due attori marginali. La questione Valle forse nelle prossime ore diventerà, come paventato o sperato da molti, una questione di ordine pubblico. Il conflitto reale è tra queste due parti: chi ha la capacità di riconoscerlo sa che si tratta di una lunga lotta e che in questo momento – con una vulgata neoliberista ormai introiettata e un’indifferenza totale rispetto alle sorti della cultura – si parte comunque sconflitti; e chi ha l’occhio allenato scorge anche in filigrana un regolamento di conti interno a quel partito della nazione che è il Pd.

E quindi? E quindi c’è questa assemblea oggi appunto, alle 17 al teatro. Si deciderà di mediare (leggi: arrendersi) o di rimanere nel teatro (aspettare lo sgombero). È una decisione che ha senso prendano le persone che in questi anni il teatro l’anno vissuto, animato, ne hanno fruito. Quei 5600 soci, per primi. Ma anche le famiglie che si sono andati a vedere uno spettacolo per bambini una domenica pomeriggio, quelli che hanno fatto un’ora di fila per il concerto di Jovanotti, quelli che hanno frequentato gratis i laboratori… Sono loro che sono di fatto coinvolti. Se l’occupazione è stata illegale, loro hanno partecipato a quell’illegalità. Ognuno ha voce in capitolo, è giusto che sia così. Spero veramente che oggi ci sia un sacco di gente.

Ecco, questa, anche nei toni, sembra l’ennesima chiamata all’emergenza. Ma su questo punto il comunicato del Valle, come dire, mente in buona fede. Non è un’emergenza. Anche domani ci sarà la stessa battaglia, anche il mese prossimo, anche fra un anno. Si tratta di capire non cosa accadrà al Valle, ma cosa accadrà a noi. E questa invece è sempre un’emergenza vera. Si tratta di capire quando cominceremmo a pensare a un modo diverso di fare politica. Si tratta di capire quando penseremo che questa crisi economica e sociale non ci vede solo come vittime. Si tratta di capire quando vorremo smettere di delegare, ma studiare, agire, intervenire. Se continuo a ringraziare i compagni del Valle è perché in questi tre anni mi hanno insegnato molte di queste cose. E sono convinto che continueranno a farlo.

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Non siate così stupidi e irresponsabili da lasciare implodere il mondo del teatro a Roma https://minimaetmoralia.it/interventi/la-situazione-del-teatro-a-roma-e-al-dissesto-e-giunto-il-tempo-della-responsabilita/ https://minimaetmoralia.it/interventi/la-situazione-del-teatro-a-roma-e-al-dissesto-e-giunto-il-tempo-della-responsabilita/#comments Mon, 21 Apr 2014 21:30:54 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=20151 Negli ultimi mesi nella Roma teatrale – quel magma informe fatto di grandi festival e piccoli esercenti, di occupanti e di compagnie, di artisti e di critici – si respira quasi un’aria da fine dei tempi. Siamo sulla soglia di qualcosa che ancora non ha una forma, forse una metamorfosi, un cambiamento, ma forse anche una banale, lenta e prolungata decadenza. Ma cos’è che sta succedendo? Occorrerebbe mettere assieme una serie di avvenimenti che, a un occhio profano, potrebbero sembrare non troppo connessi tra loro. Come la chiusura del Palladium, sottratto alla decennale gestione della Fondazione Romaeuropa che lo aveva trasformato in una piazza della scena contemporanea. La chiusura, per lavori, del Teatro India, che di quella scena è l’epicentro naturale. Lo sgombero dell’Angelo Mai, centro di produzione culturale indipendente, che arriva dopo i cinque anni di stop imposti al Rialto (oggi in ripartenza) e il depotenziamento di altri spazi come il Kollatino Undergorund. Infine, la prolungata assenza di una direzione al Teatro di Roma, dove la “nomina lampo” di Ninni Cutaia aveva dapprima acceso, e subito dopo gelato, le speranze di un territorio complesso e variegato.

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Negli ultimi mesi nella Roma teatrale – quel magma informe fatto di grandi festival e piccoli esercenti, di occupanti e di compagnie, di artisti e di critici – si respira quasi un’aria da fine dei tempi. Siamo sulla soglia di qualcosa che ancora non ha una forma, forse una metamorfosi, un cambiamento, ma forse anche una banale, lenta e prolungata decadenza. Ma cos’è che sta succedendo? Occorrerebbe mettere assieme una serie di avvenimenti che, a un occhio profano, potrebbero sembrare non troppo connessi tra loro. Come la chiusura del Palladium, sottratto alla decennale gestione della Fondazione Romaeuropa che lo aveva trasformato in una piazza della scena contemporanea. La chiusura, per lavori, del Teatro India, che di quella scena è l’epicentro naturale. Lo sgombero dell’Angelo Mai, centro di produzione culturale indipendente, che arriva dopo i cinque anni di stop imposti al Rialto (oggi in ripartenza) e il depotenziamento di altri spazi come il Kollatino Undergorund. Infine, la prolungata assenza di una direzione al Teatro di Roma, dove la “nomina lampo” di Ninni Cutaia aveva dapprima acceso, e subito dopo gelato, le speranze di un territorio complesso e variegato.
Dicevo che questo ventaglio di situazioni – a cui andrebbe aggiunta la Fondazione mancata al Valle Occupato – può sembrare troppo eterogeneo. Eppure, a vario titolo, ha costituito una rete imperfetta che ha sostenuto la creazione teatrale contemporanea a Roma. Una rete dove, ad esempio, gli spazi sociali e occupati hanno svolto una funzione supplitiva in ambito produttivo e di sperimentazione di modelli di socialità. Dove festival come Short Theatre hanno lavorato attorno alla visibilità e alle relazioni in ambito internazionale (assieme a progetti come Face à Face) svolgendo una funzione supplitiva di quell’attività costante che dovrebbe essere in carico alle stabilità pubbliche e alle istituzioni teatrali territoriali. Questa supplenza continua delle carenze pubbliche, tuttavia, non è mai riuscita a creare un vero e proprio “sistema” alternativo, un modello in grado di gestire e far prosperare il territorio che anima. Il motivo è piuttosto semplice: tutte queste realtà non sono mai state stabilizzate, anzi, sono costantemente passibili di messa in discussione e persino di chiusura. Gli spazi sociali per i problemi di messa a norma; festival e progetti per il fatto che debbono concorrere ogni anno ai bandi di finanziamento, non potendo progettare nel lungo termine. Il resto è un mare magnum dove galleggiano stabili d’innovazione che non riescono a divenire polarità di alcunché e circuiti regionali e “case teatrali” cittadine dove vige la regola della nomina politica, che non sono stati in grado come in altre regioni di creare sistemi alternativi supportando – anche e soprattutto economicamente – le energie vive del territorio. Nella maggior parte dei casi, infatti, le risorse servono per mantenere in piedi le scatole (vuote) dell’organizzazione teatrale, relegando quello che dovrebbe essere il vero destinatario del supporto pubblico – l’artista – in una posizione secondaria e questuante.
Che il problema profondo di Roma, a livello teatrale, stia nell’assenza di sistema è un fatto che sembra finalmente entrato a far parte anche del lessico delle amministrazioni pubbliche, soprattutto dopo l’incontro promosso da Cresco al Teatro Argentina lo scorso 24 marzo. È un bene, anche se occorre uno sforzo collettivo affinché questa presa di coscienza generale non torni ad essere lettera morta con il prossimo avvicendamento degli assessori. Non solo perché l’azzeramento dei dibattiti pubblici come quello avvenuto negli ultimi anni nel mondo teatrale sono il sintomo più virulento di un malfunzionamento della politica, che così facendo allarga sempre di più – e in modo drammatico – la frattura che c’è tra le istituzioni e la parte creativa ed effervescente del nostro Paese. Ma anche, e soprattutto, perché non c’è più tempo.
Non c’è più tempo perché stiamo per perdere una generazione di artisti. Stiamo per perdere soprattutto le energie insostituibili che essi potrebbero mettere a servizio della loro città. Roma è stata infatti, negli ultimi vent’anni, una fucina straordinaria di talenti e di menti e al contempo il più folle sistema di dissipamento degli stessi. Mario Martone – l’ultima persona ad aver lasciato, agendo all’interno di un’istituzione, un segno indelebile nella città aprendo il Teatro India e programmando lo stabile cittadino – aveva 40 anni quando è stato nominato direttore del Teatro di Roma. Fabrizio Arcuri, che è probabilmente il più capace organizzatore di cui dispone il nostro territorio – con alle spalle le esperienze di Short Theatre a Roma, Prospettiva a Torino e la direzione del Teatro della Tosse di Genova – ne ha oggi 46 e non è stato ancora messo in grado di agire con continuità nella propria città. Roberto Latini, classe 1970, è dovuto emigrare a Bologna per dare corso a un’esperienza come quella del Teatro San Martino. Massimiliano Civica, che alla guida della Tosse è stato il più giovane direttore di uno stabile (per quanto privato), ha abbandonato progressivamente la citta sia, come molti altri, nell’ambito produttivo che in quello creativo.
Non stiamo parlando di artisti qualunque, ma di alcuni dei nomi più rappresentativi della scena contemporanea italiana, di cui Roma non solo non si cura ma che pian piano espelle con noncurante strafottenza. Oggi soltanto Veronica Cruciani ha all’attivo una significativa esperienza di direzione, quella del Teatro Quarticciolo (all’interno della Casa dei Teatri), ma ciò grazie al fatto di avere accettato – bontà sua – una direzione artistica a carattere gratuito. Mentre un’organizzatrice attenta e capace come Debora Pietrobono (classe 1970), uno dei pochissimi nomi realmente rappresentati di un intero panorama artistico, resta in un limbo di sottoutilizzo pur essendo costantemente presa in considerazione per le cariche più svariate, non ultima quella di direttrice dello Stabile capitolino. (Anzi, è stata l’unica candidata ad aver subito un attacco mediatico non solo indebito, ma pure sconclusionato: l’accusa di essere stata presa in considerazione in virtù della sua collaborazione a Radio3, di cui l’attuale presidente del Teatro di Roma Marino Sinibaldi è direttore, è ridicola quanto fantasiosa se si considera il fatto che il nome di Debora Pietrobono era stato già considerato nella tornata precedente, quando di Sinibaldi all’Argentina neppure si parlava).
Attorno a questi nomi se ne muovono altri, altrettanto geniali in campo artistico, che hanno scelto di non spendersi in chiave organizzativa, come Lucia Calamaro, Lisa Natoli, Tony Clifton Circus, Andrea Cosentino, Daniele Timpano, Muta Imago, Santasangre, Teatro delle Apparizioni, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, Psicopompo Teatro, solo per citarne alcuni. Appunto, un panorama artistico. Un’intera generazione, o anche più di una.
Questo è il tempo della responsabilità. Questo panorama artistico – a cui si aggiungono nomi che sono riusciti a crearsi una strada personalissima come Ascanio Celestini o Antonio Rezza – esprime oggi la punta più avanzata della creazione contemporanea nel nostro Paese. Lo esprime oggi, non tra vent’anni. Possiede oggi, e non tra vent’anni, l’energia e la lucidità necessarie per imprimere una svolta nella vita culturale e artistica di una città sonnolente come Roma.
Quello che oggi la politica deve avere il coraggio di operare è un cambio di paradigma nelle modalità di scelta e assegnazione dei ruoli. Un cambio di paradigma che deve scardinare la cooptazione politica in favore della qualità e della competenza. Il che significa pure fare una scelta di campo netta su come e perché vanno utilizzati i fondi pubblici. Oggi la politica deve essere in grado di distinguere senza esitazione tra la ricerca, dove alberga tanto l’innovazione dei linguaggi che la cura per la tradizione, e le “rendite di posizione culturale”, dove alberga la musealità più polverosa quando non l’intrattenimento più puro. Non solo deve essere in grado di distinguere, ma deve anche operare con decisione a sostegno della prima e a discapito della seconda.
Ciò è possibile soprattutto valorizzando le esperienze artistiche e organizzative di chi fa questo lavoro sul nostro territorio ormai da anni. Le istituzioni, e persino i “sistemi”, non sono meccanismi freddi, in grado di operare con equità in base alla loro impersonalità. È piuttosto vero il contrario: le istituzioni, quando funzionano, sono animate dalle persone che le abitano, innervate della loro carne e del loro sangue e, soprattutto, attraversate dal loro pensiero.

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Cara Lidia Ravera… https://minimaetmoralia.it/editoria/lettera-aperta-a-lidia-ravera/ https://minimaetmoralia.it/editoria/lettera-aperta-a-lidia-ravera/#comments Mon, 21 Oct 2013 18:00:28 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15978 Oggi, sull'Huffington Post, l'assessore alla cultura della Regione Lazio Lidia Ravera scriveva questo pezzo in risposta all'articolo francofortese di Gian Arturo Ferrari. Nel suo articolo, Lidia Ravera chiamava in causa anche Marino Sinibaldi, Nicola Lagioia, il recente intervento di Christian Raimo uscito su minima&moralia e l'esperienza di Elena Stancanelli con Piccoli Maestri a proposito di un invito intorno a un tavolo (reale o virtuale) per "rivedere o migliorare la legge per la promozione della lettura".

Questa è la risposta di Elena Stancanelli.

di Elena Stancanelli

cara Lidia,

ti ringrazio per aver riconosciuto la nostra associazione, Piccoli Maestri, come un interlocutore credibile, capace eventualmente di produrre un pensiero utile per “rivedere o migliorare la legge per la promozione alla lettura”. Quello che noi facciamo, e dicendo noi intendo qualche centinaio di scrittori e scrittrici, è andare nelle scuole pubbliche e raccontare i libri. Leggere e raccontare i libri che abbiamo amato più degli altri, che sono stati fondamentali nella nostra formazione, che per qualche ragione dicibile o indicibile vorremmo non fossero dimenticati. Lo facciamo da quasi tre anni, a Roma Venezia Benevento Torino..., lo facciamo gratis, lo facciamo perché lo riteniamo un buon modo per convertire i ragazzi e le ragazze alla lettura, e perché ci divertiamo.

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piccolimaestri

Oggi, sull’Huffington Post, l’assessore alla cultura della Regione Lazio Lidia Ravera scriveva questo pezzo in risposta all’articolo francofortese di Gian Arturo Ferrari. Nel suo articolo, Lidia Ravera chiamava in causa anche Marino Sinibaldi, Nicola Lagioia, il recente intervento di Christian Raimo uscito su minima&moralia e l’esperienza di Elena Stancanelli con Piccoli Maestri a proposito di un invito intorno a un tavolo (reale o virtuale) per “rivedere o migliorare la legge per la promozione della lettura”.

Questa è la risposta di Elena Stancanelli.

di Elena Stancanelli

cara Lidia,

ti ringrazio per aver riconosciuto la nostra associazione, Piccoli Maestri, come un interlocutore credibile, capace eventualmente di produrre un pensiero utile per “rivedere o migliorare la legge per la promozione alla lettura”. Quello che noi facciamo, e dicendo noi intendo qualche centinaio di scrittori e scrittrici, è andare nelle scuole pubbliche e raccontare i libri. Leggere e raccontare i libri che abbiamo amato più degli altri, che sono stati fondamentali nella nostra formazione, che per qualche ragione dicibile o indicibile vorremmo non fossero dimenticati. Lo facciamo da quasi tre anni, a Roma Venezia Benevento Torino…, lo facciamo gratis, lo facciamo perché lo riteniamo un buon modo per convertire i ragazzi e le ragazze alla lettura, e perché ci divertiamo.

Tu ci chiedi se saremmo disposti a sederci a un tavolo, reale o virtuale. Cara Lidia, noi ci siamo già seduti a un tavolo, tre anni fa appunto. Eravamo moltissimi, scrittori e persone che lavorano a vario titolo nella cultura. Quando ci siamo alzati da quel tavolo avevamo buttato giù un’idea, e quell’idea era Piccoli Maestri.

In questi tre anni siamo diventati più bravi e più numerosi, ma non abbiamo smesso di divertirci. Abbiamo ricevuto molti complimenti, moltissima solidarietà e neanche un euro. Del resto, non avremmo saputo cosa farne. L’ho detto: il nostro è una specie di scombinato e vitale volontariato culturale, fatto di passione e curiosità. E i soldi per la benzina nel motorino ce li mettiamo noi.

Ci piacerebbe, adesso, allargarci un po’. Ci piacerebbe avere un bel sito, cioè una sede virtuale, e qualche soldo per farlo funzionare. Stiamo cercando di capire in che modo trovare il denaro che ci serve, come “trovare una soluzione”.

Faccio difficoltà a capire cosa significa “libri utili e libri inutili”, e ancora più facilmente posso dirti che non credo affatto che la tua generazione sia stata “l’ultima generazione innamorata dei libri, massicciamente, e non per stravaganza d’élite”.

Ma credo molto, invece, a quello che stiamo facendo, noi Piccoli Maestri e le decine di associazioni con le quali siamo entrati in contatto in questi anni. E credo che il momento più divertente sia quando finalmente ci si alza dal tavolo e si fanno le cose. Si prende il motorino e si va a raccontare Moby Dick in qualche scalcagnata scuola di periferia, e i ragazzini ci guardano come fossimo marziani. E certe volte va bene e li conquistiamo, altre invece, poche devo dire, ci tirano i libri dietro e ci prendono in giro. Ma noi continuiamo, imperterriti. A scrivere i nostri libri e a raccontare quelli degli altri. E a convincere altri scrittori e scrittrici a venire a fare questa cosa insieme a noi.

È molto? È poco? È qualcosa.

E questo qualcosa lo abbiamo fatto senza invocare o insultare “le istituzioni”.

Sai cosa sarebbe bello? Che qualcuno ci chiedesse se ci serve una mano, piuttosto che chiedercela. Perché vedi, la risposta che noi potremmo darti, sedendoci al tavolo di cui parli, è quella che abbiamo già dato: per aiutare la diffusione della lettura, noi scrittori immaginiamo che sarebbe bello andare nelle scuole pubbliche e leggere i libri che abbiamo amato più degli altri, che sono stati fondamentali… ecc ecc.  La risposta alla domanda che tu ci faresti, sarebbe: facciamo Piccoli Maestri!

E noi lo abbiamo già fatto.

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Christian Raimo e Nicola Lagioia al Festival del Giornalismo Culturale di Urbino https://minimaetmoralia.it/cultura/festival-giornalismo-culturale-urbino/ https://minimaetmoralia.it/cultura/festival-giornalismo-culturale-urbino/#respond Fri, 03 May 2013 05:00:42 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=14193 Oggi e domani (3 e 4 maggio), a cura di Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini, si tiene a Urbino la prima edizione del Festival del Giornalismo Culturale. Due giorni di lezioni, dibattiti e confronti in cui giornalisti, scrittori e accademici saranno chiamati a discutere di informazione e cultura.
Si parlerà del rapporto tra l’informazione mainstream e web, del giornalismo culturale italiano e di quello internazionale, dell’importanza degli inserti culturali.

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Oggi e domani (3 e 4 maggio), a cura di Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini, si tiene a Urbino la prima edizione del Festival del Giornalismo Culturale. Due giorni di lezioni, dibattiti e confronti in cui giornalisti, scrittori e accademici saranno chiamati a discutere di informazione e cultura.
Si parlerà del rapporto tra l’informazione mainstream e web, del giornalismo culturale italiano e di quello internazionale, dell’importanza degli inserti culturali.
Ci saranno editori (Giuseppe Laterza), giornalisti culturali (Corrado Augias, Cocita De Gregorio, Massimiliano Panarari, Edoardo Camurri, Alessandro Zaccuri), responsabili di inserti culturali (Armando Massarenti, Luca Mastrantonio, Stefano Salis), responsabili delle pagine culturali dei giornali esteri (El Pais, Le Monde, El Mundo), il direttore di Radio3 Marino Sinibaldi, accademici (Roberto Danese, Giuseppe Roma) e anche individui come Christian Raimo e Nicola Lagioia che – chiamati in qualità di scrittori – lo sono in realtà anche quali animatori di questo spazio culturale on line. Magari in questo caso l’incontro potrà essere utile a molti giornalisti tradizionali interessati a sapere in quale modo precisamente la conclamata crisi dei quotidiani (comprese terze pagine) veda crescere sull’altro piatto un’informazione culturale che non rinunci al suo aggettivo.

Ecco il programma del festival: http://festivalgiornalismoculturale.it/programma/

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Il meglio di Pagina3: settimana dal primo al 5 aprile https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-1-5-aprile/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-1-5-aprile/#respond Fri, 05 Apr 2013 18:30:01 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=13853 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di aprile è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.

Lunedì primo aprile:

 “Supercazzole e spazzatura”. Articolo di Cesare Alemanni, Rivista Studio

 “Si dice Nicce”. Il Post online

Ascolta il podcast dell'intera puntata - Il brano di oggi è The Waiting Room, dall’album Floating, eseguito da Ketil Bjornstad

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di aprile è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.

Lunedì primo aprile:

 “Supercazzole e spazzatura”. Articolo di Cesare Alemanni, Rivista Studio

 “Si dice Nicce”. Il Post online

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è The Waiting Room, dall’album Floating, eseguito da Ketil Bjornstad

 

Martedì 2 aprile:

 “La biologia della creatività”. Recensione del saggio di Erich Kandel, ‘The Age of Insight (trad. italiana, L’epoca dell’inconscio. Arte, Mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni). Articolo di Michele Dantini, L’Indice, p. 16

 “Speranze e paure, il web siamo noi”. Articolo di Serena Danna, Il Corriere della Sera, p. 31

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Retahila, eseguito e composto da Chano Dominguez al pianoforte; Javier Colina al contrabbasso, Guillermo McGill alla batteria, Tino di Geraldo per il battito di mani e Tomatito alla chitarra

Mercoledì 3 aprile:

 “Addii. Life, in Rebibbia, o il romanticismo sottoproletario di Califano”. Articolo di Luigi Manconi, Il Foglio, p. 2

“Progetto Grafene”. Articolo di Valerio Magrelli, Doppiozero rivista online

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Alef, tratto dall’album Jeremiades, eseguito e composto da Wim Mertens

 

Giovedì 4 aprile:

 “Il senso dell’uomo per la colpa”. Articolo di Roger Scruton, La Repubblica, p. 39

 “De Gregori: amo Conrad, Céline e Checco Zalone”. Il cantautore festeggia 62 anni con un concerto a Torino e un incontro al circolo dei lettori. Articolo di Gabriele Ferraris, La Stampa, p. 30

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Jo-Wes, tratto dall’album My Song: alla chitarra Joe Pass, alla chitarra ritmica John Pisano, al pianoforte Tom Rainer, al basso Jim Hughart, alla batteria Colin Bailey

 

Venerdì 5 aprile:

 “Largo ai giovani”. Articolo di Gautam Mukunda, Foreign Policy, Internazionale, p. 50 e ss

 “La figlia del boia”. Un romanzo racconta la tragedia della donna sconvolta dai crimini del padre Ratko, generale serbo. Articolo di Adriano Sofri, La Repubblica, p. 41

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Love is here to stay, tratto dall’album Solo Sessions, composto da George e Ira Gershwin, ed eseguito da Bill Evans

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 25 al 29 marzo https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-25-29-marzo/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-25-29-marzo/#respond Fri, 29 Mar 2013 16:39:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=13809 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di marzo è Nicola Lagioia. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: John Steinbeck.)

Lunedì 25 marzo:

 “Psicotici e precari a Paperopoli”. Racconto di Emanuele Trevi, Nazione Indiana online

 “L’isola del tesoro, antidoto alla disperazione”. Articolo di Carola Susani, Gli Altri

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di marzo è Nicola Lagioia. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: John Steinbeck.)

Lunedì 25 marzo:

 “Psicotici e precari a Paperopoli”. Racconto di Emanuele Trevi, Nazione Indiana online

 “L’isola del tesoro, antidoto alla disperazione”. Articolo di Carola Susani, Gli Altri

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Easy Listening Blues, eseguito al pianoforte da Oscar Peterson, alla chitarra da Herb Ellis, al contrabbasso da Ray Brown

 

Martedì 26 marzo:

 “Il contagio meridionale”. Articolo di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, p. 10

 “Un secolo di magnifiche ossessioni”. Articolo di Luca Molinari, Il Corriere della Sera, p. 35

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Eejah, tratto dall’album Elmo Hope Trio ed eseguito dal Trio omonimo

 

Mercoledì 27 marzo:

 “Volere e economia, suggestioni sulla crisi partendo da John Steinbeck”. Articolo di Giacomo Gabbuti, 404 File not Found

  “Intervista a Raffaele La Capria: infelici e smisurati ecco il precipizio”, a cura di Antonello Caporale, Il Fatto Quotidiano, p. 10

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Misty, tratto dall’album And Then They Wrote… : al pianoforte Teddy Wilson, al contrabbasso Major Holley, alla batteria Bert Dale

 

Giovedì 28 marzo:

 “Il dolore di essere Roth”. Articolo di Livia Manera, Il Corriere della Sera La Lettura

• “Forse c’è un universo in cui Berlusconi è comunista”. Articolo di Enrico Pedemonte, Linkiesta.it rivista online

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è I’m getting sentimental over you, eseguito da Luigi Tessarollo e Stefano Bollani; dall’album, Homage to Bill Evans e Jim Hall

 

Venerdì 29 marzo:

 “Il potere al tempo dei 140 caratteri”. Estratto del libro Sistemi di potere, una raccolta di interviste rilasciata da Noam Chomsky al giornalista americano David Barsamian, Il Fatto Quotidiano, p. 18

• “Stadio blindato”Articolo di Stefano Ciavatta, Rivista Studio.com

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Serenade in blue/Where is the love eseguito da Phineas Newborn Jr.; dall’album Solo piano

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 18 al 22 marzo https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-18-22-marzo/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-18-22-marzo/#respond Fri, 22 Mar 2013 18:29:01 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=13724 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di marzo è Nicola Lagioia. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Eugenio Montale.)

Lunedì 18 marzo:

 “Sulla difficoltà di leggere”, intervento di Giorgio Agamben contenuto nella raccolta di saggi Leggere è un rischio, di Alfonso Berardinelli, edizioni Nottetempo, 2012

 “Fanaticamente Europeista”. Javier Cercas presenta il suo nuovo libro Le leggi della frontiera, intervista a cura di Simona Maggiorelli, rivista Left

Ascolta il podcast dell'intera puntata - Il brano di oggi è Scherzo (Symphony no. 3, terzo movimento di Johannes Brahms) nell’esecuzione dello Steve Kuhn Trio, dall’album del 2008 Baubles, Bangles and Beads

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Lunedì 18 marzo:

 “Sulla difficoltà di leggere”, intervento di Giorgio Agamben contenuto nella raccolta di saggi Leggere è un rischio, di Alfonso Berardinelli, edizioni Nottetempo, 2012

 “Fanaticamente Europeista”. Javier Cercas presenta il suo nuovo libro Le leggi della frontiera, intervista a cura di Simona Maggiorelli, rivista Left

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Scherzo (Symphony no. 3, terzo movimento di Johannes Brahms) nell’esecuzione dello Steve Kuhn Trio, dall’album del 2008 Baubles, Bangles and Beads

Martedì 19 marzo:

 “Il tassista pop art che raccoglie le voci di New York”. Articolo di Massimo Vincenzi, la Repubblica, p. 32

 “Magnus: Unknow”. Articolo di Mauro Baldrati, Carmilla rivista online

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è I Want to die easy When I die, un brano tradizionale arrangiato da Paul Neufeld, dall’album del 2003 Walk Together

 

Mercoledì 20 marzo:

 “La scomparsa di Edipo”. Articolo di Luciana Sica, la Repubblica, p. 37

 “E’ ancora possibile la poesia”, intervento di Eugenio Montale in occasione del conferimento del premio Nobel. Nobelprize.org

Ascolta il podcast dell’intera puntata –  Il brano di oggi  è Jacob’s Ladder, tratto dall’album Scratch, eseguito da Kenny Barron al pianoforte, Dave Holland al basso, Daniel Humair alla batteria

 

Giovedì 21 marzo:

 “La poesia 2.0 in cerca di pubblico”. Articolo di Mario Baudino, La Stampa

 “Finanziamento pubblico”. Perché monta la protesta contro i costi della politica. Articolo di Sebastiano Messina, la Repubblica, p. 42

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Vista, eseguito dal Mani Padme Trio

 

Venerdì 22 marzo:

 “Quando le tecniche di cattura della realtà cedono il passo alla realtà”. Articolo di Alfonso Berardinelli, Il Foglio, p. 2

 “La corsa è finita”. Addio a Mennea, straordinario campione ‘normale’. Articolo di Eugenio Raimondi, Avvenire, p. 29

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Crisp Day, eseguito e composto da Herbie Nichols, dall’album The Prophetic, Vol. 2

 

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Il meglio di Pagina3: settimana dall’11 al 15 marzo 2013 https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-11-15-marzo-2013/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-11-15-marzo-2013/#respond Fri, 15 Mar 2013 15:41:13 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=13445 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di marzo è Nicola Lagioia. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Fernando Pessoa.)
Lunedì 11 marzo:

• Julian Barbour, l’uomo che ammazzato il tempo”. Articolo di Claudio Gallo, La Stampa

 “Libertà e diritti non sono negoziabili”. Intervista a Stefano Rodotà a cura di Rossella Guadagnini, MicroMega rivista online

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Lunedì 11 marzo:

• Julian Barbour, l’uomo che ammazzato il tempo”. Articolo di Claudio Gallo, La Stampa

 “Libertà e diritti non sono negoziabili”. Intervista a Stefano Rodotà a cura di Rossella Guadagnini, MicroMega rivista online

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano del giorno è  Becoming, un brano del 1962, tratto dall’album The New Tristano, eseguito e composto da Lennie Tristano

 

Martedì 12 marzo:

 “Ma quale realismo magico?. Intervista a Carlos Fuentes a cura di Massimo Rizzante, 2011, la Repubblica, p. 52-53 (ora ripubblicata dalla rivista Nuovi Argomenti)

 Conversazione con Antonio Tabucchi a cura di Fabio Gambaro, Magazine Litteraire, 2004  (Feltrinelli editore)

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano del giorno è Bound for the beauty of the south, un brano del 2001, dall’album, Strange place for snow, eseguito dallo Esbjorn Svensson Trio

 

Mercoledì 13 marzo:

 “Essere Pessoa”. Nota di Paolo Collo, Giulio Einaudi Editori online

 “La via, la Verità e Twitter”. Articolo di Gianfranco Ravasi, La Stampa, p. 28

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Blue Sphere, un brano del 1971, eseguito e composto da Thelonious Monk

 

Giovedì 14 marzo:

 “Cerati, il san Francesco dei librai”. Novant’anni del presidente custode dell’anima Einaudi. Articolodi Ernesto Ferrero, La Stampa, p. 39

 “Buon compleanno Mr. Roth”. Articolo di Antonio Monda, la Repubblica, p. 63

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano del giorno è Ancient Cape, un brano eseguito e composto da Abdullah Ibrahim; dall’album del 1991 Desert Flowers

 

Venerdì 15 marzo:

• 50 anni di Adelphi. Roberto Calasso: fare libri nell’età dell’inconsistenza”. Articolo di Antonio Gnoli, la Repubblica, p. 52-53

 “Prima del rap c’era Francesco De Gregori”. Articolo di Francesco Pacifico, IL magazine del Il Sole 24 Ore, p. 111 e ss

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano del giorno è Swive, del 1994, tratto dall’album, Loopholes, eseguito dai Piano Circus

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 18 al 22 febbraio https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-18-22-febbraio/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-18-22-febbraio/#respond Sun, 24 Feb 2013 09:00:24 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=13215 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di febbraio è Vittorio Giacopini. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Ian McEwan.)

Lunedì 18 febbraio:

 Intervista a Marcello Ciccaglioni proprietario della casa editrice Arion. “Non è più il tempo di piccoli e medi librai”. Articolo di Malcom Pagani, Il Fatto Quotidiano, p. 14-15

 “A volte perdo la fede nel dio della letteratura”. Articolo di Ian McEwan, la Repubblica, p. 45

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Lunedì 18 febbraio:

 Intervista a Marcello Ciccaglioni proprietario della casa editrice Arion. “Non è più il tempo di piccoli e medi librai”. Articolo di Malcom Pagani, Il Fatto Quotidiano, p. 14-15

 “A volte perdo la fede nel dio della letteratura”. Articolo di Ian McEwan, la Repubblica, p. 45

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Mardi Gras Drag, una registrazione del 1954, eseguita da Meade ‘Lux’ Lewis al piano e Red Callender al basso

 

Martedì 19 febbraio:

 “SudAfrica arcobaleno, dove c’era l’apartheid ora c’è la paura“. Intervista ad Adrian Van Dis, autore di Tradimento. Articolo di Alessandra Iadicicco, La Stampa, p. 32-33

 “Fotografie. Quel ritocco da Oscar che divide i reporter“. Articolo di Michele Smargiassi, la Repubblica, p. 47

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Hangover Triangle, un brano del 1998 di Herbie Nichols eseguito da Mike Melillo al pianoforte, Massimo Moriconi al contrabbasso e Giampaolo Ascolese alla batteria

 

Mercoledì 20 febbraio:

• Il net-criticism nella storia del web 2.0”. Articolo di Vincenzo Grienti, www.instoria.it

 “Il record italiano dell’azzardo. Giocate online per 15 miliardi”. Articolo di Sergio Rizzo, Corriere della Sera, p. 33

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è As I am eseguito e composto da Uri Caine

 

Giovedì 21 febbraio:

 “La città di Kant chiede di cancellare il nome tedesco”. Articolo di Nicola Lombardozzi, la Repubblica 

• Il primo inseguimento di un meteorite, dallo spazio fino a terra”. Articolo di Marco Tamini, Wired

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Cleopatra’s Dream, un brano del 1958 composto da Bud Powell ed eseguito dallo stesso Powell al pianoforte con Paul Chambers al basso e Art Taylor alla batteria

 

Venerdì 22 febbraio:

 “Nessun sito è inaccessibile basta trovare il punto debole”. Articolo di Silvia Bernasconi, la Repubblica, p. 45

 “L’inedito di Sciascia sulla mafia”. Un saggio dimenticato per capire che cosa pensava davvero lo scrittore su ‘cosa nostra’. Articolo a cura di Piero Melati e Attilio Giordano, Venerdì di Repubblica

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Riffs, da un originale Decca del 1944, eseguito e composto da James P. Johnson

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 4 all’8 febbraio https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-4-8-febbraio/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-4-8-febbraio/#comments Fri, 08 Feb 2013 14:26:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12953 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di febbraio è Vittorio Giacopini. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. 

Lunedì 4 febbraio:

 Altro che giovani schizzinosi, metà dei laureati cambia città. Con la valigia in mano per trovare lavoro. Articolo di Corrado Zunnino, la Repubblica, p. 21.

 Nascita e sviluppo della e-mail. Una chiocciolina che ha fatto storia. Articolo di Vincenzo Grienti su instoria.it

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di febbraio è Vittorio Giacopini. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. 

Lunedì 4 febbraio:

 Altro che giovani schizzinosi, metà dei laureati cambia città. Con la valigia in mano per trovare lavoro. Articolo di Corrado Zunnino, la Repubblica, p. 21.

 Nascita e sviluppo della e-mail. Una chiocciolina che ha fatto storia. Articolo di Vincenzo Grienti su instoria.it

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è My Heart Stood Still nell’interpretazione di Elmo Hope

 

Martedì 5 febbraio:

 “Primavere arabe, la Rete non basta”. Parla Khaled Fouad Allam. Articolo di Alessandro Zaccuri, Avvenire, p. 23.

 Italia, difenditi come fa la Francia. Appello per la lettura e le biblioteche di Jacques Le Goff su la Repubblica, p. 49.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  Nice Work If You Can Get It di Gershwin, nell’esecuzione di Bud Powell

 

Mercoledì 6 febbraio:

 Un nuovo manifesto di Ventotene. Librerie indipendenti, ultima spiaggia. Articolo di Fabio Masi su doppiozero.com

 Pasolini, la pista del petrolio. La tesi sulla morte dello scrittore nel libro di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti. Articolo di Paolo di Stefano, Corriere della Sera, p. 33.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Kind of Dukish, un classico di Duke Ellington nell’interpretazione di Jason Moran

 

Giovedì 7 febbraio:

 Controinformazione. La web tv è degli operai. Nasce la pugliese Net-uno che ora segue tutte le vertenze. Articolo di Gino Martina, l’Unità, p. 17.

 Il segreto del successo? Essere bravo. A copiare. Così sostiene Austin Kleon, un creativo americano. Articolo di Nino Materi, il Giornale, p. 19.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Dat Dere, un brano di Benny Green

 

Venerdì 8 febbraio:

 Candidati, sostenete la lettura. Articolo di Andrea Camilleri, La Stampa, p. 29.

• Il paradiso necessario. Intervista al filosofo francese Hadjadj di Lorenzo Fazzini, Avvenire, p. 23.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Shake a Lady di Ray Bryant

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 28 gennaio al primo febbraio https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-28-gennaio-primo-febbraio/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-28-gennaio-primo-febbraio/#comments Fri, 01 Feb 2013 15:26:04 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12829 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Walter Siti.)

Lunedì 28 gennaio:

 Contro la paura. Marc Augé: "Curiosi e attivi senza l'angoscia del futuro". Articolo di Fabio Gambaro, la Repubblica, p. 45.

 Tavoli: Walter Siti. Articolo di Giovanna Silva e Andrea Cortellessa su doppiozero.com

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Lunedì 28 gennaio:

 Contro la paura. Marc Augé: “Curiosi e attivi senza l’angoscia del futuro“. Articolo di Fabio Gambaro, la Repubblica, p. 45.

 Tavoli: Walter Siti. Articolo di Giovanna Silva e Andrea Cortellessa su doppiozero.com

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Love Walked In di Roland Hanna

 

Martedì 29 gennaio:

 David Mamet in difesa delle armi. Articolo di copertina di Newsweek su ilpost.it

 Wilbur Smith: “La vera sfida nei libri è inventare le trame e farle scrivere ad altri”. Articolo di Luca Crovi, il Giornale, p. 23.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è There Will Never Be Another You del trio Winton Kelly, Oscar Pettiford e Franklin Skeete

 

Mercoledì 30 gennaio:

 Limonov, dalla parte dei cattivi, anche fra le mura di un gulag. Il diario di prigionia del provocatorio scrittore nazicomunista. Articolo di Dario Fertilio, Corriere della Sera, p. 34.

 Se Marx e Keynes vanno a Davos. Articolo di Salvatore Cannavò, Il Fatto Quotidiano, p. 18.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Plein Chant du premier Kyrie, composizione del ‘600 di Francois Couperin rivisitata da Joachim Kuhn

 

Giovedì 31 gennaio:

 Intervista a Saul Steniberg. Articolo di Pierre Schneider su doppiozero.com

 La morte di Antonio Caronia, esploratore della fantascienza. Il cyborg disincantato dell’immaginario. Articolo di Nando Vitale, il manifesto, p. 11.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è A Strange Romance di Bela Fleck e Chick Corea

 

Venerdì primo febbraio:

• Siberia anno zero. Articolo di Davide Coppo su rivistastudio.com

 Le fantastiche avventure del “briccone” Chabon. Articolo di Luigi Mascheroni, il Giornale, p. 24.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Double Vision di Eddie Gomez con Chick Corea

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 21 al 25 gennaio https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-21-25-gennaio/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-21-25-gennaio/#respond Fri, 25 Jan 2013 15:42:57 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12641 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Julian Assange.)

Lunedì 21 gennaio:

 L'ora di Consolo. Cronache siciliane raccontate a sangue freddo. A un anno dalla morte dello scrittore, esce un libro che ne raccoglie gli articoli. Articolo di Francesco Erbani, la Repubblica, pp. 46-47.

 Bruce Sterling: "Sì, sono il re dei visionari, ma sul futuro ci azzecco". Scrittore culto di fantascienza lancia un nuovo paranormal romance. Articolo di Stefania Vitulli, il Giornale, p. 23.

Ascolta il podcast dell'intera puntata  - Il brano di oggi è Fire Worship di Aziza Mustafa Zadeh

L'articolo Il meglio di Pagina3: settimana dal 21 al 25 gennaio proviene da Minima et Moralia.

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Lunedì 21 gennaio:

 L’ora di Consolo. Cronache siciliane raccontate a sangue freddo. A un anno dalla morte dello scrittore, esce un libro che ne raccoglie gli articoli. Articolo di Francesco Erbani, la Repubblica, pp. 46-47.

 Bruce Sterling: “Sì, sono il re dei visionari, ma sul futuro ci azzecco”. Scrittore culto di fantascienza lancia un nuovo paranormal romance. Articolo di Stefania Vitulli, il Giornale, p. 23.

Ascolta il podcast dell’intera puntata  – Il brano di oggi è Fire Worship di Aziza Mustafa Zadeh

 

Martedì 22 gennaio:

 Non si può insegnare la Shoah ai bambini. Parla lo storico Bensoussan. Articolo di Alberto Mattioli, La Stampa, pp. 32-33.

 I nuovi Machiavelli. Perché Il Principe è diventato la Bibbia degli spin doctor. Articolo di Giancarlo Bosetti, la Repubblica, p. 47.

Ascolta il podcast dell’intera puntata  – Il brano di oggi è How Long Blues di Count Basie

 

Mercoledì 23 gennaio:

• Cattivi consigli sulla buona scrittura. Articolo di Lorenzo Castelli su finzionimagazine.it

 Dal Paroliere al fenomeno Ruzzle, come rimorchiare usando le parole. Articolo di Michele Boroni, Il Foglio, p. 2.

Ascolta il podcast dell’intera puntata  – Il brano di oggi è Black and Tan Fantasy di Jean-Marie Machado

 

Giovedì 24 gennaio:

 Lo scrittore riluttante. Francesco Permunian: “I libro sono il manicomio in cui vivo solo”. Articolo di Antonio Gnoli, la Repubblica, p. 39.

 Un’utopia digitale diventa film. Il sogno mancato della biblioteca di Google: tutti i libri per tutti. Articolo di Serena Danna, Corriere della Sera, p. 33.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Mon enfant (My Child) di George Winston

 

Venerdì 25 gennaio:

 Una consegna per il sig. Assange. Articolo di Helena Williams su vice.com

 “1984”, ecco la realtà dietro all’incubo. Articolo di Alessandro Gnocchi, il Giornale, p. 27.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Besame Mucho eseguito dal Dave Pike Quartet

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