Mario Tobino Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/mario-tobino/ un blog di approfondimento culturale Wed, 18 Jul 2018 13:25:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Mario Tobino Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/mario-tobino/ 32 32 L’età del consenso: matasse https://minimaetmoralia.it/arte/leta-del-consenso-matasse/ https://minimaetmoralia.it/arte/leta-del-consenso-matasse/#respond Wed, 18 Jul 2018 13:25:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=37823 Questo pezzo è stato pubblicato all’interno della rubrica “inpratica” su Artribune.

La vita gemma e sfavilla e spumeggia. “Lemon / She’s gonna makeyoucry / She’s gonna makeyouwhisper…”; “…and I feel / likeI’mslowlyslowlyslowlyslipping under”.

29 maggio. Palermo, piazza Politeama (ore 7,30). Mentre Terry Riley e Don Cherry suonano la loro musica celestiale nelle cuffie (Köln, February 23, 1975), grazie per essere vivo e in forma in questa mattina nella splendida città, grazie per una seconda giovinezza inaspettata, grazie persino per i lavori in corso (fastidiosissimi) al di là della barriera, proprio di fronte ai tavolini del bar

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La vita gemma e sfavilla e spumeggia. “Lemon / She’s gonna makeyoucry / She’s gonna makeyouwhisper…”; “…and I feel / likeI’mslowlyslowlyslowlyslipping under”.

29 maggio. Palermo, piazza Politeama (ore 7,30). Mentre Terry Riley e Don Cherry suonano la loro musica celestiale nelle cuffie (Köln, February 23, 1975), grazie per essere vivo e in forma in questa mattina nella splendida città, grazie per una seconda giovinezza inaspettata, grazie persino per i lavori in corso (fastidiosissimi) al di là della barriera, proprio di fronte ai tavolini del bar – una linea di metropolitana che sarà forse pronta quando sarò nonno – sbriglia la mente e la penna, vediamo che succede, così, senza previsioni e preconcetti – improvvisiamo come questi due che suonano (alza il volume) – DOGMAN che domina riflessioni e discorsi in questi giorni e settimane, che si è saputo imporre come punto di riferimento (molto più di LORO) – intanto il disco è finito, durava quaranta minuti, adesso è iniziato quello degli Screaming Trees (abbassa il volume) – le due voci della vedova Schifani, quella dell’Autorità e quella della Verità, in contrasto tra di loro, mentre il prete odioso le TOGLIE il microfono quando sta parlando lo Spirito Autentico (di cui egli dovrebbe, in teoria, essere servitore) e non la Retorica, male oscuro dell’Italia da secoli, male pernicioso dell’Italia controriformista e bigotta e ipocrita – la commozione mia e di Francesco mentre riguardiamo su YouTube il video di quella messa, rievocando i noi stessi tredicenni del maggio 1992, chi eravamo, dove eravamo, e il fatto che eravamo troppo piccoli per controllare quegli eventi così grandi ma non per esserne influenzati e determinati – interferenze sul televisore della villa a Borgo Pineto, è luglio dello stesso anno e sono sul patio con mia madre e dopo il pezzo di autostrada, è saltata in aria una via e mezza palazzina – la scena ripresa più tardi, nel pomeriggio di fine maggio 2018, con tinte acide warholiane su un potente frammento di carretto siciliano dai Laboratorio Saccardi, e prima molto prima che Vincenzo mi dica che quella è via D’Amelio io lo so perché questa scena è incistata nel mio cervello e in quello di milioni di miei coetanei, una ripresa televisiva più vera del vero che aspetta da ventisei anni di esplodere nuovamente e culturalmente, di esplodere una seconda volta e STAVOLTA per la vita, non per la morte, di esplodere nella comprensione e nella consapevolezza, non più nell’oblìo e nella rimozione e nell’omertà, di esplodere nel cambiamento e nell’evoluzione e nella trasformazione di un posto che non ne può davvero più.

In questo appartamento-studio, mentre parlo con Alessandro al telefono sul balcone e mentre indago le relazioni profonde che si creano tra gli elementi dipinti e poi ripresi in altri quadri (o direttamente sul muro), gli intrecci e i cortocircuiti che si costruiscono e che si riproducono in questo spazio esistenziale, le metafisiche dell’abbandono e il pittore spaziale che dipinge il meteorite stando SUL e NEL meteorite, le risate e la “paura della pittura” (e Trombadori visto a Roma con Francesco in un’altra bellissima giornata: grazie per tutte le opere favolose viste in questi mesi: Fontana Golub Tacchi Turner Garrone Carpignano Bulgini Allora &Calzadilla Roxy in the Box Savinio Casorati Martini Mafai Pirandello), mentre fotografo Francesco e Giuseppe seduto sul divano, e contemplo l’ambiente gioiosamente esoterico, esuberante e selvaggio – così diverso dalle mestizie milanesi… –, un punk italiano nutrito di de Chirico e di ansie meridiane, mentre Maria Giulia entra e ammira le Lilies, ecco, io ho trentanove anni, ascolto gli Screaming Trees come quando ne avevo quattordici e, dopo un sacco di tempo, sono stanco, stanchissimo ma contento.

Il fisico l’ha snello e gentile, vispo si muove e non sa, non vede, non distingue, la piccola testa uguale a un frantume di specchio, ed è commosso di felicità quando trafelato mi arriva con la bottiglia” (Mario Tobino, Le libere donne di Magliano [1953], Mondadori 2010, p. 73).

***

31 maggio (in volo per Torino). La costa adriatica vista dall’alto, le città e i paesi e le spiagge – i moli – riconoscere punti e linee, aeropittura + connessioni, collegamenti come fili – Cottarelli è entrato al Quirinale con zaino e trolley, è uscito poi senza nulla di fatto – questo è un tempo che sgomitola e ingarbuglia di nuovo le matasse, sempre più veloce, sempre più forte – contraddizione e smentita costante – situazione caotica, imprevedibile – “fronti temporaleschi di reti di informazioni attraversano come un mare increspato il tessuto della terra” (Bruce Sterling).

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Il comico con le scarpe a punta https://minimaetmoralia.it/societa/comico-le-scarpe-punta/ https://minimaetmoralia.it/societa/comico-le-scarpe-punta/#comments Wed, 16 May 2018 12:30:58 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=37213 di Vincenzo Libonati

L’iperuranio è un concetto, come le idee di cui è composto, come lo è il paradiso, l’inferno, l’amore e Dio stesso. Nulla di tutto ciò è tangibile. Le idee non lo sono fino a quando non si materializzano e poi diventano altro. La ruota prima di cambiare il mondo era un’idea, poi quando è diventata materia è mutata in realtà, storia, evoluzione.

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girllocoluche

di Vincenzo Libonati

L’iperuranio è un concetto, come le idee di cui è composto, come lo è il paradiso, l’inferno, l’amore e Dio stesso. Nulla di tutto ciò è tangibile. Le idee non lo sono fino a quando non si materializzano e poi diventano altro. La ruota prima di cambiare il mondo era un’idea, poi quando è diventata materia è mutata in realtà, storia, evoluzione.

Questa è la storia di un’idea, di una battuta rubata così come fanno i comici. E’ l’intreccio di due storie, che separatamente sono già note, ma come sanno i narratori, bravi o no che siano, è l’intreccio che fa la storia.

Ora mettiamo ci siano due comici, uno italiano ed uno francese, che un giorno del 1985 si incontrano, come si incontrano due attori per fare un film. Cosa può succedere? I comici si sa, si rubano le idee, ci sono delle vere e proprie guerre fra comici per una battuta, non raramente si è andati a finire in tribunale, un po’ come i plagi delle canzoni, solo nel cinema rubare è quasi lecito, ma questa è un’altra storia.

Il primo comico di questa storia si chiama Beppe Grillo, al secolo Giuseppe Piero Grillo, genovese. Giuseppe Piero negli anni ottanta era nel clou, il francesismo ci sta tutto, del suo successo. Una mattina Giuseppe Piero deve essersi svegliato con la telefonata di uno dei maestri del cinema italiano Dino Risi, il quale molto probabilmente deve avergli chiesto se fosse interessato a fare un film con lui. Giuseppe Piero, forse anche un po’ incredulo, ancora confuso dagli aliti sul collo del sonno, gli avrà detto subito si, certo si doveva discutere dei dettagli, ma la risposta 1 era si. (La parola dettagli per un genovese vuol dire una cosa sola. Nota del redattore).

Giuseppe Piero deve essersi poi affacciato alla sua villa di Sant’Ilario, e deve aver iperscrutato il suo personale iperuranio, lì sullo sfondo del mar Ligure. Giuseppe Piero non sapeva che quella telefonata avrebbe cambiato la sua vita. Il maestro Risi, ormai in declino da qualche anno, aveva letto un libro che gli era piaciuto molto, Il deserto della Libia di Mario Tobino, uno scrittore poco conosciuto che però ha un invidiabile record, cioè che dal suddetto libro sono stati realizzati ben due film, il primo appunto quello di Risi, Scemo di guerra e poi, qualche anno dopo, l’ultima fatica di un ormai stanco Mario Monicelli, Le rose del deserto. Inutile dire dell’enorme amicizia che legava Monicelli e Risi.

Il maestro Risi quindi pensava ad una rentrée con questo soggetto che parlava di intrecci politici e problemi psichici durante la guerra di Libia. Ha ormai in tasca il sì di Giuseppe Piero Grillo, dettagli consentendo, ha bisogno di un altro nome, un nome internazionale, preferibilmente francese, confidando che i cugini d’oltralpe non abbiano avuto notizie del suo declino in patria e quindi lo accolgano ancora come il grande maestro.

Il nome è tratto! Coluche, il comico con le scarpe a punta. Al secolo Michel Gérard Joseph Colucci, di padre ciociaro. In Italia Coluche non è molto noto, ma in Francia è un idolo assoluto, per intenderci il Totò transalpino, almeno in quanto a fama. Qui la storia comincia a prendere una piega che travalica il cinema, perché Coluche non è solo uno degli attori più famosi di Francia.

Nasce a Parigi nel 1944, a 26 anni prende il nome d’arte di Coluche. Negli ottanta le sue invettive contro il potere, la sua satira politica feroce e a tutto campo ne fanno un comico impegnato e seguitissimo finché un giorno del 1980, mentre la Francia 2 attraversa una delle crisi più importanti dell’epoca moderna, in una conferenza stampa se ne esce con una battuta che nessuno si aspettava.
Dichiarò di volersi candidare alle elezioni presidenziali francesi! Com’è, e come non è, la cosa, paradosso della comicità diventa seria, seria a tal punto che il dibattito si ingigantisce, intellettuali del calibro di Deleuze cominciano a sostenere il comico che vuole diventare presidente. Le tensioni nel paese sembrano riportare al maggio di dodici anni prima. I sondaggi cominciano a valutare il nuovo candidato, nel giro di pochi mesi Giuseppe Colucci, figlio di un imbianchino ciociaro, vola già al 16-17 per cento dei consensi. Coluche comincia a ricevere pressioni sia a favore che contro. Fino al giorno in cui il suo più stretto collaboratore René Gorlin muore in circostanze poco circostanziate, o meglio viene assassinato e Coluche decide di ritirare la sua candidatura.

Ritorniamo al 1985, primo giorno di set del nuovo film di Dino Risi, Beppe Grillo, al secolo Giuseppe Piero Grillo e Coluche, al secolo Michel Gérard Joseph Colucci, si conoscono, prendono insieme un caffè prima di iniziare a girare. L’iperuranio aleggiava leggero sulle loro teste anche quel giorno, i comici da che esiste il teatro, e anche il mondo, le idee se le rubano eccome.

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