Mark Simpson Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/mark-simpson/ un blog di approfondimento culturale Thu, 05 Dec 2013 21:38:11 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Mark Simpson Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/mark-simpson/ 32 32 Il dizionario di Mark Simpson, padre del “metrosexual” https://minimaetmoralia.it/societa/il-dizionario-di-mark-simpson-padre-del-metrosexual/ https://minimaetmoralia.it/societa/il-dizionario-di-mark-simpson-padre-del-metrosexual/#comments Wed, 16 May 2012 13:10:03 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7648 Pubblichiamo un articolo di Francesco Pacifico, uscito su «Repubblica», sull'origine del termine "metrosexual" e sui fenomeni ad esso collegati.

Il termine “metrosexual” è diventato maggiorenne: il primo articolo che lo citava sull’inglese the Indipendent, è del 1994. Mark Simpson, autore dell’articolo, ha pubblicato Metrosexy: A 21st Century Self-Love Story: una raccolta di tutti i suoi pezzi sul tema del Narciso contemporaneo, che si veste bene e usa prodotti di bellezza. Il libro è disponibile solo in digitale, su Amazon, a 2,68 euro. Ecco di seguito un glossario dei termini usati da Simpson per capire il maschio contemporaneo e il suo rapporto con la bellezza, l’identità, il desiderio, lo shopping.

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Pubblichiamo un articolo di Francesco Pacifico, uscito su «Repubblica», sull’origine del termine “metrosexual” e sui fenomeni ad esso collegati.

Il termine “metrosexual” è diventato maggiorenne: il primo articolo che lo citava sull’inglese the Indipendent, è del 1994. Mark Simpson, autore dell’articolo, ha pubblicato Metrosexy: A 21st Century Self-Love Story: una raccolta di tutti i suoi pezzi sul tema del Narciso contemporaneo, che si veste bene e usa prodotti di bellezza. Il libro è disponibile solo in digitale, su Amazon, a 2,68 euro. Ecco di seguito un glossario dei termini usati da Simpson per capire il maschio contemporaneo e il suo rapporto con la bellezza, l’identità, il desiderio, lo shopping.

Metrosexual. Il desiderio maschile di essere desiderati: da tutti, soprattutto dagli altri uomini metrosexual. A ispirare il fenomeno c’è lo stile italiano, in particolare Dolce & Gabbana. Il primo articolo sul tema, “Here Come the Mirror Men”, “Arrivano gli uomini specchio”, parla di una mostra di moda e prodotti per la bellezza maschile a Londra, sponsorizzata da GQ. Il metrosexual “è forse il mercato più promettente del decennio”, “una creazione dell’appetito vorace del capitalismo per i nuovi mercati”.

L’icona è David Beckham, che posa nel 2002 per una rivista patinata gay. Nell’intervista abbinata, il calciatore “ha confermato di essere etero, ma ammette di esser felice del suo status di icona gay; gli piace essere ammirato, dice, e non gli importa se ad ammirarlo sono le donne o gli uomini”.

“Forse la cosa più interessante del metrosexual è che porta la fine della ‘sessualità’, la pseudoscenza del 19° secolo secondo cui la personalità e l’identità sono dettate dalla forma dei genitali”. A livello pratico, l’emancipazione femminile ha un suo ruolo: “Più diventano indipendenti, ricche, autocentrate e potenti le donne, più è probabile che desiderino uomini attraenti, curati, ben vestiti. Ma non per molto. Quindi, meno gli uomini possono contare sulle donne, più è probabile che curino il proprio aspetto. Il narcisismo diventa una strategia di sopravvivenza”.

Quanto alla differenza con i dandy, narcisi di fine ottocento: i dandy erano un’élite, il metrosexual è mainstream. In ogni caso, gli si può applicare la frase di Oscar Wilde: “Amare se stessi è l’inizio di un idillio che dura una vita”.

Retrosexual. Un tempo definiva l’uomo non metrosexual, all’antica, colui che non ha il feticcio di se stesso e del proprio corpo. Dopo il trionfo delle estetiche retro e dell’uomo elegante (il modello è Don Draper, della serie Mad Men), la parola stravolge il suo significato per andare a definire il metrosexual azzimato che cita il passato nel proprio stile.

The New Macho; Ubersexual; Heteropolitan; Machosexual. Termini con cui le riviste patinate hanno cercato nel tempo di annunciare il ritorno del maschio all’antica, “meno vanitoso e meno gay”. Secondo Simpson “è qualcosa di vecchio reimpacchettato e venduto come nuovo. Ora che la mascolinità è stata resa merce, perché non fare il repackaging dell’uomo regolarmente?”

Speedophobia. La fobia dei costumini attillati per uomo. Creata negli avversari del Metrosexual dall’imporsi del maschio ben oliato in costumino marca Speedo. “Gli Speedo su una spiaggia non gay sono un modo sicuro per assicurarsi sguardi arrabbiati, insulti, e tanto spazio per l’asciugamano”. Un pregiudizio del tutto anglosassone: secondo Simpson, gli italiani ne sono immuni.

Phalliban. (Da Phallic + Taliban.) È il fanatico nemico del Metrosexual, lo speedofobico per eccellenza.

Hummersexual. (Da Hummer, gigantesco veicolo da strada.) Termine ironico per prendere in giro il new macho: Lo Hummersexual è un “rumoroso, pompato, studiato e francamente effemminato tipo di falsa mascolinità che ama attirare attenzione su se stessa e la sua presunta ‘virilità’ vecchio stampo”. Il termine si ispira alla campagna americana della Hummer, col suo slogan “Reclama la tua virilità”. “Lo Hummersexual è chiaramente, esilarantemente, pseudo-retrosexual”. È una visione iperreale della mascolinità, mediata e troppo consapevole.

Menaissance. (Men + Renaissance). Il cosiddetto rinascimento dell’uomo vero ai tempi di Bush Jr. e della moda degli Hummer. Le pubblicità di nomi come Dodge, Hummer, Miller Lite e Burger King “mettono in ridicolo lo stile metrosexual cercando di associare i propri marchi alla ‘vera’ mascolinità. Praticamente facendo della propria obsolescenza una virtù”.

Bigorexia. (Big + Anorexia). “L’illusione di non essere abbastanza muscolosi e pompati”. È una forma di anoressia al contrario. Tutto inizia con l’influenza dei film di Arnold Schwarzenegger negli anni Ottanta, da “Conan il Barbaro” e “Terminator” in poi. Oggi, “’Brad Pitt’ è la parola in esperanto per definire gli addominali scolpiti”.

Metro-cowboy. Secondo Mark Simpson, il film Brokeback Mountain non parla di omosessualità. “Piuttosto, è la propaganda per una metrosessualità contemporanea e metropolitana. È un attacco alla repressione retrosessuale in generale”. Perciò è molto popolare: “mette in scena la fascinazione della nostra cultura per l’omoerotismo e la sensualità maschile.

Sporno. (Sport + Porno). Estetica post-metrosexual usata da sport e pubblicità per venderci il corpo maschile. A far vincere i mondiali di calcio all’Italia nel 2006 è stato “non tanto lo spirito sportivo ma lo spirito sporno. Nella preparazione al torneo, alcuni membri in gran forma della squadra italiana hanno preso una pausa dagli allenamenti per fare qualcosa di ben più utile: reclutare Dolce & Gabbana (o è il contrario?) per produrre un servizio fotografico spornografico in cui posano ben oliati e pronti per noi”.

Clonosexual. L’epoca metrosexual è “un mondo digitale e clonato in cui la forza trainante, la molla al cuore di un meccanismo perfetto, non è la riproduzione sessuale, e neppure l’accoppiamento omosessuale, ma piuttosto la perfezione narcisistica, ottenuta tramite la moda, il consumo, la cosmesi, la tecnologia, la chirurgia, e una illuminazione fantastica. Un futuro utopico-distopico in cui uomini e donne escono solo con se stessi”.

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Nuove frontiere metrosexual https://minimaetmoralia.it/interviste/nuove-frontiere-metrosexual/ https://minimaetmoralia.it/interviste/nuove-frontiere-metrosexual/#respond Mon, 13 Feb 2012 09:50:00 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6563 Un’intervista di Michele Masneri a Mark Simpson apparsa su «Rivista Studio».

di Michele Masneri

Era il 1994 e Mark Simpson cambiava il mondo inventando in un articolo sull’Independent il concetto di metrosexual, cioè l’uomo ipernarciso e fighetto, incoronando poi David Beckham icona globale di questa mutazione genetica. Simpson, che scrive su una serie infinita di testate (dal Guardian all’Independent a Vogue), e che GQ Russia ha inserito nelle dieci cose che hanno cambiato la vita degli uomini, insieme a “Freud, Schwarzenegger e la linea Biotherm Homme”, ha da poco mandato in libreria (in realtà solo su kindle) una sua raccolta di articoli, che forse è anche un nuovo manifesto

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Un’intervista di Michele Masneri a Mark Simpson apparsa su «Rivista Studio».

di Michele Masneri

Era il 1994 e Mark Simpson cambiava il mondo inventando in un articolo sull’Independent il concetto di metrosexual, cioè l’uomo ipernarciso e fighetto, incoronando poi David Beckham icona globale di questa mutazione genetica. Simpson, che scrive su una serie infinita di testate (dal Guardian all’Independent a Vogue), e che GQ Russia ha inserito nelle dieci cose che hanno cambiato la vita degli uomini, insieme a “Freud, Schwarzenegger e la linea Biotherm Homme”, ha da poco mandato in libreria (in realtà solo su kindle) una sua raccolta di articoli, che forse è anche un nuovo manifesto. Si intitola “Metrosexy, una storia d’auto-amore del ventunesimo secolo”. Contiene molti neologismi come “sporno”, “hummersexual”, “retrosexual”, “menaissance”. Il metrosexual è dunque ormai archeologia? Interrogare l’autore sembrava doveroso.

Nel suo nuovo libro c’è un nuovo termine, “sporno”. Che significa?
È il momento in cui sport e pornografia vanno a letto insieme, mentre Giorgio Armani scatta fotografie. Quei calendari di giocatori in mutande. Dolce & Gabbana che scutrettolano negli spogliatoi di una squadra italiana di calcio. Beckham e Ronaldo che ci sbattono il pacco in faccia dai manifesti sugli autobus. Questo genere di estetica, insomma. Il nuovo modo di vendere il corpo maschile. Nell’era spornografica, non basta più presentare il corpo maschile come semplicemente attraente, o desiderabile, come nell’era del metrosessualismo. Questo non basta più. Per ottenere la nostra attenzione, il corpo maschile deve prometterci altro, e cioè niente meno che una patinata, oliata ed eccitante orgia sotto la doccia.

Mi sembra di capire che l’Italia abbia un ruolo importante nel fenomeno Sporno.
Ci sarà un motivo se alla base dello sporno c’è l’Italia, i suoi giocatori, i suoi stilisti. Non certo il vostro spirito sportivo, bensì il vostro spirito porno. L’ondata di metrosessualismo che ha invaso il mondo nell’ultimo decennio è stato semplicemente il resto del mondo che scopriva l’Italia e che diventava un po’ più italiano. Il narcisismo maschile e il desiderio di essere desiderato è alla base della metrosessualismo – e in Italia a differenza che nel mondo anglosassone questo non è mai stato veramente represso. L’Italia, culla di Michelangelo, Marcello Mastroianni e Dolce & Gabbana, non ha mai fatto finta che “bellezza” fosse una parola che potesse stare lontana dalla parola “uomo”. Soprattutto nel sud Italia, i giovani maschi hanno spesso un modo di camminare estremamente femminile ma allo stesso tempo molto sicuro, che noi inglesi ci sogniamo. Se ci proviamo, finisce regolarmente in un patetico sculettamento.

Italiani di oggi che conosce? Sergio Marchionne?
Uhm, non lo conosco bene, mi faccia vedere. È sicuro che sia italiano? Sembra il padre di Jeremy Clarkson (conduttore di programmi televisivi sull’auto, nda). Avrà a casa un guardaroba con 365 maglioni informi tutti uguali? Comunque Marchionne mi sembra più retrosexual che hummersexual. In parte perché le macchine Fiat non sono molto popolari in America – troppo piccole e faggy, temo, in un paese di pickup e camion – ma soprattutto perché mi ricorda il mio vecchio professore di chimica.

Hummersexual?
Massì, sono i ragazzi che ultra-enfatizzano la loro mascolinità con accessori talmente “maschili” talmente da chiedersi che cosa abbiano da nascondere. Retrosexual invece sono i pre-metrosexual, diciamo i maschi vintage. Marchionne sembra decisamente pre.

Silvio Berlusconi?
Ah, lui è davvero unico. Non è per niente queer, anche se effettivamente sembra un po’ una drag queen. Ma non rientra in nessuna categoria, lui è troppo speciale, è una categoria a parte, lui è Silviosexual. Il suo vecchio sodale, la nostra rockstar mancata, insomma il nostro ex premier Tony Blair, aveva il suo stesso sorriso da drag. Ma Silvio, a un povero inglese come me, riporta agli insondabili misteri del machismo mditerraneo. Incredibile come qualcuno così camp possa avere un’immagine di sé così butch. Ma forse dovremmo tutti tornare ai tempi originari di Berlusconi, con quei look così bistrati, tinti, tirati. Torniamo ai faraoni e all’antico Egitto.

David Beckham rimane il campione del metrosexual?
Sì, nonostante sia ormai un metrosexual d’annata. In inglese c’è un’espressione, “mutton dressed as lamb” (in italiano sarebbe, più o meno, “di sopra liceo, di sotto museo”). Beckham è esattamente questo. Ma comunque ci sono un sacco di uomini della sua età e anche più grandi che non vogliono perdere il loro status di oggetti sessuali: e continuano a guardare a lui come ispirazione. Certo lui dovrebbe sforzarsi di più, offrendo qualcosa di più hot che non quei mutandoni cascanti H&M che pubblicizza ultimamente.

Chi sono gli eredi?
Potrebbe essere usurpato da giocatori più giovani come Cristiano Ronaldo, che infatti gli ha rubato lo scettro di testimonial dell’underwear Armani. Allo stesso tempo c’è una nuova generazione di neo burini televisivi come Mike “The Situation” Sorrentino, il protagonista di Jersey Shore e il suo mantra di “palestra-abbronzatura-lavanderia”. Al cinema ci sono star come Tom Hardy, con i suoi labbroni alla Marlon Brando, i muscoli rasati e il suo sbandierato passato bi-curioso, che mentre impugna un mitra in “Inception” ti dice “non aver paura di sognare qualcosa di più grosso, Darling!”.

Metrosexual è una parola che ha coniato nel 1994. Che è successo al narcisismo maschile in questi diciassette anni?
Ora che ci penso, Justin Bieber è nato proprio in quell’anno. È il figlio del metrosessualismo. SI vede che a 17 anni il metrosessualismo deve ancora trovare una voce! Tornando a essere seri, il narcisismo maschile è diventato molto più mainstream e accettato, quasi garantito, almeno dai più giovani. È scontato, tanto che la parola stessa potrebbe finire presto dimenticata in un futuro non troppo lontano. Tuttavia ci sono ancora reazioni e choc specialmente negli Usa, a causa della loro appassionante storia libertaria protestante; e della ugualmente appassionante negazione della loro innata gaiezza. Dunque il tema lì funziona ancora molto.

Metrosexy è la malattia senile del metrosexual?
È la normalizzazione del fenomeno, è la sensibilità che i metrosexual hanno iniettato nella società; si è passati da un “tipo”, il metrosexual, a un feeling generale, un modo di guardare e di essere guardati. Del resto osservando le edicole, la tv, o in fila per l’autobus, i giornali, è chiaro che nei ragazzi il desiderio di essere desiderati e di impersonare la bellezza maschile ha preso una forma fisica, sensuale: i loro corpi amorevolmente, faticosamente scolpiti, i loro muscoli rasati e i loro costosi tatuaggi…. Men’s Health oggi è la bibbia del metrosexy. Guardando l’estetica sporno, si vede che oggi tutti i ragazzi aspirano a essere atleti sessuali, avventurieri, pornostar.

C’è una relazione tra hipster e metrosexual?
Nonostante la maggior parte degli hipsters morirebbe piuttosto che ammetterlo, sì. L’hipsterismo è una forma di metrosessualismo. Ma molto middle class, molto esangue e ironica. È palesemente una forma di narcisismo, ma che guarda al corpo e all’essere sexy come cose molto volgari. (Come effettivamente sono, se siamo fortunati!).

Qual è l’arma fine-di-mondo del metrosessualismo, Abercrombie & Fitch o American Apparel o Apple?
Abercrombie & Fitch è stato il detonatore. Apple e i suoi iPhone l’esplosione. Gli iPhone sono il prodotto narcisistico definitivo (li definirei “MePhone”). Le App gratuite da scaricare sono un’ossessione autoriferita. L’iPhone è poi naturalmente anche il mezzo per farsi una foto a torso nudo nello spogliatoio della palestra, da mettere su Facebook o su social network più, diciamo così… particolari. Quindi Facebook e i social network sono forme di metrosessualismo sublimato, almeno per chi li usa come modo di trasformare se stesso in un brand, in una materia prima con un valore commerciale, e questa trasformazione è un altro caposaldo del metrosessualismo.

Nel suo nuovo libro lei scrive che “in un certo senso Obama è il primo presidente americano della storia che è anche la sua first lady”.
Obama è il trionfo del metrosexy. Gli Stati Uniti venivano dagli anni Novanta, dalla doppia presidenza Bush che è stata l’affermazione dell’“hummersexual” (Hummer, Burger King, guerre, shock & awe, mascolinità da ritorno alle origini). Adesso Bush e l’Hummer sono scomparsi dai radar, dopo di loro è scoppiata la menaissance, un rinascimento maschile, l’America si ritrova un presidente ben vestito, poliglotta, che difende elegantemente il mondo libero dopo una seduta di ginnastica nella sua palestra personale. Un uomo il cui look è molto apprezzato, specialmente dai giornalisti maschi. E un presidente che ha vinto le primarie anche perché molto più carino della sua sfidante femmina, per quanto molto più autorevole di lui. Michelle Obama è anche lei molto attraente, certo, ma Obama non ne ha bisogno, lui è anche la sua first lady.

Ci sono candidati repubblicani un po’ metrosexual?
Non direi tra quelli in lizza, anche se Mitt Romney sembra un po’ un manichino in una vetrina di un grande magazzino un po’ vecchiotto. C’è poi Aaron Schock, il deputato repubblicano che si è spogliato per la copertina di Men’s Health l’anno scorso. Lui promette bene. Un giorno finirà a fare il presidente. Lui o Justin Bieber.

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