Matera Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/matera/ un blog di approfondimento culturale Thu, 17 Jan 2019 06:59:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Matera Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/matera/ 32 32 Matera 2019 https://minimaetmoralia.it/altro/matera-2019/ Thu, 17 Jan 2019 06:59:49 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=39256 questo pezzo è uscito su “La Repubblica”, che ringraziamo. di Nicola Lagioia Ero a Matera nell’ottobre del 2014, pochi giorni prima che fosse proclamata capitale europea della cultura. Non era scontato che la città della Basilicata l’avrebbe spuntata sulle concorrenti, ma tra le sue strade scorreva un’energia che lasciava spazio a pochi dubbi. Non c’era […]

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questo pezzo è uscito su “La Repubblica”, che ringraziamo.

di Nicola Lagioia

Ero a Matera nell’ottobre del 2014, pochi giorni prima che fosse proclamata capitale europea della cultura. Non era scontato che la città della Basilicata l’avrebbe spuntata sulle concorrenti, ma tra le sue strade scorreva un’energia che lasciava spazio a pochi dubbi. Non c’era piazza, bar, luogo di ritrovo in cui la gente non parlasse di ciò che stava succedendo. I materani erano orgogliosi per come avevano costruito la candidatura, ma soprattutto – tra i luoghi di quella che quasi settant’anni prima era stata definita “vergogna nazionale”, e che ora ne era invece una speranza – ogni singola frase di ogni loro discorso viaggiava sul tempo verbale più difficile da praticare: il futuro.

C’erano stati almeno due episodi, nelle settimane precedenti alla mia visita, che rendevano il senso di quella atmosfera. Il primo. I commissari europei venuti di persona a valutare la candidatura non avevano sostato in sofisticate strutture alberghiere capaci di dimostrare che Matera era un posto come un altro. Erano stati invece adottati dalle famiglie della città. C’era stato un bando, e i materani avevano fatto a gara ad aprire le porte delle proprie case. I commissari avevano così prima subìto lo shock culturale di ritrovarsi a tavola tra sconosciuti che li trattavano con il calore e l’affabilità (ma anche la praticità) che si riserva ai fratelli o agli amici di lungo corso, e poi, per bocca di quegli stessi ospiti, avevano sentito parlare di Matera Capitale Europea della Cultura con una competenza e una passione sconosciuti ai burocrati. Il Comitato cui era stato affidato il compito di elaborare la candidatura l’aveva insomma meritoriamente condivisa con tutta la cittadinanza. Il secondo episodio era stato una marcia simbolica che, dai comuni vicini, aveva portato migliaia di persone tra le strade di Matera. Nel paese dei campanili (e delle eterne lotte condominiali), una magnifica manifestazione di sostegno. La statura culturale nonché lo stadio evolutivo di un popolo si misura anche dalla solidarietà, dall’accoglienza, dalla socialità di cui è capace, e su questo il sud Italia ha da insegnare a tutti.

Tra pochi giorni, il 19 gennaio, inizia ufficialmente l’anno magico di Matera. È interessante capire cos’è successo nel frattempo, ma soprattutto cosa potrà succedere in futuro.

Negli ultimi anni, soprattutto grazie a questa investitura, Matera e la Basilicata sono definitivamente uscite dal cono d’ombra. L’anno scorso il «New York Times» inseriva la Basilicata tra i più bei posti al mondo dove andare. A guardare gli alberghi, e il tipo di clientela che li affolla lasciando senza speranza turisti dell’ultimo minuto, direi che da questo punto di vista la scommessa è vinta. Il turismo però da solo non basta. Un’investitura così importante è anche l’occasione per dotare il territorio di infrastrutture all’altezza, il che significa lavoro, sviluppo, possibilmente innovazione. Qui qualche lite condominiale e qualche conflitto istituzionale di troppo hanno creato rallentamenti, speriamo che il tempo perso si recuperi. C’è poi il programma di eventi culturali, che ha dimostrato e dimostrerà per tutto il 2019 di essere eccellente: a Matera in questi anni sono arrivati, e ancor più arriveranno tra i migliori artisti, musicisti, scrittori, pensatori, filosofi disponibili sulla piazza.

Ma tutto questo, ancora una volta, deve essere solo il punto di partenza. È vero che anni luce separano la Matera di Levi e Pasolini da quella attuale, è vero che i materani e il Comitato Matera 2019 (oggi Fondazione Matera-Basilicata 2019) si sono impegnati in un lavoro che nessun altro avrebbe svolto meglio, ma la cosa che meno auguro a questa terra per il futuro (qui, dal 2020, il compito spetterà alle istituzioni e alla cittadinanza) è la sua trasformazione in una sorta di Lucaniashire dove ricchi pensionati americani e tedeschi vengono a comprare casa, e un albergo con vista sui sassi viene eletto a rifugio da un qualche George Clooney venuto a riposarsi da fatiche fatte altrove.

Tutto questo potrà magari anche accadere, ma a corollario. A corollario di che? Non dimentichiamoci che Matera non è stata proclamata capitale europea del turismo o della gastronomia. È la capitale della cultura, e ha la fortuna e l’onere di esserlo nell’anno in cui l’Europa si gioca tutto. Il nostro continente attraversa una crisi assai profonda, che sembra giunta al culmine. Ciò di cui ha bisogno non è solo un luogo incantevole (dai Castelli della Loira ai mulini a vento dell’Andalusia, l’Europa ne è piena) ma un laboratorio di idee, un luogo di formazione, un centro di elaborazione culturale che lo aiuti a tirarsi fuori dal gran casino in cui è stato capace un’altra volta di ficcarsi. L’Europa trabocca di istituti di credito, ristoranti biologici e vecchi monumenti trasformati in resort. È invece povera di centri di formazione per la cittadinanza, di scuole innovative, di istituti culturali d’eccellenza che siano liberi, multidisciplinari (dalla crisi attuale si esce solo con un approccio capace di intrecciare un vero dialogo tra scienziati, umanisti, artisti, economisti, politologi), e abbastanza ricchi di risorse da diventare influenti. Penso a cosa succede in posti come il Santa Fe Institute nel New Mexico o il Future of Humanity Institute di Oxford. Penso a cosa successe tanto tempo fa in una cittadina come Ivrea. Se Matera, naturalmente a modo proprio, sarà in grado di preparare e raccogliere una sfida di questa portata diventerà uno dei centri di gravità del continente, non solo per il 2019.

 

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Matera 2019. Da Carlo Levi a Twitter: il «futuro aperto» nasce tra i Sassi https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/matera-2019-da-carlo-levi-a-twitter-il-futuro-aperto-nasce-tra-i-sassi/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/matera-2019-da-carlo-levi-a-twitter-il-futuro-aperto-nasce-tra-i-sassi/#comments Sat, 18 Oct 2014 10:35:20 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23897 Questo pezzo è uscito su “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Oscar Iarussi Era ora. Una volta tanto vince il Sud e sarà Matera la capitale europea della cultura nel 2019, in coppia con la città bulgara di Plovdiv. L’annuncio poco dopo le 17 di ieri, a las cinco de la tarde sul meridiano della poesia […]

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Questo pezzo è uscito su “La Gazzetta del Mezzogiorno”

di Oscar Iarussi

Era ora. Una volta tanto vince il Sud e sarà Matera la capitale europea della cultura nel 2019, in coppia con la città bulgara di Plovdiv. L’annuncio poco dopo le 17 di ieri, a las cinco de la tarde sul meridiano della poesia caro a García Lorca e all’ispanico-materano Rafael Alberti. Un moto di entusiasmo ha salutato la notizia nella città lucana e sui social network. Su Twitter nel giro di pochi minuti #Matera2019 è diventato l’hashtag più «cinguettato», festeggiato e affettuosamente parodiato. «La solita scelta sassista» o «Sasso pigliatutto», ha scherzato il giornalista leccese Pierpaolo Lala.

Già, Lecce. È una delle cinque città deluse nel torneo finale per la capitale culturale europea. Il Salento della pizzica e delle masserie, dei creativi e delle mine vaganti al cinema, ci aveva molto creduto, forse più di Cagliari, Siena, Perugia e Ravenna. Ed è giusto rendere l’onore delle armi all’impegno del sindaco Perrone e dell’intero staff di «Lecce 2019», come ieri ha fatto per primo il presidente pugliese Vendola.

La Puglia «perde» il titolo, ma può e deve guardare con fiducia all’orizzonte europeo del 2019. Matera non ha l’aeroporto, né una stazione connessa alla rete ferroviaria nazionale, né strutture alberghiere bastevoli ad accogliere i tanti turisti che, si spera, visiteranno nei prossimi anni la capitale culturale designata. Matera dista soltanto una sessantina di chilometri da Bari, cui è collegata da una strada in via di (lento) miglioramento: nel giro di un’ora al massimo condurrà dallo scalo di Palese o dal porto del capoluogo fino ai Sassi, con evidente reciproco vantaggio.

Soprattutto, il dossier di candidatura di Matera 2019 è stato presentato in nome di un’area più larga della sola città e persino della regione: dal Cilento all’Alta Murgia, al Pollino. Un dossier che ha persuaso i tredici commissari europei incaricati della decisione, visto che ben sette di loro hanno votato per Matera.

Insomma, è una buona notizia. Una delle pochissime per il Mezzogiorno che negli ultimi tempi si è quasi «estinto» nel discorso pubblico, tranne quando si parla di criminalità, come se «Gomorra» non fosse un mostro dalle mille teste, voraci nel Settentrione almeno quanto da noi. Perciò va reso merito al Comitato di Matera 2019 capitanato dal sindaco Salvatore Adduce e dal direttore Paolo Verri (un piemontese, mutatis mutandis, tanti anni dopo Carlo Levi di Cristo si è fermato a Eboli), affiancati dal presidente della Regione Marcello Pittella, dai curatori artistici Joseph Grima, Chris Torch e Agostino Riitano. Ancora, ecco Rossella Tarantino per le relazioni internazionali e un comitato scientifico «forte» in cui figurano Raffaello De Ruggieri, fondatore del Circolo «La Scaletta», Alberto Versace, Pietro Laureano, Franco Bianchini e Marta Ragozzino, soprintendente per i beni storici e artistici. Per non parlare dei numerosi volontari e agit-prop attivissimi su Facebook e Twitter.

Matera ha fatto un gran lavoro ed è partita in anticipo rispetto a Lecce e alle altre, puntando su uno slogan coraggioso, «Open Future», non in ostaggio del bellissimo cuore arcaico nei Sassi patrimonio dell’Unesco. Un «futuro aperto» che dovrebbe bloccare l’emorragia dei giovani in fuga dalla Basilicata, nonostante il buon profilo della sua Università appena trentennale. Le parole chiave del dossier lucano sono «passione», «cura», «frugalità», «ruralità», «silenzio» e «lentezza». Nel lessico e nei progetti cruciali (l’archivio etno-antropologico e la scuola di design) si coglie uno spirito «meridiano» che attinge dai classici Levi, Scotellaro, De Martino, Pasolini. Ma echeggiano anche i recenti studi di Laureano, Cassano e Arminio, o, per altri versi, la Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo.

Matera come mediazione tra crescita e decrescita alla Latouche, fra città sostenibile e campagna rigenerata. Una scelta sapiente considerando il paesaggio e l’antropologia culturale, sebbene – abbiamo annotato qualche giorno fa – appaia leggermente «retrodatata» a fine anni ‘90-primi anni Zero. Tuttavia l’Europa in crisi profonda deve essersi fatta persuadere da una possibile «alternativa» lucana.

Che cosa comporta diventare una capitale della cultura? Di sicuro visibilità internazionale e, s’è detto, turismo dall’Italia e dall’estero. Poi infrastrutture materiali e digitali, restauri, interventi urbani etc, realizzati con risorse statali e degli enti locali. Matera prevede un budget di circa trenta milioni di euro articolati in un «Accordo di programma quadro», che potrebbe lievitare fino a raddoppiarsi. Mentre i proventi della «capitale» non si possono certo calcolare a priori.

Ma sarebbe un grave errore considerare la magnifica avventura della cultura «al servizio» del turismo e dell’economia, come non di rado è accaduto altrove (Puglia inclusa). Quel che conta per l’Unione europea è il tragitto di una comunità e quindi i processi che la designazione innesca. Nell’ottica di Bruxelles, pur con i suoi tristi anglicismi e i tic burocratici, la cultura è un’esperienza collettiva, non solo fatturato dell’indotto o consenso politico. In effetti Matera configura il paradigma di una «capitale umana» rinata nel dopoguerra, dopo secoli di miseria, grazie al risanamento dei Sassi.

Erano gli anni Cinquanta in cui l’economista Manlio Rossi Doria scriveva della «polpa» e dell’«osso» del Sud: da una parte le pianure e le coste fertili; dall’altra le aree interne e montane minacciata dal nulla, come l’ossificata Lucania. E se oggi invece provassimo a pensare che la polpa è l’osso? È fallito «lo sviluppo senza progresso» (Pasolini) e l’Europa pare cercare nelle distese lunari e nello sguardo nitido di Matera un’ipotesi di domani, un Open future, un suo perché. Vedremo.

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