Matrix Reoladed Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/matrix-reoladed/ un blog di approfondimento culturale Mon, 19 Nov 2012 09:20:39 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Matrix Reoladed Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/matrix-reoladed/ 32 32 Quel film sulla corruzione esteticamente corrotto https://minimaetmoralia.it/cinema/recensione-viva-l-italia-massimiliano-bruno/ Mon, 19 Nov 2012 08:41:31 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=11395 Questo pezzo è uscito sul Venerdì. (Immagine: una scena di Viva l'Italia.)

Quando, al momento di sceneggiare Matrix Reoladed, i fratelli Wachowski chiesero la consulenza di Jean Baudrillard, il filosofo francese declinò l'invito dichiarando: "non voglio lavorare a un film sulla Matrice che avrebbe potuto fabbricare la Matrice".

Una considerazione simile viene in mente dopo aver visto Viva l'Italia, seconda prova di Massimiliano Bruno, campione d'incassi e nuova speranza della commedia tricolore: che senso può avere un film che si propone di fustigare il paese dei corrotti e dei cialtroni, dei raccomandati e dei presappochisti di successo se la sua cifra estetica (sceneggiatura, tensione emotiva, direzione degli attori, uso della musica) sembra esserne l'involontario ma fedele corrispettivo?

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì. (Immagine: una scena di Viva l’Italia.)

Quando, al momento di sceneggiare Matrix Reoladed, i fratelli Wachowski chiesero la consulenza di Jean Baudrillard, il filosofo francese declinò l’invito dichiarando: “non voglio lavorare a un film sulla Matrice che avrebbe potuto fabbricare la Matrice”.

Una considerazione simile viene in mente dopo aver visto Viva l’Italia, seconda prova di Massimiliano Bruno, campione d’incassi e nuova speranza della commedia tricolore: che senso può avere un film che si propone di fustigare il paese dei corrotti e dei cialtroni, dei raccomandati e dei presappochisti di successo se la sua cifra estetica (sceneggiatura, tensione emotiva, direzione degli attori, uso della musica) sembra esserne l’involontario ma fedele corrispettivo?

A meno di immaginare una provocazione sin troppo raffinata (stile Dylan che con Self Portrait fece un disco volutamente brutto), il film di Bruno scambia il male per la diagnosi. La storia: il politico rotto a ogni esperienza Michele Spagnolo (interpretato da Michele Placido) viene colpito da un ictus mentre sta per fare sesso con l’ennesima aspirante velina a cui ha promesso un passaggio in tv. Il colpo apoplettico è assai particolare, visto che dopo averlo avuto l’onorevole non potrà più fare a meno di dire la verità. In questo modo metterà a rischio la carriera politica e farà esplodere le tensioni che riducono i componenti della sua famiglia a un gruppo di estranei da ricompattare per esigenze di copione: una moglie regolarmente tradita, due figli che stanno a galla grazie alle raccomandazioni di papà (un manager ipodotato e un’attricetta senza talento che parla pure con la zeppola nel caso il messaggio non fosse chiaro), un terzo figlio ribelle e di sinistra che lavora coraggiosamente come medico in un reparto di geriatria che cade a pezzi.

Non rimpiangiamo i cinepanettoni, ma lì la lente del grottesco metteva al riparo da intenti autoassolutori. Massimiliano Bruno ha invece la pretesa di fare la morale ai suoi personaggi e a ciò che rappresentano. Il problema è che cerca di ottenere consensi con gli strumenti retorici che userebbe Spagnolo per farsi eleggere: banalità, populismo, faciloneria, ricatto morale. Soprattutto, quel “tutti ladri nessuno ladro” che ha partita facile col nostro foro interiore.

A un certo punto del film, Michele Spagnolo striglia gli italiani che lo hanno votato rimproverandogli di “esserci cascati ancora”. Lo spettatore pagante non sprovvisto di ironia, nel buio della sala, lo leggerà come un messaggio per se stesso.

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