Matteo Tutino Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/matteo-tutino/ un blog di approfondimento culturale Fri, 24 Jul 2015 11:15:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Matteo Tutino Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/matteo-tutino/ 32 32 Dalla vicenda Crocetta non esce bene nessuno https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/vicenda-crocetta/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/vicenda-crocetta/#comments Fri, 24 Jul 2015 10:20:55 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=27917 Una settimana fa l'Espresso pubblicava, in un articolo a firma Piero Messina e Maurizio Zoppi, la notizia di una intercettazione del 2013 tra il governatore della regione Sicilia Rosario Crocetta e il suo medico personale Matteo Tutino, in cui Tutino dice che bisognava far fare a Lucia Borsellino la stessa fine del padre Paolo e Crocetta non replicava nulla.

A distanza di una settimana non si sa se questa intercettazione esista (più di una procura – a partire da quella di Palermo – ha smentito, l'Espresso insiste), e – in caso – se sia tra le carte di un'indagine pubbliche e pubblicabili. Quello che esiste invece e che è diventato enorme è il cosiddetto caso Crocetta. Ossia l'idea che il governatore sia completamente screditato, e che la sua esperienza di governo sia finita: lui ovviamente si difende con tutto se stesso.

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Una settimana fa l’Espresso pubblicava, in un articolo a firma Piero Messina e Maurizio Zoppi,  la notizia di una intercettazione del 2013 tra il governatore della regione Sicilia Rosario Crocetta e il suo medico personale Matteo Tutino, in cui Tutino dice che bisognava far fare a Lucia Borsellino la stessa fine del padre Paolo e Crocetta non replicava nulla.

A distanza di una settimana non si sa se questa intercettazione esista (più di una procura – a partire da quella di Palermo – ha smentito, l’Espresso insiste), e – in caso – se sia tra le carte di un’indagine pubbliche e pubblicabili. Quello che esiste invece e che è diventato enorme è il cosiddetto caso Crocetta. Ossia l’idea che il governatore sia completamente screditato, e che la sua esperienza di governo sia finita: lui ovviamente si difende con tutto se stesso.

Contemporaneamente all’articolo dell’Espresso infatti sono venuti fuori infatti tutti insieme i malumori, le critiche, gli attacchi pesantissimi nei confronti di Rosario Crocetta. Sia da parte di politici della sua parte: assessori che si sono dimessi – tra cui Lucia Borsellino – e dirigenti del Partito democratico che hanno chiesto le sue di dimissioni. Sia da parte di giornalisti e commentatori.

Il più accesso di questi – una sorta di paladino antiCrocetta – è Pietrangelo Buttafuoco, che al governatore ha dedicato varie pagine del suo ultimo libro, Buttanissima Sicilia, e molti articoli in cui descrive il governatore come una sorta di satrapo corrotto: “Crocetta è stato un disastro alla prova del Governo, quanto a civilizzazione – anche grazie al suo medico personale – non gli si potrà negare un primato: avere consegnato coppole e lupare al sollazzo epicureo”.

Questo – già abbastanza tortuoso, mi rendo conto – è solo il livello essenziale della ricostruzione di una vicenda che ogni giorno, nel tentativo di sciogliersi, si annoda sempre di più. È di qualche giorno fa, per esempio, una ricostruzione di Fanpage dei diversi passaggi e motivi che avrebbero portato all’intercettazione fantasma e alla sua divulgazione. E sempre il 21 Crocetta ha dichiarato che chiederà milioni di risarcimento all’Espresso e Buttafuoco.

E l’esito non è per nulla scontato. Se fino a un certo momento il governatore sembrava aver accettato una resa a termine, impegnandosi a varare alcune riforme che gli sono a cuore, e poi a dimettersi per settembre, in una delle ultime agenzie ha cambiato idea: “Qualcuno ha capito male: non mi dimetto, manco per idea. Voglio capire se si dà più fiducia alle parole di un Tribunale e dei magistrati o agli eversori che vogliono far crollare la democrazia. Questa è la mia sfida, è venuto il momento di insorgere contro queste schifezze”.

Dall’altra parte, per esempio, il segretario siciliano del Pd, Fausto Raciti, in un’intervista su Radio Radicale, deve fare un grande sforzo di equilibrismo per affermare che i due piani non si toccano: per l’intercettazione dell’Espresso Crocetta fa bene a chiedere risarcimento all’Espresso, mentre da un punto di vista politico “il potere è stato gestito da una cerchia ristretta attorno al presidente e alla regione, nel nome di un’antimafia col randello, che si è rivelata essere nient’altro che un potere di spartizione”.

Il caso Crocetta insomma mostra – nei suoi risultati più disastrosi – un’ormai irrefutabile equivalenza per l’opinione pubblica tra piano giuridico, piano morale e piano politico. Diventato governatore grazie al suo afflato moralizzatore, discreditato per una presunta intercettazione ritenuta ignobile, ora Crocetta si erge nuovamente a cavaliere solitario contro complotti e poteri forti.

E non ci sarà modo per cui da questa storia se ne uscirà bene, soprattutto se c’è ancora chi pensa che al suo posto bisogna trovare una figura specchiata della società civile o “un presidente che faccia della moralità un vessillo”, stringendo più forte i nodi di questo doppio legame.

Questa è la vera questione politica nazionale: anche le notizie degli ultimi giorni delle dimissioni del vicesindaco di Roma, Luigi Nieri, e della sindaca di Molfetta, Paola Natalicchio, sono l’espressione della stessa duplice debolezza – due bravi amministratori che lasciano pressati da uno scontro politico che non diventa mai conflitto trasparente, e da un dissenso vischioso, alimentato dal cattivo giornalismo politico e dai campioni del moralismo automatico.

C’è da dire però che la Sicilia di questa malattia nazionale ha sviluppato un ceppo tutto suo. Ormai l’accusa peggiore che si lancia nell’agone politico dell’isola non è quella di essere mafioso, ma di essere “professionista dell’antimafia”. La definizione che Leonardo Sciascia coniò per chi lucrava una legittimità morale e politica da una retorica anticriminale è diventata, nelle parole di chi la utilizza oggi, un’autoparodia.

Se addirittura lo stesso Leoluca Orlando – che era uno di quelli che vent’anni fa venica ascritto al novero dei professionisti dell’antimafia – fa sue le critiche dello scrittore siciliano (“Sbagliava persone ma nel messaggio aveva ragione”), allora è chiaro che la sfida garantista e illuminista che Sciascia lanciava alla politica siciliana non ha trovato ancora chi l’accolga.

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